Ad oggi, la ferale e brutale repressione del governo Ortega ha causato almeno 317 morti, 23 dei quali minorenni (l’opposizione e alcune agenzie umanitarie parlano di almeno 450). Il governo nega questi dati, parla di “soli”  195 morti, accusando “la destra” di aver conteggiato anche persone decedute per cause indipendenti dalle proteste.

Il 18 luglio le forze di polizia con il supporto dei paramilitari (Ortega nega la loro esistenza, parlando di “cittadini che si difendono”. Con mitra AK-47… subito dopo sostenendo che le foto sarebbero fotomontaggi fatti “dalla destra”), hanno riconquistato il quartiere ribelle di Monimbò, a Masaya, utilizzando anche bombe e granate che hanno ucciso, tra gli altri, anche un ragazzo di 15 anni. Stesso quartiere che fu bombardato dalle truppe del dittatore Somoza, nel 1978, durante la famosa “insurrección de Monimbó”.

Riportiamo l’articolo di Simon Ticehurst, Direttore Oxfam per l’America Latina e i Caraibi, uscito a fine giugno sul settimanale spagnolo di analisi politica indipendente CTXT, che conta tra i fondatori Roberto Saviano e tra i collaboratori Concita de Gregorio e Giancarlo Santalmassi.
Qui il link all’articolo originale: http://ctxt.es/es/20180627/Firmas/20407/Simon-Ticehurst-nicaragua-asesinatos-brutalidad-policial-manifestantes.htm

Ay Nicaragua, Nicaragüita

La brutale repressione poliziesca contro le proteste sociali ha già provocato almeno 212 morti. Il governo nega questi fatti e denuncia una cospirazione

Questa settimana sono tornato in Nicaragua, di nuovo in conflitto. Migliaia di studenti universitari hanno iniziato a protestare per le strade, nei primi giorni delle manifestazioni, contro una riforma regressiva del sistema previdenziale e pensionistico.

Con la risposta repressiva del governo, la protesta si è evoluta. L’insoddisfazione e l’insofferenza nei confronti della classe politica è andata in crescendo, come conseguenza della corruzione e della mancanza di democrazia, una situazione comune a molti paesi della regione. Ora i manifestanti esigono giustizia per le vittime causate dagli scontri.

La storia del Nicaragua nel secolo scorso è stata segnata da violenze: interventi militari, la lotta nazionalista di Sandino, il regime repressivo di Somoza, l’insurrezione e la vittoria rivoluzionaria sandinista, la guerra ingiusta e illegale dei Contras.

Questa volta, d’altra parte, non vi è alcun intervento imperialista, né c’è un’insurrezione armata. Ma alla protesta delle persone per le strade viene risposto con violenza brutale e letale. Tutte le organizzazioni che difendono i diritti umani concordano. Ci sono più di 170 morti quando scrivo queste righe (la cifra ammonta già a 212).

Alcuni giorni fa, l’esempio è stato emblematico. Il giorno della Festa della Mamma, che viene celebrato in Nicaragua, il 30 maggio, una marcia guidata dalle madri di studenti universitari assassinati è stata attaccata.

Di notte circolano i cosiddetti “motorizzati” (gruppi paramilitari armati) che seminano la paura impunemente. Questo fine settimana, una famiglia di 6 persone, tra cui un bambino di otto mesi e un bambino di 2 anni, è morta bruciata all’interno della propria casa. Ci sono testimonianze che diversi gruppi di vigilanti hanno dato fuoco alla casa perché la famiglia non voleva far entrare i cecchini di questi gruppi, che volevano piazzarsi sul tetto per poter sparare ai civili.

Ogni mattina viene fatto un nuovo conteggio di sempre più morti e feriti.

Il dialogo non va avanti. Con la repressione in atto non ce ne sono le condizioni e, senza dialogo, è difficile anche intravedere una soluzione politica.  Daniel Ortega dice che rimarrà.

I manifestanti chiedono che lui e sua moglie, Rosario Murillo, se ne vadano. È quasi certo che un giorno dovranno andarsene. Ma ora c’è incertezza sul come e sul quando: se in anticipo, pacificamente e in buon ordine, o in maniera progressiva e violenta.

Nel frattempo, il massacro continua.

In questa tenebrosa impasse, la prima cosa che si dovrebbe prendere seriamente in considerazione è come garantire i diritti umani.

