Il sondaggio Oxfam e Federconsumatori tra i consumatori italiani

In Italia 3 consumatori su 4 sono disposti ad acquistare prodotti liberi da sfruttamento indipendentemente dal prezzoIl 74,41% dei consumatori italiani è disposto ad acquistare un prodotto libero da dinamiche di sfruttamento dei lavoratori, indipendentemente dal prezzo. 

Allo stesso tempo, in 8 su 10 (il 78,20% del campione) dichiarano di non avere adeguate informazioni per poter riconoscere sugli scaffali dei supermercati i prodotti che assicurano una equa redistribuzione del valore tra tutti gli attori della filiera.

I consumatori ci dicono di non voler essere complici inconsapevoli dello sfruttamento nei campi e che senza informazioni ed elementi che garantiscano la piena trasparenza sul rispetto dei diritti umani nelle filiere, non riescono ad esercitare una scelta responsabile che pure dichiarano, senza esitare, di voler compiere.

Il sondaggio realizzato da Oxfam e Federconsumatori, condotto dal 5 al 19 giugno su un campione di più di 2000 consumatori italiani, ha voluto indagare inoltre il livello di consapevolezza dei consumatori italiani rispetto al tema dello sfruttamento dei braccianti e degli operai agricoli, e la loro propensione ad agire per arginare il fenomeno

Il sondaggio presentato oggi è stato realizzato nell’ambito della campagna di Oxfam “Al giusto prezzo”, che pone al centro il tema della responsabilità delle imprese sui diritti umani e il ruolo che i consumatori possono esercitare.

Le principali cause di sfruttamento dietro ai prodotti

L’80% dei consumatori vuole maggiore trasparenza sui prodotti nei supermercatiI consumatori esprimono un sostanziale riconoscimento della complessità del fenomeno, non riconducendolo al ruolo di un singolo attore della filiera, ma piuttosto ad una concatenazione di cause ed effetti.

  • Per il 63,34% degli intervistati l’infiltrazione mafiosa è la principale causa che condiziona un sistema diffuso di sfruttamento nelle campagne italiane.
  • In seconda posizione si collocano il ruolo degli imprenditori agricoli, a cui il 54,11% dei consumatori attribuisce la responsabilità di condurre affari sulla pelle di lavoratori disposti a tutto pur di sopravvivere.
  • La mancanza di controlli nelle aziende agricole è invece l’opzione scelta dal 51,62% dei rispondenti.

Abbiamo riscontrato la consapevolezza del fatto che lo sfruttamento non si origina e esaurisce sui campi, ma è il frutto di un percorso di filiera in cui anche il settore della distribuzione e i consumatori hanno importanti responsabilità

Le richieste dei consumatori alla Grande Distribuzione

Il 44% dei consumatori ritiene che le politiche della GDO siano determinanti nell’alimentare o nel contrastare lo sfruttamento del lavoro in agricolturaSecondo i consumatori, le aziende della Grande Distribuzione Organizzata (GDO) potrebbero intraprendere da subito alcune azioni per porre fine allo sfruttamento del lavoro agricolo e alla violazione dei diritti lungo le filiere di produzione:

  • garantire che i prodotti a scaffale siano liberi da sfruttamento e aumentarne l’offerta per consentire pratiche di acquisto responsabile;
  • aumentare la trasparenza delle informazioni sull’origine e il percorso che un prodotto compie dal campo allo scaffale;
  • garantire ai produttori un costo all’origine dignitoso che assicuri una remunerazione equa dei fattori di produzione.

 

 

 

NOTA INFORMATIVA E METODOLOGICA
L’indagine è stata realizzata da Oxfam e Federconsumatori che hanno somministrato per due settimane (dal 5 al 19 giugno) un questionario online al database degli iscritti a Federconsumatori e ai firmatari della petizione Al giusto prezzo promossa da Oxfam Italia. Il questionario è stato diffuso anche attraverso i social network delle organizzazioni promotrici così da ampliare il ventaglio di potenziali rispondenti. Al sondaggio hanno partecipato oltre 2.500 persone, di cui 2.005 hanno effettivamente completato il questionario in tutte le sue parti. Il campione di rispondenti ha compreso in misura equivalente uomini (50,12%) e donne (48,68%). La fascia di età maggiormente rappresentata è quella degli over 60 (39,60%), seguita da 45-60 anni (34,71%), 31-45 anni (18,05%), 16-30 anni (7,64%). La provenienza geografica del campione di rispondenti è diffusa su tutto il territorio nazionale con una prevalenza di rispondenti dalle seguenti città: Firenze (8,73%), Milano (8,18%), Roma (6,93%), Udine (4,69%).
Le domande somministrate nel questionario sono consultabili cliccando qui.

