Siria allo stremo dopo 8 anni di guerra

 “Dopo 8 anni di guerra, il popolo siriano ha bisogno di ricostruire la propria vita”

Alla vigilia dell’ottavo anniversario dall’inizio della crisi siriana, siamo di fronte a una delle più gravi emergenze umanitarie del secondo dopoguerra: oltre l’80% della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà, 11,7 milioni di persone in questo momento dipendono dagli aiuti umanitari per andare avanti un giorno dopo l’altro.

A Bruxelles, conferenza sulla crisi siriana in programma dal 12 al 14 marzo.

Una situazione di grande sofferenza denunciata in un nuovo report diffuso oggi da Oxfam e Danish Refugee Council (RDC), in occasione della conferenza sulla crisi siriana in programma a Bruxelles dal 12 al 14 marzo.

Tra i dati più allarmanti ne emerge uno su tutti: l’85% della popolazione (15.5 milioni di siriani su 18.2) non ha quasi nessun accesso a fonti d’acqua pulita e a servizi igienico sanitari, tra cui oltre 6 milioni di persone ormai allo stremo.

“In questo momento oltre un terzo dei siriani all’interno del Paese non ha più una casa e 2 milioni di bambini non possono studiare perché una scuola su tre è stata distrutta. Interi quartieri nelle città piccole e grandi mancano completamente di acqua corrente e servizi igienici –   ha detto Paolo Pezzati, policy advisor per le emergenze umanitarie di Oxfam Italia – Un contesto terrificante in cui bisogna intervenire al più presto per scongiurare la diffusione di malattie come il colera o il tifo”.

Nonostante i crescenti bisogni della popolazione – i governi e gli altri donatori sono riluttanti a finanziare la ricostruzione del Paese nelle aree sotto il controllo del Governo, con la conseguenza che milioni di siriani saranno costretti a dipendere dagli aiuti umanitari per un periodo indefinito.

L’appello urgente di Oxfam

Da qui l’appello urgente rivolto oggi ai Paesi donatori. “Un concreto e immediato aiuto economico da parte di Governi che si riuniranno da oggi a giovedì a Bruxelles è fondamentale per aiutare milioni di siriani, che hanno sopportato il peso di otto anni di guerra brutale, a ricostruire la propria vita.   – ha aggiunto Pezzati – L’obiettivo primario deve essere aiutare la popolazione colpita dall’emergenza ad avere di nuovo una casa, a poter rimandare i propri figli a scuola e poter garantir loro ogni giorno un pasto decente, evitando il rischio che contraggano malattie per l’uso d’acqua sporca o contaminata o per la mancanza di strutture sanitarie adeguate. Il popolo siriano deve esser messo in grado nel più breve tempo possibile di riscostruire da solo il proprio futuro. Allo stesso tempo è indispensabile che il Governo siriano consenta l’accesso alle agenzie umanitarie in tutte le aree colpite dal conflitto, dove la popolazione è allo stremo”.

 

L’impegno di Oxfam per il popolo siriano

Con la Campagna di raccolta fondi #ACQUACHESALVALAVITA Oxfam intende raggiungere oltre 100 mila persone allo stremo, portando acqua potabile e servizi igienico-sanitari alle comunità più vulnerabili in Siria, nei governatorati di Rural Damasco e Dar’a, dove metà della popolazione è sfollata e oltre 2,6 milioni di persone hanno un disperato bisogno di aiuti.

Fino al 24 marzo è possibile donare per salvare vite con SMS al 45580

Dona acqua, salva una vita

Grecia: stop alle deportazioni da chi fugge da guerre e abusi

Isola di Lesbo, Grecia - credit Pablo Tosco

Isola di Lesbo, Grecia – credit Pablo Tosco

Le deportazioni delle persone arrivate in Grecia in fuga da guerre e abusi devono aver fine: chi vuole chiedere asilo deve essere accolto degnamente, non trattenuto in centri di detenzione. L’appello arriva oggi da Oxfam, Norwegian Refugee Council e Solidarity Now, alla vigilia della visita di Papa Francesco e del Patriarca Bartolomeo prevista domani nell’isola di Lesbo.

Dal 20 marzo – data dell’accordo tra UE e Turchia sull’emergenza migranti – circa 6.300 persone sono arrivate nelle isole greche, e sono trattenute, in modo del tutto arbitrario, in veri e propri centri di detenzione. La maggioranza di loro ha fatto richiesta di asilo: tuttavia la Commissione Europea, nonostante l’impegno dello scorso 4 aprile a inviare nelle isole 1.500 funzionari e poliziotti per esaminare le richieste, non ha assicurato ancora il sostegno necessario al Greek Asylum Service, che può contare a Lesbo su appena una manciata di funzionari e operatori.

Dopo 7 giorni di pausa, la scorsa settimana sono ricominciati i rientri forzati dei migranti in Turchia.  Ad aggravare la situazione ci sono poi le “misure di emergenza” adottate dal governo greco lo scorso 3 aprile, come le interviste rapide per determinare l’ammissibilità della richiesta di asilo. Secondo queste nuove procedure, in un solo giorno si potrà decidere il futuro di una persona o stabilire se la Turchia è un paese sicuro o meno.

“Per come stanno le cose oggi, abbiamo fondati timori che molte persone – oggi trattenute in quelli che sono diventati veri e propri centri di detenzione nelle isole greche – possano essere rinviate in Turchia senza essere state informate pienamente sui loro diritti e quindi senza avere avuto nemmeno l’opportunità di chiedere asilo in Europa”, afferma Elisa Bacciotti, direttrice Campagne di Oxfam Italia “Non può essere questo il nuovo volto dell’Europa, che mette al primo posto la sicurezza delle frontiere a prezzo della deportazione di esseri umani. Ci auguriamo che Papa Francesco e il Patriarca Bartolomeo, come leader spirituali e morali, possano contribuire a richiamare l’Unione europea al rispetto dei suoi valori fondanti: il rispetto della dignità e dei diritti umani.”