A maggio, la Commissione interamericana per i diritti umani (IACHR) ha preparato una relazione in cui si evidenziano gravi violazioni dei diritti umani e repressione “da parte della Polizia nazionale, della sua polizia antisommossa e dei gruppi di vigilantes”. Lo stesso mese, Amnesty International ha pubblicato la sua relazione Shoot to kill , che conclude che “le autorità nicaraguensi, anche le più alte, hanno attuato e mantenuto una strategia di repressione, a volte intenzionalmente letale, per tutte le settimane di protesta”.

Il governo nega questi fatti. Rosario Murillo ha sostenuto che la notizia è falsa e sostiene una narrazione alternativa. La sua versione è che è la violenza generata dai gruppi politici di opposizione, e denuncia una “cospirazione criminale che, dall’intimidazione, dalla paura, dalle minacce e dal terrore, ha cercato di consegnare il paese al crimine e alla criminalità organizzata”.

È una versione che viene diffusa attraverso tutti i media controllati dal governo.

Un’altra storia molto diversa circola attraverso i social network, tra i giovani e gli studenti universitari che iniziano a essere protagonisti della propria storia.

Dato questo resoconto “alternativo” del governo, così lontano dalla realtà, è essenziale che ci sia una attenzione internazionale su ciò che sta accadendo in Nicaragua.

Curiosamente, durante i quattro giorni in cui l’IACHR era in Nicaragua, non ci sono stati morti per strada. La stessa Commissione ha proposto di creare un gruppo di esperti indipendenti per indagare e identificare i responsabili degli abusi. È un buon primo passo. Sarebbe anche necessario smantellare gli apparati di repressione e verificare i processi giudiziari, in modo che garantiscano che alla fine ci sarà giustizia per i morti e per le loro famiglie. E dobbiamo guardare non solo a Managua, ma in tutto il paese, le cui strade sono bloccate e dove per migliaia di persone è difficile reperire carburante e cibo.

La sfida più grande sarà quella di trovare una transizione all’uscita dalla crisi politica, che può avvenire solo affrontando le cause che l’hanno generata. Le elezioni anticipate, in sé non sono una soluzione. Inoltre, senza una riforma dell’attuale sistema elettorale, spesso descritto come manipolato, il rischio è che di ritrovarsi nella stessa situazione. È necessario riformare il sistema elettorale, ma anche rinnovare in profondità il sistema politico, che viene percepito come corroso internamente. L’unico modo per rispondere a questa esigenza è la presenza politica internazionale, concordando le regole della transizione attraverso il dialogo.

La cattura politica dello Stato è un fenomeno diffuso in America Latina, il prodotto di una fragile transizione democratica in molti paesi. Permette alle élite economiche di proteggere i loro interessi. Concentra ricchezza e potere, è arrogante e patriarcale. Ed è il principale ostacolo alla riduzione della povertà e della disuguaglianza. Nella sua forma più sottile, coesiste con le regole della democrazia. Nella sua forma più cruda, le regole della democrazia non contano minimamente.

Questo è anche il motivo per cui la presenza internazionale è così importante nell’aiutare a mediare il cambiamento e la transizione. È fondamentale osservare il fenomeno dall’esterno per garantire la trasparenza del dialogo e la difesa delle vite a rischio.

Dopo molti anni di impegno personale con il Nicaragua, vedo con stupore come la storia si ripeta. Ho parlato con una amica sandinista che ha combattuto nell’insurrezione contro la dittatura di Somoza. Mi ha detto: “Non avrei mai pensato che avrebbero ucciso la nostra stessa gente. È proprio quello che faceva Somoza”.

Il libro di La fattoria degli Animali di George Orwell si conclude allo stesso modo: “Non c’era alcun dubbio sulla trasformazione avvenuta sui volti dei maiali. Gli animali stupiti guardavano dal maiale all’uomo, dall’uomo al maiale e ancora dal maiale all’uomo, ma già era loro impossibile distinguere fra i due.”

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Simon Ticehurst è direttore regionale di Oxfam in America Latina e nei Caraibi.

 

 

Formati 119 operatori e migliorati i sistemi di prevenzione e tutela da comportamenti inadeguati. I risultati e i progressi del Piano di azione globale.

Garantire trasparenza nel proprio lavoro, proteggendo le comunità, le organizzazioni partner e i propri operatori da qualsiasi forma di comportamento inadeguato e abuso, anche nei contesti più poveri e vulnerabili del pianeta. Si rafforza così la nostra azione, che da ottobre di quest’anno renderà pubblici ogni sei mesi (nel rispetto della privacy), i casi di cattiva condotta e abuso, registrati in tutto il mondo.

