La condizione delle persone migranti che arrivano in Europa non sono migliorateUna nuova analisi con Openpolis fotografa l’impegno italiano su cooperazione allo sviluppo e lotta alla povertà.

I fondi per lo sviluppo sono in aumento?

Si, ma…. Negli ultimi anni molti dei paesi europei – Italia inclusa – dichiarano di aumentare le risorse destinate alla cooperazione allo sviluppo. In effetti le cifre rendicontate registrano un aumento costante. Ma cosa finanziano effettivamente queste risorse? Raggiungono i paesi più poveri o no?

Dove vanno?

Da alcuni anni una quota crescente dei fondi rimane nei paesi ricchi, dove viene usata per gestire l’accoglienza di rifugiati e richiedenti asilo. Questa quota di aiuto sta letteralmente esplodendo, ragione per cui i fondi sulla carta destinati a promuovere lo sviluppo di paesi poveri in realtà rimangono in Italia.

Un esempio? Se da un lato è giustificabile l’allocazione in quota di aiuto pubblico allo sviluppo di attività umanitarie nei paesi donatori come ad esempio il salvataggio in mare, non è corretta invece l’imputazione di spese per l’accoglienza o l’integrazione dei migranti che è giusto che afferiscano ad altri capitoli del bilancio statale.

 

L’aiuto gonfiato: le risorse che non vanno alla cooperazione

Nel 2016 il volume dell’aps mondiale ha superato 154 miliardi di euro, con un aumento del 5% rispetto all’anno precedente (+33% rispetto al 2011). Rispetto al 2015 l’Italia ha incrementato del 13% le risorse e nel 2016 arriva a destinare all’aps 4 miliardi e 476 milioni di euro. Con l’esplosione dei costi per i rifugiati, aumentano però in modo considerevole i soldi che rimangono nei paesi donatori, tra cui l’Italia, mentre diminuisce costantemente la quota di risorse che raggiunge i paesi più poveri.

In Italia?

Nel nostro paese l’impegno per la voce rifugiati è aumentato del 63,4% solo nell’ultimo anno, passando dai 960 milioni di euro del 2015 a 1 miliardo e 570 milioni del 2016. Nel 2015 costituiva il 24,3% dell’aps totale, per arrivare al 35% nel 2016.

Cosa chiediamo

Chiediamo al Governo italiano un graduale azzeramento delle risorse etichettabili come “aiuto gonfiato” cioè costituito da risorse che non finanziano progetti di cooperazione in senso stretto, oppure che non sono realmente addizionali. Questo tipo di aiuto mina i criteri di efficacia degli interventi e limita i possibili successi nella lotta alla povertà.  È necessario che l’aiuto italiano, non solo cresca quantitativamente, ma sia progressivamente composto esclusivamente di aiuto autentico.

Da dove vengono questi dati?

Da Il budget oscuro tra cooperazione e migrazione, seconda edizione di Cooperazione Italia, lavoro di analisi realizzato da Openpolis e Oxfam, che fa i conti dell’aiuto pubblico allo sviluppo italiano (aps), incrociando in questa edizione un altro capitolo della spesa pubblica, quello per l’emergenza migranti, come viene definito nel documento di economia e finanze (def) del 2017.

Deforestazione in Chad

Chad. La deforestazione ha aggravato gli effetti della siccità nel paese, dove in milioni soffrono la fame. Credits: Eleanor Farmer/Oxfam

Firma la petizione ai membri del Parlamento Europeo perché si smetta di bruciare foreste e colture alimentari per ottenere energie rinnovabili.

Perché alcune bioenergie sono dannose?

  • Per produrre riscaldamento ed elettricità vengono bruciate intere foreste
  • Nel settore dei trasporti, la produzione di biocarburanti richiede l’utilizzo di materie prime agro-alimentari, come l’olio di palma o di colza.

Che danni provocano all’ambiente?

Rinnovabile non è sempre sinonimo di rispettosa dell’ambiente. Bruciare intere foreste e colture alimentari NON è una pratica rispettosa dell’ambiente e NON è sostenibile.

Gli incentivi europei all’utilizzo delle energie rinnovabili stanno fomentando la deforestazione e distruggendo aree ricche di vegetazione, come la foresta pluviale in Indonesia, capace di assorbire elevate quantità di anidride carbonica dall’atmosfera. Oltre ad aumentare le emissioni di Co2, la deforestazione sta mettendo a rischio la sopravvivenza delle specie animali nelle zone colpite.

E alle persone?

La deforestazione, oltre a diminuire le nostre riserve di ossigeno, distrugge intere comunità.