La campagna “Al giusto prezzo”

La campagna “Al giusto prezzo” chiede ai big della grande distribuzione italiana – Coop, Gruppo Selex, Esselunga, Conad e Eurospin – di assumersi la responsabilità della tutela dei diritti umani nelle proprie filiere di approvvigionamento iniziando da una valutazione sull’impatto che le proprie politiche di approvvigionamento hanno sui diritti umani e adottando misure concrete volte a prevenire, mitigare e/o porre rimedio ad eventuali violazioni dei diritti.

Una campagna a cui Federconsumatori ha aderito con convinzione, nell’ottica di una collaborazione che proseguirà nel tempo.

Chiedi ai supermercati italiani un cibo prodotto al giusto prezzo.

Freno alle vendite sottocosto e stop alle aste al doppio ribasso

Un piccolo grande passo avanti per rendere più equa e giusta la filiera agroalimentare

La Camera dei Deputati ha approvato un nuovo testo di legge che regola le vendite sotto costo, vieta le aste al doppio ribasso Il 27 Giugno 2019, la Camera dei Deputati ha approvato un nuovo testo di legge che:

  • regola le vendite sotto costo,
  • vieta le aste al doppio ribasso,
  • disciplina le filiere etiche di produzione (A.C. 1549-A).

La proposta, firmata dall’Onorevole Susanna Cenni (PD) (relatrice Chiara Gagnarli, M5S) dovrà ora passare dal Senato per l’approvazione definitiva, ma la larghissima maggioranza che ha trovato alla Camera (369 voti favorevoli, 60 astenuti e nessun contrario) ben evidenzia l’urgenza con cui il tema dello sfruttamento nelle filiere agricole deve essere affrontato.

Con le vendite sottocosto, usate spesso per smaltire le eccedenze ma ancora di più per incentivare i clienti ad entrare nei supermercati, e il ricorso alle aste al doppio ribasso per l’acquisto di grossi volumi di prodotti alimentari a prezzi stracciati, la GDO ha contribuito in modo inequivocabile ad esacerbare quell’asimmetria di potere con il comparto agricolo che troppo spesso si traduce in sfruttamento e violazione dei diritti dei lavoratori, braccianti e operai agricoli, che quel cibo lo raccolgono.

Con questa legge le vendite sottocosto saranno ammesse solo nel caso in cui si registri dell’invenduto a rischio deperibilità, mentre le aste al doppio ribasso saranno definitivamente vietate pena una sanzione amministrativa dai 2 ai 50 mila euro e, nei casi più gravi, la sospensione dell’attività di vendita fino a un massimo di 20 giorni.

Infine, il testo prevede anche il sostegno e la valorizzazione delle filiere etiche e trasparenti, con agevolazioni e sistemi premianti per le imprese che scelgono di promuovere filiere più giuste di produzione.

Come funziona l’asta al doppio ribasso?

Pretendiamo un cibo equo e giusto, libero dallo sfruttamento

Le grandi aziende di distribuzione chiedono agli agricoltori un’offerta di vendita per i prodotti agricoli. Una volta raccolte le proposte, viene indetta una seconda gara che usa come base di partenza l’offerta più bassa. Tra le aziende agricole si scatena così una gara per abbassare i costi di produzione, direzione che incide sulla qualità dei prodotti aumentando lo sfruttamento dei lavoratori.

Pretendiamo un cibo equo e giusto, libero dallo sfruttamento

Nei mesi scorsi, grazie anche alle oltre diecimila persone che hanno firmato la campagna Al Giusto Prezzo, abbiamo potuto contribuire alla redazione del testo di legge intervenendo ai lavori della Commissione Agricoltura. Una chiara dimostrazione di come l’azione dei consumatori che si appellano per un cibo equo e giusto, libero dalla sfruttamento, può avere un impatto significativo su un intero settore.

Il nostro impegno proseguirà con altrettanto vigore affinché la legge entri in vigore in tempi brevi, ma soprattutto affinchè siano i supermercati i veri protagonisti del cambiamento con un maggiore impegno sulla strada della sostenibilità e con nuove e più efficaci misure per prevenire le violazioni dei diritti umani e migliorare le condizioni di lavoro nelle filiere agroalimentari.

