Contro le disuguaglianze occorre passare dalle parole ai fatti

Chiediamo misure efficaci e coordinate di contrasto alle disuguaglianze

Denunciamo elevate disparità economiche e sociali

Il contrasto alle disuguaglianze, figura tra gli ambiti prioritari di lavoro della Presidenza francese del G7 di Biarritz del 24-26 agosto, ma, alla vigilia del summit, il rischio che il tema rimanga confinato a mere dichiarazioni di intenti, non tradotte in azioni concrete, appare elevato.

Nel 2017 il meritorio lavoro della Presidenza italiana ha portato alla stesura di un “compendio di buone politiche” di contrasto ai divari socio-economici, il Manifesto di Bari per la Crescita Inclusiva, senza però ispirare una vera e propria road map del G7, contro le disuguaglianze.

Per questo motivo, il richiamo di Oxfam, contenuto in un nuovo rapporto “The G7’s Deadly Sins” pubblicato oggi, fa leva sulle responsabilità che i Paesi del G7 stanno avendo nell’alimentare la crisi della disuguaglianza su scala nazionale e globale.  

Le elevate disparità economiche e sociali, cresciute significativamente negli ultimi trent’anni in molti Paesi del mondo, costituiscono tristemente uno dei tratti distintivi ed allarmanti del nostro tempo. Si tratta di un fenomeno profondamente nocivo per le nostre società, che mina le prospettive di uno sviluppo duraturo e sostenibile, ostacola la mobilità inter-generazionale, indebolisce il grado di coesione sociale.

La crisi politica che stiamo attraversando in Italia ci pone con ancora più drammaticità di fronte a questo scenario. L’inazione o un’azione parziale e inefficace dei governi rischia di accentuare ulteriormente la crisi della disuguaglianza nei Paesi del G7, con ricadute drammatiche sui contesti più vulnerabili del globo.

I Paesi del G7 stanno alimentando la disuguaglianza invece di contrastarla in vari ambiti:

  • la riduzione del grado di progressività dei sistemi fiscali nazionali
  • un carico fiscale eccessivo sul lavoro e sui consumi
  • un’inefficace azione di contrasto agli abusi fiscali
  • l’agguerrita corsa al ribasso in materia di fiscalità d’impresa
  • investimenti insufficienti o inadeguati nei servizi pubblici
  • l’erosione dei diritti dei lavoratori e la precarizzazione del lavoro
  • un sostegno limitato a modelli d’impresa non orientati all’esclusiva massimizzazione dei profitti per gli azionisti
  • ritardi o impegni disattesi nell’aiuto ai Paesi più poveri
  • la promozione a singhiozzo di misure per la parità di genere.

Una denuncia, rivolta a tutti i Paesi G7 che, seppur in modo differenziato, evidenzia quindi una loro scarsa propensione a supportare misure orientate alla giustizia sociale e a creare società più dinamiche, eque e mobili.

Al 20% dei lavoratori più poveri solo il 5% del reddito da lavoro

Nel 2017, in media nei Paesi del G7, la quota del reddito da lavoro complessivo detenuta dal 20% dei lavoratori con le retribuzioni più basse si è attestata al 5%, mentre quella del 20% dei lavoratori con le retribuzioni più alte era di circa il 45%. Un divario che sta continuando a crescere dal 2004 soprattutto in Gran Bretagna e Italia, risparmiando solo Canada e Giappone. 

L’insostenibile concentrazione della ricchezza

La forte concentrazione della ricchezza netta al vertice della piramide distributiva vede in prima posizione gli USA – dove la metà più povera della popolazione deteneva a giugno 2018 circa l’1% della ricchezza complessiva del Paese, mentre il top-10% circa il 76% – fino ad arrivare al Giappone dove il 50% più povero dei cittadini deteneva circa il 10% della ricchezza e il top-10% era titolare del 49% del wealth stock nazionale.

In posizione intermedia l’Italia: a giugno dell’anno scorso la metà più povera dei nostri connazionali possedeva circa l’8% della ricchezza complessiva del Paese, mentre il 10% più abbiente, circa il 56%.

Il gap di genere nel lavoro: 1 donna su 3 in Italia ha un’occupazione part-time

Sul mercato del lavoro ancora oggi le prime ad essere colpite dalle più gravi disparità sono le donne sia per le differenze salariali, che per mansioni svolte e tipologie di contratti applicati. Basti pensare che in Italia, ad esempio, il 33% delle donne occupate ha un lavoro part-time, un dato che scende al 9% per gli uomini. Un divario riscontrabile in tutti i Paesi del G7, ancor più accentuato per il part-time involontario, riconducibile in parte alla carenza di politiche di sostegno adeguate all’occupazione femminile stabile, a fronte del lavoro di cura gratuito di cui le donne si fanno maggiormente carico.

Bloccata la mobilità intergenerazionale

I paesi del G7 hanno inoltre una bassa mobilità intergenerazionale: in Francia e Germania sono oggi necessarie sei generazioni – più di 150 anni – affinché i figli delle famiglie più povere possano raggiungere il reddito medio nel loro paese; cinque generazioni in Italia, Regno Unito e Stati Uniti; quattro in Canada e Giappone. Elevati livelli di disuguaglianza sono associati alle difficoltà per le giovani generazioni di sperimentare livelli di benessere superiori alle generazioni precedenti. I giovani ne sono consapevoli: un sondaggio commissionato da Oxfam nel 2018 ha rivelato come due giovani italiani su tre tra i 18 e i 34 anni ritengono di non poter aspirare a condizioni di vita migliori dei propri genitori.