Come quelle indigene nella foresta Amazzonica in Perù, espropriate dalle loro terre e foreste ancestrali e costrette a vivere a ridosso delle coltivazioni di olio di palma. Proprio di recente infatti, il governo peruviano ha annunciato di voler destinare almeno un milione e mezzo di ettari di terra alla coltivazione di olio di palma, così da poter rispondere all’aumento della domanda a livello globale.

Quali bioenergie sono sicure?

Dobbiamo puntare sulle bioenergie veramente sostenibili e rinnovabili, come quelle prodotte da eolica e solare.

Cosa possiamo fare?

La prossima settimana, i Membri del Parlamento Europeo avranno l’opportunità unica di fermare la produzione di bioenergie non sostenibili ed incoraggiare unicamente quelle prodotte da vere fonti rinnovabili, come il sole e il vento.

Firmando questa petizione manderai un messaggio ai tuoi parlamentari, membri del Parlamento Europeo, per dire chiaramente che non vuoi che la tua benzina, il tuo riscaldamento e la tua elettricità siano prodotte da bioenergie non sostenibili.

Grazie per il tuo aiuto.

 

Yemen, vittime della guerra

Guerra, carestia, colera: i bambini sono i primi a pagare. Responsabili 1.000 giorni di guerra, lo spettro della carestia, il colera e un “blocco” che  sta riducendo un’intera popolazione alla fame. La situazione nel nostro nuovo rapporto La crisi in Yemen: 1000 giorni di disastri

Guerra, carestia, colera e isolamento commerciale

  • La guerra. Il conflitto in Yemen dura ormai da 1000 giorni, con bombardamenti pesantissimi dei quali fanno le spese soprattutto donne e bambini. In quasi tre anni di guerra sono stati uccisi quasi 5.300 civili, mentre 3 milioni di persone sono state costrette a fuggire dalle le loro case.
  • Il colera. Quasi un milione di persone sono state contagiate dal colera: si tratta della più grave epidemia del mondo, aggravata dal collasso del sistema sanitario e delle infrastrutture idriche.
  • La carestia.  Per sopravvivere ormai oltre l’80% della popolazione del paese (22,5 milioni di persone) dipende dall’importazione di derrate alimentari.
  • Il blocco. Da quando la coalizione a guida saudita ha imposto il blocco, solo un terzo del cibo necessario raggiunge una popolazione ridotta allo stremo: più di 7 milioni di persone non fanno un pasto decente da mesi. Mancano inoltre le medicine e scarseggia il carburante.
  • L’infanzia negata. I bambini subiscono l’impatto peggiore del conflitto e, con il proseguire dei combattimenti, il loro futuro appare sempre più tetro. 1.600 scuole sono state distrutte, e fame e debiti spingono molte bambine – anche sotto i 10 anni – verso i matrimoni precoci: tra il 2016 e il 2017 è salita dal 52% al 66% la percentuale di ragazze al di sotto dei 18 costrette a sposarsi.
Aiutaci a salvare migliaia di bambini

Questo Natale, salva una vita

A Natale, la tua donazione è una speranza di salvezza

Chiediamo che venga posta fine al blocco e consentito il passaggio degli aiuti, indispensabili per la popolazione stremata. E facciamo appello alla generosità di ciascuno: per Natale, aiutaci a proseguire il nostro lavoro a fianco dei bambini, delle donne, degli uomini dello Yemen. Aiutaci a portare loro acqua, cibo, la speranza di sopravvivere.

Via Montenapoleone si tinge di rosso… e verde!

I Beatles, tra i primi testimonial di Oxfam

I Beatles nel 1963, a fianco di Oxfam nella lotta alla fame.

 

Sabato 16 e domenica 17 dicembre, in piazzetta Croce Rossa, il Consolato Generale Britannico di Milano e la sede Italiana del Department for International Trade allestiscono un set fotografico di beneficenza dal titolo “A PICTURE FOR OXFAM”.

Per tutto il weekend, all’interno di una tipica cabina telefonica inglese rossa, un fotografo professionista scatterà a tutti coloro che lo desiderano, grandi e piccini, una foto con il proprio ritratto in cambio di un’offerta minima di 10 euro.

Il ricavato ci aiuterà a distribuire acqua pulita a migliaia di famiglie e bambini colpiti da conflitti e disastri naturali: da Haiti allo Yemen all’Etiopia alla Siria. Per esempio, con soli 10 euro un’intera famiglia ad Haiti potrà bere acqua pulita per due mesi. Chiunque vorrà mettersi in posa contribuirà quindi a salvare molte vite, oltre che a portare a casa un ricordo natalizio in stile britannico da condividere con i propri cari per un augurio speciale.

ll 13 dicembre, al Mandela Forum di Firenze, si terrà il XXI Meeting dei Diritti Umani con le scuole, che promuoviamo insieme con Regione Toscana. Sono attesi oltre 8.000 studenti da tutta la regione.

