Il 17 maggio scorso, l’OMS ha dichiarato l’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo un’emergenza sanitaria internazionale.
Il ceppo attuale si chiama Bundibugyo e non esistono vaccini né trattamenti approvati per contrastarlo. I sintomi nelle fasi iniziali sono difficili da distinguere da altre malattie comuni: il che rallenta la diagnosi e accelera la diffusione.
L’epicentro è la provincia dell’Ituri: una delle aree già più vulnerabili del paese, dove le comunità lottano ogni giorno per trovare cibo, dove l’accesso a un medico non è scontato, dove un conflitto attivo da oltre un anno rende tutto più difficile. Se la risposta non verrà rapidamente rafforzata, esiste un rischio significativo di ulteriore diffusione regionale e internazionale.
L’epidemia di Ebola colpisce un’area già estremamente vulnerabile dell’est della Repubblica Democratica del Congo. In province come il Nord e il Sud Kivu, i conflitti causati dal gruppo M23 hanno generato una delle crisi umanitarie più gravi al mondo, lasciando intere comunità senza protezione né strutture sanitarie e con un disperato bisogno di acqua pulita e servizi igienici. In questo contesto, l’Ebola non trova resistenza.
OLTRE 200 DECESSI SOSPETTI
Oltre 220 decessi sospetti già registrati e il dato cresce ogni settimana.
TASSO DI MORTALITÀ DEL 30–50%
Tra i più alti tra le malattie infettive conosciute.
2 MILIONI DI PERSONE A RISCHIO
La maggior parte senza accesso a strutture sanitarie adeguate.
Nelle epidemie di Ebola, la finestra per contenere il contagio è stretta. Ogni settimana senza una risposta adeguata rende la successiva più difficile da gestire. TU puoi aiutarci a rispondere rapidamente e salvare vite umane.
Dona per portare acqua, kit igienico sanitari alle comunità colpite.
Nella comunità di Mireille, l’arrivo del virus ha cambiato la vita di intere famiglie. Persone conosciute, vicini di casa, amici: molti hanno perso la vita.
«Quando mio figlio ha iniziato ad avere febbre e tosse, ho avuto paura. Una paura che qui conosciamo tutti: Ebola.»
Mireille ci ha raccontato di aver portato immediatamente il suo bambino al centro sanitario quando sono comparsi i primi sintomi. In quel momento non poteva sapere se si trattasse di malaria o di Ebola. L’attesa del risultato è stata interminabile.
«Quando mi hanno detto che era solo malaria, ho provato un enorme sollievo. Mio figlio non aveva Ebola.»
Ma questa notizia non ha cancellato la tragedia che continua a consumarsi intorno a lei.
“Nella casa accanto alla nostra, il virus ha contagiato tutta la famiglia.”
Altre abitazioni sono state messe in quarantena. La paura è reale, perché Ebola è reale.


Contenere l’Ebola non dipende solo dai centri di cura. Richiede che le comunità abbiano accesso a informazioni corrette, fiducia e servizi sanitari e igienici di base. Per questo siamo in Repubblica Democratica del Congo per portare acqua, kit e servizi igienico-sanitari.
Nel 2018, durante la precedente epidemia di Ebola nella stessa Repubblica Democratica del Congo, Oxfam era presente sul campo. Quella esperienza ha costruito relazioni, conoscenza del territorio e protocolli operativi che oggi sono già attivi.
A maggio 2026, Oxfam ha già raggiunto 300.000 persone nella parte orientale del Congo con interventi di acqua, igiene e promozione della salute pubblica con l’obiettivo di raggiungerne 600.000.
Oxfam monitora attentamente la situazione e sta avviando attività di preparazione nei Paesi limitrofi: i nostri team si stanno già preparando a rispondere a un’eventuale diffusione transfrontaliera verso l’Uganda e potenzialmente verso il Sud Sudan.
Con la tua donazione stai sostenendo il Fondo Emergenze di Oxfam Italia per portare aiuti concreti alle popolazioni che vivono un’emergenza.
Il Fondo Emergenze consente di avere le risorse necessarie quando Oxfam deve intervenire nelle situazioni di emergenze improvvise o protratte come terremoti, epidemie, siccità, alluvioni, conflitti.
I fondi raccolti ci permettono di agire in maniera tempestiva per assicurare i primi soccorsi e portare dove c’è più bisogno tutti i beni di prima necessità: acqua, kit igienici e riparo come prima cosa.


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