13 Maggio 2024

GAZA, L’INVASIONE DI RAFAH POTREBBE PROVOCARE UNA CATASROFE SANITARIA

 
Persone in fila che attingono l’acqua erogata grazie a uno dei nuovi impianti di desalinizzazione. Foto: Alef Multimedia/ Oxfam
Persone in fila che attingono l’acqua erogata grazie a uno dei nuovi impianti di desalinizzazione. Foto: Alef Multimedia/ Oxfam

Allarme per il rischio di nuove epidemie: oltre 350 mila sfollati in fuga da Rafah verso campi e rifugi sovraffollati e al collasso, privi di servizi igienici e sanitari di base. Le strade sono invase di rifiuti e liquami, con migliaia i casi di epatite A, malattie gastrointestinali e respiratorie registrati nelle ultime settimane

I bombardamenti israeliani hanno già distrutto l’87% delle strutture idriche e igienico-sanitarie, provocando danni per almeno 210 milioni di dollari. Tra questi 5 impianti istallati da Oxfam

Appello urgente per un immediato cessate il fuoco e l’ingresso degli aiuti, dopo la chiusura dei valichi di frontiera

Roma, 13 maggio 2024 – L’invasione di Rafah, dov’è stata interrotta l’erogazione d’acqua potabile, potrebbe causare nuove gravi epidemie a Gaza nelle prossime settimane. Sono oltre 350 mila le persone in fuga verso rifugi e campi profughi già sovraffollati e al collasso nelle altre zone della Striscia, mentre la popolazione è senza cibo e carburante a causa della chiusura dei valichi alla frontiera e le strade sono invase di rifiuti e fiumi di liquami, che traboccano dalle fognature.

È l’allarme lanciato oggi da Oxfam, di fronte a un’emergenza va aggravandosi ora dopo ora, in un contesto dove gli attacchi israeliani hanno già causato danni per almeno 210 milioni di dollari alle infrastrutture idriche e igienico-sanitarie in tutta Gaza, distruggendone circa l’87%, come rivelano le immagini satellitari. Tra questi anche gli impianti istallati da Oxfam.

Il collasso sanitario alle porte e il rischio di nuove epidemie…

“Almeno 5 delle nostre strutture, che garantivano acqua pulita e servizi igienico sanitari essenziali a oltre 180 mila persone al giorno, sono stati gravemente distrutti dal 7 ottobre e altre sette sono state danneggiate. – spiega Paolo Pezzati, portavoce per le crisi umanitarie di Oxfam Italia –  I nostri colleghi a Gaza ci raccontano di una situazione disperata. La popolazione in questo momento è costretta a bere acqua sporca e contaminata, soffre di malnutrizione e i bambini vengono punti di continuo dagli insetti che brulicano ovunque. In queste condizioni nuove epidemie di epatite A e di colera saranno inevitabili. Sono malattie che prosperano in luoghi sovraffollati e privi di servizi igienici adeguati”.

A peggiorare ulteriormente la situazione l’arrivo del caldo.

“In questo momento, mentre le temperature aumentano, centinaia di migliaia di persone sono costrette a vivere in condizioni disumane, con la paura di morire da un momento all’altro sotto i bombardamenti. Una situazione che potrebbe precipitare con l’invasione di Rafah. – continua Pezzati – Il rischio è che si verifichi un vero e proprio massacro di civili, mentre chi riuscirà a fuggire si ritroverà costretto a dirigersi verso strutture di accoglienza al collasso e incapaci di garantire i servizi minimi, con il rischio che scoppino nuovi focolai epidemici”.

“Le nostre équipe sanitarie curano da mesi infezioni cutanee e casi di dissenteria, ma nelle ultime settimane abbiamo rilevato migliaia di casi di epatite A e altre malattie gastrointestinali e respiratorie. –   aggiunge Celine Maayeh, Advocacy and Research Officer di Juzoor, organizzazione partner di Oxfam a Gaza, al lavoro in oltre 50 rifugi per sfollati e nei centri sanitari del nord della StrisciaAnche se finora siamo riusciti a curarli, il caldo e l’accumulo di rifiuti e liquami stanno creando il mix perfetto, perché si generi una vera e propria catastrofe sanitaria che le nostre squadre sanitarie da sole non possono affrontare”.

