I nostri aiuti appena arrivati in Yemen

Yemen, l’epidemia di colera non si ferma

Il numero di persone colpite dal colera in Yemen è il più alto mai registrato in un paese in un anno.
A tre mesi dall’inizio dell’epidemia vi sono stati più di 360.000 casi sospetti, un dato che supera quello di Haiti nel 2011.

Sebbene i numeri a oggi aumentino meno velocemente, la stagione delle piogge – che va da luglio a settembre – contribuirà al diffondersi dell’epidemia. La paura è che si arrivi anche a 600.000 casi, mai registrati dal 1949, quando è iniziato il monitoraggio a livello mondiale.

Perché è difficile fermare l’epidemia?

Il colera si è diffuso velocemente in un paese già in ginocchio dopo due anni di guerra, e che è oggi sull’orlo della carestia. Da aprile, quasi 2.000 persone sono morte. Per molti yemeniti, stremati dalla fame, il colera è il colpo finale.  E’ un’emergenza di proporzioni enormi, che richiede una risposta altrettanto importante: i fondi ricevuti a oggi sono la metà di quelli necessari.

La guerra ha distrutto l’economia, lasciando milioni di persone senza lavoro e senza mezzi per sopravvivere, e 3 milioni di sfollati. I morti sono quasi 5.000 e 7 milioni di persone sono alla fame. Più della metà degli ospedali e delle cliniche sono strati distrutti, lasciando senza acqua e servizi sanitari oltre 15 milioni di persone. Il personale sanitario non riceve uno stipendio da un anno; strade, ponti, ospedali sono stati bombardati. Tutto questo rende difficilissimo fermare l’epidemia.

Eppure il colera è facile da trattare e da prevenire. C’è però bisogno di uno sforzo collettivo perché tutti abbiano accesso all’acqua potabile e a servizi igienico sanitari, e siano così al sicuro dalla malattia.

Chi finanzia il conflitto?

I paesi che finanziano il conflitto e garantiscono un appoggio militare alla coalizione guidata dalle forze saudite, come gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, stanno fomentando una guerra che causa sofferenze inimmaginabili ai civili, e facendo sprofondare il paese nella catastrofe. Questi paesi stanno guadagnando molto di più grazie all’esportazione di armi di quanto spendano per aiutare la popolazione yemenita. Ne 2016, l’Arabia Saudita ha speso quasi 3 miliardi di dollari acquistando armi dai principali esportatori mondiali. E molti di questi stessi governi hanno contribuito solo con 620 miliardi di dollari all’appello lanciato dalle Nazioni Unite, che chiedeva 2.1 miliardi.

Come possiamo salvare la popolazione?

  • Chiediamo il cessate il fuoco immediato per consentire una campagna nazionale di cura e prevenzione del colera, e permettere alla popolazione di rimettersi in piedi;
  • Chiediamo che i porti e l’aeroporto di Sanaa vengano aperti per ricevere tutti gli aiuti necessari per fronteggiare l’epidemia;
  • Chiediamo di finanziare totalmente l’appello delle Nazioni Unite.
Aiutaci a salvare vite in Yemen
A più di un anno dall'assassinio di Berta Cáceres due principali finanziatori si ritirano dal progetto Agua Zarca

Due principali finanziatori si ritirano dal progetto Agua Zarca in Honduras

FMO e FinnFund, due dei principali finanziatori del progetto idroelettrico Agua Zarca in Honduras, hanno annunciato il loro ritiro.

L’annuncio arriva a più di un anno dall’assassinio di Berta Cáceres, vincitrice del premio Goldman per l’Ambiente, che aveva lottato per i diritti delle popolazioni indigene tutelando le risorse naturali da cui dipendono, opponendosi quindi alla costruzione della diga che mette in pericolo la comunità indigena Lenca.

Insieme ad altre organizzazioni, avevamo fatto pressione perché il progetto venisse abbandonato e chiesto giustizia per Berta: questo è dunque un passo importante e molto atteso verso il perseguimento della giustizia.

Restano comunque altre, importanti aziende legate al progetto, alle quali chiediamo, e non smetteremo di farlo, di seguire l’esempio di FMO e FinnFund e anteporre gli interessi delle persone e dell’ambiente a quello dei profitti.

Chiediamo inoltre di assicurare i mandanti del delitto alla giustizia, perché vi siano le condizioni per un dialogo serio ed equo tra le parti in causa.

Chiedi con noi giustizia per Berta
Chiediamo ai leader del G20 riuniti ad Amburgo di affrontare la disuguaglianza globale e intervenire su cambiamento climatico e lotta alla fame

Cosa chiediamo ai leader del G20 riuniti ad Amburgo

Violenze di ogni genere, detenzioni illegali, stupri e torture in Libia

La denuncia di abusi e torture per i migranti in Libia

Cosa possiamo fare per aiutare le persone in fuga?

Oggi nel mondo più di 65 milioni di uomini, donne, bambini – gli abitanti di un paese come l’Italia! – sono in fuga da violenze, conflitti, fame, povertà, impatti del cambiamento climatico. Queste persone hanno perso tutto: la loro casa, il loro lavoro, spesso la propria famiglia.

