Sri Lanka. Sostegno all’economia rurale attraverso vendita e trasformazione dei prodotti biologi

Sri Lanka. Il progetto vuole incentivare la partecipazione delle donne alle attività economiche. Foto: Sorinel Ghetau/Oxfam

Obiettivi e attività

Lo Sri Lanka nasconde al suo interno grosse disparità, sia in termini di reddito che di godimento dei diritti. Il paese non ha ancora superato le fratture e i danni causati dalla guerra civile, laddove la provincia settentrionale resta ancora esclusa dal trend di sviluppo generale, con numerose vedove di guerra e sfollati interni in condizioni di vulnerabilità.

Oxfam ha quindi deciso di intervenire nei distretti che registrano i più alti tassi di povertà (fino al 20,8% della popolazione in queste zone vive sotto la soglia di povertà), a vocazione prevalentemente agricola. In particolare, nei distretti di Badulla e Nuwara Eliya la popolazione lavora soprattutto nelle piantagioni del tè e della gomma, settori in crisi a causa della diminuzione delle rese e della scarsa produttività. Inoltre, a causa del basso riconoscimento sociale e delle pessime condizioni di vita i giovani tendono a lasciare le piantagioni ed emigrare in città, nonostante la mancanza di adeguate competenze e formazione.

Nel distretto di Moneragala l’agricoltura rappresenta l’unica fonte di reddito; non vi sono infatti altre alternative, a causa degli scarsi servizi e infrastrutture e dell’assenza di investimenti da parte del settore privato.  Nonostante le donne giochino un ruolo economico chiave il contesto è caratterizzato da una forte discriminazione di genere, oppressione e abusi, e scarsa autonomia nella gestione dei guadagni.

Il progetto, avviato nell’agosto 2017 e che si completerà nell’agosto 2021, interessa le aree rurali colpite dal conflitto civile, in particolare 13 regioni di tre distretti di Nuwara Eliya nella Provincia Centrale e di Moneragala e Badulla nella Provincia di Uva, con l’obiettivo di accrescere i redditi delle famiglie, riducendo la povertà e le disuguaglianze.

L’intervento prevede 4 componenti principali:

  • Promozione della diversificazione colturale e aumento della produttività e redditività dei prodotti agricoli. Una ricerca condotta da Oxfam nei distretti target ha evidenziato come la diversificazione colturale, e in particolare il sostegno ad alcune filiere particolarmente promettenti, possa creare nuovi posti di lavoro e migliorare il reddito delle famiglie rurali. Lavoriamo quindi sulle filiere della cannella, del cacao, della patata e dei prodotti caseari, rafforzando le capacità dei produttori e le pratiche agricole in un’ottica di maggiore sostenibilità ambientale e maggiori rese e migliorando la commercializzazione, la trasformazione e le certificazioni di qualità e igiene dei prodotti.
  • Accesso ad opportunità di lavoro qualificato per giovani disoccupati. Dall’analisi effettuata da Oxfam e dai partner, è emersa una discrepanza fra la domanda di lavoro e l’offerta di opportunità formative; è forte inoltre la necessità di migliorare i curricula dei corsi formativi professionalizzanti e la qualità dei servizi che li erogano. Il programma lavora quindi su due fronti: da un lato migliorando il sistema di informazione, attraverso una rete di info-point locali strettamente connessi con il settore privato che forniranno ai giovani orientamento lavorativo e formativo in linea con le loro esigenze e con la domanda di mercato. Dall’altro lato, a livello comunitario per motivare i giovani ad intraprendere un percorso formativo individuando le competenze e le attitudini personali; si fornirà assistenza ai giovani durante il loro percorso formativo e si accompagneranno nella ricerca di un lavoro o nell’avvio di una propria attività imprenditoriale.
  • Miglioramento e riconoscimento del ruolo sociale ed economico delle donne grazie alla riduzione delle barriere sociali e culturali. Si lavora per creare un ambiente favorevole al coinvolgimento delle donne in attività economiche, attraverso il sostegno e la formazione ai gruppi di donne e con interventi diretti alla Federazione delle donne e al Ministero delle Donne e dell’Infanzia. In particolare, si realizzano attività di sensibilizzazione e campagne di mobilizzazione per difendere i diritti delle donne, con un forte coinvolgimento anche degli uomini (compresi uomini con una certa influenza come leader religiosi e comunitari) per migliorare la comprensione delle norme sociali e legali, della percezione della virilità maschile e dei modelli comportamentali e promuovere il cambiamento delle politiche a livello distrettuale. Inoltre, sono individuate le principali barriere che limitano lo sviluppo economico delle donne, definiti dei meccanismi di sostegno a livello comunitario e creati servizi per la gestione del tempo e dei risparmi, così da permettere la partecipazione delle donne alle attività economiche.
  • Creazione di uno spazio di dialogo politico con le istituzioni per lo sviluppo dell’imprenditoria. Al fine di elargire servizi in linea con le esigenze delle comunità rurali dei distretti, il progetto interverrà da un lato con una logica di “institutional-building” per far sì che gli enti pubblici abbiano maggiori capacità nel gestire processi partecipativi, inclusivi e multi-stakeholder; dall’altro, saranno promosse attività per rafforzare le capacità delle organizzazioni comunitarie di attivare un dialogo efficace con gli attori più rilevanti.