“E’ scioccante vedere in che modo l’Europa stia trattando questi uomini, donne e bambini che fuggono verso il nostro continente alla ricerca di una vita migliore, lontano da guerra e persecuzioni. – afferma Jan Egeland, Secretary General del Norwegian Refugee CouncilTrattenuti in centri di detenzione sovraffollati, privati di ogni dignità e dei più elementari diritti umani, queste persone vivono in condizioni deprecabili. I leader europei hanno in mano le chiavi di questa crisi: devono immediatamente aprire i campi”.

Sbarco a Lesbo, Grecia - credit Pablo Tosco

Sbarco a Lesbo, Grecia – credit Pablo Tosco

Le associazioni umanitarie denunciano che le condizioni di vita nei centri di detenzione si stanno rapidamente deteriorando, con molte persone costrette a dormire all’aperto o in spazi angusti; non ci sono procedure di identificazione per i soggetti più vulnerabili, e rimangono in stato di detenzione  bambini, donne incinte, persone con disabilità. A Lesbo e Chio alcuni pakistani che hanno ricevuto un trattamento discriminatorio hanno minacciato di suicidarsi. Si sono già verificati episodi di violenza di notte e le donne sono particolarmente a rischio.

“L’Europa non può continuare a ignorare questa situazione disumana. – afferma Epaminondas Farmakis, Managing Director di Solidarity NowDobbiamo assicurare che queste persone possano vivere in posti aperti e sicuri per tutto il tempo che resteranno nel paese. E ancora più importante è che immediatamente si ponga fine le deportazioni verso la Turchia. A chi fugge da guerre e abusi bisogna dare la possibilità di esercitare i propri diritti, fra cui quello di asilo”.

Oxfam, Norwegian Refugee Council e Solidarity Now chiedono all’Unione europea di:

  • sospendere immediatamente i rientri forzati dalla Grecia alla Turchia;
  • aprire tutti i campi dove le persone hanno espresso l’intenzione di chiedere asilo;
  • garantire l’integrità delle procedure per la richiesta d’asilo, assicurando che le persone abbiano rapidamente accesso all’assistenza legale;
  • incrementare lo staff del Greek Asylum Service nelle isole per visionare le richieste di asilo e assicurare che le persone possano presentare la documentazione prima di qualsiasi ordine di deportazione;
  • mettere fine ad arresti e detenzioni arbitrari. La preoccupazione maggiore riguarda il crescente uso della detenzione per ingresso irregolare come strumento per limitare la libertà di movimento dei richiedenti asilo

Quinto anno del conflitto siriano: basta bombe sui civili

 

Rifugiati siriani in Libano

Il 2015 è stato l’anno più tragico dall’inizio della guerra siriana. A farne le spese i civili siriani stremati dall’inasprirsi del conflitto, dal blocco degli aiuti e dallo stato d’assedio in cui molti si trovano: sono circa 250 mila le vittime secondo le stime delle Nazioni Unite dall’inizio del conflitto – oltre 50 mila solo nel 2015 – con 12 milioni di siriani all’interno del Paese che non hanno accesso all’acqua potabile e 9 milioni costretti a vivere in condizioni insicurezza alimentare. Un contesto atroce, in cui le grandi potenze mondiali, membri permanenti del Consiglio di Sicurezza ONU – come Russia, Stati Uniti, Regno Unito e Francia (4 su 5) – non hanno risolto l’emergenza umanitaria in atto, ma al contrario hanno contribuito a esacerbare la crisi: attraverso pressioni diplomatiche inadeguate, minando le risoluzioni da loro stesse approvate, fornendo sostegno politico e militare alle diverse parti in conflitto o mediante la stessa azione militare sul territorio siriano.


Di fronte alla peggiore tragedia umanitaria dalla seconda guerra mondiale, ora però non si può più rinviare: è necessario che i leader mondiali trovino la strada per rafforzare l’unico barlume di speranza rappresentato dal fragilissimo cessate il fuoco appena raggiunto.
E’ l’appello diffuso oggi da 30 organizzazioni firmatarie tra cui Oxfam, Save the Children, Norwegian Refugee Council, Care International e organizzazioni della società civile siriana come The Syrian-American Medical Society (SAMS), Big Heart e Syria Relief and Development, attraverso il rapporto Siria: benzina sul fuoco rilanciato in Italia nel quadro della campagna #WithSyria #Adessobasta, che fotografa il caos e la frammentazione in cui è ulteriormente piombata la Siria a cinque anni dall’inizio del conflitto.


Il quadro umanitario all’indomani del peggior anno dall’inizio della crisi
Nonostante il fragile cessate il fuoco, entrato in vigore a fine febbraio, la situazione umanitaria dell’ultimo anno in Siria appare sempre più drammatica:
•    oltre 50 mila vittime, anche per effetto degli attacchi aerei dei Paesi membri del Consiglio di Sicurezza; (esclusa la Cina), che secondo le Nazioni Unite hanno portato alla morte di circa 2.300 persone solo lo scorso novembre;
•    la distruzione parziale o totale di oltre 200.000 abitazioni (con un aumento del 20% rispetto al 2014), che ha costretto oltre 1 milione di persone ad abbandonare le proprie case;
•    oltre 1,5 milioni di persone in più dipendenti dagli aiuti umanitari;
•    un aumento del 44%, rispetto al 2014, degli attacchi contro ospedali e strutture sanitarie;
•    oltre 500 mila civili costretti a vivere in zone sotto assedio, secondo le stime più recenti dell’ONU;
•    oltre 400 mila bambini che non possono andare a scuola, portando il totale ad oltre 2 milioni;
•    circa 500 mila persone costrette a vivere in aree sotto assedio (la comunità assediata più estesa è quella di Deir Ez Zor, con 200 mila persone ancora intrappolate senza alcun aiuto);
•    un blocco pressoché totale degli aiuti umanitari: le Nazioni Unite, per esempio, sono riuscite a garantire assistenza sanitaria soltanto al 3,5% della popolazione in zone assediate, mentre meno dell’1% è riuscito, nell’ultimo anno, a ricevere cibo.