Quasi l’intero sistema di approvvigionamento idrico di Gaza è distrutto

L’intero sistema di approvvigionamento idrico e di gestione delle acque reflue di Gaza è prossimo al collasso totale, perché i danni sono molto estesi. – sottolinea Monther Shoblaq, CEO della Coastal Municipalities Water Utility, altra organizzazione partner di Oxfam, responsabile dell’approvvigionamento idrico e del funzionamento dei servizi igienico-sanitari a Gaza –  Non c’è energia per far funzionare i pozzi d’acqua, gli impianti di desalinizzazione e di trattamento delle acque reflue. Stiamo facendo il possibile, ma la situazione è disperata”.

Nonostante le immense difficoltà, continua la risposta umanitaria di Oxfam

Durante i bombardamenti è andato anche distrutto il magazzino di uno dei fornitori di Oxfam, che conteneva componenti (per un valore di 60 mila dollari) per l’istallazione di latrine, docce e strutture sanitarie, che avrebbero dovuto contribuire a migliorare le condizioni di migliaia di persone e prevenire nuove epidemie appunto.

Nonostante una situazione sempre più difficile, in una corsa contro il tempo, Oxfam e i suoi partner sono riusciti a riparare nelle ultime settimane parte delle condutture idriche e per le acque reflue rimaste gravemente danneggiate nei governatorati di Rafah, Khan Younis e Deir Al-Balah, che servono 50 mila persone.

Istallando, inoltre, in uno dei quartieri di Rafah quasi 200 metri di nuove condutture e altri cinque impianti desalinizzazione, mentre altri tre hanno finalmente ottenuto il permesso di entrare a Gaza, dopo lunghi e ripetuti tentativi.

Oxfam sino ad oggi è riuscita portare acqua pulita e servizi igienico sanitari a oltre 133 mila persone, anche nei campi profughi di fortuna di Rafah e Khan Younis, e ha l’obiettivo raggiungere anche la popolazione nel nord di Gaza per prevenire lo sviluppo di epidemie.

L’appello per un immediato cessate il fuoco

Gli attacchi israeliani sulle infrastrutture civili sono illegali secondo la Convenzione di Ginevra e costituiscono una violazione del diritto internazionale umanitario, come sottolineato dalle Nazioni Unite – conclude Pezzati – L’esercito israeliano sta continuando a colpire le poche infrastrutture civili rimaste, impedendo l’ingresso degli aiuti umanitari. Per questo, ora più che mai, lanciamo un appello urgente per un cessate il fuoco immediato e permanente, che consenta di soccorrere una popolazione allo stremo”.

Ufficio stampa

David Mattesini – 349.4417723 – [email protected]

NOTE

– Un’analisi delle immagini satellitari UNOSAT pubblicata a metà gennaio, condotta dall’UNICEF, mostra che l’87% delle strutture igienico-sanitarie di Gaza sono state distrutte o gravemente danneggiate (Fonte OCHA). Tra queste ci sono 5 impianti istallati da Oxfam – tre pozzi, un impianto di desalinizzazione dell’acqua e una stazione di pompaggio delle acque reflue – che servivano oltre 180.700 persone al giorno. Anche altre sette strutture di Oxfam hanno subito danni.

– Secondo l’UNRWA, quasi 360.000 persone sono fuggite da Rafah, dal primo ordine di evacuazione di una settimana fa.

– La Coastal Municipalities Water Utility (CMWU), responsabile della fornitura di acqua e servizi igienico-sanitari a Gaza, con cui Oxfam collabora, stima che i danni complessivi alle infrastrutture idriche e igienico-sanitarie ammontino ad almeno 210 milioni di dollari. Questa stima si basa su valutazioni eseguite dal personale tecnico, che ha potuto effettuare indagini sul campo in 25 municipalità, e non include i danni nelle aree che non possono essere raggiunte a causa dei combattimenti in corso o delle restrizioni imposte da Israele. La stima non tiene inoltre conto di tutti i “danni non visibili”, che probabilmente sono stati causati dall’uso di carri armati, bombe e razzi da parte dell’esercito israeliano.

– Le équipe sanitarie di Juzoor hanno monitorato la situazione nel nord di Gaza e utilizzato i kit di diagnosi e i protocolli di trattamento dell’OMS. I punti medici di Juzoor sono stati in grado di gestire con successo il 99% dei casi che si presentavano con sintomi riconoscibili, garantendo un’assistenza ottimale. Per i casi più gravi, Juzoor indirizza le persone a strutture di cura secondarie e organizza il ricovero in ospedale.

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