Idlib: paura in vista dell’offensiva

Paura per l’imminente offensiva del regime siriano contro la provincia di Idlib

Oggi il Consiglio di sicurezza dell’Onu si riunirà per discutere della situazione a Idlib e, sempre oggi, a Teheran è previsto l’incontro tra i leader di Iran, Russia e Turchia.

 I due summit sulla crisi siriana, potrebbero rappresentare l’ultima speranza per prevenire un nuovo disastro umanitario che coinvolgerebbe oltre 2,5 milioni di civili che vivono a Idlib, ultima roccaforte anti-regime nel nord-ovest della Siria.

L’offensiva per la riconquista della zona potrebbe infatti causare 800 mila sfollati.

Nell’area sono affluiti moltissimi civili in fuga dalla violenza nelle altre zone della Siria già riconquistate, dove combattimenti tra le diverse fazioni non si siano mai interrotti e dove si sono concentrati gruppi armati che si oppongono al Governo.

La popolazione è stremata.

Oxfam lavora in primo luogo per fornire acqua pulita, servizi igienici e oggetti come coperte, vestiti e sapone. Tuttavia, l’accesso alle agenzie umanitarie è stato gravemente limitato durante i sette anni di guerra civile in Siria.

Fame e sangue a Gaza

Nella Striscia di Gaza la situazione umanitaria è disperata

L’isolamento di Gaza

Dieci anni di blocco da parte di Israele hanno causato il collasso delle infrastrutture e dei servizi di base per 2 milioni di abitanti intrappolati nella Striscia di Gaza, in maggioranza rifugiati, ormai allo stremo.

Il valico Kerem Shalom, uno dei pochissimi punti di accesso per i beni e gli aiuti in entrata e uscita da Gaza, dopo essere rimasto danneggiato negli scontri di due giorni fa, al momento è aperto solo per il passaggio di pochissimi beni essenziali, insufficienti ai bisogni della popolazione.

Quasi la metà degli abitanti di Gaza non ha cibo a sufficienza, il tasso di disoccupazione è arrivato oltre il 40% e circa 23.550 persone sono ancora senza casa dalla guerra del 2014.

Oxfam al momento sta aiutando 258.000 persone fornendo cibo, acqua e servizi igienici vitali, ma la situazione umanitaria è disperata aggravata dalle violenze degli ultimi giorni.

Appello urgente alla comunità internazionale

Condanniamo fermamente l’uccisione di oltre 60 dimostranti. La comunità internazionale deve agire immediatamente per porre fine alle violenze e assicurare un contenimento dell’escalation della crisi da ambo le parti.  È necessario avviare immediatamente un’indagine indipendente sulle uccisioni avvenute in questi giorni, per accertare le violazioni del diritto internazionale e consegnare alla giustizia i colpevoli.

 

 

No alla discriminazione. Messaggio al Governo italiano

No alla discriminazione. Messaggio al Governo italiano

Chiedi al Governo italiano di opporsi a una politica gravemente discriminatoria che colpisce i più deboli.

 

Diciamo NO alla discriminazione. Condanniamo l’ordine esecutivo emesso dal Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che blocca per quattro mesi l’ingresso nel paese a decine di migliaia di uomini, donne e bambini, tra i più vulnerabili al mondo, in fuga da guerra e persecuzioni, discriminando in base al paese e alla religione.

Lanciamo quindi un appello al Presidente del Consiglio Gentiloni:

  • Perché si esprima pubblicamente chiedendo l’annullamento del provvedimento;
  • Perché acceleri i tempi per il reinsediamento di tutti i rifugiati che l’Italia si è impegnata ad accogliere (a oggi solo un terzo della quota stabilita è stato accolto);
  • Perché si dichiari disponibile ad accogliere anche coloro a cui viene negato un rifugio sicuro negli Stati Uniti.

Perché condanniamo il provvedimento

Si tratta di un provvedimento senza precedenti nella storia recente delle democrazie occidentali, che non solo nega un rifugio sicuro a decine di migliaia di rifugiati che ne hanno diritto, ma anche discrimina sulla base del paese e della religione di appartenenza, senza per questo motivo garantire una maggiore sicurezza ai cittadini americani, dati i già severissimi controlli a cui sono sottoposti i rifugiati che varcano le frontiere USA.

