Dibattito sul conflitto yemenita in Parlamento

Alla Camera dei Deputati, oggi lunedì 24 giugno 2019, sta per iniziare un dibattito sul conflitto in corso in Yemen e sulla fornitura di armamenti italiani ai Paesi in esso coinvolti.

Sin dall’inizio del conflitto una serie di Organizzazioni della società civile italiana ha sottolineato la  propria preoccupazione non solo per l’evoluzione dello stesso e le drammatiche conseguenze sulla popolazione civile, ma anche sulla fornitura di armi di produzione italiana ad alcune delle parti coinvolte nei combattimenti.

Le nostre Organizzazioni intendono rilanciare le richieste che da tempo sono state poste all’attenzione di Parlamento e Governo affinché il nostro Paese assuma un ruolo attivo di facilitazione della fine delle ostilità e non contribuisca invece alla continuazione dello stesso con forniture militari.

Mentre molti altri Paesi hanno deciso di quantomeno sospendere l’invio di armamenti (Germania, Paesi Bassi, Belgio, Norvegia, Finlandia tra tutti) l’Italia non può continuare solo ad osservare dall’esterno e passivamente l’impatto del conflitto sui civili yemeniti, ma dovrebbe al contrario avere il coraggio di scelte forti e concrete.

Le nostre Organizzazioni fanno dunque appello alle convinzioni profonde di ciascun eletto ed eletta in Parlamento affinché prenda rapidamente una posizione netta ed esplicita per sollecitare il Governo italiano, in linea con le Risoluzioni del Parlamento Europeo, a:

  • Attivare e promuovere iniziative concrete per la risoluzione diplomatica e multilaterale del conflitto in corso in Yemen. Occorre dunque che la comunità internazionale si impegni quanto prima, per un nuovo ciclo di negoziati di pace sotto l’egida delle Nazioni Unite. Auspichiamo azioni di rilievo e di vero protagonismo da parte del nostro Paese.
  • Aumentare il budget destinato a questa crisi rispetto agli anni scorsi e finanziare adeguatamente il Fondo di intervento per gli aiuti umanitari, in soccorso alla popolazione civile yemenita martoriata da una catastrofe umanitaria di vaste proporzioni;
  • Imporre (in linea con le risoluzioni del Parlamento europeo del 4 ottobre e 25 ottobre 2018 e nel rispetto della normativa nazionale (legge 185/90), del Trattato internazionale sul commercio di armamenti e della Posizione Comune dell’Unione europea sull’export di armamenti) un embargo immediato sulle armi e la sospensione delle attuali licenze di esportazione di armi a tutte le parti nel conflitto dello Yemen, in quanto è presente un chiaro rischio di gravi violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario (come testimoniano numerosi episodi di questi ultimi mesi). L’embargo dovrebbe riguardare anche tutti i tipi di armamento presenti nell’elenco comune delle attrezzature militari e delle tecnologie di uso duale dell’Unione europea al fine di garantire che nessun arma, munizione, equipaggiamento militare o tecnologia, o supporto logistico e finanziario per tali trasferimenti sia oggetto di forniture dirette o indirette alle parti in conflitto nello Yemen né possa essere di sostegno alle loro operazioni militari nello Yemen;
  • Attivare e finanziare il fondo per la riconversione dell’industria militare previsto nella stessa legge 185/90 anche sulla base di una discussione pubblica sull’impatto del complesso militare-industriale italiano sulla instabilità geopolitica (in particolare in Medio Oriente) e nella definizione della politica estera e di sicurezza dell’Italia;
  • Intraprendere iniziative verso le parti in conflitto (in particolare chi utilizza maggiormente lo strumento dei bombardamenti aerei cioè la Coalizione guidata dall’Arabia Saudita e di cui fanno parte anche altri Paesi destinatari dei sistemi d’arma italiani, come gli Emirati Arabi Uniti) affinché siano rigorosamente rispettati i divieti di bombardamento di ospedali, scuole, strutture di cura ricordando che gli ospedali e il personale medico sono esplicitamente tutelati da trattati e convenzioni dal diritto umanitario internazionale, che un attacco deliberato contro i civili e le infrastrutture civili costituisce un crimine di guerra e che gli attacchi alle scuole sono condannati dalla Safe Schools Declaration, di cui l’Italia è tra i primi firmatari. Tutte le parti in conflitto dovrebbero inoltre evitare l’utilizzo di ordigni esplosivi in aree popolate al fine di proteggere i civili nella massima misura possibile;
  • Condannare l’uso di munizioni a grappolo nel conflitto in Yemen e fare pressioni affinché anche l’Arabia Saudita ratifichi il Trattato internazionale sulle munizioni a grappolo e distrugga quelle che ancora possiede;
  • Sollecitare l’istituzione di una indagine internazionale indipendente per esaminare le possibili violazioni del diritto umanitario internazionale da parte di tutte le parti in conflitto, al fine di assicurare la giustizia, le responsabilità e il risarcimento per le vittime. Negli oltre tre anni di conflitto armato numerose sono state le segnalazioni riguardanti violazioni di diritti umani e crimini di guerra, come confermato anche nel rapporto recentemente pubblicato dal Panel of Eminent Expert delle Nazioni Unite.