Il tema di quest’anno

Il tema al centro dell’edizione di quest’anno sarà la disuguaglianza, con le sue molteplici declinazioni: tra ricchi e poveri, tra italiani e stranieri, tra uomini e donne, tra vecchie e nuove generazioni. Diseguaglianze economiche, per provenienza e di genere. 
Durante la mattinata questo tema sarà affrontato attraverso interventi degli studenti, testimonianze, riflessioni, performance musicali e teatrali.

Un tema che abbiamo trattato diffusamente nel nostro rapporto “Un’economia per il 99%, che ci ricorda come, solo l’anno scorso, 8 super ricchi detenessero da soli nel mondo una ricchezza equivalente a quella della metà più povera dell’umanità; dati che hanno gravissime conseguenze nella vita di tutti, non solo nei paesi più poveri: nel mondo del lavoro, nell’accesso alla salute o in come viene trattata la disabilità. 

I partecipanti

Quest’anno sono attesi più di 8.000 studenti provenienti da 85 scuole toscane, tra medie e superiori. A tutti sarà consegnata una copia della Costituzione e della Dichiarazione universale dei diritti umani. Hanno svolto un percorso lungo un anno, insieme ai nostri operatori e formatori e ai loro insegnanti.

La storia del Meeting

Il meeting è nato per ricordare la firma e adozione, nel 1948, della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo da parte dell’Assemblea delle Nazioni Unite, il 10 dicembre, diventata poi la Giornata mondiale dei diritti umani. E così è nato, venti anni fa, l’appuntamento toscano: un meeting e un tema diverso ogni anno, preceduto e seguito da un lavoro condotto nelle classi assieme agli insegnanti, partendo da un dossier ricco di numeri e con una partecipazione attiva dei ragazzi.

Il programma

Il Mandela Forum inizierà a riempirsi dalle 9, con l’arrivo degli studenti e l’animazione musicale affidata ai musicisti Diana Winter e Tommaso Novi. A condurre sul palco saranno invece l’attrice Gaia Nanni e Dj Carletto. Il programma completo del meeting

L’hashtag per questa edizione è #dirittiumani17 

Aggiungi un posto a tavola

Siccità, guerra, carestia: ancora oggi 815 milioni di persone soffrono la fame. 200 milioni sono bambini. Questo Natale ti diamo la possibilità di aiutarli: quanto è grande la tua tavola?

La fame aumenta. E si eredita.

Quest’anno si chiude con una pessima notizia. Per la prima volta in dieci anni, il numero di persone che soffrono la fame nel mondo è in aumento: 38 milioni di persone in più rispetto al 2016.
815 milioni di persone (l’11% della popolazione mondiale) non hanno cibo a sufficienza per sfamarsi né un reddito adeguato per mantenere le proprie famiglie.
1 su 4 di loro non ha ancora compiuto 5 anni, bimbi nati in moltissimi casi da madri denutrite: un’eredità drammatica, per cui una madre sottopeso a causa di un’alimentazione inadeguata ha più probabilità di dare alla luce un bambino sottopeso, rispetto ad una madre ben nutrita.
Le donne sono più colpite degli uomini dalla denutrizione e/o malnutrizione: è aumentata la percentuale di donne al mondo che soffre di anemia in età riproduttiva (la media è del 30% a livello globale).

Le cause della fame

Conflitti, violenze, cambiamenti climatici hanno ridotto allo stremo decine di milioni di persone in Africa orientale, a partire dall’Etiopia, in Yemen e nel nord – est della Nigeria.

Solo in Yemen, a causa dell’atroce conflitto in corso, oltre 17 milioni di persone – tra cui circa 400 mila bambini – soffrono di malnutrizione. Stessa sorte tocca a metà della popolazione colpita dalla guerra in Sud Sudan e a circa 5 milioni di persone nella Nigeria, infestata dal conflitto con Boko Haram.

Oltre la guerra tra le cause ci sono anche i cambiamenti climatici, che hanno provocato lunghe e durissime siccità in paesi come l’Etiopia – dove interi raccolti sono andati persi e molti allevamenti sono stati decimati – e dove ora 12,5 milioni di persone stanno rimanendo senza cibo.

Vuoi saperne di più?

Trovi dati e analisi nel nostro rapporto Lo scempio della fame, che fa il punto sulle più gravi crisi alimentari in corso oggi nel mondo, che riducono centinaia di migliaia di famiglie ad avere poco o niente di cui vivere.

Vuoi fare qualcosa?

Una piccola donazione. Una ecard. Un regalo solidale.

Cliccando sulla pagina del nostro sito dedicata alla campagna oppure contattando il numero verde 800.991399, sarà possibile donare per garantire a tante famiglie in difficoltà i mezzi per sfamare e crescere i propri figli. Ad esempio 13 euro bastano per assicurare ad una famiglia la farina necessaria per la preparazione di pane per due mesi, mentre con 55 euro è possibile contribuire all’installazione di un impianto idrico necessario a coltivare un orto.

