Aiuto pubblico allo sviluppo ancora insufficiente

Per una buona e sostenibile gestione dei flussi di rifugiati e migranti è necessario uscire dall’approccio dell’emergenza e incidere sulle cause profonde

Aiuto pubblico allo sviluppo ancora insufficiente

Rispetto all’impegno ormai pluridecennale di devolvere lo 0,7% del PIL in aiuto pubblico allo sviluppo, secondo gli ultimi dati OCSE, solo sei dei trenta Stati Membri  – precisamente Svezia, Norvegia, Lussemburgo, Danimarca, Regno Unito e Germania – hanno mantenuto questa promessa.

L’Italia e la’iiuto pubblico allo sviluppo

L’Italia pur essendo ancora molto lontana da questo obiettivo, conferma però un trend positivo di crescita, sia in termini assoluti, che percentuali. Dai 4 miliardi di dollari del 2015 ai 4,85 miliardi del 2016, un aumento percentuale di più del 20% che consente al nostro paese di passare dallo 0,22 allo 0,26 della percentuale di APS in rapporto al PIL.

L’accoglienza di richiedenti asilo e rifugiati

Nel 2016 le risorse allocate dai paesi donatori, sia pure in crescita, non sono state tutte destinate alla lotta contro povertà e disuguaglianza, ma hanno coperto i costi dell’accoglienza dei rifugiati nei singoli paesi.

Francesco Petrelli, Senior Advisor su finanza per lo sviluppo: A fronte di un aumento complessivo dell’APS a livello globale, dato in sé positivo, è infatti preoccupante la tendenza – ormai dilagante tra i paesi donatori soprattutto europei – di etichettare come APS il denaro speso all’interno dei propri confini per finanziare le procedure di riconoscimento della protezione internazionale dei rifugiati”

Alcuni donatori stanno poi utilizzando queste risorse come merce di scambio nella negoziazione con Stati terzi – e i relativi regimi autoritari che spesso sono al Governo – al fine di rafforzare le misure di controllo delle frontiere e di contenimento dei flussi migratori. 

I costi per i rifugiati nel 2016 si attestano al 34% dell’intero APS italiano. In termini assoluti si passa da 983 milioni di dollari allocati nel 2015 ad oltre 1,66 miliardi del 2016, pari ad un incremento del 69%.

Per una buona e sostenibile gestione dei flussi di rifugiati e migranti è necessario uscire dall’approccio dell’emergenza e incidere sulle cause profonde: conflitti e guerra, ma anche povertà, fame, cambiamenti climatici che sono alla base del fenomeno delle migrazioni forzate.

Cosa chiediamo

Facciamo appello al Comitato Sviluppo dell’OCSE, affinché ridefinisca entro ottobre – così come stabilito – regole chiare, trasparenti e valide per tutti i paesi donatori sulle spese allocabili per la cooperazione e l’aiuto umanitario, non consentendo trucchi contabili o peggio usi inappropriati di queste risorse.

Sviluppo, l’importanza che sia pubblico

Aumentare gli aiuti allo sviluppo e renderli efficaci può mettere i più poveri nella condizione di essere cittadini attivi e di influire sulle decisioni che riguardano la loro vita. Non solo. Più aiuti vuol dire anche dare la possibilità ai governi di essere trasparenti e capaci di scegliere la strada migliore per il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Sustainable Development Goals – SDGs).

È quanto emerge dal nostro nuovo rapporto, Il ruolo degli aiuti nel mondo post 2015, diffuso oggi ad un anno dalla firma dell’Agenda per lo Sviluppo Sostenibile.

In un mondo sempre più complesso, che deve affrontare crisi interconnesse su molteplici fronti, è vitale che gli aiuti allo sviluppo siano efficaci. ha detto la direttrice delle campagne di Oxfam Italia, Elisa BacciottiSolo così si potranno seriamente affrontare piaghe del nostro tempo, come disuguaglianza, povertà estrema, cambiamenti climatici e migrazione forzata, raggiungendo gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile”

La crescita economica che esclude un quinto del mondo

Più di 1 persona su 5 nel mondo vive con meno di 1,48 dollari al giorno beneficiando, complessivamente, solo dell’1% proveniente dalla crescita economica su scala globale. Oltre 1 miliardo di persone che di fatto vengono lasciate fuori dai processi di sviluppo. I suoi benefici non sgocciolano verso il basso, come sostengono alcune teorie economiche, ma si concentrano “naturalmente” verso la parte alta della piramide sociale, tagliando fuori le comunità più povere.

La centralità dell’APS per aumentare il potere decisionale dei cittadini

La maggior parte delle persone più povere al mondo vive in Paesi che nei prossimi 15 anni non saranno in grado di assicurare risorse interne per lo sviluppo. Ecco perché Oxfam evidenzia che in 47 di questi Paesi l’aiuto pubblico rimarrà la principale fonte di finanziamento assieme agli investimenti privati. In altre parole, si tratta di risorse indispensabili per permettere l’uscita dalla povertà estrema di oltre 314 milioni di persone appartenenti al 20% più povero del mondo. 

Gli aiuti pubblici allo sviluppo perciò rimangono fondamentali, nonostante il crescente peso delle di altre fonti di finanziamento quali gli investimenti del settore privato o la mobilitazione di risorse nazionali derivanti dal gettito fiscale.

Qualcuno pensa di poter archiviare l’aiuto pubblico come una reliquia del passato – ha aggiunto Bacciotti – Ma non è così. Esso rimane essenziale per quei paesi più poveri che non riescono ad assicurare sufficienti entrate fiscali a livello nazionale o ad attrarre investimenti privati. Il finanziamento pubblico aiuta questi paesi ad essere protagonisti del proprio sviluppo e ad attrarre altre forme di finanziamento”.

Nel post-2015, evidenzia il report, gli aiuti per lo sviluppo possono – e dovrebbero – alimentare il “patto stato-cittadini”, che è al centro delle relazioni di un paese e del buon funzionamento delle sue istituzioni, fondamentale per orientare il processo di sviluppo.

Per sua natura l’aiuto pubblico allo sviluppo ha un impatto potenziale che va ben oltre il suo valore economico: se indirizzato efficacemente verso aspetti essenziali – salute, cibo, istruzione – può cambiare la vita delle persone. E’ un volano che libera le persone dalla povertà e riconsegna loro la possibilità di decidere della propria vita ed esercitare un ruolo in grado di influire sulle decisioni di governi e istituzioni.

I finanziamenti privati, se ben utilizzati per il giusto scopo, sono importanti per mobilitare le immense risorse necessarie a vincere la sfida dello sviluppo sostenibile, ma non possono sostituire finanziamenti pubblici oculati e necessari. – conclude Bacciotti – I finanziamenti privati sono guidati dalle forze di mercato e dagli stati più ricchi e sviluppati, e per questo hanno un ruolo e uno scopo diverso da quello degli aiuti pubblici”.

Aumenta l’aiuto pubblico allo sviluppo, ma non arriva ai paesi più poveri

Beneficiarie di un programma Oxfam in Sudafrica

Beneficiarie di un programma Oxfam in Sudafrica

I dati del 2015 sull’aiuto pubblico allo sviluppo (APS) pubblicati oggi dall’OCSE mostrano che nel 2015 le risorse destinate all’APS ammontano a 131,6 miliardi di dollari, un incremento complessivo del 6,9% che si riduce ad un piccolo 1,7% al netto dei costi per l’accoglienza dei rifugiati contabilizzati da molti Paesi donatori, soprattutto in Europa, in quota APS.

L’Italia ha innalzato il suo contributo di APS in rapporto al PIL dallo 0,19% del 2014 allo 0,21% del 2015.  Un aumento che, al netto dell’inflazione e dei tassi di cambio, ammonta in termini assoluti a +568 milioni di dollari, pari a +14,2%.

 

“Se da un lato si può essere soddisfatti dell’aumento di contributi da parte dei Paesi Donatori, Italia inclusa, dall’altro è evidente che bisogna fare di più in un mondo dove ci sono ancora 900 milioni di persone che vivono in estrema povertà.dichiara Francesco Petrelli, Responsabile Relazioni Istituzionali di Oxfam Italia – L’aumento dell’aiuto pubblico italiano, che cresce dallo 0,19% allo 0,21% del rapporto APS/PIL, conferma l’inversione di tendenza positiva del nostro Paese, sebbene vi siano ancora molti ritardi da recuperare rispetto ad altri donatori. Auspichiamo che queste risorse, nel quadro nella nuova legge sulla cooperazione, siano sempre più concentrate per la realizzazione di programmi di sviluppo e lotta alla povertà sia nelle aree e nei Paesi che l’Italia ha indicato come prioritari (Africa Sub Sahariana e Mediterraneo) sia nei Paesi più poveri, agli ultimi posti delle classifiche di sviluppo (i cosiddetti LDC least devloped countries)”.

