Uragano Matthew ad Haiti: 3 mesi dopo

L’uragano Matthew colpisce Haiti

Dal 3 al 5 ottobre 2016, esattamente tre mesi fa, Haiti è stata colpita dall’uragano Matthew, che ha spazzato il paese con venti fino a 265 km orari. Matthew è considerata una delle più grandi tempeste mai registrate nella regione caraibica e ha avuto un impatto devastante sulla popolazione dell’isola, in particolar modo sulla parte sud orientale, su cui si è concentrato l’”occhio” dell’uragano che ha spazzato via coltivazioni e animali, principali fonti di sussistenza per l’80% degli abitanti di questa zona.

In un paese che non si è mai completamente ripreso dal devastante terremoto che la colpì esattamente sei anni fa, le cui macerie sono purtroppo ancora visibili nella capitale Port au Prince, Matthew ha lasciato 1.4 milioni di persone (il 12% della popolazione) bisognose di assistenza umanitaria.

L’uragano ha colpito direttamente più di mezzo milione di persone, provocando più di 500 vittime.
170.000 persone hanno trovato rifugio in 224 campi per sfollati, sono state almeno 300 le scuole danneggiate e ancora oggi 11.300 persone sono ospitate all’interno di edifici scolastici, con il risultato che 16.000 ragazzi non possono andare a scuola.

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L’intervento di Oxfam ad Haiti dopo l’uragano Matthew

Al lavoro per prevenire la diffusione di malattie legate all’acqua sporca o contaminataIl personale di Oxfam presente nel paese è intervenuto già nelle prime 48 ore per prestare i primi soccorsi alle comunità colpite. Oltre alle cisterne, ai bucket e ai kit igienici già presenti nei magazzini di Port au Prince, non appena è stato possibile abbiamo spedito nuovi aiuti dai nostri magazzini in Spagna, aiuti che hanno raggiunto le comunità più colpite in barca, con gli elicotteri o grazie a interi giorni di cammino. Una delle principali sfide che abbiamo dovuto affrontare infatti è stata raggiungere le zone del Sud, in cui le infrastrutture, già scarse, sono state fortemente danneggiate, con intere comunità completamente isolate. Abbiamo quindi lavorato principalmente nei dipartimenti di Sud e Grande Anse, i più colpiti, ma anche a Cité-Soleil, uno slum di Port-Au-Prince, e Anse Rouge, nella parte nord occidentale del paese.

Durante questi tre mesi, il nostro staff ha lavorato incessantemente nelle regioni più colpite del paese, concentrandosi sul salvare vite e prevenire la diffusione di malattie legate all’acqua sporca o contaminata, aiutando 76.414 persone.

In particolare, abbiamo distribuito kit igienico sanitari a 11.320 persone, oltre a 855.000 metri cubi di pastiglie potabilizzanti, altrettanti di acqua potabile, 49.788 saponette antibatteriche, 4.494 kit igienici, 103 buckets, 30.520 sacchi di cibo (che includevano alimenti quali riso, lenticchie, olio) così come coperte, lampade solari, materassini. Sono state poi installate 9 latrine, e tre municipalità sono state incluse in uno speciale programma di cash transfer, prediligendo le famiglie indicate dai rappresentanti delle comunità stesse.

Ci siamo concentrati particolarmente nel prestare aiuto alle donne, le prime vittime di un’emergenza di questo tipo, in modo che potessero ricevere la migliore assistenza possibile, ed essere protette dai pericoli – purtroppo numerosi nei campi per sfollati.

Una delle principali sfide che abbiamo dovuto affrontare è stata raggiungere le zone più colpite, in cui le infrastrutture, già scarse, sono state fortemente danneggiate: alcune di queste infatti erano accessibili solo in barca o con l’elicottero. Abbiamo quindi lavorato principalmente nei dipartimenti di Sud e Grande Anse, i più colpiti, ma anche a Cité-Soleil, uno slum di Port-Au-Prince, e Anse Rouge, nella parte nord occidentale del paese.

Le prossime sfide per aiutare la popolazione colpita

Dopo l'uragano Matthew c'è ancora bisogno di materiale per rifugi e di migliorare l’accesso all’acqua potabile.A oggi, c’è ancora bisogno di materiale per rifugi e di migliorare l’accesso all’acqua potabile. Dal passaggio dell’uragano sono stati riportati più di 5.800 sospetti casi di colera; un numero che, comunque, non rappresenta un aumento drammatico rispetto agli anni precedenti (il colera è purtroppo endemico nel paese) ma che necessita comunque di un’azione specifica, in particolar modo nel rivedere l’efficacia della campagna di vaccinazione messa a punto a novembre e le misure di prevenzione.

