A Firenze l’evento nazionale dei volontari dedicato a Jo Cox

Sabato 5 novembre dalle 9.00 alla Biblioteca delle Oblate (in via dell’Oriuolo 24) 

tanti volontari e volontari-1attivisti da tutta Italia, per una giornata di partecipazione sui temi della lotta alla disuguaglianza e della giustizia fiscale, dedicata a Jo Cox, parlamentare inglese e nostra attivista uccisa lo scorso giugno.

Un’intera giornata con i nostri volontari aperta al pubblico per conoscere le campagne e i progetti che l’organizzazione realizza nel mondo contro l’ingiustizia della povertà e della disuguaglianza che ancora oggi fa sì che l’1% del pianeta sia più ricco del restante 99%.

Alle 12.30 vi aspettiamo al Flash-mob con i nostri volontari nello spazio antistante la Biblioteca delle Oblate.

Per partecipare alla giornata

Elusione fiscale e ricorso ai paradisi fiscali saranno al centro degli incontri per ricordare quanto siano i paesi più poveri a esserne colpiti con una perdita in termini di gettito nelle casse dei governi pari a oltre 100 miliardi di dollari all’anno. Un contesto che ci ha portato a lanciare la petizione “Basta con i paradisi fiscali”, che in poco tempo ha raggiunto le 340 mila firme.

Da Firenze una riflessione su un fenomeno che riguarda tutti

volontari-oxfam-7Attraverso gli interventi di economisti, esperti e giornalisti, la giornata di sabato offrirà quindi a tutti i partecipanti un’occasione di riflessione sulla disuguaglianza e su ciò che la accresce, un tema che riguarda tutti. Anche in un contesto come quello italiano, dove l’1% più ricco oggi detiene il 23,4% della ricchezza nazionale netta, una quota che in valori assoluti è pari a 39 volte la ricchezza del 20% più povero dei nostri connazionali.

Dopo il benvenuto ai partecipanti, la giornata avrà infatti inizio alle 10.00 con l’intervento del direttore generale di Oxfam Italia Roberto Barbieri, che racconterà il lavoro e l’impegno di Oxfam nella lotta alla disuguaglianza e alla povertà in Italia e nel mondo.  Mattinata di lavoro in gruppi, invece, che permetterà ai tanti volontari di conoscere più da vicino le attività di Oxfam. Alle 12.30 saranno quindi protagonisti di un originale flash mob proprio sui temi della disuguaglianza e della giustizia fiscale nello spazio antistante la Biblioteca delle Oblate.

La giornata riprenderà poi dalle 14,30 con l’intervento della direttrice delle nostre campagne, Elisa Bacciotti, che riporterà al centro della riflessione l’esperienza di Jo Cox, parlamentare ed ex attivista di Oxfam, uccisa lo scorso giugno.  A seguire dalle 15.30, in programma la tavola rotonda moderata dal Presidente dell’Associazione Stampa Romana, Massimo Rocca, dal titolo Attivarsi per una nuova economia: promuovere la giustizia fiscale per contrastare la disuguaglianza”, durante cui si alterneranno gli interventi di Max Lawson, Head of Inequality Policy di Oxfam International; di Roberto Barbieri, Direttore Generale di Oxfam Italia; di Chinedu Emmanuel Bassey, Tax Justice Officer del Civil Society Legislative Advocacy Center e di Leonardo Becchetti, professore ordinario di Economia Politica dell’Università Tor Vergata.

“Se non riusciamo a porre un freno alla crescita della disuguaglianza sarà impossibile sconfiggere la povertà. –  

volontari-2 afferma il nostro responsabile dell’ufficio attivisti, Lorenzo Ridi Abbiamo un grande e ambizioso obiettivo: contribuire all’azzeramento della povertà estrema entro il 2030. Una sfida che non potremmo raccogliere senza la passione e la partecipazione dei nostri attivisti, che negli ultimi anni sono sempre di più a Firenze e in tutta Italia. Dedicare una giornata all’impegno che mostrano ogni giorno nel sostenere i nostri progetti e il nostro lavoro in Italia e nel mondo è il nostro modo per ringraziarli per il loro indispensabile contributo”. 

