Concorso fotografico Contrasti

Aiutaci a combattere la povertà

Al via Contrasti concorso fotografico che racconta la disuguaglianza in Italia

Ogni giorno assistiamo a episodi e situazioni che comunicano profonde ingiustizie e disuguaglianze. Ebbene il primo modo per combatterle è conoscerle, documentarle, denunciarle, e per questo ci servono i vostri occhi. Come?

Partecipando (gratuitamente) al concorso fotografico Contrastipromosso nell’ambito della campagna Sfida l’ingiustizia. Da oggi fino al 14 maggio potrete infatti raccontare la disuguaglianza in uno scatto, nella vostra città, nei luoghi di lavoro, nelle scuole, negli ospedali, insomma nella vita quotidiana. Un modo per contribuire in maniera personale e distintiva alla nostra campagna Sfida l’ingiustizia

Per iscriversi e scoprire tutti i premi in palio basta andare su sito web del concorso

Partecipa al concorso

Su ricchezza e povertà estrema. Ecco perché Oxfam non esagera

Sfida l'ingiustizia

Su ricchezza e povertà estrema. Ecco perché Oxfam non esagera

Una risposta ad alcune obiezioni e critiche sollevate dai commentatori del rapporto Un’economia per il 99%

  1. Perché ci occupiamo della ricchezza e con quali dati

Ogni anno, in occasione del Forum Economico Mondiale di Davos, la confederazione Oxfam rilascia le proprie analisi sugli squilibri nella distribuzione globale della ricchezza netta (ovvero l’ammontare dei patrimoni mobiliari ed immobiliari al netto delle passività) accompagnate da un esame delle caratteristiche e dei trend distribuzionali (su diverse scale geografiche) dei redditi pro-capite.

L’attenzione che Oxfam rivolge alla distribuzione della ricchezza è legata all’importanza che la condizione patrimoniale riveste per la vita delle fasce più povere della popolazione di un paese. Nella nostra visione la ricchezza netta fornisce da una parte una misura della resilienza finanziaria (o mancanza della stessa) ovvero della capacità di resistere a shock improvvisi come raccolti scarsi o spese mediche impreviste, dall’altra è indicativa della capacità delle persone di investire nel futuro e nel miglioramento della qualità della propria vita. Per chi occupa le posizioni apicali della piramide distributiva, la ricchezza rappresenta al contempo una fonte innegabile di potere e influenza.

Le analisi sulla distribuzione globale di ricchezza condotte da Oxfam si basano sui dati, i più onnicomprensivi tra quelli disponibili al momento, presentati annualmente nel Global Wealth Databook di Credit Suisse. La metodologia di stima dell’istituto di credito elvetico fa riferimento a ricerche condotte da almeno un decennio a questa parte da autorevoli economisti accademici.

Ogni anno Credit Suisse raccoglie i dati più aggiornati sullo stato patrimoniale e gli input quantitativi delle indagini sui bilanci delle famiglie stimando lo stock totale della ricchezza netta in ciascun paese e la sua distribuzione su scala nazionale. Per ogni paese le fonti dei dati (nel caso italiano, la Banca d’Italia) vengono classificate, ricevendo uno specifico giudizio relativo alla loro attendibilità. Non deve stupire che i paesi più ricchi, in cui è concentrata la porzione più consistente della ricchezza globale, presentino dati di qualità sensibilmente migliore. La copertura di dati relativi ad aree più arretrate e rurali del globo o enclave isolate presenta indubbiamente maggiori difficoltà.
I dati nazionali raccolti sono quindi utilizzati per la costruzione di una distribuzione (stimata) della ricchezza netta globale presentata da Credit Suisse con un’analisi dei dati e conclusioni ad hoc in un rapporto (Global Wealth Report) che accompagna la pubblicazione del Databook.

La disponibilità di stime più granulari (che confluiscono nella ormai trentennale Lista Forbes) dello stato patrimoniale (netto) di chi occupa le posizioni apicali della piramide distributiva su scala globale permette un confronto emblematico del divario tra i più ricchi e coloro che occupano i decili più bassi nella distribuzione della ricchezza planetaria.

Nel gennaio 2014 un primo confronto del genere portò Oxfam a concludere come nel 2013 la ricchezza netta (in termini nominali) dei primi 85 miliardari – circa 1.700 miliardi di dollari, lo 0.7% dell’ammontare totale – fosse di poco superiore a quella ascrivibile al 50% più povero (in termini patrimoniali) degli abitanti del pianeta.