Il nostro obiettivo è di aiutare 150.000 persone entro dicembre 2017, principalmente attraverso attività volte a garantire accesso all’acqua potabile e ai servizi igienico sanitari, ripristinando la rete idrica e distribuendo acqua e kit igienici, a sostegno di attività generatrici di reddito, grazie a voucher, assistenza tecnica e cash transfer, e ad aumentare la resilienza in vista di future emergenze.

Il problema fame

Purtroppo, a fianco del problema sanitario, si è aggiunto un preoccupante aumento dei casi di malnutrizione acuta nel paese, che riguarda 890.000 persone. Centinaia di migliaia di donne, uomini e bambini rischieranno la fame se governi, donatori e organizzazioni umanitarie non prenderanno provvedimenti in questo senso. Il fondo delle Nazioni Unite, stanziato per aiutare la popolazione a riprendersi dall’uragano, è purtroppo scoperto per un 38%. Le comunità nei dipartimenti di Sud e Grande Anse, nella penisola sud del paese, sono particolarmente a rischio. Per gennaio e febbraio sono previsti raccolti particolarmente scarsi, dal momento che Matthew ha spazzato via l’80% dei raccolti, ucciso la maggior parte del bestiame e distrutto infrastrutture vitali, inclusi i granai e i depositi di semi. Questo laddove l’80% delle persone incentra la propria sopravvivenza sull’agricoltura, per sfamarsi e vivere.

Ancora prima di Matthew, le comunità rurali hanno dovuto lottare contro una grave siccità, causata da El Nino, che ha devastato i raccolti. Matthew le ha colpite proprio quando erano pronte a raccogliere quel poco che erano riusciti a produrre.

Damien Berrendorf, country director di Oxfam ad Haiti: “L’uragano Matthew ha attraversato Haiti in poche ore, ma ha creato una catastrofe di lungo termine, da cui il paese avrà bisogno di anni per riprendersi. Il governo haitiano, i donatori e gli attori umanitari devono intervenire tempestivamente dando priorità alla sicurezza alimentare nei prossimi tre – sei mesi, per impedirr alla gente di morire di fame”. 806.000 persone soffrono di insicurezza alimentare, e circa 750.000 non hanno acqua pulita per bere, cucinare e lavarsi.

Facciamo appello alla comunità internazionale, ai donatori e a ciascuno di voi per continuare ad aiutare la popolazione di Haiti, in modo che possa ricominciare a sperare.

Aggiornamenti dall’Ecuador

Il terremoto che ha colpito l’Ecuador il 18 aprile scorso ha causato 662 morti, 32 dispersi e circa 4.600 feriti, più di 9.000 edifici distrutti e ha colpito quasi 750.000 persone.

Nei giorni dopo la prima scossa si sono registrate più di 500 scosse di assestamento tra il 4 e 5 grado della scala Richter, che hanno conseguentemente rallentato le operazioni di soccorso e contribuito ad aggravare i clima di incertezza e paura degli abitanti.

Il nostro personale ha installato una base operativa a Portoviejo, una città di 300.000 abitanti tra le più colpite, verificando che i bisogni più urgenti della popolazione sono garantire rifugi e acqua potabile.

Il rischio di infezioni e malattie tra coloro che si sono rifugiati in campi per sfollati e rifugi di emergenza è infatti molto alto: si parla di 22.000 persone già sistemate in 17 rifugi e 59 accampamenti temporanei lungo la costa, dove la mancanza di bagni e docce adeguate è un problema molto grave, mentre l’accesso all’acqua potabile resta un problema anche per coloro che sono rimasti nelle proprie case ma hanno tubature e impianti di idrici distrutti.

Tra il 24 e il 30 aprile Oxfam ha iniziato le attività relative alla somministrazione di acqua potabile e strutture igieniche a beneficio 1.000 persone ospitate nel rifugio vicino al vecchio aeroporto di Portoviejo. Nella comunità di Canoa si è poi provveduto a una prima valutazione per riparare 500 metri di conduttura idrica, a beneficio di 3.500 persone, mentre a Jama sono state prese due pompe per ripristinare le attività dei pozzi. Nella municipalità di Pedernales sono previste attività di ripristino delle condutture idriche, e 11 cisterne per distribuire acqua potabile a circa 13.500 persone. In totale, grazie a questi interventi, Oxfam assicurerà acqua potabile a 18.500 persone (3700 famiglie).