Oggi le nazioni più ricche del mondo non riescono a proteggere queste persone come dovrebbero, e lasciano il peso dell’accoglienza dei rifugiati sulle spalle delle nazioni più povere. In molti paesi, i rifugiati non sono adeguatamente assistiti e protetti, non possono lavorare e i loro bambini non possono andare a scuola. Questo danneggia le loro opportunità di avere una vita migliore di quella che hanno lasciato.

Non possiamo restare indifferenti mentre vengono violati i loro diritti, i diritti di ognuno di noi.

Firma la petizione “Stand as one. Insieme alle persone in fuga”

Insieme alle persone in fuga
Stunt di attivisti Oxfam a Bruxelles per chiedere maggiore trasparenza fiscale delle multinazionali

Il provvedimento sulla trasparenza fiscale delle multinazionali

Il Parlamento Europeo si è espresso oggi ad ampia maggioranza a favore dell’obbligo di maggiore trasparenza finanziaria e fiscale per le multinazionali che lavorano nell’Unione Europea. C’è però un MA importante: su iniziativa dei gruppi conservatori, l’assemblea ha anche introdotto una pericolosa clausola di salvaguardia che permetterebbe alle corporation di non fornire un quadro esauriente sulle loro attività globali e sulle tasse versate ai governi.

Quali sono i meriti del provvedimento dell’Europarlamento

  • Avallare la pubblicazione dei dati societari disaggregati per tutti i Paesi in cui una multinazionale conduce le proprie attività.
  • Ampliare l’elenco delle informazioni societarie soggette all’obbligo di pubblicazione

Quali sono i punti deboli che rischiano di minarne l’efficacia

  • Agli Stati Membri viene lasciata la possibilità di concedere alle multinazionali una pericolosa clausola di salvaguardia, grazie alla quale le corporation verrebbero esentate dalla pubblicazione di alcune informazioni societarie in una o più giurisdizioni, qualora queste siano considerate commercialmente sensibili
  • La soglia di fatturato consolidato annuo sopra la quale scatta l’obbligo di presentazione della rendicontazione paese per paese resta elevata. Secondo le stime OCSE, la soglia, fissata oggi a 750 milioni di euro, esclude, dall’obbligo di reporting l’85%-90% delle multinazionali.
Stunt di attivisti Oxfam a Bruxelles per chiedere maggiore trasparenza fiscale
Stunt di attivisti Oxfam a Bruxelles per chiedere maggiore trasparenza fiscale delle multinazionali

Prossimi passi

Nel corso del negoziato autunnale con la Commissione e l’Europarlamento i governi dell’Unione Europea avranno il compito di garantire un rafforzamento normativo della proposta. L’auspicio è che si possa arrivare a una misura capace di porre un serio baluardo contro l’elusione fiscale, scoraggiare la pianificazione fiscale aggressiva delle multinazionali e promuovere al contempo l’investimento in imprese fiscalmente responsabili.

Petizione Basta con i paradisi fiscali

Se vogliamo un mondo senza povertà, una distribuzione più equa delle risorse è il primo passo.

Aiuti diretti in Yemen, per epidemia di colera che aggravato la condizione della popolazione, stremata da guerra e fame

Yemen terribile epidemia di colera

Sono già salite a più di 1.300 le vittime del colera che ha colpito la popolazione yemenita, già gravemente debilitata dalla fame e dalle ferite della guerra. I casi sospetti sono più di 200.000, e si teme che salgano a 300.000 in agosto. Con l’arrivo delle piogge, previsto nei prossimi giorni, si prevede infatti un peggioramento.

Cosa fa Oxfam: 39 tonnellate di aiuti in partenza oggi per lo Yemen

Un aereo carico di aiuti è partito oggi dal nostro magazzino di Bicester, nel Regno Unito: 39 tonnellate di equipaggiamento sanitario (pompe, bucket, kit igienici, tubature, Sali reidratanti etc), per un valore di 470.000 sterline, a cui si aggiungeranno altri carichi: tende da Karachi e bustine per purificare l’acqua da Johannesburg.

Fino ad ora abbiamo portato aiuto a più di 418.000 persone, distribuendo kit igienico sanitari, riparando pozzi e tubature e formando i responsabili di comunità circa le regole e i mezzi di prevenzione, l’importanza dell’igiene e del consumo di acqua potabile.

Fame, guerra e malattia in Yemen

Winnie Byanyima, Direttrice di Oxfam International: “Lo Yemen è in ginocchio dopo due anni di guerra e fame, e il colera rappresenta il colpo finale. Gli operatori comunali non ricevono stipendio, molti hanno perso il lavoro e l’economia locale è devastata. I governi che stanno armando le parti in conflitto sono complici della morte di ogni civile, a causa della guerra, della fame e ora anche della malattia.  La guerra in Yemen non potrebbe essere pensata meglio, se lo scopo fosse quello di fare del male a quanti più civili possibile, più gravemente possibile”. Quasi 5.000 sono morti nei combattimenti e alcune zone sono sull’orlo della carestia.