Per approfondire

Jumbo si muove sul tema dei diritti umani e per una filiera trasparente

Ancora buone notizie dal paese dei mulini a vento

Jumbo, la seconda catena di supermercati olandese, ha seguito la sua rivale Albert Heijn compiendo un passo in avanti per migliorare le proprie politiche. Gli impegni presi contribuiranno infatti a migliorare la condizione dei lavoratori e la situazione delle donne nella filiera di approvvigionamento di Jumbo e a rendere la stessa filiera più trasparente.

Questa notizia è di primaria importanza perché Jumbo e Albert Heijn possiedono insieme il 54% del mercato di cibo e bevande nei Paesi Bassi. E questo risultato è una chiara dimostrazione di come l’azione dei consumatori che hanno aderito alla campagna Behind the Barcodes (la versione internazionale della nostra Al giusto prezzo) può avere un impatto significativo su un intero settore.

Ringraziamo allora tutti coloro che hanno reso possibile questo importante risultato!

Gli impegni presi da Jumbo per migliorare le proprie politiche

La catena di supermercati Jumbo si è impegnata a:

  • adottare misure efficaci per prevenire le violazioni dei diritti umani e migliorare le condizioni di lavoro nelle filiere agricole
  • condurre una serie di valutazioni d’impatto sui diritti umani nella propria filiera e pubblicarne i risultati, con particolare attenzione alle tematiche che riguardano lavoratori, diritti delle donne e salario minimo
  • rendere la propria filiera più trasparente, rendendo sempre più pubbliche informazioni su fornitori, luoghi di produzione, piani d’azione per i diritti umani e altro

Ovviamente questi impegni non sono di per sé sufficienti: si tratterà ora di monitorare da vicino per vedere se e come diventeranno realtà.

Nel frattempo però continueremo a lavorare per spingere gli altri supermercati a impegnarsi sulla strada della sostenibilità.

Questo vale tanto per i supermercati internazionali, quanto per quelli italiani: cosa aspettano allora i nostri maggiori cinque supermercati – Coop, Conad, Gruppo Selex, Esselunga ed Eurospin – a seguire l’esempio dei supermercati olandesi e a compiere il loro passo in avanti?

Per approfondire:

Albert Heijn prende importanti impegni sui diritti umani

Quando i consumatori chiamano, le aziende rispondono

La catena di supermercati olandese Albert Heijn prende impegni sui diritti umaniLa catena di supermercati olandese Albert Heijn ha preso impegni per migliorare le proprie politiche sulle questioni dei diritti delle donne, del salario minimo e della trasparenza sulle proprie fonti di approvvigionamento.

È dal paese dei mulini a vento che arriva il primo risultato della campagna di Oxfam per rendere le politiche delle grandi catene di supermercati più sostenibili e rispettose dei diritti dei lavoratori delle filiere agroalimentari.

Abbiamo avuto la dimostrazione che sostenere una campagna di cambiamento non è come “combattere contro i mulini a vento”!

Tutto ciò è stato possibile grazie alla pressione esercitata dai nostri colleghi nei Paesi Bassi e da tutte le persone che in questi mesi hanno aderito alla campagna Behind the Price (l’equivalente della nostra Al giusto prezzo).

Gli impegni della catena Albert Heijn

Nello specifico Albert Heijn si è impegnata a:

  • adottare misure efficaci per prevenire le violazioni dei diritti umani e migliorare le condizioni di lavoro nelle filiere
  • assumersi la responsabilità dei diritti umani nelle filiere agricole a partire dai propri prodotti a marchio
  • approfondire i temi relativi al salario minimo, i diritti delle donne e le condizioni di lavoro nelle filiere coinvolgendo nelle attività di ricerca e analisi gli stessi lavoratori agricoli, i produttori locali, i sindacati e le ONG

Questo ovviamente è solo un primo risultato. Come Oxfam il nostro compito sarà ora quello di monitorare che gli impegni di Albert Heijn si trasformino in realtà, affinché non rimangano mere dichiarazioni.

Questo primo risultato internazionale può incoraggiare gli altri supermercati, olandesi ma non solo, a impegnarsi anche loro sulla strada della sostenibilità e dei diritti. Un risultato su cui sollecitiamo anche i nostri cinque maggiori supermercati – Coop, Conad, Gruppo Selex, Esselunga ed Eurospin: se Albert Heijn si è messa in gioco, perché non fare altrettanto?

Per approfondire: