La Chiesa Valdese e Oxfam

Oxfam e la Chiesa Valdese
Al lavoro nel Comune di Cornillon, Haiti

La Chiesa Evangelica Valdese, con la quale collaboriamo ormai da qualche anno, ha sostenuto progetti in Italia e all’estero con i fondi otto per mille della Chiesa Valdese (Unione delle chiese metodiste e valdesi).

Nel 2016, il progetto “Programma per il rafforzamento della partecipazione democratica tramite la cooperazione intercomunale e il dialogo tra Autorità Locali e società civile per una gestione territoriale condivisa” è stato finanziato con un importo pari a 43.400 euro.

Il progetto ha contribuito alla realizzazione di interventi pilota per la gestione del bacino idrico del Lago Azuei migliorando l’accesso all’acqua potabile delle comunità residenti.  Le attività svolte sono il risultato di un percorso di dialogo e cooperazione diretta tra le autorità locali e i rappresentanti della società civile che congiuntamente hanno identificato e realizzato i progetti più rilevanti per le esigenze del territorio. Attraverso il contributo della Chiesa Valdese è stato conseguito il miglioramento della gestione del territorio ed il rafforzamento dei processi di partecipazione democratica necessari per uno sviluppo inclusivo e sostenibile.

Scopri di più sul progetto realizzato con il contributo della Chiesa Valdese

Altri progetti

Nel 2013 e nel 2016, il progetto “Una maggiore coesione della società civile nel Maghreb per uno sviluppo rurale sostenibile e inclusivo”  è stato finanziato con un importo pari a 35.100 e 51.100 euro. Questo progetto, volto a rafforzare la partecipazione attiva della società civile maghrebina (Tunisia e Marocco) dal livello regionale a quello locale a favore di uno sviluppo rurale più inclusivo e dinamico, è in fase di conclusione e ha permesso il rafforzamento delle capacità di posizionamento di due reti di associazioni maghrebine al fine di influenzare le politiche dal locale al nazionale, al regionale sui temi dello sviluppo locale in ambito rurale attraverso l’elaborazione di strumenti di advocacy, lo scambio di buone pratiche fra associazioni e realtà dei diversi paesi del Maghreb, valorizzando le esperienze di successo nell’affrontare problematiche simili e promuovendo esperienze di concertazione fra società civile ed enti locali. Il finanziamento richiesto alla Tavola Valdese ha contribuito al raggiungimento dei risultati attesi del progetto.

Nel 2012, il progetto ”Rafforzare la resilienza delle comunità colpite dalla guerra nelle zone rurali aride dei distretti di Polonnaruwa e Vavuniya, Sri Lanka” è stato finanziato con un importo pari a 34.860 euro.

Nel 2011, il progetto ”Tecnologie di energia rinnovabile per sostenere l’agricoltura di piccola scala e il turismo sostenibile in Albania e in Bosnia Erzegovina” è stato finanziato con un importo pari a 10.414  euro.

L’impegno della Chiesa Valdese per i profughi

Tra il 2013 e il 2014 l’Otto per Mille valdese e metodista ha investito nella gestione della crisi siriana oltre un milione di euro per progetti di sostegno alla popolazione colpita dal conflitto in Siria, Libano e Giordania. Un impegno portato avanti con organizzazioni italiane e internazionali per la gestione dell’emergenza e la ricostruzione di un’idea di futuro, tra cui Oxfam Italia.

Cosa abbiamo realizzato con l’8 x 1000 valdese e metodista

Il 19 maggio 2016 Oxfam, insieme a Diaconia Valdese e Borderline Sicilia, ha lanciato Open Europe, un progetto di accoglienza, consulenza legale e distribuzione di kit di prima necessità ai migranti respinti dagli hotspot, facile preda di abusi e violenze, perché ne vengano riconosciuti i diritti essenziali, tra cui quello di richiedere asilo e protezione internazionale.

Scopri di più sul report Lasciati nel limbo il rapporto lanciato oggi da ActionAid e Oxfam, dove sono raccolte le testimonianze di oltre 250 persone dai campi profughi di Lesbo, Atene e dell’Epiro e sul progetto OpenEurope, è promossa da Oxfam Italia insieme alla Diaconia Valdese e all’associazione Borderline Sicilia con l’obiettivo di garantire i diritti dei migranti che sono stati violati durante le procedure di identificazione e registrazione che seguono agli sbarchi.

Open Europe: assistenza ai migranti respinti dagli hotspot

Un ragazzino di 11 anni e altri minori non accompagnati trattenuti nell’hotspot di Pozzallo da oltre 2 mesi: è quanto ha documentato nella sua prima uscita l’unità mobile che offre assistenza legale, informazione e supporto ai migranti respinti dagli hotspot, per questo esclusi dal sistema di accoglienza per richiedenti asilo.

L’iniziativa, nell’ambito del progetto OpenEurope, è promossa da Oxfam Italia insieme alla Diaconia Valdese e all’associazione Borderline Sicilia con l’obiettivo di garantire i diritti dei migranti che sono stati violati durante le procedure di identificazione e registrazione che seguono agli sbarchi.

Le testimonianze raccolte nel dossier Hotspot, il diritto negato, pubblicato oggi, mostrano infatti come i respingimenti collettivi di migranti e il loro trattenimento prolungato negli hotspot di Pozzallo e Lampedusa violino la normativa internazionale sull’asilo e abbiano creato in questi mesi una vera e propria emergenza sul territorio siciliano.