Aumentano le vendite di armi, diminuiscono gli aiuti

Circa 18.8 milioni di persone hanno bisogno di assistenza umanitaria: cibo, acqua potabile, servizi igienico sanitari. I rifiuti si accumulano nei campi per sfollati, i sistemi idrici e i servizi sanitari sono al collasso, favorendo la diffusione del colera tra una popolazione già gravemente indebolita. Circa 30.000 operatori sanitari non ricevono uno stipendio da 10 mesi; nel frattempo, il mondo sta vendendo sempre più armi ai militari sauditi di quanto non stia spendendo per far fronte all’appello umanitario. Nel 2016, l’Arabia Saudita ha speso 2.979 miliardi di dollari trasferendo armi dai maggiori esportatori mondiali.  E fino a oggi, molti di questi stessi governi hanno contribuito solo per 620 milioni di dollari all’appello della Naizoni Unite per lo Yemen, che prevede un impegno per 2.1 miliardi. “È increscioso che il valore delle vendite di armi superi di 5 volte quello dell’aiuto umanitario” – ribadisce Winnie Byanyima, Direttrice di Oxfam International.

#savinglives
Fotografa la disuguaglianza in Italia

Il racconto della crescente disuguaglianza in Italia nelle foto vincitrici del concorso, lanciato all’interno della campagna Sfida l’ingiustizia

In occasione della Giornata mondiale dei servizi pubblici, indetta dalle Nazioni Unite, annunciamo i vincitori del concorso fotografico sulla disuguaglianza in Italia “Contrasti. Un’iniziativa promossa all’interno della campagna Sfida l’ingiustizia, lanciata con l’obiettivo di contribuire a rimuovere le cause che sono alla base della crescente disuguaglianza e promuovere un modello di economia più umana.

Abbiamo chiesto di fotografare l’Italia, dove 17 milioni e mezzo di concittadini vivono in una condizione di estrema precarietà e vulnerabilità, e 1 persona su 13 non ha cibo a sufficienza o una casa decentemente riscaldata, di che vestirsi, né mezzi per curarsi, informarsi, istruirsi.

Le foto partecipanti al concorso Contrasti

Quasi 800 le fotografie raccolte in circa due mesi dal lancio del concorso, suddivise in quattro categorie: disparità, servizi, nuove generazioni e vita quotidiana. Molti autori, soggetti e stili diversi, ma con lo stesso obiettivo: raccontare la propria percezione delle espressioni della disuguaglianza nella propria città, nei luoghi di lavoro, nelle scuole, negli ospedali, nella vita quotidiana.

La giuria

Le foto vincitrici – tre per categoria – sono state valutate e selezionate da una giuria di esperti, composta dalla presidente di giuria Diamante D’Alessio, direttrice di IO donna e ambasciatrice di Oxfam, Elisa Anzaldo, giornalista del Tg1, Leonardo Becchetti, docente di Economia Politica dell’Università di Roma “Tor Vergata”, i fotoreporter Rocco Rorandelli di TerraProject e Gabriele Galimberti.

Le foto vincitrici

Categoria "Disparità"

Osso di seppia © Elena Longarini
Osso di seppia © Elena Longarini

Categoria "Nuove generazioni"

Infinitamente lontani © Alessandro Marinelli
Infinitamente lontani © Alessandro Marinelli

Categoria "Servizi"

Rifiuti a Ballarò © Nino Pillitteri
Rifiuti a Ballarò © Nino Pillitteri

Categoria "Vita quotidiana"

La preghiera - © Andrea Agostini
La preghiera © Andrea Agostini
La condizione delle persone migranti che arrivano in Europa non sono migliorate

Crisi migratoria: serve un cambio di rotta

Alla vigilia del Consiglio Ue del 22 e 23 giugno, all’interno delle reti delle organizzazioni della società civile italiana di cui facciamo parte – al lavoro ogni giorno al fianco delle decine di migliaia di migranti arrivati nel nostro paese – lanciamo un appello congiunto alle istituzioni italiane ed europee indicando in una road map,  le misure indispensabili e urgenti per un cambio di rotta nella gestione dei flussi migratori in Italia e una nuova e più efficace Agenda Europea.

La gestione della crisi migratoria fino a oggi

L’impegno europeo nell’accoglienza è insufficiente: a fine 2016, secondo i dati dell’UNHCR in Europa erano presenti 3,5 milioni tra richiedenti asilo e rifugiati, ossia lo 0,68% della popolazione europea. I paesi dell’Unione Europea hanno accolto solo circa 5% dei rifugiati del mondo.