Si prevede che il nostro intervento riguarderà in tutto 35.000 persone nei primi tre mesi, garantendo assistenza umanitaria nel paese per almeno tre mesi, a sostegno di coloro che hanno perso la propria abitazione, ma anche i mezzi di sussistenza e reddito.

TERREMOTO IN ECUADOR

Terremoto Ecuador

A poche ore dal violento terremoto che ha colpito l’Ecuador, Oxfam è al lavoro, con una squadra sul campo, per valutare l’entità dei danni e decidere le prime misure d’intervento in accordo con il Governo.

Le scosse sono state molto forti, causando oltre 200 vittime, centinaia di feriti e la distruzione di edifici e infrastrutture.

Andrea Cianferoni, portavoce di Oxfam in Ecuador ha detto: “L’area colpita è molto vasta e comprende 6 province dove è stato dichiarato lo stato di emergenza. Ingenti i danni a case, edifici e infrastrutture. Attualmente il bilancio delle vittime è di 233; 120.000 persone si trovano in stato di grave bisogno, ma prevediamo che aumenteranno. Stiamo partendo per valutare direttamente i bisogni nelle zone colpite, in particolare per quanto riguarda l’accesso all’acqua potabile, le condizioni igienico sanitarie e l’accesso al cibo. Ogni tipo di intervento verrà valutato in coordinamento con le autorità locali e nazionali.”

Non c’è un minuto da perdere e una donazione ora può fare la differenza.

E’ possibile donare online a www.oxfam.it/terremotoecuador

Una bella storia dall'Ecuador

Lo staff del ristorante con Francesco Torrigiani, Oxfam Italia

Nosotras las mujeres somos como hormiguitas, vamos buscando trabajo por todo lado” dice Fanny Maria Tandazo, presidente della Associazione Eco Lago. Associazione che nel 2009 Oxfam Italia ha aiutato a nascere, organizzarsi e legalizzarsi, quando abbiamo iniziato a lavorare a Lago Agrio, Ecuador, sul riciclaggio dei rifiuti.


Eco Lago ha iniziato producendo biglietti, buste e altro materiale riciclando carta e cartone. Un’attività utile a rafforzare l’autostima e l’organizzazione comunitaria, a integrare i redditi familiari, e a coinvolgere altre persone della comunità urbana di Lago Agrio nelle attività di riciclaggio, contribuendo così alla sensibilizzazione ambientale. Attività utile, ma che certamente non permetteva di ottenere guadagni sufficienti a sostenere le famiglie.


Tornando a Lago Agrio dopo anni, i colleghi mi portano a pranzare in un ristorante che si trova nel Centro di Attenzione al Cittadino, un edificio pubblico dove sono concentrati vari uffici che danno servizi alla cittadinanza: anagrafe, salute, ministeri vari, etc…

Il ristorante gestito da Eco Lago

Mi sorprende e mi emoziona vedere che il ristorante è gestito dalla associazione Eco Lago! Un ristorante che serve quasi 300 pasti al giorno, peraltro ottimi e a prezzi accessibili.
Saluto Fanny e gli altri soci e sorpreso ed emozionato, le chiedo: come avete fatto a arrivare fino a qui?! “Noi donne”, mi risponde sorridendo orgogliosa, “siamo come formichine, andiamo in cerca di lavoro qua e là!


Fanny mi racconta che continuano a lavorare anche con la carta riciclata, ma che sono riuscite ad attrezzarsi e a proporsi per la gestione del ristorante. Hanno preso un credito da una Cassa Popolare di Risparmio e Credito di Lago Agrio (anch’essa promossa a suo tempo da Oxfam) e hanno acquistato le attrezzature. Il Municipio ha concesso lo spazio e loro hanno dimostrato che si possono offrire ottimi pasti a 2,5 $.
Mi racconta che oltre a questo si occupano anche di servizi di pulizia in alcune banche (contraendo un altro credito per acquistare le attrezzature), e che sperano di vincere l’appalto per le pulizie del Centro di Attenzione al Cittadino.


