In Etiopia la siccità brucia la vita

La fame nel mondo è in aumento

Emergenza fame in Etiopia

In Etiopia, a causa della estrema siccità causata da El Niño, sono più di 8 milioni gli uomini, le donne, i bambini che soffrono la fame per la perdita della loro unica fonte di reddito: il bestiame.

Le fonti d’acqua sono sempre più scarse, le piante seccano, gli animali muoiono, le persone rischiano la vita. Sono pastori da sempre e non sanno cosa altro fare. Molti decidono di emigrare per raggiungere l’Europa.

Donne come Mako sopravvivono solo grazie agli aiuti umanitari

La storia di Mako

Mako, 25 anni e una figlia di 3 mesi, non è andata a scuola, ha sempre lavorato.

Lei e suo marito Mahamud sono pastori e vivono nella regione Somali dell’Etiopia.

Hanno perso quasi tutto il bestiame a causa della siccità: quando piove ormai piove troppo poco, e non basta. Per trovare l’acqua Mahamud deve andare lontano per lunghi periodi con il bestiame e Mako rimane sola con la bambina senza nulla da mangiare e circondata da mille pericoli. Anche solo per andare a prendere l’acqua per loro due, deve camminare quattro ore e, senza gli aiuti umanitari che talvolta ricevono, non potrebbe sopravvivere.

 

OXFAM: “Un aiuto subito per i 60 milioni di persone colpite da El Niño”

Etiopia, gli effetti di El Niño

Etiopia, gli effetti di El Niño

La comunità internazionale deve garantire 2 miliardi di dollari da destinare ai paesi colpiti da siccità e inondazioni legate a El Niño.

Le Nazioni Unite hanno convocato oggi a Ginevra un incontro affinché i paesi membri impegnino risorse adeguate per aiutare 60 milioni di persone colpite da carestie e fame.

Ancora una volta le Nazioni Unite sono costrette a implorare la comunità internazionale di aiutare chi soffre la fame.afferma la direttrice delle campagne di Oxfam Italia, Elisa Bacciotti.La vita di 60 milioni di persone, quasi quanto la popolazione italiana, dipenderà dalla generosità degli Stati Membri dell’ONU. Chiediamo che questo appello non resti inascoltato, e che a questo possano aggiungersi i gesti dei cittadini comuni, che possono fare anche loro la differenza. Ogni gesto, per quanto piccolo, conta”.

“El Nino quest’anno esaspera la piaga fame: ai 795 milioni se ne aggiungono altri 60 milioni. Per questo Oxfam Italia ha lanciato la Campagna di raccolta fondi SFIDO LA FAME, grazie alla quale dal 24 aprile al 9 maggio sarà possibile donare un aiuto (di € 2 o 5) con un sms solidale o chiamata da telefono fisso al 45509”.

Per la risposta globale a El Nino le Nazioni Unite hanno raccolto un miliardo di dollari, ma non basta. I donatori hanno fondi sufficienti per le attività di peacekeeping o per gestire gli stock ittici, ma non per chi soffre la fame.

Se, per esempio, un paese siede nella Commissione per la tutela del Tonno Rosso versa una quota in qualità di membro e la commissione fa il suo lavoro per salvare questa specie a rischio. Non dovremmo prevedere lo stesso meccanismo anche per salvare la vita di chi non ha abbastanza da mangiare? – continua Bacciotti. – El Niño mette in luce il profondo fallimento del sistema di finanziamento della risposta umanitaria, che non riesce ancora a mobilitare fondi certi per fare fronte ai bisogni di chi è colpito dalle crisi”.

Metà dei 60 milioni di persone che hanno bisogno di aiuto vive nell’Africa Sub-sahariana e molti paesi colpiti nei cinque continenti hanno già proclamato lo stato di emergenza, anche in America Centrale e nel Pacifico. Le perdite di raccolto ad Haiti raggiungono il 50% del totale, mentre l’Etiopia sta fronteggiando una delle peggiori siccità della sua storia.

Oxfam ha pubblicato una mappa globale che descrive, paese per paese, la crisi, la sua gravità ed estensione e come l’organizzazione sta intervenendo.

“Milioni di persone stanno andando a letto senza cibo, i bambini vanno a scuola affamati, le madri non sono in grado di allattare i loro figli e tanti allevatori stanno perdendo il bestiame- conclude Bacciotti – A molti non è rimasto nulla. Una volta perso il raccolto e gli animali, alla maggior parte non rimane che indebitarsi, vendere i propri averi, emigrare: sono coloro, tra gli altri, che rischiano la loro vita per raggiungere l’Europa”.