Le caratteristiche salienti della politica europea in questo senso sono:

  • La tendenza è quella di delegare la gestione dei migranti a paesi terzi, già sovraccaricati di responsabilità.
    L’accordo tra Ue e Turchia inoltre, ad oltre un anno dalla sua adozione, non solo non è riuscito a fermare davvero i flussi verso la Grecia, ma ha intrappolato nel paese decine di migliaia di persone costrette a sopravvivere in condizioni disumane, costringendone molte altre ad intraprendere rotte sempre più pericolose – ad esempio attraverso la Bulgaria – ed esponendole quindi a trattamenti inumani e degradanti. Sorte uguale toccherebbe ai migranti nei paesi di transito e origine africani, se l’accordo tra Italia e Libia – avvallato dall’Unione europea –  trovasse piena applicazione.
  • L’applicazione in modo illegittimo del sistema hot spot in Italia, che non è supportato da alcuna norma ed è affiancato dal mancato rispetto degli impegni sulla ricollocazione dei migranti a livello europeo: su 160.000 richiedenti asilo da ricollocare da Grecia e Italia verso altri stati membri, ne sono stati ricollocati solo 21.313 al 15 giugno 2017.

I numeri della crisi migratoria in Italia

Nel 2016 abbiamo avuto circa 180 mila arrivi via mare e circa 174.000 persone sono state inserite nel sistema di accoglienza, pari allo 0,2% della popolazione italiana.  Allo stesso tempo i minori stranieri non accompagnati censiti ad aprile di quest’anno erano 15.939 mentre quelli semplicemente scomparsi dal sistema di accoglienza nel 2016 sono stati 27.995 (un +27,94% rispetto al 2015).

Cosa chiediamo per gestire l’accoglienza

Per correggere l’attuale approccio definito dall’Agenda Europea per le Migrazioni e i provvedimenti assunti dal Governo italiano, le organizzazioni firmatarie chiedono quindi che:

  • Si favoriscano politiche di sviluppo umano sostenibile nei paesi di origine e di transito dei flussi migratori
  • L’Unione Europea e gli Stati membri effettuino operazioni di ricerca e salvataggio con il solo scopo di salvare vite umane
  • L’Unione Europea e i suoi Stati membri garantiscano alle persone che si trovano ai loro confini l’accesso ad un equo ed effettivo diritto di richiedere asilo
  • I richiedenti protezione internazionale in Europa abbiano il diritto a una procedura giusta ed efficace
  • Chiunque richieda la protezione internazionale in Europa, inclusi tutti quelli in attesa di pronunciamento o già respinti e in attesa di rimpatrio, abbia diritto ad un’accoglienza dignitosa e ad accedere a servizi adeguati
  • Gli stati membri rivolgano particolare attenzione alle esigenze specifiche delle donne, dei bambini e delle persone vulnerabili, indipendentemente dalla nazionalità o dalla concessione del diritto asilo
  • I migranti non vengano considerati come detenuti in centri di accoglienza al solo fine di essere identificati
  • Gli Stati Membri contribuiscano per la loro parte alla risposta globale sul forced displacement
  • Gli Stati membri sviluppino canali sicuri e regolari per rifugiati e migranti
  • Il reinsediamento, i visti umanitari e altri programmi di condivisione delle responsabilità, tra gli Stati membri dell’Unione Europea, vengano gestiti in modo trasparente dando priorità alle persone più vulnerabili e non discriminando sulla base della nazionalità, della religione, del genere o dell’etnia
  • L’Unione Europea e gli stati membri facciano ritornare le persone nei loro paesi di origine solo attraverso procedure fondate sul rispetto dei diritti umani, e mai a condizioni che li possano mettere in pericolo
  • Gli schemi e le procedure di ricongiungimento familiare per rifugiati e richiedenti asilo siano facili da praticare e garantiscano che le famiglie siano in grado di riunirsi nel minor tempo possibile.

FIRMATARI DELL’APPELLO

Tavolo Asilo*
AOI
CINI
Concord Italia
Coonger
COP
Focsiv
Link 2007
Marche solidali

*Per il Tavolo Asilo: A BUON DIRITTO, ACLI, ARCI, ASGI, CENTRO ASTALLI, CNCA, FCEI, FOCUS-CASA DEI DIRITTI SOCIALI, MEDU, OXFAM

Rapporti Usa-Cuba

USA e Cuba, la reazione di Oxfam alle dichiarazioni di Trump

Il vicepresidente di Oxfam America, per le Campagne e il Policy Paul O’Brien, ha dichiarato:

“Questa regressione della politica statunitense, che limiterá fortemente i viaggi e il commercio con Cuba, rappresenta un passo indietro estremamente deludente, un passo indietro nel miglioramento delle relazioni diplomatiche e delle opportunità di realizzare accordi economici e sociali tra i cittadini dei due paesi.  Rappresenta anche un esempio preoccupante del crescente isolamento della politica degli Stati Uniti del Presidente Trump.

È giunto il momento di eliminare definitivamente il blocco da parte degli USA contro Cuba, piuttosto che tornare alla politica fallimentare delle “porte chiuse”. I sondaggi dimostrano che l’opinione pubblica appoggia una maggiore apertura da parte degli USA e la fine del blocco. Se guardiamo al passato, il presidente Trump cercherà solo di isolare gli Stati Uniti dalle relazioni interamericane, che vanno a beneficio di tutta la popolazione del continente.”