Amnesty International Italia – Fondazione Finanza Etica – Movimento dei Focolari Italia – Oxfam Italia – Rete della Pace – Rete Italiana per il Disarmo – Save the Children Italia

 

Appello alla conferenza donatori crisi siriana

13 milioni di persone hanno urgente bisogno di aiuto in Siria

Campo profughi di Herjalleh a sud di Damasco_Oxfam al lavoro per portare acqua pulita a 14 mila sfollati della Ghouta orientale_credit Dania Kareh_Oxfam


Lo staff di Oxfam ha distribuito acqua potabile a 14.000 siriani a Ghouta.

13 milioni di persone hanno urgente bisogno di aiuto: all’indomani di uno dei peggiori anni dall’inizio della guerra in Siria, con altre sette organizzazioni che lavorano nel paese lanciamo un appello per sostenere la risposta umanitaria.

 Cosa sta accadendo in Siria

  • A oggi sono circa 7,3 milioni i siriani intrappolati in aree disseminate di esplosivi, esposti al rischio di attacchi e costretti a sopravvivere senza quasi nessun accesso ai servizi di base.
  • In sette anni vi sono state oltre 400 mila vittime e  quasi 12 milioni di persone hanno abbandonato le proprie case (6 milioni di sfollati interni e 5,6 milioni di rifugiati fuori dalla Siria).
  • Con l’intensificarsi della guerra portare soccorso alla popolazione è sempre più difficile e dalle parti in conflitto viene spesso negata alle organizzazioni umanitarie la possibilità di soccorrere i civili che rimangono coinvolti negli scontri. L’anno scorso sono stati autorizzati solo 47 su 172 convogli umanitari messi in campo dalle Nazioni Unite, mentre nel 2016 ne 117 su 258 (il 43%).

La Conferenza dei donatori

Il 24 e 25 aprile a Bruxelles, i donatori e i governi  si incontreranno in occasione della seconda conferenza sulla crisi siriana. Devono produrre un risultato concreto per alleviare le sofferenze di milioni di persone allo stremo. Ad oggi la risposta umanitaria ad una delle più gravi crisi degli ultimi decenni è finanziata per il 24%, mentre i bisogni della popolazione continuano ad aumentare in modo esponenziale, anche a causa dei continui attacchi a civili inermi e a infrastrutture chiave come scuole e ospedali.

In Siria oltre 13 milioni di persone hanno urgente bisogno di aiuti per poter sopravvivere.

Il nostro appello per salvare vite

Le organizzazioni che sostengono l’appello con noi sono:

CARE International, Christian Aid, Humanity and Inclusion, International Rescue Committee, Mercy Corps, Norwegian Refugee Council, Oxfam, Save the Children.

Le priorità per la comunità internazionale devono essere garantire la sicurezza dei civili e impegnarsi concretamente nello stanziamento degli aiuti; chiediamo anche un cessate il fuoco duraturo in Siria che dia  la possibilità per le organizzazioni umanitarie di lavorare in sicurezza e impedire la morte di altre persone.

Chiediamo anche un impegno maggiore sul fronte dei reinsediamenti come di altre forme di protezione umanitaria dei più vulnerabili, pari al 10% della popolazione rifugiata siriana. Ad oggi malgrado il reinsediamento venga definito come prioritario da molti governi, meno del 3% di rifugiati è giunto nelle nazioni ricche.  Gli Usa, quest’anno, ne accoglieranno solo undici.”.