Va precisato che dal 2014 la Lista Forbes è diventata live e lo stato patrimoniale degli individui più ricchi è valutato in tempo reale. Per le sue analisi Oxfam tiene conto del livello di ricchezza netta registrato alla data di pubblicazione della Lista alla fine del mese di febbraio di ogni anno.

Basandosi sui dati di Credit Suisse relativi al 2016, la ricchezza netta del 50% più povero (in termini patrimoniali) del pianeta si è rivelata più bassa – 409 miliardi di dollari in termini assoluti, appena lo 0,2% del totale –  rispetto alle stime precedenti. I primi 8 miliardari della Lista Forbes 2016 presentavano cumulativamente un ammontare di asset aggregato (al netto delle passività) pari a 426 miliardi di euro.

Quella del ‘numero dei miliardari che possiedono la ricchezza netta della metà più povera del pianeta’ è la headline statistic di Oxfam, l’estremizzazione della sconcertante statistica sull’insostenibile concentrazione della ricchezza su scala globale che vede dal 2015 l’1% più ricco della popolazione mondiale possedere più del restante 99%. Un dato suscettibile solo a fluttuazioni marginali, secondo la stessa Credit Suisse, nei tassi di cambio tra le valute (la ricchezza è stimata in dollari): dal 2010 in poi il 50% più povero non avrebbe mai posseduto oltre l’1,5% dello stock della ricchezza globale, mentre la quota dell’1% più ricco non sarebbe mai scesa sotto il 46%.  Per l’Italia il dato 2016 di Credit Suisse rileva che la metà più povera della popolazione era in possesso di appena il 7,3% della ricchezza nazionale netta.

Il calo della quota di ricchezza della metà più povera del pianeta registratosi l’anno scorso è riconducibile al miglioramento della qualità dei dati relativi a Cina ed India che mostrano una precedente sovrastima della ricchezza nei decili più bassi della popolazione dei due paesi, dovuta a un maggior indebitamento nei gruppi più poveri e in un declino nell’ammontare e nel valore degli asset dei percentili 30-50%.

2. Debito e ricchezza negativa

Una frequente critica rivolta a Oxfam riguarda il fatto che nei decili più bassi (meno ricchi in termini patrimoniali netti) della popolazione mondiale si trovino anche persone che non potremmo considerare come povere e strutturalmente vulnerabili.
E’ il caso, specificano i nostri detrattori, di individui molto indebitati o persino in condizioni di indebitamento netto (ricchezza negativa), come – citando un esempio ricorrente – una cospicua parte degli studenti che si laureano alla prestigiosa Università di Harvard: soggetti che hanno prospettive a breve-medio termine di un’occupazione a reddito medio-alto (e dunque non appartenenti ai decili più bassi della distribuzione globale di reddito e non considerabili come income-poor, poveri di reddito) ma in condizioni di temporaneo indebitamento (a copertura delle elevate rette universitarie nel caso dei neolaureati di Harvard) e dunque poveri, talvolta poverissimi, sotto il profilo patrimoniale.

Casi del genere – e Oxfam ne è perfettamente consapevole – esistono e continueranno a presentarsi. Tuttavia, su scala demografica globale la categoria è numericamente trascurabile. Quasi il 70% della metà più povera (in termini patrimoniali) del pianeta è costituito da cittadini che vivono in paesi a basso reddito (Africa, la macroregione indiana e l’area Asia-Pacifico nel breakdown geografico dell’ultimo rapporto di Credit Suisse).

Grafico - Breakdown regionale del 50% più povero (in termini patrimoniali) della popolazione mondiale

Appena l’8% della metà più povera della popolazione è rappresentata da europei e solo l’1% dai nordamericani. Aree geografiche, spesso citate nelle critiche al rapporto, come esemplificative di mercati del credito meglio funzionanti (in cui è più facile avere accesso al credito e indebitarsi).

Val la pena osservare come l’indebitamento complessivo del bottom 10% costituisca appena lo 0.4% della ricchezza globale netta (1.100 miliardi di dollari nel 2016). Se solo per un momento trascurassimo la ricchezza negativa del primo decile, l’ammontare complessivo della ricchezza della metà più povera del pianeta arriverebbe a 1.500 miliardi di dollari. Il numero dei miliardari la cui ricchezza aggregata arriva a superare di poco tale ammontare è pari a 56. Se, come passo ulteriore, provassimo a non prendere del tutto in considerazione la componente negativa della ricchezza dei percentili 11-50% e considerassimo (pur in maniera approssimativa) una debt-to-asset ratio uniforme del 50% (un esercizio per rendere solo sulla carta più ricchi il secondo, il terzo, il quarto e il quinto decili, scontando i loro debiti) il valore complessivo della ricchezza detenuta dal 50% più povero non arriverebbe all’1,2% della ricchezza globale (255.000 miliardi di dollari nel 2016).

