Trasparenza fiscale delle multinazionali sì ma….

Stunt di attivisti Oxfam a Bruxelles per chiedere maggiore trasparenza fiscale delle multinazionali

Il provvedimento sulla trasparenza fiscale delle multinazionali

Il Parlamento Europeo si è espresso oggi ad ampia maggioranza a favore dell’obbligo di maggiore trasparenza finanziaria e fiscale per le multinazionali che lavorano nell’Unione Europea. C’è però un MA importante: su iniziativa dei gruppi conservatori, l’assemblea ha anche introdotto una pericolosa clausola di salvaguardia che permetterebbe alle corporation di non fornire un quadro esauriente sulle loro attività globali e sulle tasse versate ai governi.

Quali sono i meriti del provvedimento dell’Europarlamento

  • Avallare la pubblicazione dei dati societari disaggregati per tutti i Paesi in cui una multinazionale conduce le proprie attività.
  • Ampliare l’elenco delle informazioni societarie soggette all’obbligo di pubblicazione

Quali sono i punti deboli che rischiano di minarne l’efficacia

  • Agli Stati Membri viene lasciata la possibilità di concedere alle multinazionali una pericolosa clausola di salvaguardia, grazie alla quale le corporation verrebbero esentate dalla pubblicazione di alcune informazioni societarie in una o più giurisdizioni, qualora queste siano considerate commercialmente sensibili
  • La soglia di fatturato consolidato annuo sopra la quale scatta l’obbligo di presentazione della rendicontazione paese per paese resta elevata. Secondo le stime OCSE, la soglia, fissata oggi a 750 milioni di euro, esclude, dall’obbligo di reporting l’85%-90% delle multinazionali.
Stunt di attivisti Oxfam a Bruxelles per chiedere maggiore trasparenza fiscale
Stunt di attivisti Oxfam a Bruxelles per chiedere maggiore trasparenza fiscale delle multinazionali

Prossimi passi

Nel corso del negoziato autunnale con la Commissione e l’Europarlamento i governi dell’Unione Europea avranno il compito di garantire un rafforzamento normativo della proposta. L’auspicio è che si possa arrivare a una misura capace di porre un serio baluardo contro l’elusione fiscale, scoraggiare la pianificazione fiscale aggressiva delle multinazionali e promuovere al contempo l’investimento in imprese fiscalmente responsabili.

Petizione Basta con i paradisi fiscali

Se vogliamo un mondo senza povertà, una distribuzione più equa delle risorse è il primo passo.

Le pillole della povertà

Denunciamo la sottrazione di risorse erariali e comportamento aggressivo sui prezzi dei medicinali da parte di 4 colossi del settore farmaceutico

La grande disuguaglianza

In occasione del Forum Economico Mondiale di Davos, denunciamo sempre più fortemente le mancanze del sistema economico attuale, che consente solo a una ristretta élite di accumulare enormi fortune, mentre centinaia di milioni di persone lottano per la sopravvivenza con salari da fame, e chiediamo ai governi e ai candidati alle prossime elezioni nazionali di prendere impegni concreti contro la disuguaglianza.

Le foto vincitrici del concorso Contrasti

23 giugno, Giornata mondiale dei servizi pubblici: il racconto della crescente disuguaglianza in Italia nelle foto vincitrici del concorso Contrasti

Impennata di accordi fiscali segreti tra governi UE e multinazionali

Gli accordi fiscali (tax-ruling) segreti siglati dai Paesi UE con compagnie multinazionali sono in vertiginoso aumento.

Una tendenza che non sembra essere stata minimamente scalfita dallo scandalo LuxLeaks detonato nel novembre del 2014.

Dai 547 accordi siglati nel 2013 si è passati ai 972 del 2014, fino a raggiungere i 1.444 in vigore in UE alla fine del 2015. Dall’analisi dei dati forniti dalla Commissione Europea, si tratta di una crescita complessiva di oltre il 160% in soli due anni (2013-2015) e di un aumento di quasi il 50% dal 2014 al 2015.