Domani a Malta si terrà il vertice tra capi di stato e di governo in cui si discuteranno le proposte di cooperazione con la Libia: è quindi importantissimo che ci si impegni a migliorare le condizioni di vita nel paese, con l’obiettivo di arrivare a un accordo che rispetti i diritti umani e protegga la vita dei migranti.

Firma anche tu il nostro appello al Presidente del Consiglio Gentiloni.

#Standasone

Chiedi al Presidente Gentiloni di agire contro il provvedimento USA su rifugiati e immigrazione

Ciao Nadia

Ricorderemo sempre Nadia, straordinaria e insostituibile compagna di viaggio, per l’entusiasmo e la professionalità con cui ci ha sempre sostenuto.

Giornata Internazionale della Gioventù

4 persone su 10 oggi (il 42% della popolazione mondiale) hanno meno di 25 anni. Per la Giornata internazionale della…

Provide: gli operatori raccontano

Gli operatori legali raccolgono le memorie delle donne, dei minori e degli uomini che chiedono asilo al fine di supportarli nella loro richiesta di asilo.

La vita a rischio di migliaia di migranti intrappolati in Grecia

bruxelles-1Migliaia di migranti e rifugiati intrappolati in Grecia e costretti a vivere in condizioni degradanti a causa dell’accordo Ue-Turchia rischiano la propria vita con l’arrivo dell’inverno e del freddo. E’ l’allarme lanciato oggi da 31 organizzazioni umanitarie impegnate in Grecia, tra cui noi, Save the Children, Amnesty International, Human Rights Watch e International Rescue Committee, che rivolgono un appello urgente ai leader europei, che si incontreranno domani a Bruxelles, per un’azione immediata in grado di affrontare l’emergenza.

In una dichiarazione congiunta , rivolta ai capi di stato e di governo europei, le organizzazioni denunciano le condizioni drammatiche in cui si trovano i migranti che avevano raggiunto le coste greche in cerca di sicurezza e dignità. Molti degli oltre 16 mila uomini, donne e bambini bloccati sulle isole continuano a vivere in condizioni disumane e di sovraffollamento tra Lesbo, Chios, Samos, Leros e Kos, in campi e strutture attrezzate per accoglierne appena 7.450: a loro viene di fatto impedito di trasferirsi sulla terraferma per la paura di non poterli facilmente riportare in Turchia, secondo l’accordo siglato a marzo.

“La situazione vergognosa in cui migliaia di persone sono costrette a vivere in Grecia mostra che l’Unione Europea sta totalmente sbagliando il proprio approccio al tema dell’accoglienza dei rifugiati. – ha detto Elisa Bacciotti, direttrice delle nostre campagne, –  Per affrontare l’emergenza è necessario sostenere la risposta di paesi in prima linea come Grecia e Italia, e soprattutto intervenire per garantire un’accoglienza dignitosa agli uomini, donne e bambini in fuga da guerra e persecuzioni”.

 “L’accordo tra Turchia e Unione europea rappresenta un palese fallimento nei confronti di persone arrivate in Europa in cerca di asilo. – ha aggiunto Iverna McGowan, direttrice dell’ufficio di Amnesty International presso le istituzioni europee – Questo trattato che ignora i diritti e – ancor peggio – causa sofferenza e non deve diventare un modello per altri”.

Soltanto tre settimane fa nell’hotspot di Moria a Lesbo, nonna e nipotino di sei anni hanno perso la vita in un incendio mentre si preparavano da mangiare dentro una tenda; un’intera famiglia si è dovuta trovare da sé una stufa, rimanendo gravemente intossicata per aver respirato monossido di carbonio.

Molti rifugiati e migranti, inclusi bambini e ragazzi, vengono arrestati ancor prima di poter fare richiesta d’asilo, in totale violazione dei loro diritti; tantissime famiglie vengono divise e solo in sporadici casi viene garantito il ricongiungimento; le procedure di richiesta d’asilo sono lente e ingiustificatamente complicate. Il tutto all’interno di un processo di ricollocamento lento e che esclude molte persone.