Ufficio stampa Oxfam Italia

David Mattesini: +39 349 4417723; david.mattesini@oxfam.it

Valentina Barresi: +39 346 2308590; valentina.barresi@oxfam.it

 

 

La politica UE sui biocarburanti che affama il pianeta

Il nuovo report Terra che brucia, clima che cambia: come l’industria condiziona la politica europea sui biocarburanti, rivela come lo strapotere delle lobby dei grandi produttori di biocarburanti stia fortemente influenzando la riforma della legislazione europea sul tema a spese delle comunità locali in molti paesi poveri, privando quest’ultime della terra necessaria alla propria sussistenza e aumentando le emissioni di CO2 in atmosfera. Una politica che costa ai cittadini europei tra i 5,5 e i 9,1 miliardi di euro ogni anni e che fino al 2012 ha richiesto 78.000 km2 di terra in più, un’area più grande di Belgio e Olanda messi insieme.

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L’Unione europea deve rivedere al più presto la sua politica sui biocarburanti. Una legislazione che ad oggi consente alle grandi corporation una produzione fondata essenzialmente su combustibili derivanti da colture ad uso alimentare, su una scarsa attenzione per l’impatto sull’ambiente e sull’espropriazione di terra ai danni di migliaia di piccoli contadini.
La crescente richiesta di biocarburanti in Europa priva intere comunità del diritto alla terra

Il report analizza l’impatto devastante di questa politica in tre continenti, riportando casi emblematici di intere comunità private dei propri diritti e rimaste vittime dell’esproprio di terre abitate per generazioni in Tanzania, Perù e Indonesia. Una conseguenza della crescente domanda di materie prime agricole per produrre bioenergia in Europa.

Per questo motivo lanciamo un appello urgente affinché l’Unione europea presenti entro un mese un piano di riforma della legislazione che consente l’utilizzo di biocarburanti ottenuti da colture alimentari e energetiche, sottratte alla produzione di cibo nei paesi poveri.

Le decisioni volte a diversificare le fonti energetiche e a tagliare i combustibili fossili, sono spesso prese dai paesi dell’Unione europea senza attente valutazioni sulla sostenibilità sociale e ambientale delle fonti alternative utilizzate. In tal modo l’Ue si fa responsabile – direttamente o indirettamente – di espropri di terre determinando povertà e fame nei paesi più vulnerabili; oltre che di un aumento delle emissioni di CO2 in atmosfera. –  dichiara Elisa Bacciotti, direttrice delle nostre campagne  –  Così facendo l’Unione europea lascia campo libero a forze di mercato che ignorano totalmente la sostenibilità dell’intero pianeta”.

Lo “strapotere” dei produttori di biocarburante: sette lobbisti per ogni funzionario europeo

La lobby dei produttori europei di biocarburanti, da sola, è adesso finanziariamente potente quanto la lobby del tabacco e impiega 121 lobbisti per difendere i propri interessi. Ciò significa che, per ogni funzionario che lavora alla nuova politica sulla sostenibilità delle bioenergie della Commissione europea, l’industria ha sette lobbisti che lavorano per indebolirla.

Secondo gli ultimi dati contenuti nel Registro per la trasparenza dell’Unione europea, solo l’anno scorso i produttori europei di biocarburanti hanno speso oltre 14 milioni di euro per l’assunzione di quasi 400 lobbisti per influenzare la politica europea. In tutto parliamo di 600 lobbisti: un numero superiore all’intero staff della Direzione Generale per l’Energia della Commissione europea.

Un’azione di lobby che, oltre a contrastare una corretta riforma del settore, sta lavorando per un’ulteriore sviluppo della politica sui biocarburanti attuata sino ad ora. Un trend che, oltre a danneggiare il clima e la vita di migliaia di persone, secondo le stime sta già costando ai cittadini europei tra i 5,5 e i 9,1 miliardi di euro ogni anno (in termini di esenzioni fiscali e sussidi pubblici alle imprese finanziati attraverso tasse, bollette e rincari alla pompa dei carburanti pagati da cittadini)

La produzione di biocarburanti da coltivazioni ad uso alimentare inquina il 50% in più dell’energia prodotta da combustibili fossili

Così facendo, l’Unione europea sta rischiando di venire meno ai propri impegni internazionali per lo sviluppo sostenibile e di mettere a repentaglio gli impegni assunti per contrastare il cambiamento climatico. In media, la produzione di biocarburanti da coltivazioni ad uso alimentare porta al 50% in più di emissioni di gas serra rispetto alla produzione energetica da combustibili fossili. Una politica che ha un impatto ben oltre i confini europei soprattutto per il consumo di terra. Solo nel 2012, oltre il 40% della terra necessaria per la produzione europea di biocarburanti era infatti situata in paesi extraeuropei. Un fattore che non ha fatto che accrescere la dipendenza dell’Unione europea dalle importazioni di biocarburanti.

