Progetto Provide

La violenza di genere

Secondo l’Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), la violenza di genere è definita come “violenza diretta contro una persona sulla base del genere o del sesso“.

Sebbene uomini e ragazzi possano anche subire violenze sessuali, la maggior parte delle vittime sono donne e ragazze, che tendono ad essere le più vulnerabili e ad essere soggette a rapporti di potere ineguali.

L’attuale movimento di migrazione forzata verso l’Europa ha creato molteplici forme di vulnerabilità e insicurezza per le donne, i minori e le persone vulnerabili rifugiate e richiedenti asilo, incluse varie forme di violenza sessuale e di genere.

Le donne migranti, e in particolare le donne richiedenti asilo e rifugiate, sono vittime di violenze nel Paese d’origine, durante il loro viaggio e all’arrivo nel paese di destinazione.

La presenza di donne, minori e uomini rifugiati che hanno vissuto una storia traumatica di tratta di esseri umani, tortura e detenzione, richiede al personale dei centri di accoglienza ed ai servizi preposti alla tutela delle vittime delle competenze specifiche per un percorso di identificazione dei casi e di riabilitazione efficace.

Contrasto alla violenza di prossimità e di genere

Contrasto alla violenza di genereIl progetto PROVIDE ha come obiettivo il contrasto alla violenza di prossimità e di genere rivolto a richiedenti asilo e rifugiati (donne, uomini, minori, LGBT ed anziani) accolti in Europa.

Le organizzazioni, le Istituzioni e le Università coinvolte sono impegnate in una ricerca internazionale volta alla creazione di un protocollo sperimentale per l’identificazione, la presa in carico e la tutela delle vittime di violenza di prossimità nel contesto delle migrazioni forzate.

Al termine della ricerca per l’individuazione di buone pratiche di prevenzione e presa in carico delle vittime di violenza, che coinvolge centri di accoglienza, ospedali, centri anti-violenza, enti anti-tratta e Istituzioni pubbliche che si occupano di richiedenti asilo e rifugiati,  è stata prevista una formazione specialistica per rafforzare le competenze professionali del personale che lavora con il gruppo target.

Corso di formazione

Il corso “Identificazione e presa in carico delle vittime di violenza di genere e di prossimità nel contesto delle migrazioni forzate” ha come obiettivo l’identificazione delle vittime e la loro presa in carico attraverso la formazione specializzata pratica e teorica degli operatori dell’accoglienza, delle Istituzioni e dei servizi rivolti a richiedenti asilo e rifugiati.

La formazione si svolgerà a Firenze, Palermo, Parigi e Jaen nei mesi di gennaio e febbraio 2019 adattandosi ai contesti specifici di intervento.

La formazione è gratuita ed è finanziata dalla Commissione Europea nell’ambito del progetto Provide, fondi DG Justice REC (grant Agreement n. 776957).

Info e modalità di iscrizione per Firenze

Il programma di Firenze è promosso da Oxfam Italia Intercultura in collaborazione con il Centro di Salute Globale e la Società Italiana di Medicina delle Migrazioni.

Partner di progetto

  • Università Degli Studi di Palermo – Ente Capo fila
  • Universidad de Jaén
  • Fondazione ISMU: Iniziative e Studi Sulla Multietnicità
  • ASEIS: Asociación por el Empleo y la Integración Social
  • Agencia Sanitaria Alto Guadalquivir
  • Cooperativa Sociale Badia Grande
  • Samusocial International
  • Telefono Donna

Progetto WEMIN

Accanto alle donne migranti e rifugiate in Europa

Accanto alle donne migranti e rifugiate in EuropaWEMIN è un progetto di 2 anni che mira a sviluppare e realizzare un modello innovativo di integrazione per donne migranti e rifugiate di tutte le età nelle comunità coinvolte.

Consentirà alle donne migranti e rifugiate di migliorare la propria posizione e di avere un ruolo attivo nelle loro comunità, diventando a propria volta dei moltiplicatori di competenze sociali all’interno delle loro famiglie e dei contesti locali.