 “La crisi che investe i migranti intrappolati in Grecia può essere risolta. – conclude Imogen Sudbery, capo dell’ufficio di Bruxelles dell’International Rescue Committee –  I leader europei hanno molti strumenti a loro disposizione, a partire dal ricollocamento e dal ricongiungimento con parenti che già si trovano in altri paesi europei. C’è da chiedersi però se i governi Ue abbiano davvero il senso di solidarietà e la volontà comune di far funzionare questi strumenti”.

Le organizzazioni firmatarie chiedono ai leader europei di non concludere con i governi africani accordi simili a quello con la Turchia, avendo il solo scopo di tenere i migranti lontani dall’Europa. Nel corso del summit di domani i governi hanno l’opportunità di mettere mano alla disperata situazione dei migranti delle isole greche. Alcune decisioni e misure sembrano davvero non più rinviabili:

  • trasferimento delle persone dalle isole, che non garantiscono un’accoglienza dignitosa e sicura, alla terraferma in luoghi che garantiscano gli standard previsti dalle leggi europee. Intervento sulle autorità greche affinché non costringano le persone che si trovano sulle isole a sopravvivere in condizioni al di sotto degli standard minimi;
  • trasferimento dei richiedenti asilo dai paesi di primo arrivo, come la Grecia, favorendo il ricongiungimento familiare, la ricollocazione e lo status di rifugiato. In questa direzione è fondamentale perciò iniziare con i gruppi più vulnerabili, indipendentemente dalla loro nazionalità, offrendo alle persone informazioni migliori e sostegno nella scelta del paese di destinazione;
  • diritto alla protezione e a una procedura di richiesta d’asilo efficiente.

COMUNICATO STAMPA

 

 

Immigrazione: fortezza Europa schiaccia i più deboli

Alla vigilia del Consiglio europeo in programma a Bruxelles il 20 e 21 ottobre, abbiamo lanciato un appello attraverso il rapporto Fortezza Europa, l’inadeguatezza della risposta europea alla crisi migratoria. Un documento che rende conto delle condizioni di vita degradanti a cui sono costrette migliaia di uomini, donne e bambini, a cui oggi è negata anche la sola speranza di un futuro libero dalla paura.

balcan-route

La risposta dell’Unione europea all’arrivo dei migranti sul proprio territorio sta provocando troppe sofferenze inutili alle migliaia di persone bloccate lungo la rotta balcanica o in fuga attraverso il Mediterraneo alla ricerca di un rifugio sicuro. Per questo motivo è prioritario che i leader europei cambino radicalmente il loro approccio alla gestione di questo fenomeno, sostituendo l’attuale modello incentrato sulla difesa della Fortezza Europa con una politica basata prima di tutto sul rispetto del diritto internazionale e dei diritti umani. Per questo è importante sostenere la nostra campagna Stand as one a fianco di chi fugge da guerra e violenza, DONA QUI

Vogliamo denunciare le condizioni di sfruttamento a cui sono esposti migliaia di persone lungo la “rotta balcanica”: oltre 5 mila persone bloccate in Serbia, viaggi moltiplicati attraverso “rotte illegali” e i casi di abusi sulle donne da parte dei trafficanti.

Elisa Bacciotti, direttrice delle nostre campagne, afferma: “La chiusura dei confini europei di fronte alle migliaia di persone in fuga da guerre e persecuzioni, le costringe a percorrere le rotte più pericolose e spesso a cadere nelle mani dei trafficanti di esseri umani. L’Europa deve intervenire al più presto non solo per garantire vie sicure e legali, ma anche per costruire un sistema di asilo degno di questo nome”.