Una risposta concreta, definita nel Piano di azione globale varato lo scorso febbraio, dopo lo scandalo sui casi di abuso di alcuni operatori di Oxfam Gran Bretagna nel 2011 ad Haiti. “Sono molto orgogliosa di come il nostro staff in tutto il mondo stia lavorando per rendere Oxfam un posto sicuro in cui non ci sia tolleranza verso qualsiasi caso di abuso nei confronti delle donne”, Winnie Byanyima, direttrice esecutiva di Oxfam International.

A settembre la presentazione del Piano di azione per l’Italia

Dallo scorso febbraio anche noi di Oxfam Italia, pur non avendo mai riscontrato casi di abuso da parte del nostro staff, siamo subito intervenuti con l’obiettivo di rendere sempre più efficace la prevenzione di qualsiasi forma di comportamento inappropriato in tutti i contesti in cui interviene, dando così nuova linfa alla nostra storia e al lavoro che ogni giorno i nostri operatori realizzano nei contesti più fragili del mondo, dove la vita è spesso insostenibile a causa di guerre, catastrofi e mancanza di mezzi di sussistenza.

Abbiamo messo in campo un piano di ascolto e coinvolgimento di partner, attivisti, donatori, aziende, giornalisti, istituzioni, ong, Ambassador, testimonial, opinion leader, esperti del terzo settore, per identificare insieme soluzioni efficaci verso una sempre maggiore trasparenza. Un percorso realizzato con il sostegno pro bono di Toni Muzi Falconi e Methodos, che ha accelerato un processo di maggior attenzione su un tema cruciale.

Tante indicazioni e spunti interessanti che hanno fornito un decisivo contributo alla definizione di Piano d’azione per l’Italia con l’introduzione di un nuovo codice di condotta per lo staff e i partner, nuove politiche di protezione per l’infanzia e di safeguarding, programmi mirati di formazione agli operatori e l’accesso ai canali di denuncia protetta messi a disposizione a livello globale.

In più:

  • A partire da ottobre, Oxfam darà accesso alle indagini sul safeguarding realizzate su base semestrale e ai progressi intrapresi rispetto al Piano di azione in dieci punti. La prima informativa includerà i dati relativi ai primi due trimestri del 2018.
  • Il 16 febbraio 2018, Oxfam ha annunciato un Piano di azione in dieci punti per migliorare le sue politiche e pratiche di safeguarding. Il Piano è disponibileQUI.

Chiediamo la riforma del sistema di asilo a livello europeo e la riapertura dei porti italiani

La Commissione Europea ha proposto la realizzazione di nuovi “centri controllati” di sbarco per migranti e rifugiati all’interno dell’Unione Europea e tramite accordi ad hoc nei paesi extra-Ue.

Una proposta preoccupante, dal momento che questi centri controllati potrebbero diventare dei veri e propri campi di detenzione. Impostazione già fallita in Grecia, dove le persone si trovano a dover sopravvivere in condizioni disumane. (altro…)

La riforma del Trattato di Dublino e del sistema di asilo europeo

I leader europei, riuniti oggi a Bruxelles per il summit sulla crisi migratoria, non sono riusciti a trovare un accordo per una vera riforma del sistema europeo di asilo.

Sulla riforma del Trattato di Dublino i leader europei continuano a scaricare le loro responsabilità per la tutela dei diritti umani dei migranti.

In un momento in cui sarebbe necessario dimostrare una vera leadership europea, i capi di stato europei e i governi continuano a scaricare le loro responsabilità per il controllo delle frontiere fuori dall’Unione sui paesi africani, ma Paesi come la Libia si sono già dimostrati non in grado di garantire la tutela dei diritti umani dei migranti: nelle carceri di questo paese le persone sono quotidianamente vittime di abusi e torture.

A tutto questo si aggiunge il via libera degli Stati Membri alla creazione solo su base volontaria di aree di sbarco dei migranti e di centri “controllati” chiusi, che rischiano di assomigliare a veri e propri centri di detenzione. Un altro punto che rappresenta l’ennesimo fallimento di un approccio europeo che minaccia direttamente i diritti di donne, uomini e bambini in fuga da guerre e persecuzioni nei propri paesi di origine.

Una migrazione ben gestita e un sistema di asilo europeo efficace dovrebbero andare al di là dei Paesi di primo approdo dei migranti e per questo sarebbe stato fondamentale una riforma del Trattato di Dublino nella direzione di una ridistribuzione automatica e obbligatoria dei richiedenti asilo tra i Paesi Membri.