E ancora, nella sezione del nostro sito dedicata alle e-card solidali di Natale, si potranno acquistare cartoline virtuali, da regalare a persone speciali. Un gesto semplice, simbolico e al tempo stesso concreto, perché il ricavato sarà impiegato per aiutare chi ne ha più bisogno, trasformandosi in cibo, acqua, formazione e diritti.

Flash mob di Oxfam

Il flash mob di Oxfam sulla blacklist Ue dei paradisi fiscali al Consiglio Ue di Bruxelles

17 paesi nella blacklist UE, 47 a rischio di entrarvi

I ministri delle finanze dell’Unione europea hanno adottato la prima blacklist dei paradisi fiscali extra-UE. L’elenco comprende al momento 17 paesi. Assieme è stata però resa pubblica anche una “lista grigia” di 47 paesi che ad oggi non rispettano pienamente i criteri europei di trasparenza ed equità fiscale, ma che hanno assunto l’impegno di adeguarsi entro precisi termini temporali, pena l’inclusione nella lista nera.  

Cosa chiediamo

Per porre fine agli abusi fiscali perpetrati attraverso il ricorso a “paesi-paradisi” da individui facoltosi e grandi corporation sarà necessario:
• Che l’Unione Europea includa prontamente nella lista nera chi, trovandosi al momento sulla “lista grigia”, non rispetterà gli impegni assunti
• Che gli Stati membri adottino in modo coordinato sanzioni efficaci, fiscali e non, nei confronti dei paesi inseriti nella lista nera
Che si esamini il ruolo dei paesi Ue nella corsa al ribasso in materia di fiscalità d’impresa. Almeno 4 Stati membri dell’Unione consentono oggi a grandi corporation di minimizzare ampiamente il proprio carico fiscale, con considerevole drenaggio di risorse erariali dalle economie europee e dai paesi in via di sviluppo.

Guarda il VIDEO del Flash Mob realizzato a Bruxelles

Il nostro aiuto ai migranti al confine italofrancese

Insieme a Diaconia Valdese offriamo con il programma Open Europe primo soccorso e assistenza legale a centinaia di migranti, costretti in condizioni disumane.

Dichiariamo inammissibile il respingimento dei minori migranti al confine italo-francese e facciamo appello agli Stati membri per il rispetto della normativa europea e per la creazione di canali sicuri per le persone in fuga.

Cosa succede a Ventimiglia

A Ventimiglia è in atto una vera e propria emergenza umanitaria. Sono circa 700 i migranti che si trovano qui nel pieno dell’inverno: 500 vivono nel centro di transito gestito dalla Croce Rossa, mentre oltre 200 dormono all’aperto nel campo improvvisato lungo il greto del fiume Roia.

Tra loro circa 1 su 3 sono minori non accompagnati, che dopo non aver ricevuto la protezione a cui hanno diritto in Italia, si vedono respinti con brutalità dalle autorità francesi, costretti in un “limbo” dove sono fantasmi, in una condizione di spaesamento, isolamento e abbandono. La gran parte tenta di attraversare il confine con la Francia, mettendo a rischio la propria vita lungo sentieri di montagna, la ferrovia o i cavalcavia dell’autostrada.

Chi sono i migranti di Ventimiglia

Sono quasi tutti fuggiti da paesi in guerra (Sudan, Iraq, Afghanistan, Eritrea e altri ancora), si ritrovano fuori dal sistema di accoglienza per i richiedenti asilo.

“Ci sono anche madri con figli molto piccoli, magari a loro volta fuggite quando erano minorenni da conflitti, come quello in Somalia, che si ritrovano a vivere in una totale assenza di diritti e servizi essenziali. Una condizione non lontana da quella infernale della loro provenienza. A loro ogni giorno rivolgiamo tutti i nostri sforzi, distribuendo coperte, scarpe, cappelli per affrontare il freddo della notte” raccontano Chiara Romagno responsabile dell’intervento di Oxfam Italia a Ventimiglia e Simone Alterisio, operatore della Diaconia Valdese.

Cosa facciamo per loro

Dopo più di un anno di lavoro in Sicilia, insieme con Diaconia Valdese siamo intervenuti al confine Italia-Francia per garantire diritti e beni di prima necessità ai centinaia di migranti costretti a sopravvivere in condizioni disumane.