Promuovendo una stretta interazione tra le donne della società ospitante e le comunità migranti, verranno affrontati gli stereotipi che entrambe le parti hanno, sfidando le narrative esistenti sulla migrazione e rafforzando le capacità di interazione, comunicazione e inclusione delle comunità coinvolte.

Le attività di formazione

Le attività di formazione sono strutturate per garantire la partecipazione delle donne migranti e rifugiate al fine di migliorare le loro competenze di comunicazione e la loro sicurezza di movimento e interazione nella società ospitante.

È risultato importante come la formazione debba essere connessa alla vita quotidiana delle donne, in modo che possano immediatamente vedere il valore delle abilità e delle competenze appena apprese. Non è importante lavorare solo sui contenuti, anche contesto personale e la famiglia svolgono un ruolo importante nel percorso di apprendimento.

Verranno implementate le seguenti attività in otto Paesi Europei (Irlanda, Svezia, Portogallo, Spagna, Francia, Germania, Italia e Grecia):

  • Identificare buone pratiche di integrazione rivolte a donne migranti e rifugiate: ricerca integrata e raccomandazioni/linee guida per politiche di inclusione sociale
  • Realizzare corsi di lingua per principianti e di livello intermedio rivolti allo stesso target
  • Orientamento ai servizi e tutoring
  • Laboratori di attività manuali e di socializzazione che coinvolgano non solo donne migranti e rifugiate, ma anche le comunità locali.

Le attività in Toscana

Accanto alle donne migranti e rifugiate in EuropaSaranno coinvolte donne migranti, rifugiate, ma anche italiane, che vivono in Toscana (nelle città di Arezzo, San Casciano ed Empoli) per le seguenti attività che si svolgeranno da ottobre 2018 a novembre 2019:

  • Corso di lingua e cultura Italiana per donne migranti e rifugiate – Da ottobre 2018 a settembre 2019
  • Formazione per l’orientamento ai servizi e il rafforzamento delle competenze di donne migranti e rifugiate – Da gennaio a ottobre 2019
  • Sessioni di mentoring per piccoli gruppi di donne migranti e rifugiate – Da gennaio a ottobre 2019
  • Laboratori pratici e di socializzazione aperti a donne migranti e rifugiati e donne della comunità locale – Da aprile a novembre 2019

La partecipazione a tutte le attività di WEMIN è gratuita.

I partner di Wemin

I partner sono istituti di ricerca e università, istituti di formazione e organizzazioni della società civile presenti in Grecia, Francia, Italia, Spagna, Portogallo, Irlanda, Germania e Svezia.

  • Hellenic Open University, Grecia – Capofila
  • ALDA – European Association for Local Democracy, Francia
  • Folkuniversitetet Stiftelsen Vid Lunds Universitet, Svezia
  • Ifa Akademie, Germania
  • Oxfam Italia Intercultura, Italia
  • Associação Renovar a Mouraria, Portogallo
  • Southside Partnership DLR, Irlanda
  • Colectic, Spagna
  • Olympic Training and Consulting Ltd, Grecia

Il progetto WEMIN (Migrant Women Empowerment and Integration) è finanziato dall’Unione Europea con il sostegno della Commissione attraverso il Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione (AMIF) ai sensi dell’accordo n. 776211.

Ulteriori informazioni su WEMIN sono disponibili sul sito web del progetto: www.wemin-project.eu/it

La Guida delle buone pratiche

La guida delle buone pratiche è un vademecum per operatori del settore e per decisori politici al fine di orientare buone prassi e azioni sociali per l’inclusione sociale, economica e politica delle donne migranti e rifugiate in Europa. Clicca sul bottone per scaricarla:

Per visionare la versione sintetica, clicca qui

 

 

Accanto alle donne migranti e rifugiate in Europa

Le condizioni di disparità per le donne nel mondo del lavoro

Denunciamo le condizioni di disparità per le donne nel mondo del lavoro

Le donne vivono una situazione di povertà lavorativa

Il nuovo rapporto “Raising their voices against precariousness: women’s experiences of in-work poverty in Europe” denuncia le condizioni di disparità per le donne nel mondo del lavoro: ancora oggi in Europa sono costrette a lavorare 59 giorni in più rispetto agli uomini per lo stesso stipendio.