La campagna Welcoming Europe – Per un’Europa che accoglie

Oxfam sostiene la campagna Welcoming Europe – Per un’Europa che accoglie che ha l’obiettivo di raccogliere 1 milione di firme nei prossimi 12 mesi in almeno 7 paesi membri per.

  • il cambiamento delle politiche europee sui migranti
  • la creazione di passaggi sicuri per i rifugiati
  • la protezione delle vittime di abusi, sfruttamento e violazioni dei diritti umani

Le firme saranno consegnate alla Commissione europea con la richiesta di presentare un atto legislativo di riforma in materia di immigrazione, volto a superare le difficoltà dei Governi nazionali nella gestione dei flussi migratori.

Chiediamo la riforma del Trattato di Dublino e del sistema di asilo europeo

Chiediamo ai leader europei che si riuniranno domani e venerdì per il Consiglio europeo in programma a Bruxelles una riforma del sistema di asilo europeo in grado di garantire:

  • la condivisione di responsabilità tra tutti gli Stati membri
  • la tutela dei diritti di chi fugge da guerre e persecuzioni.

In questo momento le persone che cercano riparo in Europa si stanno scontrando con frontiere chiuse, porti chiusi, respingimenti effettuati anche illegalmente come nel caso dei minori a Ventimiglia.

A preoccupare inoltre l’atteggiamento assunto dal Governo italiano nelle ultime settimane rispetto alle operazioni di salvataggio in mare.

Al largo delle coste italiane, intere famiglie oggi sono intercettate e riportate in Libia per ritrovarsi nuovamente vittime degli abusi e delle torture da cui sono scappate, in Grecia restano invece intrappolate in campi sovraffollati con servizi di base del tutto insufficienti.

Vogliamo una prospettiva europea condivisa e solidale e che l’Italia sciolga qualsiasi ambiguità sulla riforma del Trattato di Dublino.

Per questo chiediamo che l’Italia riapra i propri porti alle navi, anche a quelle delle ONG, cariche di persone in fuga dalla Libia. 

European Solidarity

Sosteniamo l’iniziativa di mobilitazione #EuropeanSolidarity, lanciata in tante piazze europee e italiane e sui social network di cittadini e organizzazioni della società civile per chiedere un’Europa più accogliente e solidale.

Oxfam Italia sarà presente alle 18 a Firenze con molte altre organizzazioni nel quadro della manifestazione #Insiemecontroilrazzismo, oltre che a Roma e in altre città italiane.

La campagna Welcoming Europe – Per un’Europa che accoglie

Oxfam sostiene la campagna Welcoming Europe – Per un’Europa che accoglie che ha l’obiettivo di raccogliere 1 milione di firme nei prossimi 12 mesi in almeno 7 paesi membri per.

  • il cambiamento delle politiche europee sui migranti
  • la creazione di passaggi sicuri per i rifugiati
  • la protezione delle vittime di abusi, sfruttamento e violazioni dei diritti umani

Le firme saranno consegnate alla Commissione europea con la richiesta di presentare un atto legislativo di riforma in materia di immigrazione, volto a superare le difficoltà dei Governi nazionali nella gestione dei flussi migratori.

Milioni di donne e di uomini che ogni giorno lavorano in tutto il mondo e in Italia per portare il cibo sulle nostre tavole sono intrappolati nel circolo vizioso della povertà, vittime spesso di condizioni di lavoro disumane, a dispetto dei profitti multimiliardari generati dall’industria alimentare.

Lo sfruttamento nelle filiere dei supermercati

Denunciamo i crescenti squilibri e le condizioni di sfruttamento nelle filiere dei supermercati a livello globale nel rapporto Maturi per il cambiamento.

