Insieme per vincere la povertà.

800.99.13.99

Guerra in Mali, a rischio migliaia di rifugiati

Il campo rifugiati di Mbera in Mauritania, che conta oggi più di 70.000 rifugiati maliani. Credits: Charles Bambara

Il campo di Mbera

“Occorre un’inversione di rotta nei programmi di aiuto umanitario. La situazione rischia di diventare ingestibile” Mentre migliaia di persone continuano a fuggire dal Mali, Oxfam diffonde  I rifugiati del conflitto in Mali: come rispondere a una crisi crescente, un dossier (scarica  la versione completa e il riassunto – in inglese) che rende conto della gravissima situazione in cui versano decine di migliaia di profughi.


L’impegno volto a portare aiuti umanitari a più di 147.000 rifugiati maliani rischia di essere vanificato dall’aggravarsi del conflitto. Le organizzazioni umanitarie sul campo lottano per far fronte ai bisogni primari dei rifugiati, ma le comunità ospitanti ai confini con il Mali subiscono ancora le conseguenze della crisi alimentare che ha colpito l’intera regione del Sahel nel 2012.

L’avanzare della guerra avrà gravi ripercussioni su decine di migliaia di profughi, con l’offensiva di gruppi armati che controllano il Nord del paese, il recente intervento degli eserciti francese e maliano, e le forze dell’AFISMA (Missione di sostegno al Mali su mandato dell’ONU) pronte a intervenire.

Sin dallo scorso gennaio, più di 147.000 civili sono fuggiti dal Nord del Mali e hanno trovato rifugio nei paesi confinanti, come Burkina Faso, Mauritania e Niger. In alcune aree, il numero dei rifugiati supera quello delle popolazioni ospitanti: in Mauritania, per esempio, nel campo prossimo alla città di Bassikounou – che conta circa 42.000 abitanti – ci sono oggi 54.000 rifugiati.

Le condizioni di sicurezza si fanno sempre più precarie, con i rifugiati che devono ora affrontare anche la minaccia di reclutamento forzato da parte dei gruppi armati. In aumento anche il numero degli sfollati interni che si rifugiano nel sud del Paese: si parla di migliaia e le cifre non sono chiare, viste le scarse notizie provenienti dal nord. Ma di fatto i nuovi profughi si aggiungono ai 220.000 dello scorso anno.

“Abbiamo assistito decine di migliaia di persone nell’ultimo anno in quattro paesi e in condizioni veramente dure – ha dichiarato Silvia Testi, responsabile Africa di Oxfam Italia – ora è vitale assicurare l’arrivo degli aiuti per una popolazione che si è lasciata tutto alle spalle. Chiediamo per questo ai paesi confinanti di tenere aperte le frontiere e di  permettere ai rifugiati di raggiungere zone sicure, e alle Nazioni Unite di avere la leadership necessaria per affrontare le ripercussioni del conflitto sui rifugiati maliani e sulle comunità che li accolgono”.

Negli ultimi mesi si sono moltiplicate le difficoltà per rispondere efficacemente alla crisi: i governi, le comunità ospitanti e le organizzazioni umanitarie hanno fornito un’assistenza vitale ai rifugiati, ma  il flusso degli aiuti è stato lento a causa di difficoltà logistiche, dell’esperienza limitata delle organizzazioni umanitarie locali e a causa della presenza limitata dell’UNHCR a livello regionale durante i primi giorni di risposta alla crisi.

“A quasi un anno di distanza dall’inizio del conflitto nel nord del Mali i bisogni primari non sono ancora assicurati– ha aggiunto Silvia Testi –  Il tasso di malnutrizione infantile in alcuni campi ha già superato la soglia del 15% stabilita dall’Organizzazione Mondiale per la Sanità (in Niger il tasso è al 21%). Serve una svolta nell’organizzazione degli aiuti: il flusso dei rifugiati aumenta, arrivano pastori nomadi con il loro bestiame. Serve assistere le comunità ospitanti per rendere possibile la convivenza ed impedire le tensioni. Chiediamo a tutte le parti coinvolte nel conflitto  di garantire il nostro accesso nelle aree”

Oxfam Italia – Ufficio stampa – mariateresa.alvino@oxfamitalia.org +39.348.9803541
Per maggiori informazioni
Habibatou Gologo – Bamako – hgologo@oxfam.org.uk  – +223 66 75 2553
Charles Bambara – Addis Abeba – cbambara@oxfam.org.uk  +221 – 77 639 41 78
Irina Fuhrmann – Ouagadougou – ifuhrmann@intermonoxfam.org + 226 – 75 42 0508
Ian Bray – Regno Unito – ibray@oxfam.org.uk                                          +44 77 214 61 339
Louis Belanger – Repubblica Democratica del Congo – louis.belanger@oxfaminternational.com  +243 – 99 31 00 458
Valerie Batselaere – Niger –  valerie.batselaere@oxfamnovib.ne  +227 97 66 1481