I dati sono eloquenti e restituiscono un’idea precisa del fenomeno. Secondo i numeri riportati dalla Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema di accoglienza, identificazione ed espulsione dei migranti, ad esempio la sola Questura di Agrigento ha emanato decreti di respingimento per 1.426 persone da settembre a gennaio, e di queste solo 311 sono finite in un CIE (Centro di identificazione ed espulsione). Tutti gli altri sono stati messi per strada con un foglio che li invita a lasciare il territorio nazionale entro 7 giorni:  “E’ ovvio che nessuna di queste persone, se anche ne avesse la volontà, avrebbe i mezzi economici per arrivare a Roma e acquistare un biglietto aereo di ritorno nel proprio paese, né potrebbe farlo, in assenza di documenti e titoli di viaggio. – denuncia il rapporto –  Le persone respinte non possono quindi che andare a ingrossare le fila degli irregolari, costretti in alloggi di fortuna, senza nessuna prospettiva”.

A questi migranti, il team mobile costituito da un operatore socio-legale e da un mediatore linguistico-culturale offre quindi assistenza legale per presentare ricorso verso il decreto di respingimento e per fornire supporto per l’eventuale richiesta di protezione internazionale.

I decreti sono infatti impugnabili, perché di fatto la “procedura” che ha portato al respingimento non ha base giuridica e si fonda su prassi non contenute in documenti di carattere normativo.
Il team mobile fornisce inoltre informazioni sui diritti e sulle strutture di accoglienza oltre ad un sostegno materiale attraverso la distribuzione di kit igienico-sanitari differenziati per gli uomini e per le donne, di abiti, calzature, indumenti intimi, cibo confezionato, acqua, schede telefoniche locali e internazionali. Ai soggetti più vulnerabili, quali minori non accompagnati, donne che viaggiano sole o in stato di gravidanza, persone che hanno subito traumi fisici o psichici, malati o portatori di handicap, viene inoltre offerta una degna accoglienza assieme a servizi di orientamento e inclusione in strutture dedicate.

Non possiamo accettare che persone vulnerabili siano abbandonate in strada. Questo progetto nasce in primo luogo per far fronte a un’emergenza di tutela dei diritti che ad oggi non viene affrontata dalle istituzioni, ma anche per portare l’attenzione dell’opinione pubblica e dei decisori politici su un problema sociale che deve essere affrontato tempestivamente e nel modo più inclusivo possibile” dichiara Roberto Barbieri, direttore generale di Oxfam Italia.

Massimo Gnone, referente area migranti della Diaconia Valdese, aggiunge: “Vogliamo supportare le persone in fuga dalla guerra e dalla violenza affinché possano esercitare il diritto all’asilo, accedendo alle misure d’accoglienza previste dalla normativa italiana. Questo accompagnamento legale e umanitario va a beneficio delle comunità locali e di tutta la popolazione, riducendo la presenza di persone senza documenti che vagano sul territorio senza alcuna assistenza e facilmente sono agganciate dalle organizzazioni criminali o entrano nel giro del caporalato”.

Paola Ottaviano, avvocato referente di Borderline Sicilia, afferma: “Nessuna prassi amministrativa dettata da una decisione politica può porsi in contrasto ed in violazione di norme nazionali ed internazionali, quali quelle relative al diritto d’asilo. L’esercizio di tali norme non può essere arbitrariamente negato attraverso sommarie e frettolose procedure messe in atto dalla polizia italiana e da Frontex al momento dell’arrivo e negli hotspot come è avvenuto nei mesi scorsi”.

Per far fronte alla situazione Oxfam Italia, Diaconia Valdese e Borderline Sicilia chiedono quindi che:

  • la procedura hotspot sia precisata dalla normativa comunitaria e nazionale;
  • tutti i migranti, come stabilito dalla legge, ricevano informazioni circa i loro diritti, compreso quello di poter richiedere protezione internazionale, in forma e lingua a loro effettivamente comprensibile;
  • le procedure di identificazione e registrazione si svolgano nel pieno rispetto dei diritti umani;
  • sulle navi, presso i punti di sbarco e i centri dove avvengono le prime operazioni di identificazione siano presenti operatori e mediatori qualificati appartenenti a organizzazioni della società civile, indipendenti, non finanziate dal Ministero dell’Interno, con funzioni di supporto, facilitazione e monitoraggio del rispetto dei diritti dei migranti;
  • nessun migrante sia respinto o espulso senza che il suo caso sia stato valutato singolarmente, considerato che nessuna norma attribuisce alle forze dell’ordine la facoltà di distinguere un richiedente protezione internazionale da un migrante cosiddetto economico;
  • nessun migrante sia trattenuto nei centri di accoglienza al solo fine di essere identificato;
  • il numero dei centri di accoglienza sul territorio sia commisurato al numero degli arrivi, evitando così le ormai sistematiche situazioni di sovraffollamento. Le condizioni di vita dentro i centri devono rispettare la dignità e la privacy dell’individuo, soprattutto se in condizioni di vulnerabilità;
  • nessun migrante sia costretto con misure coercitive a sottostare alle procedure di identificazione e foto-segnalamento;
  • siano garantiti specifici percorsi protetti alle categorie vulnerabili, quali minori non accompagnati, donne che viaggiano sole o in stato di gravidanza, persone che hanno subito traumi fisici o psichici, malati o portatori di handicap.

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Chiedi con noi ai Governi Europei di agire. Chiedi che si metta fine a questa tragedia che sta costando troppe vite. Diciamo basta, insieme. #adessobasta
Chiedi a governi e istituzioni europee di rispondere all’emergenza e affrontare le cause delle migrazioni.

Unisciti a noi: firma la petizione