É questa la misura della sperequazione che diventa di anno in anno sempre più accentuata e che allarma la nostra organizzazione e molti osservatori istituzionali internazionali.

Accertato tale squilibrio e appurato che oltre due terzi della metà più povera del pianeta vive in paesi a basso reddito, torniamo a dare uno sguardo più approfondito al decile più basso della popolazione mondiale, i più poveri in termini patrimoniali, in condizione di indebitamento netto (pura ricchezza negativa).  Si insiste sul fatto che la maggior parte dei ‘poverissimi in termini patrimoniali’ non siano necessariamente poveri di reddito o che non sono cittadini di paesi a basso reddito.

È assolutamente vero che la condizione di indebitamento netto riguardi principalmente le economie avanzate. Sul totale dei 1.100 miliardi di debito netto, 371 miliardi sono riconducibili al Nord America e ben 612 miliardi al vecchio continente. Non è corretta tuttavia la conclusione che si tratti di persone potenzialmente a reddito medio-alto (dunque non income-poor) come i contraenti di debiti universitari o debiti finalizzati a investimenti produttivi (a media o alta redditività). Il Global Wealth Report del 2016 si sofferma in dettaglio su questo gruppo, concludendo che i ‘fattori di rischio’ per trovarsi in tale gruppo sono rappresentati ‘dall’essere giovani, single o poco istruiti’. Fattori secondari di rischio sono costituiti dal ‘fare parte di un nucleo familiare con tre o più figli, dall’essere disoccupati o disabili’. ‘In molti paesi – si legge nel rapporto di Credit Suisse – il maggior rischio è rappresentato per gli under-35, persone con pochi risparmi e all’inizio del ciclo di accumulazione della ricchezza, ovvero esposte all’indebitamento in un momento di crescita dei tassi di disoccupazione giovanile’ (con poche prospettive di una retribuzione medio-alta a breve termine). Nei paesi ricchi l’indebitamento interessa inoltre rappresentanti dei ceti più poveri (di reddito), costretti a ricorrere a prestiti per la sopravvivenza.

Ai fini di un’esposizione completa va precisato che i dati di Credit Suisse rilevano un indebitamento netto anche al di fuori del perimetro dei paesi ricchi: circa il 10% di altre regioni geografiche, comprese la Cina, l’India, e l’Africa presenta ricchezza negativa. I dati non permettono ancora di estrapolare con precisione le ragioni dell’indebitamento in queste aree del globo che possono essere ricondotte a iniziative produttive finanziate tramite il microcredito, mercati di credito più solidi o accumulazione di debito per i consumi.

  1. Squilibri nella distribuzione dei redditi e riduzione della povertà estrema

Alcune critiche accusano Oxfam di concentrarsi esclusivamente sulla ricchezza, trascurando i trend migliorativi nella distribuzione globale del reddito pro-capite. Chi le solleva non ha prestato sufficiente   attenzione ai contenuti del rapporto Un’Economia per il 99%, pubblicato pochi giorni fa, e della pubblicazione che lo ha preceduto, Un’Economia per l’1%, nel gennaio del 2016.

In entrambi i rapporti Oxfam riconosce apertamente i progressi nella riduzione della povertà estrema su scala globale. Meno di tre decadi fa, nel 1990, il 35% della popolazione mondiale viveva sotto la soglia della povertà estrema. Si stima che nel 2015, meno del 10% della popolazione del pianeta viveva sotto tale soglia, calibrata a un reddito pro-capite disponibile di 1.90$ al giorno (a parità del potere d’acquisto del 2011). Gli squilibri nella distribuzione del reddito globale sono meno marcati di quelli manifestati dalla distribuzione della ricchezza e mostrano un trend di attenuazione su scala planetaria. A crescere però sono le disuguaglianze fra i Paesi e, dato più allarmante, all’interno di molti Paesi, Italia inclusa. I due rapporti menzionati di Oxfam analizzano le proprietà delle distribuzioni dei redditi totali (capitale e lavoro), presentando analisi sugli squilibri (e sulle loro cause) nella distribuzione dei redditi da lavoro (wage inequality) su scale geografiche disparate e per alcuni settori dell’economia.

