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La storia di Amir e Fedaa

Fedaa al Centro di Nablus, al corso sui diritti dei minori, Nablus. Credits Marta Quattrocchi/OxfamItalia

Fedaa al corso sui diritti dei minori organizzato dal Centro di Nablus

Infanzia e adolescenza in Palestina.

Nel 2009, più di 100 minori palestinesi hanno dichiarato di aver subito abusi da parte dell’esercito israeliano mentre erano in custodia. A rivelarlo, la sezione palestinese di Defence for Children International, partner locale di Oxfam Italia in Palestina, in un rapporto di quest’anno indirizzato alle Nazioni Unite, che fornisce i numeri sconvolgenti di una situazione di conflitto che sta segnando irrimediabilmente la vita di centinaia di ragazzi.
Ogni anno Israele arresta circa 700 minori tra i 12 e i 18 anni” recita il rapporto. Una situazione critica, di cui Oxfam Italia si sta occupando attraverso il lavoro di assistenza legale e psicologica svolto nel proprio Centro di Nablus, una delle zone a più alto tasso di conflittualità dei territori palestinesi, circondata dagli insediamenti dei coloni israeliani.
Una situazione che sta suscitando l’attenzione dei media e di diversi partner locali italiani.
Ve la raccontiamo attraverso due storie, tra loro diverse ma parallele e intrecciate, storie che ogni giorno si ripetono in Palestina, lo spaccato di una realtà difficile da comprendere e da accettare.
I nostri protagonisti sono due ragazzi di 16 anni. Lei si chiama Fedaa, lui Amìr. Oggi entrambi frequentano il nostro centro di Nablus.

Il diritto di crescere

Fedaa è nata  e vive a Nablus, anche se non è mai uscita dalla Cisgiordania, – ci racconta Marta Quattrocchi, responsabile del Centro di Nablus per Oxfam Italia –  una fortuna, rispetto a molti suoi coetanei dei villaggi vicini alla città. E’ musulmana, è la più grande di tre fratelli, ma a differenza di molte delle ragazze della sua età che vivono in Palestina, non porta il velo. Circa un anno fa, tramite la sua scuola è venuta a conoscenza del nostro centro, ha frequentato un nostro corso di formazione sui diritti dei minori, e ha avuto per la prima volta l’occasione di comprendere fino in fondo l’importanza di certi temi”.
Fedaa oggi va a scuola e sogna, per il suo futuro, una carriera universitaria. La sua famiglia è di mentalità aperta, e lei può carezzare il sogno di una vita normale. “Ormai è parte attiva di molte delle attività del nostro centro”, continua Marta. Un ‘occasione di crescita importante per Fedaa. Ben diversa invece la storia di Amìr.

Amìr vive a Iraq Bourin, un villaggio a circa 30 km a sud ovest di Nablus – continua Marta – a due passi dalla colonie israeliane. Viene da una famiglia estremamente povera, dorme assieme ai cinque fratelli nella stessa stanza. Un giorno dello scorso maggio, mentre andava in giro con due suoi amici, si sono avvicinati troppo alle recinzioni che circondano le colonie e così, da un momento all’altro, i suoi amici sono stati uccisi”.  Amìr è vivo per miracolo; si spara a vista a chi si avvicina troppo alle recinzioni. Lo shock e il trauma per i coetanei uccisi sotto i suoi occhi è stato grandissimo. “Il nostro ricercatore di campo – spiega Marta – subito dopo aver saputo dell’accaduto è andato a parlare con la famiglia. Adesso Amìr viene seguito dal nostro psicologo e partecipa a nostri corsi di formazione”. Così, nella tragedia, per la prima volta nella sua vita, Amìr ha l’occasione di uscire dal suo villaggio, divenuto di fatto una prigione a cielo aperto. Già perché in Palestina, a soli 30 km di distanza, due contesti e due realtà sono drammaticamente diverse. Muri e recinzioni che celano un odio e una paura, difficili da lenire.

Troverete la storia di Amir e Fedaa anche in un video che verrà trasmesso, questo anno scolastico, nelle scuole della Provincia di Massa Carrara.

