Morte nel Mediterraneo e violazioni dei diritti umaniA due anni dalla firma, l’accordo Italia-Libia sulle migrazioni, sostenuto dall’Unione europea, continua a produrre morti nel Mediterraneo e a favorire la detenzione nei centri libici di migliaia di uomini, donne e bambini in fuga da guerre e fame.  In due anni sono annegate 5.300 persone, di cui 4000 solo nella rotta del Mediterraneo centrale.

La strategia messa in atto dal governo italiano e dall’Ue – incurante dei vincoli del diritto internazionale – mostra tutta la sua inadeguatezza nella gestione di politiche di ingressi regolari nel nostro continente e di meccanismi di redistribuzione automatica dei migranti tra gli Stati membri.

Lo denunciamo con Accordo Italia-Libia: scacco ai diritti umani in 4 mosse, il nuovo rapporto che abbiamo diffuso oggi in collaborazione con Borderline Sicilia.

È necessaria un’inversione di rotta, verso l’attuazione di politiche di aiuto e cooperazione improntate al rispetto dei diritti umani e alla costruzione di un ambiente sicuro in Libia e in Europa.

Quali sono le quattro mosse con cui si compie un vero e proprio scacco ai diritti umani?

Mossa numero 1. Guardia Costiera libica, un attore illegittimo

Se la Libia non è un porto sicuro, come più volte ribadito anche a livello europeo, si può continuare a ritenerla attore legittimo di una zona di ricerca e soccorso con la sua Guardia costiera?

Secondo le stime, in questo momento serve solo a intrappolare migliaia di migranti, esponendoli a sistematiche e quotidiane violazioni, torture e abusi di ogni sorta, in campi di detenzione equiparabili a lager ufficiali e non ufficiali.

“[…] La prigione di Bani Walid era un hangar mentre a Sherif eravamo rinchiusi in un tunnel sotterraneo dove si viveva costantemente al buio. In tutto ho vissuto un anno e mezzo di detenzione in entrambe le prigioni, dove tutti vivevamo in condizioni terribili, con tantissime persone che si ammalavano – ha raccontato A.A. eritreo, 28 anni, rapito da una delle tante bande libiche, agli operatori di Oxfam e Borderline –  Le persone ammalate non ricevevano cure. In molti sono morti e sono stati sepolti come animali. Le donne invece venivano violentate di fronte a noi. Venivamo picchiati ogni giorno dalle guardie carcerarie, che ci hanno costretto a chiedere un riscatto alle nostre famiglie”.

Un film dell’orrore che si interrompe, a quanto pare, solo durante le ispezioni delle Nazioni Unite nei campi di detenzione.

“Nei giorni in cui il personale delle Nazioni Unite è venuto dove eravamo detenuti ci hanno trattato bene, permesso di lavarci, vestirci, mangiare e fatto fare un check up medico – ricorda R.M. guineano, 26 anni, rapito da una delle bande di strada di Tripoli – Non appena però lo staff delle Nazioni Unite se ne è andato, le cose sono cambiate immediatamente. Ci hanno ripreso tutto quello che ci avevano dato: cibo, vestiti, sapone”.

Nel 2018, la guardia costiera libica ha intercettato 15.000 persone e le ha riportate indietro esponendole nuovamente a condizioni disumane. Attualmente, 6.400 persone sono intrappolate in luoghi di detenzione ufficiali in Libia, ma molte di loro sono detenute in “carceri non ufficiali”, alcune delle quali gestite direttamente da gruppi armati libici. Non solo: secondo l’ONU, anche i centri ufficiali in diversi casi sono gestiti dalle stesse persone che sono coinvolte nella tratta di esseri umani e nel traffico di persone – che proprio l’UE e l’Italia si sono impegnate a combattere.

Pertanto, riportare i migranti in Libia non fa che alimentare il traffico di esseri umani.

Mossa numero 2. Da Triton a Themis, meno approdi in Italia, ma più rischi per i migranti.

La principale novità introdotta su richiesta del governo italiano, prevede l’obbligo di sbarco dei migranti e dei naufraghi soccorsi, nel porto più vicino al punto in cui è stato effettuato il salvataggio in mare e non più automaticamente in un porto italiano come succedeva con la missione Triton. Inoltre la linea di pattugliamento delle unità navali coinvolte è stata posta al limite delle 24 miglia nautiche dalle coste italiane, riducendo la zona operativa (Triton arrivava alle 30 miglia). Solo per le persone soccorse all’interno del limite diviene automatico lo sbarco in un porto italiano. Una condizione che espone di conseguenza uomini, donne e bambini innocenti, e in fuga da atrocità, a ulteriori rischi, indipendentemente dalla propria storia, condizione di vulnerabilità o dal paese di provenienza. Il tutto, mentre la rotta del Mediterraneo centrale si conferma la più pericolosa al mondo, con 937 morti e dispersi tra giugno e dicembre 2018 su un totale di 1.311 nell’intero anno.

Mossa numero 3. La politica dei “porti chiusi” e dei pericoli aperti.

Il governo in carica, raccoglie l’impostazione del precedente e la porta all’estremo iniziando una lotta corpo a corpo sia con altri stati membri sia con le imbarcazioni che soccorrono naufraghi. Il caso dell’imbarcazione Lifeline, il secondo dopo quello dell’Aquarius costretta a dirigersi a Valencia dopo un tira e molla tra i vari governi europei, rappresenta il precedente che ha condotto il Consiglio europeo del giugno scorso a includere nelle sue Conclusioni la facoltà per gli Stati membri di subordinare lo sbarco a un accordo preventivo sulla redistribuzione dei migranti a bordo. Una misura che sancisce la rinuncia a cercare soluzioni strutturali e che inaugura una fase in cui le decisioni vengono prese caso per caso.

Oltre alle condizioni disperate a cui sono sottoposti i migranti, come nei ben noti casi Lifeline, Diciotti e SeaWatch, il braccio di ferro tra gli stati europei, partito dall’Italia, continua e continuerà a mettere in pericolo la vita di persone vulnerabili, violando allo stesso tempo la Convenzione europea per i diritti dell’uomo agli articoli 2 (diritto alla vita) e 3 (divieto di tortura e trattamenti inumani o degradanti). Questo però non sembra preoccupare l’attuale Governo italiano, che rifiutando l’autorizzazione allo sbarco sul proprio territorio a tutte le navi coinvolte in azioni di salvataggio in mare, non rispetta le norme del diritto interno e internazionale.

Mossa numero 4. Il nemico alle porte: le Organizzazioni Non Governative.

Tra il 2014 e il 2017, le navi delle ONG nel Mediterraneo hanno salvato la vita di 114.910 persone a fronte delle 611.414 soccorse, pari al 18,8% del totale. Nonostante questo la campagna di screditamento e criminalizzazione partita nel 2017 – che non ha generato alcuna condanna giudiziaria – ha determinato mancanza di soccorsi in mare; violazioni dei diritti umani ai danni dei migranti, perpetrati dalla Guardia costiera libica nel corso delle operazioni di salvataggio; ritardi nella segnalazione di naufragi, non denunciati anche per diversi giorni.

L’appello all’Italia e all’Europa

Chiediamo con forza all’Italia di revocare l’accordo con le autorità libiche, in accordo con l’Ue e altri Paesi europei. Per questo oggi assieme a 50 organizzazioni abbiamo inviato una lettera aperta  ai Governi degli stati membri, con la richiesta di impedire che i migranti salvati in mare vengano riportati nell’inferno della Libia.

Allo stesso tempo, facciamo appello all’Italia affinché interrompa la politica dei porti chiusi e al contrario si faccia promotrice a livello europeo di una nuova missione salvataggio nel Mediterraneo.

All’Unione Europea chiediamo di fare tutti gli sforzi diplomatici possibili, affinché gli stati membri approvino nel Consiglio Europeo la Riforma del trattato di Dublino come votata dal Parlamento Europeo, con la previsione di una redistribuzione automatica dei richiedenti asilo.

La campagna Welcoming Europe – Per un’Europa che accoglie

Oxfam sostiene la campagna Welcoming Europe – Per un’Europa che accoglie che ha l’obiettivo di raccogliere 1 milione di firme nei prossimi 12 mesi in almeno 7 paesi membri.

Firme che saranno consegnate alla Commissione europea con la richiesta di presentare un atto legislativo di riforma in materia di immigrazione, volto a superare le difficoltà dei Governi nazionali nella gestione dei flussi migratori.

Diamo il benvenuto a Stefano De Martino

Stefano De Martino testimonial Oxfam Italia della nuova campagna di sensibilizzazione per l’accesso all’acqua pulita

Stefano De Martino. Credit foto: Ivana Noto

Il ballerino e conduttore sarà testimonial della Campagna per l’accesso all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari che lanceremo in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua del 22 marzo.

L’impegno di Stefano

L’adesione di Stefano De Martino alla nostra Campagna – con la sua nuova società Willy The Whale, fondata insieme a Francesca Pietrogrande – aiuterà a dare voce alle persone più vulnerabili colpite dalle emergenze umanitarie a causa di conflitti, calamità naturali e cambiamenti climatici. Soprattutto donne e bambini.

In Yemen, Siria, Sudan, Indonesia, intere comunità si ritrovano infatti senza mezzi e senza acqua, minacciate da malattie facilmente prevenibili come colera, tifo e dissenteria, ma che in questi contesti, senza un intervento tempestivo, possono divenire letali. Basti pensare all’epidemia di colera che dal 2017 in Yemen ha contagiato oltre 1 milione di persone, causando migliaia di vittime.

Sono onorato di essere il nuovo testimonial di Oxfam Italia perché conosco i loro progetti e credo nella loro operativitàNon vedo l’ora di impegnarmi anche io sul campo insieme a loro. – ha detto De Martino – Sento il dovere di legarmi ai progetti di sostenibilità soprattutto in questo momento storico: questo impegno è una questione personale, fa parte delle mie responsabilità di uomo e di padre”.

Questa campagna di sensibilizzazione segna l’avvio di una collaborazione a scopo umanitario che proseguirà anche nei mesi successivi. È infatti già prevista una missione che permetterà a Stefano De Martino di incontrare le comunità con cui lavoriamo e che sosteniamo e conoscere concretamente i progetti di lotta alla povertà realizzati sul campo.

L’impegno italiano su cooperazione allo sviluppo e lotta alla povertà

Calano le risorse destinate all’aiuto pubblico allo sviluppo

Il nuovo dossier Cooperazione Italia, ritorno al passato, diffuso oggi da Openpolis e Oxfam illustra e spiega come le stime relative alle risorse che il governo intendeva destinare all’aiuto pubblico allo sviluppo (aps) e dunque alla cooperazione internazionale sono completamente disattese, dalla legge di bilancio approvata il 30 dicembre scorso.

Nella nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza. che indica gli obiettivi della legge di bilancio presentata a settembre era infatti previsto, che il rapporto dell’aiuto pubblico con la ricchezza nazionale (aps/rnl) si sarebbe assestato allo 0,33% nel 2019, per poi crescere allo 0,36% nel 2020 e addirittura allo 0,40% nel 2021, mostrando la volontà di superare l’impegno intermedio dello 0,30% sottoscritto in sede Nazioni Unite e raggiunto nel 2017 con 3 anni di anticipo.

Promesse disattese nella nuova legge di bilancio

Con queste cifre, nel 2020 il rapporto aps/pil secondo alcune stime potrebbe calare allo 0,26 tornando a livelli inferiori al 2016.

Per il governo il tema della cooperazione non è tra quelli prioritari. Non si tratta solo di mancare gli obiettivi, effettivamente ambiziosi, che il governo si era posto con la nota di aggiornamento al Def, ma di un significativo calo dell’aps.

L’aiuto gonfiato e l’aiuto genuino

Dal 2012 al 2017 l’Italia ha destinato risorse sempre maggiori all’aps. Questo aumento  è stato in buona parte trainato dalla crescita della voce “rifugiati nel paese donatore”, quasi un terzo del totale dell’aiuto pubblico ancora nel 2017. Si tratta del cosiddetto “aiuto gonfiato”, quello destinato a coprire le spese per l’accoglienza dei rifugiati e per la cancellazione del debito e non a finanziare progetti di cooperazione. Denaro che non varca i confini dell’Italia e che non viene utilizzato per gli scopi propri dell’aiuto allo sviluppo: la lotta alla povertà e il raggiungimento degli obbiettivi di sviluppo sostenibile indicati dall’Agenda 2030.

La quota di aps bilaterale – ossia il flusso diretto di risorse che va da dall’Italia ai paesi in via di sviluppo – in cui vengono conteggiate tali risorse, è infatti cresciuta costantemente negli ultimi anni passando dal 22,8% nel 2012 a più del 50% nel 2017. Tenuto conto di questo elemento distorsivo, si vede che l’andamento dell’aps al netto dell’aiuto gonfiato, ovvero quello che può essere definito genuino o puro è crollato nel 2012 e ha ripreso a crescere in maniera molto graduale tornando sui valori iniziali solo nel 2015. In quegli stessi anni però cresceva parallelamente in maniera molto più sostenuta la spesa italiana per affrontare la crisi migratoria superando, nel 2016, l’aps puro o genuino.

Nonostante tra il 2017 e il 2018 lo sbarco di migranti in Italia sia calato di oltre l’80%, la legge di bilancio mantiene per il triennio 2019-2021 consistenti stanziamenti per la parte della cooperazione internazionale gestita dal ministero dell’interno: al Viminale infatti continueranno in media ad essere destinati 1,6 miliardi di euro all’anno.

La diminuzione di risorse destinate ai paesi in via di sviluppo significa sostanzialmente meno soldi per cibo e acqua, salute, istruzione di base che sono elementi determinanti per combattere la povertà.

Controllo delle frontiere e strumentalizzazione dell’aiuto allo sviluppo

È un dato di fatto che l’Unione europea, verso cui confluisce una parte dell’aps italiano, ha scelto di investire in maniera crescente nel controllo delle frontiere in Africa. Questo è avvenuto in particolare attraverso il Trust fund di emergenza per l’Africa istituito nel 2015 al vertice euro-africano de La Valletta e di cui l’Italia è il secondo contributore con 110 milioni di euro.

Con un budget di 4,1 miliardi di euro – provenienti per il 95% da risorse per lo sviluppo – il Trust Fund ha utilizzato un’ampia quota delle sue risorse, pari al 35%, per l’attività di controllo delle frontiere. Si tratta ancora una volta di una tendenza che rischia di produrre una distorsione delle finalità dell’aiuto allo sviluppo.

Per far sì che la cooperazione allo sviluppo continui a essere strumento di contrasto alle disuguaglianze e di giustizia sociale è necessario distinguere le politiche di cooperazione vere e proprie da quelle di controllo e gestione delle frontiere nei paesi di origine e transito delle rotte migratorie mediterranee.

Dall’analisi dei dati definitivi del DAC (il comitato sviluppo dell’ Ocse) per il 2017, oltre la metà dell’aps bilaterale nel 2017 è andato all’accoglienza dei rifugiati, mentre all’agricoltura – considerata priorità nelle strategie  della nostra cooperazione  – l’Italia ha destinato a solo l’1,7%;  non godono di finanziamenti significativi neanche istruzione  e sanità di base  che ricevono complessivamente poco più del 10%. Inoltre non risulta confermato l’impegno preso nei confronti dei paesi agli ultimi posti nei livelli di sviluppo (LDC): l’Italia è tra gli stati che donano meno a tali paesi, con un misero 0,06%, del proprio aiuto pubblico, percentuale lontanissima dallo 0,15% raccomandato dall’ONU ai paesi donatori.

Appello per non tornare indietro

Sulla base di questi dati, emerge la necessità di una rapida inversione di rotta e per questo facciamo a Governo e Parlamento le seguenti raccomandazioni:

  • La riprogrammazione delle risorse dell’aps in ambito triennale tale da garantire almeno il raggiungimento dello 0,30% nel 2020.
  • Rafforzare il coordinamento e la coerenza a livello interministeriale nella definizione di una strategia corrispondente a un uso appropriato delle risorse.
  • Garantire che le risorse progressivamente rese disponibili dalla diminuzione dei flussi migratori vengano utilizzate in modo efficace e coerente per gli obiettivi propri della cooperazione e dell’agenda 2030.
  • Aumentare le risorse da destinare ai paesi ultimi nella classifica dei tassi di sviluppo (ldcs) e garantire la coerenza tra obiettivi dichiarati, temi e paesi prioritari, risorse effettivamente allocate.

 

La pubblicazione del rapporto di Oxfam alla vigilia del meeting annuale del Forum Economico Mondiale di Davos, intitolato quest’anno “Bene Pubblico o Ricchezza Privata?”, stimola in molti paesi, Italia compresa, un ampio dibattito pubblico. Non mancano obiezioni alle nostre analisi. Riteniamo opportuno replicare qui ad alcune delle argomentazioni sollevate.

1. Riduzione della povertà estrema

In merito alle affermazioni, sollevate da alcuni commentatori, che Oxfam non riconosca (o persino neghi) i progressi nella lotta alla povertà estrema registrati a livello globale negli ultimi decenni *, Oxfam riconosce, nero su bianco, la drastica riduzione, avvenuta negli ultimi venticinque anni, delle persone che vivono in condizioni di estrema povertà monetaria, quelle che dispongono di un reddito giornaliero inferiore a 1.90 $ (PPA 2011). Nel rapporto abbiamo invece rilanciato l’allarme (si cfr. p. 39 del recente rapporto Piecing Together – The Poverty Puzzle della Banca Mondiale) sul recente rallentamento del tasso annuale di riduzione della povertà estrema. Consapevoli dell’importanza dell’obiettivo di sradicamento della povertà e dei progressi raggiunti in questo senso, il rapporto sottolinea il pericolo di non raggiungerlo se i più poveri continueranno a non godere in maniera più equa dei benefici della crescita entro il 2030 (così come enunciato dall’Agenda per lo Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite).

A proposito della misurazione della povertà estrema, riteniamo utile ricordare come la soglia di 1.90$ al giorno, pur avendo un’importante funzione di catalizzatore dell’azione politica, non costituisce una congrua stima del livello minimo di reddito necessario ad assicurare un livello accettabile di vita. Le storie che arrivano dalle periferie più disparate del mondo in cui operiamo potrebbero aiutare a capirlo: in Myanmar le lavoratrici delle filiere globali dell’abbigliamento guadagnano circa 4$ al giorno, più del doppio del livello di povertà estrema. Per vedersi corrisposta una tale retribuzione sono costrette a lavorare sei o sette giorni a settimana per 11 ore al giorno. Il loro reddito risulta insufficiente per la spesa alimentare e medica, e spesso le costringe ad indebitarsi. In India, le persone che vivono con appena 2$ al giorno mostrano un tasso di mortalità tre volte superiore alla media globale. Se 2$ non sono sufficienti per una nutrizione adeguata o per poter vivere più a lungo, è lecito chiedersi come un simile valore possa considerarsi rappresentativo di una condizione di non-povertà (estrema). Se n’è resa conto anche la Banca Mondiale, introducendo, su raccomandazione della Atkinson Commission on Poverty, ulteriori soglie, più vicine a quelle di povertà nazionale nei paesi a medio reddito.
Le linee di povertà estrema “suppletive” sono fissate a 3.20$ di reddito giornaliero pro capite per i paesi a reddito medio-basso e a 5.50$ per quelli a reddito medio-alto.
Nel 2015 (ultimo anno disponibile) circa un quarto della popolazione mondiale viveva sotto la prima soglia e 3,4 miliardi di persone non superavano la soglia di 5.50$ di reddito giornaliero.