Le donne sono pagate meno degli uomini, sono più esposte a lavori precari, rimangono occupate in ruoli che non tengono conto delle loro reali qualifiche di studio o capacità professionali, con il lavoro domestico in gran parte sulle loro spalle.

Il rapporto, costruito anche grazie alle testimonianze di molte lavoratrici raccolte tra Italia, Spagna, Francia e Gran Bretagna, indica tra le principali ragioni di questa situazione:

  • bassi salari
  • lavori precari
  • difficoltà della conciliazione vita-lavoro.

Qual è la condizione lavorativa delle donne in Italia?

In Italia riscontriamo uno dei tassi di occupazione femminile peggiori d’Europa.  1 donna su 4 occupa una posizione lavorativa al di sotto delle proprie potenzialità.

I dati evidenziano come l’Italia sia ancora indietro in tema di accesso al mercato del lavoro, retribuzione e avanzamento di carriera.

Nel 2017:

  • 1 donna su 2 non aveva un lavoro;
  • solo il 48,9% delle donne tra i 15 e i 64 anni aveva un’occupazione;
  • più del 10% delle donne occupate era a rischio di povertà, ovvero donne che pur lavorando vivono in un nucleo familiare con un reddito disponibile al di sotto della soglia del rischio povertà;
  • l’Italia ha continuato ad essere tra i peggiori attori per quanto concerne il tasso di partecipazione economica delle donne, indicatore monitorato nel Global Gender Gap Index realizzato dal World Economic Forum: posizionandosi al 118esimo posto su 142 Paesi.

Sempre nel 2017, inoltre, l’incidenza delle donne occupate in part time involontario è stata del 69.5%, condizione condivisa a livello europeo, dove 4 lavoratori su 5 impiegati part-time sono donne.

In Italia 3 donne su 4 sono “vittime” di part-time involontario.

Una condizione nella maggior parte dovuta all’impossibilità di conciliare i tempi della maternità e della vita familiare con il lavoro. I dati appaiono impietosi a questo proposito: i lavori domestici sono ancora prerogativa delle donne (81%) rispetto agli uomini (20%), il 97% delle donne contro il 72% degli uomini si prende cura dei propri figli.

“Quasi sempre, ai colloqui di lavoro, la seconda-terza domanda era “vorrai avere figli?” per cui sei discriminata in partenza, per il solo fatto che sei in età fertile. Io quando preparavo i curricula per portarli alle cooperative l’anno scorso, ci volevo scrivere sono in menopausa, magari è un punto vincente.” racconta Erika, una delle lavoratrici italiane intervistate nel rapporto.

Le richieste di Oxfam al Governo italiano:

  • Introdurre sgravi contributivi in favore dei datori del settore privato che sottoscrivono contratti collettivi aziendali recanti l’introduzione di misure di conciliazione tra vita professionale e vita privata;
  • Rivedere il sistema fiscale sul secondo percettore di reddito per migliorare gli incentivi finanziari all’inserimento lavorativo di entrambi i coniugi;
  • Scoraggiare il ricorso a forme di lavoro precario e al part time involontario che colpisce soprattutto le donne;
  • Aumentare i servizi pubblici alle famiglie e per la cura dei figli nei primi anni di vita (ad esempio con il rafforzamento di asili nido pubblici a costi accessibili);
  • Mantenere e rafforzare l’esercizio di gender budgeting introdotto con la legge di bilancio 2017 a cui è importante possa affiancarsi una valutazione indipendente.

 

Giornata internazionale della donna

Paulina e Opheus cucinano insieme

Zimbabwe. Paulina e il marito Opheus hanno imparato a condividere la gestione della casa. Foto: Aurelie Marrier d’Unienville

Il programma WE CARE

In occasione della Giornata internazionale della donna, un esempio del nostro lavoro per promuovere la parità tra i sessi.