Il rapporto Poverty and Shared Prosperity della Banca Mondiale (2016) ha prestato particolare attenzione al ruolo che le politiche di riduzione della disuguaglianza esercitano nella riduzione della povertà estrema e nel miglioramento delle condizioni di vita dei più poveri (in termini di reddito) nei singoli paesi. Nello stesso rapporto la Banca Mondiale ha suonato un campanello d’allarme. I livelli nazionali di disuguaglianza mettono in pericolo i risultati raggiunti dall’umanità negli ultimi decenni. Le più alte aspirazioni, tra cui l’eradicazione della povertà estrema (su cui i governi si sono impegnati sottoscrivendo l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile nel settembre 2016), sono oggi a rischio. Nazioni con livelli di disuguaglianza poco pronunciati tendono ad avere economie più efficienti. Governi che investono in politiche di riduzione della disuguaglianza vanno verosimilmente incontro a periodi di crescita duratura, si legge nel rapporto. In condizioni di rallentamento della crescita, la povertà può essere ridotta, secondo gli economisti della World Bank, attraverso interventi di carattere redistributivo volti a rendere meno accentuati gli squilibri distribuzionali di reddito.

Con il riferimento al quarto di secolo 1988-2011 in cui il numero delle persone in condizioni di povertà estrema si è ridotto consistentemente, i successi da celebrare vanno di pari passo con gli squilibri nella ripartizione del surplus di reddito globale (il dato per l’Italia non è difforme, sebbene meno accentuato): i redditi del 10% più povero al mondo è aumentano mediamente di appena 3$ l’anno nel periodo di riferimento, mentre l’1% più ricco ha beneficiato di un incremento annuo medio 182 volte superiore. Il dato, che si basa sulle analisi del World Income Distribution Database, sottostima i redditi degli individui più ricchi.

Recenti ricerche dell’Overseas Development Institute rilevano, coerentemente con le analisi della Banca Mondiale e in contrasto con quanto di fatto accaduto, che se i redditi del 40% più povero della popolazione nei paesi in via di sviluppo fossero cresciuti a un tasso superiore alla media di appena il 2%, la percentuale delle persone in povertà estrema nel 2010 si sarebbe attestata ad appena il 5,6% della popolazione globale: 700 milioni di persone in più si sarebbero potuti affrancare dalla povertà estrema nel ventennio 1990-2010.

Non va infine dimenticato che la linea della povertà estrema su scala globale rappresenta una soglia bassissima, indicativa della capacità di una famiglia di avere mezzi sufficienti per la sussistenza. In molti Paesi la soglia di povertà assoluta nazionale è significativamente superiore al livello della povertà estrema. In Italia (con i suoi oltre 4 milioni e mezzo di poveri assoluti nel 2015) la soglia supera di almeno dieci volte il threshold dell’estrema povertà globale: si va dai 552,39 euro al mese per gli adulti soli sotto i 59 anni che vivono in piccoli comuni del Mezzogiorno fino agli 819,13 euro mensili per chi vive in un’area metropolitana nel Nord del Belpaese.

Rapporto “Un’economia per il 99%”

DISUGUITALIA: I dati sulla disuguaglianza economica in Italia.
Inserto del rapporto “Un’Economia per il 99%” a cura di Oxfam Italia

Scheda dati e messaggi chiave del rapporto “Un’Economia per il 99%”

Metodologia (in inglese)

Giornata Internazionale della Gioventù

4 persone su 10 oggi (il 42% della popolazione mondiale) hanno meno di 25 anni. Per la Giornata internazionale della…

Provide: gli operatori raccontano

Gli operatori legali raccolgono le memorie delle donne, dei minori e degli uomini che chiedono asilo al fine di supportarli nella loro richiesta di asilo.

Insieme per chiedere “Stop armi italiane in Yemen”

Flash mob per chiedere lo stop alle esportazioni di armi italiane utilizzate nel conflitto armato in Yemen Nel 29esimo anniversario…

Un’economia umana per il 99%

Equilibrio di meercato

Un’economia per il 99%, il nuovo rapporto di Oxfam diffuso oggi, alla vigilia del Forum economico mondiale di Davos, analizza quanto la forbice tra ricchi e poveri si stia estremizzando: multinazionali e super ricchi continuano infatti ad alimentare la disuguaglianza, facendo ricorso a pratiche di elusione fiscale, massimizzando i profitti e usando il loro potere per influenzare la politica.