Aiuto pubblico allo sviluppo 2000-2015

Aiuto pubblico allo sviluppo 2000-2015

Da quarant’anni i Governi hanno promesso di allocare lo 0,7% del loro PIL per porre fine alla povertà e contrastare la disuguaglianza, tuttavia, a parte alcune eccezioni (Norvegia, Svezia, Lussemburgo, Danimarca, Paesi Bassi, Regno Unito) vi è ancora una chiara mancanza di volontà politica nel raggiungere questo obiettivo storico che era stato sottoscritto. Se questo trend non cambia, sarà quindi vanificato l’obiettivo di porre fine alla povertà estrema entro il 2030, come recentemente sancito dai Governi di tutto il mondo nella nuova Agenda per lo Sviluppo Sostenibile adottata lo scorso settembre dalle Nazioni Unite.

E’ preoccupante che una crescente quota dei fondi non raggiunge alcun Paese in via di sviluppo, ma resta all’interno dei confini dei Paesi donatori per far fronte alle spese di accoglienza dei rifugiati.-  continua Petrelli – Una tendenza che interessa soprattutto l’Europa, destando quindi ancora più preoccupazione essendo il primo donatore mondiale con lo 0,47% di APS rispetto al PIL continentale. Se da un lato è inderogabile il dovere dei Paesi di approdo di rispondere ai bisogni e proteggere i diritti dei rifugiati in arrivo sui loro territori, è altrettanto importante che ciò non vada a discapito degli aiuti da destinare per interventi nei Paesi più poveri”.

Complessivamente, circa 12 miliardi di dollari in quota APS sono stati destinati nel 2015 all’accoglienza dei rifugiati, una quota quasi doppia rispetto al 2014 (con un incidenza sull’APS in aumento dal 4,8% al 9,1%). In particolare colpisce il dato di alcuni Paesi del nord Europa, come Svezia, Paesi Bassi, Norvegia e Danimarca, tra i pochi Paesi Donatori ad aver raggiunto o superato il target dello 0,7% di PIL destinato all’APS, che stanno riservando una parte sempre più significativa per coprire le spese di accoglienza dei rifugiati nei loro Paesi (con percentuali rispettivamente del 33%, 22,8%, 15,5%). Se oggi questo trend non ha comunque impedito che, al netto di questi costi si registrasse comunque un piccolo aumento complessivo dell’APS, sono altrettanto evidenti le implicazioni in termini di riduzione dell’ammontare di risorse disponibili per programmi di lotta alla povertà nei Paesi in via di sviluppo. E’ alto Il rischio che si alimenti un circolo vizioso ed una politica poco lungimirante incapace di incidere sulle cause profonde che sono alla base degli ingenti flussi migratori degli ultimi anni.

L’Italia non è da meno in questo trend. Dagli 840 milioni di dollari del 2014 (21% APS/PIL), le risorse contabilizzate in quota APS e destinate all’accoglienza dei rifugiati nel 2015 sono state 982 milioni di dollari (25,5% APS/PIL).

E’ comprensibile e giusto che il nostro Paese, essendo in prima linea nell’accoglienza, reperisca risorse sufficienti a soddisfare le necessità di prima accoglienza, tuttavia ad oggi, anche in sede OCSE, mancano dei criteri chiari ed un adeguato livello di trasparenza su quali siano le spese allocabili sui fondi APS per tale emergenza. – conclude Petrelli – Se da un lato alcune spese per l’accoglienza dei rifugiati possono, nella fase di primo intervento, essere associabili all’aiuto umanitario ed essere quindi coerenti alle finalità dell’APS, non si può dire altrettanto per lo stanziamento di risorse per altri fini (es. politiche di integrazione, seconda accoglienza) che dovrebbero, invece, essere contabilizzate su altri capitoli di bilancio e non essere sottratte all’aiuto pubblico allo sviluppo. Se il Presidente del Consiglio Renzi intende mantener fede all’impegno di arrivare al G7 a presidenza italiana del 2017 presentando il nostro Paese come 4° donatore, è necessario che a questo aumento numerico corrisponda un effettivo rafforzamento degli interventi della cooperazione italiana nei Paesi in via di sviluppo”.