Il programma WE CARE, durato tre anni, ha voluto sensibilizzare famiglie e comunità sul lavoro in famiglia, promuovendone la condivisione e riducendo il carico sulle donne.

Il programma si inserisce all’interno dei programmi di Oxfam in dieci paesi (Colombia, Etiopia, Malawi, Filippine,Uganda, Zimbabwe) e alcune componenti sono state sviluppate in Bangladesh, Honduras, Tajikistan e Zambia.

 

La storia di Pauline e Opheus

La storia di Pauline e Opheus è un esempio di quello che facciamo a favore dell’uguaglianza di genere, a partire dalla famiglia, dove purtroppo la maggioranza delle donne svolge ore e ore di preziosissimo lavoro non riconosciuto e non pagato, di cui beneficiano tutti.

Paulina e suo marito Opheus vivono nel villaggio di Ture, nella regione di Zvishevane, in Zimbabwe. Sono sposati da 28 anni e hanno quattro figli, di cui due che vivono ancora con loro, di 17 e 9 anni. In casa ci sono anche la figlia di una cugina e la madre di Opheus.

Paulina e Opheus erano una tipica coppia: i loro ruoli erano definiti dalle norme sociali tramandate nella comunità da generazioni. Dopo quasi due decenni di matrimonio, Paulina era rassegnata al fatto che spettasse a lei e solo a lei occuparsi della casa – senza ricevere alcun compenso. Andare a prendere l’acqua, cucinare, pulire, preparare i ragazzi per la scuola, non aveva tempo per se stessa, mentre il marito era al bar, aspettando che fosse pronta la cena.

Cultura, tradizioni e norme sociali rendevano Opheus refrattario all’idea di condividere le faccende domestiche: si sentiva in imbarazzo a svolgere compiti non pagati. Nelle rare occasioni in cui aveva aiutato la moglie a lavare i panni li aveva lasciati stendere a lei, così da non essere visto.

Paulina, Opheus e i loro figli

Paulina, Opheus e i loro figli Foto: Aurelie Marrier d’Unienville

Opheus e Pauline hanno partecipato ad alcuni workshop sulla condivisione dei compiti e l’uguaglianza di genere organizzati grazie al nostro progetto, chiamato We Care. Col tempo, Opheus ha iniziato ad aiutare Pauline nei lavori domestici. Uno dei fattori chiave che ha contribuito a modificare il suo comportamento e le sue convinzioni è stata la stufa a legna, donata alla famiglia dal programma. Grazie alla stufa, non era più obbligatorio cucinare sul pavimento: Opheus non lo avrebbe mai fatto, anche a costo di mandare i suoi figli a letto senza cena. Oggi Opheus non solo ha imparato a cucinare, ma è arrivato sesto in una gara culinaria.

Paulina è molto felice di questo nuovo ménage familiare. Ora Opheus lava i panni, anche se non sempre i vestiti dei ragazzi gli vengono puliti; quando la moglie è nei campi, è lui che cucina, e la collaborazione si estende anche in altri campi, visto che Opheus sta insegnando a Pauline a cucire.

L’uomo che aiuta la moglie? Vittima di un incantesimo

Paulina ci racconta: “Mio marito si è convinto quando ha capito che, aiutandoci a vicenda, i compiti sarebbero stati meno gravosi per entrambi. Quando io faccio una cosa, lui ne fa un’altra. La stufa poi gli ha permesso di cucinare senza piegarsi, e questo è importante. Nella nostra comunità si dice che se un uomo aiuta la moglie in cucina, questa gli ha fatto un incantesimo: così Opheus si vergognava. Ma dopo i workshop ha capito che accettare questo voleva semplicemente dire aiutarsi. Mi faceva male vederlo senza fare niente, quando ero io a fare tutto. Ora mi sento più libera, e gli voglio anche più bene. Non litighiamo più e la famiglia è più felice. I nostri figli all’inizio ridevano nel vedere il padre cucinare. Ma ora lo apprezzano, e glielo chiedono anche. Condividere le faccende ci ha anche regalato tempo prezioso da dedicare a attività che ci portano un guadagno: lui è un sarto e adesso io aiuto lui a tessere, così abbiamo molti più prodotti da vendere”.