Ulteriore materiale video, fotografico e testimonianze è disponibile su richiesta

Macbook Pro
* Intel Core i7 (3.8GHz, 6MB cache)
* Retina Display (2880 x 1880 px)
* NVIDIA GeForce GT 750M (Iris)
* 802.11ac Wi-Fi and Bluetooth 4.0
* Thunderbolt 2 (up to 20Gb/s)
* Faster All-Flash Storage (X1)
* Long Lasting Battery (9 hours)
HAITI
Sono 1,4 milioni le persone che hanno bisogno di aiuto umanitario in seguito al passaggio dell’uragano Matthew su Haiti, che ha lasciato dietro di sé morte e distruzione in un contesto già enormemente vulnerabile, in cui ancora oggi vi sono 60.000 sfollati dal terremoto del 2010. Migliaia di abitazioni sono andate distrutte, e in intere regioni i raccolti sono andati perduti; c’è un reale rischio di epidemie di colera e di casi di malnutrizione. Il nostro staff sta distribuendo kit igienico-sanitari, pasticche per la potabilizzazione dell’acqua e installando serbatoi di acqua pulita.
SIRIA
In Siria, centinaia di migliaia di persone vivono sotto la minaccia della violenza e delle bombe. Metà degli abitanti del paese sono fuggiti, e coloro che rimangono hanno disperato bisogno di aiuto. Più di 4.8 milioni di persone hanno trovato rifugio nei paesi limitrofi, come Giordania, Libano e Turchia. Tre quarti di loro sono donne e bambini. Il continuo arrivo di rifugiati preme drammaticamente sulle fragili infrastrutture ed economie di questi paesi: nel solo Libano, una persona su quattro è un rifugiato siriano, e la Turchia ospita più di 2.7 milioni di siriani, oltre a un quarto di rifugiati di altre nazionalità, più di ogni altro paese nel mondo. In Siria, Giordania e Libano, Oxfam aiuta più di 1.5 milioni di persone garantendo acqua potabile, servizi igienico sanitari e sostegno economico.
SUDAN
El Nino, aggravato dai cambiamenti climatici, sta spingendo alla fame e alla sete milioni di persone nel mondo. In Sudan 3,5 milioni di persone, di cui 250.000 in Darfur, sono stati colpiti dall’emergenza siccità. Oxfam lavorerà con le comunità pastorali e agro-pastorali più vulnerabili e i rifugiati provenienti dalle aree di conflitto al confine con il Sud Sudan, riabilitando pozzi e fornendo kit igienici e latrine nei campi per sfollati Nei territori meridionali dello stato del nord Darfur, dove si concentra il maggior numero di sfollati e comunità colpite dalla siccità, Oxfam riabiliterà 3 pozzi dotandoli di pompa manuale per fornire acqua potabile a circa 30.000 persone.
GAZA
Dopo nove anni di blocco israeliano, 1.8 milioni di palestinesi sono ancora intrappolati nella Striscia, e due anni dopo la guerra del 2014 la loro vita è peggiorata. I bisogni umanitari sono enormi: più di 100.000 persone non hanno più una casa, 75.000 sono sfollati, il 96% dell’acqua non è potabile e solo il 9.7% delle abitazioni è stato ricostruito. Oxfam sta aiutando 700.000 persone garantendo acqua potabile, servizi igienico sanitari e sostenendo l’economia locale, facendo pressione per la fine del blocco e perché venga fatta una pace duratura che garantisca sicurezza ai civili.
BACINO DEL LAGO CHAD
Quasi sette anni di violento conflitto che ha coinvolto le milizie di Boko Haram e l’esercito ha portato a una crisi umanitaria devastante nel bacino del Lago Chad, interessando Nigeria, Niger, Chad e Camerun. 2.6 milioni di persone hanno abbandonato le proprie case e terre. Una crisi che riporta livelli allarmanti di violenze sessuali e violazioni dei diritti umani, che ha devastato le attività agricole e produttive, spingendo alla fame intere comunità. In alcune regioni da tre anni non vi sono raccolti e i prezzi degli alimenti sono alle stelle. 6.3 milioni di persone sono vittime di insicurezza alimentare, e mezzo milione di bambini sono gravemente malnutriti. Dal maggio 2014, Oxfam ha aiutato 268.000 persone; stiamo lavorando oggi in tre paesi, e pianifichiamo di raggiungere più di 1.5 milioni di persone per la fine del 2017. Distribuiamo cibo, acqua potabile, kit igienico sanitari, rifugi di emergenza, semi e attrezzi agricoli, promuovendo attività generatrici di reddito e prevenendo la trasmissione di malattie all’interno dei campi per sfollati.
SUD SUDAN