Dichiarazioni
Chiediamo con forza ai leader mondiali di adoperarsi per fare rispettare il cessate il fuoco affinché questo conduca ad un accordo permanente per porre fine alle violenze e per garantire la sicurezza e la protezione dei civili in Siria. – afferma il direttore generale di Oxfam Italia, Roberto Barbieri – A tale scopo è indispensabile che il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite prenda atto delle continue violazioni del diritto internazionale umanitario perpetrate in Siria, anche da parte di alcuni  dei paesi membri, intervenendo il prima possibile per fermare il trasferimento di armi alle parti in conflitto, ribadendo la necessità di garantire in primis la protezione dei civili. In questa direzione facciamo appello anche al Governo Italiano affinché, come Stato candidato (tra i membri non permanenti) a sedere nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite dal prossimo giugno, possa assumere un ruolo chiave nel guidare le parti ad una risoluzione politica del conflitto. Siamo di fronte alla più grande crisi umanitaria dal secondo dopo guerra ad oggi, il mondo non può più girarsi dall’altra parte”.


Tutto quello che il popolo siriano ha affrontato in questi anni e sta tuttora affrontando è troppo, soprattutto nelle aree sotto assedio. E sono proprio i bambini a pagare il prezzo più alto per un’infanzia non vissuta – dichiara Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children Italia – Per questo chiediamo con forza che cessino gli attacchi su scuole, ospedali e infrastrutture civili vitali e che venga consentito immediatamente l’accesso libero e permanente agli aiuti umanitari. Inoltre ci appelliamo alla comunità internazionale affinchè si adoperi per una soluzione duratura del conflitto che da cinque anni insanguina la Siria, spingendo milioni di persone a cercare rifugio nei Paesi limitrofi e a rischiare la vita per raggiungere l’Europa


I leader mondiali devono garantire che tutte le fazioni, che loro stessi hanno contribuito ad armare, smettano di sparare. – afferma Jan Egeland, segretario generale del Norwegian Refugee Council I leader mondiali devono lavorare a un processo politico che ponga fine a questa tragedia lunga cinque anni, una macchia per l’intera umanità”.
Negli ultimi cinque anni sono morti più di 700 operatori sanitari in Siria.afferma il dottor Ahmad Tarakji, presidente di SAMSNel 2015 ci sono stati 112 attacchi a strutture sanitarie, il numero più alto dallo scoppio della guerra. Speriamo che i recenti sviluppi possano porre definitivamente fine alle vuote dichiarazioni e condanne, e consentire ai medici di fare il proprio lavoro, che è salvare vite umane”.


La campagna #WithSyria #Adessobasta
A cinque anni dall’inizio del conflitto Oxfam, al lavoro in Siria, in Libano e Giordania dall’inizio della crisi per portare aiuto a centinaia di migliaia di profughi siriani ed alle comunità ospitanti nei paesi limitrofi, ribadisce l’urgenza di un impegno immediato per garantire la protezione delle donne, degli uomini e dei bambini vittime del conflitto.
Per questo motivo ha lanciato una petizione rivolta al Governo italiano, ai leader e alle istituzioni europee e internazionali a cui è possibile aderire qui 


Da oggi fino al 16 marzo Firenze ospiterà, grazie alla collaborazione tra Oxfam e il Comune del capoluogo toscano, una serie di iniziative che avranno lo scopo di accendere l’attenzione sulla crisi siriana: dall’installazione Appesi ad un filo in piazza della Repubblica, a rappresentare la drammatica condizione di precarietà e insicurezza a cui sono costretti milioni di civili in Siria ogni giorno;  all’illuminazione  della Fontana del Nettuno di piazza della Signoria, che resterà accesa per cinque giorni, uno per ogni anno di guerra, in segno di vicinanza e solidarietà con chi è costretto a fuggire dalla guerra.


Le organizzazioni firmatarie del rapporto Benzina sul fuoco sono:

ActionAid
Alkawakibi Organisation for Human Rights
Baytna Syria
BINAA
Big Heart Foundation
Bihar Relief Organisation
CARE International
Emessa
Ghiras Alnahda
IHSAN Relief and Development
Dawlaty
UOSSM
Khayr/Watan
Human Appeal
Mercy Corps
Non c’è Pace senza Giustizia
Norwegian Refugee Council
Oxfam
People in Need
Physicians Across Continents
Save the Children
SAWA for Development Aid
SEMA
Sham Humanitarian
Social Development International
Syria Relief
Syria Relief Network
Syria Relief and Development
Syrian American Medical Society
Syrian NGO Alliance

Scarica qui
il rapporto “Siria: benzina sul fuoco”

Scarica qui la sintesi del rapporto

EMERGENZA SIRIA: milioni di vite "appese a un filo"

Petizione #adessobasta #withSyria

Dall’11 al 16 marzo Oxfam e Comune di Firenze a fianco del popolo siriano con tante iniziative:
un’illuminazione straordinaria della fontana del Nettuno in Piazza della Signoria, un’installazione artistica in Piazza della Repubblica e una raccolta di indumenti da destinare a profughi e richiedenti asilo.
Nel quadro della campagna #WithSyria #Adessobasta, l’appello per garantire la protezione dei civili siriani.


Oxfam e Comune di Firenze si stringono attorno alla popolazione siriana all’indomani del peggiore anno dall’inizio della crisi. Alla vigilia del quinto anniversario dello scoppio del conflitto in Siria, che ricorre il prossimo 15 marzo, il capoluogo toscano torna a puntare i riflettori sul dramma che ha già costretto oltre 5 milioni di persone ad abbandonare la propria casa per cercare una nuova vita, causato 250 mila vittime (di cui 50 mila solo nel 2015) e sta costringendo 12 milioni di siriani all’interno del Paese a vivere senza aver accesso all’acqua potabile e 9 milioni ad andare avanti con scarso accesso al cibo.


