Oxfam annuncia un piano di azione globale per prevenire gli abusi

Per far fronte e prevenire in modo efficace e puntuale ogni possibile abuso o comportamento scorretto all’interno dell’organizzazione in tutto il mondo sarà istituita una commissione indipendente di alto livello, composta da alcuni dei più autorevoli esponenti per la difesa dei diritti delle donne a livello mondiale, con il potere di revisione  delle pratiche adottate da Oxfam, compresi i casi di cattiva condotta sessuale verificatesi in passato.

Il piano è stato concordato ieri dalla direttrice esecutiva di Oxfam International Winnie Byanyima assieme all’Executive Board delle 22 affiliate, che compongono Oxfam, tra cui l’Italia.

Previste misure urgenti

  • Una nuova commissione di alto livello per guidare un processo di revisione indipendente all’interno di Oxfam su casi di abuso e cattiva condotta sessuale, che avrà accesso a tutti dati dell’organizzazione e potrà compiere indagini a tutto campo, rivolgendosi direttamente al personale, ai partner e alle comunità che Oxfam supporta in tutto il mondo.
  • La creazione immediata di un nuovo database globale di referenti accreditati, allo scopo di porre fine all’uso di credenziali false, disoneste e inaffidabili da parte di personale che presta o ha prestato servizio a Oxfam. Nessuna referenza sarà rilasciata da Oxfam prima che il nuovo sistema sia posto in essere.
  • Un rafforzamento immediato dei processi di safeguarding di Oxfam, mediante raddoppio del personale dedicato e la triplicazione dei fondi, con uno stanziamento di oltre 1 milione di dollari all’anno.
  • Un attento lavoro per migliorare la cultura all’interno di Oxfam, garantendo che nessuno debba subire sessismo, discriminazione o abuso; assicurando altresì che tutti, soprattutto le donne, si sentano al sicuro nel denunciare qualsiasi episodio scorretto e che a chiunque sia chiaro cosa sia accettabile o meno.

Oxfam Gran Bretagna ha inoltre pubblicato, lunedì 19 febbraio 2018, tutti i dettagli relativi all’inchiesta interna del 2011. Un passaggio essenziale, fatto subito dopo aver assicurato la protezione dell’identità dei testimoni e delle altre persone innocenti coinvolte nel procedimento.

I nomi degli ex- membri dello staff di Oxfam coinvolti sono già stati condivisi con le autorità di Haiti.

“Ciò che è successo ad Haiti ha macchiato Oxfam e ci scusiamo senza alcuna riserva. Nella mia lingua si dice “Okuruga ahamutima gwangye, mutusaasire” e significa dal più profondo del mio cuore chiedo perdono. – ha detto la direttrice di Oxfam International Winnie Byanyima – Ma ovviamente le parole non sono sufficienti, servono azioni concrete. E proprio per questo motivo con i direttori nazionali di Oxfam ho concordato un piano d’azione che vedrà il raddoppio delle persone al lavoro per salvaguardare i nostri beneficiari in tutto il mondo. Abbiamo inoltre chiesto ad alcuni dei più accreditati esponenti per la difesa dei diritti delle donne, di guidare una commissione indipendente che studierà con attenzione il nostro lavoro per dirci cosa dobbiamo cambiare. Stiamo anche creando un nuovo database di persone autorizzate a fornire referenze. La Commissione opererà in assoluta autonomia anche per quel che riguarda la portata e la durata del proprio mandato. Dal canto suo Oxfam fornirà le risorse necessarie per le verifiche in tutti i paesi del mondo dove operiamo, compreso un totale accesso a documenti interni, dati sullo staff e documentazione sui partner e le comunità supportate dall’organizzazione. Come parte del proprio lavoro inoltre la commissione creerà un archivio, il più esaustivo possibile, su qualsiasi caso di cattiva condotta sessuale e abuso di potere si possa essere verificato in passato, che sarà reso pubblico. – ha aggiunto Byanyima – Adesso ho solo due priorità per Oxfam: continuare a dare supporto ai milioni di persone vulnerabili con cui lavoriamo nel mondo, e imparare dagli errori passati, cosicché abusi e sfruttamenti di questo tipo non si ripetano mai più. Ci impegniamo a far si che ci sia giustizia per le vittime degli abusi, e per assicurare che tutti coloro che lavorano con noi, compreso lo staff e i volontari, siano protetti da qualsiasi tipo di comportamento scorretto adesso e in futuro. Sappiamo anche che non possiamo risolvere questi problemi da soli, che dobbiamo perciò lavorare con i governi, gli organi di regolamentazione e le associazioni per i diritti delle donne, per realizzare riforme urgenti. Dobbiamo inoltre assicurarci che chiunque sia colpevole di comportamenti gravi non possa lavorare per altre organizzazioni, esponendo altre persone vulnerabili a qualsiasi tipo di rischio.