Con i nostri partner abbiamo raccolto sul campo testimonianze di abusi subiti dalle donne costrette a prostituirsi per sopravvivere o per ottenere riparo, cibo o la prosecuzione del viaggio. Una ragazza diciassettenne arrivata dalla Siria ha descritto così il trattamento riservato alle donne che viaggiavano con lei: “In Macedonia, abbiamo provato a entrare in contatto con dei trafficanti, ma non avevamo abbastanza denaro. Allora hanno proposto di portarci in Serbia in cambio di sesso con le donne del nostro gruppo. Eravamo terrorizzate, perché erano armati”.

balcan-route-3Le procedure d’asilo e di ricongiungimento familiare in Grecia sono spesso inefficienti e molto lente. Sono migliaia i richiedenti asilo che, senza indicazioni chiare sui passaggi da seguire, attendono per mesi di ricevere risposte riguardanti il loro status legale, trovandosi spesso costretti a sopravvivere in condizioni terribili. L’assistenza legale è pressoché inesistente, i ricongiungimenti familiari spesso impossibili anche se si hanno effettivamente parenti in altri paesi europei. Nei campi sempre più spesso scoppiano tensioni tra migranti bloccati a tempo indeterminato, che perdono la speranza di veder migliorare le proprie condizioni.  Da qui la necessità di intervenire quanto prima per garantire ai 60.000 profughi presenti nel paese (secondo le stime) assistenza sanitaria, istruzione per i minori e sostegno psicologico soprattutto verso le donne, più a rischio di violenze e abusi.

In Italia: 28 minori al giorno scompaiono dal sistema di accoglienza

Sono già 19.429 i bambini e i ragazzi non accompagnati arrivati in Europa attraverso l’Italia quest’anno, contro i 12.360 arrivati nel 2015. Un significativo aumento che trova però il sistema di accoglienza italiano inadeguato a rispondere ai loro bisogni, anche i più essenziali, e rispettare i loro diritti. Solo nei primi sei mesi del 2016, 5.222 minori non accompagnati sono stati dichiarati “scomparsi” dai centri di accoglienza: ragazzi che diventano così invisibili e conseguentemente ancor più vulnerabili a fenomeni di abuso, violenza e sfruttamento.

Attraverso gli accordi che si sono succeduti negli ultimi mesi (Conferenza de La Valletta che ha dato vita all’EU Trust Fund for Africa, accordo UE-Turchia, Partnership Framework, accordo UE-Afghanistan) è evidente che, con la promessa di stanziamenti di fondi, l’UE sta esternalizzando il controllo dei propri confini, di fatto attuando una politica estera il cui solo obiettivo è porre un freno ai flussi migratori e procedere con i rimpatri.

Per quanto riguarda le dinamiche interne all’Unione, la procedura di ricollocamento (relocation), messa a punto ufficialmente per condividere la responsabilità dell’accoglienza e alleggerire il peso dei paesi frontalieri, non è mai realmente partita. A settembre di quest’anno soltanto una minima parte dei ricollocamenti promessi sono stati attuati: su un totale di 66.400 persone da ricollocare, soltanto 4.455 persone dalla Grecia e 1.196 dall’Italia sono state trasferite verso altri paesi europei.

Per questo è importante il tuo aiuto,  sostieni la risposta di Oxfam a fianco di chi fugge da guerra e violenza, DONA ORA

 

Migranti: appello delle ong, emergenza insediamenti informali

“Si stima che siano almeno 10.000 in Italia i rifugiati e richiedenti asilo che vivono in insediamenti informali (stazioni ferroviarie, palazzi occupati, campi spontanei), in condizioni critiche, con uno scarso o del tutto assente accesso alle cure mediche e privi di qualsiasi forma di assistenza.

La cronica mancanza di posti nel sistema di accoglienza per richiedenti asilo e l’assenza di strutture per i migranti in transito, rischiano di incrementare il numero degli insediamenti informali e la popolazione all’interno degli stessi”.

È quanto si legge nell’appello congiunto sottoscritto da 14 ONG.

APPELLO CONGIUNTO
EMERGENZA INSEDIAMENTI INFORMALI:
PIÙ IMPEGNO DALLE ISTITUZIONI PER UN’ACCOGLIENZA DIGNITOSA

In questi giorni prosegue ininterrotto l’arrivo in Italia di minori, donne e uomini in fuga da violenze, conflitti e persecuzioni attraverso il Mar Mediterraneo, con l’insopportabile carico di naufragi e migliaia di morti in mare. Attualmente il numero degli arrivi segue lo stesso andamento del 2015 quando in tutto l’anno si sono registrati 150 000 migranti sbarcati nel nostro Paese.