L’unità mobile di Open Europe, costituita da due operatori socio-legali e un mediatore linguistico-culturale, oltre a distribuire kit di prima necessità ai migranti, identifica i casi di abuso soprattutto verso i soggetti più vulnerabili. Fornendo, là dove necessario, assistenza legale per presentare ricorso verso il decreto di respingimento a supporto di un’eventuale richiesta di protezione internazionale. Vengono inoltre date informazioni sui servizi presenti sul territorio e i rischi connessi all’attraversamento della frontiera italo-francese. 

Cosa chiediamo all’Unione Europea

I minori migranti hanno diritto di chiedere protezione internazionale in qualunque Stato membro dell’Unione europea si trovino. A stabilirlo è una sentenza del 2014 della Corte di Giustizia, per questo i respingimenti dalla Francia sono un abuso intollerabile.

Chiediamo quindi alla Commissione europea e agli Stati membri che vengano messe in atto tutte le procedure affinché i diritti – in particolare di minori fuggiti da guerre, persecuzioni e povertà – vengano sempre garantiti. 

In particolare chiediamo all’Italia che riduca i tempi necessari per le procedure di ricongiungimento familiare e garantendo così canali di accesso sicuro verso l’Europa.

I paradisi fiscali privano tutti di risorse

I paradisi fiscali ci deprivano di risorse e servizi pubblici

I paesi in lista

La prossima settimana l’Unione Europea pubblicherà una lista nera dei paradisi fiscali: ma per essere credibile ed efficace dovrebbe includere almeno 35 paesi extra Ue, oltre che 4 stati membri come Irlanda, Lussemburgo, Paesi Bassi e Malta. La proposta nel nostro nuovo rapporto La lista nera sfumata di grigio.

Perché parliamo di lista grigia?

Negli ultimi mesi l’Unione Europea ha analizzato 92 paesi e giurisdizioni extraeuropee sulla base di una serie di criteri che includono la trasparenza fiscale e l’esistenza di regimi fiscali che favoriscono il trasferimento di profitti su larga scala.

Ma questi stessi criteri non sono stati applicati agli stati membri, con il risultato che alcuni tra i principali paradisi fiscali non compariranno nell’elenco.

 Il processo ufficiale di inserimento nella lista avviene nella più totale segretezza, lasciando i cittadini all’oscuro di tutto e permettendo ai paesi-paradisi di sfruttare il proprio potere d’influenza politica ed economica.

Il rischio è quindi quello di ritrovarsi ad avere a che fare con un documento tanto vuoto, quanto inutile ai fini della risoluzione di un problema così grave.

Nel nostro rapporto La lista nera sfumata di grigio abbiamo usato quegli stessi criteri per analizzare i 28 paesi Ue, oltre i 92 presi in esame, arrivando alle conclusioni che Irlanda, Lussemburgo, Paesi Bassi e Malta dovrebbero essere inclusi nella lista; mentre tra i 92 messi sotto esame, almeno 35 possono essere considerati paradisi fiscali.

Le nostre raccomandazioni

  •  L’Unione europea deve potenziare i propri criteri di blacklisting includendovi tutte le pratiche fiscali dannose ed estendere l’analisi anche ai propri Stati membri.
  • L’Unione Europea deve anteporre gli interessi dei cittadini a quelli dei paradisi fiscali e delle grandi corporation, se intende avviare un processo virtuoso di correzione del sempre più insostenibile divario tra ricchi e poveri del nostro tempo.
  • Servono sanzioni rapide, efficaci e concrete per quei paradisi iscritti nella lista nera. Solo così potremo assicurarci che a quei paradisi lo siano anche di fatto.

Centinaia di milioni di persone al mondo soffrono la fameA 50 anni dalla carestia del Biafra, è ancora una volta emergenza fame in Africa.

I dati sono spaventosi, e purtroppo non accennano a migliorare: 30 milioni di persone in Sud Sudan, nel bacino del Lago Chad e nel Corno d’Africa non hanno cibo e acqua per sopravvivere.

Più di 1,5 milioni di bambini sono a rischio di morte per denutrizione, malnutrizione e malattie correlate.

La fame non è frutto di una mancanza di cibo. Questa situazione è il frutto di un vergognoso fallimento dei leader e delle istituzioni internazionali.

Siamo di fronte alla più grave emergenza alimentare del mondo. Se venisse lasciata irrisolta, malnutrizione e morte aumenteranno esponenzialmente, portando a una vera catastrofe umanitaria.

