Questo Natale regala acqua

Manca poco a Natale, e di solito tutti (o quasi) parliamo di due cose: i regali – da fare e da ricevere – e la neve. Arriva, non arriva, arriverà? Io, invece della neve, vorrei parlarvi di acqua. E anche di regali, certo. Perché è Natale, e dovrebbe esserlo per tutti. Anche per quelle persone – un abitante del pianeta su otto, vale a dire 748 milioni di esseri umani – che non hanno accesso all’acqua potabile. Anche per quei 2,5 miliardi di uomini, donne e bambini che non possono usufruire dei più basilari servizi igienico-sanitari, a causa di guerre, violenze, catastrofi naturali. Sono loro i destinatari principali della nostra nuova campagna, che abbiamo voluto chiamare #Savinglives – salvando vite: è così che vogliamo chiudere un anno che è stato, per moltissimi uomini, donne e bambini, tragico e tremendo. È così che vogliamo restituire speranza.

Se ne parla, purtroppo, troppo poco. Ma sono moltissimi i luoghi in cui l’acqua, così indispensabile alla vita, è quasi un lusso negato e irraggiungibile. Voglio raccontarvi, ora, la storia di Christina, che ha 12 anni e, in realtà, un altro nome (che teniamo nascosto per proteggerla, perché nessun bambino dovrebbe subire tutta questa sofferenza). Christina, che viveva con la sua famiglia a pochi chilometri da Mosul, in Iraq, nel villaggio di Imam Gharbi, un’area caduta sotto il controllo dell’Is (lo Stato islamico, o Isis) già nel 2014. Poi, nell’agosto di quest’anno, l’esercito iracheno ha contrattaccato, nel tentativo di riprendersi il villaggio, e Christina è fuggita verso la città più vicina con i suoi cari. Da lì, dopo pochi giorni, si sono spostati – insieme ad altre 50 famiglie – in un altro villaggio ancora, Tinah. Sette ore di cammino nel deserto. «Faceva molto caldo, e stavamo morendo di sete. La sabbia ci raggiungeva le caviglie. Abbiamo finito l’acqua dopo aver percorso soltanto un quarto della strada», ha raccontato suo padre. «La mia famiglia non riusciva a proseguire, e così sono andato avanti da solo, fino a Tinah, per prendere l’acqua dal pozzo e riportargliela».

Christina e i suoi vivono da allora in una tenda, nel campo per sfollati che è stato allestito proprio nel villaggio di Tinah: quello del pozzo che li ha tenuti in vita. Siamo al loro fianco, e al fianco di molti altri, con le distribuzioni di aiuti essenziali – acqua in primo luogo – che dureranno finché saranno in grado di fare rientro nei loro villaggi, strappati alle milizie dello Stato islamico. Ci sono oltre dieci milioni di persone (la metà sono bambini) che hanno bisogno di assistenza umanitaria, in Iraq; altri 3,4 milioni sono gli sfollati a causa del conflitto, con l’offensiva tuttora in corso – che non fa più notizia, ma che diventa di giorno in giorno più feroce – per strappare la città di Mosul agli estremisti. Se all’Iraq uniamo la Siria, teatro di quella che è forse la più grande tragedia umanitaria degli ultimi decenni, arriviamo a oltre 20 milioni di persone senza acqua e senza cibo. Nella sola Siria, dopo quasi sei anni di conflitto ininterrotto, ci sono 13 milioni e mezzo di persone che dipendono totalmente dagli aiuti umanitari. Di questi, tre milioni hanno un accesso minimo a cibo e acqua pulita. E l’inverno siriano non ha nulla da invidiare, purtroppo, a quello dell’Europa centrale.

Perché parlare di queste ed altre tragedie in un periodo che dovrebbe essere di festa? Il motivo è semplice: perché nella lista dei regali, basterebbe inserire una voce in più per far sì che un uomo, una donna, un bambino, un’intera famiglia in un angolo meno fortunato del mondo possa continuare a vivere, e forse tornare a sorridere. E perché è necessario, oggi più che mai, agire subito. «In queste aree di crisi dove Oxfam è al lavoro ogni giorno, intervenire tempestivamente per garantire acqua pulita, servizi igienici e sanitari, o un riparo, può fare la differenza tra la vita e la morte per intere famiglie, spesso costrette a lasciarsi tutto alle spalle e a ricominciare da zero in un altro paese. – spiega Riccardo Sansone, coordinatore umanitario di Oxfam Italia – A oggi abbiamo raggiunto oltre 13,7 milioni di persone nelle più gravi emergenze del pianeta, ma dobbiamo e possiamo fare di più».

Continuiamo quindi a parlare di regali, e di neve (che anche io, come molti, spero arrivi presto, almeno sulle nostre montagne…). Ma non dimentichiamoci di queste parole. Non scordiamoci di quanto poco basti per salvare una vita. E chi salva una vita – lo dicono, guarda caso, sia il Talmud (uno dei testi sacri dell’ebraismo) che il Corano – salva l’umanità intera. È Natale, e forse queste parole hanno ancora più senso che nel resto dell’anno. #Savinglives è il nome della nostra campagna, ma speriamo diventi un pensiero comune e un’urgenza condivisa per tutti noi. Buon Natale!

Maurizia Iachino, Presidente di Oxfam Italia. L’articolo è stato pubblicato su La 27ma ora  del 21 dicembre 2016.