Un’emergenza umanitaria su cui Oxfam è al lavoro da ormai cinque anni per portare un aiuto concreto a centinaia di migliaia di persone all’interno della Siria, in Libano e in Giordania, occupandosi anche di sostenere le comunità ospitanti messe a dura prova dal forte afflusso di profughi.


Tante le iniziative, presentate questa mattina a Palazzo Vecchio dall’assessore alle relazioni e cooperazione internazionale del Comune di Firenze  Nicoletta Mantovani e dal direttore generale di Oxfam Italia Roberto Barbieri, con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sul conflitto siriano lanciando un appello al Governo italiano, ai leader e alle istituzioni europee e internazionali per un’azione concreta che garantisca la protezione dei civili martoriati dal conflitto siriano, attraverso la campagna #WithSyria #Adessobasta, a cui è possibile aderire qui


Le iniziative in programma
Per cinque giorni, uno per ogni anno dallo scoppio della crisi, dall’11 al 16 marzo, Firenze torna a fianco di Oxfam per “accendere le luci” sull’emergenza in Siria, con un’illuminazione straordinaria della fontana del Nettuno di Piazza della Signoria: un messaggio di solidarietà che dal capoluogo toscano, vuole raggiungere un intero popolo in fuga da guerra e atrocità.


Installazione “Appesi a un filo”

In programma inoltre in Piazza della Repubblica, sempre oggi 11 marzo, dalle 09:00 alle 17:00, l’installazione artistica “Appesi a un filo”: tanti indumenti appesi semplicemente ad un filo, come le vite di milioni di siriani. Un immagine evocativa per sensibilizzare la cittadinanza sulla condizione di precarietà che ogni giorno in Siria donne, uomini e bambini sono costretti a vivere.


Infine il 13 marzo, dalle 15:00 alle 20:00, si effettuerà nello spazio delle Murate una raccolta di indumenti che saranno destinati a profughi e migranti richiedenti asilo, che Oxfam sta accogliendo in Toscana.

 

 


 

Con queste iniziative vogliamo sensibilizzare l’opinione pubblica sulla tragedia che sta avvenendo in Siria.– afferma l’assessore alle relazioni e cooperazione internazionale del Comune di Firenze, Nicoletta Mantovani Il conflitto va avanti da cinque anni con esiti drammatici sulla popolazione civile, ad iniziare dai bambini. Sono stati 400.000 in più i piccoli che non sono potuti andare a scuola, solo l’anno scorso. Si tratta di una intera generazione esclusa dall’educazione con tutto quello che ne consegue per lo sviluppo di un popolo e di un paese. Come Amministrazione abbiamo voluto promuovere insieme ad Oxfam una serie di iniziative per non far calare il silenzio sulla tragedia che ogni giorno si consuma in Siria. E per chiedere ai governi un maggior impegno per far cessare il confitto. Invito quindi i fiorentini a firmare l’appello #WithSyria #Adessobasta indirizzato al governo italiano, ai leader e alle istituzioni europee e internazionali per un’azione concreta a favore della popolazione civile”.


Il 2015 è stato l’anno peggiore per la popolazione siriana dallo scoppio della crisi. E ciò è indicativo di quanto poco sia stato fatto dalla comunità internazionale per porre fine a questa tragedia e garantire la protezione della popolazione civile. – afferma Roberto Barbieri, direttore generale di Oxfam Italia Il numero delle vittime continua ad aumentare, crescono le persone che hanno bisogno di assistenza umanitaria, e in tanti continuano a fuggire dalla propria terra: tutto questo però deve finire ora. E’ per questo motivo che oggi chiediamo nuovamente alla comunità internazionale di trovare una soluzione stabile e duratura al conflitto. Le iniziative in programma a Firenze, per cui ringraziamo sentitamente tutta l’amministrazione comunale per la sensibilità dimostrata, devono diventare un megafono per portare queste richieste ai leader mondiali. Siamo di fronte alla più grande crisi umanitaria dal secondo dopo guerra ad oggi, il mondo non può più girarsi dall’altra parte”.


Il quadro umanitario all’indomani del peggior anno dall’inizio della crisi
Nonostante il fragile cessate il fuoco, entrato in vigore a fine febbraio, la situazione umanitaria dell’ultimo anno in Siria appare sempre più drammatica:
•        oltre 50 mila le vittime
•        la distruzione parziale o totale di oltre 200.000 abitazioni (con un aumento del 20% rispetto al 2014), che ha costretto oltre 1 milione di persone ad abbandonare le proprie case;
•        oltre 1,5 milioni di persone in più dipendenti dagli aiuti umanitari.
•        un aumento del 44%, rispetto al 2014, degli attacchi contro ospedali e strutture sanitarie;
•        oltre 500 mila civili costretti a vivere in zone sotto assedio, secondo le stime più recenti dell’ONU
•        oltre 400 mila bambini che non possono andare a scuola, portando il totale ad oltre 2 milioni
•           circa 500 mila persone costrette a vivere in aree sotto assedio (la comunità assediata più estesa è quella di Deir ez-Zor, con 200 mila persone ancora intrappolate senza alcun aiuto);
•        un blocco pressoché totale degli aiuti umanitari: le Nazioni Unite, per esempio, in cinque anni di conflitto sono riuscite a garantire assistenza sanitaria soltanto al 3,5% della popolazione in zone assediate, mentre meno dell’1% è riuscito a ricevere cibo.

Siria 15 marzo 2011 – 15 marzo 2016

Rifugiati siriani in Libano

A cinque anni dallo scoppio del sanguinoso conflitto in Siria, Oxfam e il Comune di Firenze chiedono un impegno concreto per la protezione dei civili e organizzano una serie di iniziative volte a sensibilizzare opinione pubblica e governi per dire “adesso basta”.


“Appesi a un filo” è la drammatica immagine individuata per rappresentare la condizione disperata dei civili siriani: centinaia di migliaia di vittime di una crisi che perdura da cinque anni e milioni di persone costrette a fuggire in cerca di un futuro.


Dall’11 al 16 marzo una serie di iniziative a Firenze all’interno della campagna “With Syria – Adesso Basta per ricordare che chi fugge non è un invasore, ma una persona in cerca di pace e sicurezza.