Scarica qui la scheda sugli effetti di El Niño in Etiopia

Il nostro lavoro in Tanzania

EMERGENZA EL NIÑO: 60 MILIONI DI PERSONE A RISCHIO FAME

Gli effetti di El Niño in Etiopia

Nel 2016 oltre 60 milioni di persone in tutto il mondo saranno colpite da fame e povertà a causa della siccità, del crollo dei raccolti e della scomparsa dei pascoli provocati da El Niño. Oltre 50 milioni a rischio solo in Africa. La comunità internazionale ha ancora tempo per intervenire in aiuto delle popolazioni più vulnerabili, ma è necessario farlo al più presto per sostenere i paesi che non riescono da soli a fronteggiare le crescenti necessità di intervento umanitario.


E’ l’appello che lanciamo oggi, nel quadro della campagna Sfido la fame, attraverso la pubblicazione di una mappa interattiva che fotografa gli effetti di El Niño in 19 paesi dove la siccità sta provocando ingenti danni all’agricoltura e all’allevamento, riducendo alla fame intere comunità in tutti i continenti colpiti.


Tutti gli sforzi della comunità internazionale adesso devono concentrarsi nel fornire un’ancora di salvezza alle persone colpite dall’emergenza, almeno fino a quando i raccolti e i fragili pascoli delle zone semiaride non migliorerannoafferma Roberto Barbieri, direttore generale di Oxfam ItaliaServono maggiori fondi per far fronte ai bisogni umanitari immediati, partendo dagli investimenti necessari a favorire un sistema di produzione del cibo che meglio sappia adattarsi all’impatto dei cambiamenti climatici nei paesi poveri”.
El Niño, reso ancor più micidiale dai cambiamenti climatici, ha causato eventi estremi con temperature molto elevate, siccità e inondazioni. A pagarne il prezzo sono le comunità più povere che vivono di agricoltura e allevamento, senza mezzi per fronteggiare shock di questa portata”, continua Barbieri.


Per questo motivo i governi e i donatori internazionali devono investire in un piano a lungo termine per assicurare che le comunità più vulnerabili possano essere in futuro in grado di fronteggiare e resistere meglio a questo tipo di crisi: c’è assoluto bisogno di misure di protezione sociale, di programmi per rafforzare la resilienza dei produttori agricoli di piccola scala e di un’azione più incisiva per contrastare il cambiamento climatico.


“La portata di El Niño in tutto il mondo, è la prova che i paesi ricchi non possono più rinviare il finanziamento delle misure per l’adattamento al cambiamento climatico dei paesi in via di sviluppo. – conclude Barbieri –  Non sono riusciti a farlo in occasione della conferenza sul clima di Parigi dello scorso dicembre. Adesso però, non si può più aspettare”.


L’intervento di Oxfam per l’emergenza
Oxfam è al lavoro in molti dei paesi colpiti dall’emergenza per prestare soccorso alla popolazione: sono centinaia di migliaia le persone che vengono sostenute quotidianamente attraverso la distribuzione di acqua e cibo, la riparazione di infrastrutture idriche e la fornitura di attrezzature per aiutare i produttori di piccola scala e gli allevatori colpiti dalla siccità. Oxfam sta inoltre lavorando a fianco dei governi e delle autorità locali per valutare i danni e monitorare la situazione sul territorio, in modo tale da poter intervenire prontamente in caso di necessità. Tra i molti contesti dove sta intervenendo in Africa, Oxfam ha concentrato i suoi sforzi in Etiopia, dove ha già raggiunto 163.000 persone e punta ad aiutarne 777.000 nel corso del 2016, così come in Sudan, in Malawi, in Mozambico e in Tanzania. Estesi anche gli interventi in America centrale in particolare ad Haiti e in Nicaragua, così come nelle Filippine.