La soluzione? Ripensare il sistema economico a cui siamo abituati, che fin qui ha funzionato a beneficio di pochi fortunati e non della stragrande maggioranza della popolazione mondiale: è questo che, insieme, vogliamo chiedere al nostro governo con il nostro manifesto.

Roberto Barbieri, direttore generale di Oxfam Italia:I servizi pubblici essenziali come sanità e istruzione subiscono tagli, ma a multinazionali e super ricchi è permesso di eludere impunemente il fisco. La voce del 99% rimane inascoltata perché i governi mostrano di non essere in grado di combattere l’estrema disuguaglianza, continuando a fare gli interessi dell’1% più ricco: le grandi corporation e le élites più prospere”.

Ricchezza globale: i poveri sono sempre più poveri

Secondo le nuove stime sulla distribuzione della ricchezza globale, basate su dati migliorati rispetto alla condizione delle fasce di popolazione meno abbienti in Cina e India, la metà più povera del pianeta è ancora più povera di quanto calcolato in passato.

E i ricchi sono sempre più ricchi

I mega paperoni dei nostri giorni si arricchiscono a un ritmo così spaventosamente veloce che potremmo veder nascere il primo trillionaire (ovvero un individuo che possiederà più di 1.000 miliardi di dollari) nei prossimi 25 anni. Una cifra che si consuma solo spendendo un milione di dollari al giorno per 2.738 anni.

Al contrario di un normale risparmiatore, i super ricchi fanno ricorso a una fitta rete di paradisi fiscali per evitare di pagare la loro giusta quota di tasse, oltre che a un esercito ben pagato di società di gestione del patrimonio per trarre il massimo profitto dagli investimenti fatti. Inoltre, è una leggenda che i miliardari si siano fatti tutti da sé: Oxfam ha calcolato che 1/3 della ricchezza dei miliardari è dovuta a eredità, mentre il 43% a relazioni clientelari. A chiudere il cerchio c’è l’uso di denaro e relazioni da parte dei ricchissimi per influenzare le decisioni politiche a loro favore. Ovunque nel mondo i governi continuano a tagliare le tasse su corporation e individui abbienti.

Donne e disuguaglianza

In questo quadro, le donne sono particolarmente svantaggiate perché trovano prevalentemente lavoro in settori con salari più bassi e hanno sulle spalle la gran parte del lavoro domestico e di cura non retribuito. Di questo passo ci vorranno 170 anni perché una donna raggiunga gli stessi livelli retributivi di un uomo.

E in Italia?

Nel 2016 la ricchezza dell’1% più ricco degli italiani (in possesso oggi del 25% di ricchezza nazionale netta) è oltre 30 volte la ricchezza del 30% più povero dei nostri connazionali. Per quanto riguarda il reddito tra il 1988 e il 2011, il 10% più ricco della popolazione ha accumulato un incremento di reddito superiore a quello della metà più povera degli italiani.

Adesso tocca a noi

Dobbiamo sapere che agire contro la disuguaglianza è possibile. E’ possibile grazie a un modello di economia umana: una visione economica alternativa fondata su principi e su politiche possibili che salvaguardano il bene comune dell’intera società, un nuovo approccio, capace di generare benefici per tutti e non solo per pochissimi fortunati.

Chiediamo quindi a tutti i cittadini, anche in Italia, a chiedere ai Governi e ai leader politici di adoperarsi per realizzarla, garantendo:

  1. Un sistema di tassazione più progressivo,
  2. Politiche occupazionali che garantiscano ai lavoratori un salario dignitoso e diminuiscano i divari retributivi
  3. Servizi pubblici di qualità in ambito educativo e sanitario,
  4. Uno sviluppo economico che rispetti i limiti naturali del nostro pianeta,
  5. Un reale ascolto dei bisogni dei cittadini e non degli interessi di alcune élites privilegiate.

Sfida l’ingiustizia della disuguaglianza estrema

FIRMA LA PETIZIONE   DONA

  • 8 persone nel 2016 possedevano la stessa ricchezza netta (426 miliardi di dollari) dei 3,6 miliardi di persone più povere del mondo.
  • L’1% della popolazione mondiale possiede, sin dal 2015, più ricchezza netta del restante 99%.
  • 1 persona su 10 nel mondo vive con meno di 2 dollari al giorno.
  • 7 persone su 10 nel mondo vivono in paesi in cui la disuguaglianza è aumentata negli ultimi 30 anni.
  • 10 tra le più grandi multinazionali hanno generato nel 2015/16 profitti superiori a quanto raccolto dalle casse pubbliche dei 180 Paesi più poveri al mondo.
  • 124 milioni: E’ il numero di bambini che potrebbero andare a scuola se si recuperassero i proventi dell’elusione fiscale delle grandi corporation a danno dei paesi poveri.
  • 50%: E’ la quota di emissioni in atmosfera prodotta a livello globale dal 10% più ricco del mondo.
  • In Italia l’1% più ricco era in possesso nel 2016 del 25% della ricchezza nazionale netta. Da soli, i primi 7 miliardari italiani possedevano più ricchezza del 30% più povero dei nostri connazionali.