A cura di David Mattesini, Agosto 2010

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HAITI
Sono 1,4 milioni le persone che hanno bisogno di aiuto umanitario in seguito al passaggio dell’uragano Matthew su Haiti, che ha lasciato dietro di sé morte e distruzione in un contesto già enormemente vulnerabile, in cui ancora oggi vi sono 60.000 sfollati dal terremoto del 2010. Migliaia di abitazioni sono andate distrutte, e in intere regioni i raccolti sono andati perduti; c’è un reale rischio di epidemie di colera e di casi di malnutrizione. Il nostro staff sta distribuendo kit igienico-sanitari, pasticche per la potabilizzazione dell’acqua e installando serbatoi di acqua pulita.
SIRIA
In Siria, centinaia di migliaia di persone vivono sotto la minaccia della violenza e delle bombe. Metà degli abitanti del paese sono fuggiti, e coloro che rimangono hanno disperato bisogno di aiuto. Più di 4.8 milioni di persone hanno trovato rifugio nei paesi limitrofi, come Giordania, Libano e Turchia. Tre quarti di loro sono donne e bambini. Il continuo arrivo di rifugiati preme drammaticamente sulle fragili infrastrutture ed economie di questi paesi: nel solo Libano, una persona su quattro è un rifugiato siriano, e la Turchia ospita più di 2.7 milioni di siriani, oltre a un quarto di rifugiati di altre nazionalità, più di ogni altro paese nel mondo. In Siria, Giordania e Libano, Oxfam aiuta più di 1.5 milioni di persone garantendo acqua potabile, servizi igienico sanitari e sostegno economico.
SUDAN
El Nino, aggravato dai cambiamenti climatici, sta spingendo alla fame e alla sete milioni di persone nel mondo. In Sudan 3,5 milioni di persone, di cui 250.000 in Darfur, sono stati colpiti dall’emergenza siccità. Oxfam lavorerà con le comunità pastorali e agro-pastorali più vulnerabili e i rifugiati provenienti dalle aree di conflitto al confine con il Sud Sudan, riabilitando pozzi e fornendo kit igienici e latrine nei campi per sfollati Nei territori meridionali dello stato del nord Darfur, dove si concentra il maggior numero di sfollati e comunità colpite dalla siccità, Oxfam riabiliterà 3 pozzi dotandoli di pompa manuale per fornire acqua potabile a circa 30.000 persone.
GAZA
Dopo nove anni di blocco israeliano, 1.8 milioni di palestinesi sono ancora intrappolati nella Striscia, e due anni dopo la guerra del 2014 la loro vita è peggiorata. I bisogni umanitari sono enormi: più di 100.000 persone non hanno più una casa, 75.000 sono sfollati, il 96% dell’acqua non è potabile e solo il 9.7% delle abitazioni è stato ricostruito. Oxfam sta aiutando 700.000 persone garantendo acqua potabile, servizi igienico sanitari e sostenendo l’economia locale, facendo pressione per la fine del blocco e perché venga fatta una pace duratura che garantisca sicurezza ai civili.
BACINO DEL LAGO CHAD
Quasi sette anni di violento conflitto che ha coinvolto le milizie di Boko Haram e l’esercito ha portato a una crisi umanitaria devastante nel bacino del Lago Chad, interessando Nigeria, Niger, Chad e Camerun. 2.6 milioni di persone hanno abbandonato le proprie case e terre. Una crisi che riporta livelli allarmanti di violenze sessuali e violazioni dei diritti umani, che ha devastato le attività agricole e produttive, spingendo alla fame intere comunità. In alcune regioni da tre anni non vi sono raccolti e i prezzi degli alimenti sono alle stelle. 6.3 milioni di persone sono vittime di insicurezza alimentare, e mezzo milione di bambini sono gravemente malnutriti. Dal maggio 2014, Oxfam ha aiutato 268.000 persone; stiamo lavorando oggi in tre paesi, e pianifichiamo di raggiungere più di 1.5 milioni di persone per la fine del 2017. Distribuiamo cibo, acqua potabile, kit igienico sanitari, rifugi di emergenza, semi e attrezzi agricoli, promuovendo attività generatrici di reddito e prevenendo la trasmissione di malattie all’interno dei campi per sfollati.
SUD SUDAN