Cosa fa Oxfam

  • Corno d’Africa: in Somalia, Kenya ed Etiopia, tra i paesi più colpiti dagli effetti di El Niño, forniamo assistenza alimentare.
  • Sud Sudanconsegniamo aiuti alimentari per sostenere la popolazione nel suo sforzo di sopravvivenza.
  • Lago Chad: nella regione, che comprende parte della Nigeria, Niger, Camerun e Chad, lavoriamo ogni giorno per assicurare acqua e assistenza alimentare, assistendo le persone che nella fuga da Boko Haram hanno lasciato tutto e le comunità ospitanti.
YEMEN
Dal marzo 2015, violenze e raid aerei hanno spinto 3.1 milioni di persone ad abbandonare le proprie case; 21 milioni di persone hanno bisogno di assistenza umanitaria, e 14.1 milioni non possono permettersi abbastanza cibo. Dai primi di agosto, dopo un periodo di trattative e parziale cessate il fuoco, le violenze sono ricominciate; i prezzi del cibo sono alle stelle e sono milioni i bambini che rischiano letteralmente di morire di fame. Oxfam ha aiutato a oggi più di 900.000 persone portando acqua, buoni pasto, aiuti in denaro e kit igienico sanitari.
SUDAN
El Nino, aggravato dai cambiamenti climatici, sta spingendo alla fame e alla sete milioni di persone nel mondo. In Sudan 3,5 milioni di persone, di cui 250.000 in Darfur, sono stati colpiti dall’emergenza siccità. Oxfam lavorerà con le comunità pastorali e agro-pastorali più vulnerabili e i rifugiati provenienti dalle aree di conflitto al confine con il Sud Sudan, riabilitando pozzi e fornendo kit igienici e latrine nei campi per sfollati Nei territori meridionali dello stato del nord Darfur, dove si concentra il maggior numero di sfollati e comunità colpite dalla siccità, Oxfam riabiliterà 3 pozzi dotandoli di pompa manuale per fornire acqua potabile a circa 30.000 persone.
SUD SUDAN
Dalla crisi politica del 2013, il Sud Sudan è precipitato in una spirale di violenza che sembra non avere fine. Più di 2.5 milioni di persone sono state costrette a lasciare le proprie case nel tentativo di salvarsi: 1.6 milioni di loro sono sfollati all’interno del paese, e più di 830.000 hanno cercato rifugio nei paesi vicini come Etiopia, Kenya, Sudan e Uganda. 4.8 milioni di persone hanno disperatamente bisogno di assistenza umanitaria. Dall’inizio della crisi, Oxfam ha portato aiuto a quasi 860.000 persone in otto stati, garantendo accesso ad acqua potabile, costruendo latrine e servizi igienici nei campi per sfollati, coordinando la distribuzione di cibo, provvedendo carburante e incentivando la creazione di fonti di reddito. Abbiamo lavorato a fianco di 350.000 contadini e produttori per aiutarli a migliorare la produzione agricola e ricostruire il proprio futuro. A Juba, abbiamo aiutato 20.000 persone a fronteggiare l’epidemia di colera somministrando acqua potabile e promuovendo pratiche igieniche.
SIRIA
In Siria, centinaia di migliaia di persone vivono sotto la minaccia della violenza e delle bombe. Metà degli abitanti del paese sono fuggiti, e coloro che rimangono hanno disperato bisogno di aiuto. Più di 4.8 milioni di persone hanno trovato rifugio nei paesi limitrofi, come Giordania, Libano e Turchia. Tre quarti di loro sono donne e bambini. Il continuo arrivo di rifugiati preme drammaticamente sulle fragili infrastrutture ed economie di questi paesi: nel solo Libano, una persona su quattro è un rifugiato siriano, e la Turchia ospita più di 2.7 milioni di siriani, oltre a un quarto di rifugiati di altre nazionalità, più di ogni altro paese nel mondo. In Siria, Giordania e Libano, Oxfam aiuta più di 1.5 milioni di persone garantendo acqua potabile, servizi igienico sanitari e sostegno economico.
ITALIA
Tra gennaio e agosto 2016 più di 100.000 persone sono arrivate in Europa dal Mediterraneo, una delle rotte più pericolose al mondo. Purtroppo molto spesso, anche all’arrivo, queste stesse persone sono vittime di abusi e violazioni dei propri diritti. Oxfam lavora con i richiedenti asilo in Sicilia e in Toscana garantendo assistenza legale e psicologica, attraverso progetti di accoglienza diffusa che hanno come obiettivo quello della piena indipendenza e integrazione delle persone, nel rispetto dei loro diritti fondamentali.
ITALIA
