Armonizzazione Fiscale nella UE – perno della lotta all’elusione delle corporation

Ieri sera la Commissione Europea ha presentato un nuovo pacchetto di misure volte a rendere più efficace il contrasto all’elusione fiscale delle multinazionali che operano nella UE. Il punto centrale del pacchetto è la proposta di armonizzazione della base imponibile per l’imposta sulle società in un’ Europa con 28 diversi sistemi fiscali nazionali.

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La proposta di una base imponibile comune e consolidata europea o CCCTB ( Common Consolidated Corporate Tax Base), che adesso dovranno discutere gli stati membri, è pensata sia come una norma anti-abuso, sia come un freno all’agguerrita concorrenza fiscale fra gli stati dell’Ue. Concorrenza che si manifesta oggi con scelte al ribasso sulle aliquote fiscali per gli utili societari nonchè mediante diverse definizioni nei Paesi UE degli utili d’impresa soggetti a tassazione.

“La proposta di un modello di tassazione unitaria per le multinazionali, insieme a misure sulla trasparenza fiscale d’impresa – come la rendicontazione pubblica paese per paese, gli interventi contro le pratiche fiscali dannose e un processo efficace di blacklisting europeo dei paradisi fiscali, si colloca nel solco delle misure di giustizia fiscale su cui insistiamo da tempo, auspicate anche dagli oltre 340.000 cittadini firmatari della nostra Basta Con I Paradisi Fiscali. Per questo ne sosteniamo lo spirito e l’impianto generale. dichiara la direttrice delle nostre Campagne, Elisa Bacciotti Il prezzo dell’elusione fiscale in UE, stimato in oltre 150 miliardi di euro all’anno, viene oggi pagato da tutti noi: incide sui bilanci degli Stati e ostacola il rilancio di politiche a sostegno delle fasce più vulnerabili della popolazione nazionale ed europea’.

 “Questo modello, che considera le società di un gruppo multinazionale non più come entità separate ai fini fiscali – calcolandone invece gli utili complessivi europei e apporzionandoli tra gli Stati Membri a seconda di dove l’impresa conduce le sue attività e realizza valore economico – elimina la possibilità di eludere il fisco sfruttando disallineamenti fiscali fra i diversi Paesi UE e abusando dei prezzi di trasferimento per transazioni infragruppo. – aggiunge Bacciotti – Per questo chiediamo al governo italiano di mantenere il sostegno alla misura annunciato oltre un anno fa dal Ministro Padoan in occasione di una audizione pubblica al Parlamento Europeo”

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 La proposta di armonizzazione della Commissione prefigura un approccio a due fasi con due direttive distinte – procedura che dovrebbe rendere più facile il raggiungimento di un consenso unanime fra gli Stati Membri, essenziale per l’adozione di un provvedimento in materia fiscale. A riguardo riteniamo che alcuni dettagli tecnici delle proposte nel pacchetto richiedano particolare attenzione. In particolare in merito alla prospettiva di prefigurare deduzioni per le imprese che si finanziano tramite nuove emissioni azionarie (ispirandosi verosimilmente al modello italiano sugli interessi nozionali) o di concedere deduzioni e super-deduzioni per le spese riconducibili a ricerca e sviluppo.

italia_image_922_full‘La proposta della Commissione va nella direzione della ricostruzione di un’Europa più politica, nella quale gli Stati Membri non si facciano concorrenza fiscale agguerrita per attrarre investimenti delle grandi corporation a discapito delle piccole e medie imprese nazionali che subiscono forti svantaggi competitivi, e dei cittadini contribuenti che pagano quotidianamente il prezzo degli abusi fiscali in termini di servizi pubblici sotto finanziati – conclude Bacciotti  – Questo è essenziale per combattere i mali del nostro tempo: l’assoluta povertà con numeri a rischio di aumento e l’estrema disuguaglianza che mette a repentaglio quanto finora fatto per ridare la speranza ai cittadini più poveri. L’ultima parola spetta, come sempre ai governi dei Paesi UE, che ci auguriamo agiscano nell’interesse collettivo dei cittadini europei’. 