Jérôme Fauré, Direttore di Oxfam a Cuba, ha aggiunto:

Tornare ai lunghi decenni di fallimenti delle politiche verso Cuba è la strada più sbagliata per compromettere un dialogo costruttivo che coinvolga voci diverse, o per promuovere lo sviluppo sostenibile e la giustizia sociale. Questo cambiamento nella politica statunitense risponde solo alla rigida e distorta visione di una minoranza rumorosa ma molto piccola *.

Da 25 anni, Oxfam lavora assieme a comunità ed organizzazioni cubane, appoggiando uno sviluppo equo e sostenibile. Abbiamo osservato il rafforzamento della resilienza di donne e uomini cubani, e il loro impegno verso una crescita equilibrata ed equa e la riduzione della povertà. Negli ultimi anni, in particolare, la gioventù è sempre più coinvolta attivamente nelle trasformazioni che stanno avvenendo a Cuba. La regressione a una politica distruttiva statunitense come è stato in passato rappresenterebbe solamente un freno alle future trasformazioni e un affronto al benessere delle famiglie dell’isola.

 

* Il riferimento è alla comunità antirivoluzionaria residente a Miami, decisiva per l’elezione di Trump.

NOTA:
Nel 2016 circa 600 mila turisti statunitensi hanno visitato Cuba. Le società americane hanno incassato circa 6,6 miliardi di dollari, con un indotto di 12.295 posti di lavoro creati negli Usa. (fonte: Corriere della Sera)

Qasm ha 4 anni. Ha trovato rifugio nel campo per sfollati nel villaggio di Tinah, a Sud di Mosul.

Storie di chi è costretto a fuggire

Oltre 65 milioni di persone sono costretti ad abbandonare le proprie case a causa di guerre, catastrofi naturali, fame e povertà. Queste sono le storie di alcuni di loro.

Dalla Siria all’Italia

Khalil e Fatem sono fuggiti dalla loro città natale, Raqqa, in Siria, nel 2013, quando il loro figlio Mohamed era appena nato.

Khalil e Fatem sono fuggiti dalla loro città natale, Raqqa, in Siria, nel 2013, quando il loro figlio Mohamed era appena nato. Hanno raggiunto il Libano, dove è nato Ahmad e dove hanno vissuto condividendo una sola stanza senza riscaldamento. I bambini si ammalavano spesso e Khalil non riusciva a trovare lavoro, per cui era costretto a elemosinare cibo o denaro dai vicini. Una volta saputo che questi erano stati selezionati per partecipare al programma dei corridoi umanitari e accolti in Italia, Khalil ha deciso di provare a chiedere lo stesso per la sua famiglia.

Dopo due interviste, è arrivata la bella notizia: non avrebbero mai immaginato che il destino li avrebbe portati nel nostro paese, dove vogliono imparare al più presto la lingua e lavorare per far studiare i loro figli, dando loro un futuro migliore.

La famiglia di Kahlil è stata accolta in Italia grazie al programma dei Corridoi umanitari, che gestiamo in collaborazione con la Chiesa Valdese, che garantirà a 500 rifugiati, tra l’altro, assistenza legale, mediazione linguistico culturale, corsi di lingua italiana.

Iraq

Qasm ha 4 anni. Ha trovato rifugio con la sua famiglia nel campo per sfollati nel villaggio di Tinah, circa 70 km a Sud di Mosul. Abitavano poco lontano, nel villaggio di Imam Gharbi, quando questo è stato occupato dalle milizie dell’ISIS. L’esercito iracheno ha ripreso possesso della zona, ma le operazioni militari nel corridoio di Mosul hanno spinto centinaia di migliaia di civili ad abbandonare le proprie case. Abbiamo aiutato la famiglia di Qasm e tante altre come la sua distribuendo acqua, cibo, coperte e generi di prima necessità per permettere loro di sopravvivere.

Qasm ha 4 anni. Ha trovato rifugio nel campo per sfollati nel villaggio di Tinah, a Sud di Mosul.

Più di 10 milioni di persone – di cui la metà bambini – hanno bisogno di assistenza umanitaria in Iraq, e 3.4 milioni sono gli sfollati a causa della guerra.

Sud Sudan

In seguito alle violenze nel loro villaggio, Nyandiew e Nyachak sono riuscite a fuggire in canoa con i figli.

In seguito alle violenze nel loro villaggio, Nyandiew e  Nyachak sono riuscite a fuggire in canoa con i figli. I mariti purtroppo sono rimasti indietro, e di loro non si sa nulla. Nyandiew e  Nyachak si  sono rifugiate nelle paludi, dove hanno più possibilità di trovare cibo e sopravvivere. Non hanno una casa dove tornare: tutto quello che avevano è andato perduto. A causa del conflitto e della siccità, il Sud Sudan è vittima di una drammatica carestia che ha spinto milioni di persone alla fame.

Per aiutare le famiglie come quella di Nyandiew e Nyachak abbiamo retribuito le persone perché conducano le canoe e consegnino gli aiuti a chi ha bisogno. Abbiamo inoltre installato pompe, pozzi e latrine, in modo da garantire acqua e potabile e prevenire la diffusione del colera e di altre malattie potenzialmente mortali.