Dalla crisi politica del 2013, il Sud Sudan è precipitato in una spirale di violenza che sembra non avere fine. Più di 2.5 milioni di persone sono state costrette a lasciare le proprie case nel tentativo di salvarsi: 1.6 milioni di loro sono sfollati all’interno del paese, e più di 830.000 hanno cercato rifugio nei paesi vicini come Etiopia, Kenya, Sudan e Uganda. 4.8 milioni di persone hanno disperatamente bisogno di assistenza umanitaria. Dall’inizio della crisi, Oxfam ha portato aiuto a quasi 860.000 persone in otto stati, garantendo accesso ad acqua potabile, costruendo latrine e servizi igienici nei campi per sfollati, coordinando la distribuzione di cibo, provvedendo carburante e incentivando la creazione di fonti di reddito. Abbiamo lavorato a fianco di 350.000 contadini e produttori per aiutarli a migliorare la produzione agricola e ricostruire il proprio futuro. A Juba, abbiamo aiutato 20.000 persone a fronteggiare l’epidemia di colera somministrando acqua potabile e promuovendo pratiche igieniche.
ECUADOR
Il 18 aprile 2016 un terremoto di 7.8 gradi della scala Richter ha colpito l’Ecuador causando 670 morti, , più di 6.274 feriti, oltre 10.500 edifici distrutti colpendo quasi 750.000 persone. Oxfam ha iniziato fin da subito, in collaborazione con le istituzioni governative e le associazioni locali, le attività relative alla somministrazione di acqua potabile e l'installazione di strutture igieniche (docce e latrine) a beneficio delle persone ospitate nel rifugio vicino al vecchio aeroporto di Portoviejo, lavorando per riabilitare le condotte idriche in 5 municipalità e 8 comunità della provincia più colpita. Fino a oggi, abbiamo aiutato 75.000 persone in 30 comunità.
ITALIA
Tra gennaio e agosto 2016 più di 100.000 persone sono arrivate in Europa dal Mediterraneo, una delle rotte più pericolose al mondo. Purtroppo molto spesso, anche all’arrivo, queste stesse persone sono vittime di abusi e violazioni dei propri diritti. Oxfam lavora con i richiedenti asilo in Sicilia e in Toscana garantendo assistenza legale e psicologica, attraverso progetti di accoglienza diffusa che hanno come obiettivo quello della piena indipendenza e integrazione delle persone, nel rispetto dei loro diritti fondamentali.
ITALIA
Le scosse degli ultimi giorni in Centro Italia hanno pesantemente aggravato le condizioni della popolazione coinvolta nel terremoto del 24 agosto scorso, che ha causato 297 vittime e 4.013 sfollati, già ospitati nelle strutture allestite in Umbria, Marche, Lazio e Abruzzo. Oggi siamo di fronte a ulteriori danni alle infrastrutture, alle strutture pubbliche, alle vie di comunicazione e al patrimonio culturale e a un aumento considerevole del numero di sfollati. Oxfam Italia si è attivata nei giorni immediatamente successivi al sisma di agosto insieme alle organizzazioni sul territorio per valutare i bisogni prioritari non ancora coperti, in linea con la propria missione e visione. Il nostro intervento, allora come oggi, si focalizza sull'assistenza psicologica comunitaria alle vittime, attraverso il sostegno e la collaborazione con il partner GUS (Gruppo Umana Solidarietà), offrendo un aiuto personalizzato in base alle singole esigenze, con una media di 30 interventi realizzati e 20 utenti raggiunti ogni settimana.
IRAQ
La situazione in Iraq si sta facendo sempre più grave. Più di 10 milioni di persone – metà delle quali bambini – hanno bisogno di assistenza umanitaria, mentre 3.4 milioni sono sfollati. Dal marzo di quest’anno le operazioni militari hanno causato la fuga di quasi 150 mila profughi lungo il cosiddetto “corridoio di Mosul” e oggi centinaia di migliaia di civili rischiano di essere intrappolati durante l’offensiva in corso per riprendere la città dall’ISIS, che rischia di creare più di un milione di profughi. Oxfam lavora in più di 50 villaggi lungo il governatorato di Diyala; recentemente ha incrementato le proprie attività lungo il corridoio di Mosul, nei governatorati di Salah Al-Din e Ninewa. Lavoriamo inoltre a Qayyarat, 80 km a sud di Mosul, una zona strategica tra due territori controllati dall’ISIS, garantendo acqua, servizi igienici, coperte e rifugi. Durante l’offensiva verso Mosul prevediamo di aiutare 60.000 persone.
YEMEN
Dal marzo 2015, violenze e raid aerei hanno spinto 3.1 milioni di persone ad abbandonare le proprie case; 21 milioni di persone hanno bisogno di assistenza umanitaria, e 14.1 milioni non possono permettersi abbastanza cibo. Dai primi di agosto, dopo un periodo di trattative e parziale cessate il fuoco, le violenze sono ricominciate; i prezzi del cibo sono alle stelle e sono milioni i bambini che rischiano letteralmente di morire di fame. Oxfam ha aiutato a oggi più di 900.000 persone portando acqua, buoni pasto, aiuti in denaro e kit igienico sanitari.