1 Maggio 2024

DAL 2020 I DIVIDENDI PER GLI AZIONISTI SONO CRESCIUTI 14 VOLTE PIU’ VELOCEMENTE DEI SALARI MEDI

 

I diritti nell’epoca delle grandi disuguaglianze

Tra il 2020 e il 2023 i dividendi distribuiti agli azionisti dalle 1.200 società a maggiore capitalizzazione al mondo sono cresciuti del 45% in termini reali, mentre i salari dei lavoratori di 31 Paesi, in media, di poco più del 3%

1 lavoratore su 5 a livello globale percepisce un salario inferiore alla soglia di povertà di 3,65 dollari al giorno

Tra il 2020 e il 2023 i dividendi delle major italiane sono aumentati dell’86% in termini reali. Nello stesso periodo, tenuto conto dell’inflazione, le buste paga dei dipendenti del settore privato si sono contratte di quasi il 13%

Roma, 1 maggio 2024 – Tra il 2020 e il 2023 i dividendi distribuiti agli azionisti dalle 1.200 società a maggiore capitalizzazione al mondo sono cresciuti, in termini reali, 14 volte più velocemente della retribuzione media dei lavoratori di 31 Paesi, che insieme rappresentano l’81% del Pil globale.  Nello stesso periodo i dividendi delle major italiane sono cresciuti dell’86% in termini reali, mente i salari reali hanno registrato un calo di quasi il 13%.

A rivelarlo è una nuova analisi di Oxfam, diffusa in occasione della giornata internazionale dei lavoratori del 1° maggio, sulla base del Janus Henderson Global Dividend Index che esamina l’andamento, su base annua, del 90% dei dividendi globali. Il “monte cedole” complessivamente monitorato è proiettato a raggiungere 1.720 miliardi di dollari nel 2024, superando la cifra record di 1.660 miliardi di dollari del 2023.

La ricerca di Oxfam ha rilevato che:

  • in 31 Paesi, tra il 2020 e il 2023, i dividendi, aggiustati per l’inflazione, sono aumentati del 45% (+195 miliardi di dollari), mentre i salari sono cresciuti mediamente di poco più del 3%;
  • escludendo la Cina, che rappresenta la quota più marcata della crescita globale dei salari, in media le retribuzioni reali nei Paesi analizzati sono diminuite del 3% nello stesso quadriennio;
  • a causa della marcata concentrazione dei redditi da capitale in molti Paesi, il trend di aumento dei dividendi ha effetti preoccupanti sui livelli di disuguaglianza interna dei redditi, come confermato di recente dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL);
  • prendendo in esame i dati di Wealth-X, si stima che l’1% più ricco del pianeta detiene oggi il 43% di tutte le attività finanziarie globali; chi fa parte di questo gruppo ha incassato in media 9.000 dollari in dividendi nel 2023. Una cifra equivalente al salario di otto mesi per il lavoratore medio nei 31 paesi presi in esame.

“I profitti delle imprese più grandi e i guadagni dei ricchi azionisti sono saliti alle stelle, mentre i salari continuano a restare al palo. – ha detto Misha Maslennikov, policy advisor su giustizia economica di Oxfam ItaliaCiò fa sì che milioni di lavoratori non riescano ad uscire dal circolo vizioso della povertà e ad assicurare un livello di esistenza dignitosa per sé e per le proprie famiglie. Una palese ingiustizia, sintomatica di un sistema economico che ricompensa più la ricchezza che il lavoro”.

La fotografia della povertà lavorativa su scala globale

I dati confermano l’allarme lanciato dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro sulla diffusione crescente della povertà lavorativa su scala globale. Utilizzando i dati dell’OIL, Oxfam ha rilevato che:

– quasi 1 lavoratore su 5 a livello globale percepisce un salario inferiore alla soglia di povertà di 3,65 dollari al giorno (a parità di potere d’acquisto, PPA);

i salari del 66% dei lavoratori nei Paesi a basso reddito non superano tale soglia;

– l’Afghanistan (22%) e lo Sri Lanka (9%) registrano i livelli più alti di povertà lavorativa rispetto alla soglia di 6,85 dollari al giorno (PPA).

“Nessuna impresa dovrebbe poter distribuire lauti dividendi ai propri azionisti, se non ha prima erogato salari dignitosi ai propri lavoratori. – aggiunge Maslennikov – I governi dovrebbero introdurre misure premiali, in ambito fiscale o nelle gare d’appalto, per imprese che distribuiscono più equamente il valore tra i fattori produttivi e corrispondono salari dignitosi ai propri lavoratori.  I governi dovrebbero inoltre contribuire a rafforzare il potere contrattuale dei lavoratori e delle lavoratrici più fragili e meno protetti attraverso l’introduzione di salari minimi dignitosi”.

Italia: tra il 2020 e il 2023 +86% i dividendi delle major italiane, -13% le buste paga nel settore privato

Nel 2023 i dividendi distribuiti dalle maggiori società italiane quotate in borsa, monitorate da Janus Henderson, hanno toccato la cifra record di 20,1 miliardi di dollari (18,5 miliardi di euro), con un incremento del 17,9% su base annua. Tre quarti dell’incremento sono attribuibili ai dividendi distribuiti dagli operatori del settore bancario e nessuna delle società esaminate ha ridotto le cedole su base annua. Tra il 2020 e il 2023 i dividendi delle major italiane sono aumentati dell’86% in termini reali, mentre nello stesso periodo le buste paga dei dipendenti del settore privato si sono contratte, di quasi il 13%, tenendo conto dell’inflazione.

Considerando una finestra temporale più ampia, in Italia i salari nominali sono cresciuti tra il 1991 e il 2022 del 107,5%, ma i livelli salariali in termini reali sono rimasti pressoché invariati, mostrando una crescita di appena l’1%. Un arretramento che nel 2022 ha collocato l’Italia in 22esima posizione tra i Paesi OCSE per il livello dei salari medi annuali reali, segnando un calo di 13 posizioni di ranking rispetto al 1992.

“La perdurante moderazione salariale è un problema macroscopico del mercato del lavoro italiano. Altri problemi strutturali riguardano i ritardi occupazionali rispetto ad altre economie avanzate, la bassa qualità lavorativa di giovani e donne, il diffuso ricorso a forme di lavoro atipico che determina marcate disuguaglianze retributive e amplia le fila dei working poor. – conclude Maslennikov – Purtroppo il Governo non sembra affatto intenzionato ad affrontare i tanti nodi irrisolti. Con il suo mantra del ‘più assumi, meno paghi’ non attribuisce alle politiche industriali il ruolo prioritario per lo sviluppo della buona occupazione, ma lo lascia alle convenienze economiche e fiscali delle imprese. La scelta di liberalizzare ulteriormente i contratti a termine e il lavoro occasionale rischia inoltre di rafforzare le trappole della precarietà. L’accesa opposizione al salario minimo legale denota poi un disinteresse a tutelare i lavoratori meno protetti.”

Ufficio stampa

Mariateresa Alvino – 348.9803541 – [email protected]

David Mattesini – 349.4417723 – [email protected]

NOTE

  • La nota metodologica dell’analisi di Oxfam è disponibile QUI
  • Lo Janus Henderson Global Dividend Index monitora, su base annua, i dividendi corrisposti agli azionisti dalle 1.200 società più grandi al mondo per livello di capitalizzazione di mercato. I dividendi dell’universo di imprese monitorato rappresentano il 90% del valore delle cedole staccate a livello globale. I dividendi distribuiti dalle successive 1.800 società a capitalizzazione più bassa rappresentano appena il 10% del “monte cedole” globale e i loro effetti sui trend planetari sono trascurabili. Janus Henderson prevede che i dividendi distribuiti nel 2024 raggiungeranno la cifra record di 1.720 miliardi di dollari. I paesi coperti sono 31 per cui sono disponibili (via Trading Economics) anche i dati sull’andamento dei salari per l’intero periodo di riferimento 2020-2023.
  • I dati sulla distribuzione dei dividendi da parte delle major italiane sono tratti sempre dallo Janus Henderson Global Dividend Index. La dinamica salariale tra il 2020 e il 2023 è invece ricostruita per l’Italia a partire dalla serie dei labour costs (wages and salaries) di Eurostat disponibile al link https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/product/page/TPS00173. L’aggiustamento per l’inflazione è effettuato ricorrendo alla serie CPI del FMI. Secondo le rilevazioni dell’ISTAT la dinamica della differenza dei prezzi (IPCA medio annuo) e delle retribuzioni contrattuali è stata di -0,9 p.p. nel 2020, di 1,3 p.p. nel 2021, di 7,6 p.p. nel 2022 e di 2,8 p.p. nel 2023.
  • Secondo l’OIL, la disuguaglianza nella distribuzione dei redditi è aumentata.
  • Le elevate disuguaglianze economiche che contraddistinguono molti Paesi sono un segno di quanto iniquamente siano oggi distribuiti gli esiti economici sui mercati, con il lavoro remunerato sistematicamente meno del capitale. Anche la leva fiscale in molti Paesi tende ad avvantaggiare i più ricchi che spesso versano imposte minori, in proporzione al proprio reddito o patrimonio, rispetto a gruppi sociali con redditi o ricchezza più modesti. Un correttivo a questa palese iniquità può essere, tra l’altro, apportato attraverso l’introduzione di imposte patrimoniali a carico dei soggetti più facoltosi, come quella proposta da Oxfam nell’ambito della campagna #LaGrandeRicchezza, in media partnership con Fatto Quotidiano e Radio Popolare, a supporto dell’Iniziativa dei Cittadini Europei per introdurre un’imposta europea sui grandi patrimoni.

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