 Note

La prima proposta di direttiva sulla CCCTB è stata presentata dalla Commissione UE nel 2011, ma non ha riscontrato consenso fra gli Stati membri, notoriamente sulla parte relativa al consolidamento fiscale europeo.

A fine Ottobre 2015 la Commissione Europea ha comunicato di ritirare de facto la direttiva del 2011 e di essere al lavoro per una nuova proposta legislativa relativa a una CCCTB vincolante da presentare nel 2016. Da inizio Ottobre 2016 a inizio Gennaio 2017 la Commissione ha tenuto aperta una consultazione pubblica (cui Oxfam ha partecipato) sulla prospettiva, tra l’altro, di un approccio a più fasi alla CCCTB.

Il pacchetto di misure presentato dalla Commissione il 25.10.2016 tiene conto dello stallo nelle discussioni sulla proposta del 2011 e definisce un cammino in due step (con due direttive ad hoc): nella prima fase si dovrebbe arrivare a un accordo sulla definizione di una CCTB (common corporate tax base) europea ovvero su un modo uniforme (per tutti i Paesi UE) di definire la base imponibile per l’imposta sulle società; nel secondo step  – che la Commissione vuol rendere vincolante per le multinazionali con fatturato annuo consolidato superiore ai 750 milioni di euro e che realizzano utili in più Stati membri dell’UE –  si passerebbe al consolidamento ovvero alla definizione di un’unica base imponibile europea apporzionata fra i Paesi UE interessati secondo una formula bilanciata che tenga conto della forza lavoro impiegata nonché del valore degli asset e delle vendite delle società nazionali di un gruppo che opera cross-border. Ogni Stato membro applicherebbe la propria aliquota fiscale nazionale alla porzione di base imponibile attribuitagli.

La proposta di una CCCTB europea gode da tempo del sostegno dell’ex Ministro dell’Economia e delle Finanze, il Prof. Vincenzo Visco, mentre la sua implementazione a due fasi ha ricevuto in data 22.09.2015 il supporto del Ministro Pier Carlo Padoan, in occasione di un’audizione pubblica alla commissione TAXE del Parlamento Europeo.

La CCCTB rappresenta un modello di tassazione unitaria delle multinazionali che si basa sul principio della single entity con le diverse società controllate di un gruppo multinazionale non più interpretate come entità separate ai fini fiscali. E’ una misura significativa contro il trasferimento artificiale infragruppo degli utili d’impresa, capace di depotenziare l’abuso del transfer pricing e il ricorso a regimi preferenziali da parte delle corporation.

La Commissione UE stima che la CCCTB porterebbe a una riduzione del profit shifiting in UE di circa il 70%. Le stime complessive sull’elusione in UE si attestano, secondo il recente studio Closing the European Tax Gap di R. Murphy realizzato per il gruppo S&D del Parlamento Europeo, intorno a 150 miliardi di euro all’anno. Il fenomeno BEPS (base erosion and profit shifting) delle corporation costa secondo l’OCSE agli erari di tutto il mondo fino a 240 miliardi di dollari all’anno di entrate erariali mancanti.

La proposta di CCCTB è sostenuta da oltre 340.000 cittadini, firmatari della petizione Basta con i paradisi fiscali di Oxfam, lanciata nel Gennaio 2016.

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Oxfam: inefficace operazione della Commissione UE su trasparenza fiscale delle multinazionali

Stunt Oxfam a Bruxelles

Stunt Oxfam a Bruxelles

Appello al Parlamento europeo e ai Governi per correggere la proposta di direttiva della Commissione affinché possa realmente promuovere maggiore giustizia fiscale

Stamani stunt di Oxfam a Bruxelles per dire Basta con i Paradisi Fiscali

 

Oggi la Commissione Europea ha perso l’opportunità di contribuire efficacemente a porre fine all’era dei paradisi fiscali. La proposta presentata dal Commissario Hill in materia di maggiore trasparenza fiscale per le imprese multinazionali operanti nell’Unione europea ha una portata limitata che non permette di contrastare efficacemente il fenomeno dell’elusione fiscale di cui i recenti scandali Panama Papers e LuxLeaks hanno dato chiara evidenza.