Nigeria

Quando le milizie di Boko Haram sono arrivate nel suo villaggio, Fatimata è fuggita e ha cercato rifugio nel campo di Muna Garage; ora, con molte donne come lei, attende di essere intervistata per essere accolta. Il campo ospita più di 30mila sfollati. E’ una crisi di proporzioni drammatiche quella che interessa i paesi del bacino del lago Chad. Il conflitto che è iniziato in Nigeria otto anni fa tra Boko Haram e i militari che gli si sono opposti si è diffuso in Niger, Chad e Camerun.

Quando le milizie di Boko Haram sono arrivate nel suo villaggio, Fatimata è fuggita e ha cercato rifugio nel campo di Muna Garage

Più di 2.6 milioni di persone, di cui 1.5 milioni di bambini, sono fuggiti per salvarsi e quasi 11 milioni hanno urgente bisogno di aiuto. Quasi 7 milioni soffrono la fame e 500.000 bambini sono malnutriti.

Lavoriamo in Nigeria, Niger e Chad aiutando sfollati, rifugiati e comunità locali distribuendo cibo, acqua potabile, installando servizi igienici e facendo pressione su governi e istituzioni perché soccorrano e proteggano i civili.

YEMEN
Dal marzo 2015, violenze e raid aerei hanno spinto 3.1 milioni di persone ad abbandonare le proprie case; 21 milioni di persone hanno bisogno di assistenza umanitaria, e 14.1 milioni non possono permettersi abbastanza cibo. Dai primi di agosto, dopo un periodo di trattative e parziale cessate il fuoco, le violenze sono ricominciate; i prezzi del cibo sono alle stelle e sono milioni i bambini che rischiano letteralmente di morire di fame. Oxfam ha aiutato a oggi più di 900.000 persone portando acqua, buoni pasto, aiuti in denaro e kit igienico sanitari.
SUDAN
El Nino, aggravato dai cambiamenti climatici, sta spingendo alla fame e alla sete milioni di persone nel mondo. In Sudan 3,5 milioni di persone, di cui 250.000 in Darfur, sono stati colpiti dall’emergenza siccità. Oxfam lavorerà con le comunità pastorali e agro-pastorali più vulnerabili e i rifugiati provenienti dalle aree di conflitto al confine con il Sud Sudan, riabilitando pozzi e fornendo kit igienici e latrine nei campi per sfollati Nei territori meridionali dello stato del nord Darfur, dove si concentra il maggior numero di sfollati e comunità colpite dalla siccità, Oxfam riabiliterà 3 pozzi dotandoli di pompa manuale per fornire acqua potabile a circa 30.000 persone.
SUD SUDAN
Dalla crisi politica del 2013, il Sud Sudan è precipitato in una spirale di violenza che sembra non avere fine. Più di 2.5 milioni di persone sono state costrette a lasciare le proprie case nel tentativo di salvarsi: 1.6 milioni di loro sono sfollati all’interno del paese, e più di 830.000 hanno cercato rifugio nei paesi vicini come Etiopia, Kenya, Sudan e Uganda. 4.8 milioni di persone hanno disperatamente bisogno di assistenza umanitaria. Dall’inizio della crisi, Oxfam ha portato aiuto a quasi 860.000 persone in otto stati, garantendo accesso ad acqua potabile, costruendo latrine e servizi igienici nei campi per sfollati, coordinando la distribuzione di cibo, provvedendo carburante e incentivando la creazione di fonti di reddito. Abbiamo lavorato a fianco di 350.000 contadini e produttori per aiutarli a migliorare la produzione agricola e ricostruire il proprio futuro. A Juba, abbiamo aiutato 20.000 persone a fronteggiare l’epidemia di colera somministrando acqua potabile e promuovendo pratiche igieniche.
SIRIA
In Siria, centinaia di migliaia di persone vivono sotto la minaccia della violenza e delle bombe. Metà degli abitanti del paese sono fuggiti, e coloro che rimangono hanno disperato bisogno di aiuto. Più di 4.8 milioni di persone hanno trovato rifugio nei paesi limitrofi, come Giordania, Libano e Turchia. Tre quarti di loro sono donne e bambini. Il continuo arrivo di rifugiati preme drammaticamente sulle fragili infrastrutture ed economie di questi paesi: nel solo Libano, una persona su quattro è un rifugiato siriano, e la Turchia ospita più di 2.7 milioni di siriani, oltre a un quarto di rifugiati di altre nazionalità, più di ogni altro paese nel mondo. In Siria, Giordania e Libano, Oxfam aiuta più di 1.5 milioni di persone garantendo acqua potabile, servizi igienico sanitari e sostegno economico.
ITALIA
Tra gennaio e agosto 2016 più di 100.000 persone sono arrivate in Europa dal Mediterraneo, una delle rotte più pericolose al mondo. Purtroppo molto spesso, anche all’arrivo, queste stesse persone sono vittime di abusi e violazioni dei propri diritti. Oxfam lavora con i richiedenti asilo in Sicilia e in Toscana garantendo assistenza legale e psicologica, attraverso progetti di accoglienza diffusa che hanno come obiettivo quello della piena indipendenza e integrazione delle persone, nel rispetto dei loro diritti fondamentali.
ITALIA
Le scosse degli ultimi giorni in Centro Italia hanno pesantemente aggravato le condizioni della popolazione coinvolta nel terremoto del 24 agosto scorso, che ha causato 297 vittime e 4.013 sfollati, già ospitati nelle strutture allestite in Umbria, Marche, Lazio e Abruzzo. Oggi siamo di fronte a ulteriori danni alle infrastrutture, alle strutture pubbliche, alle vie di comunicazione e al patrimonio culturale e a un aumento considerevole del numero di sfollati. Oxfam Italia si è attivata nei giorni immediatamente successivi al sisma di agosto insieme alle organizzazioni sul territorio per valutare i bisogni prioritari non ancora coperti, in linea con la propria missione e visione. Il nostro intervento, allora come oggi, si focalizza sull'assistenza psicologica comunitaria alle vittime, attraverso il sostegno e la collaborazione con il partner GUS (Gruppo Umana Solidarietà), offrendo un aiuto personalizzato in base alle singole esigenze, con una media di 30 interventi realizzati e 20 utenti raggiunti ogni settimana.
IRAQ
La situazione in Iraq si sta facendo sempre più grave. Più di 10 milioni di persone – metà delle quali bambini – hanno bisogno di assistenza umanitaria, mentre 3.4 milioni sono sfollati. Dal marzo di quest’anno le operazioni militari hanno causato la fuga di quasi 150 mila profughi lungo il cosiddetto “corridoio di Mosul” e oggi centinaia di migliaia di civili rischiano di essere intrappolati durante l’offensiva in corso per riprendere la città dall’ISIS, che rischia di creare più di un milione di profughi. Oxfam lavora in più di 50 villaggi lungo il governatorato di Diyala; recentemente ha incrementato le proprie attività lungo il corridoio di Mosul, nei governatorati di Salah Al-Din e Ninewa. Lavoriamo inoltre a Qayyarat, 80 km a sud di Mosul, una zona strategica tra due territori controllati dall’ISIS, garantendo acqua, servizi igienici, coperte e rifugi. Durante l’offensiva verso Mosul prevediamo di aiutare 60.000 persone.
HAITI
Sono 1,4 milioni le persone che hanno bisogno di aiuto umanitario in seguito al passaggio dell’uragano Matthew su Haiti, che ha lasciato dietro di sé morte e distruzione in un contesto già enormemente vulnerabile, in cui ancora oggi vi sono 60.000 sfollati dal terremoto del 2010. Migliaia di abitazioni sono andate distrutte, e in intere regioni i raccolti sono andati perduti; c’è un reale rischio di epidemie di colera e di casi di malnutrizione. Il nostro staff sta distribuendo kit igienico-sanitari, pasticche per la potabilizzazione dell’acqua e installando serbatoi di acqua pulita.
GAZA
Dopo nove anni di blocco israeliano, 1.8 milioni di palestinesi sono ancora intrappolati nella Striscia, e due anni dopo la guerra del 2014 la loro vita è peggiorata. I bisogni umanitari sono enormi: più di 100.000 persone non hanno più una casa, 75.000 sono sfollati, il 96% dell’acqua non è potabile e solo il 9.7% delle abitazioni è stato ricostruito. Oxfam sta aiutando 700.000 persone garantendo acqua potabile, servizi igienico sanitari e sostenendo l’economia locale, facendo pressione per la fine del blocco e perché venga fatta una pace duratura che garantisca sicurezza ai civili.
ECUADOR
Il 18 aprile 2016 un terremoto di 7.8 gradi della scala Richter ha colpito l’Ecuador causando 670 morti, , più di 6.274 feriti, oltre 10.500 edifici distrutti colpendo quasi 750.000 persone. Oxfam ha iniziato fin da subito, in collaborazione con le istituzioni governative e le associazioni locali, le attività relative alla somministrazione di acqua potabile e l'installazione di strutture igieniche (docce e latrine) a beneficio delle persone ospitate nel rifugio vicino al vecchio aeroporto di Portoviejo, lavorando per riabilitare le condotte idriche in 5 municipalità e 8 comunità della provincia più colpita. Fino a oggi, abbiamo aiutato 75.000 persone in 30 comunità.
BACINO DEL LAGO CHAD
Quasi sette anni di violento conflitto che ha coinvolto le milizie di Boko Haram e l’esercito ha portato a una crisi umanitaria devastante nel bacino del Lago Chad, interessando Nigeria, Niger, Chad e Camerun. 2.6 milioni di persone hanno abbandonato le proprie case e terre. Una crisi che riporta livelli allarmanti di violenze sessuali e violazioni dei diritti umani, che ha devastato le attività agricole e produttive, spingendo alla fame intere comunità. In alcune regioni da tre anni non vi sono raccolti e i prezzi degli alimenti sono alle stelle. 6.3 milioni di persone sono vittime di insicurezza alimentare, e mezzo milione di bambini sono gravemente malnutriti. Dal maggio 2014, Oxfam ha aiutato 268.000 persone; stiamo lavorando oggi in tre paesi, e pianifichiamo di raggiungere più di 1.5 milioni di persone per la fine del 2017. Distribuiamo cibo, acqua potabile, kit igienico sanitari, rifugi di emergenza, semi e attrezzi agricoli, promuovendo attività generatrici di reddito e prevenendo la trasmissione di malattie all’interno dei campi per sfollati.