Le scosse degli ultimi giorni in Centro Italia hanno pesantemente aggravato le condizioni della popolazione coinvolta nel terremoto del 24 agosto scorso, che ha causato 297 vittime e 4.013 sfollati, già ospitati nelle strutture allestite in Umbria, Marche, Lazio e Abruzzo. Oggi siamo di fronte a ulteriori danni alle infrastrutture, alle strutture pubbliche, alle vie di comunicazione e al patrimonio culturale e a un aumento considerevole del numero di sfollati. Oxfam Italia si è attivata nei giorni immediatamente successivi al sisma di agosto insieme alle organizzazioni sul territorio per valutare i bisogni prioritari non ancora coperti, in linea con la propria missione e visione. Il nostro intervento, allora come oggi, si focalizza sull'assistenza psicologica comunitaria alle vittime, attraverso il sostegno e la collaborazione con il partner GUS (Gruppo Umana Solidarietà), offrendo un aiuto personalizzato in base alle singole esigenze, con una media di 30 interventi realizzati e 20 utenti raggiunti ogni settimana.
IRAQ
La situazione in Iraq si sta facendo sempre più grave. Più di 10 milioni di persone – metà delle quali bambini – hanno bisogno di assistenza umanitaria, mentre 3.4 milioni sono sfollati. Dal marzo di quest’anno le operazioni militari hanno causato la fuga di quasi 150 mila profughi lungo il cosiddetto “corridoio di Mosul” e oggi centinaia di migliaia di civili rischiano di essere intrappolati durante l’offensiva in corso per riprendere la città dall’ISIS, che rischia di creare più di un milione di profughi. Oxfam lavora in più di 50 villaggi lungo il governatorato di Diyala; recentemente ha incrementato le proprie attività lungo il corridoio di Mosul, nei governatorati di Salah Al-Din e Ninewa. Lavoriamo inoltre a Qayyarat, 80 km a sud di Mosul, una zona strategica tra due territori controllati dall’ISIS, garantendo acqua, servizi igienici, coperte e rifugi. Durante l’offensiva verso Mosul prevediamo di aiutare 60.000 persone.
HAITI
Sono 1,4 milioni le persone che hanno bisogno di aiuto umanitario in seguito al passaggio dell’uragano Matthew su Haiti, che ha lasciato dietro di sé morte e distruzione in un contesto già enormemente vulnerabile, in cui ancora oggi vi sono 60.000 sfollati dal terremoto del 2010. Migliaia di abitazioni sono andate distrutte, e in intere regioni i raccolti sono andati perduti; c’è un reale rischio di epidemie di colera e di casi di malnutrizione. Il nostro staff sta distribuendo kit igienico-sanitari, pasticche per la potabilizzazione dell’acqua e installando serbatoi di acqua pulita.
GAZA
Dopo nove anni di blocco israeliano, 1.8 milioni di palestinesi sono ancora intrappolati nella Striscia, e due anni dopo la guerra del 2014 la loro vita è peggiorata. I bisogni umanitari sono enormi: più di 100.000 persone non hanno più una casa, 75.000 sono sfollati, il 96% dell’acqua non è potabile e solo il 9.7% delle abitazioni è stato ricostruito. Oxfam sta aiutando 700.000 persone garantendo acqua potabile, servizi igienico sanitari e sostenendo l’economia locale, facendo pressione per la fine del blocco e perché venga fatta una pace duratura che garantisca sicurezza ai civili.
ECUADOR
Il 18 aprile 2016 un terremoto di 7.8 gradi della scala Richter ha colpito l’Ecuador causando 670 morti, , più di 6.274 feriti, oltre 10.500 edifici distrutti colpendo quasi 750.000 persone. Oxfam ha iniziato fin da subito, in collaborazione con le istituzioni governative e le associazioni locali, le attività relative alla somministrazione di acqua potabile e l'installazione di strutture igieniche (docce e latrine) a beneficio delle persone ospitate nel rifugio vicino al vecchio aeroporto di Portoviejo, lavorando per riabilitare le condotte idriche in 5 municipalità e 8 comunità della provincia più colpita. Fino a oggi, abbiamo aiutato 75.000 persone in 30 comunità.
BACINO DEL LAGO CHAD
Quasi sette anni di violento conflitto che ha coinvolto le milizie di Boko Haram e l’esercito ha portato a una crisi umanitaria devastante nel bacino del Lago Chad, interessando Nigeria, Niger, Chad e Camerun. 2.6 milioni di persone hanno abbandonato le proprie case e terre. Una crisi che riporta livelli allarmanti di violenze sessuali e violazioni dei diritti umani, che ha devastato le attività agricole e produttive, spingendo alla fame intere comunità. In alcune regioni da tre anni non vi sono raccolti e i prezzi degli alimenti sono alle stelle. 6.3 milioni di persone sono vittime di insicurezza alimentare, e mezzo milione di bambini sono gravemente malnutriti. Dal maggio 2014, Oxfam ha aiutato 268.000 persone; stiamo lavorando oggi in tre paesi, e pianifichiamo di raggiungere più di 1.5 milioni di persone per la fine del 2017. Distribuiamo cibo, acqua potabile, kit igienico sanitari, rifugi di emergenza, semi e attrezzi agricoli, promuovendo attività generatrici di reddito e prevenendo la trasmissione di malattie all’interno dei campi per sfollati.