Si comincia venerdì 11 marzo con l’installazione “Appesi a un filo” in Piazza della Repubblica dalle 9 alle 17 per raccontare, attraverso immagini evocative, l’evolversi della crisi e chiedere con forza alla comunità internazionale di impegnarsi per garantire la protezione delle donne, degli uomini e dei bambini vittime del conflitto siriano.
Domenica 13 dalle 15 alle 20 saremo invece allo spazio delle Murate per una raccolta di indumenti da destinare ai profughi e ai richiedenti asilo ospiti dei nostri centri di accoglienza.

Dall’11 fino al 16 marzo inoltre il Comune di Firenze illuminerà di rosso la Fontana del Nettuno in Piazza della Signoria per ribadire e rilanciare il messaggio di vicinanza e solidarietà con il popolo siriano.


Non possiamo dimenticare che la guerra sta sterminando un’intera generazione di bambini. La gente muore di fame per mancanza di cibo, acqua e medicine che non vengono fatte arrivare alle città assediate. Nonostante le numerose risoluzioni dell’ONU, e alcuni tentativi di cessate il fuoco, il calvario di milioni di siriani continua.


Scarica qui la sintesi del rapporto “Siria: benzina sul fuoco” sottoscritto da Oxfam insieme ad altre ONG.


Diciamo basta, insieme. Chiedi a governi e istituzioni un impegno concreto per la protezione delle donne, degli uomini e dei bambini vittime del conflitto siriano


DONA ORA per sostenere le nostre attività a favore di chi fugge.

Crisi siriana: "Bene aumento aiuti, ma negoziati in stallo"

Accampamento in Libano

La conferenza dei paesi donatori che si è conclusa in queste ore a Londra può rappresentare un punto di svolta. – afferma il responsabile emergenze umanitarie di Oxfam Italia, Riccardo Sansone Alcuni paesi ricchi hanno promesso molte più risorse rispetto agli anni precedenti, e anche l’Italia ha annunciato lo stanziamento di 400 milioni di dollari in tre anni. Ci auguriamo che questi fondi vengano erogati rapidamente e che arrivino alle persone più vulnerabili e più colpite dal conflitto in Siria e nei paesi limitrofi”.


Consideriamo un buon segnale il fatto che per la prima volta i siriani abbiano partecipato all’evento: a quasi cinque anni dallo scoppio della crisi, il mondo deve prestare attenzione alle richieste del popolo siriano e assicurarsi che le loro voci vengano ascoltate.


Un maggiore stanziamento di fondi per gli aiuti non sarà comunque sufficiente a risolvere la crisi. – conclude Sansone – L’annuncio fatto al Summit secondo il quale i paesi confinanti con la Siria permetteranno ai rifugiati di lavorare deve essere rapidamente messo in pratica. Ed è soprattutto prioritario fermare le terribili violenze in Siria e le continue violazioni del diritto internazionale umanitario: i governi che si sono riuniti a Londra non possono ignorare lo stallo dei colloqui di pace a Ginevra, mentre il conflitto continua ininterrotto e i civili rimangono ancora sotto le bombe e sotto assedio”.

Per la Siria servono più fondi e meno bombe

Rifugiato siriano in Giordania

I donatori riuniti questa settimana a Londra per la conferenza sulla crisi siriana devono agire concretamente per garantire aiuti ai civili, avendo consapevolezza di un’emergenza umanitaria senza precedenti


I paesi ricchi che si incontreranno a Londra questa settimana devono assumere impegni concreti per alleviare la condizione di milioni di siriani intrappolati in un conflitto senza fine.
È quanto chiediamo in vista della conferenza sulla crisi siriana, Supporting Syria and the Region che si terrà il 4 febbraio nella capitale britannica.
I finanziamenti per gli aiuti umanitari offerti fino ad oggi sono stati così bassi da apparire solo simbolici. I siriani, che ancora vengono brutalmente uccisi, sono sfollati o in cerca di rifugio in paesi terzi, hanno bisogno di aiuti concreti e non certo di parole e promesse vane.


Dai dati di Fair Share, il rapporto Oxfam pubblicato oggi, emerge che solo alcune potenze mondiali sono state in prima linea per rispondere ai bisogni di assistenza umanitaria dei siriani, mentre la maggior parte dei paesi ricchi è ancora lontana da questi obiettivi: nel 2015 soltanto la metà delle risorse necessarie per assistere le persone in Siria e nei paesi vicini è stata finanziata.
Il rapporto calcola la ‘giusta quota’ di aiuti finanziari e di redistribuzione di rifugiati che ogni paese, a seconda della proprie capacità economiche, dovrebbe destinare alla crisi siriana. Paesi come la Germania, i Paesi Bassi e la Svezia continuano a donare generosamente – rispettivamente 679,2, 232,4, 77 e 702,4 milioni di dollari – mentre paesi più ricchi come Qatar, Arabia Saudita e Stati Uniti hanno contribuito solo parzialmente; Australia, Francia e Russia, sempre più coinvolti nel conflitto, non stanno contribuendo finanziariamente quanto dovrebbero. Anche l’Italia è lontana da quanto sarebbe richiesto: si è impegnata nel 2015 a finanziare 100 milioni di dollari, una cifra modesta rispetto a quanto il nostro paese può fare, anche considerando il ruolo che vuole avere nel Medio Oriente. Seppure ci siano stati sforzi negli ultimi tempi per aumentare la quota destinata a cooperazione e aiuto umanitario, l’Italia dovrebbe fare molto di più per garantire il supporto finanziario necessario alle organizzazioni umanitarie che cercano di far fronte all’emergenza in Siria.