Abbiamo analizzato le politiche di alcune tra le maggiori catene di supermercati in Europa e negli Stati Uniti:

  • i supermercati trattengono una quota crescente del prezzo pagato dai consumatori – in alcuni casi fino al 50%.
  • la quota destinata a lavoratori e produttori è spesso pari a meno del 5%.
  • nel 2016 le prime otto catene di supermercati Usa quotati in borsa hanno incassato quasi 1.000 miliardi di dollari, generando 22 miliardi di profitti e restituendo 15 miliardi agli azionisti.
  • un’indagine tra i lavoratori e i piccoli agricoltori in 5 paesi con livelli di reddito molto diversi come Italia, Sud Africa, Filippine, Tailandia e Pakistan, ha rivelato un minimo comun denominatore: condizioni di povertà tali da compromettere la possibilità di sfamare adeguatamente sé e la propria famiglia.
  • in Italia il 75% delle lavoratrici nei campi intervistate da Oxfam, afferma di essere sottopagata e di rinunciare a pasti regolari.
  • in Sud Africa oltre il 90% delle lavoratrici delle aziende vitivinicole dichiara di non essere riuscita ad acquistare abbastanza cibo nel mese precedente.
  • nel 2015 circa 430 mila i lavoratori irregolari in agricoltura e potenziali vittime di caporalato in Italia erano “impiegati” in quasi tutte le principali filiere stagionali di frutta e verdura in vendita nella grande distribuzione.

Siamo contro lo sfruttamento economico di cui sono vittime milioni di agricoltori di piccola scala e lavoratori delle filiere alimentari

Le testimonianze raccolte ci dicono di piccoli agricoltori nella filiera della frutta esposti a pesticidi tossici, donne che lavorano nell’industria della trasformazione del pescato costrette a sottoporsi a test di gravidanza per poter lavorare.

Il disagio maggiore ricade sulle donne.

Se la grande distribuzione organizzata riconoscesse un prezzo equo ai produttori senza gravare sui consumatori, in molti casi sarebbe sufficiente restituire l’1 o il 2% del prezzo al dettaglio – pochi centesimi – cambierebbe la vita di donne e uomini che producono il cibo che finisce nelle nostre tavole.

Parliamo di cibo, ma la storia che raccontiamo si ripete in tutti i settori dell’economia globale, da quello tessile a quello elettronico.

Crediamo sia giunto il momento di costruire un’economia più umana che compensi il lavoro, non la ricchezza.

Donne e migranti le prime vittime del caporalato Made in Italy

Donne e migranti tra i più vulnerabiliAbbiamo raccolto testimonianze drammatiche nel caso studio sull’Italia “Sfruttati” sul fenomeno del caporalato e dello sfruttamento dei lavoratori informali in agricoltura.

Ci trattano come bestie. Controllano quante volte andiamo al bagno e ci dicono di tornare subito al lavoro. Se ti rifiuti di lavorare la domenica minacciano di non chiamarti più”, così una lavoratrice italiana racconta le proprie condizioni di sfruttamento in Campania.

Negli ultimi due anni è stato estremamente difficile trovare un’alternativa. È per questo che non posso permettermi di denunciare gli abusi”, le fa eco un’altra lavoratrice rumena in Sicilia.

Lavoriamo dalle 6.00 del mattino alle 6.00 della sera, tutti i giorni della settimana, per 25 euro al giorno. Possiamo fermarci solo 10 minuti per mangiare”, ha raccontato un bracciante agricolo originario del Mali, che lavora nelle campagne campane.

Centinaia di migliaia di persone senza diritti, con l’80% di lavoratori stranieri e il 42% di donne, che a parità di tipologia di lavoro venivano sottopagate rispetto agli uomini.

Tra le più gravi forme di sfruttamento e violazione dei diritti:

  • orari di lavoro nei campi fino a 12 ore al giorno;
  • lavoratori esposti a pesticidi tossici e a temperature altissime in estate e estremamente rigide in inverno;
  • abusi e violenze sulle lavoratrici;
  • paghe medie tra i 15 e 20 euro al giorno, ben al di sotto del minimo legale di 47 euro al giorno.

Un’indagine integrativa, sempre sulla base di dati pubblici, è in corso anche in Italia per i più grandi operatori italiani della GDO (Conad, Coop, Esselunga, Gruppo Selex, Eurospin). I risultati saranno pubblicati ad ottobre 2018.

Leggi la versione completa del rapporto “Maturi per il cambiamento”

Leggi la versione in sintesi del rapporto “Maturi per il cambiamento”

Leggi il caso studio sull’Italia “Sfruttati”

 

 

La situazione dei migranti a Ventimiglia

A tre anni dal ripristino dei controlli alla frontiera da parte della Francia, la situazione dei migranti a Ventimiglia resta grave. A lungo donne, bambini e ragazzi soli si sono accampati sul greto del fiume, in condizioni durissime. I recenti sgomberi, disperdendo le persone sul territorio, le hanno rese ancora più vulnerabili.