Opheus aggiunge: “Il programma ha cambiato la mia vita. All’inizio era un grosso problema per me e per gli altri uomini aiutare mia moglie nelle faccende domestiche. Nella nostra cultura gli uomini non aiutano le loro mogli. Ma col tempo ho capito. Sono contento di essere cambiato. Alcuni ridono quando mi vedono trasportare l’acqua, ma non mi interessa, anzi ci scherzo su. E’ vero, nella nostra cultura si dice che un uomo che aiuta la moglie è vittima di un incantesimo. Beh ora diciamo che allora è un buon incantesimo. Diciamo anche che il programma ci ha fatto un buon incantesimo. La mia famiglia è cambiata molto: ci vogliamo più bene. E l’amore porta lo sviluppo. Lo si vede dai progressi fatti nei nostri campi, e oggi anche altri si congratulano per i nostri successi. La stufa mi è piaciuta molto, si possono anche fare due cose allo stesso tempo, come bollire l’acqua e cucinare. Si usa poi pochissima legna. Il premio che ho ricevuto alla gara di cucina era una pentola. L’ho mostrata ai miei amici, gli ho detto che adesso potevamo cucinare molto più cibo ed erano molto impressionati. Ho anche cucinato per loro. Adesso quando abbiamo le riunioni della comunità chiedono a me di condurle, perché dicono che sono molto organizzato: questo dimostra che la comunità apprezza quello che faccio. Ho insegnato ad altri quello che ho potuto, e molti stanno seguendo i miei passi”.

Giornata internazionale della donna

In occasione della Giornata internazionale della donna, la Direttrice di Oxfam Winnie Byanyima rinnova il nostro impegno con e per le donne di tutto il mondo.

 

Uomini e donne, fra 170 anni guadagneranno la stessa cifra

Giornata internazionale della donna. Nel mondo, la mancanza di indipendenza economica lascia le donne esposte alla discriminazione e alla violenza. Donne che hanno l'onere di sfamare la famiglia ma che sono le prime a non avere accesso a reddito, risorse e mezzi per guadagnarsi da vivere. Siamo al loro fianco, ieri, oggi e sempre. Perché combattere la disuguaglianza, investire sulle donne, promuoverne i diritti è la condizione indispensabile per vincere povertà e fame. E perché vi sia giustizia.

8 marzo: c’è ben poco da festeggiare, in un mondo dove la disuguaglianza tra i sessi è in crescita.

 

Retribuzione salariale, accesso al mercato del lavoro e ai fattori produttivi: la disuguaglianza tra uomini e donne è in continuo aumento. La differenza media nella retribuzione è a oggi del 23% a livello globale, e la disparità di salario e di opportunità di accesso al mercato del lavoro è ancora più significativa nei paesi più poveri. Qui costa infatti fino a 9mila miliardi dollari all’anno di mancate risorse, risorse che potrebbero permettere l’uscita dalla povertà estrema di una fetta sempre maggiore di quei 795 milioni di persone che ancora oggi soffrono la fame.

Questo e altri dati sono contenuti nel rapporto “Un’economia che funziona per le donne” che presentiamo oggi in occasione della Giornata internazionale della donna.

Un altro esempio? La quota di lavoro non retribuito (soprattutto di cura delle persone) che a seconda dei diversi paesi viene svolto da 2 a 10 volte in più dalle donne rispetto agli uomini. Il settore è in grado di generare un valore economico complessivo di circa 10 mila miliardi di dollari all’anno, ossia più del Pil di Giappone, Brasile e India messi insieme. Un’enormità di risorse che potrebbero non solo garantire un reddito dignitoso a milioni di famiglie nei paesi in via di sviluppo, ma anche migliori servizi pubblici essenziali come istruzione e sanità.