Nel 2017 per ogni rifugiato siriano tornato a casa tre sono stati sfollati nuovamente.

Cosa facciamo in risposta all’emergenza siriana

Siamo al lavoro per alleviare le sofferenze del popolo siriano dall’inizio della crisi. In Siria, Libano e Giordania abbiamo già soccorso oltre 2 milioni di siriani garantendo loro acqua pulita, cibo e servizi igienico-sanitari sicuri, e contribuito a garantire un accesso sicuro in Italia a oltre mille siriani dal Libano, portando aiuto ai tanti fuggiti lungo la rotta balcanica in Serbia e Macedonia o in Grecia.

Siria: il nostro aiuto continua

Oggi è il settimo anniversario del conflitto in Siria

Dopo sette anni di guerra, la situazione in Siria è sempre più drammatica:

  • almeno 400.000 siriani sono stati uccisi;
  • più di 13 milioni hanno disperato bisogno di aiuto umanitario;
  • quasi tre milioni di persone sono intrappolate in zone assediate e difficili da raggiungere, come Ghouta orientale;
  • quasi 12 milioni di persone, più della metà della popolazione, hanno lasciato le proprie case, molti per più volte;
  • più di 5.6 milioni di rifugiati vivono nei paesi confinanti, la maggioranza in povertà estrema.

Il lavoro di Oxfam

“Forse il mio lavoro come sarta non è abbastanza per supplire a tutti i bisogni della mia famiglia, ma almeno i miei bambini avranno sempre qualcosa da mangiare, invece che soffrire la fame”

Circa due milioni di persone in Siria, oltre che rifugiati e comunità ospitanti in Giordania e Libano, hanno ricevuto acqua potabile, servizi igienici e cibo, oltre ad aiuti per avere un reddito grazie all’intervento di Oxfam.

Forse il mio lavoro come sarta non è abbastanza per supplire a tutti i bisogni della mia famiglia, ma almeno i miei bambini avranno sempre qualcosa da mangiare, invece che soffrire la fame”.

Amina, 32 anni, vive con la suocera, nuora e i suoi cinque bambini ad Al-Kesweh, vicino Damasco. Ha iniziato da poco a lavorare da casa come sarta per garantire un reddito più stabile alla famiglia. Prima della guerra, suo marito lavorava in fabbrica, ma ora è militare, e non può quindi più provvedere alla famiglia.

L’importanza di portare acqua

Un membro della squadra di Oxfam controlla la qualità dell’acqua da una fontana dove si recano le famiglie di Herjalleh a prendere l’acqua.

Herjalleh è una comunità di 30.000 persone nel sud di Damasco, dove quasi metà della popolazione è sfollata da altri villaggi.

Il rapido aumento della popolazione di Herjalleh ha messo in grande pressione sul sistema idrico locale: un decremento del livello dell’acqua in sei pozzi ha significato una disponibilità dell’acqua ogni due settimane.

L’unico modo per avere accesso all’acqua potabile era utilizzare autobotti private. Molte famiglie erano costrette a pagare 12 dollari al mese per avere l’acqua di cui avevano bisogno: famiglie costrette a scegliere tra acqua, cibo,  medicine, combustibile o altri beni essenziali, dal momento che l’entrata media nella Damasco rurale è di circa 100 dollari al mese. Solitamente è a donne e bambini che spetta l’approvvigionamento idrico, questo li rende vulnerabili a violenze e abusi.

Oxfam ha iniziato a portare l’acqua con le autobotti nei rifugi per gli sfollati e nelle abitazioni di Herjalleh, come parte di un intervento più ampio per garantire acqua potabile ai residenti e agli sfollati. Grazie a questo, le famiglie hanno ricevuto acqua per usi domestici per due mesi.

Nel periodo compreso tra metà dicembre 2017 e metà febbraio 2018 Oxfam ha garantito 250 metri cubi d’acqua potabile al giorno per 54 giorni a più di 2.000 famiglie delle abitazioni e dei rifugi collettivi di Herjalleh, come parte di un programma di emergenza, lavorando contemporaneamente per migliorare l’infrastruttura idrica.