2. Sulla concentrazione della ricchezza e gli “studenti di Harvard”

Alcuni commentatori contestano ad Oxfam di contribuire a presentare come ‘povero’ anche chi non dovrebbe essere trattato come soggetto economicamente vulnerabile. L’argomento usato è il seguente: la ricchezza netta – misura della condizione patrimoniale delle persone – ha una componente positiva (valore degli attivi mobiliari ed immobiliari) e una negativa (debiti). Un giovane studente di una prestigiosa università americana senza asset e indebitato per pagarsi gli studi risulta così più “povero” (in termini patrimoniali) di un contadino del Laos con patrimonio esiguo (ad esempio un piccolo appezzamento di terra). Eppure le prospettive di vita dello studente di Harvard sono decisamente migliori: troverà verosimilmente un lavoro ben retribuito, restituirà il debito, potrà accumulare ricchezza, ecc.

A questo proposito val la pena specificare che Oxfam, al pari di istituti di statistica e organizzazioni economiche e finanziarie internazionali, definisce la povertà monetaria attraverso il (basso) reddito a disposizione di un individuo o una famiglia in termini assoluti o relativi a un bacino demografico. L’attenzione che Oxfam rivolge alla distribuzione della ricchezza netta è legata all’importanza che la condizione patrimoniale riveste per la vita delle fasce più povere della popolazione di un paese. La ricchezza netta fornisce da una parte una misura della resilienza finanziaria (o mancanza della stessa) – ovvero della capacità di resistere a shock improvvisi come raccolti scarsi, spese mediche impreviste o perdita del lavoro, dall’altra è indicativa della capacità delle persone di investire nel futuro e nel miglioramento della qualità della propria vita. Per chi occupa le posizioni apicali della piramide distributiva, la ricchezza rappresenta al contempo una fonte innegabile di potere e influenza. Va da sé che la ricchezza movimentata ed investita può generare reddito e che il reddito permette di accumulare ricchezza. Dunque gli squilibri nella distribuzione della ricchezza possono comportare (sul come e sul quanto il dibattito economico è apertissimo) squilibri nella distribuzione dei redditi e viceversa.

Oxfam non demonizza la ricchezza in quanto tale. Accendiamo i riflettori sull’elevata concentrazione della ricchezza al vertice della piramide distributiva o sull’alta disuguaglianza dei redditi in molti Paesi, perché riteniamo che si debba discutere pubblicamente delle ragioni sottostanti alle distanze economiche tra gli individui di una società e valutare l’accettabilità sotto il profilo di eticità ed efficienza dei meccanismi che le causano. Quanto i divari economici generati sui mercati sono riconducibili a merito, talento, innovazione, propensione al rischio? Quanto peso hanno invece le rendite economiche (monopoli ed oligopoli), il clientelarismo, il condizionamento politico e le rendite di posizione sociale e ereditarie? Quanto le disuguaglianze moderne siano spiegabili da un modello (sempre più aggressivo) d’impresa shareholders-first che penalizza ed esclude un’ampia platea di stakeholder dai benefici realizzati con sforzi collettivi? Qual è il peso, nel mondo globalizzato, delle asimmetrie di potere tra diversi fattori produttivi e quello della crescente finanziarizzazione dell’economia, ma anche della digitalizzazione e dell’automazione del lavoro? Quale impatto sulle disuguaglianze hanno le politiche pubbliche, in ambito fiscale, sociale, del lavoro, della concorrenza?

I dati aggregati sulla concentrazione della ricchezza a metà 2018 ci offrono un panorama sconcertante: il 10% dei titolari di patrimoni più elevati detiene quasi l’85% del net wealth stock globale. L’1% più ricco (tra cui figurano oltre due milioni e mezzo di nostri connazionali con patrimoni netti superiori a 722.000 euro) è titolare di quasi la metà della ricchezza netta aggregata e ha beneficiato, in termini reali, di quasi il 46% dell’incremento di ricchezza nel periodo intercorso tra giugno 2017 e giugno 2018. Chi fa parte del top-1% globale? Per il 73% si tratta di cittadini residenti in Europa e Nord America. Per fare parte della metà più povera (in termini patrimoniali) del pianeta, basta oggi disporre di una ricchezza che non supera i 3.490 euro. Questo gruppo, che possiede appena lo 0,4% della ricchezza netta del pianeta, è costituito per oltre due terzi da cittadini africani, latino americani, indiani e dei paesi a basso e medio-basso reddito dell’area Asia-Pacifico.

A livello aggregato il debito rappresentava a metà 2018, secondo le stime di Credit Suisse, il 13% della ricchezza netta. La sua dispersione tra i decili della popolazione globale non è tuttavia uniforme. Nel 2018 la quota di debito detenuta dal decile più povero del pianeta (tra cui gli indebitati netti come lo studente di Harvard) rappresentava ad esempio poco più del 3% del debito complessivo. Non è un’osservazione da poco: la maggior parte del debito figurava tra le componenti negative della ricchezza netta dei decili successivi!

Già due anni fa ci siamo soffermati con attenzione sul primo decile della distribuzione della ricchezza globale (gli indebitati netti), sottolineando come i fattori di rischio individuati dalla stessa Credit Suisse per trovarvisi fossero ben diversi dall’indebitamento universitario (fenomeno esistente ma marginale) o dai debiti finalizzati a investimenti produttivi in grado di garantire all’indebitato prospettive di una vita prospera. La categoria di ‘giovani, single e poco istruiti’ costituiva il profilo a rischio maggiore di povertà patrimoniale. Fattori secondari di rischio erano rappresentati dal ‘fare parte di un nucleo familiare con tre o più figli, dall’essere disoccupati o disabili’. ‘In molti paesi – si leggeva nel rapporto di Credit Suisse del 2016 – il maggior rischio è rappresentato per gli under-35, persone con pochi risparmi e all’inizio del ciclo di accumulazione della ricchezza, ovvero esposte all’indebitamento in un momento di crescita dei tassi di disoccupazione giovanile’ (con poche prospettive di una retribuzione medio-alta a breve termine). Nei paesi ricchi l’indebitamento interessa inoltre rappresentanti dei ceti più poveri (di reddito), costretti a ricorrere a prestiti per la sopravvivenza. Riproponiamo ai nostri lettori i dettagli della pregressa analisi.

3. Servizi equi anche nel privato, è possibile?

In terzo luogo, ci preme soffermarci su un argomento ricorrente nelle critiche sollevate al lavoro di Oxfam – quello secondo il quale l’accessibilità dei servizi educativi, sanitari, sociali, (il loro costo diretto o indiretto per i cittadini-utenti) non dipenda affatto dalla natura del gestore, pubblico o privato, che li eroga. Oxfam contesta, con dati ed evidenze provenienti da alcuni dei 90 paesi in cui opera, questa analisi. Il terzo capitolo del nostro rapporto si sofferma sulla limitata accessibilità alle cure garantita dal servizio sanitario privatizzato in India e sul fallimento dei programmi pubblico-privati di contrasto alla dispersione scolastica nel Punjab (Pakistan). Per citare solo alcuni degli esempi.

4. Sistemi fiscali progressivi – alcune precisazioni

Un ulteriore argomento su cui alcune critiche fanno leva è la contestazione della graduale riduzione di progressività dei sistemi fiscali in molti Paesi. Alcuni commentatori rilevano che, relativamente alla tassazione dei redditi delle persone fisiche, sebbene le aliquote massime d’imposta si siano drasticamente ridotte negli ultimi 35-40 anni, come evidenzia Oxfam, la quota di gettito fiscale ascrivibile all’1% in alcuni Paesi è cresciuta. Tuttavia proprio in questi paesi il reddito è oggi molto più concentrato tra i percettori di redditi più elevati. Un’aliquota nominale più bassa su uno stock di reddito significativamente incrementato può ancora produrre un gettito fiscale maggiore rispetto a quello generato dai percettori di redditi più bassi. Succede anche nei sistemi a progressività nulla e.g. ad aliquota unica (senza deduzioni e detrazioni): la quota di gettito dei high earners è più alta di quella dei redditi più bassi. Quanto? Anche tanto, se il reddito è particolarmente concentrato.

Sul fronte delle politiche fiscali la denuncia del rapporto di Oxfam è duplice. Oltre a riflettere sullo spostamento del carico fiscale da ricchezza e redditi da capitale a redditi da lavoro e consumi e sulla riduzione del grado di progressività dei sistemi impositivi, poniamo anche l’accento sulla dimensione insostenibile degli abusi fiscali nazionali ed internazionali che ogni anno privano gli erari pubblici di miliardi di euro indispensabili al rafforzamento dei sistemi di welfare, investimenti pubblici in ricerca, il finanziamento di politiche di lotta alla povertà o politiche attive del lavoro. Accendendo i riflettori sui paradisi fiscali societari – l’estrema rappresentazione della forsennata corsa globale al ribasso in materia di fiscalità d’impresa – e sulle giurisdizioni fiscali segrete che consentono rispettivamente a grandi imprese multinazionali e individui facoltosi di “ottimizzare”, legalmente e illecitamente, il proprio carico fiscale, abbassando consistentemente le proprie aliquote contributive effettive.

 

* […] non è vero che la povertà sia in continua crescita. Anzi, la sua costante riduzione è forse il più importante fenomeno sociale degli ultimi decenni, e lo dobbiamo all’odiata globalizzazione e agli odiatissimi mercati. E’ curioso che a Oxfam sia sfuggito il primo grafico di uno studio della Banca mondiale, pure citato: le persone che vivono in condizioni di povertà estrema nel mondo sono letteralmente crollate da 1,9 miliardi nel 1990 (il 35,9 per cento) a 736 milioni nel 2015 (il 10 per cento). Ci vuole una bella faccia tosta a negare questi immensi progressi […] (Stagnaro, il Foglio, 23 gennaio 2019)

 

 

Dal 22 al 25 gennaio leader politici ed esponenti del mondo economico internazionale si incontrano a Davos in Svizzera per il meeting annuale del Forum Economico Mondiale.

Alla vigilia del meeting, pubblichiamo il nostro nuovo rapporto “Bene pubblico o ricchezza privata?” in cui denunciamo come il persistente divario tra ricchi e poveri comprometta i progressi nella lotta alla povertà, danneggi le nostre economie e alimenti la rabbia sociale in tutto il mondo.

Ecco 5 motivi per cui combattere la disuguaglianza è più necessario e urgente che mai.

1. La ricchezza è concentrata nelle mani di pochi

La ricchezza accumulata da un’esigua minoranza di super-ricchi evidenzia l’iniquità sociale e l’insostenibilità dell’attuale sistema economico, in cui la forbice tra ricchi e poveri è sempre più ampia. Lo scorso anno le fortune dei super-ricchi sono aumentate del 12%, al ritmo di 2,5 miliardi di dollari al giorno, mentre 3,8 miliardi di persone, la metà più povera dell’umanità, hanno visto diminuire quel che avevano dell’11%.

In Italia, a metà 2018, il 20% più ricco dei nostri connazionali possedeva circa il 72% dell’intera ricchezza nazionale. E il 5% più ricco degli italiani possedevada solo la stessa quota di ricchezza del 90% più povero.

2. I più ricchi pagano sempre meno tasse

In alcuni paesi, come Regno Unito o Brasile, considerando insieme imposte sui redditi e sui consumi, il 10% più ricco della popolazione paga meno tasse del 10% più povero (in proporzione ai relativi redditi).

Evasione ed elusione fiscale internazionale hanno raggiunto inoltre livelli allarmanti: una cospicua parte di redditi finanziari degli individui più facoltosi svanisce offshore, mentre i redditi di molte imprese multinazionali sfuggono all’imposizione fiscale. Decine di miliardi di entrate fiscali mancanti − che potrebbero finanziare servizi essenziali pubblici − sono il costo degli abusi e della pianificazione fiscale aggressiva delle imprese.

3. La riduzione della povertà estrema rallenta

Assistiamo al rallentamento della fuoriuscita dalla povertà e, nei contesti più vulnerabili del globo come l’Africa sub-sahariana, all’incremento della povertà estrema.

Una dinamica che mette a repentaglio, secondo la Banca Mondiale, il raggiungimento dell’obiettivo di sconfiggere la povertà estrema entro il 2030, obiettivo fissato dall’Agenda per lo Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite. 3,4 miliardi di persone vivono ancora con meno di 5,50 dollari al giorno. Di questi, 2,4 miliardi di persone sono da considerarsi “estremamente povere”, secondo le soglie di povertà riviste dalla Banca Mondiale.

4. L’accesso ai servizi essenziali è precluso a molti

I servizi pubblici sono sistematicamente sottofinanziati o vengono esternalizzati ad attori privati, con la conseguenza che ne vengono esclusi i più poveri. Ecco perché in molti paesi un’istruzione e una sanità di qualità sono diventate un lusso che solo i più ricchi possono permettersi. Nel mondo circa 10 mila persone al giorno muoiono per mancanza di accesso ai servizi sanitari, mentre 262 milioni di bambini non hanno accesso all’istruzione.

5. Gli uomini possiedono il 50% di ricchezza in più delle donne

Vi è una forte correlazione tra disuguaglianza economica e disuguaglianza di genere: società più eque registrano anche condizioni di maggiore parità tra uomini e donne. A livello globale le donne guadagnano il 23% in meno degli uomini. Quest’ultimi possiedono il 50% in più della ricchezza delle donne e controllano oltre l’86% delle aziende. Se il lavoro di cura non retribuito svolto dalle donne a livello globale venisse appaltato ad una singola azienda, il suo fatturato annuo sarebbe di 10.000 miliardi di dollari, pari a 43 volte quello di Apple.

Come porre fine a disuguaglianza e povertà?

Tutti i governi dovrebbero stabilire concreti target e piani di azione, inquadrati in un arco temporale ben definito, per ridurre la disuguaglianza, rispettando l’impegno assunto con l’adozione dell’Agenda 2030 e in coerenza a quanto stabilito dagli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile.

In particolare questi piani dovrebbero includere azioni in queste tre aree:

  • Erogare servizi sanitari ed educativi universali e gratuiti, mettendo fine alla privatizzazione dei servizi pubblici e promuovendo adeguate misure di protezione sociale per tutti.
  • Riconoscere l’enorme lavoro di cura svolto dalle donne, mettendo a disposizione servizi pubblici che possano ridurre l’ammontare di ore di lavoro non retribuito a loro carico, permettendo così un’emancipazione della propria vita professionale e politica.
  • Porre fine a sistemi fiscali che avvantaggiano ricchi individui e grandi corporation, tassando in maniera equa la ricchezza e il capitale, e arrestando la corsa al ribasso sulla tassazione dei redditi individuali e di impresa. È necessario inoltre contrastare le pratiche di evasione ed elusione fiscale da parte di grandi corporation e individui facoltosi.

 

Approfondimenti

Public Good or Private Wealth? Il rapporto integrale in inglese

Bene pubblico o ricchezza privata? Sommario in italiano

Disuguitalia. I dati sulla disuguaglianza economica in Italia. Inserto del rapporto “Bene pubblico o ricchezza privata?”

Scheda metodologica (in inglese)

Oxfam Italia: non si ferma il nostro impegno concreto contro povertà e disuguaglianze

Dal 9 febbraio 2018 Oxfam è stata al centro di una forte attenzione mediatica, partita in Inghilterra sulle pagine del Times e dell’Observer  per poi diffondersi in tutta Europa e in tutto il mondo.

Vogliamo fare chiarezza su cosa sia successo.

L'intervento di Oxfam durante il terremoto ad Haiti

Nel 2010 Oxfam ha risposto in tempi brevissimi all’emergenza umanitaria causata dal devastante terremoto di magnitudo 7,0 MW che si è abbattuto il 12 gennaio dello stesso anno.

1 milione e 200 mila persone sono state soccorse grazie al lavoro di circa 1.000 fra nostri operatori locali e internazionali, che hanno costruito rifugi, portato cibo e distribuito 300 milioni di litri di acqua pulita da bere e per lavarsi, scongiurando così la diffusione del colera.  Per fare tutto questo Oxfam ha raccolto in tutto il mondo 98 milioni di dollari, dei quali ogni centesimo è stato interamente impiegato sul campo.

Mentre la risposta umanitaria era in atto, 7 fra i membri dello staff di Oxfam Gran Bretagna presente in loco, incluso il country director Roland Van Hauwermeiren, sono stati indiziati di frequentare prostitute e di molestie sessuali nei confronti di donne haitiane. È altresì stato ipotizzato che gli stessi uomini avessero tenuto un comportamento simile già nel 2006 in Chad, sempre mentre operavano per conto di Oxfam Gran Bretagna.

Oxfam GB ha immediatamente avviato un’indagine interna sui fatti di Haiti, allo scopo non solo di verificare le eventuali responsabilità dei 7 operatori coinvolti ma soprattutto di tutelare e salvaguardare le potenziali vittime. Le indagini hanno portato alle dimissioni di tre operatori durante il loro svolgimento e al licenziamento di altri 4 alla loro conclusione.

Il 23 febbraio 2018 il governo haitiano ha annunciato la sospensione per 2 mesi delle operazioni di Oxfam Gran Bretagna nel paese, il 13 giugno 2018 questa sospensione è divenuta definitiva, e Oxfam Gran Bretagna non ha più il permesso di lavorare ad Haiti. Pur a malincuore, comprendiamo la decisione del governo haitiano e continueremo ad impegnarci per prevenire qualsiasi forma di prevaricazione e abuso.

Oxfam Italia e altre affiliate, come Oxfam Spagna e Oxfam Quebec, continueranno a lavorare a importanti progetti di sviluppo e ricostruzione in aiuto della popolazione di Haiti. Oxfam come confederazione sta intervenendo a sostegno di 750.000 persone ad Haiti, concentrandosi attualmente su progetti di sviluppo di lungo termine, investendo complessivamente ogni anno 13 milioni di euro (di cui oltre 3 rappresentano il contributo di Oxfam Gran Bretagna).

Sono state inoltre presentate dalla stampa inglese accuse di molestie nei confronti di una ragazza minorenne che prestava volontariato presso uno delle centinaia di Oxfam Shop inglesi. Di queste segnalazioni sarebbe stato informato anche il numero 1 di Oxfam GB, Mark Goldring. Anche in questo caso l’applicazione della procedura è stata tempestiva e rigorosa.

I provvedimenti di Oxfam Gran Bretagna

Non appena conclusasi l’inchiesta interna che ha accertato i gravi fatti di Haiti, nel 2011 Oxfam GB ha immediatamente licenziato 4 collaboratori, mentre altri 3 si erano dimessi già durante le indagini, fra i quali anche Van Hauwermeiren. A partire dal 5 settembre dello stesso anno Oxfam GB, coerentemente ai valori di trasparenza dell’organizzazione, ha presentato i fatti ai mezzi d’informazione, alla Charity Commission britannica e ai principali donatori internazionali. Il 12 febbraio 2018, all’emergere di forti connessioni fra quanto successo ad Haiti e 4 anni prima in Chad, l’attuale Vice Direttrice di Oxfam GB – all’epoca Direttrice dei Programmi di Cooperazione e quindi la responsabile più alta in grado dei programmi ad Haiti – Penny Lawrence ha annunciato le proprie dimissioni. Il 16 maggio 2018 Mark Goldring, Direttore esecutivo di Oxfam Gran Bretagna, ha annunciato le proprie dimissioni, convinto della necessità di proseguire verso un sostanziale cambiamento, auspicandosi che possa essere guidato da una figura che lavorerà a stretto contatto con volontari, operatori, partner, supporter.

Affinché fatti come questi non accadano più, già dal 2011 sono state rafforzate le misure esistenti e recentemente messe in atto nuove procedure di salvaguardia in tutto il mondo. Oxfam, con questa ulteriore iniziativa, si impegna nella gestione dei casi di comportamenti scorretti e di molestie nei progetti umanitari e di cooperazione, a partire dalla prevenzione, all’azione immediata a favore delle vittime, fino a prendere provvedimenti disciplinari di assoluto rigore.

Come scritto nel The Observer domenica 11 febbraio 2018, Megan Nobert, avvocato per i diritti umani e fondatrice di “Report the Abuse”, la prima organizzazione operante per rompere le difese e il silenzio sugli abusi sessuali nel campo umanitario, ha riconosciuto che gli abusi perpetrati ad Haiti sono stati un fondamentale stimolo di cambiamento all’interno di Oxfam e che Oxfam è ora tra le organizzazioni che agiscono da leader in questa battaglia.

 

Da subito un nuovo piano d'azione

Il 16 febbraio 2018 Oxfam, in coerenza a quanto già fatto e dichiarato, aveva infatti annunciato un ulteriore piano d’azione ad ampio raggio per far fronte e prevenire in modo puntuale ogni possibile comportamento scorretto, ovunque sia presente anche solo un membro del nostro staff.

Oltre alla costituzione della Commissione Indipendente è stato raddoppiato il personale impiegato nei processi di salvaguardia e sono stati immediatamente triplicati i fondi dedicati, con uno stanziamento di oltre 1 milione di dollari all’anno.

Oxfam Gran Bretagna ha inoltre pubblicato, lunedì 19 febbraio 2018, tutti i dettagli relativi all’inchiesta interna del 2011. Un passaggio essenziale, fatto subito dopo aver assicurato la protezione dell’identità dei testimoni e delle altre persone innocenti coinvolte nel procedimento. I nomi degli ex- membri dello staff di Oxfam coinvolti sono già stati condivisi con le autorità di Haiti.

Il 16 gennaio 2019 la Commissione Indipendente al più alto livello, voluta da Oxfam come primo punto del piano d’azione globale per garantire che il lavoro dell’organizzazione per salvare e cambiare la vita dei più vulnerabili si svolga in un ambiente sicuro e di reciproco rispetto, ha pubblicato un “rapporto intermedio”.

Il lavoro della Commissione, iniziato a maggio 2018 per concludersi a maggio 2019, ha l’obiettivo di verificare le politiche e le pratiche di salvaguardia esistenti, accompagnando Oxfam nei primi passi del processo di cambiamento culturale e formulando raccomandazioni utili per la nostra organizzazione e per tutto il terzo settore.

Per raggiungere questo obiettivo, la Commissione ha visitato e condotto interviste presso cinque programmi sul campo, il segretariato internazionale di Oxfam e cinque uffici affiliati.  Oltre alla revisione dei documenti pertinenti, ha svolto interviste con lo staff, le comunità locali, le persone che hanno denunciato abusi. I risultati del lavoro svolto fino ad oggi sono confluiti nel  “rapporto intermedio”, accolto con favore dalla leadership di Oxfam International.

Oxfam Italia accoglie il lavoro della Commissione, scaturito da specifici casi di abuso registrati ad Haiti da Oxfam Gran Bretagna. In tal senso Oxfam si è fatta promotrice di una serie di azioni, compresa quella attuale della Commissione, finalizzate al cambiamento culturale della propria organizzazione e da estendere a tutto il sistema, e a un sempre migliore comportamento degli operatori impegnati in Italia e nel mondo. Forte di tale determinazione tutto lo staff si impegna a prendere in attenta considerazione le riflessioni della Commissione, condividendole all’interno, con i partner e in Italia con tutto il Terzo Settore oltreché con tutti i soggetti, pubblici e privati, che possono vivere fatti analoghi nello svolgimento del loro lavoro.

Saranno proprio le donne di Oxfam a guidare questo cambiamento, in pieno spirito di uguaglianza e uguale possibilità di espressione. 15 dei 22 Direttori Generali delle affiliate Oxfam sono donne, e anche la carica di Direttore Generale Internazionale è dal 2013 ricoperta da Winnie Byanyima.

Leggi i progessi del piano di azione globale.

Leggi i progessi del piano di azione italiano.

Negli scorsi mesi abbiamo intensificato il nostro impegno nella prevenzione dello sfruttamento e dell’abuso sessuale, nella protezione dell’infanzia e nel sostegno alle vittime, favorendo l’accesso a canali di denuncia più sicuri e anonimi e attraverso un controllo più efficace delle referenze. Nello specifico, a livello globale, dal 1 aprile al 20 settembre 2018 sono state raccolte e analizzate approfonditamente 7 segnalazioni, a seguito delle quali sono state subito intraprese contro-misure a salvaguardia delle vittime potenziali o accertate. Nello stesso periodo, sempre a livello globale, sono stati presi in esame altri 60 presunti casi di comportamenti inadeguati, su cui ancora sono in corso indagini e approfondimenti. Il numero di casi aperti riflette l’impegno che stiamo mettendo nel promuovere un forte cambiamento culturale e un clima di tolleranza zero nei confronti di comportamenti inappropriati, soprattutto attraverso un chiaro incoraggiamento a segnalarne qualunque evidenza. Di seguito un dettaglio dei 7 casi per cui sono state concluse le indagini:

  • 5 casi si sono verificati in una sede nazionale e 2 in paesi dove sono attivi programmi di aiuto.
  • In 1 caso si è trattato di sfruttamento sessuale in un paese dove sono attivi progetti, che ha causato il licenziamento dell’operatore. La vittima era componente della comunità locale.
  • In altri 2 casi si è trattato di molestie sessuali, avvenute in un’affiliata di Oxfam: ad uno non si è dato seguito per volontà del querelante, nell’altro invece è stato licenziato un consulente esterno.

4 casi hanno riguardato comportamenti inappropriati (come bullismo o linguaggio inappropriato), 2 da parte di volontari. Tre di questi si sono verificati negli uffici di una delle affiliate Oxfam e si sono concluse con un licenziamento, un’azione disciplinare e un corso di formazione e sensibilizzazione. Il quarto caso si è verificato in un paese dove è in corso un programma, ed ha comportato anche qui un corso di formazione e sensibilizzazione per il volontario.

Perché sostenere Oxfam

Solo lo scorso anno Oxfam, con le sue 19 affiliate nazionali, ha operato in oltre 90 paesi nel mondo, portando soccorso e lottando al fianco di quasi 22,3 milioni di persone povere e vulnerabili, la maggior parte donne e bambine. Questo è stato possibile grazie all’impegno quotidiano e globale di oltre 10.000 operatori e quasi 50.000 fra stagisti e volontari.

In particolare Oxfam Italia, per ogni euro raccolto, 77 centesimi ai programmi sul campo, 10 centesimi nella gestione e 13 investiti in comunicazione e raccolta fondi. Così è stato possibile raggiungere circa 402.395 persone che avevano bisogno di aiuto.

Purtroppo nonostante gli sforzi di Oxfam e di tante altre organizzazioni umanitarie, proprio lo scorso anno, per la prima volta in un decennio, il triste conto delle persone che soffrono la fame è aumentato a 815 milioni di cui il 60% sono donne e bambine.

La realtà purtroppo è che ancora oggi la disuguaglianza continua drammaticamente ad aumentare: una ristretta élite accumula enormi fortune, mentre centinaia di milioni di persone vanno verso uno stato di indigenza sempre più grave.

Per questo è opportuno rinnovare e rafforzare il sostegno ad Oxfam e a tutte le realtà, laiche e confessionali, a livello nazionale e internazionale, che lottano quotidianamente contro povertà e disuguaglianze; perché chi ne soffrirebbe davvero, ancora una volta, sarebbero i più poveri e vulnerabili nelle periferie del mondo.

 

Alcuni dei messaggi di supporto che stiamo ricevendo. Grazie.

“Rondine manifesta la propria vicinanza e il proprio sostegno a Oxfam certa che l’operato dell’organizzazione sia improntato nel rispetto del valore della trasparenza e della giustizia e volto accertare la responsabilità dei singoli e a punire i colpevoli oltre che mettere in atto tutte le misure possibili per prevenire in futuro comportamenti scorretti dei propri operatori.
Tali comportamenti sono assolutamente indegni e da condannare ma questi non devono oscurare l’impegno dell’organizzazione e di decine di miglia di operatori e volontari che lavorano per ridurre le disparità sociali e la povertà nel mondo.
Cercare di screditare le Ong agli occhi del mondo senza dubbio, crea una conseguente e probabilmente comprensibile, sfiducia da parte dei cittadini nei confronti delle Organizzazioni umanitarie e a pagare le conseguenze più pesanti sono sempre i più deboli e i più bisognosi d’aiuto che rischiano di vedere interrotti gli aiuti fondamentali che arrivano da Oxfam e da tante altre ONG nel mondo.
Per questo siamo oggi ad esprimere il nostro sostegno a Oxfam invitando a non fermarsi ai fatti di cronaca ma ricordando quanto sia fondamentale il lavoro di tutte quelle realtà, laiche e confessionali, che combattono ogni giorno contro povertà e disuguaglianze a livello nazionale e internazionale perché ancora una volta, chi ne sarebbe penalizzato davvero, sarebbero i più poveri e vulnerabili delle periferie del mondo.”

Associazione Rondine Cittadella della Pace Onlus

“Conosco Oxfam Italia da molti anni. Ho imparato sul campo ad apprezzare il lavoro, la passione e la grande professionalità degli operatori di Oxfam Italia, in situazioni di emergenza così come nell’ordinarietà. Per questo, nei giorni scorsi, quando i riflettori si sono accessi sulle vicende certamente poco edificanti che hanno avuto come protagonisti alcuni operatori di Oxfam inglese ad Haiti, ho immaginato quanto grave potesse essere il danno di immagine ricaduto sull’organizzazione a livello mondiale. Ecco perché voglio esprimere tutta la vicinanza possibile nei confronti dell’organizzazione Italiana, dei suoi dirigenti e di chi la sostiene. Anzi, vorrei cogliere questa occasione per incitarli a portare avanti la propria attività se possibile con ancora maggiore energia e a tenera alta la bandiera di una associazione che svolge un ruolo essenziale in Italia e nel mondo a sostegno dei più bisognosi.”

Vincenzo Ceccarelli

“Purtroppo sono successe cose veramente terribili, sono successe nel 2011 e sono emerse adesso. C’è stata una grandissima polemica, giusta. Però Oxfam Italia non ha nessun coinvolgimento nei fatti. Mi sento di sostenere ugualmente questa organizzazione, che comunque è un’organizzazione serissima. Anche perchè Oxfam ad Haiti ha fatto miracoli. È anche giusto che vengano condannati questi episodi però voglio essere vicina a Oxfam Italia, che in questa vicenda non c’entra niente.”

Margherita Buy

“Cari amici di OXFAM, esprimiamo la nostra vicinanza e il nostro pieno sostegno, consapevoli dell’impegno e la qualità del lavoro che OXFAM svolge ogni giorno, a favore della giustizia e la solidarietà internazionale.”

Anna Maria Donnarumma, Presidente PRO.DO.C.S.

“Ho già avuto modo di esprimere in diretta Radio Rai la solidarietà della Focsiv al Direttore di Oxfam Italia, Roberto Barbieri. Ora voglio aggiungere gli auguri per il futuro, il nostro comune futuro. Ciascuno dei nostri organismi è nato su un sogno: essere soggetti che contribuiscono al bene comune, nei paesi impoveriti e nei nostri dove le disuguaglianze stanno crescendo. Dobbiamo impegnarci a raccontare ai nostri sostenitori ancora di più il senso per cui lo facciamo ed il modo in cui lo facciamo. La loro fiducia non solo è fondamentale ma vitale per incidere insieme sulle ingiustizie.”

Gianfranco Cattai, presidente Focsiv

“Il Centro studi e Ricerche Idos e tutti i suoi membri esprimono la piena solidarietà a Oxfam per gli attacchi ingiustificati a cui è stata recentemente sottoposta l’organizazione a fronte dei casi di comportamento inaccettabile di alcuni suoi membri e senza tenere in nessun conto la vigorosa e netta presa di distanza che l’ONG ha avuto verso gli autori di tali atti, indagati e, una volta ritenuti effettivamente colpevoli delle accuse loro rivolte, licenziati o costretti alle dimissioni.
Riteniamo che mentre Oxfam si sia comportata in maniera ineccepibile, garantendo la certezza del diritto alla protezione, sia a tutte le persone assistite sia, anche, ai propri operatori e funzionari accusati, che sono stati rimossi solo dopo la verifica delle accuse nei loro confronti, l’approccio di una parte dei media e di alcuni esponenti politici sia stato caratterizzato da una generalizzazione scorretta che ha preferito il polverone all’accertamento dei fatti, lo sparare nel mucchio contro l’ONG alla narrazione corretta di quanto era avvenuto.
Purtroppo nel caso della migrazione siamo abituati a tale modus operandi e, se non possiamo meravegliarcene, possiamo però riconoscere laddove si ripresenta, come in questo caso, la cattiva qualità dell’approccio, la narrazione deformata, il pregiudizio nei confronti dei migranti e/o delle ONG, la mancanza di etica nella critica giornalistica e politica, che preferisce il sensazionalismo all’informazione.
Per questo riteniamo necessario non solo esprimere ad Oxfam tutta la nostra solidarietà di studiosi, persone impegnate per difendere i valori condivisi, colleghi, ma anche riaffermare la nostra piena disponibilità a collaborare con loro in futuro.”

Ugo Melchionda, Presidente del Centro studi e ricerche Idos

“A seguito dei tristi avvenimenti che hanno coinvolto il nostro Socio Onorario Oxfam, mi sento di esprimere la mia vicinanza e solidarietà nei confronti dell’organizzazione e del direttore di Oxfam Italia Roberto Barbieri.
Credo fortemente che ciò che è accaduto per mano di pochi non debba distogliere lo sguardo dal duro lavoro che anno dopo anno Oxfam si impegna a portare avanti con assoluta dedizione. Continuo e continuerò quindi a sostenere e promuovere i valori dell’associazione umanitaria e il suo preziosa attività con massima fiducia e rispetto.
Un abbraccio,”

Carlotta Ferrari, Presidente Firenze Convention & Visitors Bureau

“Ho conosciuto da vicino Oxfam Italia nel mio ruolo di responsabile del progetto “Il dono del Coaching” di ICF Italia per Oxfam Italia e sono stata a mia volta uno dei coach che ha donato un percorso di coaching. Oltre al mio coachee e alla referente per il progetto, ho avuto modo di incontrare anche altri dipendenti Oxfam che hanno beneficiato del nostro dono. Una cosa che mi ha colpito ed ho apprezzato tanto è stata la grande passione, l’entusiasmo e la determinazione da parte di tutti nel lavorare e voler migliorare per costruire qualcosa credendo profondamente nella mission di Oxfam. E anch’io di conseguenza ho sentito di dare il mio piccolissimo contributo con il mio dono.
Profondamente colpita da tutto quello che è successo vi invito a non perdere mai il vostro entusiasmo e la vostra passione!”

Annalisa Bardi, Executive Coach

“Sono un’insegnante del Liceo Scientifico “G.Galilei” di Poppi (Ar). Recentemente abbiamo intrapreso un percorso di Alternanza Scuola-Lavoro con Oxfam, e, sia io che gli studenti, siamo rimasti molto colpiti dall’impegno, correttezza e professionalità, uniti ad un grande, contagioso, entusiasmo, con cui le vostre collaboratrici Claudia Maffei e Francesca Terenzi hanno condotto l’esperienza. Non era un compito facile catturare l’attenzione dei ragazzi e coinvolgerli fino a portarli a realizzare un forum giovanile!
Desidero quindi ringraziarvi e mi auguro di poter ripetere l’esperienza nei prossimi anni scolastici.”

Maria Giannini, ISIS “G.Galilei”, Poppi (Ar)

“Collaboro con Oxfam Italia da anni. Ho visitato vari progetti in diversi paesi. Dal Senegal alla Palestina, dal Burkina al Libano, ho incontrato sempre persone eccellenti dal punto di vista umano e professionale, che svolgono il proprio ruolo con impegno e rispetto per le persone con cui lavorano.
Da valutatore ho avuto modo di apprezzare i risultati di questo lavoro e una costante tensione per il loro miglioramento. Di fronte a questi risultati, il comportamento di poche persone va perseguito con durezza, ma non può, da solo, mettere in discussione decenni d’impegno in favore dello sviluppo, dell’uguaglianza e dei diritti umani.
Le inchieste giudiziarie e interne faranno chiarezza sulla responsabilità e i limiti del sistema di controllo, ma soprattutto serviranno a migliorare ulteriormente la qualità dell’azione, non solo di Oxfam, ma di tutto il settore.
Tutti insieme dobbiamo lavorare per fare di più e meglio; lo dobbiamo ai nostri ideali, alle persone con cui lavoriamo e a quelle che ci sostengono. Ma più di tutto lo dobbiamo a questo nostro mondo, che ne ha sempre più bisogno.”

Bruno Mola

“Mani Tese esprime la sua solidarietà ai colleghi e alle colleghe di Oxfam Italia, impegnati con passione ogni giorno nell’obiettivo comune di costruire un mondo migliore e più giusto. Le nostre organizzazioni sono da sempre in prima linea per la giustizia. Una visione di giustizia che non significa solo denuncia, condanna e prevenzione di comportamenti intollerabili come quelli di Haiti, significa anche riconoscere e continuare a sostenere gli sforzi di chi si spende da anni per eliminare le diseguaglianze. Non lasciamo quindi che questi fatti inficino l’enorme lavoro che quotidianamente gli operatori e le operatrici di Oxfam Italia e di tante altre organizzazioni compiono in nome di un mondo più giusto.”

Valerio Bini, Presidente Mani Tese

“Grazie ad Oxfam Italia per i chiarimenti che ci sono stati dati in merito alla vicenda di Haiti. Ci servono a difendere con ancora più forza il mondo delle ONG ultimamente troppo attaccato e strumentalizzato. Apprezziamo molto la vostra comunicazione e vi confermiamo tutta la nostra solidarietà in questa vicenda. Ribadiamo inoltre la nostra profonda stima umana e professionale nei vostri confronti e la soddisfazione di poter lavorare insieme negli attuali come nei futuri partenariati. Con l’augurio che le vicende in atto non vi distolgano dal vostro importante lavoro inviamo a tutti voi un caro saluto.”

Elisa Lenhard insieme alla Presidente, il Direttivo e tutto lo Staff di RE.TE. Ong

“Cari amici ed amiche di Oxfam Italia, i gravi fatti emersi sulla missione di Oxfam UK ad Haiti ci hanno molto colpito per due motivi. Il primo perché, operando in diversi paesi del mondo a favore dei bambini, delle bambine e delle donne, sappiamo quanto sia importante stabilire un clima di fiducia con le persone e le autorità del posto affinché il nostro aiuto sia efficace. La fiducia si basa sulla credibilità delle persone e quando poche persone minano il lavoro fatto da tante altre persone motivate e seriamente impegnate, prevale un senso di smarrimento. Tuttavia, e questo è il secondo motivo, lo smarrimento diventa presto rinnovata determinazione a fare le cose meglio. Ogni persona o organizzazione che non intenda rassegnarsi ad abbandonare chi si trova in una crisi umanitaria o nella povertà è chiamata in causa a fare meglio. Ogni persona impegnata nella cooperazione internazionale o nell’aiuto umanitario è bene che ritrovi la motivazione originaria e ogni ONG dovrebbe verificare se le misure in atto per prevenire gli abusi sono affidabili. La vostra capacità di reazione umana ed organizzativa sono un esempio di rinnovata determinazione a fare meglio. Ma, leggendo i messaggi che avete raccolto sul vostro sito, ci sembra anche non sia sufficiente ritrovare le motivazioni e migliorare le procedure di controllo, serve qualcosa in più. Un impegno comune, di tutti coloro che non si rassegnano all’imbarbarimento del nostro tempo perché il nostro “esserci” come Organizzazioni della Società Civile sia anche e sempre più un nostro “contare”, insieme.”

WeWorld Onlus

“Mi sento in obbligo di confermare la mia fiducia nell’Organizzazione, al di là delle polemiche di questi giorni.
Credo sia fondamentale impegnarsi, senza fare sconti a nessuno, per punire severamente chi ha specifiche responsabilità personali sia dirette sia indirette, in senso omissivo.
Come credo che la responsabilità del controllo sia necessariamente riferibile a chi ha responsabilità apicale nella gestione dell’Organizzazione.
Nella mia professione mi occupo di Risorse Umane so bene quanto sia difficile questa attività. Proprio per questo, nell’ambito di una organizzazione no-profit che si occupa di sostegno ai diseredati, il tema dell’eccellenza delle risorse e della loro alta motivazione e profilatura etica è fondamentale.
Ciò non può significare la messa in discussione dell’organizzazione e delle sue finalità.”

