Migranti, i centri proposti dalla Ue saranno nuovi campi di detenzione

Chiediamo la riforma del sistema di asilo a livello europeo e la riapertura dei porti italiani

La Commissione Europea ha proposto la realizzazione di nuovi “centri controllati” di sbarco per migranti e rifugiati all’interno dell’Unione Europea e tramite accordi ad hoc nei paesi extra-Ue.

Una proposta preoccupante, dal momento che questi centri controllati potrebbero diventare dei veri e propri campi di detenzione. Impostazione già fallita in Grecia, dove le persone si trovano a dover sopravvivere in condizioni disumane. (altro…)

Summit a Bruxelles sulla crisi migratoria

La riforma del Trattato di Dublino e del sistema di asilo europeo

I leader europei, riuniti oggi a Bruxelles per il summit sulla crisi migratoria, non sono riusciti a trovare un accordo per una vera riforma del sistema europeo di asilo.

Sulla riforma del Trattato di Dublino i leader europei continuano a scaricare le loro responsabilità per la tutela dei diritti umani dei migranti.

In un momento in cui sarebbe necessario dimostrare una vera leadership europea, i capi di stato europei e i governi continuano a scaricare le loro responsabilità per il controllo delle frontiere fuori dall’Unione sui paesi africani, ma Paesi come la Libia si sono già dimostrati non in grado di garantire la tutela dei diritti umani dei migranti: nelle carceri di questo paese le persone sono quotidianamente vittime di abusi e torture.

A tutto questo si aggiunge il via libera degli Stati Membri alla creazione solo su base volontaria di aree di sbarco dei migranti e di centri “controllati” chiusi, che rischiano di assomigliare a veri e propri centri di detenzione. Un altro punto che rappresenta l’ennesimo fallimento di un approccio europeo che minaccia direttamente i diritti di donne, uomini e bambini in fuga da guerre e persecuzioni nei propri paesi di origine.

Una migrazione ben gestita e un sistema di asilo europeo efficace dovrebbero andare al di là dei Paesi di primo approdo dei migranti e per questo sarebbe stato fondamentale una riforma del Trattato di Dublino nella direzione di una ridistribuzione automatica e obbligatoria dei richiedenti asilo tra i Paesi Membri.

La campagna Welcoming Europe – Per un’Europa che accoglie

Oxfam sostiene la campagna Welcoming Europe – Per un’Europa che accoglie che ha l’obiettivo di raccogliere 1 milione di firme nei prossimi 12 mesi in almeno 7 paesi membri per.

  • il cambiamento delle politiche europee sui migranti
  • la creazione di passaggi sicuri per i rifugiati
  • la protezione delle vittime di abusi, sfruttamento e violazioni dei diritti umani

Le firme saranno consegnate alla Commissione europea con la richiesta di presentare un atto legislativo di riforma in materia di immigrazione, volto a superare le difficoltà dei Governi nazionali nella gestione dei flussi migratori.

Lettera a Renzi sull’immigrazione "Promuova un’Europa dei diritti"

Profughi al confine con l’Ungheria

Dopo giorni in cui la pressione dei profughi bloccati ai confini dell’Europa sulla rotta balcanica ha provocato atti estremi e rischia di esplodere in maniera ancora più dolorosa, Oxfam – insieme alle associazioni Acli, Arci, Asgi, Caritas, Centro Astalli, Consiglio Italiano per i Rifugiati, Medu e Senza Confine – ha inviato ieri sera una lettera di appello al Presidente del Consiglio Matteo Renzi affinché, in occasione del Consiglio europeo sulla crisi migratoria del 17 e 18 marzo, si faccia promotore di una politica in grado di mettere fine alla disastrosa situazione umanitaria creatasi in Grecia e nei Balcani e di garantire il diritto alla protezione internazionale sancito dalle normative europee e dalla convenzione di Ginevra.


L’appello chiede al Premier italiano di promuovere una politica che dica basta ai respingimenti collettivi verso i paesi di origine e di transito e garantisca a tutti i migranti l’accesso a una piena e chiara informazione sulla possibilità di chiedere protezione internazionale. Le associazioni chiedono inoltre che venga data una risposta alla crisi umanitaria in Grecia garantendo la protezione delle persone in viaggio, soprattutto quella dei più vulnerabili e che si discuta concretamente sull’apertura di canali legali, sia riservati ai richiedenti protezione internazionale che alla migrazione per lavoro.


Queste azioni rappresentano per le organizzazioni promotrici dell’appello “l’unica risposta possibile per evitare che le persone seguano rotte pericolose e illegali e per smantellare le reti di trafficanti”. I negoziati in corso tra Unione europea e Turchia per il respingimento di tutti i migranti giunti sulle coste greche, vengono definiti nella lettera “una violazione senza precedenti del diritto europeo alla protezione internazionale e della Convenzione di Ginevra sulla protezione dei rifugiati”. “I principi fondanti l’Unione europea non permettono di stabilire respingimenti collettivi di tutti i migranti verso l’ultimo paese di transito né tanto meno la possibilità di rinviare tutti i richiedenti asilo verso un paese terzo considerato sicuro – sottolinea la lettera – al contrario, prevedono l’accesso alla procedura di protezione internazionale anche ai valichi di frontiera, nonché delle acque territoriali e delle zone di transito”. “Come e chi deciderà che le persone respinte sono migranti irregolari? Seguendo quali procedure e applicando quali garanzie, in una situazione al collasso come quella greca?”, si chiedono le associazioni in relazione agli accordi in discussione. Sulla parte dell’accordo che prevede che siano respinti anche i cittadini siriani, in quanto oggetto di uno scambio con altri siriani provenienti da campi profughi in Turchia, la lettera specifica come sia “inaccettabile vincolare i programmi di reinsediamento al respingimento di un pari numero di migranti irregolari, come se le persone fossero pacchi da spostare, prive di bisogni e di diritti”.


Le associazioni sottolineano inoltre come la Turchia non possa essere definita un paese sicuro secondo le norme dell’Unione europea e non riconosce ai profughi siriani la possibilità di accedere allo status di rifugiato.