“La Commissione Europea ha finalmente riconosciuto la trasparenza fiscale come elemento cardine per contrastare l’elusione fiscale – afferma la direttrice delle campagne di Oxfam Italia, Elisa Bacciotti – Tuttavia, la proposta che è stata presentata non introduce un’efficace rendicontazione pubblica paese per paese”.

I limiti della proposta sono così sintetizzabili:

  • Non vi è piena trasparenza dell’operato delle multinazionali quando operano al di fuori dei confini UE. L’obbligo per le multinazionali di rendicontazione finanziaria con un’analisi di dettaglio paese per paese, viene proposto solo per i paesi UE e per le attività condotte nei paradisi fiscali (i cui criteri di definizione saranno però oggetto di discussione tra gli Stati Membri con evidenti implicazioni politiche che possono fortemente compromettere una definizione obiettiva, esaustiva ed operativa di paradisi fiscali UE). Per tutti gli altri paesi extra-UE si richiede solo la presentazione di un unico dato aggregato.
  • La soglia di fatturato per l’applicazione dell’obbligo di rendicontazione pubblica paese per paese è troppo alta. Il reporting è obbligatorio esclusivamente per le compagnie con un fatturato consolidato annuo superiore ai 750 milioni di euro. Secondo le stime OCSE questa soglia escluderebbe dall’obbligo di reporting l’85-90% delle multinazionali. Va ricordato che nella Direttiva Contabile europea la soglia del fatturato per le grandi imprese si attesta invece a 40 milioni di euro.
  • Le informazioni richieste alle multinazionali nella rendicontazione non sono esaustive. La proposta della Commissione predispone un insieme limitato di reporting information, lasciando fuori dal perimetro di rendicontazione elementi chiave come la lista delle sussidiarie, le vendite, gli asset e i sussidi pubblici ricevuti dalle compagnie. Informazioni indispensabili per stabilire con certezza il livello effettivo di tassazione delle imprese e accertare se le imposte vengono pagate laddove gli utili sono a tutti gli effetti generati.

La proposta di fatto si applica soltanto al 10-15% delle multinazionali operanti nella UE, lasciando tutte le altre in una zona d’ombra. – continua Bacciotti – I dati vengono disaggregati soltanto per le attività svolte nei paesi UE e nei paesi classificabili come paradisi fiscali: peccato che non esista ancora una lista condivisa di paradisi fiscali tra i membri dell’UE, e che la sua definizione comporterà ritardi e opposizioni da parte degli Stati Membri. Persino Panama, attualmente sotto i riflettori per la recente fuga di documenti non è un paradiso fiscale per molti paesi UE, tra cui l’Italia. Quello che noi chiediamo è semplice ed immediato: che tutte le multinazionali rendicontino pubblicamente le loro operazioni, in qualsiasi paese vengano effettuate”.

L’introduzione di una rendicontazione pubblica paese per paese è infatti tra le richieste della petizione di Oxfam Basta con i Paradisi Fiscali che ha già raccolto 218.000 firme. Nella consultazione lanciata proprio dalla Commissione Europea pochi mesi fa, in vista della stesura della proposta di direttiva presentata oggi, il 66% dei contributi ricevuti si è espresso a favore di un’ambiziosa proposta di trasparenza fiscale per le multinazionali.

In questi giorni – conclude Bacciotti – sono moltissimi i cittadini delusi e indignati dagli scandali e dalle pratiche di elusione fiscale perpetrate da individui e soggetti corporate: a questi cittadini Parlamento e Governi Europei devono dare un segnale di svolta, lavorando per correggere la proposta di direttiva della Commissione e farla diventare una misura per promuovere politiche di crescita equa, inclusiva e di lungo termine, capace di contrastare la disuguaglianza”.

 

Il più grande scandalo di sempre sull’elusione fiscale

Attivisti di Oxfam

Attivisti di Oxfam

OXFAM:LA MEGATRUFFA DEI PANAMA PAPERS! INDEROGABILI LE RIFORME PER UNA TRASPARENZA TOTALE”

Mentre il mondo viene scosso dalle rivelazioni dell’ICIJ (International Consortium of Investigative Journalists) sulla presunta elusione fiscale perpetrata da nomi illustri del mondo della politica,  bancario, finanziario, imprenditoriale, dello sport e dello spettacolo, sia a livello internazionale  che italiano, Oxfam rilancia l’appello ai leader e alle istituzioni mondiali ed europee affinché si arrivi il prima possibile alla definizione di regole stringenti, che impediscano la sottrazione di risorse alla collettività, attraverso il ricorso a sofisticati meccanismi di elusione fiscale.