Cibo per la mente
Gli alunni analizzano le disparità del sistema alimentare globale per imparare, pensare e agire come cittadini globali attivi.
Educazione interculturale attraverso gli studi religiosi
Educazione interculturale per favorire il rispetto delle identità culturali, sociali e religiose.
Make the Link. Tecnologia e Scienza Contro la Povertà
Sviluppa le competenze scientifico-tecnologiche degli alunni inserendoli nel contesto dell’attualità globale per comprendere i problemi che affrontano i paesi in via di sviluppo.
Casebook
Fornisce strumenti concreti per il lavoro quotidiano degli orientatori professionali, formatori di orientatori professionali, studenti universitari e profili che lavorano nell’integrazione lavorativa dei migranti.
Mobnet
Un progetto di mobilità finanziato dalla Commissione Europea che vuole incoraggiare uno scambio transfrontaliero di conoscenze, esperienze e capitale umano fra giovani e aspiranti imprenditori della sponda nord e sud del Mediterraneo.
Be your own boss
Educazione e imprenditorialità, per uno sviluppo incrociato e trasversale del lavoro e un percorso di apprendimento creativo e dinamico, capace di lasciare i futuri imprenditori liberi di lanciare il loro progetto aziendale con successo.
Mednet
Un progetto finanziato dalla Regione Toscana per rafforzare la consapevolezza e il lavoro di associazioni giovanili della sponda nord e sud del Mediterraneo che vogliono giocare un ruolo attivo nella comprensione dei processi di cambiamento culturale, economico, politico e sociale.
Douglas
La prestigiosa catena di profumerie anche quest’anno ospiterà i volontari Oxfam per fare i pacchetti di Natale, per sostenere le nostre attività nelle principali emergenze umanitarie.
Huawei
L’azienda quest’anno ha sostenuto per il secondo anno consecutivo, in diverse scuole italiane il progetto “Make the Link, Technology Supporting Emergencies” per evidenziare il ruolo della tecnologia nelle emergenze. L’azienda ha coinvolto anche i propri dipendenti e devoluto il ricavato del Huawei Christmas Concert 2016 a favore di Oxfam Italia.
Molino Rossetto
La storica azienda di Padova, impegnata con noi dal 2015 in Ecuador, ha risposto al terremoto che ha colpito il Paese nel giugno del 2016 con attività di raccolta fondi e sensibilizzazione, e con l’impegno personale di Chiara Rossetto, CEO dell’azienda di famiglia e testimonial Oxfam.
Lavazza
A fianco di Oxfam Italia da molti anni, conferma il proprio sostegno alle attività dell’organizzazione e in particolare la propria sensibilità per gli aiuti in situazioni di emergenza.
Yoga Essential
A fianco di Oxfam Italia da alcuni anni, anche con una linea di abiti dedicata, ha risposto ancora una volta con entusiasmo alla richiesta di appoggiare la raccolta fondi per reagire alle emergenze. Fondamentale l’entusiasmo della sua fondatrice, Elena Vitale, nel creare occasioni ad hoc per coinvolgere un pubblico sempre più vasto di sostenitori.
Aveda
In Italia Aveda prosegue la sua collaborazione con Oxfam con la quale dà vita a numerose attività volte ad accrescere l’attenzione e la visibilità della campagna per il Mese della Terra e a incrementare la raccolta fondi per intervenire nelle più gravi emergenze del mondo portando acqua potabile.
Fondazione Zegna
Insieme nei Territori Occupati Palestinesi per migliorare la condizione di vita della comunità beduina dando voce ai loro diritti e per rilanciare il ruolo delle donne e dei giovani.
Fondazione Lavazza
Ci aiuta a sostenere le attività dell’organizzazione con una particolare sensibilità per gli aiuti in situazioni di emergenza.
Aziende al nostro fianco
Alessandro Enriquez, Alessi, Artoni Trasporti, Aveda, Banner Boutique, Barilla, Chopard, Coin, Coop, Cordenons, Costa Crociere, Damiani, Edenred, Expo 2015, Fao & Ifad, Ferrero, Fidenza Village, Fondazione Cariplo, Fondazione Giuseppe e Pericle Lavazza, Fondazione Intesa Sanpaolo, Fondazione Telecom, Fondazione Zegna, Goodyear, Gucci, Huawei, Il Gufo, Intesa San Paolo, Io Donna, Iswa, Kedrion, Lario Hotels, Lavazza, Lebole Gioielli, Living, Metroweb, Mondelez, Molino Rossetto, Montblanc, Next Economia, Nielsen, Okite, Private Griffe, Qc Terme, Qvc, Roger Vivier, The Circle Italia, Torrefazione Marchi, Trevalli Cooperlat, UBS, Uila, Wearessential.
filarete srl
Digital Agency Firenze

www.filarete.eu