Sconfiggere la disuguaglianza e investire sulle donne è quindi la chiave per vincere povertà e fame. E’ per questo che abbiamo lanciato la campagna di raccolta fondi SFIDO LA FAME, grazie alla quale fino al 31 marzo sarà possibile donare un aiuto (di 2, 5 o 10 euro) con un sms solidale o chiamata da telefono fisso al 45528 per permetterci di sostenere le donne e le loro comunità in due paesi particolarmente vulnerabili, quali Sudan e Senegal.

Thailla, Brasile

La storia di Thailla che lotta contro la disuguaglianza

Nel 2015 ha manifestato contro il piano del governo di chiudere 94 scuole nella zona, inclusa la sua, che avrebbe costretto gli studenti a recarsi molto lontano da casa. Durante l’occupazione ha partecipato alle lezioni aperte e negoziato con le autorità. Dopo aver occupato 200 scuole, gli studenti sono riusciti a impedire il progetto.

Thailla studia ora per l’esame di ammissione alla Facoltà di Psicologia, e continua a lottare per il diritto all’istruzione di qualità per tutti.

L’istruzione è la base del cambiamento. Posso reclamare i diritti che mi sono stati negati perché so di cosa sto parlando. Ora stiamo lottando contro un emendamento costituzionale che vuole tagliare fondi destinati all’istruzione. Una cosa a cui non riesco a pensare, soprattutto perché viene dal governo. La scuola rappresenta il primo luogo dove imparare che siamo diversi, e rispettarci. E’ il primo passo verso la società.  Non pensavo questo prima di unirmi al movimento studentesco. Le mie aspettative erano finire il liceo, trovare un lavoro, una casa, essere libera. Poi ho capito che ho un ruolo importante nel mondo perché sono giovane e forte, e questo mi ha cambiata.

“Gli edifici scolastici sono fatiscenti. Nella mia scuola alcuni soffitti crollavano, e non c’erano abbastanza banchi. Nelle scuole private però è tutto diverso. Ma per il governo non solo non abbiamo diritto a buone scuole, ma siamo costretti ad andare nelle università private, perché in quelle pubbliche è quasi impossibile entrare. Io ci sto provando, perché non posso pensare che sia così. Voglio superare gli stereotipi, che quelli siano posti che non ci appartengono. E se posso farcela io, anche altri penseranno di potercela fare.

L’ingiustizia inizia quando si pagano più tasse e si ricevono meno servizi, o di minore qualità. Paghiamo molto, ma non abbiamo una buona copertura sanitaria, istruzione, cultura. Il governo vuole tagliare i servizi, ma non ci dà nulla in cambio. Dicono: questo per voi è abbastanza, e fine. Viviamo in un mondo diseguale. Il movimento studentesco mi ha insegnato che posso chiedere quello che mi spetta di diritto. Siamo riusciti a far rinnovare alcune scuole, ci hanno ascoltati come cittadini interessati a quello che è nostro. Stiamo lottando ancora contro i tagli alle spese su istruzione e salute: non li consideriamo spese, ma investimenti. E’ proprio perché siamo giovani che dobbiamo cambiare e fare la differenza. E prendere parte alle decisioni che riguardano il nostro futuro è estremamente importante per noi.”

Questa storia per provarti che la disuguaglianza può essere sconfitta. Servono molte, moltissime Thaila e serve che abbiano al loro fianco governi e istituzioni che mettano al centro l’interesse delle donne.

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Progetto WEMIN

Il progetto mira a sviluppare e realizzare un modello innovativo di integrazione per donne migranti e rifugiate di tutte le età nelle comunità coinvolte.

Le condizioni di disparità per le donne nel mondo del lavoro

Ancora oggi in Europa le donne sono pagate meno degli uomini, più esposte a lavori precari, in ruoli che non tengono conto delle loro reali qualifiche di studio o capacità professionali

Giornata internazionale della donna

Giornata internazionale della donna. Un esempio del nostro lavoro per promuovere la parità tra i sessi: la storia di Pauline e Opheus.

