Insieme alle persone in fuga

Migliaia di persone sono ancora in attesa di conoscere il proprio destino.

Tra di loro, 11.797 minori, soli, sono sbarcati in Italia dall’inizio dell’anno a oggi. Purtroppo il nostro sistema di accoglienza è inadeguato: non ci sono infatti abbastanza posti adatti alle loro esigenze, per cui restano mesi bloccati in strutture di prima accoglienza in condizioni inaccettabili, mentre la nomina dei tutori legali è troppo lenta, per cui l’avvio delle procedure di protezione ritarda enormemente.

Oxfam lavora in Sicilia garantendo accoglienza ai richiedenti asilo e sostenendo i migranti respionti dagli hotspot, tra cui molti minori.

I minori incontrati da Oxfam sono:
• Minori trattenuti illegalmente nei centri in cui è attivo l’approccio hotspot
• Minori accolti in comunità inadempienti agli obblighi nei loro confronti
• Minori in fuga da comunità o direttamente dai centri in cui è attivo l’approccio hotspot

Si tratta di adolescenti di età normalmente compresa tra 14 e 17 anni, ma non mancano i più piccoli. Sia che siano trattenuti negli hotspot che si trovino in comunità per minori, raccontano di avere ricevuto un solo cambio di vestiti e di biancheria (anche quando si trovano nello stesso centro da diverse settimane), di mangiare solo pasta e riso e soprattutto di non poter telefonare ai propri parenti perché non vengono distribuite tessere telefoniche. Alcuni ragazzi, sbarcati da settimane, non sono ancora riusciti ad avvisare genitori e fratelli di essere arrivati sani e salvi, e sono angosciati per questo. Non hanno ricevuto informativa sui loro diritti, non gli è chiaro se e come presentare domanda di asilo. Spesso i fratelli vengono separati, mandati in centri diversi, e senza un intervento esterno per loro è impossibile ritrovarsi.

Un caso a parte è rappresentato dai minori eritrei, che non vogliono a nessun costo fermarsi in Italia e che lasciano immediatamente le comunità a cui sono destinati, per fermarsi qualche giorno nelle stazioni siciliane in attesa di ricevere, tramite intermediari, soldi dai genitori, e potersi comprare i biglietti degli autobus che li porteranno, come prima tappa, a Roma o Milano.

Un’altra categoria particolarmente vulnerabile riguarda i neo-maggiorenni, allontanati dalle comunità al compimento del 18° anno di età in seguito al blocco dei finanziamenti da parte del Ministero, che corrisponde la quota giornaliera solo per i minorenni, lasciando agli Enti Locali l’onere successivo (i ragazzi dovrebbero poter stare in comunità almeno altri due anni, per garantire un reale inserimento nel territorio). Gli Enti Locali lamentano mancanza di fondi e lasciano alle comunità il mantenimento dei ragazzi. Che nella maggior parte dei casi finiscono per strada.

Con la petizione #StandAsOne – Insieme alle persone in fuga, vogliamo cambiare le cose. Ogni giorno, noi lavoriamo per questo. Per aiutare ragazzi come Amadou, 16 anni, arrivato in Italia dalla Costa d’Avorio e ospitato presso la Casa delle Culture di Scicli, in Sicilia, una struttura protetta che accoglie minori non accompagnati e donne vulnerabili. Clicca qui e leggi la sua storia

Crisi umanitarie, serve una rivoluzione copernicana

125 milioni di persone nel mondo che aspettano aiuti umanitari, 60 milioni di persone in fuga da persecuzioni e conflitti, come quello siriano, che ha già causato oltre 470 mila vittime, e decine di milioni di persone colpite dagli effetti del cambiamento climatico.

In questo contesto oggi e domani a Istanbul si tiene il primo Vertice Umanitario Mondiale che, nonostante si svolga in uno delle più gravi situazioni umanitarie dalla Seconda Guerra Mondiale, rischia di passare sotto silenzio e non vedere tradotte le parole e le dichiarazioni di intenti, in azioni e impegni concreti da parte dei leader mondiali.

È l’allarme lanciato oggi da Oxfam con la pubblicazione del report L’impegno per il cambiamento, che lancia una sfida ambiziosa rivolta non solo ai Governi ma anche alle organizzazioni umanitarie in prima linea nella gestione delle più gravi emergenze in corso in tutto il mondo.

“Settantaquattro anni fa nasceva Oxfam con il suo primo intervento umanitario al fianco della popolazione greca messa in ginocchio dalla carestia provocata dalla guerra. Oggi le sfide assumono caratteristiche diverse, ma la nostra fame di cambiamento resta immutata.  dichiara Maurizia Iachino, presidente di Oxfam Italia –  C’è bisogno di una rivoluzione copernicana dell’intero sistema umanitario, che metta al centro prima di tutto le persone. Questo è uno degli impegni che Oxfam si assume invitando i leader mondiali a fare altrettanto, affinché questo Summit rappresenti davvero un punto di inizio di questa rivoluzione e non l’ennesima occasione mancata: le persone, le comunità, le autorità locali e la società civile locale sono sempre le prime ad essere colpite e a trovarsi in prima linea. Ecco perché i governi devono iniziare davvero a mettere al primo posto la difesa dei diritti umani, e non gli interessi economici, nè i profitti generati dal commercio di armi. E’ necessario un impegno congiunto rivolto al cambiamento e a garantire che il diritto internazionale umanitario venga applicato, lavorando assieme per invertire la crescente ondata di catastrofi legate ai cambiamenti climatici”.

Il vertice, che è il primo del suo genere, ha lo scopo di migliorare il modo in cui il mondo reagisce alle emergenze umanitarie. Ma questo incontro avrà solo un impatto limitato se i governi non riusciranno ad affrontare le cause profonde delle crisi e la sistematica violazione dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario che hanno proprio lo scopo di proteggere i civili.

“È l’incapacità dei governi nell’affrontare le cause primarie dei conflitti e disastri che sta portando alla sofferenza di milioni di persone e minaccia di sottoporre l’intero “sistema umanitario” ad una prova senza precedenti –  aggiunge Riccardo Sansone, responsabile emergenze umanitarie di Oxfam Italia –  I bisogni dei più vulnerabili devono essere impressi a grandi lettere nelle agende dei governi per risolvere davvero e congiuntamente i conflitti e porre fine alla cultura dell’impunità in cui i civili vengono uccisi senza conseguenze. Questo vertice umanitario non può essere ricordato per il silenzio con cui è stato accolto dai governi”.