Trattandosi di accordi “segreti” fra imprese e autorità fiscali, al pubblico non è dato conoscere il loro contenuto. Tuttavia, lo scandalo LuxLeaks e le indagini sui casi di aiuto di stato condotte dalla Commissione con alcune decisioni eclatanti già rese pubbliche (su tutte la decisione sul caso dei ruling irlandesi a favore delle compagnie del gruppo APPLE dello scorso agosto) hanno dato chiara evidenza di come tali accordi permettano alle corporation di ottenere un trattamento fiscale di favore nonché un vero e proprio vantaggio competitivo rispetto alle piccole e medie imprese nazionali. I tax-ruling prefigurano di fatto l’introduzione di regimi fiscali privilegiati, che permettono alle corporation beneficiarie di ridurre drasticamente il carico fiscale sui propri utili globali, dare adito a pratiche elusive, erodendo la base imponibile in altri Paesi e contribuendo a sottrarne cospicue risorse erariali. Il Belgio e, incredibilmente, proprio il Lussemburgo sono in cima alla classifica dei Paesi UE con il più alto numero di tax-ruling in vigore alla fine del 2015. I ruling italiani in vigore alla fine dello scorso anno erano 68 secondo il modello di contabilizzazione della Commissione.

“Il rapporto Eurodad presenta un’Europa ancora in chiaro-scuro sotto il profilo di alcune misure di giustizia fiscale che Oxfam ritiene imprescindibili per contrastare con efficacia gli abusi fiscali di corporation e individui facoltosi, arginare la corsa al ribasso in materia fiscale fra i Paesi, garantendo un fairplay fiscale nella comunità europea, avendo cura degli impatti sui Paesi più poveri e contestualmente potenziando la raccolta di risorse erariali indispensabili per aumentare investimenti a favore dei cittadini più vulnerabili – commenta Elisa Bacciotti, direttrice delle Campagne di Oxfam ItaliaL’Italia può e deve giocare un ruolo propulsivo e progressista in fase di negoziato nei processi di riforma fiscale continentale e nel recepimento più ambizioso di direttive già approvate, dando prova di un Paese attento alle questioni di giustizia fiscale”.

Gli autori del rapporto Survival of the Richest, rappresentanti di una coalizione di organizzazioni della società civile europea, tra cui le italiane Oxfam Italia e Re:Common, hanno condotto un’analisi comparativa sui progressi relativi a specifiche misure di giustizia fiscale in 18 Paesi europei. Ne è emerso che:

  • sta crescendo il sostegno a misure di trasparenza sui beneficiari effettivi di società, fondazioni e trust. Per la prima volta infatti il gruppo dei Paesi favorevoli all’introduzione di registri pubblici centralizzati dei titolari effettivi è maggioritario rispetto ai Paesi contrari;
  • si registra qualche segnale positivo nel supporto a misure di maggiore trasparenza societaria con un incremento dei Paesi schierati a sostegno dell’introduzione dell’obbligo di rendicontazione pubblica paese per paese per le grandi multinazionali operanti nella UE. Misura indispensabile per disporre di informazioni disaggregate sull’operato delle corporation e sul livello di effettiva tassazione nei diversi Paesi in cui queste sono presenti tramite proprie sussidiarie. Il numero dei Governi UE contrari all’introduzione di questa misura è tuttavia ancora superiore a quello dei suoi sostenitori.
  • Sul fronte degli impatti sui paesi in via di sviluppo va annoverato come i Governi europei continuino a siglare controversi trattati fiscali che ledono i sistemi di tassazione dei Paesi in via di sviluppo. In totale gli accordi siglati dai Paesi UE presi in esame nel rapporto sono 752. In media questi accordi contribuiscono ad abbassare l’aliquota fiscale nei Paesi in via di sviluppo di circa 3,8 punti percentuali.
  • Più della metà dei Governi UE analizzati nel rapporto mantengono un orientamento politico contrario all’idea di permettere ai Paesi in via di sviluppo di partecipare a pieno titolo al processo di riforma della fiscalità internazionale. Non c’è un solo Governo del vecchio continente che supporti in maniera attiva la proposta dei Paesi poveri di creare un nuovo organismo intergovernativo in materia fiscale sotto l’egida delle Nazioni Unite che permetterebbe ai Paesi in via di sviluppo di avere una pari voce nella definizione di nuove regole e standard fiscali globali.