Eaetemad Rafallah Abdallah, Egitto.

La storia di Eaetemad-Rafallah che lotta contro la disuguaglianza

Nel 2004, ha avuto l’opportunità di partecipare ad un corso di formazione sull’artigianato. La formazione le ha permesso di capire l’importanza di migliorare la filiera della lana (una delle poche risorse relativamente disponibili) attraverso tecniche e attrezzature più moderne, ma al tempo stesso mantenendo e valorizzando la cultura e le tradizioni locali.
È presto diventata a sua volta una formatrice nella sua comunità, dove ha contribuito a far capire l’importanza della valorizzazione della cultura beduina, e delle poche risorse disponibili nel deserto, come ad esempio i coloranti naturali, come la curcuma, contribuendo così all’emancipazione femminile nella sua comunità.

Uno dei principali ostacoli che le donne affrontano quando intendono migliorare le proprie conoscenze e avviare iniziative economiche, è legato alle tradizioni locali, che tendono a mantenere le donne sotto il controllo patriarcale.
 
Eaetemad, con la sua forte volontà, l’intelligenza, il coraggio e la motivazione, è riuscita a convincere molti uomini sull’importanza, per le famiglie e la comunità, di permettere alle donne di condurre le attività economiche, e di dare loro maggiore libertà nella gestione del tempo e dei soldi.
Eaetemad ha contribuito a un cambiamento culturale rilevante che ha avuto un impatto positivo sulle condizioni delle donne nella sua comunità, di cui è una leader riconosciuta.

Progetto WEMIN

Il progetto mira a sviluppare e realizzare un modello innovativo di integrazione per donne migranti e rifugiate di tutte le età nelle comunità coinvolte.

Le condizioni di disparità per le donne nel mondo del lavoro

Ancora oggi in Europa le donne sono pagate meno degli uomini, più esposte a lavori precari, in ruoli che non tengono conto delle loro reali qualifiche di studio o capacità professionali

Giornata internazionale della donna

Giornata internazionale della donna. Un esempio del nostro lavoro per promuovere la parità tra i sessi: la storia di Pauline e Opheus.

Laureen Karayi, Uganda.

La storia di Laureen che lotta contro la disuguaglianza

Laureen Karayi, è un avvocato che è riuscita a portare il tema del lavoro femminile non retribuito nel dibattito politico nazionale.
Attraverso la rete UWONET (rete delle donne ugandesi) ha contribuito alla crescita del movimento femminile ugandese, coinvolgendo donne parlamentari e diversi uomini nel dialogo sul lavoro non retribuito.

Ha organizzato una marcia di donne per sollecitare l’attenzione del Ministero riguardo il tema dell’accesso all’acqua.
La raccolta dell’acqua, infatti, obbliga tradizionalmente donne e ragazze a lunghe camminate in ambienti difficili.
Grazie al suo lavoro, il Governo ha riservato due posti su cinque alle donne all’interno dei comitati di gestione idrica e l’istituto ugandese di statistica ha iniziato a contabilizzare il lavoro femminile non retribuito.

Progetto WEMIN

Il progetto mira a sviluppare e realizzare un modello innovativo di integrazione per donne migranti e rifugiate di tutte le età nelle comunità coinvolte.

Le condizioni di disparità per le donne nel mondo del lavoro

Ancora oggi in Europa le donne sono pagate meno degli uomini, più esposte a lavori precari, in ruoli che non tengono conto delle loro reali qualifiche di studio o capacità professionali

Giornata internazionale della donna

Giornata internazionale della donna. Un esempio del nostro lavoro per promuovere la parità tra i sessi: la storia di Pauline e Opheus.

Madeleine, Striscia di Gaza.

