Facciamo il punto sulla crisi alimentare

Malawi, nel campo di riso
Stiamo vivendo una crisi alimentare gravissima. Complice la siccità che ha colpito pesantemente il Midwest americano e molte aree del mondo, i prezzi attesi degli alimenti base salgono del 50%. Per il Dipartimento dell’Agricoltura americano la produttività per acro del prossimo raccolto sarà la peggiore degli ultimi 17 anni. Questo quando il 40% delle scorte di mais degli Stati Uniti è utilizzato per produrre carburanti. Il mondo sta combattendo contro un numero record di emergenze legate al cibo, ma i fondi sono insufficienti: mancano all’appello 4,1 miliardi di dollari.
IL CASO DELLO YEMEN
LE STIME DELL’ONU
L’ONU stima che sono necessari circa 7.83 miliardi di dollari per rispondere alle crisi legate al cibo nella regione del Sahel (Africa Occidentale), in Sudan, Sud Sudan, Somalia, Repubblica Democratica del Congo, Afghanistan, Kenya, Zimbabwe e nello Yemen. Ma ad oggi solo 3,73 miliardi di dollari sono stati promessi dai donatori. C’è quindi un deficit di 4,1 miliardi di dollari. Con la risposta internazionale rallentata dalla crisi economica globale, l’aumento dei prezzi alimentari potrebbe esercitare ancora più pressione su un sistema già al limite.
CRISI A CONFRONTO
Ci sono importanti differenze e analogie tra la crisi alimentare del 2008 e quella di oggi. Nel 2008 i prezzi del petrolio erano circa il 30% più alti e anche il prezzo globale del riso si alzò vertiginosamente, a differenza di quanto accade nella crisi attuale. Nel 2008 c’era anche una dannosa speculazione sulle materie prime, che potrebbe ripetersi oggi. In entrambi gli anni, i mandati di USA e UE sui biocarburanti svolsero e svolgono un ruolo importante nel gonfiare artificialmente i prezzi. Quest’anno la crisi è stata causata dalla siccità negli Stati Uniti (il più grande esportatore mondiale di soia, frumento e mais) e altrove, siccità del tutto coerente con le previsioni legate ai cambiamenti climatici.
IL NODO POLITICO
Una politica razionale e un sano sistema alimentare globale potrebbero far fronte sia agli effetti di questi periodi di siccità che ai cambiamenti climatici e ad altre cause dovute all’azione umana. E’ comunque troppo presto per dire con esattezza quando e come questi aumenti dei prezzi avranno effetto a livello mondiale nei prossimi anni. Molto dipenderà dalla velocità e dall’intelligenza della risposta dei politici – in particolare quelli dei paesi del G20 – nelle prossime settimane e mesi. Ma i precedenti in questo senso sono deludenti e non ispirano fiducia.
La storia si ripete e continuerà a farlo fino a quando non affronteremo le debolezze fondamentali che mantengono un miliardo di persone costantemente affamate. Dobbiamo fermare l’osceno spreco di alimenti,come accade quando si brucia cibo sotto forma di biodiesel nei nostri camion e automobili. Abbiamo bisogno di affrontare i cambiamenti climatici, il land grabbing e la speculazione dannosa. Dobbiamo costruire le nostre scorte alimentari e dare nuovo impulso agli investimenti a favore dei piccoli agricoltori e dell’agricoltura sostenibile in grado di resistere agli shock.
Approfondimenti
Gli Stati Uniti sono stati colpiti dalla peggiore siccità degli ultimi 60 anni; anche Russia, Ucraina e Kazakhstan sono stati colpiti dal clima secco di quest’anno, con conseguenze pesanti sui prezzi dei cereali.
Indaghiamo sulle cause: cambiamenti climatici, biocarburanti, petrolio, dollaro, riserve di cibo e speculazione finanziaria.
Cereali, riso, carne…l’aumento dei prezzi ha ripercussioni importantissime sull’alimentazione umana e animale, specialmente per chi usa tutto il proprio reddito per acquistare cibo.
I prezzi nel mercato mondiale e per le diverse zone del mondo