La Francia continua i respingimenti di minori non accompagnati, in palese violazione del diritto europeo e interno. Minori non accompagnati anche di 12 anni continuano a essere vittime di abusi, detenzioni e respingimenti illegali.

Nei primi quattro mesi di quest’anno sono stati 4.231 i migranti (16.500 da agosto 2017 ad aprile di quest’anno), adulti e minorenni, passati da Ventimiglia, provenienti in maggioranza da Eritrea, Afghanistan e Sudan, in particolare dal Darfur. Un numero che con ogni probabilità è destinato a crescere con l’arrivo dell’estate. Al momento però l’unica struttura di accoglienza è presso il Campo Roja che ha disponibili 444 posti.

Il rapporto Se questa è Europa

Il nuovo rapporto Se questa è Europa, diffuso oggi da Oxfam, Diaconia Valdese e Asgi, che lavorano a Ventimiglia per prestare soccorso ai migranti bloccati in città, in condizioni di estrema vulnerabilità, lancia un allarme che parte dalle testimonianze dei tanti in fuga da guerra e persecuzioni, che ogni giorno cercano di attraversare la frontiera, a cui troppo spesso viene negata protezione e il diritto di chiedere asilo previsto dalle norme europee.

1 su 4 è un minore che cerca di ricongiungersi con familiari o conoscenti in Francia, Inghilterra, Svezia o Germania.

Sempre di più le donne sole, anche con figli piccoli, costrette a dormire all’aperto.

L’intervento, ormai di prassi, della polizia francese comporta, prima ancora del respingimento in Italia, in violazione delle norme europee e francesi:

  • il fermo dei minori, spesso la loro registrazione come maggiorenni
  • la falsificazione delle dichiarazioni sulla loro volontà di tornare indietro
  • la loro detenzione senza acqua, cibo o coperte, senza la possibilità di poter parlare con un tutore legale.

I ragazzi raccontano anche di essere stati vittime di riprovevoli abusi verbali o fisici: il taglio delle suole delle scarpe, il furto di carte SIM. In molti vengono costretti a tornare fino a Ventimiglia a piedi, lungo una strada priva di marciapiede, con qualunque condizione atmosferica: una giovanissima donna eritrea è stata costretta a farlo sotto il sole cocente, portando in braccio il suo bambino nato da soli 40 giorni.

In Italia, invece, permangono gravi disfunzioni nella tutela dei diritti dei minori all’interno dei centri di accoglienza: molti non vengono iscritti a scuola, come prevede la legge, o non ricevono informazioni sulle possibilità di richiedere asilo o ricongiungersi legalmente con la propria famiglia in altri paesi europei.

 

Rapporto in francese: NULLE PART OÙ ALLER. L’échec de la France et de l’Italie pour aider les réfugiées et autres migrantes échouées à la frontière vers Vintimille

Rapporto in inglese: NOWHERE BUT OUT. The failure of France and Italy to help refugees and other migrants stranded at the border in Ventimiglia

L’appello a Italia, Francia e Ue

Di fronte a quest’emergenza in continuo divenire, chiediamo alle autorità locali e al Governo italiano che vengano individuate rapidamente strutture adeguate per realizzare un centro per minori non accompagnati in transito e uno per donne sole con e senza figli, che garantisca una permanenza dignitosa e sicura dei soggetti più vulnerabili.

Insieme a Diaconia Valdese e Asgi attraverso l’unità mobile del progetto Open Europe, da settembre del 2017 abbiamo soccorso circa 750 migranti, arrivati a Ventimiglia, di cui il 20% di minori stranieri non accompagnati:

  • attraverso la distribuzione di kit di prima necessità ai tanti costretti a vivere all’aperto lungo il greto del fiume Roja
  • identificando i casi di abuso soprattutto verso i soggetti più vulnerabili
  • fornendo, là dove necessario, assistenza legale per presentare ricorso verso il decreto di respingimento a supporto di un’eventuale richiesta di protezione internazionale
  • dando informazioni sui servizi presenti sul territorio e i rischi connessi all’attraversamento della frontiera italo-francese.

La campagna Welcoming Europe – Per un’Europa che accoglie

Oxfam sostiene la campagna Welcoming Europe – Per un’Europa che accoglie che ha l’obiettivo di raccogliere 1 milione di firme nei prossimi 12 mesi in almeno 7 paesi membri.

Firme che saranno consegnate alla Commissione europea con la richiesta di presentare un atto legislativo di riforma in materia di immigrazione, volto a superare le difficoltà dei Governi nazionali nella gestione dei flussi migratori.

