Yemen, il colera è il colpo finale

Aiuti diretti in Yemen, per epidemia di colera che aggravato la condizione della popolazione, stremata da guerra e fame

Yemen terribile epidemia di colera

Sono già salite a più di 1.300 le vittime del colera che ha colpito la popolazione yemenita, già gravemente debilitata dalla fame e dalle ferite della guerra. I casi sospetti sono più di 200.000, e si teme che salgano a 300.000 in agosto. Con l’arrivo delle piogge, previsto nei prossimi giorni, si prevede infatti un peggioramento.

Cosa fa Oxfam: 39 tonnellate di aiuti in partenza oggi per lo Yemen

Un aereo carico di aiuti è partito oggi dal nostro magazzino di Bicester, nel Regno Unito: 39 tonnellate di equipaggiamento sanitario (pompe, bucket, kit igienici, tubature, Sali reidratanti etc), per un valore di 470.000 sterline, a cui si aggiungeranno altri carichi: tende da Karachi e bustine per purificare l’acqua da Johannesburg.

Fino ad ora abbiamo portato aiuto a più di 418.000 persone, distribuendo kit igienico sanitari, riparando pozzi e tubature e formando i responsabili di comunità circa le regole e i mezzi di prevenzione, l’importanza dell’igiene e del consumo di acqua potabile.

Fame, guerra e malattia in Yemen

Winnie Byanyima, Direttrice di Oxfam International: “Lo Yemen è in ginocchio dopo due anni di guerra e fame, e il colera rappresenta il colpo finale. Gli operatori comunali non ricevono stipendio, molti hanno perso il lavoro e l’economia locale è devastata. I governi che stanno armando le parti in conflitto sono complici della morte di ogni civile, a causa della guerra, della fame e ora anche della malattia.  La guerra in Yemen non potrebbe essere pensata meglio, se lo scopo fosse quello di fare del male a quanti più civili possibile, più gravemente possibile”. Quasi 5.000 sono morti nei combattimenti e alcune zone sono sull’orlo della carestia.

Aumentano le vendite di armi, diminuiscono gli aiuti

Circa 18.8 milioni di persone hanno bisogno di assistenza umanitaria: cibo, acqua potabile, servizi igienico sanitari. I rifiuti si accumulano nei campi per sfollati, i sistemi idrici e i servizi sanitari sono al collasso, favorendo la diffusione del colera tra una popolazione già gravemente indebolita. Circa 30.000 operatori sanitari non ricevono uno stipendio da 10 mesi; nel frattempo, il mondo sta vendendo sempre più armi ai militari sauditi di quanto non stia spendendo per far fronte all’appello umanitario. Nel 2016, l’Arabia Saudita ha speso 2.979 miliardi di dollari trasferendo armi dai maggiori esportatori mondiali.  E fino a oggi, molti di questi stessi governi hanno contribuito solo per 620 milioni di dollari all’appello della Naizoni Unite per lo Yemen, che prevede un impegno per 2.1 miliardi. “È increscioso che il valore delle vendite di armi superi di 5 volte quello dell’aiuto umanitario” – ribadisce Winnie Byanyima, Direttrice di Oxfam International.

#savinglives

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Crisi umanitarie, serve una rivoluzione copernicana

125 milioni di persone nel mondo che aspettano aiuti umanitari, 60 milioni di persone in fuga da persecuzioni e conflitti, come quello siriano, che ha già causato oltre 470 mila vittime, e decine di milioni di persone colpite dagli effetti del cambiamento climatico.

In questo contesto oggi e domani a Istanbul si tiene il primo Vertice Umanitario Mondiale che, nonostante si svolga in uno delle più gravi situazioni umanitarie dalla Seconda Guerra Mondiale, rischia di passare sotto silenzio e non vedere tradotte le parole e le dichiarazioni di intenti, in azioni e impegni concreti da parte dei leader mondiali.

È l’allarme lanciato oggi da Oxfam con la pubblicazione del report L’impegno per il cambiamento, che lancia una sfida ambiziosa rivolta non solo ai Governi ma anche alle organizzazioni umanitarie in prima linea nella gestione delle più gravi emergenze in corso in tutto il mondo.

“Settantaquattro anni fa nasceva Oxfam con il suo primo intervento umanitario al fianco della popolazione greca messa in ginocchio dalla carestia provocata dalla guerra. Oggi le sfide assumono caratteristiche diverse, ma la nostra fame di cambiamento resta immutata.  dichiara Maurizia Iachino, presidente di Oxfam Italia –  C’è bisogno di una rivoluzione copernicana dell’intero sistema umanitario, che metta al centro prima di tutto le persone. Questo è uno degli impegni che Oxfam si assume invitando i leader mondiali a fare altrettanto, affinché questo Summit rappresenti davvero un punto di inizio di questa rivoluzione e non l’ennesima occasione mancata: le persone, le comunità, le autorità locali e la società civile locale sono sempre le prime ad essere colpite e a trovarsi in prima linea. Ecco perché i governi devono iniziare davvero a mettere al primo posto la difesa dei diritti umani, e non gli interessi economici, nè i profitti generati dal commercio di armi. E’ necessario un impegno congiunto rivolto al cambiamento e a garantire che il diritto internazionale umanitario venga applicato, lavorando assieme per invertire la crescente ondata di catastrofi legate ai cambiamenti climatici”.

Il vertice, che è il primo del suo genere, ha lo scopo di migliorare il modo in cui il mondo reagisce alle emergenze umanitarie. Ma questo incontro avrà solo un impatto limitato se i governi non riusciranno ad affrontare le cause profonde delle crisi e la sistematica violazione dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario che hanno proprio lo scopo di proteggere i civili.

“È l’incapacità dei governi nell’affrontare le cause primarie dei conflitti e disastri che sta portando alla sofferenza di milioni di persone e minaccia di sottoporre l’intero “sistema umanitario” ad una prova senza precedenti –  aggiunge Riccardo Sansone, responsabile emergenze umanitarie di Oxfam Italia –  I bisogni dei più vulnerabili devono essere impressi a grandi lettere nelle agende dei governi per risolvere davvero e congiuntamente i conflitti e porre fine alla cultura dell’impunità in cui i civili vengono uccisi senza conseguenze. Questo vertice umanitario non può essere ricordato per il silenzio con cui è stato accolto dai governi”.