Crollano i fondi per l’aiuto pubblico allo sviluppo

Crolla l’aiuto italiano ai paesi poveri

L’Italia si allontana dagli obiettivi di aiuto pubblico allo sviluppo

È l’allarme che lanciamo oggi in nuovo rapporto “Cooperazione Italia, un’occasione sfumata redatto insieme a Openpolis.

Siamo di fronte ad un calo ancora più drastico, rispetto a quello che noi, come molti osservatori avevamo previsto a gennaio, dopo l’approvazione dell’ultimo Documento di economia e finanza.

Dopo anni di aumento constante dal 2012 del volume di aiuto pubblico, nel 2017 l’Italia aveva raggiunto lo stanziamento dello 0.30% in rapporto al nostro reddito nazionale lordo. Stando a quanto previsto dal Governo Gentiloni nell’approvazione della legge di bilancio 2018, sarebbero dovuti essere erogati 5,02 miliardi di euro, pari allo 0,28%. Ma i dati Ocse ci raccontano una storia diversa: lo stanziamento italiano in aiuto pubblico l’anno scorso nel nostro paese si è fermato a 4,2 miliardi.

1 miliardo di euro destinato all’accoglienza migranti?

Il report pone un’importante questione rispetto all’effettivo utilizzo dei fondi destinati al Ministero dell’Interno nel 2018 per l’accoglienza migranti (compreso nel computo dell’aps): mancherebbe all’appello 1 miliardo di euro come differenza tra gli importi destinati per il 2018 al Ministero dell’Interno per l’accoglienza migranti e quelli rendicontati dall’Ocse.

Nonostante infatti, il numero degli sbarchi di migranti sulle coste italiane sia drasticamente calato, gli stanziamenti al Ministero dell’Interno per l’accoglienza nel 2018 sono rimasti alti, senza che per questo i fondi fossero riallocati, ad esempio, ad aiuti alla cooperazione allo sviluppo nei Paesi poveri e di origine dei flussi.

Né tantomeno ad un miglioramento dell’accoglienza sul nostro territorio, visti i recenti tagli al sistema di accoglienza, che stanno aumentando “l’insicurezza” per migliaia di richiedenti asilo vulnerabili, fuggiti nel nostro Paese, per trovare scampo a guerre, persecuzioni e miseria, oltre a costare migliaia di posti di lavoro, soprattutto per i tanti giovani impegnati nell’accoglienza.

Cosa chiediamo al Governo italiano?

Dove sono stati allocati i fondi destinati al Ministero dell’Interno per l’accoglienza dei migranti nel 2018 e perché non sono stati usati per altri settori della cooperazione, ossia per lo scopo per il quale erano stati stanziati?

Perché nella legge di bilancio 2019 si è comunque deciso di destinare al Ministero dell’Interno, in ambito di cooperazione, quasi 1,7 miliardi di euro per l’accoglienza dei migranti? Ovvero un ammontare poco inferiore a quanto destinato dalla legge di bilancio 2017, quando il fenomeno era di ben altra entità?

Aiutiamoli a casa loro?

L'aiuto pubblico allo sviluppo aiuta a rompere il circolo vizioso della povertàLa riduzione degli arrivi di richiedenti asilo in Italia, poteva paradossalmente rappresentare, un’occasione per aumentare i fondi destinati bilateralmente ai paesi più poveri, come più volte dichiarato dal Governo.

Tutto ciò però non è accaduto. Al contrario nel 2018 il nostro Paese ha ridotto del 22% i fondi destinati ai Paesi meno sviluppati (Lcds) rispetto al 2017 e di ben 35,5% gli aiuti ai paesi dell’Africa subsahariana.

Mentre da un lato si decide di chiudere le frontiere ai migranti, dall’altro si riducono i fondi destinati a rompere il circolo vizioso della povertà e creare sviluppo nei Paesi più poveri, da cui molto spesso scappano i tanti disperati che continueranno a tentare di arrivare da noi, anche nei prossimi anni e decenni.

Il fenomeno migratorio resta ed è soprattutto un fenomeno epocale, che va governato con politiche serie ed efficaci soprattutto nel medio e lungo periodo.

Nel frattempo l’Italia è scesa al diciassettesimo posto tra i 29 Paesi donatori dell’Ocse, per il volume di aiuti stanziati nel 2018 ed è quella che ha tagliato la percentuale di fondi più alta, rispetto all’anno precedente. Di fronte a questo status quo, chiediamo prima di tutto quindi che il Governo mantenga le promesse fatte, in linea con gli obiettivi di sostenibilità dell’Agenda 2030, definita dalle Nazioni Unite