Oxfam Italia è tra le organizzazioni promotrici di Welcoming Europe, per un Europa che accoglie, un’Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE). Si tratta di uno strumento di democrazia diretta con cui possiamo vincolare la Commissione e il Parlamento Europeo a discutere le nostre richieste:

  • il cambiamento delle politiche europee sui migranti
  • la creazione di passaggi sicuri per i rifugiati
  • la protezione delle vittime di abusi, sfruttamento e violazioni dei diritti umani

L’obiettivo è raccogliere un milione di firme in almeno 7 Stati europei entro febbraio 2019.

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Decriminalizzare la solidarietà

Salvare vite non è reato. In ben 12 paesi dell’Unione Europea distribuire alimenti e bevande, dare un passaggio, comprare un biglietto o ospitare un migrante sono comportamenti per cui è possibile ricevere una multa o addirittura essere arrestati dalle autorità. Punire questi comportamenti significa punire l’aiuto umanitario e riconoscere il reato di solidarietà

 

Creare passaggi sicuri

Liberi di accogliere i rifugiati. Dal 1990 a oggi sono morti più di 34 mila migranti nel tentativo di raggiungere via mare l’Europa. L’apertura di vie d’accesso legali e sicure verso paesi disposti ad accogliere rappresenta spesso la sola opportunità di protezione per richiedenti asilo e rifugiati.

 

Proteggere le vittime di abusi

I diritti umani sono inviolabili. Molti migranti sono vittime di sfruttamento lavorativo, abusi o violazioni dei diritti umani, in particolare alle frontiere, ma trovano grandi difficoltà nell’accesso alla giustizia. Eppure tutte le persone, indipendentemente dalla loro condizione, devono essere tutelate.

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Siamo profondamente addolorati per l’improvvisa scomparsa di Alessandra Appiano.

Un’amica straordinaria che con la sua instancabile generosità ci ha aiutati a fare conoscere la nostra organizzazione e i nostri progetti, regalandoci sempre, in ogni occasione, molto più di ciò che le abbiamo chiesto.

Conoscere e avere al nostro fianco una persona come Alessandra è stato un privilegio per tutti noi di Oxfam Italia.

Alessandra

Nel 2016, Alessandra Appiano aveva visitato con noi in Tanzania i progetti di Oxfam a sostegno delle donne agricoltrici nell’ambito della campagna Sfido la fame.

Alessandra e Oxfam

Roberto Barbieri, Direttore Generale di Oxfam Italia, e la nostra collega Angela hanno collaborato molto con Alessandra. Angela l’ha accompagnata in Tanzania, due anni fa, in visita ai nostri progetti in favore delle donne agricoltrici.

Lasciamo quindi a loro il compito di ringraziarla a nome di tutti noi, attraverso i loro ricordi e le loro parole.

Ho conosciuto Alessandra la prima volta al telefono. Volevo ringraziarla perché aveva fatto per noi un appello in TV. Ancora non ci conoscevamo, ma mi aveva colpito come avesse colto da subito l’essenza del nostro lavoro. Ci salutammo augurandoci di conoscerci presto. E questo avvenne, qualche mese più tardi. Alessandra ha sempre avuto fame di conoscere da vicino le cose di cui parlava. Il viaggio in Tanzania, con Angela, Giorgia e Paola, è stata l’occasione di incontrare tante donne africane impegnate quotidianamente nel lavoro dei campi e nell’organizzare la vita della loro famiglia. Ricordo che Angela, mi chiamava dalla Tanzania entusiasta di come andava la missione, entusiasta di Alessandra e della sua voglia non solo di conoscere ma di raccontare in prima persona. E lo faceva, in TV come in radio, con la sua capacità di andare dritto al cuore delle cose. La campagna di comunicazione fu un vero successo ed era davvero coinvolgente sentire come Alessandra si spendesse in prima persona con giornalisti, produttori e conduttori per parlare delle donne e di Oxfam.
Qualche mese più tardi ci incontrammo a Firenze nei nostri uffici e poi in auto verso il Community Centre delle Piagge. L’incontro con gli operatori, con alcune donne che frequentavano il centro. Alessandra, per raccontarle, le cose, aveva bisogno prima di conoscerle, di capirle. Aveva bisogno di parlare con le persone, di fare domande. Lo faceva con rispetto e il suo era un modo di raccontare sempre autentico. E autentico era il suo bisogno di ricerca di nuove esperienze per nutrire la propria vita.
Era una persona di grande generosità e ascoltare i suoi racconti su Oxfam ha nutrito anche me.
Grazie Alessandra.
Roberto