La storia di Madeleine che lotta contro la disuguaglianza

Madeleine è l’unica donna pescatrice nella striscia di Gaza. Il suo coraggio nel lavorare in un settore tradizionalmente maschile, ha attirato l’attenzione globale su una attività tradizionale, fondamentale per la sussistenza di centinaia di famiglie, in crisi a causa del blocco di Israele, e per la situazione generale che sta vivendo la striscia di Gaza.

Il suo è un “caso esemplare di adattamento a una situazione difficile, spingendosi con coraggio oltre i limiti imposti dalla società e dall’economia”.

Progetto WEMIN

Il progetto mira a sviluppare e realizzare un modello innovativo di integrazione per donne migranti e rifugiate di tutte le età nelle comunità coinvolte.

Le condizioni di disparità per le donne nel mondo del lavoro

Ancora oggi in Europa le donne sono pagate meno degli uomini, più esposte a lavori precari, in ruoli che non tengono conto delle loro reali qualifiche di studio o capacità professionali

Giornata internazionale della donna

Giornata internazionale della donna. Un esempio del nostro lavoro per promuovere la parità tra i sessi: la storia di Pauline e Opheus.

Aida, un premio per promuovere l’impegno per le donne in Bosnia

La storia di Aida che lotta contro la disuguaglianza

Aida Zubčević è la presidente dell’Associazione Business Women in Bosnia ed Erzegovina, nata nel 2013 e che oggi è formata da 300 donne.

L’associazione sta contribuendo alla creazione di una società civile forte e unita, che unisca donne urbane e rurali contro le pratiche discriminatorie e sensibilizzare le donne a esigere i loro diritti economici.

In occasione della Giornata Internazionale della donna, l’8 marzo scorso, Aida è stata selezionata, insieme con altre quattro donne, quale vincitrice del Women’s Economic Empowerment Leadership Awards 2017 di Oxfam.

Il premio viene conferito agli operatori di Oxfam, ai partner e alle organizzazioni comunitarie che hanno contribuito straordinariamente a promuovere l’empowerment femminile nel mondo.

Aida ha cambiato le norme sociali tradizionali e ha stabilito rapporti con donne nel Parlamento e nei Consigli locali, contribuendo così a dare uno status sociale alle donne in cui sia riconosciuto il loro ruolo a favore dello sviluppo comunitario.
Ha vinto, inoltre, il premio “Flower of success”, che viene assegnato a livello regionale alle donne simbolo.

L’associazione di Aida è partner di Oxfam nell’ambito del progetto “FAI – Filiere agricole inclusive per uno sviluppo sostenibile dei territori rurali in Bosnia Erzegovina e Albania”, finanziato dal Fondo di Beneficenza ed opere di carattere sociale e culturale di Intesa Sanpaolo.

Iniziato nell’aprile 2015, il progetto è realizzato in due paesi, la Bosnia Erzegovina e l’Albania, tra i più poveri dell’area europea. Il progetto si prefigge due obiettivi principali:

  • promuovere lo sviluppo di filiere agricole inclusive come strumento di lotta alla povertà, attraverso il lavoro diretto con quattro realtà cooperative locali già attive ma che necessitano sostegno per il rafforzamento delle capacità organizzative, produttive e di commercializzazione dei loro prodotti agricoli;
  • rafforzare le capacità degli attori locali quali agenti di cambiamento per promuovere uno sviluppo territoriale sostenibile e più inclusivo rispetto alle fasce più vulnerabili e maggiormente capace di garantire uguaglianza di genere.

Progetto WEMIN

Il progetto mira a sviluppare e realizzare un modello innovativo di integrazione per donne migranti e rifugiate di tutte le età nelle comunità coinvolte.

Le condizioni di disparità per le donne nel mondo del lavoro

Ancora oggi in Europa le donne sono pagate meno degli uomini, più esposte a lavori precari, in ruoli che non tengono conto delle loro reali qualifiche di studio o capacità professionali

Giornata internazionale della donna

Giornata internazionale della donna. Un esempio del nostro lavoro per promuovere la parità tra i sessi: la storia di Pauline e Opheus.