È un’emergenza ormai al suo quinto anniversario e i civili pagano il prezzo più alto: metà della popolazione Siriana (22 milioni prima del conflitto) è rifugiata o sfollata, e più di 13 milioni di persone hanno bisogno oggi di assistenza umanitaria immediata, pari al numero degli abitanti di Toscana e Lombardia messi insieme.
Oxfam chiede con forza che la conferenza di Londra sia davvero un momento di cambiamento. – afferma il nostro responsabile emergenze umanitarie, Riccardo Sansone –  Nonostante le ondate di sostegno popolare che i siriani hanno ricevuto nel corso del 2015 in seguito ai numerosi naufragi avvenuti sulle coste europee, i leader dei paesi più ricchi hanno fatto poco fino ad ora. Chiediamo che i governi europei si impegnino a garantire ai siriani viaggi sicuri verso il nostro continente e per vie legali, senza che siano ingiustamente esposti ad ulteriori pericoli e abusi.


I siriani che si sono rifugiati nei paesi limitrofi devono trovare le condizioni per poter lavorare, mantenere le proprie famiglie, vivere in sicurezza. Ai civili che vivono intrappolati in Siria bisogna garantire protezione, accelerando una risoluzione della crisi.
Senza prospettive di tornare a casa, i rifugiati vivono in una trappola mortale – prosegue Sansone – Non ricevono sufficienti aiuti, non possono lavorare, non hanno validi permessi di residenza. Impossibile in queste condizioni potersi mantenere; tutti si indebitano per pagare cibo e affitto. L’emergenza è tale che le famiglie rinunciano a pasti regolari e ritirano i propri figli dalla scuola per mandarli a lavorare. I donatori a Londra devono invertire la rotta e agire concretamente per intervenire in un’emergenza umanitaria gravissima”.


Il perpetuarsi del conflitto e delle violenze, gli ostacoli burocratici rendono inoltre impossibile raggiungere la popolazione civile con gli aiuti necessari. La conferenza di Londra sia anche l’occasione per imporre l’immediato cessate il fuoco su tutti i fronti, mettere in primo piano i bisogni di milioni in stato di grave bisogno.

EMERGENZA SIRIA: Appello delle organizzazioni umanitarie per i Siriani sotto assedio

Profughi Siriani

Appello delle organizzazioni umanitarie: i convogli di aiuti una tantum non salveranno i Siriani alla fame

Le organizzazioni umanitarie internazionali che lavorano in Siria hanno espresso sollievo per l’ingresso – finalmente consentito –  a Madaya, dove molte persone stanno morendo di fame, di un convoglio di aiuti alimentari e altri beni di prima necessità. Oggi gli aiuti sono stati consegnati anche in altre zone assediate, tra cui  Fua’a e Kefraya. Le ONG avvertono in ogni caso che solo la completa fine di questi assedi e l’ottenimento di garanzie sulle consegne degli aiuti insieme alla fornitura di servizi umanitari potrà alleviare le crisi in queste aree.


E’ stato stimato che circa 42.000 abitanti di Madaya sono sotto assedio, e hanno accesso limitato a beni di prima necessità. I prezzi delle derrate alimentari aumentano vertiginosamente ogni giorno.  La consegna di oggi fornirà cibo per massimo un mese, secondo le stime delle Nazioni Unite, ma le organizzazioni umanitarie avvertono che una consegna una tantum come questa sarà insufficiente, tenuto conto degli sconvolgenti livelli attuali di malnutrizione rilevati. I medici in città dicono che l’apporto nutrizionale medio della popolazione è sceso allo 0,5% di quanto sarebbe necessario, e le locali organizzazioni di aiuti riferiscono che più di 50 persone sono già morte di fame o per mancanza di cure mediche. I civili non hanno ancora il permesso di muoversi dentro o fuori le zone assediate: persone hanno raccontato che a Madayaalmeno in otto sono morti mentre cercavano di contrabbandare cibo all’interno. L’ultimo ospedale funzionante della città deve fronteggiare gravi carenze di forniture mediche con dozzine di pazienti lasciati al proprio destino.


Madaya è una delle quindici aree sotto assedio in tutta la Siria: gli abitanti non hanno possibilità di lasciare la zona e gli operatori umanitari non riescono a portare cibo, medicine, carburante e altri beni essenziali.  Otto ONG, tra cui Oxfam,  fanno quindi appello a tutte le parti in conflitto perché l’assedio di aree abitate da civili finisca e sia assicurato un canale umanitario permanente, oltre al rispetto delle varie risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. In questo momento, più di 4,5 milioni di persone in Siria vivono in zone assediate o difficili da raggiungere, persone che hanno disperato bisogno di assistenza e protezione, la cui situazione continua a peggiorare.


CARE International, Handicap International, International Rescue Committee, Norwegian Refugee Council, Oxfam, Save the Children, Syria Relief and Development, World Vision

Appello per un New Deal per affrontare la crisi siriana

Rifugiati siriani in Giordania

Forum su crisi siriana in Giordania, 8-9 novembre
NEW DEAL PER I RIFUGIATI SIRIANI


Appello di Oxfam e altre sei agenzie alla comunità internazionale: un piano di aiuti per regolarizzare e dare lavoro a milioni di rifugiati siriani nei paesi ospitanti.


In Libano oltre 700 mila i siriani “irregolari”, circa 630 mila in Giordania, costretti fuori dai campi ufficiali.


Il lavoro di Oxfam per la risposta all’emergenza:

Serve un New Deal per affrontare la più grave emergenza umanitaria dalla fine della seconda guerra mondiale. E’ l’appello lanciato oggi alla comunità internazionale da Oxfam e altre sei agenzie umanitarie con un nuovo rapporto, diffuso in occasione del Resilience Development Forum sulla crisi siriana organizzato dalle Nazioni Unite, che si chiuderà oggi in Giordania. Di fronte ad una crisi senza fine, in cui oltre 4 milioni di siriani non sanno quando torneranno a casa, è quindi prioritario che venga definito con la massima urgenza un piano di lungo periodo, che garantisca maggiori investimenti e aiuti nei paesi vicini alla Siria, ormai al collasso, permettendo ai rifugiati siriani di lavorare e di poter vivere in modo legale.