L’impatto della produzione dei biocarburanti nei paesi poveri

In questo quadro abbiamo lanciato l’allarme sull’incremento del numero di accordi per l’acquisizione di terra su larga scala a spese delle comunità locali e degli episodi di violenza collegati. Tra questi accordi molti sono legati alla crescente domanda di energia dalle piante. In particolare, si sono studiati casi in Tanzania, Perù e Indonesia, dove le coltivazioni per la produzione di biocarburanti e di olio di palma hanno causato lo sfratto di intere comunità dai terreni dove vivevano, coltivavano, cacciavano e si guadagnavano da vivere da generazioni.

“Le aziende che producono biocarburanti hanno troppo spesso mano libera nei paesi del sud del mondo, a causa di vuoti normativi e di un debole sistema di governance locale che non riesce a tutelare adeguatamente i diritti alla terra delle comunità locali”, aggiunge Bacciotti.

Nella provincia di Bengkulu, ad esempio, nella costa sud-occidentale di Sumatra in Indonesia, la PT Sandabi Indah Lestari (PT SIL), azienda legata alla produzione di biocarburanti, nega alle comunità locali l’accesso a mille ettari di terra che il Governo ha concesso loro. Lo fa attraverso minacce e violenze, distruggendo le abitazioni e le coltivazioni.  “Abbiamo paura. – racconta un abitante del villaggio di Lunjuki – La nostra vita è lì. La nostra sopravvivenza dipende dalla nostra terra. Perché vogliono privarcene?”

Il “costo” della domanda globale di olio di palma

La domanda globale di olio di palma, una delle principali materie prime utilizzate nella produzione di biocarburanti,

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sta continuando a crescere. Un settore in cui l’Unione europea è tra i tre primi importatori mondiali. Poiché la terra disponibile nel sud-est asiatico diminuisce, l’industria dei biocarburanti sta cercando aggressivamente di espandersi dall’Indonesia e dalla Malesia in nuove aree come la regione amazzonica, diventata la nuova frontiera per la produzione di olio di palma.

“Se l’Ue non si doterà di criteri minimi per la sostenibilità sociale dei biocarburanti, impedendo ai produttori europei di approvvigionarsi di olio di palma dalle terre dove i diritti umani e il diritto alla terra delle comunità locali sono stati violati, sarà di fatto complice di un sistema profondamente ingiusto”, conclude Bacciotti.

La richieste all’Unione europea

Facciamo appello all’Unione europea, affinché investa di più e meglio nell’efficienza energetica e in fonti energetiche che siano realmente sostenibili. Tale politica deve includere le emissioni indirette di carbonio derivanti dal cambio di destinazione di uso della terra e deve senza dubbio esigere, dalle aziende operanti nel settore delle bioenergie, l’ottenimento del consenso libero, preventivo e informato da parte delle comunità locali coinvolte nelle loro filiere di produzione.

 

 

Grecia: stop alle deportazioni da chi fugge da guerre e abusi

Isola di Lesbo, Grecia - credit Pablo Tosco

Isola di Lesbo, Grecia – credit Pablo Tosco

Le deportazioni delle persone arrivate in Grecia in fuga da guerre e abusi devono aver fine: chi vuole chiedere asilo deve essere accolto degnamente, non trattenuto in centri di detenzione. L’appello arriva oggi da Oxfam, Norwegian Refugee Council e Solidarity Now, alla vigilia della visita di Papa Francesco e del Patriarca Bartolomeo prevista domani nell’isola di Lesbo.

Dal 20 marzo – data dell’accordo tra UE e Turchia sull’emergenza migranti – circa 6.300 persone sono arrivate nelle isole greche, e sono trattenute, in modo del tutto arbitrario, in veri e propri centri di detenzione. La maggioranza di loro ha fatto richiesta di asilo: tuttavia la Commissione Europea, nonostante l’impegno dello scorso 4 aprile a inviare nelle isole 1.500 funzionari e poliziotti per esaminare le richieste, non ha assicurato ancora il sostegno necessario al Greek Asylum Service, che può contare a Lesbo su appena una manciata di funzionari e operatori.