Fino a oggi, a Oxfam Italia non sono avvenuti casi di molestie e abusi sessuali ha concluso il direttore di Oxfam Italia, Roberto Barbieri – Ciò ci conforta, anche se sappiamo che dobbiamo continuamente migliorare.  Per questo negli ultimi cinque anni abbiamo rafforzato le nostre misure di safeguarding, consentendo canali di denuncia protetta di qualsiasi comportamento scorretto sul luogo di lavoro. Abbiamo inoltre reso più stringente il Codice di Condotta, allegato al contratto di lavoro di tutto lo staff.  Da alcuni mesi, inoltre, è in vigore la Child Protection Policy, che prevede la verifica del casellario giudiziario per tutto lo staff impegnato con minori e definisce regole di comportamento rigorose. Qualsiasi organizzazione non può essere certa che nessuno commetta errori.  Abbiamo però il dovere di limitare questo rischio quanto più possibile e, laddove si verifichi un problema, dobbiamo essere in grado di intervenire in modo tempestivo per fermare ulteriori danni ai soggetti lesi e sanzionare chi si rende responsabile di comportamenti scorretti o abusi.  Solo così il nostro capitale più importante, la fiducia di chi ci sostiene potrà crescere, assicurando a Oxfam di fare al meglio il proprio lavoro per il bene delle comunità più bisognose e vulnerabili”.

In Siria si muore: ma per chi fugge lungo la rotta balcanica vi sono abusi e violenze

Chi decide di fuggire lungo la rotta balcanica va incontro a violenza sistematica, brutalità e trattamenti illegali

Il rapporto sul respingimento di migranti e rifugiati alle frontiere europee

Denunciamo le brutalità da parte delle autorità in Serbia, Ungheria, Croazia, Bulgaria e Macedonia e chiediamo all’Unione Europea tutela dei diritti dei migranti.

Mentre in Siria si continua a morire, chi decide di fuggire lungo la rotta balcanica va incontro a violenza sistematica, brutalità e trattamenti illegali.  Lo raccontiamo in Un “gioco” pericoloso, il nuovo rapporto che diffondiamo oggi con il Belgrade Centre for Human Rights e il Macedonian Young Lawyers Association.

Le testimonianze parlano chiaro: in centinaia raccontano di essere stati picchiati, derubati e trattati in modo disumano per mano di poliziotti, guardie di frontiera o altre autorità pubbliche. Molti testimoniano di deportazioni vere e proprie, di funzionari che negano il diritto d’asilo a chi chiede protezione internazionale.

Quali sono le conseguenze di questi abusi?

Le azioni illegali messe in atto da chi dovrebbe far rispettare la legge generano un clima di paura e incertezza tra migranti e rifugiati e molti finiscono col mettersi nelle mani dei trafficanti per proseguire il viaggio in Europa, esponendosi a ulteriori violenze.

Come possiamo fermare questi abusi?

  • Chiediamo all’Unione Europea di garantire il rispetto e la difesa dei diritti umani e condannare i comportamenti violenti riassumendo il ruolo di guida morale e legale che le compete.
  • Chiediamo ai governi di Serbia, Croazia, Ungheria e Bulgaria di cessare immediatamente ogni genere di violazione dei diritti delle persone e di perseguire quanti commettano crimini contro migranti e rifugiati.
Le polizie di stato, preposte alla tutela dei diritti fondamentali, infliggono invece violenza e intimidazioni e negano l’accesso alle procedure d’asilo a coloro che arrivano in cerca protezione internazionale

Migranti: centinaia di giubbotti di salvataggio nelle capitali europee

Quattro grandi macchie arancioni disposte nel cuore di città simbolo per i bisogni dei migranti

Immigrazione: fortezza Europa schiaccia i più deboli

Un appello: il rispetto dei diritti umani per i 60.000 profughi oggi sul suolo europeo

Diario umanitario. Con i profughi lungo la rotta balcanica

Il Diario Umanitario di Anna Sambo, coordinatrice del nostro programma umanitario in Serbia e Macedonia