Rapporto “Un’economia per il 99%”

DISUGUITALIA: I dati sulla disuguaglianza economica in Italia.
Inserto del rapporto “Un’Economia per il 99%” a cura di Oxfam Italia

Scheda dati e messaggi chiave del rapporto “Un’Economia per il 99%”

Metodologia (in inglese)

Una risposta ad alcune obiezioni e critiche: leggi l’articolo, clicca QUI

Giornata Internazionale della Gioventù

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Tax Justice Blogging Day

7 Settembre 2016: che giornata è stata per Oxfam? Il Tax Justice Blogging Day – una giornata dedicata ad approfondimenti sui temi di giustizia fiscale (e disuguaglianza) inquadrata nella nostra campagna Sfida l’ingiustizia – ci ha permesso, con l’aiuto di voci autorevoli e la partecipazione di tanti cittadini, di ampliare il dibattito pubblico su temi troppo spesso percepiti come estremamente tecnici (e dunque di nicchia), ma che di fatto hanno forti ripercussioni sulla vita di ognuno di noi.

Con il coinvolgimento di blogger, giornalisti, accademici, politici e attivisti, abbiamo ripercorso cronache recenti, denunciando nuovamente i meccanismi e la dimensione degli abusi fiscali (evasione ed elusione) perpetrati da singoli individui e grandi corporation. Abbiamo discusso della sfrenata concorrenza al ribasso nella fiscalità d’impresa tra i paesi, e dei trattamenti fiscali privilegiati (tax ruling) concessi dagli stati alle compagnie multinazionali (nel tentativo di creare, a ogni costo, un clima favorevole per gli investimenti esteri).

Insieme abbiamo riacceso i riflettori sulla rete globale dei paradisi fiscali e sui canali di occultamento offshore della ricchezza, e riflettuto sui costi diretti e indiretti degli abusi fiscali per noi cittadini. Abbiamo dedicato ampio spazio alle soluzioni, non più rimandabili.

Durante il “blogging day” abbiamo apprezzato la carica di Federico Rampini dalle colonne del suo blog su La Repubblica “Estremo Occidente”, la lucidità e l’efficacia divulgativa di Angelo Mincuzzi (l’Urlo/Il Sole 24 Ore), le analisi dell’ex Ministro delle Finanze, il Prof. Vincenzo Visco (sull’Huffington Post Italia), le riflessioni del Prof. Leonardo Becchetti (La Felicità Sostenibile/La Repubblica), la concretezza e il senso di urgenza nelle parole di Sergio Cofferati, Pippo Civati, Giovanni Paglia, Marco Valli, e nelle video-proposte di Elly Schlein direttamente dal Parlamento Europeo. Tanti contributi, tante riflessioni, tanti tagli originali in una pluralità corale raccontata sulla pagina web della giornata italiana.

In sinergia con i nostri partner europei, la giornata ha visto un’ampia partecipazione di opinionisti, blogger e cittadini in ben 16 Paesi dell’UE.

Vi segnaliamo infine un nostro blog su La Stampa e il video “Pagheresti 20 euro per un caffè?” (qui sotto): una serie di camere nascoste in un bar che hanno filmato lo stupore, la perplessità e l’indignazione dei clienti di fronte all’insolita richiesta di pagare un conto maggiorato, coprendo la propria spesa ma anche quella di un altro cliente che ha lasciato il locale senza pagare. “Perché tanto stupore? Le sembra tanto ingiusto?”, viene chiesto ai clienti. “Questo accade in realtà ogni giorno!”: il costo degli abusi fiscali fatto rivivere in forma accentuata a ignari avventori in una pausa caffè al bar. Un contributo per attirare l’attenzione sulla denuncia e sulle proposte di Oxfam che chiede, insieme a oltre 300.000 firmatari della petizione Basta con i paradisi fiscali, misure efficaci di giustizia fiscale come antidoto alle crescenti disuguaglianze che minano i progressi nella lotta alla povertà.