Serbia. Cibo e assistenza ai migranti lungo la rotta balcanica

Serbia. Jane, volontaria canadese, serve i pasti ai migranti nel campo di Obrenovac. Foto: Tom White/PA

Obiettivi e attività

Un limbo: è la situazione in cui, dall’aprile 2016, con la chiusura della “rotta balcanica”, si trovano ancora oggi migliaia di migranti, rifugiati e richiedenti asilo bloccati in Grecia, Croazia, Serbia, Bosnia Erzegovina e Macedonia. Molti di loro vengono dall’Afghanistan e dal Pakistan, ma anche dall’Iraq, dall’Iran e dalla Siria, ospiti in centri di accoglienza sovraffollati o edifici abbandonati privi di acqua potabile, servizi igienico sanitari e cibo. La Serbia rappresenta ancora un paese chiave per il transito verso l’Unione Europea, ospitando più di 8.700 richiedenti asilo e rifugiati, oltre a 26.200 rifugiati e 198.500 sfollati dalla regione della ex Yugoslavia. Il numero dei nuovi arrivi, specialmente dalla Siria e dall’Afghanistan è in continua ascesa, soprattutto dalla fine di novembre 2019. Nel marzo 2020 15.000 persone hanno tentato di attraversare il confine dalla Turchia alla Grecia, aumentando del 190% il numero dei migranti in Serbia.

Oxfam Italia, in partenariato con CARE Germania e Caritas Serbia e con il finanziamento dell’Unione Europea, ha portato avanti un programma pluriennale, iniziato nell’agosto 2018 e terminato nel febbraio 2020, volto a garantire cibo ai migranti, richiedenti asilo e rifugiati ospiti in 14 centri governativi. La distribuzione di cibo, che garantiva i tre pasti principali al giorno, ha riguardato i centri di Adaševci, Principovac, Sid, Subotica, Sjenica, Tutin, Sombor, Kikinda, Obrenovac, Pirot, Bosilegrad, Vranje, Bujanovac, Preševo.

A occuparsi della fornitura e distribuzione sono state aziende di catering scelte attraverso selezioni molto competitive; le condizioni igieniche sono state controllate due volte al mese, attraverso un’azienda esterna specializzata che ha compiuto test batteriologici sugli alimenti, le cucine e gli strumenti utilizzati.

Con la stessa frequenza è stato inoltre accertato il rispetto degli standard nutrizionali dei pasti, verificandone l’apporto calorico – fissato a 2.293 calorie al giorno per persona, leggermente più alto di quello standard. Attenzione particolare è stata data alla standardizzazione dei menù e a pianificare pasti speciali per gruppi più vulnerabili come donne in allattamento, neonati, diabetici. Alla scelta degli alimenti che hanno composto i menù hanno contribuito gli stessi migranti, coinvolgendo poi nutrizionisti accreditati e sottoponendo la scelta all’Istituto per la salute pubblica, ottenendo poi l’autorizzazione del Ministro della salute.

Oltre alla distribuzione dei pasti agli adulti, è stata introdotta anche l’erogazione di snack, latte e omogenizzati ai bambini in età scolare e ai bambini di età inferiore ai due anni. Sebbene la distribuzione di cibo abbia rappresentato l’attività principale del progetto, questa è stata affiancata da iniziative volte a promuovere l’accoglienza dei migranti da parte della popolazione locale, in modo da favorire integrazione e inclusione e garantire la pace sociale. Per questo sono stati organizzati numerosi eventi che hanno coinvolto migranti, operatori dei centri e comunità locali, tra cui studenti delle scuole primarie e secondarie; a livello nazionale, è stata promossa una riflessione e discussione sul futuro della migrazione in Serbia e nei Balcani. In particolare, sono state organizzate iniziative ecologiche in Obrenovac and Šid, che hanno riunito popolazione locale e operatori dei centri per pulire e migliorare i parchi, e attività sportive, tra cui lezioni di basket per i migranti e lezioni di cricket per gli abitanti del luogo.

Serbia. Migranti ospiti del campo di Obrenovac impegnati in una partita di cricket. Foto: Tom White /PA

Risultati e impatto

La distribuzione dei pasti è iniziata il 1 ottobre 2018 e si è conclusa il 27 febbraio 2020. In totale, sono stati distribuiti 4.033.462 pasti a 14.881 persone, nonostante la previsione iniziale fosse stata quella di 3.433.350 pasti per 11.500 persone. La scelta di aziende che, pur mantenendo alta la qualità, hanno proposto costi minori ha infatti permesso di ampliare il numero dei beneficiari. Sono stati inoltre distribuiti 27.654 snack ai bambini in età scolare, e 50.944 vasetti di omogenizzati e 40.930 buste di latte per 150 bambini.

Il picco più alto – 4.919 persone – è stato raggiunto nel gennaio 2020; il numero di beneficiari è aumentato significativamente a dicembre 2019 con l’apertura del centro di Presevo. Il valore dell’indicatore che misura il livello di soddisfazione dei beneficiari in termini di qualità, quantità e appropriatezza dei pasti erogati è stato definito almeno pari al 75%; alla fine dell’azione questo è risultato pari all’95%. Per quanto riguarda la bontà e l’appropriatezza dei pasti, è stato posto in essere un sistema di feedback in tutti i centri, ricevendo 2.163 risposte, di cui il 58% in termini di giudizi positivi; il 37% ha richiesto alcuni piccoli cambiamenti, ad esempio l’aggiunta di spezie o condimenti; il 2% ha invece sollecitato modifiche sostanziali, sostenendo che il cibo non era preparato secondo le ricette tradizionali, o che era troppo poco. Il 3% ha chiesto una completa revisione del menù. 3.550 cittadini serbi hanno partecipato a iniziative di community engagement.