Nonostante l’impulso al processo di armonizzazione fiscale nella UE, esplicitato dal sostegno ai principi cardine di una base imponibile comune consolidata per l’imposta sulle società (CCCTB) – che può rappresentare un serio baluardo anti-elusivo – l’Italia ottiene nel rapporto un giudizio tendenzialmente negativo lungo gli indicatori analizzati. Tale giudizio è riconducibile in parte a una posizione dell’esecutivo italiano poco progressista sulle misure più ambiziose in materia di trasparenza fiscale. Non è infatti ad oggi noto il posizionamento del nostro Governo su una autentica rendicontazione pubblica paese per paese e preoccupa la propensione – resa esplicita da una consultazione pubblica lanciata pochi giorni fa dal Dipartimento del Tesoro – a non garantire al vasto pubblico l’accesso incondizionato ai registri dei titolari effettivi di società e fondazioni, concedendolo esclusivamente a una ristretta platea di ‘portatori di legittimo interesse’. D’altra parte pesa sul giudizio il carattere ‘estremamente restrittivo’ di alcuni trattati fiscali che l’Italia ha in vigore con i Paesi in via di sviluppo come la Repubblica Democratica del Congo. Completa il quadro la mancanza di supporto dell’Italia all’organismo intergovernativo in materia fiscale sotto gli auspici dell’ONU.

Note:

Report Survival of the richest:

http://www.oxfamitalia.org/wp-content/uploads/2016/12/Rapporto-Survival_of_the_richest_EN_FINAL.pdf

Sintesi report in italiano: http://www.oxfamitalia.org/wp-content/uploads/2016/12/Sintesi-del-Rapporto_IT_FINAL.pdf

Scheda Italia: http://www.oxfamitalia.org/wp-content/uploads/2016/12/Capitolo-Italia_IT_FINAL.pdf

Scheda metodologica: http://www.oxfamitalia.org/wp-content/uploads/2016/12/Metodologia-per-il-rating-dei-Paesi-e-delle-istituzioni-UE_IT-FINAL.pdf

Pillole di giustizia fiscale di Oxfam Italia http://bit.ly/2fZr431

Bahamasleaks, abusi fiscali senza fine

I giorni gloriosi dei paradisi fiscali devono finire”. A poche ore da questa dichiarazione, rilasciata dalla direttrice di Oxfam International Winnie Byanyima a margine dell’Assemblea Generale dell’ONU, una nuova inchiesta dell’International Consortium of Investigative Journalists rivela l’esistenza di oltre 175.000 società di comodo registrate alle Bahamas tra il 1990 e il 2016 e collegate a nomi influenti della politica ed economia mondiale.

La nuova inchiesta internazionale dell’ICIJ sulle società anonime e trust alle Bahamas ci dice quanto diffuso e accettato sia il ricorso all’abuso fiscale tra potenti della politica e dell’economia in tutto il mondo. – ha dichiarato Winnie Byanyima Soltanto ieri, il Presidente Obama ha ricordato che non può esserci stabilità in un mondo in cui l’1% detiene la stessa ricchezza del restante 99%, vedi il video di seguito.

Molti degli appartenenti all’1%, multinazionali comprese, fanno ricorso a paradisi fiscali come le Bahamas per mettere al riparo le proprie ricchezze senza pagare al fisco quanto dovuto, determinando così un costo devastante per il resto dell’umanità”.