Dopo 7 giorni di pausa, la scorsa settimana sono ricominciati i rientri forzati dei migranti in Turchia.  Ad aggravare la situazione ci sono poi le “misure di emergenza” adottate dal governo greco lo scorso 3 aprile, come le interviste rapide per determinare l’ammissibilità della richiesta di asilo. Secondo queste nuove procedure, in un solo giorno si potrà decidere il futuro di una persona o stabilire se la Turchia è un paese sicuro o meno.

“Per come stanno le cose oggi, abbiamo fondati timori che molte persone – oggi trattenute in quelli che sono diventati veri e propri centri di detenzione nelle isole greche – possano essere rinviate in Turchia senza essere state informate pienamente sui loro diritti e quindi senza avere avuto nemmeno l’opportunità di chiedere asilo in Europa”, afferma Elisa Bacciotti, direttrice Campagne di Oxfam Italia “Non può essere questo il nuovo volto dell’Europa, che mette al primo posto la sicurezza delle frontiere a prezzo della deportazione di esseri umani. Ci auguriamo che Papa Francesco e il Patriarca Bartolomeo, come leader spirituali e morali, possano contribuire a richiamare l’Unione europea al rispetto dei suoi valori fondanti: il rispetto della dignità e dei diritti umani.”

“E’ scioccante vedere in che modo l’Europa stia trattando questi uomini, donne e bambini che fuggono verso il nostro continente alla ricerca di una vita migliore, lontano da guerra e persecuzioni. – afferma Jan Egeland, Secretary General del Norwegian Refugee CouncilTrattenuti in centri di detenzione sovraffollati, privati di ogni dignità e dei più elementari diritti umani, queste persone vivono in condizioni deprecabili. I leader europei hanno in mano le chiavi di questa crisi: devono immediatamente aprire i campi”.

Sbarco a Lesbo, Grecia - credit Pablo Tosco

Sbarco a Lesbo, Grecia – credit Pablo Tosco

Le associazioni umanitarie denunciano che le condizioni di vita nei centri di detenzione si stanno rapidamente deteriorando, con molte persone costrette a dormire all’aperto o in spazi angusti; non ci sono procedure di identificazione per i soggetti più vulnerabili, e rimangono in stato di detenzione  bambini, donne incinte, persone con disabilità. A Lesbo e Chio alcuni pakistani che hanno ricevuto un trattamento discriminatorio hanno minacciato di suicidarsi. Si sono già verificati episodi di violenza di notte e le donne sono particolarmente a rischio.

“L’Europa non può continuare a ignorare questa situazione disumana. – afferma Epaminondas Farmakis, Managing Director di Solidarity NowDobbiamo assicurare che queste persone possano vivere in posti aperti e sicuri per tutto il tempo che resteranno nel paese. E ancora più importante è che immediatamente si ponga fine le deportazioni verso la Turchia. A chi fugge da guerre e abusi bisogna dare la possibilità di esercitare i propri diritti, fra cui quello di asilo”.

Oxfam, Norwegian Refugee Council e Solidarity Now chiedono all’Unione europea di:

  • sospendere immediatamente i rientri forzati dalla Grecia alla Turchia;
  • aprire tutti i campi dove le persone hanno espresso l’intenzione di chiedere asilo;
  • garantire l’integrità delle procedure per la richiesta d’asilo, assicurando che le persone abbiano rapidamente accesso all’assistenza legale;
  • incrementare lo staff del Greek Asylum Service nelle isole per visionare le richieste di asilo e assicurare che le persone possano presentare la documentazione prima di qualsiasi ordine di deportazione;
  • mettere fine ad arresti e detenzioni arbitrari. La preoccupazione maggiore riguarda il crescente uso della detenzione per ingresso irregolare come strumento per limitare la libertà di movimento dei richiedenti asilo

Inaugura ad Arezzo la sala lettura “Malala Yousafzai”

Casa delle Culture di Arezzo

CASA DELLE CULTURE DI AREZZO
A MALALA YOUSAFZAI LA NUOVA SALA DI LETTURA E DOCUMENTAZIONE INTERCULTURALE


Taglio del nastro in programma domani, mercoledì 4 novembre, alle ore 17:00, presso la Casa delle Culture di piazza Fanfani.
Intervengono la direttrice delle campagne di Oxfam Italia Elisa Bacciotti, l’assessore all’integrazione del Comune di Arezzo, Barbara Magi, e il consigliere del Presidente della Regione Toscana per le attività internazionali, Massimo Toschi.