L’appello ai leader del G7

Ai Governi del G7 chiediamo di passare dalla retorica ai fatti, attribuendo la massima priorità d’azione alla riduzione dei divari socio-economici nelle politiche di governo. Auspichiamo che il superamento della crisi politica possa dare vita ad un Governo realmente capace di dare risposte efficaci per il contrasto alla disuguaglianza che attanaglia anche il nostro Paese. 

Chiediamo di:

  • rafforzare l’efficacia, l’equità e la portata redistributiva dei sistemi fiscali e dei trasferimenti sociali;
  • contrastare gli abusi fiscali;
  • investire maggiori risorse nel miglioramento dei servizi pubblici come sanità e istruzione;
  • ampliare le tutele e i diritti di chi lavora;
  • incentivare le imprese ad assumere i più alti standard di responsabilità sociale, di governance fiscale ed ambientale.

Senza dimenticare i nostri impegni, oggi disattesi, di solidarietà internazionale. Un punto su cui è necessario incrementare la quantità e migliorare la qualità degli aiuti ai paesi in via di sviluppo, in settori capaci di ridurre povertà e disuguaglianze e di mitigare l’impatto del cambiamento climatico, nei contesti più vulnerabili del pianeta.

Convegno: I diritti nell’epoca delle grandi disuguaglianze

I diritti nell’epoca delle grandi disuguaglianze

Le crescenti disuguaglianze economiche, sociali e di genere, nel godimento dei diritti nel mondo del lavoro, sono uno dei temi centrali della nostra epoca. Disuguaglianze che generano un freno allo sradicamento della povertà e ad una crescita economica condivisa, in grado di colpire trasversalmente sempre di più tutti i livelli della società, territori, paesi ricchi e poveri, inasprendo rabbia e tensione sociale. In altre parole, in un mondo di risorse limitate, rappresentano il vero ostacolo verso il raggiungimento di un modello di sviluppo sostenibile nel medio e lungo periodo, così come definito dalle Nazioni Unite. Parte da qui l’analisi e il confronto che sarà al centro del convegno, che si inserisce all’interno del Festival dello Sviluppo Sostenibile, promosso dall’ASviS, e del progetto AICS “New Business for Good”.

PROGRAMMA

10.30 / Saluti e Apertura dei lavori

Roberto Barbieri, Direttore di Oxfam Italia e Nanni Delbecchi, giornalista e scrittore: ricordo di Alessandra Appiano.

10.45 / CONTRIBUTI

Modera la giornalista Irene Benassi

Dialogano:
• Sabina Siniscalchi, Presidente Oxfam Italia
• Enrico Giovannini, Portavoce ASviS
• Don Andrea Bigalli, Coordinatore Libera Toscana
• Roberto Natale, Titolare Responsabilità Sociale RAI
• Gianna Fracassi, Vice Segretario Generale CGIL

12.00 / Dibattito

Intervengono:
Ugo Biggeri (Banca Etica), Guido De Togni (Funky Tomato)

 

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G7 Finanze: buoni propositi, nessun impegno

Il G7 Finanze di Bari si è appena chiuso, e purtroppo, oltre alle dichiarazioni di intenti non vi è un piano d’azione concreto e politiche misurabili per la lotta contro le disuguaglianze. In particolare, non vi è un impegno condiviso di porre fine alla corsa globale al ribasso in materia di fiscalità.

In particolare:

Riduzione delle disuguaglianze

Oggi 7 cittadini su 10 nel mondo vivono in un Paese in cui la disuguaglianza economica è sensibilmente aumentata negli ultimi 30 anni.

La Presidenza italiana del G7 aveva inserito tra le priorità dell’agenda il tema della riduzione delle disuguaglianze: il summit non ha però prodotto un piano d’azione concreto e misurabile.

Riforma del sistema fiscale

Il G7 ha effettuato progressi nella cooperazione sul contrasto a crimini fiscali e finanziari e rinnovato l’impegno sul fronte anti-corruzione, ma mancano impegni concreti –  più volte chiesti dalla società civile –  per riformare l’attuale sistema fiscale globale e combattere pratiche di abuso.

Il finanziamento di politiche di riduzione delle disuguaglianze richiede infatti sistemi fiscali nazionali con una maggiore portata redistributiva e misure ambiziose di contrasto all’evasione ed elusione fiscale, che possano mobilitare maggiormente le risorse domestiche.

Lotta alla povertà in Italia

In Italia 1 persona su 4 oggi è a rischio povertà e 4,6 milioni di persone vivono già in povertà assoluta. Il nostro paese può e deve fare di più in questa direzione con politiche più inclusive in grado di offrire un sostegno concreto. E proprio per affrontare quella che sta divenendo una situazione sempre più preoccupante abbiamo lanciato la campagna Un pezzo alla volta con l’obiettivo di sostenere oltre 25 mila persone nelle periferie di Torino, Firenze, Arezzo e Catania per offrire sostegno e riscatto a quanti si trovano in situazioni di fragilità economica e sociale. Fino al 15 maggio si può contribuire con un SMS al 45528.

Lotta alla povertà nel mondo

Le discussioni a Bari hanno riguardato il contrasto alla disuguaglianza solo nei Paesi del G7, trascurando i contesti più vulnerabili dei Paesi in via di sviluppo dove le disparità impediscono a milioni di persone di affrancarsi dalla trappola della povertà. Le politiche di cooperazione internazionale, l’aiuto pubblico allo sviluppo, sono ancora le grandi assenti di questo summit. Di questo passo l’obiettivo di eliminare la povertà estrema entro il 2030 –  così come definito dalla Nazioni Unite – difficilmente potrà essere raggiunto.

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