Cara Alessandra,
non avrei mai creduto di scrivere queste righe a te e per te. Ma voglio farlo, perché oggi in questa giornata calda e solare, hai deciso di andartene. Leggo che tutti quelli che ti hanno conosciuto sono, come me, increduli. Per lunghi minuti, anche ore e davanti a una evidenza sempre più concreta, in molti abbiamo sperato fosse una fake news, o come le chiamate voi giornalisti.
Ma non è stato così e non importa niente altro. Tutti raccontano tutto il bene di te, della tua generosità, eleganza e senso dell’amicizia.
E anche io vorrei, in poche inadeguate parole, raccontare il nostro incontro e condividerlo con chi non ti ha conosciuto tra i colleghi e i sostenitori di Oxfam. Hai abbracciato in modo totale e disinteressato la nostra causa, l’hai fatta tua e hai difeso Oxfam con forza anche nei momenti di crisi.
Ho avuto il piacere di accompagnarti nel tuo viaggio in Tanzania in visita ai progetti di Oxfam due anni fa. Confesso che quanto ti ho visto arrivare all’aeroporto di Roma, ci aspettavano 24 ore di viaggio, tre voli e poi una settimana di jeep tra diversi villaggi del nord della Tanzania ad incontrare donne e ascoltare le loro storie, mi sembravi pronta ad andare ad un aperitivo in centro.
Iniziamo bene, ho sussurrato a Giorgia un po’ ironicamente (perdonami!) …
Ma mi sbagliavo, eccome… Eri molto consapevole di dove saremo andati, eri un po’ spaventata e lo confessavi con la tua disarmante ironia, ma eri pronta a metterti in gioco in questa avventura. Semplicemente non volevi perdere la tua innata eleganza e non l’avresti persa neanche un minuto in quei giorni.
Ti abbiamo coccolato, protetto e abbiamo riso tanto! Che bella squadra di donne, amavi dire!
È stata una settimana incredibilmente intensa, divertente, stancante: alberghi senz’acqua, attese di ore per mangiare, barrette di cereali provvidenziali, una cena surreale con l’ambasciatore, migliaia di chilometri nel cuore dell’Africa vera, l’Africa delle donne che ogni giorno combattono contro discriminazioni e povertà e che lottano come leonesse per mandare i figli a scuola, dare loro un futuro che le renda orgogliose.
E con tutte loro, con Asia, Mwaru, Theresia, Monica, Fredina e le altre, sei entrata subito in empatia, le hai abbracciate, le hai prese per mano nei campi, le hai ascoltate e capite anche se le vostre storie di vita erano così diverse.
Al rientro, appena scesa dall’aereo eri pronta a ripartire, tra Roma e Milano per raccontare la tua esperienza e raccogliere fondi per quelle donne che avevi incontrato e per gli altri progetti di Oxfam. Hai preso tanti treni, dedicato tempo e messo a disposizione amicizie e contatti per raccontarlo. Senza protagonismo, ma con profondo spirito di testimonianza. Instancabile.
Quel viaggio, lo so, ti è rimasto dentro. Me lo hai detto spesso, lo hai scritto sui tuoi social. Mi avevi raccontato che il tuo adorato papà in gioventù aveva viaggiato tanto in Africa per volontariato e tu con quel viaggio volevi ripercorrere un po’ la sua strada e renderlo orgoglioso, sono sicura che ci sei riuscita.
Non vado oltre, anche se gli aneddoti da raccontare sarebbero mille, ma non sono davvero all’altezza di raccontare una scrittrice.
Volevo solo dirti Grazie Alessandra, e spero che la gratitudine e l’affetto miei e di Oxfam arrivino dove sei ora. Ci mancherai molto.
Angela

GRAZIE DI TUTTO ALESSANDRA

 

Conoscere e avere al nostro fianco una persona come Alessandra è stato un privilegio per tutti noi di Oxfam Italia.Siamo profondamente colpiti e addolorati per l’improvvisa scomparsa di Alessandra Appiano.

Un’amica straordinaria che con la sua instancabile generosità ci ha aiutati a fare conoscere la nostra organizzazione e i nostri progetti, regalandoci sempre, in ogni occasione, molto più di ciò che le abbiamo chiesto.

Conoscere e avere al nostro fianco una persona come Alessandra è stato un privilegio per tutti noi di Oxfam Italia.