“Un bambino, un insegnante, una penna e un libro possono cambiare il mondo”
Malala Yousafzai


La Casa delle Culture di Arezzo si arricchisce di un nuovo spazio, aperto a tutta la città ed in particolare ad educatori, ingegnanti e ragazzi, che ospiterà circa 15 mila volumi dedicati all’approfondimento di temi di grande attualità al centro delle trasformazioni della città e della nostra società: il confronto tra culture diverse, l’integrazione dei migranti, il ruolo e la difesa dei diritti delle donne e molto ancora. E’ la nuova Sala di Lettura e Documentazione Interculturale, gestita da Oxfam Italia e intitolata al Premio Nobel per la Pace “Malala Yousafzai”,  che sarà inaugurata domani, alle ore 17:00, all’interno della Casa delle Culture  (in piazza Fanfani 5), con il taglio del nastro e lo svelamento della targa dedicata all’attivista pakistana da sempre in prima linea per la difesa del diritto all’istruzione nel mondo, che proprio nelle ultime settimane ha raccolto oltre un milione di firme per chiedere che  anche nei paesi più poveri del pianeta siano effettivamente garantiti a tutti almeno 12 anni di istruzione obbligatoria e di qualità.
Intervengono la direttrice delle Campagne di Oxfam Italia Elisa Bacciotti, l’assessore all’integrazione del Comune di Arezzo Barbara Magi ed il consigliere del Presidente della Regione Toscana per le attività internazionali, Massimo Toschi.
Il nuovo centro, che ospiterà tante iniziative di condivisione e confronto, riparte dall’esperienza del Centro di Documentazione Città di Arezzo di via Masaccio: la struttura che per oltre 25 anni ha costituito un punto di riferimento fondamentale per tutti i cittadini interessati alle tematiche della pace, dello sviluppo sostenibile e della tutela dei diritti umani.


Abbiamo deciso di dedicare questo nuovo e importantissimo spazio a Malala Yousafzai, per testimoniare la necessità di rimettere il diritto all’educazione per tutti al centro del dibattito politico. – afferma Elisa Bacciotti La storia di questa giovanissima ragazza, che nel 2012, a soli 15 anni, è stata vittima di un attentato in Pakistan a causa del suo impegno nella difesa dei diritti civili e allo studio, deve essere anche qui uno stimolo per garantire a tutti l’accesso a un’istruzione di qualità. L’apertura di questo nuovo spazio va proprio in questa direzione: offrire a tutta la città un luogo di formazione, documentazione e sensibilizzazione su tematiche che stanno diventando sempre più centrali nella nostra società. E’ un invito che rivolgiamo a tutti, in particolare agli insegnanti e gli educatori di tutte le età che sono chiamati a diffondere una cultura di rispetto reciproco e cittadinanza attiva”.


Il programma della giornata
Apertura dell’inaugurazione all’insegna della musica dal mondo con le note dell’Orchestra Multietnica di Arezzo, che proporrà alcuni dei pezzi più belli ed evocativi del proprio repertorio. Dopo i saluti istituzionali, spazio quindi alla testimonianza della docente Mirella Maglioni e alla performance teatrale dell’associazione Donne di Carta sul tema dell’immigrazione e del diritto allo studio. Chiusura dell’inaugurazione prevista intorno alle ore 19:00 con un aperitivo finale. Durante tutta la serata, sarà inoltre possibile acquistare dei libri per arricchire ulteriormente la biblioteca  della Sala di Lettura e Documentazione Interculturale “Malala Yousafzai”, messi a disposizione dalla libreria “La Casa sull’Albero”.


I servizi offerti
La Sala di Lettura e Documentazione Interculturale “Malala Yousafzai” sarà aperta da martedì al venerdì con orario: 09:00-13:00 il martedì, 16:00-18:30 il mercoledì e il venerdì, 09:00-13:00 e 16:00-18:30 il giovedì. Verranno offerti servizi di lettura e consultazione dei testi, prestito e prestito interbibliotecario, lettura ad alta voce, laboratori pomeridiani per i bambini, accoglienza e prestito per le classi. All’interno della Sala verranno inoltre predisposte una sezione dedicata ai ragazzi, una sezione di libri in lingua d’origine (albanese, araba, bengalese, punjabi) e una sezione dedicata all’ambiente e alla sostenibilità. Inoltre, mercoledì, giovedì e venerdì, dalle 15:00 alle 16:00, sarà possibile richiedere consulenze  rivolte ad educatori e insegnanti su bibliografie tematiche, prestiti di classe e creazione di percorsi tematici di approfondimento.