Yemen: una vittima ogni 8 ore

Yemen: a quattro anni di guerra, lo spettro della carestia, il colera stanno riducendo un’intera popolazione alla fame. E i bambini sono i primi a pagare.

Chiediamo che tutte le parti coinvolte cessino immediatamente le ostilità, e che la comunità internazionale rafforzi il proprio impegno per l’avvio di un vero processo di pace. E facciamo appello alla generosità di ciascuno: aiutaci a proseguire il nostro lavoro a fianco dei bambini, delle donne, degli uomini dello Yemen.

Guerra, carestia, colera

  • La guerra. Il conflitto in Yemen dura ormai da quattro anni, con bombardamenti pesantissimi dei quali fanno le spese soprattutto donne e bambini. 14 milioni di yemeniti sono sull’orlo della carestia. Solo nel 2018 sono stati uccisi o feriti circa 100 civili alla settimana. In questi tre anni di guerra oltre 3 milioni di persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case.
  • Il colera. Dall’inizio dell’epidemia di colera nel 2016, più di 3.000 persone sono morte e oltre 1,3 milioni sono state contagiate: si tratta della più grave epidemia del mondo, aggravata dal collasso del sistema sanitario e delle infrastrutture idriche. Nelle ultime settimane di marzo infatti sono state registrati 2.500 nuovi casi sospetti al giorno. Al momento oltre 38.000 delle 195.000 persone sospettate di aver contratto la malattia nelle ultime settimane, si trovano in aree sempre difficili da raggiungere per le organizzazioni umanitarie
  • L’inverno. Senza aiuti adeguati 75 mila famiglie hanno rischiato di non superare l’inverno. Le temperature infatti scendono spesso sotto lo zero nelle aree montuose dello Yemen e la pioggia portata dai venti sud-occidentali potrebbe gonfiare i torrenti, causando inondazioni.
  • La carestia. Per sopravvivere ormai più del 75% della popolazione del paese (22.2 milioni di persone) dipende dall’importazione di derrate alimentari. 8,4 milioni di persone sono a un passo dalla carestia. Dall’inizio del conflitto, il costo di molti alimenti primari per la sopravvivenza della popolazione è diventato insostenibile: il prezzo del riso è salito più del 300%, dei fagioli del 92%, dell’olio vegetale dell’86%, della farina per il pane del 54%. Oltre 14 milioni potrebbero morire di fame senza un cessate il fuoco duraturo.
  • L’isolamento. Le vite di 22 milioni di persone saranno in pericolo se non aumentano le importazioni di cibo, carburante, medicine: il blocco delle importazioni deve essere permanentemente eliminato. Anche il prezzo del petrolio è aumentato enormemente: il prezzo medio al litro è salito del 280% da quando il conflitto è iniziato.
  • L’infanzia negata. I bambini subiscono l’impatto peggiore del conflitto e, con il proseguire dei combattimenti, il loro futuro appare sempre più tetro. Più di 1.600 scuole sono state distrutte, e fame e debiti spingono molte bambine – anche sotto i 10 anni – verso i matrimoni precoci: nel Governatorato di Amran nel nord del Paese, ad esempio, tante famiglie stremate, rimaste senza cibo e senza una casa, arrivano al punto di dare in matrimonio figlie anche piccolissime, in un caso anche di tre anni, per poter comprare cibo e salvare il resto della famiglia.
  • Emergenza idrica e sanitaria. Quasi 18 milioni di persone non hanno accesso a fonti di acqua pulita e in 19.7 all’assistenza sanitaria di base, rimanendo così inevitabilmente esposte a epidemie mortali.
  • La situazione a Hodeidah. Oltre 80.000 persone sono state già costrette ad abbandonare la più grande città portuale dello Yemen, in completo assetto da guerra con truppe schierate, trincee e barricate. Le vittime tra i civili rimasti intrappolati in città continuano ad aumentare, e la popolazione non ha la minima possibilità di fuggire o ottenere assistenza medica. I danni alle infrastrutture idriche e sanitarie stanno lasciando migliaia di persone senz’acqua e assistenza medica, aumentando a dismisura il rischio di una nuova epidemia di colera.

Aiutaci a portare loro acqua, cibo, la speranza di sopravvivere

 

In Congo 13 milioni di persone allo stremo

In Congo è emergenza

13 milioni di congolesi sono allo stremo, senza cibo e con quasi nessun accesso all’acqua pulita, dipendono dagli aiuti umanitari per la propria sopravvivenza. Oltre 4,5 milioni sono in fuga dalle proprie case, a causa di una guerra che alimenta la fame e la diffusione di epidemie: in questo quadro si stima che negli ultimi 20 anni abbiano perso la vita 6 milioni di persone. Mentre giorno dopo giorno la violenza minaccia i civili.

L’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo

Sono quasi 500 le persone contagiate finora e più di 280 le vittime dallo scorso agosto. Il numero di persone contagiate continua a crescere e nuovi casi stanno comparendo nelle grandi città. Dopo quella del 2014, è la più grave epidemia di Ebola che il mondo abbia mai visto.

