Insieme per vincere la povertà.

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Il land grabbing è uno scandalo


Lamusi ha riavuto la propria terra dopo l'intervento di Oxfam.Credits: Eva-Lotta Jansson/Oxfam

Malawi, Lamusi sulla sua terra

Si parla di land grabbing (accaparramento delle terre) quando una larga porzione di terra considerata “inutilizzata” è venduta a terzi, aziende o governi di altri paesi senza il consenso delle comunità che ci abitano o che la utilizzano, spesso da anni, per coltivare e produrre il loro cibo. Uno scandalo che esiste da molti anni, ma che dallo  scoppio della crisi finanziaria è cresciuto enormemente, spingendo nella fame migliaia di contadini del Sud del mondo. Aiutaci a fermarlo!
Dal 2008, cioè dallo scoppio della crisi finanziaria, il fenomeno del land grabbing è cresciuto del 1000%.  La domanda per terreno vola: investitori cercano dove coltivare cibo per l’esportazione, per i biodiesel, o semplicemente per fare profitto. Non sempre l’acquisto di terre è un problema: ma lo è quando avviene senza informazione. Molto spesso, poi, questi terreni comprati mandando via intere comunità, lasciandole senza terra e senza futuro, sono lasciati inattivi.  Le promesse di risarcimenti non si avverano, le comunità rimangono a mani vuote mentre le grandi aziende incassano.  Terreni che prima davano cibo e rifugio a molti sono recintati e rimangono inutilizzati. E’ uno scandalo. E’ ora di smettere, è ora di coltivare giustizia, è ora di dire basta all’accaparramento delle terre.


Guarda il video e scopri di più qui.



Cosa chiediamo

Nella comunità di Ana Pacheco, Oxfam lavora per recuperare la terra dei campesinos negoziando con i proprietari e il governo.Credits: Annie Bungeroth/Oxfam

Ana pacheco sulla sua terra, Guatemala

Oxfam chiede un’azione forte e di dimensione globale affinchè i governi garantiscano l’accesso alle terre ai piccoli produttoriin particolare le donne – coloro che spesso lavorano di più la terra ma che devono affrontare ostacoli maggiori per definirla come propria; affinchè rivalutino le strategie biodiesel, perchè qualsiasi strategia che punta a togliere cibo dal piatto per metterlo nei serbatoi non può essere che sbagliata; affinchè investano prendendo in considerazione non solo i profitti a breve termine ma anche e soprattutto le comunità marginalizzate. Chiedilo anche tu – fai parte del movimento: firma il manifesto di COLTIVA.


Agisci:

Il 4 ottobre abbiamo lanciato una richiesta alla Banca Mondiale di congelare i propri investimenti nelle compravendite dei terreni agricoli di larga scala per poter rivalutare questa pratica ed evitare l’aumento dei casi di land grabbing. Per unirti alla nostra richiesta firma qui.


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