Dalla crisi politica del 2013, il Sud Sudan è precipitato in una spirale di violenza che sembra non avere fine. Più di 2.5 milioni di persone sono state costrette a lasciare le proprie case nel tentativo di salvarsi: 1.6 milioni di loro sono sfollati all’interno del paese, e più di 830.000 hanno cercato rifugio nei paesi vicini come Etiopia, Kenya, Sudan e Uganda. 4.8 milioni di persone hanno disperatamente bisogno di assistenza umanitaria. Dall’inizio della crisi, Oxfam ha portato aiuto a quasi 860.000 persone in otto stati, garantendo accesso ad acqua potabile, costruendo latrine e servizi igienici nei campi per sfollati, coordinando la distribuzione di cibo, provvedendo carburante e incentivando la creazione di fonti di reddito. Abbiamo lavorato a fianco di 350.000 contadini e produttori per aiutarli a migliorare la produzione agricola e ricostruire il proprio futuro. A Juba, abbiamo aiutato 20.000 persone a fronteggiare l’epidemia di colera somministrando acqua potabile e promuovendo pratiche igieniche.
ECUADOR
Il 18 aprile 2016 un terremoto di 7.8 gradi della scala Richter ha colpito l’Ecuador causando 670 morti, , più di 6.274 feriti, oltre 10.500 edifici distrutti colpendo quasi 750.000 persone. Oxfam ha iniziato fin da subito, in collaborazione con le istituzioni governative e le associazioni locali, le attività relative alla somministrazione di acqua potabile e l'installazione di strutture igieniche (docce e latrine) a beneficio delle persone ospitate nel rifugio vicino al vecchio aeroporto di Portoviejo, lavorando per riabilitare le condotte idriche in 5 municipalità e 8 comunità della provincia più colpita. Fino a oggi, abbiamo aiutato 75.000 persone in 30 comunità.
ITALIA
Tra gennaio e agosto 2016 più di 100.000 persone sono arrivate in Europa dal Mediterraneo, una delle rotte più pericolose al mondo. Purtroppo molto spesso, anche all’arrivo, queste stesse persone sono vittime di abusi e violazioni dei propri diritti. Oxfam lavora con i richiedenti asilo in Sicilia e in Toscana garantendo assistenza legale e psicologica, attraverso progetti di accoglienza diffusa che hanno come obiettivo quello della piena indipendenza e integrazione delle persone, nel rispetto dei loro diritti fondamentali.
ITALIA
Le scosse degli ultimi giorni in Centro Italia hanno pesantemente aggravato le condizioni della popolazione coinvolta nel terremoto del 24 agosto scorso, che ha causato 297 vittime e 4.013 sfollati, già ospitati nelle strutture allestite in Umbria, Marche, Lazio e Abruzzo. Oggi siamo di fronte a ulteriori danni alle infrastrutture, alle strutture pubbliche, alle vie di comunicazione e al patrimonio culturale e a un aumento considerevole del numero di sfollati. Oxfam Italia si è attivata nei giorni immediatamente successivi al sisma di agosto insieme alle organizzazioni sul territorio per valutare i bisogni prioritari non ancora coperti, in linea con la propria missione e visione. Il nostro intervento, allora come oggi, si focalizza sull'assistenza psicologica comunitaria alle vittime, attraverso il sostegno e la collaborazione con il partner GUS (Gruppo Umana Solidarietà), offrendo un aiuto personalizzato in base alle singole esigenze, con una media di 30 interventi realizzati e 20 utenti raggiunti ogni settimana.
IRAQ
La situazione in Iraq si sta facendo sempre più grave. Più di 10 milioni di persone – metà delle quali bambini – hanno bisogno di assistenza umanitaria, mentre 3.4 milioni sono sfollati. Dal marzo di quest’anno le operazioni militari hanno causato la fuga di quasi 150 mila profughi lungo il cosiddetto “corridoio di Mosul” e oggi centinaia di migliaia di civili rischiano di essere intrappolati durante l’offensiva in corso per riprendere la città dall’ISIS, che rischia di creare più di un milione di profughi. Oxfam lavora in più di 50 villaggi lungo il governatorato di Diyala; recentemente ha incrementato le proprie attività lungo il corridoio di Mosul, nei governatorati di Salah Al-Din e Ninewa. Lavoriamo inoltre a Qayyarat, 80 km a sud di Mosul, una zona strategica tra due territori controllati dall’ISIS, garantendo acqua, servizi igienici, coperte e rifugi. Durante l’offensiva verso Mosul prevediamo di aiutare 60.000 persone.
YEMEN
Dal marzo 2015, violenze e raid aerei hanno spinto 3.1 milioni di persone ad abbandonare le proprie case; 21 milioni di persone hanno bisogno di assistenza umanitaria, e 14.1 milioni non possono permettersi abbastanza cibo. Dai primi di agosto, dopo un periodo di trattative e parziale cessate il fuoco, le violenze sono ricominciate; i prezzi del cibo sono alle stelle e sono milioni i bambini che rischiano letteralmente di morire di fame. Oxfam ha aiutato a oggi più di 900.000 persone portando acqua, buoni pasto, aiuti in denaro e kit igienico sanitari.