Il più alto numero di sfollati dell’Africa

13 milioni di congolesi sono allo stremo, senza cibo e con quasi nessun accesso all’acqua pulitaLa sanguinosa guerra civile in corso nel Paese e il nuovo picco epidemico di Ebola hanno costretto oltre 4,5 milioni di uomini, donne e bambini a lasciare le proprie case per sfuggire alla violenza e al contagio nelle zone più colpite, nella Provincia di Nord-Kivu e dell’Ituri. Nel frattempo milioni di persone, senza più nulla, sono costrette a rifornirsi da fonti di acqua sporca, con il rischio di aumentare la diffusione del colera che già conta circa 26 mila casi.

In una situazione umanitaria ormai al limite del collasso, la Repubblica Democratica del Congo è diventata anche meta e rifugio per centinaia di migliaia di persone che scappano da guerra e violenza nei paesi vicini: si tratta di oltre 500 mila persone dai paesi vicini, di cui 100 mila dal Sud Sudan. Qui quasi la metà della popolazione, oltre 4 milioni di persone dipendono dagli aiuti umanitari per la propria sopravvivenza.

Cosa fa Oxfam nella Repubblica Democratica del Congo?

In questo momento stiamo soccorrendo 400 mila persone, per garantire al maggior numero possibile di sfollati l’accesso al cibo, all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari. I nostri operatori lavorano per purificare l’acqua, costruiscono latrine e installano cisterne, ma soprattutto fanno formazione sulle pratiche igieniche per impedire il diffondersi delle epidemie. Quest’ultimo è un lavoro cruciale, data la crescita del numero dei casi di Ebola, saliti dell’80% solo ad ottobre.

Anni di violenza prolungata, sfollamenti forzati e carestia hanno creato un clima di paura e sfiducia tra le comunità colpite. Molte persone sono ancora terrorizzate nell’andare nei centri di trattamento. Per questo stare a fianco delle comunità ogni giorno è cruciale.

 

Sud Sudan sull’orlo della carestia

In Sud Sudan milioni di persone rischiano di morire letteralmente di fame

In Sud Sudan 1 persona su 2 è senza cibo

Credit: Pablo Tosco / Oxfam

Dopo quattro anni di brutale guerra civile le scorte alimentari in Sud Sudan sono esaurite e metà della popolazione, circa 5,7 milioni di persone, sta rimanendo letteralmente senza cibo.

In alcune aree del Paese 1 famiglia su 5 è già colpita dalla carestia.

Oltre 1 milione di bambini sotto i 5 anni in tutto il paese sono colpiti da malnutrizione acuta.

Un’emergenza ancor più drammatica nella parte orientale del Paese, devastato dal conflitto. Nella città di Pibor, nello stato di Boma, l’intensificarsi degli scontri e l’impatto delle alluvioni e dei parassiti hanno devastato i raccolti, facendo crollare la disponibilità di cibo.

Nonostante lo sforzo profuso dalla comunità internazionale e dalle organizzazioni umanitarie nell’ultimo anno per salvare vite, l’impatto di una guerra di cui non si intravede la fine e la scarsità degli ultimi raccolti hanno esaurito le scorte alimentari e il prossimo raccolto non ci sarà prima di luglio. Le persone ci hanno raccontato di essere costrette a mangiare erbacce per poter sopravvivere.

Non possiamo aspettare una formale dichiarazione dello stato di carestia per intensificare l’intervento in soccorso della popolazione, perché le persone stanno morendo adesso.

Al momento a causa dell’intensificarsi del conflitto si contano oltre 1,7 milioni di sfollati interni e quasi 2,5 milioni di uomini, donne e bambini costrette a fuggire dal paese in cerca di salvezza.

Oxfam lavora a Pibor e in altre aree del Sud Sudan con la distribuzione di cibo, acqua pulita e servizi igienici alla popolazione, per prevenire la diffusione di malattie come il colera.

Aumenta la fame nel mondo, un vergognoso passo indietro

Centinaia di milioni di persone al mondo soffrono la fame

Per la prima volta dopo più di dieci anni, le Nazioni Unite annunciano un chiaro aumento del numero delle persone che nel mondo soffrono la fame.

La fame non è frutto di una mancanza di cibo

Questa situazione è il frutto di un vergognoso fallimento dei leader e delle istituzioni internazionali.

Il rapporto delle Nazioni Unite “Stato della Sicurezza Alimentare e della Nutrizione nel Mondo” attribuisce gran parte di questo aumento al “proliferare di violenti conflitti e di shock climatici”, ponendo in risalto anche il ruolo giocato dalla carestia in Sud Sudan e le conseguenze che questa potrebbe avere in paesi ad alto rischio come Nigeria, Somalia e Yemen.