Il blocco della cosiddetta “Rotta balcanica” a seguito della chiusura delle frontiere e dell’accordo tra Unione europea e Turchia del 18 marzo, rischia di incrementare ulteriormente i flussi di ingresso in Italia, con l’intensificarsi della “Rotta del Mediterraneo centrale” con partenze dalla Libia e dall’Egitto e con la possibile riapertura di canali attraverso l’Adriatico.

L’Unione Europea ha richiamato l’Italia al pieno rispetto del “Regolamento Dublino” che impone ai migranti provenienti da Paesi terzi in cerca di protezione internazionale di restare nel Paese membro di ingresso. Alle procedure più rigide di identificazione nei centri hotspot di ingresso nel nostro Paese, si affiancano controlli più serrati e minacce di erigere autentici muri presso le frontiere di uscita con la Francia (Ventimiglia) e l’Austria (Brennero).

L’aumento dei flussi di persone in arrivo, la chiusura dei confini settentrionali, il fallimento delle procedure di ricollocazione e ridistribuzione dei richiedenti asilo verso gli altri Stati membri, rischiano di ricreare in Italia lo stesso scenario a cui abbiamo assistito in Grecia negli scorsi mesi, una “idomenizzazione” del nostro Paese.

Il sistema di accoglienza governativo, che già presenta evidenti limiti in termini di capienza, mancanza di turnover, scadente qualità dei servizi erogati soprattutto nei centri di prima accoglienza e in quelli attivati in emergenza dalle Prefetture, è ormai pressoché saturo. A ciò si aggiunge la chiusura delle strutture di accoglienza attivate lo scorso anno per assistere i migranti in transito verso il Nord Europa, come i centri presso la stazione Tiburtina a Roma e quello di Ventimiglia.

Si stima che siano almeno 10.000 in Italia i rifugiati e richiedenti asilo che vivono in insediamenti informali (stazioni ferroviarie, palazzi occupati, campi spontanei), in condizioni umanitarie critiche, con uno scarso o del tutto assente accesso alle cure mediche e privi di qualsiasi forma di assistenza. La cronica mancanza di posti nel sistema di accoglienza per richiedenti asilo e la mancata previsione di strutture per i migranti in transito, rischiano di incrementare il numero degli insediamenti informali e la popolazione all’interno degli stessi.

Gli insediamenti spontanei a Ventimiglia e quello a Roma in via Cupa, costituiscono soltanto due degli esempi più recenti e più evidenti: in questi casi, a fronte degli sforzi di vari attori della società civile di assistere i migranti riguardo le necessità primarie – cibo, servizi igienici, orientamento socio-sanitario di base – le isitituzioni hanno reagito con sgomberi forzati, espulsioni, trasferimenti di migranti da una parte all’altra dell’Italia. Una volta di più gli sgomberi sembrano essere l’unica risposta possibile agli insediamenti informali di migranti, richiedenti asilo e rifugiati: risposta inutile, perché i migranti continuano a rimanere e a spostarsi sul territorio nazionale, abbandonati a se stessi.

Chiediamo alle istituzioni competenti, nazionali e locali, di mettere in campo tutte le misure necessarie ad assicurare condizioni di vita dignitose e pieno accesso ai diritti umani fondamentali, tra cui il diritto alla salute, a tutti i migranti forzati presenti nel nostro Paese, bambini, donne e uomini, anche a coloro che si trovano al di fuori del sistema di accoglienza governativo, qualunque sia il loro status giuridico.

Sollecitiamo le autorità a sostenere gli sforzi di accoglienza e solidarietà messi in campo da privati cittadini e gruppi di attivisti e volontari, senza per questo favorire un meccanismo di sostituzione che sottragga gli organi competenti dalle loro responsabilità dirette.

Il godimento di diritti fondamentali, come il diritto al cibo, all’acqua, alla salute, a non subire abusi e violenze, non possono dipendere dallo status giuridico dei migranti forzati né dalla loro volonta di cercare protezione nel nostro Paese o di considerarlo soltanto un transito verso altri Stati dell’Unione Europea.

Associazioni firmatarie dell’Appello:

AI.BI.