Cibo per la mente
Gli alunni analizzano le disparità del sistema alimentare globale per imparare, pensare e agire come cittadini globali attivi.
Educazione interculturale attraverso gli studi religiosi
Educazione interculturale per favorire il rispetto delle identità culturali, sociali e religiose.
Make the Link. Tecnologia e Scienza Contro la Povertà
Sviluppa le competenze scientifico-tecnologiche degli alunni inserendoli nel contesto dell’attualità globale per comprendere i problemi che affrontano i paesi in via di sviluppo.
Casebook
Fornisce strumenti concreti per il lavoro quotidiano degli orientatori professionali, formatori di orientatori professionali, studenti universitari e profili che lavorano nell’integrazione lavorativa dei migranti.
Mobnet
Un progetto di mobilità finanziato dalla Commissione Europea che vuole incoraggiare uno scambio transfrontaliero di conoscenze, esperienze e capitale umano fra giovani e aspiranti imprenditori della sponda nord e sud del Mediterraneo.
Be your own boss
Educazione e imprenditorialità, per uno sviluppo incrociato e trasversale del lavoro e un percorso di apprendimento creativo e dinamico, capace di lasciare i futuri imprenditori liberi di lanciare il loro progetto aziendale con successo.
Mednet
Un progetto finanziato dalla Regione Toscana per rafforzare la consapevolezza e il lavoro di associazioni giovanili della sponda nord e sud del Mediterraneo che vogliono giocare un ruolo attivo nella comprensione dei processi di cambiamento culturale, economico, politico e sociale.
Douglas
La prestigiosa catena di profumerie anche quest’anno ospiterà i volontari Oxfam per fare i pacchetti di Natale, per sostenere le nostre attività nelle principali emergenze umanitarie.
Huawei
L’azienda quest’anno sostiene in diverse scuole italiane il progetto “Make the Link, Technology Supporting Emergencies” per evidenziare il ruolo della tecnologia nelle emergenze. L’azienda coinvolgerà anche i propri dipendenti e devolverà il ricavato del Huawei Christmas Concert 2016 a favore di Oxfam Italia.
Molino Rossetto
La storica azienda di Padova, impegnata con noi dal 2015 in Ecuador, ha risposto rapidamente al terremoto che ha recentemente colpito il Paese con attività di raccolta fondi e sensibilizzazione, e con l’impegno personale di Chiara Rossetto, CEO dell’azienda di famiglia e testimonial Oxfam.
Lavazza
A fianco di Oxfam Italia da molti anni, conferma il proprio sostegno alle attività dell’organizzazione e in particolare la propria sensibilità per gli aiuti in situazioni di emergenza.
Yoga Essential
A fianco di Oxfam Italia da alcuni anni, anche con una linea di abiti dedicata, ha risposto ancora una volta con entusiasmo alla richiesta di appoggiare la raccolta fondi per reagire alle emergenze. Fondamentale l’entusiasmo della sua fondatrice, Elena Vitale, nel creare occasioni ad hoc per coinvolgere un pubblico sempre più vasto di sostenitori.
Aveda
In Italia Aveda prosegue la sua collaborazione con Oxfam con la quale dà vita a numerose attività volte ad accrescere l’attenzione e la visibilità della campagna per il Mese della Terra e a incrementare la raccolta fondi per intervenire nelle più gravi emergenze del mondo portando acqua potabile.
Fondazione Zegna
Insieme nei Territori Occupati Palestinesi per migliorare la condizione di vita della comunità beduina dando voce ai loro diritti e per rilanciare il ruolo delle donne e dei giovani.
Fondazione Lavazza
Ci aiuta a sostenere le attività dell’organizzazione con una particolare sensibilità per gli aiuti in situazioni di emergenza.
Aziende al nostro fianco
Alessandro Enriquez, Alessi, Artoni Trasporti, Aveda, Banner Boutique, Barilla, Chopard, Coin, Coop, Cordenons, Costa Crociere, Damiani, Edenred, Expo 2015, Fao & Ifad, Ferrero, Fidenza Village, Fondazione Cariplo, Fondazione Giuseppe e Pericle Lavazza, Fondazione Intesa Sanpaolo, Fondazione Telecom, Fondazione Zegna, Goodyear, Gucci, Huawei, Il Gufo, Intesa San Paolo, Io Donna, Iswa, Kedrion, Lario Hotels, Lavazza, Lebole Gioielli, Living, Metroweb, Mondelez, Molino Rossetto, Montblanc, Next Economia, Nielsen, Okite, Private Griffe, Qc Terme, Qvc, Roger Vivier, The Circle Italia, Torrefazione Marchi, Trevalli Cooperlat, UBS, Uila, Wearessential.
filarete srl
Digital Agency Firenze

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