L’Africa Orientale, lo Yemen e la Nigeria nordorientale sono strette nella morsa di una crisi alimentare senza precedenti. In Sud Sudan è stata dichiarata la carestia, che ha colpito anche parti della Nigeria: per Yemen e Somalia, se non si interviene in modo massiccio, sarà solo questione di tempo.

Dobbiamo trovare soluzioni reali e definitive:

  • fare pressione per la risoluzione pacifica dei conflitti
  • tagliare drasticamente le emissioni di CO2
  • aiutare le comunità ad adattarsi ad un clima che cambia
  • investire nelle donne, che più degli uomini corrono il rischio di cadere nella morsa della fame

L’Italia e la lotta alla fame

Per l’Italia la lotta alla fame nel mondo è da molti anni uno dei capisaldi dell’azione di Cooperazione internazionale allo sviluppo. Una priorità riconfermata anche nell’agenda di Presidenza del G7, in cui l’Italia ambiva a lanciare una nuova iniziativa congiunta dei G7 per promuovere la sicurezza alimentare in Africa Sub-Sahariana.

In attesa del G7 di Taormina

La vita di milioni di persone è a rischio dove la carestia è già realtà

G7 di Taormina: un posto a tavola per 30 milioni di affamati

Il 26 e 27 maggio i leader del G7 si incontreranno a Taormina: emergenza fame in Africa, cambiamenti climatici, migrazioni e disuguaglianza saranno i temi trattati.

Emergenza carestia in Africa

Nel 2015, il G7 si è impegnato a far uscire dalla fame 500 milioni di persone. Ma oggi solo in Sud Sudan, Somalia, Yemen e Nigeria, circa 30 milioni di persone sono in una condizione di grave insicurezza alimentare, di cui 10 milioni colpiti da carestia.

Cosa chiediamo ai leader del G7

  • Il primo passo che chiediamo alla comunità internazionale è stanziare circa la metà – 2,9 miliardi di dollari – dei fondi richiesti dall’ONU per far fronte alle più gravi emergenze umanitarie che il mondo stia vivendo oggi. A oggi la comunità internazionale ha destinato solo il 30% dei 6,3 miliardi di dollari richiesti dalle Nazioni Unite per le carestie: ma se ogni governo del G7 facesse la sua parte, si potrebbe arrivare a coprire quasi la metà dei fondi necessari per portare cibo e aiuti fondamentali alla popolazione.
  • Accanto a una risposta umanitaria necessaria nel breve periodo, i leader del G7 devoo lavorare sin da ora per prevenire nuove crisi e investendo risorse volte a migliorare nel medio periodo la sicurezza alimentare e la capacità di resilienza dei piccoli agricoltori nei paesi poveri.
  • I leader del G7 dovrebbero inoltre adoperarsi per raggiungere immediatamente dei cessate il fuoco nei paesi in conflitto e avviare processi di pace inclusivi, garantendo alle organizzazioni umanitarie di raggiungere tutte quelle persone che, in grave stato di bisogno, vivono in aree del tutto inaccessibili.

I leader del G7 non possono lasciare Taormina, senza aver prima definito soluzioni politiche chiare e stanziato gli aiuti necessari per evitare una catastrofe umanitaria senza precedenti. La vita di milioni persone è a rischio dove la carestia è già realtà: se i leader G7 visitassero questi paesi potrebbero rendersi conto da soli di quante persone oggi muoiano per fame, guerra, malattie. Un fatto inaccettabile in un mondo di abbondanza come il nostro.” ha detto Winnie Byanyima, direttrice generale di Oxfam International

Cambiamenti climatici, migrazioni e disuguaglianze

  • Chiediamo ai Governi G7 di sviluppare, congiuntamente, politiche per proteggere e tutelare la dignità e il rispetto dei diritti umani delle persone migranti, e non solo la sicurezza dei propri confini”.
  • Chiediamo di ribadire, in maniera chiara e forte, l’impegno di rendere operativo l’Accordo di Parigi sul clima.
  • Invitiamo i leader del G7 a compiere un passo in avanti nella definizione di un vero e proprio piano d’azione che dettagli misure di politica domestica e internazionale volte a contrastare la disuguaglianza nei propri contesti nazionali. Un piano inclusivo e dotato di un sistema di monitoraggio sulla base del quale rendere conto ai propri cittadini, in linea con l’impegno di ridurre le disparità socio-economiche e di sradicare la povertà estrema entro il 2030, come definito dall’Agenda degli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite.

Dal G7 di Taormina

Contro le disuguaglianze occorre passare dalle parole ai fatti

Il contrasto alle disuguaglianze figura tra gli ambiti prioritari di lavoro del G7 di Biarritz, ma rischia di rimanere confinato a mere dichiarazioni di intenti

Ciao Nadia

Ricorderemo sempre Nadia, straordinaria e insostituibile compagna di viaggio, per l’entusiasmo e la professionalità con cui ci ha sempre sostenuto.

Giornata Internazionale della Gioventù

4 persone su 10 oggi (il 42% della popolazione mondiale) hanno meno di 25 anni. Per la Giornata internazionale della…