AMREF

ASGI

CEFA Onlus

CIES

Concord Italia

Focsiv

INTERSOS

LasciateCIEntrare

Medici per i diritti umani (MEDU)

Medici Senza Frontiere Italia

Oxfam Italia

Save the Children Italia

Sonia for a just new world

EMERGENZA SIRIA: Appello delle organizzazioni umanitarie per i Siriani sotto assedio

Profughi Siriani

Appello delle organizzazioni umanitarie: i convogli di aiuti una tantum non salveranno i Siriani alla fame

Le organizzazioni umanitarie internazionali che lavorano in Siria hanno espresso sollievo per l’ingresso – finalmente consentito –  a Madaya, dove molte persone stanno morendo di fame, di un convoglio di aiuti alimentari e altri beni di prima necessità. Oggi gli aiuti sono stati consegnati anche in altre zone assediate, tra cui  Fua’a e Kefraya. Le ONG avvertono in ogni caso che solo la completa fine di questi assedi e l’ottenimento di garanzie sulle consegne degli aiuti insieme alla fornitura di servizi umanitari potrà alleviare le crisi in queste aree.


E’ stato stimato che circa 42.000 abitanti di Madaya sono sotto assedio, e hanno accesso limitato a beni di prima necessità. I prezzi delle derrate alimentari aumentano vertiginosamente ogni giorno.  La consegna di oggi fornirà cibo per massimo un mese, secondo le stime delle Nazioni Unite, ma le organizzazioni umanitarie avvertono che una consegna una tantum come questa sarà insufficiente, tenuto conto degli sconvolgenti livelli attuali di malnutrizione rilevati. I medici in città dicono che l’apporto nutrizionale medio della popolazione è sceso allo 0,5% di quanto sarebbe necessario, e le locali organizzazioni di aiuti riferiscono che più di 50 persone sono già morte di fame o per mancanza di cure mediche. I civili non hanno ancora il permesso di muoversi dentro o fuori le zone assediate: persone hanno raccontato che a Madayaalmeno in otto sono morti mentre cercavano di contrabbandare cibo all’interno. L’ultimo ospedale funzionante della città deve fronteggiare gravi carenze di forniture mediche con dozzine di pazienti lasciati al proprio destino.


Madaya è una delle quindici aree sotto assedio in tutta la Siria: gli abitanti non hanno possibilità di lasciare la zona e gli operatori umanitari non riescono a portare cibo, medicine, carburante e altri beni essenziali.  Otto ONG, tra cui Oxfam,  fanno quindi appello a tutte le parti in conflitto perché l’assedio di aree abitate da civili finisca e sia assicurato un canale umanitario permanente, oltre al rispetto delle varie risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. In questo momento, più di 4,5 milioni di persone in Siria vivono in zone assediate o difficili da raggiungere, persone che hanno disperato bisogno di assistenza e protezione, la cui situazione continua a peggiorare.


CARE International, Handicap International, International Rescue Committee, Norwegian Refugee Council, Oxfam, Save the Children, Syria Relief and Development, World Vision

Emergenza Siria: appello di Oxfam ai leader europei

Bambini profughi

“URGENTE UN AIUTO AI PAESI AL CONFINE CON LA SIRIA PER L’ACCOGLIENZA DEI PROFUGHI”.


Situazione al limite del collasso nei paesi di confine. Nonostante l’economia europea sia 400 volte quella libanese, il Libano da solo sta accogliendo un numero di rifugiati tre volte superiore a quanti sono arrivati in Europa nel 2015.

Alto il rischio di aggravamento della crisi umanitaria. Metà dei migranti arrivati in Europa nel 2015 sono siriani.


I leader europei devono assumere con la massima urgenza una nuova prospettiva che guardi, ad una diversa apertura nell’accoglienza dei profughi siriani in fuga da uno dei conflitti più atroci della storia recente, intervenendo il prima possibile in aiuto dei paesi al confine con la Siria, che con scarsissime risorse, stanno facendo fronte ad una pressione migratoria per loro sempre più insostenibile. E’ l’appello lanciato oggi da Oxfam.