Partner del progetto: Save the Children International e Leads.
Enti finanziatori: Unione Europea

Risultati e impatto

Rispetto alle quattro componenti, il progetto ha sino ad ora raggiunto i principali risultati (settembre 2019-agosto 2020), comunque condizionati fortemente dalla diffusione del virus Covid-19, che ha costretto gli operatori a implementare attività di formazione e monitoraggio negli ultimi mesi del periodo di riferimento:

4.250 allevatori, produttori e agricoltori nelle quattro filiere (2.379 in quella del latte, 807 per il cacao, 150 patata e 914 cannella), di cui 1.349 donne, hanno ricevuto formazione tecnica, economica e finanziaria, strumenti e attrezzi per migliorare la produzione (taniche per il latte, attrezzi agricoli, etc). I miglioramenti sono stati immediatamente visibili nella filiera del latte e della cannella, in termini di pratiche agronomiche e di allevamento e accesso ai mercati e ai servizi. In 27.787 ettari di terra nelle filiere della cannella e del cacao sono stati implementati sistemi e pratiche di coltivazioni sostenibili. La filiera del latte ha riportato un aumento lordo dei profitti del 369,86%; la formazione tecnica, l’utilizzo di taniche adatte, il foraggio specifico hanno contribuito ad aumentare la produttività e a ridurre i costi, aumentando i profitti. La produzione di latte è aumentata del 8,47% a Nuwara-Eliya, del 10% a Badulla e del 10,1% a Monaragala. Gli allevatori hanno messo in pratica quanto appreso modificando gli stalli degli animali – ad esempio ampliandone la capacità, permettendo uno spazio adeguato per la mobilità, migliorando la ventilazione e l’esposizione alla luce – e garantendo più acqua al bestiame, il che ha permesso di aumentarne la produttività. La conservazione del latte in recipienti di alluminio adatti alla conservazione di alimenti ha inoltre permesso di ridurre gli sprechi (da 650 a 280 litri al mese) e grazie alla formazione e al supporto veterinario sono diminuite sostanzialmente le malattie del bestiame. Sono stati raggiunti 42.604 beneficiari complessivi, di cui 9.435 donne, attraverso gli investimenti nei centri di refrigerazione e l’erogazione di servizi agli allevatori.
Nella filiera della cannella, c’è stato un aumento di reddito del 41% e del 51% del profitto lordo, mentre per il cacao occorre fare un discorso diverso, dal momento che si tratta di una pianta perenne che ha bisogno di circa 9-10 anni per il raccolto, tempo anche più lungo per zone aride come Moneragala.

Il progetto ha raggiunto più della metà dei 20.000 beneficiari previsti attraverso interventi di assistenza e formazione, incoraggiando il numero di partecipanti di sesso femminile. 2.213 giovani hanno partecipato a corsi di formazione professionale, e sono state erogate 1.056 borse di studio, di cui 577 a donne. 3.323 giovani sono entrati nel mercato del lavoro, di cui 1.362 donne. 1.036 genitori sono stati formati sull’importanza dello sviluppo delle abilità non tradizionali. È stato portato avanti un lavoro sulla leadership femminile, promuovendo la partecipazione delle donne nei processi decisionali; i produttori caseari hanno registrato un 35% di donne tra i leader nei tre distretti. Abbiamo lavorato con numerose banche e istituti finanziari permettendo a 224 donne tra 1.349 di ottenere prestiti per sviluppare le proprie imprese. In collaborazione con la Provincia di Uva, un gruppo di 26 dipendenti ha ricevuto una formazione specifica riguardo ai metodi di sviluppo, analisi dei bisogni, comunicazione, come parte di un pacchetto che permetterà loro di influenzare positivamente lo sviluppo della comunità.