Milioni di rifugiati intrappolati in un “limbo” tra legalità e illegalità
La maggior parte dei rifugiati che si trovano nei paesi vicini alla Siria, sono costretti a vivere in una condizione al confine tra legalità e illegalità: senza un lavoro e documenti in regola, a causa delle restrizioni imposte dai Paesi ospitanti, vivono con la costante paura di essere arrestati, detenuti e deportati. In questo contesto, mentre gli aiuti umanitari continuano a diminuire, un numero crescente di profughi rischia ogni giorno di precipitare in una spirale di debiti e miseria.


A oltre quattro anni dallo scoppio del conflitto, – afferma Winnie Byanyima, direttrice generale di Oxfam International, –  moltissimi rifugiati siriani sono ancora costretti a vivere ad un livello di mera sussistenza, facendo affidamento quasi esclusivamente sugli aiuti umanitari e spesso non sapendo come e da dove arriverà il prossimo pasto”.
Una condizione senza via di uscita, che riduce ogni possibilità di tornare ad una vita normale. “E’ un paradosso, la gran parte dei rifugiati che incontriamo ogni giorno vuole lavorare ma non può farlo e si ritrova nella condizione di non avere mezzi per pagare un affitto e mantenere la propria famiglia dignitosamente. – aggiunge Riccardo Sansone, responsabile emergenze umanitarie di Oxfam Italia Bisogna generare nuovi posti di lavoro per le centinala di migliaia di persone che vivono oggi di elemosina e assistenzialismo nei paesi ospitanti: un vero new deal di cui beneficerebbero anche i milioni di cittadini giordani, libanesi, turchi e iracheni che, come i rifugiati, stanno fronteggiando la crisi”.


In Libano e Giordania centinaia di migliaia di rifugiati senza lavoro e servizi
Circa il 70% dei profughi siriani in Libano non ha i documenti per risiedere legalmente nel paese e quindi per lavorare. Un condizione simile investe anche 630 mila rifugiati in Giordania, costretti a vivere al di fuori dei campi ufficiali, e quindi con enormi difficoltà di accesso ai servizi educativi e sanitari. E’ perciò prioritario che i donatori internazionali mettano in condizione i paesi vicini alla Siria di introdurre misure che consentano ai rifugiati di lavorare regolarmente, senza per questo correre il rischio di essere arrestati. “Le loro condizioni di vita peggiorano di giorno in giorno, – aggiunge il segretario generale del Norwegian Refugee Council, Jan Egeland moltissimi ormai scelgono di tornare nelle zone di guerra da cui erano scappati o di rischiare la vita per raggiungere l’Europa”.


Una situazione che sta compromettendo inevitabilmente anche il futuro di centinaia di migliaia di giovani siriani. “Continuando così, rischiamo di perdere un’intera generazione di giovani siriani, la stessa generazione che dovrà ricostruire il paese quando il conflitto sarà concluso. – dice Misty Buswell, Regional Advocacy Director di Save the Children Con i genitori che non possono lavorare e portare a casa uno stipendio, sempre più bambini finiscono per cercarsi un’occupazione. Centinaia di migliaia di ragazzi stanno perdendo anni di scuola perché i sistemi scolastici dei paesi confinanti sono letteralmente al collasso.
Secondo le organizzazioni promotrici dell’appello però, anche con i giusti investimenti e interventi in sostegno dei paesi dell’area, resta una quota di rifugiati più vulnerabili, almeno il 10%, che devono essere reinsediati al di fuori della regione al confine con la Siria. I paesi ricchi al momento però hanno concesso accoglienza a meno del 3% dei rifugiati, con tempi di attesa ancora troppo lunghi.
Le organizzazioni firmatarie dell’appello: Oxfam, Care, Danish Refugee Council, International Rescue Committee, Norwegian Refugee Council, Save the Children, World Vision International.


LA CONDIZIONI DEI RIFUGIATI NEI PAESI VICINI ALLA SIRIA

Il Libano ospita già oltre un milione di rifugiati, il 30% della popolazione del paese, inclusi circa 500 mila bambini in età scolare. In questo contesto, dallo scorso gennaio il Libano ha di fatto chiuso le frontiere. Al momento, per ottenere i documenti necessari a risiedere legalmente nel paese, i profughi devono firmare un impegno a non lavorare o trovare un cittadino libanese che li sponsorizzi. Centinaia di migliaia di rifugiati si trovano così a dover scegliere tra una vita legale fatta di disoccupazione e sostanziale miseria e una illegale fatta di lavoro clandestino.


In Giordania più dell’83% dei i rifugiati siriani, circa 630mila, vive fuori dai campi. Circa il 48% dei rifugiati non sono ufficialmente registrati con enormi difficoltà di accesso ai servizi e all’assistenza umanitaria e di registrare nascite, decessi o matrimoni. Il 99% dei profughi che non riesce a trovare un’occupazione è perciò costretto a lavorare in nero, spesso con stipendi bassissimi.


In Turchia, che ospita circa 2 milioni di rifugiati siriani, alcune città hanno visto raddoppiare la propria popolazione. Qui, i profughi riescono ad accedere a servizi essenziali nei luoghi in cui arrivano, ma, se non per ricongiungimenti familiari o per ragioni mediche, sono spesso impossibilitati a spostarsi nelle regioni urbane dove ci sono più posti di lavoro. Nel paese circa 600mila rifugiati siriani non sono ancora registrati e non hanno ufficialmente accesso ai servizi pubblici. Non potendo lavorare legalmente, la maggior parte di loro cade nella rete dell’economia informale, spesso in condizioni di sfruttamento.


Nella regione curda dell’Iraq, i rifugiati che vivono nei campi ufficiali possono ottenere permessi di residenza che consentono loro di lavorare e accedere ai servizi essenziali: rimangono comunque molte difficoltà per i profughi costretti a vivere al di fuori dei campi. Al contrario, nel resto dell’Iraq, i rifugiati accolti nei campi non possono lavorare.