L’Europa ha tutti i mezzi e le capacità per offrire un aiuto concreto alle centinaia di migliaia di uomini, donne e bambini siriani che stanno fuggendo da paura, guerra e violenza. La popolazione dell’Unione europea è almeno 100 volte più grande di quella del Libano, la sua economia produce una ricchezza che è 400 volte superiore a quella del piccolo paese affacciato sul Mediterraneo. Eppure, il Libano sta accogliendo un numero di rifugiati tre volte superiore a quanti sono arrivati in Europa nel 2015: la popolazione libanese è cresciuta di oltre il 25%.


L’Europa sta affrontando una crisi politica, non una crisi migratoria. afferma il direttore dei Programmi in Italia di Oxfam, Alessandro BechiniÈ chiaro che l’Europa ha i mezzi e le capacità per accogliere quanti stanno arrivando alle nostre frontiere. Chi davvero sta affrontando una crisi senza precedenti, di cui ancora non si riesce a intravedere la fine, sono i milioni di profughi che stanno scappando dalla violenza in Siria, e lottano ogni giorno per trovare un riparo, qualcosa da mangiare e una nuova vita”.


Oltre la metà delle oltre 440.000 persone che, secondo i dati dell’UNHCR, nel 2015 sono state costrette a fuggire da guerra, fame e povertà verso l’Europa, sono siriane. Intanto però la stragrande maggioranza degli oltre 4 milioni di rifugiati siriani sono costretti a vivere in accampamenti informali o in rifugi di fortuna nei paesi confinanti, come Giordania e Libano, dove le infrastrutture e i servizi sono ormai al limite del collasso.


Il senso di solidarietà dei cittadini europei nei confronti della situazione dei profughi nell’ultimo periodo, potrebbe rappresentare un primo punto di svolta. – continua Bechini – Auspichiamo che sotto la spinta dell’opinione pubblica e della società civile tutti i governi europei, dopo alcuni positivi passi avanti sul reinsediamento dei profughi, adesso intraprendano in maniera più coraggiosa le azioni necessarie per garantire un accoglienza dignitosa a chi fugge da guerre fame e persecuzioni. Per affrontare appieno l’emergenza migranti in corso, è infatti necessario garantire una maggior sicurezza, fornire vie legali di transito, aumentare l’entità degli aiuti e unire gli sforzi per fermare definitivamente la violenza che in Siria sta causando questa enorme catastrofe umanitaria”.


E’ inaccettabile che in questo scenario si verifichi un ulteriore riduzione degli aiuti per far fronte all’emergenza siriana. – aggiunge il responsabile emergenze umanitarie di Oxfam Italia, Riccardo SansoneDi fronte ad un futuro sempre più incerto in Libano, e sempre più tenui speranze per una rapida conclusione del conflitto, moltissimi rifugiati siriani non avranno altra scelta se non quella di prendere la via del Mediterraneo o dei Balcani rischiando così la propria vita. La risoluzione della crisi siriana deve diventare una priorità per la politica europea”.


A oltre quattro anni dall’inizio del conflitto, i rifugiati siriani non hanno più le risorse e gli strumenti per sopravvivere da soli e ormai sono quasi totalmente dipendenti dagli aiuti umanitari. Tuttavia, oltre il 60% dei fondi necessari per far fronte all’emergenza non è mai arrivato, con le agenzie umanitarie costrette a ridurre l’aiuto che sarebbero capaci di mettere in campo.


Guarda Qui il video di una scuola in un insediamento informale in Libano


Note:

  • Secondo la Banca Mondiale, il PIL dell’Unione Europea, che contra 500 milioni di abitanti, nel 2014 ha superato i 18 mila miliardi di dollari. Nello stesso anno, il PIL del Libano è stato di circa 45 miliardi di dollari su una popolazione di 4 milioni di persone.
  • Oxfam lavora in Giordania, Libano e Siria dal 2013, sostenendo i profughi siriani attraverso la fornitura di acqua, servizi igienico-sanitari, buoni pasto, cash vouchers e articoli invernali.
  • L’anno scorso Oxfam ha chiesto ai paesi ricchi di offrire reinsediamento o altre forme di accoglienza al 5% dei rifugiati accolti nei paesi vicini alla Siria entro la fine del 2015: si trattava di circa 200.000 persone, inserite all’interno di un impegno pluriennale. Secondo l’UNHCR, solo 27.000 profughi sono stati effettivamente reinsediati in Europa.