Luigi Marelli, Dirigente Poste Italiane

“Conosco bene i numerosi e preziosi interventi fatti da Oxfam in Italia e nel mondo. Quanto accaduto e denunciato dalla stessa organizzazione non può e non deve compromettere la nostra fiducia e l’impegno quotidiano di migliaia di persone.”

Emma Bonino

“Cari colleghi di Oxfam, siamo molto dispiaciuti per il periodo difficile che l’organizzazione sta attraversando. Ci teniamo ad offrirvi il nostro sostegno, certi della serietà dei vostri interventi e dell’impegno che lo staff di Oxfam mette ogni giorno nel proprio lavoro. Purtroppo nessun settore è immune da persone che agiscono in malafede, e sono vergognosi gli attacchi di chi preferisce non fare distinguo. Ma ogni crisi è anche un’opportunità per far mostrare e far comprendere ancora con più forza il valore e l’importanza del lavoro delle ONG e un’occasione per rafforzare quei meccanismi di controllo e vigilanza che ci aiutino ad evitare che episodi come questi si ripetano, e questo vale per tutti.”

Francesca Santapaola, Istituto Oikos

“Ho conosciuto il lavoro di molti dei vostri operatori sul campo e non ho dubitato un solo istante della bontà del vostro impegno come organizzazione e della loro personale correttezza.
Mi sono permesso di difenderlo con tutti coloro che mi hanno interpellato e, al contempo, ho illustrato a quelli che erano assai generalisti nel proprio giudizio che ogni individuo è, in primis, responsabile delle proprie azioni e non si può fare d’ogni erba un fascio.
Sono certo che la verità non potrà che rendere giustizia al vostro impegno nei confronti dei più bisognosi.”

Paolo Rossi, Presidente COL’OR – Camminiamo Oltre L’ORizzonte

“Tutti i messaggi ricevuti sottolineano FIDUCIA e impegno ad andare avanti con più determinazione, forti anche dell’appoggio spontaneo che si legge: Maurizia il tuo lavoro è prezioso, prosegui a testa alta!”

Daniela Bollino

“Io resto sempre dei vostri. Penso sia sbagliato giudicare il duro lavoro di un’intera organizzazione in base alle azioni di pochi. Una volta constatato il problema almeno bisognerebbe dare fiducia e vedere in concreto cosa viene fatto per rimediare, non infangare da subito il nome di Oxfam penalizzando tutti, soprattutto chi ha veramente lavorato sodo e chi ha ottenuto dei veri vantaggi dai programmi adottati nel corso degli anni.
Un abbraccio,

Valentina Arcieri

“I tristi episodi che vedono protagonisti alcune membri della vostra ONG indignano tutti coloro che operano nel settore della cooperazione e della solidarietà. Mi auguro che venga fatta pulizia e le persone paghino per quello che hanno fatto!!!!
Vorrei però esprimere la mia vicinanza a tutti quegli operatori, con alcuni dei quali in questi hanno ho avuto la fortuna di lavorare come Sindaco di Bucine e come responsabile Cooperazione Internazionale Anci per 6 anni, che tutti i giorni mettono anima e cuore nel lavoro che io ho visto fare.
C’è uno strano clima e non vorrei che in questa fase storica e politica vicende brutte e che vanno denunciate come quelle di cui parliamo, aprissero il fronte ad un attacco indiscriminato alle ONG ed alla cooperazione decentrata.
Fuori i delinquenti ma non bruciamo anni di esperienze e progetti sul campo seguendo un’ondata di populismo che potrebbe nascondere altro.
Con grande amicizia,”

Sauro Testi, Assessore comune Figline e Incisa

“Oggi, sul Times , ho letto ancora notizie pessime che riguardano Oxfam.
Non molto tempo fa sono stata in Palestina, in Libano e in Giordania e ogni volta accompagnata da team di volontari Oxfam meravigliosi per preparazione e competenza. Persone che mi hanno portato sul campo per vedere progetti che in molti casi cambiano la vita di molti. Insieme a loro ho toccato con mano storie di vita e di disagio difficili da immaginare, ma la cosa bella è che la loro voglia di fare bene è una vera forza e gliela si legge in faccia. Con loro ho visto progetti virtuosi che sono un dono per intere comunità, uno fra tutti quello della raccolta dei rifiuti solidi nel campo profughi siriano di Zahatari . Entusiasmante vedere tanta perizia, dedizione e tenacia tutte insieme. Mi piace ricordare la Oxfam family che ho conosciuto perché’ penso che sarebbe ingiusto lasciare che le cattive azioni di pochi sotterrino il gran lavoro dei tanti bravi fanno tutti i giorni.”

Bianca Passera

“Ho avuto l’opportunità di scrivere sulle tante battaglie portate avanti da Oxfam in Italia e nel resto del mondo contro la povertà, le disuguaglianze e le ingiustizie sociali. Ne ho sempre apprezzato il rigore professionale e l’impegno civile. Come tanti amici e cittadini, sono rimasto sconcertato dallo scandalo – grave di per sé – che sta mettendo a dura prova un’organizzazione che a detta di molti esperti e organismi internazionali viene considerata una delle organizzazioni non governative più serie al mondo. All’ombra dello scandalo, ci sono 10.000 professionisti e 50.000 volontari impegnati in 90 paesi per rendere il nostro mondo migliore. Certo, nessuno sottovaluta quanto è accaduto, e mi congratulo con le misure prese da Oxfam, ma è altrettanto doveroso non dimenticare l’immensa maggioranza degli operatori e dei dirigenti di un’ONG che in oltre 70 anni di storia hanno aiutato e salvato milioni di esseri umani.”

Joshua Massarenti, esperto di Africa e cooperazione internazionale

““Ho letto molto in questi giorni su ciò che è successo ad Haiti, per responsabilità di alcuni operatori di Oxfam GB. Sono cose che fanno male alla cooperazione internazionale, ad Oxfam… e soprattutto a chi ha subito le molestie sessuali. Davvero una pessima notizia, una ferita grave.
Io Oxfam la conosco poco, ma conosco bene, benissimo quelli che nel nostro paese hanno dato ad Oxfam Italia gambe, testa e cuore per farla nascere nel nostro Paese, per farla crescere. Sono quelli di UCODEP. Nati ad Arezzo molti anni fa per fare cose buone in tanta parte del mondo. Io li ho visti lavorare in Vietnam, in Brasile, a Santo Domingo, nei Balcani, tanto (ma tanto!) in Italia. Quante cose potrei raccontarvi, sono davvero bravi, di loro mi fido. Per me loro son la pasta madre… se poi viene male una ciambella è grave, ma è quella che dobbiamo gettare.”

Enzo Brogi

“Giovedì e venerdì scorso, mentre si abbatteva il ciclone mediatico su OXFAM, ero in Olanda con una collega di Oxfam Belgio e uno di Oxfam Gran Bretagna. Abbiamo assistito ora per ora alla furia dei giornali che lavoravano per annientare la reputazione di questa ONG così importante. Purtroppo ancora una volta viene rivolta tutta l’attenzione su un fatto negativo, causato da poche persone, e non alle innumerevoli attività socialmente utili alle quali lavorano migliaia di persone.
I danni di immagine per OXFAM, a seguito di questa campagna, sono e saranno immensi, ma sono convinto, che OXFAM sia abbastanza forte per superare questa crisi e riuscirà a proseguire il lavoro importante che svolge da decenni.
Un saluto caloroso,”

Rudi Dalvai

“Quando ho appreso dalla stampa quanto riguardava la missione Oxfam UK ad Haiti, a caldo, è prevalso lo sconcerto di fronte al danno che pochi riescono a fare, gettando un’ombra sul buon lavoro di molti. Ora, a freddo, devo dire che si tratta appunto solo di un’ombra. Negli oltre vent’anni di attività nella cooperazione internazionale e nell’aiuto umanitario, ho incontrato tante volte operatori di Oxfam, diversi dei quali tra l’altro italiani, ed il loro impegno mi ha sempre colpito per la forte motivazione personale e la capacità organizzativa.  Più di recente ho molto apprezzato come Oxfam IT abbia saputo combinare l’azione informativa sul tema delle diseguaglianze, attraverso rapporti ben documentanti e quella di aiuto nei luoghi in cui vanno create le condizioni per l’inclusione sociale, economica ed educativa dei più svantaggiati. Di questo modello di intervento ci sarà ancora più bisogno un domani, perché le ombre passano, ma la povertà no”.

Stefano Piziali, We World

“Conosco anche personalmente da anni l’associazione Oxfam e le persone che ne fanno parte e sono molto dispiaciuto per quanto accaduto.
Voglio esprimere la mia vicinanza e il mio supporto a tutti voi, collaboratori e volontari, che in Italia e nel mondo credono e si impegnano quotidianamente contro povertà e diseguaglianze. Non possiamo fare di tutta l’erba un fascio e spero che gli errori di pochi non compromettano il reale e concreto impegno con cui portate avanti tanti progetti.
È importante continuare, con ancora più tenacia e trasparenza, per i molti che aiutate tutti i giorni con grande coraggio.”

Jarba Lisei

“Quanto accaduto, la grave sopraffazione verso persone fragili della quali si è a difesa è tanto grave da non trovare le parole per definirlo. Tutti coloro i quali anche solo per un attimo hanno pensato di transigere sapendo di questo devono essere allontanati senza possibilità di ritorno. Tuttavia non possiamo non considerare il ruolo del mondo della cooperazione, il suo impegno, la sua utilità in migliaia di situazioni importanti. Verso chi ha bisogno.  Quanto accaduto deve essere non solo monito ma utile a ristabilire regole e impegni, vincoli di comportamento e controllo.
Chiunque infama il mondo dell’associazionismo e della cooperazione è doppiamente colpevole. Fate in modo che non accada mai più, risarcite e chiedete scusa alle persone offese e ne guadagneremo tutti.
Vi è più bisogno di socialità e vicinanza che di ogni altra merce.
Ricominciate più forti!”

Lucio Cavazzoni

“Alla presidente Maurizia Iachino e a Oxfam Italia: Mi spiace che il comportamento di certe persone metta a rischio il lavoro e la credibilità di tanti altri che, come nel tuo caso, meritano stima e comprensione.
Sono certa che passata la bufera mediatica, tutto si risolverà e si diluirà.”

Silvia Bergamaschi

“I fatti che hanno messo Oxfam al centro dell’attenzione sono venuti alla luce anche grazie a un sistema adottato da diversi anni, fatto – come è normale ed auspicabile – per distinguere responsabilità individuali ed “istituzionali”. Il sistema della cooperazione si regge sul controllo di autorità pubbliche ed innumerevoli altri sistemi autoimposti dalle ONG come Oxfam. Non saranno ulteriori controlli a fermare la faciloneria nell’attuale clima prevalente, si getta fango sul lavoro delle organizzazioni della società civile che – non solo è spesso determinante per la vita delle persone nel breve periodo – ma è anche essenziale antidoto allo svuotamento progressivo di potere delle comunità di determinare le scelte che le riguardano. Le ONG (ed in generale l’associazionismo che ha ambizioni trasformative della società) devono fare un salto di qualità. Per difendere i diritti e ridurre le disuguaglianze non possiamo affatto limitarci a rispondere ai bisogni che il sistema di welfare non riesce a soddisfare in Italia o nel mondo. Dobbiamo permettere ai cittadini di partecipare ai processi decisionali che li riguardano, dare loro l’opportunità di diventare attori di cambiamento. Solo in questo modo possiamo rispondere a quanti stanno cercando di cancellare l’importante lavoro svolto nel mondo dall’aiuto umanitario e dalla cooperazione internazionale e, in ultima analisi, contribuire a migliorare la qualità della nostra democrazia.
Con Oxfam ed altri soggetti capaci di rimanere indipendenti e genuinamente “accountable” alle comunità di riferimento, Actionaid si sforza di unire le forze per passare dalla difesa all’orgoglio, dall’esecuzione operativa alla proposta politica. Già lo facciamo: non ci fermeremo.”

ActionAid Italia

“Abbiamo collaborato con Oxfam in diverse campagne, ne condividiamo le finalità e conosciamo personalmente chi ci lavora, e quello che è successo non cambierà di una virgola la nostra stima per Oxfam e per chi ci si impegna tutti i giorni. Anzi, speriamo di poter collaborare nuovamente presto!”

Cecilia, Fabio, Francesco, Gabriele e Luca, Economia e Felicità e campagna Slotmob

“Carissimo Roberto e cari amici di Oxfam Italia,
a nome della mia organizzazione e mio personale non possiamo che confermare il sostegno al vostro lavoro nel quale continueremo a credere per nulla influenzati da quanto apparso sui media in questi giorni perché ben consapevoli del lavoro instancabile di OXFAM contro la fame e contro le disuguaglianze. Noi siamo con voi, con amicizia”

Francesco Farnesi, Direttore ENGIM

 

“Ho conosciuto Oxfam attraverso le parole di Nelson Mandela, nel corso di una mia visita istituzionale, ero allora assessore al Comune di Firenze, invitata insieme a altri a una grande iniziativa a Georgetown, in Sud Africa, per celebrare la data della sua scarcerazione. Fummo piacevolmente intrattenuti per due giorni dallo stesso Nelson Mandela, che amava molto il nostro Paese e apprezzava quanto da noi era stato fatto per ridare al Sud africa la Libertà. In quella occasione Mandela ci parlò diffusamente sul rapporto che Oxfam intratteneva con la Nelson Mandela Foundation e con la Nelson Mandela children’s Foundation per l’aiuto e sostegno ai bimbi orfani, alle madri single e nella lotta all’aids. In particolare aveva rapporti consolidati con Oxfam Italia e la Coop, che gestivano e finanziavano in prima persona progetti di alto valore sociale a cui teneva molto. Da allora ho avuto occasioni molteplici di apprezzare la professionalità, passione, competenza, di questa organizzazione che per mia fortuna ha la sua sede nazionale a Firenze. Ho apprezzato in particolare in questi ultimi anni il suo impegno, non solo in campo internazionale, ma in tema di assistenza ai rifugiati, con strutture e assistenza qualificata anche in diverse realtà della nostra Provincia e Regione.
Spero e mi adopererò affinché le recenti denunce di atti riprovevoli e condannabili da parte di alcuni cooperanti, verso i quali Oxfam Italia e del tutto estranea, possa recuperare tutta la fiducia e credibilità che si merita.”

Tea Albini, Deputata al Parlamento Italiano

“Guardiamo con preoccupazione alle vicende che riguardano Oxfam UK. Auspichiamo che il rafforzamento delle misure di prevenzione di abusi e violenze prese dall’organizzazione, accompagnate dalla massima trasparenza nei confronti di tutti gli stakeholder, possano scrivere la parola fine su comportamenti di singoli che rischiano di inficiare il lavoro delle Organizzazioni Non Governative in tutto il mondo.
Da anni lavoriamo con Oxfam Italia – che è estranea ai fatti oggetto delle indagini – di cui apprezziamo il lavoro di analisi e le campagne sulle disuguaglianze globali, condividendo le alternative proposte per contrastare un sistema economico che produce una esasperata concentrazione della ricchezza e lascia nella povertà la maggioranza delle persone.
Apprezziamo i programmi per aiutare le popolazioni colpite da calamità, inclusa quelle del centro Italia e per l’accoglienza dei migranti,
Continueremo a sostenere questo lavoro, e invitiamo tutti e tutte a restare al fianco di Oxfam Italia.”

Ugo Biggeri, presidente di Banca Etica

“Credo che tutti coloro che abbiamo avuto a che fare con Oxfam siano rimasti allibiti prima che addolorati.
Sono stata direttore di Marie Claire per dieci anni e ho avuto modo di conoscere bene dal 2011 Oxfam UK e Italia, ho inviato giornalisti e celebrities per la mia rivista in Zambia, Ecuador, Marocco e Bosnia per poter raccontare questi progetti alle mie lettrici.
Sono sempre rimasta colpita dallo straordinario senso etico di questa organizzazione sia a livello manageriale, sia locale. La sensazione è sempre stata di una grande organizzazione “diversa” dalle altre.
Per esempio da Oxfam per visitare un progetto in un determinato paese anche un giornalista che fa comunicazione, a differenza di altre organizzazioni, si deve pagare il viaggio perché i costi dell’organizzazione devono privilegiare lo sviluppo dei progetti.
Questo è solo un esempio della rigidità dei regolamenti all’interno di Oxfam che per me è sempre stato un esempio da diffondere.
Quello che è accaduto è terribile e assolutamente dannoso ai fini di una reputazione costruita in quasi 80 anni di lavoro, soprattutto in tempi di social network che creano dei tribunali mediatici e aggiungerei di un clima elettorale acceso in Italia ma anche a livello internazionale che accusa e condanna quotidianamente il lavoro delle ONG a favore dei migranti.
Spero che la giustizia farà chiarezza e che Oxfam possa ricominciare a concentrarsi solo sulla costruzione e lo avviluppo di nuovi progetti a favore di coloro che hanno bisogno nel mondo.
La cosa più importante per me è sapere se in questi anni non siano state insabbiate e nascoste denunce da parte dei dirigenti internazionali.
Un atteggiamento di omertà sarebbe stato davvero gravissimo ma sono certa, in questo caso che i responsabili siano stati già allontanati.
Sono molto felice che Oxfam abbia reagito repentinamente e investito in un piano di tutela e controllo con nuove regole.
Il tempo aiuterà, come sempre, e Oxfam acquisterà nuova forza per le sue nuove battaglie future!
In bocca al lupo…”

Antonella Antonelli

“Essere cooperante è un lavoro di altissimo livello professionale, non ci sia può improvvisare. Ha anche a che fare con il rispetto e il riguardo della propria professionalità nei confronti dei partner. Non è qualcosa che si può fare volontariamente quando si ha tempo. Questo implica la necessità di essere preparati e di rispettare quei temi etici e morali che fanno parte del nostro lavoro, e sempre sono stati parte del nostro lavoro.
Rispetto alle accuse rivolte ad alcuni membri di OXFAM, bisogna contestualizzare, nel caso specifico OXFAM ha fatto molta chiarezza negli anni passati. Le ONG hanno introdotto dei codici di auto condotta e di verifica sempre più stringenti, ecco perché oggi ONG come MSF possono auto denunciarsi. Il livello di controllo che le organizzazioni esercitano al proprio interno è cresciuto molto. Un altro dato di fatto che non è venuto fuori ha una valenza politica: è curioso che questi scandali vengano fuori dopo le prese di pozione di molte organizzazioni nei confronti delle disuguaglianze, della povertà, dell’assenza di investimenti nei PVS. Pensiamo solo al ruolo che OXFAM ha avuto denunciando la disparità tra ricchi e poveri alla vigilia del World Economic Forum di Davos. Sembra una giustizia ad orologeria legata a questioni che hanno una altissima valenza politica, lo dico senza voler negare gli scandali che sono stati riconosciuti dalle ONG stesse. Le ONG coinvolte non vogliono negare le proprie responsabilità, anzi stanno aumentando i controlli ed alcune si sono auto denunciate. Questo denota una ferma volontà da parte delle ONG di fare pulizia. Ci sono migliaia di cooperanti che ogni giorno svolgono egregiamente il loro lavoro in giro per il mondo, bisogna fare le debite proporzioni.”

Raffaele Salinari, Presidente del CINI – Coordinamento Italiano ONG Internazionali

“Alla presidente Maurizia Iachino e allo staff: teniamo duro!!! Io non so chi sia che tiene nel cassetto una notizia “scandalistica” dal 2011, anzi dal 2006, ad oggi per tirarla fuori proprio quando un’organizzazione impedisce la vendita di armi (Yemen) o sostiene alcune campagne coraggiose (paradisi fiscali) e altro. E neanche me ne importa molto: nella fattispecie quegli incresciosi episodi si risolvono aumentando la partecipazione femminile ai vertici dell’organizzazione e in questo non mi sembra che andiamo male (tu e Winnie ne siete la prova vivente!).
Oxfam Italia ci ha permesso di realizzare cose straordinarie in Sud Africa e nelle Filippine, dando risposte concrete (OffGridBox) in situazioni disperate che ci hanno davvero aperto il cuore e dato fiducia nel futuro, per quanto ce lo vogliano far sembrare cupo e senza speranza.
Non molliamo ora, un abbraccio solidale a te e a tutte/i, Avanti tutta! “

Emiliano Cecchini , OffGridBox – CEO

“Per tutti coloro che lavorano da anni nella e per la cooperazione internazionale, Oxfam è da sempre un faro del nostro settore. Un esempio della miglior cooperazione che le ONG sono capaci di fare. Gli episodi tristi venuti alla luce ad Haiti visti da vicino ci interrogano sulla debole natura umana e le relative responsabilità individuali e istituzionali. Ma allo stesso tempo il loro peso specifico all’interno dell’insieme delle migliaia di operatori che oggi operano per Oxfam fanno pensare che il settore ONG sia quello più sano degli ambiti in cui l’uomo opera, dove assistiamo alla miseria umana con una preponderanza maggiore è una capacità di reazione minore di quella che voi avete dimostrato.
Non credo che questo sia il tempo di chiudersi e difendersi anche se si è sotto attacco. Anzi, proprio per questo dovete usare le vostre forze e note capacità per continuare a denunciare i luoghi di potere che creano ingiustizia e che oggi proprio per questo vi attaccano usando il pretesto di Haiti.
Sono certo che questa criticità vi renderà migliori. Con la stima di sempre.”

Javier Schunk, esperto e docente di cooperazione internazionale e aiuto umanitario

“Il mio rapporto con Oxfam Italia risale ai tempi della sua fondazione, grazie al ruolo che allora svolgevo e che ho continuato a ricoprire per circa 20 anni, nella associazione nazionale cooperative di consumatori (Coop), come responsabile dei progetti nazionali di solidarietà e cooperazione internazionale.
Come Coop abbiamo nel corso degli anni affidato a Oxfam Italia la progettazione e esecuzione di molti progetti di solidarietà in diversi Paesi, Palestina, Libano, Santo Domingo, Nicaragua, Brasile, Haiti, Sud Africa, Sri Lanka. I risultati sono stati eccellenti, ben rendicontati, con grande apprezzamento delle autorità locali e governative dei Paesi coinvolti. Non è un caso che più volte siamo stati ricevuti e abbiamo dialogato direttamente sullo stato di avanzamento dei progetti addirittura con i Presidenti di Alcuni Stati, Nelson Mandela, Yasser Arafat, Luiz Inacio Lula.
I progetti gestiti da Oxfam Italia erano tutti focalizzati su aiuti di prima necessità, ma anche di sviluppo sostenibile o di educazione, verso le fasce più povere e i territori più svantaggiati, con particolare riferimento ai bambini e alle donne, verso le quali venivano attuate azioni per garantirgli lavoro e emancipazione, oltre che rispetto dei loro diritti. Ultimamente ho avuto la possibilità di apprezzare anche l’impegno di Oxfam Italia, per fortuna anche nei territori in cui vivo, per dare accoglienza, tutela legale e formazione civile e sociale a molti rifugiati e in particolare a rifugiate, in strutture dignitose e ben gestite.
Per questo mi ha anche colpito e amareggiato molto il loro indiretto coinvolgimento in comportamenti passati di alcuni operatori, seppure non di Oxfam Italia, gravemente lesivi dei valori e principi di tutta la famiglia mondiale di Oxfam.
Auguro che grazie a interventi per una più stringente attenzione alla selezione e formazione sociale e civile, non solo professionale e amministrativa, dei cooperanti inviati nei campi di intervento si possa cancellare nella nostra opinione pubblica ogni possibile perplessità sulla qualità, trasparenza, bontà del sostegno a tutte le attività di cooperazione internazionale svolta da Oxfam come dalle altre ONG, che con il loro lavoro, passione, competenza, valori, suppliscono spesso al mancato impegno dei governi e delle Istituzioni, e che sopra di tutto portano nel mondo un messaggio di pace, solidarietà, fratellanza, uguaglianza e rispetto dei diritti fondamentali delle persone.”

Roberto Cavallini

“Gli amici e i colleghi di Oxfam Italia sono sempre stati per me un esempio di competenza, passione e integrità. Nessuna vicenda riguardanti pochi (che non hanno nulla a che fare con loro) potrà mai scalfire questa convinzione.”

Andrea Ferrannini

“In questo momento di attacco mediatico, rinnoviamo la più affettuosa vicinanza e sintonia agli esponenti di Oxfam. Siete delle fantastiche persone tenere e tenaci, impegnate in attività coraggiose e generose. Tirar su le forche è fin troppo di moda e fin troppo facile, noi vi abbiamo conosciuto di persona e sul campo, e non per sentito dire. Tirate dritto, e buon prezioso lavoro a voi, Amici!”

Marianna Cappelli, fotografa e lettrice ad alta voce – Antonio Ferrara, scrittore, illustratore e formatore

“Pur non essendo direttamente coinvolta nello scandalo scoppiato sul caso Haiti, ci tengo a esprimere la mia vicinanza a Oxfam, che conosco – e conosciamo – bene sia al livello Italiano che al livello Europeo. ALDA è membro di Concord Italia, tramite il suo ufficio italiano, e anche di Concord Europa, tramite il suo lavoro europeo, così come Oxfam. Dunque ci frequentiamo e collaboriamo spesso con i nostri colleghi.
Quello che è successo ad Haiti e la totale responsabilità dello staff sul campo è un campanello di allarme per tutte le associazioni che reclutano cooperanti che operano in condizioni difficili e lontane. La velocità dell’intervento umanitario aumenta il rischio di fare errori. Dobbiamo essere più vigili, fare controlli incrociati sulle persone che assumiamo. Questo riguarda possibilità di comportamenti che possono ledere la dignità e salute della persona, ma anche le questioni di etica (corruzione e altri comportamenti dannosi e illegali). Dobbiamo tutti sapere fare di meglio e di più.
Tuttavia, Oxfam è un’organizzazione che – per quanto la conosco – ha saputo fare moltissimo, e con uno spiccato senso etico. Si tratta di una realtà enorme che gestisce grandi risorse, ma non per questo è da considerare un “male”. Le risorse rappresentano finanziamenti pubblici e privati, come per tanti di noi. Le relazioni si basano su costruzioni di lunghi percorsi di fiducia e di controlli permanenti da parte delle istituzioni che ci finanziano.
Questa battaglia mediatica contro Oxfam e con loro contro le associazioni che fanno programmi per lo sviluppo e aiuto umanitario mi sembra una caccia alle streghe, un pezzo di carne da azzannare a tutti i costi. Il giornalista della BBC che chiede insistentemente alla direttrice di Oxfam “se sa quantificare quante persone rischiose ha nella sua struttura” non ha nessun senso. L’evento non è stato ricorrente e non ho memoria di un caso simile. Se si sapessero quante persone rischiose si hanno nella propria squadra, sarebbero già state espulse. Certo un livello di trasparenza più alto sull’allontanamento di personale per comportamenti illegali e non etici è auspicabile, perché lo staff in questione non si “ricicli” in altre posizioni di cooperazione; così come mi auguro che di fronte a una maggiore trasparenza, media e istituzioni non stigmatizzino l’associazione che allontana lo staff.
Siamo tutti d’accordo che utilizzare risorse pubbliche e lavorare con persone vulnerabili implica una responsabilità maggiore, decuplicata. Ma credo che Oxfam sia all’altezza della sfida, come anche noi cerchiamo di essere, ogni giorno. I soldi pubblici, d’altronde, finanziano anche strutture nazionali e istituzioni nelle quali, purtroppo, ci sono veri e propri buchi neri…
Pur essendo lecito e doveroso fare meglio, sempre e in continuazione, dobbiamo saper riconoscere il lavoro aggiunto quando è sotto i nostri occhi.”

Antonella Valmorbida, Segretario Generale di ALDA, membro di Concord Italia e di Concord Europa

“Ci addolora l’intensa campagna mediatica e non, nei confronti di Oxfam; riteniamo ingiusto allargare l’infamia verso pochi colpevoli, a tutto il movimento, mettendo in cattiva luce chi negli anni, con impegno e sostegno alle persone più indifese della terra, ha raggiunto notevoli ed importanti risultati: bloccare la Vostra attività provocherebbe un ulteriore violenza alle persone che Voi aiutate. Noi, che da anni collaboriamo con Voi di Oxfam Italia lo possiamo dire con certezza, avendo potuto verificare la Vostra serietà e determinazione, la concretezza dei Vostri interventi e la ricerca di massima trasparenza nelle Vostre azioni: da qui arriva il nostro rispetto per Voi, per il Vostro impegno e per i Vostri risultati. Vogliamo confermarVi la nostra vicinanza e fiducia.”

Andrea Ochs, Giovanni Bastianetto, Silvio Coluccio, STUDIOSISTEMI.COM e SERVIZI INNOVATIVI.

“In questi tempi così incerti una certezza mi rimane: con Maurizia Iachino Presidente la reputation di Oxfam è fatta comunque salva, qualunque siano state le malefatte di qualche mela bacata in UK o altrove.”

Luca Bianchi

“Ovviamente noi continueremo a lavorare con Oxfam ad Haiti, anzi a breve ci recheremo nuovamente per fare il nostro lavoro, nel quale crediamo e continuiamo a credere fortemente.”

Rossana Mamberto, giornalista, Controradio

“Non possiamo stare in silenzio e la gente deve capire e sapere quanto noi della Skynet, siamo orgogliosi e fieri di essere al vostro fianco, per tutto quello che possiamo fare, lo siamo sempre stati e sempre lo saremo. Ci siamo sempre sentiti come fossimo parte integrante di Oxfam. Conosciamo molti di voi ormai da quasi 20 anni, e abbiamo sempre nutrito grande rispetto, stima e davvero tanta ammirazione, e non saranno di certo 4 mele marce a cambiare il nostro profondo affetto per Oxfam. Il mondo sarebbe migliore se ci fossero più persone come voi tutti, che dedicate la vostra vita a chi ha bisogno di aiuto ovunque si trovi nel mondo.
Grazie OXFAM”

Skynet Travel

“I fatti venuti alla luce-da condannare con assoluta fermezza -non possono oscurare l’impegno di tanti che contribuiscono a fare di Oxfam una delle più importanti agenzie di solidarietà esistenti; mettono invece in luce tristemente come viviamo in un’epoca in cui non esista più il senso del limite e la capacita di adeguare i comportamenti ai valori per i quali si opera.
Gioverà una più accurata selezione del personale ma è indubbio che il “problema “ha radici culturali e su questo tutti sono chiamati ad agire.”

Carla Sepe

“È ingiusto che le colpevoli responsabilità di pochi possano distruggere il lavoro di tanti generosi e corretti collaboratori di Oxfam. Soprattutto, non possiamo permettere che annullino le speranze e i bisogni di chi ogni giorno conta su Oxfam. Migliaia di donne vengono quotidianamente supportate perché imparino un lavoro e riescano ad avviarlo. Da queste donne aiutate da Oxfam dipendono le condizioni di vita delle loro famiglie. Supportiamo Oxfam ora più di prima, perché si riesca a uscire al più presto da questa tempesta.”

Camilla Baresani

“Ho avuto la fortuna di collaborare con Oxfam, per lavoro, ed ho conosciuto un gruppo di persone che credono in quello che fanno, ogni giorno. Rarissimo e fantastico. Forza ragazzi, siamo con voi.”

Laura Sordi, QUIN

“Ho letto dello scandalo che vi ha coinvolto e volevo esprimervi tutta la nostra vicinanza. Abbiamo avuto modo di conoscere le persone che lavorano nell’associazione, vedere i vostri progetti e l’errore di pochi non può cancellare l’impegno e la passione dei più. È dal letame che nascono i fiori più belli. Oxfam ripartirà ancora più forte. Orgogliosi di restare al vostro fianco. Ora più che mai, a testa alta.”

Lapo Tasselli, QUIN

“A ottobre sono stata a visitare i campi dei rifugiati siriani in Libano e Giordania. Ho incontrato persone straordinarie che sono parte della famiglia di Oxfam. Donne e uomini che fanno dell’aiutare i più bisognosi la loro unica missione. Katie Seaborne, ad esempio, è una tostissima inglese: il suo biglietto da visita recita «area manager Libano». Vuol dire che, per conto di Oxfam, allevia le durissime condizione di vita degli oltre 360 mila rifugiati nel campo della valle di Beqaa a ridosso del confine con la Siria. Lo fa con serietà e disciplina e nei suoi occhi c’è una dedizione che raramente ho visto. Per questo mi addolora che i gesti di alcuni possano togliere forza all’azione magnifica dei molti.”

Diamante d’Alessio

“Giuda non ha potuto squalificare i 12 apostoli.
Un pugno di traditori non squalificherà Oxfam.
La lotta alla povertà ed alla disuguaglianza continua più forte di prima, e noi ci siamo e siamo tanti.”

Stefania Magi

“In questo momento difficile, in cui poche persone colpevoli rischiano di gettare un’ombra sull’impegno di moltissime intenzionate a dare una mano a chi sta peggio, nel mondo come in Italia, io che faccio parte di Oxfamily e sono testimone di questo impegno, spero che tutto venga superato totalmente, in nome del bene che si può ancora fare. Insieme.”

Giulia Cerasoli

“Quello che è accaduto ci ferisce e ci rattrista. Ci ferisce perché mette in dubbio il tanto bene che le organizzazioni non governative fanno nel mondo, ci rattrista perché il danno per Oxfam, anche per Oxfam Italia che pure è estranea ai fatti, è enorme e rischia di distruggere la fiducia e il sostegno conquistati con anni di duro lavoro, di centinaia di progetti seri, di impegno instancabile di migliaia di persone di valore.
Se lo scellerato comportamento di pochi diminuirà la capacità di Oxfam di operare a fianco dei più deboli, in Italia e in tanti paesi colpiti da calamità, povertà e fame, se questo accadrà, le donne pagheranno due volte: quando sono state abusate e quando non verranno aiutate da nessuno.
Facciamo che questo non accada, continuiamo a credere in Oxfam e a sostenerla.”

Sabina Siniscalchi

“I fatti riportati dai giornali in questi giorni non possono fermare il lavoro di Oxfam, essenziale per troppe persone. Gli errori di pochissimi vanno sanzionati e Oxfam ha risposto in modo fermo e immediato. La fiducia in Oxfam e a Oxfam Italia in particolare è piena.”

Monica De Paoli

“Conosco OXFAM da sempre. I miei allievi, maschi e femmine, hanno assistito e continueranno ad assistere ad eventi di OXFAM e devo elogiare tutti gli operatori OXFAM per il modo esemplare in cui hanno lavorato con i ragazzi. Ciò che è successo in GB non c’entra con le persone splendide con cui condividiamo i progetti.”

Antonietta Barone

“A nome di Ipsia Acli esprimo la nostra vicinanza e stima agli amici e colleghi di Oxfam italia per la delicata situazione in cui si trovano ad operare in questi giorni. Situazione che non può e non cancellerà lo straordinario lavoro, i risultati e gli obiettivi delle donne e uomini che con passione lavorano nella vostra storica associazione e che ben conosciamo.”

Mauro Montalbetti, Presidente IPSIA

“Sono convinto della essenziale importanza delle attività di OXFAM e delle organizzazioni analoghe e ritengo che questi episodi – pur molto gravi ma auspicabilmente sanzionati in modo adeguato – non debbano avere conseguenze né economiche né di altro genere sulla continuità dello svolgimento di queste attività.”

Domenico Sorace

“Come molti di voi, siamo venuti a conoscenza tramite i media degli scandali sessuali perpetrati da operatori di #Oxfam Gran Bretagna nei confronti di giovani donne. Trame di Quartiere condanna e ripudia gli abusi sessuali a danno di qualunque essere umano in qualunque parte del mondo.
In questa situazione riteniamo che sia fondamentale NON generalizzare a tutta l’organizzazione la colpa di questi fatti così gravi. Conosciamo direttamente la passione con la quale gli operatori di Oxfam lavorano a Catania giorno per giorno per affermare i diritti degli ultimi. In Oxfam abbiamo avuto un ascolto e una collaborazione che poche altre volte ci è capitato di avere. A Giugno avvieremo insieme due #progetti che porteranno alla raccolta di storie di migranti e alla creazione di itinerari interculturali nella nostra città. Per tanto ci sentiamo in dovere di esprimere massima solidarietà a Oxfam Italia e un invito a continuare a lavorare con la massima serietà che sempre hanno dimostrato.”

Trame di Quartiere

“Sono rimasta molto colpita e dispiaciuta per questo scandalo che riguarda un’Organizzazione come la Vostra, impegnata a combattere la povertà e la fame nel mondo, e di cui fanno parte tante persone serie come te.
Mi auguro che la situazione si risolva presto senza danneggiare l’immagine di OXFAM, che riceve il sostegno di varie istituzioni e governi. Da parte mia sarò sempre testimone del buon lavoro che sotto la Presidenza di Maurizia Iachino svolge OXFAM Italia.”

Marva Griffin

“Coraggio, tenete duro!! Io continuerò a sostenervi.”

Chiara Giovenzana

“Gente seria che lotta per qualcosa in cui crede veramente, vi sono vicino.”

Tommaso Torrigiani

“Ho avuto la possibilità di partecipare ad un progetto promosso da operatori di Oxfam Italia e vorrei sottolineare la professionalità, la correttezza e la passione con cui svolgono la loro attività.”

Silvia T.

“Grazie! Ho visto di persona il grande lavoro che fate e che fa la vostra Presidente.”

Giulia Ligresti

“Alessandro Manzoni, presentandoci donna Prassede nei Promessi sposi ci aveva avvertito: spesso “chi fa più del suo dovere pensa possa far più di quel che avrebbe diritto”. Ho da sempre considerato questa una sindrome molto diffusa nel cosiddetto “esercito dei buoni” che da 25 anni racconto. Bisognerebbe averne consapevolezza, sempre, per correggere questa tentazione. Ma il caso sollevato dallo scandalo abusi in alcune grandi ong (Oxfam, Save the Children, Msf, Croce Rossa) ci rende consapevoli di un rischio ulteriore, l’amarezza nel sapere che il male si nasconda anche nel bene. È un dato che non dovrebbe sorprenderci perché è un dato di realtà, e soprattutto laddove le dimensioni dell’organizzazione sono grandi con migliaia di espatriati e collaboratori locali casi come quelli denunciati dalle stesse organizzazioni possono succedere. Consola il constatare come siano state le stesse organizzazioni a segnalare i casi di abusi e il sapere come in questi ultimi anni i processi di selezione e formazione del personale e le procedure di safeguarding siano state migliorate e implementate. Ma non si è mai finito di imparare.
Conosco gli amici di Oxfam Italia e i necessari report di Oxfam sulle diseguaglianze, seguo da anni l’impegno di centinaia di operatori umanitari delle tante ong, il loro spirito di servizio, la loro idealità, do conto della solidarietà di milioni di donatori che in diversi modi tendono la mano, tramite queste organizzazioni, a chi più ha bisogno. Energie, idealità, sacrifici che creano un enorme giacimento di fiducia in un mondo che possa essere un po’ meno ingiusto grazie a gesti grandi o piccoli. Ecco compromettere questo patrimonio necessario a tutti noi sarebbe un delitto ancor più grave di quelli denunciati in questi giorni. Non facciamolo, ognuno faccia in modo che non accada secondo la propria porzione di responsabilità.”

Riccardo Bonacina

“Io continuo a considerare un grande onore (e una responsabilità) essere ambasciatrice di Oxfam Italia: in questi anni ho potuto constatare di persona la serietà, la dedizione, la trasparenza di questa grande organizzazione umanitaria. I fatti accaduti ad Haiti, che risalgono al 2011, e riguardano Oxfam Inghilterra e alcune mele marce, non possono vanificare tutto il raccolto. Nè farci dimenticare quanto ha fatto Oxfam Italia nelle emergenze come il terremoto… senza contare che in Tanzania ho visto coi miei occhi i meravigliosi progetti (finanziati e realizzati) a favore delle donne, che sono il vero motore del cambiamento nei paesi in via di sviluppo. Ora più che mai, in questo momento di difficolta mediatica, io sono con Oxfam Italia”

Alessandra Appiano

“Conosco Oxfam da tanti anni e sono stata testimone dell’impegno, la capacità e la dedizione che tutti, dal management all’ultimo dei volontari, hanno messo a disposizione per far crescere l’organizzazione in Italia. Nel nostro paese e in tanti altri, Oxfam ha dimostrato un impegno esemplare di sostegno e accoglienza ai più bisognosi del mondo. Li ho visti lavorare sul campo e non posso che rammaricarmi per l’ingiusto accanimento mediatico che oggi mette a rischio lo straordinario lavoro finora realizzato. Condanna durissima dei tristi eventi accaduti, che dovranno essere giudicati dai tribunali di competenza e massima trasparenza per identificare le responsabilità coinvolte, ma evitiamo di rovinare inutilmente tutto il bene che è stato fatto e che c’è ancora da fare.”

Maite Bulgari

“Tutte le volte che abbiamo collaborato con OXFAM Italia abbiamo trovato sempre persone che svolgevano il loro lavoro con professionalità e dedizione. Abbiamo fiducia nei metodi di risposta che Oxfam ha messo in campo cosicché fatti come quelli avvenuti non si verifichino in futuro. Mi auguro vivamente che gli italiani comprendano la necessità di non vanificare il buon lavoro di molti per le cattive azioni di pochi.”

Enrico Testi

“Forza Oxfam Italia! Andate avanti senza paura, dovete farlo per i molti che aiutate tutti i giorni con grande coraggio.”

Laura Marchioro

“Abbiamo avuto il privilegio di lavorare con voi, ci tengo a farvi sapere che la stima nei vostri confronti rimane immutata.”

Federico Mento, Human Foundation

“Da giorni con le colleghe/i di FELCOS avevamo nel cuore di scrivervi per esprimere tutto il nostro sostegno e solidarietà in un momento sicuramente difficile e triste per voi.
Sappiamo bene che errori, pur gravi, commessi da singoli individui non possono e non devono in alcun modo compromettere l’immagine dei tantissimi operatori di Oxfam che da sempre in molti paesi del mondo portano avanti il loro (il nostro) lavoro per costruire un mondo migliore con serietà, impegno, passione e competenza.
Per cui, avanti tutta! Noi siamo con voi, e siamo pronti a continuare la collaborazione.
Un abbraccio solidale da parte di tutto lo staff di FELCOS” 

Lucia Maddoli, FELCOS

“Ho conosciuto Oxfam alla fine degli anni 80 in Inghilterra, con le loro charity shops – li ho incontrati nuovamente in Sierra Leone e non solo, con le loro campagne che creano le condizioni per aiutare l’indipendenza delle donne
Ho collaborato come volontaria per Oxfam in alcuni progetti che hanno portato avanti qui in Italia – dagli hunger banquets per sensibilizzare le persone sulla distribuzione delle risorse e la fame nel mondo, a progetti con i richiedenti asilo per una integrazione attraverso lo sport e la partecipazione ad altre attività sociali.
Ho partecipato ad incontri pubblici, portando la mia testimonianza, ho seguito incontri dove trattavano temi sulla disuguaglianza nel mondo, ho seguito con attenzione la Sfida all’Ingiustizia, sui paradisi fiscali, con un report a livello globale che ha denunciato gli abusi fiscali internazionali.
Ho sempre riscontrato, fra le persone che ho conosciuto, una massima trasparenza e un’etica nel portare avanti il loro lavoro.
Ho saputo dello scandalo che ha coinvolto in questo periodo Oxfam, ho letto che le persone coinvolte, che hanno abusato del loro potere, sono state prontamente allontanate dall’organizzazione , che Oxfam sta collaborando con le autorità competenti e che ha adottato nuove misure per evitare che si ripetano in futuro tali comportamenti ignobili.
Ribadisco la mia fiducia in Oxfam, per quello che può valere, e confermo di essere fiera di aver collaborato con loro e spero di continuare a farlo anche in futuro.”

Antonella Bundu

“Con Oxfam sono stato a Gaza, in Libano e in Giordania, in Sicilia e qui, in Toscana. Documentando il lavoro di Oxfam nei contesti difficili e l’aiuto che dà a chi è vulnerabile e in difficoltà ho conosciuto solo persone di grande professionalità e sensibilità.
Tra le cose che più ho apprezzato e apprezzo di Oxfam, che poi secondo me è il tratto che la contraddistingue come organizzazione, è il suo sguardo ampio sulle contraddizioni. L’andare oltre l’emergenza e la beneficenza, e cercare – per lo meno – di informare e agire sulle cause della povertà e delle disuguaglianze. Sulle distorsioni del sistema economico globale.
Questa riflessione non l’ho trovata solamente sui flyer, cartoline, manifesti con il logo Oxfam.
Sono state l’argomento quotidiano delle discussioni con chi mi accompagnava da un luogo a un altro a fare riprese, quando facevo domande su domande per capire il più possibile le realtà che osservavo.
Mi dispiace molto che tutte queste persone, con le quali mi sono trovato in sintonia, debbano affrontare in questi giorni il contraccolpo dei bruttissimi episodi che gettano discredito sul loro lavoro.
Spero che tanto loro quanto Oxfam, come organizzazione, possano venirne fuori con dignità e che tutti coloro che hanno avuto modo di conoscerli possano continuare ad apprezzare, come io continuo ad apprezzare, la loro serietà.
È importante, perché questo è quello che fanno, e io l’ho visto e raccontato (spesso con commozione) per loro.”

Nicola Melloni, RUMI Production

“Bene i provvedimenti presi. Aggiungo che 7 casi su 60.000 operatori e volontari non giustificano alcun linciaggio di Oxfam.” (Fonte: Twitter)

Mario Giro, Vice Ministro degli Affari esteri e cooperazione internazionale

“Non avevo capito cha la vicenda risale a 7 anni fa. Fate bene e a diffondere le corrette informazioni.”

Sabrina Bruno

“Esprimo la mia personale solidarietà con l’Organizzazione non Governativa OXFAM, di cui seguo con attenzione le importanti campagne di sensibilizzazione su vari temi e di cui posso testimoniare la serietà e l’impegno professionale.”

Eugenio Zaniboni

“Sono vicino alla Presidente Maurizia Iachino e a tutto lo staff Oxfam in questo delicato momento che riuscirete senz’altro a trasformare in una opportunità a vostro vantaggio. Non possono bastare poche mele marce per cancellare quanto di buono avete realizzato finora in Italia.”

Giuseppe Marino

“Abbiamo tutti seguito con molta tristezza questa vicenda che ha travolto OXFAM.
È incredibile come pochi riescano a vanificare il serio lavoro e l’impegno di migliaia di persone.
Ci vorrà molto tempo e impegno per ristabilire la credibilità che vi appartiene e che personalmente continuerò a sostenere.”

Monica Leoni

“Il CEFA ha operato in collaborazione con Oxfam Italia in Ecuador in progetti nel settore agricolo a favore dei piccoli agricoltori del caffè e del cacao. Il personale di Oxfam sia italiano che locale che abbiamo conosciuto oltre a dimostrare grande competenza e capacità professionale ha sempre mantenuto un comportamento eticamente corretto in primo luogo nei confronti dei beneficiari dei progetti e più in generale con la popolazione locale. Oltre ad esprimere la nostra solidarietà alle vittime degli abusi che si sono consumati ad Haiti ci sentiamo in dovere di esprimere ad Oxfam Italia e in particolare agli operatori che abbiamo conosciuto in Ecuador il nostro senso di stima e di gratitudine per il lavoro svolto, talvolta anche con grande sacrificio, nell’obiettivo comune di costruire un mondo migliore e più giusto. Il bene fatto a tanti non sarà cancellato dal comportamento ignobile di pochi.”

Paolo Chesani, Direttore CEFA

“Non si può permettere che responsabilità individuali e specifiche di poche individui possano infangare il lavoro meraviglioso e tenace dei tantissimi che da tanti anni mettono l’anima e il cuore in un lavoro che è prezioso non solo per chi lo riceve ma per tutta l’intera comunità umana.”

Giorgio Vittadini

“Siamo vicini e solidali ai colleghi di OXFAM Italia che oggi si devono giustificare e difendere rispetto a cose che, seppur gravissime, riguardano casi circoscritti e sono lontane anni luce dall’operato delle migliaia di persone che onestamente e con passione lavorano nella solidarietà e cooperazione internazionale di quest’associazione. Conosciamo bene le colleghe e i colleghi, le donne e gli uomini con cui lavoriamo in Italia da molto tempo e in tanti paesi del mondo condividendone filosofia e obiettivi e apprezzandone serietà e professionalità. Ancora una volta però l’occasione è buona per fare di tutta l’erba un fascio, per accusare la cooperazione e il mondo del non profit tout court. La caccia alle streghe è aperta e le campagne denigratorie vanno per la maggiore. Siamo appena usciti dalle sparate sui salvataggi in mare che si apre la stagione degli scandali sessuali. Da punire certo senza se e senza ma anche circoscrivendo responsabili e responsabilità. Chiarendole e condannandole senza trascinare nel fango un’intera organizzazione. Sappiamo quanto sia difficile gestire una bufera come questa e per questo cogliamo l’occasione per ribadire la nostra stima per Oxfam Italia e per tutti coloro che si impegnano quotidianamente in un lavoro come il nostro alla cui base c’è il rispetto dell’altro, la lotta alle diseguaglianze e per le pari opportunità ovunque nel mondo.”

Cospe onlus

“SU OXFAM, PER OXFAM, CON OXFAM
Qualche anno fa conobbi in Senegal una persona eccezionale. M. costruiva infrastrutture pubbliche, soprattutto ponti, era uno dei più grandi esperti al mondo. Ne aveva costruiti centinaia: cavalcavia che attraversavano vallate vertiginose e ponticelli di legno per attraversare piccoli ruscelli di montagna. L’aveva fatto per un’azienda privata, poi si era messo in testa che era una missione di vita. Non riuscendo più a fare da solo, cominciò a fare affidamento su alcuni aiutanti: prima li formava, poi li seguiva, infine gli affidava delle responsabilità. Faceva ponti con quello che aveva, per fare incontrare le persone, circolare le merci e le idee. Un giorno venne a sapere che uno dei “suoi” ponti era crollato, travolgendo alcune famiglie inermi. Alcuni suoi collaboratori avevano seguito i lavori in modo poco professionale e speculando sui materiali. Una tragedia per M. che sapeva che tutto ciò che di buono aveva fatto fino ad allora poteva essere offuscato da quella tragedia: una macchia indelebile. Quando gli chiesi cosa avrebbe fatto, lui mi rispose: “continuerò a costruire ponti; se ne crolla uno, vuol dire che c’è ancora più bisogno di farne altri e di farli meglio”.
Leggendo dell’infame storia che sta travolgendo Oxfam mi torna in mente quella di M. Ho avuto la fortuna di conoscere Oxfam dall’interno e li ho osservati a lungo dall’esterno, accompagnando le loro battaglie e i loro sforzi. Conosco personalmente la passione e la competenza di questi indefessi costruttori di ponti. Li e le ho viste/i mettersi in gioco, fisicamente e moralmente, decidendo di correre rischi personalmente, tra cui quello di sbagliare. Li ho visti riflettere, dubitare, sudare, ansimare, entusiasmarsi per i piccoli risultati. Li ho visti cercare il dialogo con i piccoli e alzare la voce con i grandi. Li ho visti fare cose egregie ed altre perfettibili, ma sempre con un obiettivo comune: costruire ponti per permettere a tutti di vivere una vita migliore e più dignitosa. Poi, il crollo del ponte.
Le accuse che trasformano le responsabilità individuali e specifiche in colpe collettive e generiche hanno la stessa forma di tanti fenomeni deprecabili contemporanei: si prende la parte per coinvolgere il tutto. E in questa maniera, alleggeriscono le responsabilità del particolare e compromettono il lavoro di tutti gli altri.
Se crolla un ponte, fatto di cemento o di fiducia, è una tragedia che ha delle responsabilità che vanno accertate e colpe che fanno perseguite. Ma se crolla un ponte, penso ci sia bisogno di costruirne di nuovi e migliori. Forza Oxfam.”

Vittorio Iervese

“Se ci guardiamo indietro, la nostra prima vera esperienza importante come Cucina Giramondo Senza Glutine è stata la lunga serie di corsi a tema giramondo senza glutine in collaborazione con Mercato Centrale Firenze in favore di Oxfam Italia. Quella “bella cosa” ci permise di fare una sostanziosa donazione ad una delle organizzazioni umanitarie più attive sul nostro territorio e nel mondo. Persone che lottano quotidianamente a fianco di persone che vivono nella povertà e subiscono ingiustizie. Lo abbiamo fatto consapevoli che quei soldi sarebbero andati a persone oneste e lo pensiamo tutt’ora, anche dopo lo scandalo che ha coinvolto Oxfam Italia. Un gran dolore, misto a sgomento e rabbia nello scoprire l’accaduto, denunciamo i fatti senza attenuanti e tutta la nostra solidarietà va alle vittime PRIMA DI TUTTO. Ma esprimiamo tutta la nostra stima nei confronti di tutte quelle persone che ogni giorno operano in onestà e passione in Oxfam e continueremo a sostenere il loro lavoro sempre.”
Chiara e Gaia di Cucina Giramondo Senza Glutine

“Solidarietà”

Coordinamento delle ONG lombarde Colomba

 

“Nessun dubbio sul valore e la purezza del lavoro di tutti in Oxfam. Via le mele marce e avanti tutta!”

Claudio Galimi

“Si legge in questi giorni dello scandalo che ha colpito voi ed altre ong. Io vi conosco dai tempi di Ucodep, ho collaborato con voi proprio per  un progetto ad Haiti. Assieme all’amministrazione comunale, di cui faccio e facevo parte, abbiamo deciso di  aderire alla vostra campagna per costruire un pozzo. Personalmente non ho mai avuto dubbi sul vostro operato. Credo che i delinquenti, i furbetti siano ovunque e voi non potevate avere la presunzione di esserne immuni. Succede, anche se non dovrebbe.
Io credo che dovete solo andare avanti e continuare a fare quello che state facendo. Vi sono grata per il vostro operato, per il vostro costante sforzo  nel rendere il mondo un posto migliore, pure per me e per mia figlia, che vi guardiamo dal divano. Dovete alzarvi e rimboccarvi le maniche. Lo dovete fare per noi che vi sosteniamo, per le persone che aiutate.
Dovete essere orgogliosi di quello che fate. Continuate. Prendete le distanze dai delinquenti, allontanate le mele marce e ripartite! Non ci lasciate soli con questi “signori del dolore”, citando Vecchioni.Lo dovete fare per voi, che avete un ideale, per tutti quelli che avete aiutato, e per le vostre famiglie e i vostri figli, perchè avere qualcuno in famiglia così sensibile è proprio una gran fortuna e motivo di orgoglio.”

Barbara Fineschi

“Sono un’insegnante di scuola secondaria di primo grado e da molti anni partecipo con le mie classi ai progetti che Oxfam ci propone e faccio parte della Rete degli educatori per la Cittadinanza Globale. In questo momento in cui l’Organizzazione è dentro il mirino di forze mediatiche denigratorie, a causa di comportamenti criminali di alcuni, pochi, operatori di Oxfam GB, vorrei dimostrarle la mia solidarietà e rinnovarle la mia completa fiducia.
Oggi scrivo perchè ho vissuto l’impegno e la passione con cui Areta, Federica, Valentina, Claudia Victoria, Lucia e tutti gli altri di Oxfam Edu, aiutano, noi insegnanti, a far crescere i nostri studenti nella consapevolezza di poter essere loro, un domani, i protagonisti di un mondo più giusto. Negli anni ho apprezzato la disponibilità e la preparazione dello Staff di Oxfam nell’offrirci progetti di cittadinanza, di educazione all’accoglienza e integrazione, di educazione ambientale, di sensibilizzazione ai diritti umani, sempre divertenti e innovativi, che hanno aperto gli occhi dei nostri studenti sulle ingiustizie economiche e sociali in Italia e nel mondo, sul peso che ha la diversità sociale, di genere, di religione nella nostra società. Hanno condiviso con loro come affrontarle, rendendoli consapevoli del peso che avranno le loro azioni, in futuro, sulla società.
Oggi scrivo, perché conosco i progetti di cooperazione internazionale di Oxfam e conosco alcuni ragazzi che li portano avanti. Conosco la loro integrità intellettuale e morale, la loro onestà e anche un po’ di quel coraggio, che manca a molti loro coetanei “scaldapanche”, capaci solo di urlare parole offensive.
Oggi, quindi, scrivo perché voglio testimoniare la mia fiducia e stima per Oxfam e tutte le migliaia di operatori che ci lavorano con professionalità, spinti da ideali di giustizia e spirito umanitario.Non ci sono dubbi che è inaccettabile il vile comportamento di alcuni operatori di Oxfam GB, che tutto aveva, tranne l’aspetto umanitario. Ancora più deprecabile perché con il loro comportamento hanno danneggiato non solo l’organizzazione umanitaria per cui lavoravano, ma soprattutto coloro che dovevano trovare sollievo nelle disgrazie, proprio attraverso il loro operato. Comunque non sono certamente alcuni individui ad essere significativi per valutare l’azione di un’organizzazione che conta migliaia di operatori in tutto il mondo.

Serenella Ercoli

“Sono lontano dall’Italia, in Nicaragua, ma ho seguito, per quel che potevo, la bufera che ha investito Oxfam. Ho lavorato con Oxfam, ho scritto, ho pubblicato libri. Uno di questi, forse il migliore, è stato scritto alla frontiera fra Domenica e Haiti. E credo che il tempo passato in quella terra sia stata una delle esperienze migliori della mia vita. Come, altrettanto intensi, sono state le settimane e i mesi passati in Palestina e in Bosnia. Sempre a raccontare storie. E l’ho sempre fatto con la massima libertà. Ho scritto quello che mi accadeva: Oxfam è stato il miglior ‘editore’ che potessi mai avere.
Ho conosciuto la ‘gente di Oxfam’, ho parlato, mangiato, discusso anche in maniera accesa, dormito, vissuto con loro. E ne conosco la fatica e l’impegno e la passione. So anche dei giorni di malinconia, di solitudine. Conosco il loro sguardo. E quando condividi del tempo con qualcuno, in questi paesi, in questo tentativo di mettere un granello di sabbia in questo mondo perchè sia un po’, solo un po’, migliore, ti rimane dentro una grande ricchezza.
Io credo che nelle comunità degli uomini e delle donne, qualsiasi esse siano, ci sia chi sbaglia strada, chi commette errori o peggio, chi compie gesti da vergogna. Nessun gruppo ne è esente, fa parte del gioco e della democrazia. Fa parte della fiducia e del suo tradimento (ma non per questo smetteremo di aver fiducia nell’uomo). Se io mi guardo attorno, se guardo la gente di Oxfam, vedo qualcosa di più che antidoti o anticorpi contro le malefatte di qualcuno, vedo un cammino che continua e continuerà. Vedo che questo andare per il mondo, nei luoghi delle necessità, è una strada che non smetterete, e non smetteremo, di percorrere, ben sapendo che ci saranno inciampi e che il cammino non avrà mai fine, ma la sua forza è nei passi che si compiono ogni giorno. Con gratitudine per il vostro lavoro. Con qualcosa di più di una vicinanza.”

Andrea Semplici

“Care e cari é davvero un brutto periodo per Oxfam, nostro socio e per tutte le ong e organizzazioni sociali. Si costruiscono castelli su vicende circoscritte, conosciute da 7 anni (!), anche denunciate dalle organizzazioni coinvolte.  Lo so fa per irresponsabilmente da parte di alcuni media e anche, purtroppo, dalla politica. Dobbiamo aver ben chiaro che a molti, anche alle istituzioni, talvolta, il nostro operato solidale da soggetto no profit non governativi in Italia, Europa e Regno Unito dà spesso sempre più fastidio. Questo ci porta inesorabilmente a sentirci sempre ‘sotto esame’, noi che abbiamo l’obiettivo di porre massima attenzione nell’ operare dentro codici di condotta etici e con la massima trasparenza da ogni punto di vista, spesso più di qualsiasi attore altro della nostra società. Non ci è mai costato caro fare questo, é parte integrante della nostra missione e visione, ma essere da mesi così sotto pressione non é normale, e temo che lo sarà a lungo: ci aspetta una stagione di ‘resistenza’ solidale e di impegno per sentirci ed essere sempre soggetto unitario. AOI ha saputo rispondere alla stagione terribile vissuta dagli enti delle adozioni internazionali, quindi alle ong del soccorso in mare. In mezzo reiteratamente ad attacchi mediatici con illazioni sull’ ‘utilizzo delle donazioni’ e la nostra capacità di dimostrare trasparenza. Ora é preso di mira chi denuncia le assurdità di questo mondo globale diviso tra pochissimi ‘paperoni’ e l’infinita comunità di poveri, oppure chi si fa carico di accogliere i disperati. Non ci si deve arroccare nella difesa non ragionata di chi di noi quando sbaglia, ma ‘cum grano salis’.  Non sono operatrici e operatori di Oxfam Italia i protagonisti di quelle orribili violazioni dei diritti umani. Che vanno fermamente condannate e di cui vanno appurate le responsabilità, dirette e indirette. Vigilare sull’eticità dell’operato solidale é essenziale. Ho apprezzato gli interventi del Direttore di Oxfam, Roberto Barbieri, persona di un’onestà intellettuale assoluta, a cui esprimo la mia solidarietà e il mio appoggio incondizionato, che valga per tutti gli uomini e le donne di Oxfam Italia.”

Silvia Stilli, Portavoce Associazione ONG Italiane

“Io ad Haiti c’ero e con molte responsabilità. Non cediamo alla tentazione di confondere poche mele marce che devono essere perseguite penalmente con l’impegno di chi, giorno per giorno, sacrifica la sua vita per salvarne tante in zone di emergenza, crisi, guerra, esclusione, violenza.”

Michele Bruni

“In questi giorni vi si legge nei maggiori media per informazioni non belle. Dovremmo esercitare in modo maggiore la capacità di analisi e discernimento. Se all’interno di una famiglia, di un gruppo, di una organizzazione, operano, sotto mentite spoglie, persone non sane, come si può dire che tutta la realtà non sia sana? Quanto è facile colpire chi si adopera per cercare di migliorare le condizioni dei meno fortunati. La storia ci insegna….., chi più si espone più rischia i linciaggi mediatici. Con forza e fiducia, pur stando vigilanti, liberatevi dal peso delle pressioni mediatiche e non distogliete lo sguardo dai vostri obbiettivi di aiuti umanitari.”

Luigi Cortorillo, EDIThink

“Ho scelto di aderire a Oxfam per l’impegno da sempre dimostrato, con iniziative concrete, nella battaglia contro le diseguaglianze e il sostegno ai più deboli, in Europa e nel mondo. L’aiuto materiale ai bisognosi e
la militanza per dare voce alle loro esigenze, in ogni contesto. A partire da quando i suoi fondatori imposero a Winston Churchill un corridoio umanitario per assistere le famiglie greche sotto l’assedio militare inglese, nella seconda guerra mondiale. La militanza di Oxfam è proseguita con continuità, di generazione in generazione, nei Paesi in Via di Sviluppo come in quelli di appartenenza. Missione dopo missione, senza mai abbandonare il campo né cedere a compromessi di sorta.
I gravi episodi di cui è emersa recente notizia, che dovranno venire gestiti con attenzione, non possono scalfire i valori di questa grande organizzazione.
Confermo perciò la mia fiducia nei confronti di Oxfam, sottolineando come il suo e anzi il nostro impegno è oggi indispensabile più che mai. Per contrastare il crescente, insopportabile divario tra l’1% e il restante 99% della popolazione globale.
Portiamo avanti le nostre battaglie!”

Avv. Dario Dongo, Barrister, MBA, PhD on food safety

“Ho conosciuto Oxfam da suo interno per aver partecipato ad un progetto di miglioramento e trasformazione digitale dei processi. Ho incontrato persone con una missione umanitaria chiara e definita, niente e nessuno che abbia a che vedere con i fatti disgustosi contestati a singole persone.
Cercate con determinazione le mele marce e condannatele ed eliminatele. Ma difendete con coraggio il valore di Oxfam e tutto ciò che di buono è stato fatto.”

Claudio Albian, Chief Executive and Compliance Manager Beenomio

“Collaboriamo da quasi 20 anni con Oxfam Italia – già Ucodep , ed abbiamo avuto modo di conoscere direttamente l’impegno dei dirigenti le profonde motivazioni e valori che li hanno sempre mossi. Abbiamo al contempo apprezzato le grandi capacità di gestione di progetti complessi.
In nessun modo questa fiducia è oggi incrinata dai fatti accaduti ad OXFAM UK, e se possibile la mia vicinanza è ancora più forte. Considero al contrario OXFAM IT come parte lesa, ricordo che all’epoca dei fatti in oggetto era ancora ‘UCODEP’. Facciamo tutti il possibile per mettere in piedi meccanismi più efficaci di controllo. Coraggio ragazzi.”

Marco Crescenzi, Presidente Social Change School

“C’è un detto che mi viene in mente ogni volta che vengono a galla situazioni non corrette, criticabili o addirittura perseguibili penalmente… “Chi fa, falla, chi non fa, non falla”…. il vostro aiuto, come organizzazione internazionale, è encomiabile, siete presenti e a fianco di persone che altrimenti sarebbero lasciate a loro stesse, prive di diritti, di risorse economiche e culturali .. non mi dilungo perché l’elenco sarebbe chilometrico…non sarà certo il comportamento scorretto di alcune persone a scalfire la fiducia che nutro nei confronti della vostra organizzazione, ma soprattutto nei confronti del lavoro prezioso che tantissime persone che ne fanno parte, quotidianamente svolgono in quegli angoli del pianeta anche per me, per farmi sentire ancora un essere umano. Io sto dalla vostra parte.
Con grande affetto e riconoscenza”

Lucia Lizzadro

“In un mondo dove il buon senso dovrebbe rappresentare la normalità, si spera che le nefandezze di un microscopico numero di persone non rovini il meraviglioso impegno della moltitudine che ogni giorno portano sollievo a tanti diseredati nel mondo. Noi siamo con OXFAM, noi siamo OXFAM.”

Graphic Web

“Anni fa ero per lavoro a Hong Kong e, sotto la stagionale pioggia, trovo anche qui una postazione di Oxfam, che mi colpisce e mi commuove. Ovunque, sempre, persone dedicate con serietà e preparazione profonde a perseguire obbiettivi tanto belli quanto difficili. #Orapiùchemai, #fieradioxfam, dei valori, dell’impegno, del messaggio che diffonde, che è e resta forte e solido. Grazie per quello che fate, grazie di farne parte, #orapiùchemai.”

Angelica Torrigiani

“Desidero testimoniare la mia fiducia e la mia gratitudine a Oxfam per tutto ciò che sta facendo. Avendo avuto l’opportunità di collaborare, come consulente esterno, con Oxfam Italia posso inoltre testimoniare la qualità e l’importanza fondamentale del lavoro che ogni giorno Oxfam svolge. L’informazione mediatica, spesso, trascura di fornire i dettagli di una storia. Le persone protagoniste di fatti esecrabili sono state allontanate da Oxfam stessa ormai oltre sei anni fa. In questo momento diventa importantissimo raddoppiare la vicinanza a Oxfam e alle operatrici/operatori che contribuiscono, ogni giorno, a fare del mondo un posto migliore.
Grazie.”

Federico Batini

“Dispiaciuta per quanto è successo, vi rinnovo tutta la mia fiducia e ammirazione per il vostro operato… sempre a fianco dei più deboli per un mondo migliore..
Grazie a tutti voi.”

Elisabetta Matteini Torrigiani

“Coraggio, andate avanti con ancora più trasparenza e rigore!”

Teresa

“Cari amici e colleghi di Oxfam Italia, da collega e compagno di viaggio, sia come CIFA sia come coordinatore di CGE-Italia, non posso che esplicitare pubblicamente, in questi giorni difficili per voi, il mio sostegno e apprezzamento per il lavoro che quotidianamente portate avanti in Italia e all’estero. Sono personalmente testimone della vostra professionalità, e spero che la condotta vergognosa di alcuni vostri ex-colleghi non mini l’immagine della vostra Organizzazione, che è sempre stata tra le migliori nel nostro settore soprattutto grazie al vostro lavoro. Continueremo a lottare insieme per un Mondo più giusto e più equo, oggi come ieri, e negli anni a venire.”

Emanuele Russo, CIFA ONLUS

“Non permettiamo che questo grave episodio che riguarda peró il comportamento di pochissime persone possa distruggere il nome e il grande lavoro di Oxfam nel mondo attraverso migliaia di collaboratori e volontari per bene e seri. Oxfam è e deve restare una delle più considerate Ong internazionali.”

Ilaria Borletti Buitoni, Presidente onorario Amref

“Nessun contadino butterebbe l’intero canestro di mele se si accorge che c’è n’è qualcuna marcia. Chi lo fa mostra tutta la sua pochezza. Avete tutta è piena la mia solidarietà.”

Giampaolo Rossi

“Scrivo per manifestare il mio sostegno a Oxfam. Credo sia un’organizzazione straordinaria, fatta di persone straordinarie, e che un episodio, grave ma limitato e affrontato con decisione, non possa cambiare questo fatto. Sostengo Oxfam con una donazione periodica automatica, e certo non smetterò. Il mio timore è che questa occasione sia il pretesto per molti per giustificare il fatto che non donano nulla ad alcuno. Speriamo che non sia così.
Andate avanti. Vi siamo vicini.”

Lorenzo S., Firenze

Haiti, la risposta della direttrice di Oxfam International

Uscite media sul tema

Il progetto Provide, che ha come obiettivo il contrasto alla violenza di prossimità e di genere rivolto a richiedenti asilo e rifugiati (donne, uomini, minori, LGBT ed anziani) accolti in Europa, è entrato nel vivo, con una serie di incontri e la partenza di corsi di formazione.

L’incontro di Jaen: una revisione del metodo di lavoro e dei risultati della ricerca

Panoramica del meeting all'Università di Jaen

Panoramica del meeting all’Università di Jaen

L’incontro tenutosi a Jaén il 6 e 7 settembre 2018, è servito come palcoscenico per presentare i risultati ottenuti dai diversi partner di PROVIDE nella fase di ricerca del progetto. La ricerca è stata condotta sulla base di interviste personali rivolte principalmente al personale dei centri di accoglienza per rifugiati / richiedenti asilo e / o ospedali, prefetture. Una delle principali conclusioni, comune a tutti i paesi partecipanti, è stata la mancanza di consapevolezza di alcuni operatori sugli indicatori di violenza di genere e violenza di prossimità sulle persone dei centri di accoglienza. Mentre la violenza fisica è “palpabile”, altri tipi di violenza non lo sono e sono spesso inosservati e non tracciati. L’incontro di Jaen ha rilevato, quindi, la necessità dell’elaborazione di un protocollo d’azione comune per tutti i settori che partecipano all’intervento con rifugiati e richiedenti asilo, nonché la necessità di rafforzare la formazione e la preparazione dei professionisti del settore

 Conferenze stampa: Milano, Parigi e Jaen

Lia Lombardi (ISMU) alla conferenza stampa a Milano

Lia Lombardi (ISMU) alla conferenza stampa a Milano

La conferenza, realizzata in collaborazione con il Comune di Milano, dalla Fondazione ISMU, si è tenuta il 18 settembre 2018. Una seconda conferenza stampa si è tenuta il 19 novembre 2018 presso la Maison de l’Europe a Parigi, realizzata dall’organizzazione SamuSocial International, in collaborazione con l’Università di Palermo.

Un InfoDay si è tenuto anche a Jaen (Spagna), organizzato dall’Associazione per l’occupazione e l’integrazione sociale – ASEIS con la collaborazione dell’Università di Jaen e l’Agenzia Sanitaria dell’Alto Guadalquivir. 

In queste occasioni il progetto Provide è stato promosso soprattutto per quanto riguarda i risultati della ricerca sul tema della violenza di genere e di prossimità e sull’organizzazione di training per professionisti.

Altre azioni di diffusione

Stand Provide durante la Researchers European Night

Stand Provide durante la Researchers European Night

Durante la Notte Europea dei Ricercatori, da uno stand situato nella parte centrale della sala dell’evento sono state organizzate delle attività con i più giovani per prevenire il fenomeno della violenza di prossimità, renderli consapevoli del tema e dare informazioni sul progetto a tutta la popolazione interessata alla ricerca.  

 

 

 

Corsi di formazione

La fase successiva del progetto, in cui tutti i Partner sono coinvolti, è la realizzazione di una serie di corsi di formazione progettati per preparare un gruppo selezionato di “professionisti esperti sulla violenza di prossimità“; esperti in materia di identificazione e accompagnamento di rifugiati / richiedenti asilo e vittime della violenza di prossimità.

A Firenze il corso è partito il 18 gennaio 2019 e vede coinvolti 35 operatori di centri di accoglienza, centri anti-tratta, anti-violenza, ospedali e prefetture. Il corso è stato accreditato dall’Ordine degli Assistenti Sociali della Regione Toscana.

Per il contrasto alla violenza di prossimità e di genere

Accoglienza e integrazione

Vogliamo contrastare le cause della xenofobia e dell’intolleranza con gli strumenti della cultura “dal basso”, favorendo percorsi formativi e informativi che contribuiscano alla crescita di cittadini “globali” per cui la “diversità” rappresenti una risorsa.

Vogliamo promuovere e supportare con strumenti adeguati alla popolazione una migliore conoscenza ed esperienza dei temi della migrazione, dell’accoglienza e dell’integrazione partendo dal racconto di sé come strumento di conoscenza ed incontro con l’Altro.

Sono alcuni degli obiettivi che si pone il progetto “DIMMI di Storie Migranti”, finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS), e implementato da Un Ponte Per… insieme a 46 organizzazioni partner su tutto il territorio italiano, in Iraq e in Libano.

Attività e destinatari

Il progetto si rivolgerà in modo particolare ad oltre 5.000 studentesse e studenti in Italia, delle scuole secondarie e delle università; ad oltre 450 insegnanti e docenti; ad oltre 400 persone migranti e alle comunità locali di Campania, Lazio, Lombardia, Toscana, Veneto, Sicilia.

Sono previste sia numerose attività laboratoriali dedicate ai migranti, che specifiche formazioni scolastiche e universitarie sui temi del contrasto alla xenofobia e tecniche di narrazione.

Verrà favorita a livello nazionale la raccolta, la conservazione e la valorizzazione di storie migranti che possano mostrare in modo diretto la complessità dei fenomeni migratori, dei percorsi di integrazione e di accoglienza in atto, attraverso lo sviluppo di canali e strumenti espressivi che valorizzino il racconto di storie personali delle persone migranti.

La collaborazione con realtà che si occupano di comunicazione e informazione permetterà la creazione di una piattaforma web narrativa sulla quale raccogliere e diffondere le storie raccolte.

Parallelamente saranno realizzate attività di sensibilizzazione e informazione verso la cittadinanza sui temi dell’accoglienza e della migrazione.

Grazie al contributo delle tante organizzazioni partner, verranno poi realizzati gemellaggi scolastici e universitari tra istituti in Italia e Centri di aggregazione o classi sia in Iraq che in Libano, dove Un Ponte Per… opera da anni.

Per saperne di più e per essere sempre aggiornati è anche possibile seguire la pagina Facebook del progetto DIMMI di Storie Migranti.

Concorso DIMMI 2019

Il racconto di sé come strumento d’incontro con l’altro: è questo il presupposto del Concorso Dimmi 2019, indetto in occasione della XXXV edizione del “Premio Pieve Saverio Tutino” organizzato dall’Archivio Diaristico Nazionale e aperto alle prime 150 storie che arriveranno entro il 30 aprile 2019.

 

Ammassati, esposti a violenza e senza accesso alle cure mediche

Denunciamo il dramma  di centinaia di donne incinte, minori non accompagnati, sopravvissuti a torture e a abusi, sono costretti nel pieno dell’inverno a vivere in condizioni “disumane” nei campi profughi delle isole greche nel nostro report “Vulnerabili e abbandonati” diffuso oggi.

Donne incinte, bambini soli sopravvissuti a torture e guerra costretti in condizioni “disumane”Abbiamo raccolto tante drammatiche testimonianze di migranti a cui viene negato il diritto a un’accoglienza dignitosa, come conseguenza del collasso del sistema di identificazione e di protezione.

Nel dossier, le voci di madri che sono state mandate via dagli ospedali a soli quattro giorni da un parto cesareo e che si sono ritrovate a vivere in una tenda assieme ai figli appena nati. Abbiamo testimonianze di minori e donne sopravvissuti a violenze sessuali e ad altri traumi, che sopravvivono in campi profughi dove regolarmente avvengono risse. 

Nel campo di Moria, che contiene il doppio di persone che potrebbe accogliere, c’è un solo medico per quasi tutto il 2018, incaricato dalle autorità di Lesbo di provvedere all’identificazione e al primo soccorso delle circa 2.000 persone, che arrivavano ogni mese sull’isola.  

È inaccettabile trovarsi nella condizione di non poter identificare le persone che hanno immediato bisogno di aiuto. Identificare e assistere queste persone è un dovere fondamentale sia per la Grecia che per l’Europa. In base alle norme europee e greche, minori non accompagnati, donne incinte o con bambini piccoli, persone con disabilità e sopravvissuti a torture devono essere identificati come vulnerabili e quindi rientrare nel normale sistema di accoglienza per richiedenti asilo, anziché essere sottoposti a processi lampo con il solo obiettivo di rimandarli in Turchia.  

Sono inoltre moltissimi i casi di persone detenute ingiustamente nonostante siano giovanissime, soffrano di malattie psichiche e o disagi fisici dovuti ai traumi subiti. Una condizione in cui è molto difficile avere accesso a cure mediche e all’assistenza psicologica.

L’emergenza a Lesbo nel pieno dell’inverno

Donne incinte, bambini soli sopravvissuti a torture e guerra costretti in condizioni “disumane”L’inverno ha portato una pioggia incessante a Lesbo e la tendopoli è diventata una vera e propria palude di fango, con le temperature che nelle prossime settimane si abbasseranno ancora sotto lo zero portando la neve. In cerca di qualsiasi fonte di calore le persone stanno iniziando a bruciare tutto quello che trovano, inclusa la plastica. Portano stufe improvvisate e pericolose dentro alle tende, rischiando la vita solo per riscaldarsi.

Le autorità locali e le organizzazioni umanitarie stanno facendo il possibile per migliorare le condizioni di vita delle persone bloccate nei campi, ma tutti gli sforzi sono resi vani dalle politiche che continuano a bloccare le persone sull’isola per periodi di tempo indefiniti.

L’appello alla “Fortezza Europa”

Facciamo appello all’Unione europea, agli stati membri perché si trovi al più presto una soluzione all’emergenza che si sta consumando nelle isole greche; servono:

  • uno staff sanitario adeguato
  • un diverso sistema di identificazione dei più vulnerabili
  • trasferimenti regolari dei migranti sulla terraferma.