Si stima che l’elusione fiscale delle multinazionali costi ai paesi in tutto il mondo fino a 240 miliardi di dollari, mentre le pratiche di abuso fiscale di individui e grandi corporation fanno perdere ai paesi poveri 170 miliardi di dollari l’anno in entrate di cui hanno disperatamente bisogno. – conclude Byanyima – L’elusione fiscale impatta sul rispetto dei diritti umani. Compromette la vita di moltissimi e danneggia le società in modo irrevocabile. Al dilagare sempre più allarmante di questi abusi si deve mettere perentoriamente fine. Per questo Oxfam chiede la creazione di un comitato intergovernativo, sotto l’egida delle Nazioni Unite, con il mandato di riformare l’attuale sistema fiscale globale le cui falle sono sotto gli occhi di tutti.

Fai sentire la tua voce.

Chiedi a Matteo Renzi e ai leader mondiali di dire basta ai paradisi fiscali: firma la petizione.

Tax Justice Blogging Day

7 Settembre 2016: che giornata è stata per Oxfam? Il Tax Justice Blogging Day – una giornata dedicata ad approfondimenti sui temi di giustizia fiscale (e disuguaglianza) inquadrata nella nostra campagna Sfida l’ingiustizia – ci ha permesso, con l’aiuto di voci autorevoli e la partecipazione di tanti cittadini, di ampliare il dibattito pubblico su temi troppo spesso percepiti come estremamente tecnici (e dunque di nicchia), ma che di fatto hanno forti ripercussioni sulla vita di ognuno di noi.

Con il coinvolgimento di blogger, giornalisti, accademici, politici e attivisti, abbiamo ripercorso cronache recenti, denunciando nuovamente i meccanismi e la dimensione degli abusi fiscali (evasione ed elusione) perpetrati da singoli individui e grandi corporation. Abbiamo discusso della sfrenata concorrenza al ribasso nella fiscalità d’impresa tra i paesi, e dei trattamenti fiscali privilegiati (tax ruling) concessi dagli stati alle compagnie multinazionali (nel tentativo di creare, a ogni costo, un clima favorevole per gli investimenti esteri).

Insieme abbiamo riacceso i riflettori sulla rete globale dei paradisi fiscali e sui canali di occultamento offshore della ricchezza, e riflettuto sui costi diretti e indiretti degli abusi fiscali per noi cittadini. Abbiamo dedicato ampio spazio alle soluzioni, non più rimandabili.

Durante il “blogging day” abbiamo apprezzato la carica di Federico Rampini dalle colonne del suo blog su La Repubblica “Estremo Occidente”, la lucidità e l’efficacia divulgativa di Angelo Mincuzzi (l’Urlo/Il Sole 24 Ore), le analisi dell’ex Ministro delle Finanze, il Prof. Vincenzo Visco (sull’Huffington Post Italia), le riflessioni del Prof. Leonardo Becchetti (La Felicità Sostenibile/La Repubblica), la concretezza e il senso di urgenza nelle parole di Sergio Cofferati, Pippo Civati, Giovanni Paglia, Marco Valli, e nelle video-proposte di Elly Schlein direttamente dal Parlamento Europeo. Tanti contributi, tante riflessioni, tanti tagli originali in una pluralità corale raccontata sulla pagina web della giornata italiana.

In sinergia con i nostri partner europei, la giornata ha visto un’ampia partecipazione di opinionisti, blogger e cittadini in ben 16 Paesi dell’UE.

Vi segnaliamo infine un nostro blog su La Stampa e il video “Pagheresti 20 euro per un caffè?” (qui sotto): una serie di camere nascoste in un bar che hanno filmato lo stupore, la perplessità e l’indignazione dei clienti di fronte all’insolita richiesta di pagare un conto maggiorato, coprendo la propria spesa ma anche quella di un altro cliente che ha lasciato il locale senza pagare. “Perché tanto stupore? Le sembra tanto ingiusto?”, viene chiesto ai clienti. “Questo accade in realtà ogni giorno!”: il costo degli abusi fiscali fatto rivivere in forma accentuata a ignari avventori in una pausa caffè al bar. Un contributo per attirare l’attenzione sulla denuncia e sulle proposte di Oxfam che chiede, insieme a oltre 300.000 firmatari della petizione Basta con i paradisi fiscali, misure efficaci di giustizia fiscale come antidoto alle crescenti disuguaglianze che minano i progressi nella lotta alla povertà.