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Il 12 gennaio 2010 un terremoto di magnitudo 7.0 ha colpito l’isola di Haiti causando 222.570 morti, 300.000 feriti e oltre 2 milioni di sfollati.

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Cambiamo le regole ingiuste

Il diritto alla terra per gran parte dei popoli indigeni e le comunità di piccoli agricoltori è sempre più un miraggio. In milioni sono costretti con la forza a lasciare la propria casa, mentre nel mondo si registra che un’estensione di terra pari alla Germania è stata messa in vendita nel totale disprezzo dei loro diritti.

A rivelarlo è il nostro nuovo rapporto, Custodi della terra, difensori del nostro futuro, realizzato in collaborazione con la Land Matrix Initiative e presentato oggi a Terra Madre nell’ambito della campagna Land Rights Now.L’impennata di violenza nella corsa alla terra

Il 75% delle oltre 1.500 transazioni fondiarie, indagate negli ultimi 16 anni, riguarda contratti relativi a progetti già in fase di realizzazione; ma il dato più preoccupante è che il 59% di queste riguarda terre comuni rivendicate da popoli indigeni e comunità di piccoli agricoltori, la cui titolarità alla terra è scarsamente riconosciuta dai governi. Solo in rari casi si è stabilito un dialogo preventivo con le comunità, mentre più spesso, e tragicamente, si è fatto ricorso alla violenza estrema che ha portato a omicidi e sfratti indiscriminati in moltissimi villaggi. Una prassi che, dalle osservazioni sul campo, sembra diventare la norma.

La grande disuguaglianza nella proprietà della terra

2,5 miliardi di persone appartenenti ai popoli indigeni abitano più di metà della Terra, ma formalmente gli vengono riconosciuti titoli di proprietà soltanto per un quinto di essa. Un’emergenza che continua a peggiorare col passare del tempo e che, evidenzia il report, è sempre più inestricabilmente legata alla lotta alla fame così come alla tutela della biodiversità e alla lotta ai cambiamenti climatici. Ecco perché, attraverso la campagna Land Rights Now, lanciamo un appello ai governi dei diversi paesi coinvolti, affinché la quantità di terra formalmente posseduta dalle comunità indigene raddoppi entro il 2020.

“Privare milioni di persone della terra su cui hanno vissuto per intere generazioni rappresenta un attacco alla loro identità culturale, oltre che alla loro dignità e alla loro sicurezza. – continua Barbieri – Salvaguardare il loro diritto alla terra è essenziale per affrontare in maniera decisa il problema della fame, della disuguaglianza e del cambiamento climatico. Per questo motivo è necessario che i governi se ne facciano carico il prima possibile”. L’impatto sulle comunità indigene

Da qui la petizione che abbiamo lanciato, in collaborazione con Slow Food e Mani Tese, con la richiesta urgente al Governo dello Sri Lanka di liberare quanto prima le terre occupate ingiustamente e restituirle immediatamente alla comunità di Paanama.

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