Guarda il video sugli effetti di El Niño in Etiopia e scopri maggiori informazioni nella nostra scheda tecnica


Consulta la mappa globale interattiva


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Allerta El Niño

Crisi di siccità in Etiopia

“IN ETIOPIA OLTRE 10 MILIONI LE PERSONE A RISCHIO”
Nel Paese la peggiore siccità degli ultimi 30 anni. Crollo dal 50 al 90% delle produzioni agricole nelle regioni più colpite.
#sfidolafame


Due giorni di cammino solo per raccogliere l’acqua necessaria a dissetare la propria famiglia e i propri animali, che spesso sono l’unica fonte di reddito e sostentamento. E’ quanto ogni giorno milioni di persone in alcune regioni del nord, dell’est e del sud dell’Etiopia (Afar, Somali, Oromia), sono costrette ad affrontare a causa degli effetti della peggiore siccità che abbia colpito il Paese negli ultimi trent’anni. A denunciarlo è Oxfam, già al lavoro in Etiopia in aiuto alla popolazione colpita dagli effetti di El Niño.
Nei prossimi mesi la situazione umanitaria non potrà che peggiorare. “Secondo la FAO la produzione agricola in Etiopia è crollata dal 50 al 90% nelle regioni colpite. – afferma la responsabile dell’Ufficio Africa di Oxfam Italia, Silvia Testi. –  Il raccolto è completamente perduto nella regione del Somali, a Est del paese. Le persone che vivono in questa zona vedono marcire i loro raccolti e morire di fame i loro animali, e non hanno abbastanza cibo e acqua per vivere”.


Il quadro umanitario: Oxfam al lavoro per portare acqua pulita a 160 mila persone


Staff Oxfam a lavoro

Al momento Oxfam è al lavoro per prestare soccorso a oltre 160 mila persone in tre diverse aree del paese, nelle tre regioni più colpite – Afar, Somali, Oromia – trasportando acqua, riparando pozzi e fornendo ai piccoli allevatori mangimi per gli animali. Nel 2016 l’obiettivo è raggiungere 777 mila persone: ma, affinché tutto ciò sia possibile, sono necessari altri 25 milioni di dollari.
Nell’area di Siti, nella parte orientale dell’Etiopia, ad esempio, le comunità ormai dipendono dagli aiuti umanitari e le poche risorse disponibili sono condivise con pecore e capre nel disperato tentativo di tenerle in vita e non dover rinunciare all’unica fonte di reddito e produzione di cibo. Tra le testimonianze raccolte da Oxfam quella di Fatuma, una allevatrice madre di otto figli che aveva un gregge di 300 pecore e capre, che sono oggi ridotte a 7. “Ci sono state altre siccità, – ricorda – ma questa è la peggiore che io abbia mai visto. Abbiamo urgente bisogno di aiuti”.


Secondo il governo etiope, quest’anno 10,2 milioni di persone necessiteranno di assistenza umanitaria, per un costo complessivo di 1,4 miliardi di dollari. Sebbene infatti fra un paio di mesi sia prevista una ripresa delle precipitazioni, Oxfam avverte come anche in presenza di precipitazioni normali, ci vorrà del tempo perché la popolazione possa ricostituire gli allevamenti e riprendere le coltivazioni.


L’appello al governo italiano per la lotta a fame e cambiamenti climatici
Il governo etiope sta facendo tutto il possibile per far fronte a questa situazione, ma è necessaria una rapida e significativa risposta della comunità internazionale per integrare gli sforzi del governo. – continua Silvia Testi – Proprio ieri il governo italiano ha riconosciuto la grave situazione di emergenza causata da El Niño decidendo lo stanziamento di un milione di euro per interventi nel settore della sicurezza alimentare in Etiopia tramite l’operato di FAO e World Food Program. L’augurio è che si tratti di risorse aggiuntive rispetto a quelle già programmate per interventi di lotta alla fame. Nel quadro della campagna #sfidolafame, Oxfam fa quindi appello al governo italiano affinché vi sia un progressivo aumento delle risorse per sostenere l’adattamento dei Paesi poveri ai cambiamenti climatici, permettendo agli agricoltori e allevatori di piccola scala di affrontare nel medio-lungo periodo questi eventi meteorologici avversi”.



L’impatto de El Niño a livello globale
L’Etiopia è soltanto uno dei paesi costretti a fronteggiare gli effetti devastanti de El Nino: un fenomeno naturale che avviene periodicamente ogni 7-8 anni i cui effetti oggi sono aggravati dal riscaldamento globale. Il rilascio di calore prodotto da El Niño nell’Oceano Pacifico contribuisce all’ulteriore innalzamento delle temperature e all’irregolarità delle piogge, sconvolgendo il clima su scala globale. Oltre alle carestie che si stanno verificando negli altri paesi dell’Africa orientale e meridionale, gli effetti de El Niño stanno colpendo Papua Nuova Guinea e America centrale, provocando inoltre alluvioni in Paraguay e Bolivia.