A rimetterci sono i cittadini di tutto il mondo, Italia inclusa. Anche se il conto più salato, alla fine, lo pagano i paesi più poveri: ogni anno, secondo le stime, perdono 170 miliardi di dollari in mancate entrate fiscali. Così, mentre ricchi individui e grandi corporation nascondono i propri “tesori” nei paradisi fiscali (sottraendo alla collettività la loro giusta quota di tasse), vi sono nel mondo ancora oggi almeno 400 milioni di persone che non hanno accesso a servizi sanitari pubblici di base. Un fenomeno, quello del ricorso ai paradisi fiscali, ormai diffuso ovunque: basti pensare che circa il 30 per cento del patrimonio dei super-ricchi del continente africano è detenuta offshore, con un costo per la collettività di 14 miliardi di dollari all’anno: una cifra che da sola consentirebbe di assumere abbastanza insegnanti per mandare a scuola ogni ragazzo africano e di coprire la spesa sanitaria di 4 milioni di bambini.

“Dopo gli scandali Luxleaks e Swissleaks, l’inchiesta Panama Papers di ICIJ, che sta coinvolgendo trasversalmente nomi eccellenti del mondo della politica, bancario, finanziario, imprenditoriale, dello sport e dello spettacolo, getta nuova luce su subdole pratiche elusive e sulla pervasività degli abusi fiscali a livello globale e nel nostro Paese. – afferma la direttrice delle campagne di Oxfam Italia, Elisa Bacciotti –  E il vero scandalo è che molti dei casi scoperti dall’ICIJ sono moralmente deplorevoli ma non illegali. In questo senso l’elusione fiscale è davvero spietata e dannosa. Colpisce trasversalmente i contribuenti onesti, crea svantaggi competitivi per le piccole e medie imprese nazionali e priva le casse degli Stati di risorse essenziali per l’erogazione di servizi di base per i cittadini. Per risanare la situazione i governi stanno al momento facendo però ancora troppo poco”.

Per arginare il fenomeno elusivo, nell’ambito della campagna Sfida L’Ingiustizia Oxfam chiede perciò al Governo italiano e ai leader europei e mondiali di adottare con urgenza misure efficaci di giustizia fiscale. E lo sta facendo con un appello, cui hanno aderito in appena due mesi oltre 190 mila cittadini da tutto il mondo, attraverso la petizione Basta con i paradisi fiscali.

Viviamo nell’epoca dell’abbondanza e al tempo stesso della grande disuguaglianza. – continua Bacciotti –  Mentre i super-ricchi occultano risorse nei paradisi fiscali, potenti multinazionali trasferiscono artificialmente e esentasse gli utili prodotti altrove, verso paesi a fiscalità agevolata. I cittadini e i governi vengono così privati ogni anno di miliardi di dollari. Una situazione resa possibile dall’iniquità del sistema fiscale internazionale, dall’agguerrita concorrenza fiscale tra i Paesi e dall’opacità del sistema. Solo quando trapelano informazioni riservate grazie a gole profonde e al lavoro di giornalisti d’inchiesta, si fa temporaneamente luce sulle falle strutturali del sistema. Servono invece regole che garantiscano maggiore trasparenza: permettere, ad esempio, a tutti i cittadini l’accesso ad alcune informazioni societarie e fiscali è fondamentale per disincentivare pratiche elusive”.

Tra le proprie richieste Oxfam pone infatti un forte accento sull’urgenza di introdurre misure di trasparenza finanziaria e fiscale chiedendo:

  • di istituire registri pubblici centralizzati dei beneficiari effettivi di beni e società, con l’obiettivo di ostacolare il trasferimento in forma anonima dei proventi dell’evasione ed elusione fiscale individuale
  • di introdurre l’obbligo di rendicontazione pubblica paese per paese per tutte le multinazionali, rendendo così visibile il livello effettivo di imposte versate nei diversi paesi in cui le corporation operano tramite proprie sussidiarie.