Assistiamo ad una chiusura di fatto delle frontiere europee, che tradisce i valori fondanti dell’Unione e il comune senso di umanità che dovrebbe guidarne l’azione. Alle frontiere di Croazia e Ungheria migliaia di uomini, donne e bambini in fuga da guerre e persecuzioni vengono respinti in Serbia dove sono costretti a vivere intrappolati, come in un limbo. Qui noi di Oxfam lavoriamo per assicurare pasti e ricovero nei centri predisposti dal Governo. Alla frontiera italiana, lungo la rotta del Mediterraneo centrale, dopo la chiusura dei porti decisa dal Governo la scorsa estate, da giorni interminabili assistiamo al dramma di 49 profughi bloccati in mare a rischio della vita.

Tutto questo è insensato e ingiusto. Ciascuno Stato deve fare la propria parte accogliendo una quota di migranti e agire perché si giunga prima possibile alla riforma del Trattato di Dublino, in linea con la posizione del Parlamento europeo.

La campagna Welcoming Europe – Per un’Europa che accoglie

Oxfam sostiene la campagna Welcoming Europe – Per un’Europa che accoglie che ha l’obiettivo di raccogliere 1 milione di firme nei prossimi 12 mesi in almeno 7 paesi membri per.

  • il cambiamento delle politiche europee sui migranti
  • la creazione di passaggi sicuri per i rifugiati
  • la protezione delle vittime di abusi, sfruttamento e violazioni dei diritti umani

Le firme saranno consegnate alla Commissione europea con la richiesta di presentare un atto legislativo di riforma in materia di immigrazione, volto a superare le difficoltà dei Governi nazionali nella gestione dei flussi migratori.

Percorso formativo per facilitatori linguistici con poca esperienza, docenti volontari ed aspiranti docenti che mira a riflettere su quale sia il ruolo dell’insegnante di italiano L2 in classi eterogenee dal punto di vista linguistico e delle strumentalità e quali siano le competenze specifiche necessarie alla costruzione di questa professionalità.

Organizzato da Oxfam Italia Intercultura con la collaborazione di LiMo – Linguaggi in movimento.

STRUTTURA DEL CORSO

4 incontri:

  • 1° incontro“Lavorare con i soggetti vulnerabili”
  • 2° incontro “Il profilo degli apprendenti”
  • 3° incontro “Programmazione degli interventi linguistici e delle scelte didattiche”
  • 4° incontro “Usare, adattare, creare”

Ogni incontro avrà la durata di 4 ore (orario pomeridiano, dalle 15 alle 19)

DOVE

OXFAM ITALIA
Via Pierluigi Da Palestrina 26/r – FIRENZE

PERIODO

Febbraio 2019 (tutti i venerdì)

Numero minimo iscritti: 10
Numero massimo iscritti: 18

ISCRIZIONE

La quota di iscrizione è 150€. Compilare e inviare il modulo di iscrizione e la ricevuta di avvenuto pagamento a:

caterina.casamenti@oxfam.it

annalisa.innocenti@oxfam.it

Le iscrizioni termineranno il 25 gennaio 2019.

 

 

YEMEN
Dal marzo 2015, violenze e raid aerei hanno spinto 3.1 milioni di persone ad abbandonare le proprie case; 21 milioni di persone hanno bisogno di assistenza umanitaria, e 14.1 milioni non possono permettersi abbastanza cibo. Dai primi di agosto, dopo un periodo di trattative e parziale cessate il fuoco, le violenze sono ricominciate; i prezzi del cibo sono alle stelle e sono milioni i bambini che rischiano letteralmente di morire di fame. Oxfam ha aiutato a oggi più di 900.000 persone portando acqua, buoni pasto, aiuti in denaro e kit igienico sanitari.
SUDAN
I rifugiati sud sudanesi sono stati ricollocati e accolti in nuovi campi o si sono stabiliti nelle zone in prossimità dei campi. La mancanza di acqua e più in generale le scarse pratiche igieniche sono la principale causa del propagarsi di malattie. Oxfam copre i bisogni principali in termini di acqua e igiene (WaSH) di 65,332 persone all'interno dei campi e nelle zone circostanti, includendo tra i beneficiari, oltre ai rifugiati sud sudanesi, anche la popolazione locale che li accoglie.
SUD SUDAN
Quasi 4 milioni di persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case a causa del conflitto; l’Uganda ospita 1 milione di rifugiati, e un altro milione sono fuggiti in Etiopia, Sudan, Repubblica Democratica del Congo. La maggior parte sono donne e bambini. Oxfam lavora per garantire acqua, cibo e servizi igienico sanitari ai più vulnerabili, inclusi coloro che si sono rifugiati nelle isole più remote in mezzo alle paludi. Nel 2017 ha aiutato oltre 500.000 persone.
SIRIA
Lo scorso anno Oxfam ha aiutato circa due milioni di persone nel paese e in quelli ospitanti, come Libano e Giordania, garantendo acqua potabile, servizi igienici e cibo, oltre ad aiuti per avere un reddito e agevolando l’accesso alle opportunità di lavoro e ai servizi sanitari, sociali e legali, e sostenendo i rifugiati con progetti di accoglienza o attraverso i corridoi umanitari. In Siria Oxfam ha garantito acqua pulita a più di 1.5 milioni di persone in 10 governatorati, e sta lavorando nella promozione della salute e dell’igiene, nello smaltimento dei rifiuti solidi e nel sostegno alle attività generatrici di reddito.
ITALIA
In Italia un numero stimato di 10.000 migranti, inclusi richiedenti asilo e rifugiati, vive al di fuori del sistema di accoglienza, in condizioni precarie, marginalizzati, senza alcuna assistenza istituzionale e con limitato accesso a cure mediche, in accampamenti informali spesso privi di acqua e servizi igienico sanitari. L’intervento umanitario di Oxfam in Italia è basato sul un approccio di protezione a sostegno dei diritti dei migranti, garantendo anche assistenza concreta in risposta a bisogni immediati. Oxfam lavora con le organizzazioni partner esperte in assistenza legale e con le associazioni sul territorio; il team mobile di Oxfam si indirizza verso i migranti più vulnerabili in Sicilia e in Liguria, a Ventimiglia, garantendo informazioni legali, orientamento in termini di servizi specializzati cercando di rispondere alle esigenze di ciascuno.
YEMEN
Dall’inizio del conflitto, nel marzo 2015, sono morti oltre 5.550 civili, e 3 milioni di persone sono state costrette a abbandonare il paese sull’orlo della carestia. Più della metà della popolazione non ha cibo sufficiente. Raid aerei, combattimenti, razzi e cecchini hanno distrutto case, scuole, ospedali, fabbriche, fattorie. Anche prima dell’ultima escalation del conflitto, più di 10 milioni di yemeniti soffrivano la fame ogni giorno. Lo Yemen era il paese più povero del Medio Oriente, e povertà e disuguaglianza erano in continua crescita. Oggi la situazione è drammaticamente peggiorata, anche perché lo Yemen è inoltre attraversato dalla più grande epidemia di colera che sia stata mai registrata. Da aprile l’epidemia si è diffusa in ogni angolo del paese, già martoriato dalla guerra, uccidendo più di 2.200 persone. Dal luglio 2015 Oxfam ha aiutato più di 2.8 milioni di persone in 9 governatorati garantendo acqua e servizi igienico sanitari, assistenza economica, e buoni per il cibo.
IRAQ
4.2 milioni di persone sono fuggite dalle zone di conflitto e hanno un disperato bisogno di assistenza umanitaria. Oxfam lavora per ripristinare i servizi di base quali acqua e servizi igienico sanitari e promuovere attività generatrici di reddito per gli sfollati che tornano a casa. Dall’inizio del lavoro nel paese, Oxfam ha raggiunto quali 2 milioni di persone, di cui quasi 100.000 solo a Mosul.
BANGLADESH
Solo da agosto 2017, i rifugiati arrivati in Bangladesh sono stati 671.000, e centinaia continuano ad arrivare ogni settimana. Più della metà sono bambini sotto i 18 anni, e più della metà donne e bambine, ospitati in campi per sfollati le cui condizioni sono drammaticamente peggiorate con l’arrivo della stagione dei monsoni. Oxfam lavora per garantire acqua e servizi igienico sanitari, e installando impianti fognari a beneficio di 50.000 persone. Nella zona di Teknaf garantisce 300.000 litri d’acqua potabile al giorno. Fino ad ora ha raggiunto almeno 240.000 persone.
GAZA
Dal 2006, la popolazione di Gaza sta vivendo un deterioramento della propria economia, dei servizi di base ed una continua distruzione di infrastrutture a causa delle 3 guerre e del blocco imposto su Gaza tuttora in corso. Si stima che il 65% della popolazione di Gaza non abbia un accesso sostenibile all’acqua potabile e dipenda da fornitori privati spesso irregolari e senza licenza, che non rispettano gli standard igienici minimi, esponendo così la popolazione a gravi rischi per la propria salute. A causa del blocco e delle restrizioni imposte da Israele, le comunità – e soprattutto i giovani - vedono poi drammaticamente ridotte le possibilità di lavorare o avere dei redditi sostenibili. Oxfam Italia ha posto particolare attenzione sull’accesso all’acqua potabile e le condizioni igieniche e ambientali della popolazione beneficiaria, costruendo un impianto di desalinizzazione delle acque salmastre, unito a serbatoi per lo stoccaggio e punti di riempimento, che servirà 10.000 persone.
ECUADOR
Il 18 aprile 2016 un terremoto di 7.8 gradi della scala Richter ha colpito l’Ecuador causando 670 morti, , più di 6.274 feriti, oltre 10.500 edifici distrutti colpendo quasi 750.000 persone. Oxfam ha iniziato fin da subito, in collaborazione con le istituzioni governative e le associazioni locali, le attività relative alla somministrazione di acqua potabile e l'installazione di strutture igieniche (docce e latrine) a beneficio delle persone ospitate nel rifugio vicino al vecchio aeroporto di Portoviejo, lavorando per riabilitare le condotte idriche in 5 municipalità e 8 comunità della provincia più colpita. Fino a oggi, abbiamo aiutato 75.000 persone in 30 comunità.
ETIOPIA
Dopo 18 mesi di siccità causata da El Niño la regione del Corno d’Africa sta attraversando un altro periodo di assenza di precipitazioni, che ha colpito comunità di agricoltori e pastori aggravandone le condizioni già drammatiche. I raccolti sono seccati e il bestiame ha cominciato a morire, mentre la mancanza d’acqua causa l’insorgere di malattie come il colera e la diarrea: a marzo si sono già registrati 21.000 casi in Etiopia, dove 8.5 milioni di persone soffrono la fame, specialmente nella regione Somali del Sud. La mancanza di acqua e cibo hanno aggravato la condizione dei rifugiati e degli sfollati: con più di 780.000 rifugiati, l’Etiopia è uno dei paesi africani che ne ospita di più. Oxfam garantisce aiuto nelle zone più remote della regione Somali del Sud, la regione più colpita e la meno interessata dagli aiuti internazionali. Fino a oggi oltre 653.000 persone hanno ricevuto acqua e aiuti in denaro, e 212.000 capi di bestiame sono stati vaccinati.
Cibo per la mente
Gli alunni analizzano le disparità del sistema alimentare globale per imparare, pensare e agire come cittadini globali attivi.
Educazione interculturale attraverso gli studi religiosi
Educazione interculturale per favorire il rispetto delle identità culturali, sociali e religiose.
Make the Link. Tecnologia e Scienza Contro la Povertà
Sviluppa le competenze scientifico-tecnologiche degli alunni inserendoli nel contesto dell’attualità globale per comprendere i problemi che affrontano i paesi in via di sviluppo.
Casebook
Fornisce strumenti concreti per il lavoro quotidiano degli orientatori professionali, formatori di orientatori professionali, studenti universitari e profili che lavorano nell’integrazione lavorativa dei migranti.
Mobnet
Un progetto di mobilità finanziato dalla Commissione Europea che vuole incoraggiare uno scambio transfrontaliero di conoscenze, esperienze e capitale umano fra giovani e aspiranti imprenditori della sponda nord e sud del Mediterraneo.
Be your own boss
Educazione e imprenditorialità, per uno sviluppo incrociato e trasversale del lavoro e un percorso di apprendimento creativo e dinamico, capace di lasciare i futuri imprenditori liberi di lanciare il loro progetto aziendale con successo.
Mednet
Un progetto finanziato dalla Regione Toscana per rafforzare la consapevolezza e il lavoro di associazioni giovanili della sponda nord e sud del Mediterraneo che vogliono giocare un ruolo attivo nella comprensione dei processi di cambiamento culturale, economico, politico e sociale.
Douglas
La prestigiosa catena di profumerie anche quest’anno ospiterà i volontari Oxfam per fare i pacchetti di Natale, per sostenere le nostre attività nelle principali emergenze umanitarie.
Huawei
L’azienda quest’anno ha sostenuto per il secondo anno consecutivo, in diverse scuole italiane il progetto “Make the Link, Technology Supporting Emergencies” per evidenziare il ruolo della tecnologia nelle emergenze. L’azienda ha coinvolto anche i propri dipendenti e devoluto il ricavato del Huawei Christmas Concert 2016 a favore di Oxfam Italia.
Molino Rossetto
La storica azienda di Padova, impegnata con noi dal 2015 in Ecuador, ha risposto al terremoto che ha colpito il Paese nel giugno del 2016 con attività di raccolta fondi e sensibilizzazione, e con l’impegno personale di Chiara Rossetto, CEO dell’azienda di famiglia e testimonial Oxfam.
Lavazza
A fianco di Oxfam Italia da molti anni, conferma il proprio sostegno alle attività dell’organizzazione e in particolare la propria sensibilità per gli aiuti in situazioni di emergenza.
Yoga Essential
A fianco di Oxfam Italia da alcuni anni, anche con una linea di abiti dedicata, ha risposto ancora una volta con entusiasmo alla richiesta di appoggiare la raccolta fondi per reagire alle emergenze. Fondamentale l’entusiasmo della sua fondatrice, Elena Vitale, nel creare occasioni ad hoc per coinvolgere un pubblico sempre più vasto di sostenitori.
Aveda
In Italia Aveda prosegue la sua collaborazione con Oxfam con la quale dà vita a numerose attività volte ad accrescere l’attenzione e la visibilità della campagna per il Mese della Terra e a incrementare la raccolta fondi per intervenire nelle più gravi emergenze del mondo portando acqua potabile.
Fondazione Zegna
Insieme nei Territori Occupati Palestinesi per migliorare la condizione di vita della comunità beduina dando voce ai loro diritti e per rilanciare il ruolo delle donne e dei giovani.
Fondazione Lavazza
Ci aiuta a sostenere le attività dell’organizzazione con una particolare sensibilità per gli aiuti in situazioni di emergenza.
Aziende al nostro fianco
Alessandro Enriquez, Alessi, Artoni Trasporti, Aveda, Banner Boutique, Barilla, Chopard, Coin, Coop, Cordenons, Costa Crociere, Damiani, Edenred, Expo 2015, Fao & Ifad, Ferrero, Fidenza Village, Fondazione Cariplo, Fondazione Giuseppe e Pericle Lavazza, Fondazione Intesa Sanpaolo, Fondazione Telecom, Fondazione Zegna, Goodyear, Gucci, Huawei, Il Gufo, Intesa San Paolo, Io Donna, Iswa, Kedrion, Lario Hotels, Lavazza, Lebole Gioielli, Living, Metroweb, Mondelez, Molino Rossetto, Montblanc, Next Economia, Nielsen, Okite, Private Griffe, Qc Terme, Qvc, Roger Vivier, The Circle Italia, Torrefazione Marchi, Trevalli Cooperlat, UBS, Uila, Wearessential.
filarete srl
Digital Agency Firenze

www.filarete.eu
Lettera aperta di Oxfam ai leader dei gruppi politici che si presentano alle elezioni italiane del 4 Marzo 2018
Gentile…

Ci rivolgiamo a Lei a nome di Oxfam Italia, affiliata a Oxfam International, una delle più grandi organizzazioni non governative del mondo, che da decenni è impegnata nella lotta contro la povertà.

Ogni anno in occasione del Forum Economico Mondiale che si tiene a Davos Oxfam propone all’attenzione dei leader politici, del mondo dell’impresa e dell’opinione pubblica un rapporto (chiamato quest’anno Ricompensare il lavoro, non la ricchezza, qui allegato) in cui viene posta l’attenzione sulla crescente disuguaglianza estrema di ricchezza e reddito. Un fenomeno che tocca tutti i paesi economicamente avanzati, emergenti, in via di sviluppo, ostacolando la coesione sociale e lo sviluppo economico sostenibile.

Oggi 7 cittadini su 10 vivono in un Paese, Italia compresa, in cui la disuguaglianza è aumentata negli ultimi 30 anni. L’1% più ricco della popolazione mondiale detiene più ricchezza del restante 99%. In Italia, il 40% della ricchezza nazionale netta nel 2017 è stata appannaggio del 5% più ricco di nostri connazionali.  E il divario nella distribuzione dei redditi non è da meno: secondo gli ultimi dati Istat disponibili il 20% più povero dei cittadini italiani dispone solo del 6,3% del reddito nazionale contro il 40% posseduto dal 20% più ricco. In un sondaggio realizzato da Demopolis per Oxfam Italia la maggioranza dei cittadini italiani intervistati (61%) ha dichiarato di aver percepito un trend crescente della disuguaglianza in Italia tra il 2011 e il 2016. L’80% del campione intervistato ritiene prioritario ed urgente il contrasto alle disuguaglianze.

Per operare in questo ambito, molte misure possono essere intraprese. Il rapporto Ricompensare il lavoro, non la ricchezza ne evidenzia alcune:

In merito alla fiscalità, secondo Oxfam una maggiore progressività dei sistemi fiscali e misure di contrasto all’evasione e all’elusione fiscale garantiscono una più equa distribuzione delle risorse in Italia, mentre in ambito internazionale è necessario cooperare con altri Paesi per contrastare la deleteria corsa globale al ribasso in materia di tassazione d’impresa e per la messa al bando dei paradisi fiscali.

In ambito di politiche del lavoro, secondo Oxfam un lavoro ben retribuito e tutele solide per i lavoratori sono indispensabili perchè tutti i cittadini possano beneficiare dei vantaggi derivanti dalla crescita economica che lentamente sta riprendendo anche nel nostro paese, inoltre sono auspicabili misure e incentivi a sostegno di modelli imprenditoriali virtuosi che praticano una maggiore equità retributiva e garantiscono livelli salariali dignitosi; l’introduzione di un tetto agli stipendi dei manager, in modo da contenere il divario retributivo nel rapporto 20:1; l’eliminazione del divario retributivo di genere.

In tema di spesa pubblica, secondo Oxfam per ridurre le disuguaglianze sono fondamentali servizi pubblici di qualità in ambito sanitario ed educativo, adeguatamente sostenuti dal bilancio pubblico, a cui tutti i cittadini possano avere accesso senza discriminazioni di alcun tipo e senza disparità dovute al contesto territoriale in cui vivono, insieme a misure di protezione sociale per le fasce più povere della popolazione.

In qualità di cittadini, elettori e rappresentanti di una società civile attenta ai grandi problemi del nostro tempo e del nostro paese, Le chiediamo quali politiche Lei ed il suo gruppo politico intendono perseguire una volta al Governo per ridurre i livelli di disuguaglianza, in particolare sui temi sopra evidenziati: fiscalità, lavoro e spesa pubblica.

Nel ringraziare per l’attenzione, confermiamo che tutte le risposte pervenute saranno pubblicate sul sito di Oxfam Italia così da poter informare i nostri soci, donatori e sostenitori della posizione del Suo partito sui temi da noi sollevati.

Restando a disposizione, attendiamo fiduciosi una risposta. Grazie e buon lavoro,

Roberto Barbieri, Direttore Generale, Oxfam Italia
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