Oggi l’associazione dà lavoro a 21 persone, 17 donne e 4 uomini, che si alternano ogni 15 giorni in modo che tutte e tutti possano lavorare, guadagnando circa 400 $ in due settimane.
Poche settimane fa l’associazione è riuscita anche a incontrare il Presidente dell’Ecuador, Rafael Correa, in occasione di una visita ufficiale alla città amazzonica: il Presidente, dopo aver pranzato nel ristorante della Associazione si è pubblicamente complimentato!  


Una bella storia, una storia di successo che parte come tante altre iniziative, in sordina, con pochi soldi, un’idea non troppo originale e innovativa, ma con tanta voglia di fare. Un’esperienza che cresce e si rinforza grazie all’inventiva e alla capacità di un gruppo di donne e uomini coesi e organizzati.

IO DONNA E OXFAM PRESENTANO: “DONNE CHE FANNO BENE”

Lo speciale di IO donna dedicato ai nostri progetti umanitari.


Sabato 15 agosto è in edicola con Corriere della Sera

"DONNE CHE FANNO BENE" sabato 15 in edicola con IO DONNA

e online su iodonna.it “Donne che fanno bene”, un importante speciale di 50 pagine, con cover interna, che IO donna dedica ai nostri progetti, con una particolare attenzione alla difesa dei diritti delle donne.


Dopo il successo dello speciale “Sei scrittrici, mille voci”, pubblicato da IO donna nell’agosto 2014, che ha visto impegnate sei tra le più importanti scrittrici italiane, Silvia Avallone, Camilla Baresani, Beatrice Masini, Candida Morvillo, Valeria Parrella e Pulsatilla, il settimanale femminile del Corriere della Sera, torna a darci sostegno raccontando alcuni dei nostri programmi di sviluppo.


Protagoniste dei diari di viaggio di “Donne che fanno bene”, cinque imprenditrici e manager italiane: Camilla Lunelli (Cantine Ferrari), Alessandra Argiolas (Argiolas Formaggi), Marina Piccinini (Ressolar), Chiara Rossetto (Molino Rossetto) e Gemma Fiorentino (Avanade), che hanno messo il loro sapere in fatto di filiera del vino e del latte, energie rinnovabili, produzione di farine e piattaforme digitali a disposizione delle donne sostenute da Oxfam, rispettivamente in Libano, Palestina, Albania, Ecuador e Haiti.


“Anche quest’anno IO donna ha fortemente voluto essere a fianco di Oxfam con la pubblicazione di “Donne che fanno bene”. Uno speciale per raccontare, attraverso le imprenditrici protagoniste, queste storie di speranza e solidarietà.” – spiega Diamante d’Alessio, direttore di IO donna – “Storie di donne che aiutano altre donne, che vivono in contesti più remoti e più poveri, attraverso uno scambio di conoscenze che proseguirà anche dopo il viaggio e che nel contempo diventa occasione per rendere più visibile e rispettato il ruolo di queste donne nei loro Paesi.”


“Oxfam è al fianco di donne che, in paesi in cui la povertà è ancora la realtà quotidiana, reagiscono con l’orgoglio delle proprie tradizioni e, attraverso la valorizzazione delle risorse del proprio territorio, risultano i veri motori di cambiamento per far uscire dalla povertà la propria comunità.” – aggiunge Maurizia Iachino, presidente di Oxfam Italia – “Nel mondo infatti ancora oggi una persona su nove soffre la fame, sono 795 milioni di persone e per la maggior parte donne. Se le donne avessero stessi diritti e opportunità degli uomini, nel mondo soffrirebbero la fame 150 milioni di persone in meno! Nelle pagine del nuovo numero di IO donna, risuonano le voci chiare e forti di donne che reagiscono ogni giorno alla povertà, alle guerre e agli effetti dei cambiamenti climatici, superando ciò che sembrerebbe impossibile superare. Creare l’incontro tra imprenditrici e manager italiane, e le donne al cui fianco Oxfam lavora ogni giorno, ha generato una reazione virtuosa di reciproca conoscenza, portando loro nuove competenze assieme a soluzioni semplici e innovative di lotta alla povertà”.


Nel numero in uscita i racconti di queste esperienze. Parte del ricavato delle vendite sarà devoluto alla nostra organizzazione per contribuire a finanziare i nostri programmi di sviluppo.