In Egitto ci sono circa 130 mila rifugiati siriani registrati, sebbene il Governo stimi che siano più del doppio nell’intero paese. Di questi, solo una piccola frazione è riuscita a ottenere un permesso di lavoro, a causa del lungo e costoso procedimento di richiesta e delle quote che limitano il numero di lavoratori non egiziani.

Emergenza Siria: superati i 4 milioni di profughi secondo l’UNHCR

Emergenza Siria: rifugiati in un campo profughi

Oxfam: “Negli ultimi 10 mesi un nuovo profugo ogni 27 secondi, urgenti maggiori aiuti per i paesi ospitanti ormai al collasso”.


L’associazione umanitaria lancia un appello alla comunità internazionale per lo stanziamento di 8,4 miliardi di dollari per far fronte all’emergenza, investendo nella fornitura di servizi sanitari e scolastici per i rifugiati siriani


“Un destino peggiore della morte”. Ecco come alcuni dei 4 milioni di rifugiati siriani, accolti nei paesi vicini, descrivono il dramma che hanno vissuto nel veder crollare la propria casa sotto i colpi di mortaio e delle barrel bomb che stanno insanguinando la Siria da ormai oltre 4 anni. Un conflitto che solo negli ultimi 8 mesi ha costretto ogni 27 secondi un siriano a lasciarsi tutto alle spalle, abbandonando un’intera vita andata letteralmente in pezzi. Dalla fine dello scorso agosto sono stati registrati infatti oltre 3.100 nuovi profughi ogni giorno: uomini vecchi, donne e bambini che non hanno più niente. Persone in fuga da atrocità e violenza che, ad esempio, hanno portato la popolazione di Libano e Giordania e a crescere rispettivamente del 25 e del 10 per cento dal 2011.


In seguito all’annuncio odierno dell’UNHCR sul superamento della quota di 4 milioni di profughi siriani, Oxfam lancia un appello alla comunità internazionale perché si faccia fronte al più presto  ai bisogni crescenti di un “intero popolo” in fuga dal conflitto data soprattutto la pressione demografica che sta portando al collasso i paesi ospitanti.


E’ necessario che la comunità internazionale porti a 8,4 miliardi di dollari gli stanziamenti per soccorrere i profughi. – afferma il responsabile emergenze umanitarie di Oxfam Italia, Riccardo Sansone –  E’ di fatto la misura minima d’intervento per garantire l’erogazione di servizi sanitari e scolastici nei paesi vicini alla Siria, che si stanno accollando gran parte dell’accoglienza degli oltre quattro milioni di rifugiati. Un impegno inferiore significherebbe abbandonare al suo destino il popolo siriano e le comunità, spesso molto povere, che accolgono i rifugiati “.


Di fronte un quadro umanitario in continuo peggioramento denunciato da Oxfam, insieme alle organizzazioni umanitarie che sostengono la campagna #WithSyria, in occasione del quarto anniversario dall’inizio del confitto, lo scorso marzo. Una crisi che appare sempre più fuori controllo e che, solo nell’ultimo anno, ha provocato decine di migliaia di vittime. Intanto, chi non è riuscito a fuggire dalla Siria, sta rischiando la vita ogni giorno: sono sempre di più le persone che attualmente vivono in zone e città sotto assedio all’interno del paese. Sullo sfondo, tantissimi abitanti stanno rimanendo senza cibo e acqua, a causa dei gravissimi danni causati dalla guerra ad un terzo delle infrastrutture idriche, con una conseguente riduzione della fornitura d’acqua del 50% rispetto al 2011. A questo drammatico quadro generale si aggiungono i casi di abuso, rapimenti e violenza su donne e minori, che sono diventati una vera e propria arma di guerra. A causa del conflitto in corso, solo nel 2014, si sono verificati all’interno della Siria 12.000 casi documentati di gravi violazioni dei diritti umani nei confronti dei bambini, con un quarto delle scuole, oltre 4 mila, che sono state distrutte dagli attacchi o destinate ad altri scopi.


Il numero dei profughi in fuga da quella che il segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon ha definito la peggiore crisi umanitaria dei nostri tempi, è aumentato esponenzialmente davanti ai nostri occhi. – aggiunge Sansone – La maggior parte di loro è fuggita portando con se solo vestiti che aveva indosso, mentre milioni di persone sono ancora intrappolate in zone di guerra, dal momento che i paesi vicini hanno posto restrizioni ai propri confini a causa della drammatica escalation della crisi. Dal canto suo, la comunità internazionale ha risposto con aiuti inadeguati, limitando le disponibilità per l’accoglienza dei profughi più vulnerabili e non impegnandosi in maniera decisa a portare le parti in conflitto al tavolo dei negoziati. Se vogliamo evitare che altri milioni di siriani siano costretti ad abbandonare la propria casa, restituendo la speranza ad un’intera generazione di giovani siriani, tutto questo deve cambiare adesso”.


Il lavoro di Oxfam Italia per le vittime della crisi siriana
Dall’inizio della crisi siriana, Oxfam ha prestato soccorso fino ad oggi a oltre 1.3 milioni di persone. Solo nell’ultimo anno tra i territori della Giordania e del Libano, i paesi che stanno accogliendo il maggior numero di rifugiati siriani, sono state raggiunte circa 500.000 persone fornendo loro acqua pulita, buoni spesa, contributi per l’affitto e forniture di generi di conforto utili per il freddo come coperte e stufe o kit igienici in estate. Sono state inoltre costruite docce e bagni nei campi profughi, negli insediamenti informali, nel deserto lungo le via di fuga ed infine riparati o costruiti nuovi servizi igienici nelle zone delle città dove i rifugiati hanno trovato alloggio. L’azione di Oxfam si è inoltre spinta all’interno del territorio siriano, dove un milione di persone hanno avuto accesso all’acqua grazie agli interventi svolti ed in corso di riparazione degli acquedotti e di pozzi e ripristino del sistema idrico. Oxfam inoltre fa pressione perché si arrivi al cessate il fuoco, perché vi sia la possibilità di ingresso in sicurezza di operatori umanitari sul territorio siriano e il blocco delle forniture di armi verso le parti in conflitto.

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