Nuovo allarme Ebola in Repubblica Democratica del Congo

Superati i 2 mila casi, oltre 1.300 le vittime

A causa dei ripetuti attacchi subiti negli ultimi mesi, Oxfam e altre organizzazioni al lavoro sul campo hanno dovuto interrompere più volte le attività di soccorso alla popolazione:

  • vaccinare le persone
  • decontaminare le case
  • svolgere sepolture sicure

Inevitabilmente si è registrata un’esplosione di casi destinati ad aumentare esponenzialmente nelle prossime settimane. La speranza adesso è che il nuovo e più forte impegno dell’ONU nella risposta all’Ebola e un costante lavoro di prevenzione tra la popolazione, ci possano consentire di sconfiggere in tempo questo nuovo incubo.

L’Ebola non esiste

I nostri team sul campo ogni giorno incontrano persone che non credono nemmeno che l’Ebola sia reale. Sono tantissimi i casi che sino ad oggi non sono stati rilevati perché le persone, nonostante i sintomi, non si sono volute sottoporre alle cure. Questa mancanza di fiducia tra la popolazione, rende impossibile interrompere la catena del contagio.

In questo contesto le prime ad essere colpite sono le donne, che rappresentano più della metà dei contagi, perché sono le prime a prendersi cura dei malati.

Il contesto umanitario è drammatico

Oltre due terzi della popolazione sopravvive al di sotto della soglia di povertà (ossia con meno di 1,90 dollari al giorno) e nell’ultimo anno sono aumentate del 70% le persone colpite da malnutrizione acuta passate da 7,7 a 13,1 milioni. Tra queste 6 milioni sono bambini e oltre 7 milioni sono donne colpite da anemia. A indebolire ulteriormente la popolazione si aggiunge l’insorgenza di altre malattie come il colera e morbillo che dall’inizio dell’anno hanno causato decine di migliaia di contagi e migliaia di vittime. Oltre 8,5 milioni di persone, sarebbero esposte al rischio di contagio.

Cosa fa Oxfam?

Nell’ultimo anno abbiamo soccorso oltre 1,3 milioni di persone in tutto il Paese con interventi di emergenza e volti a migliorare la vita della popolazione nel medio e lungo periodo. Fornendo anche aiuti diretti per l’acquisto di cibo nelle zone più colpite dalla crisi. Per contenere l’epidemia di Ebola in corso, stiamo lavorando sulla promozione delle norme di prevenzione tra la popolazione assieme ai leader delle diverse comunità, fornendo acqua pulita alla popolazione e migliorando le infrastrutture sanitarie. Dall’inizio dell’epidemia abbiamo raggiunto oltre 600 mila persone.

Tsunami in Indonesia

INDONESIA: oltre 200 le vittime. È di nuovo lotta contro il tempo.Oxfam è al lavoro in queste ore in una corsa contro il tempo per soccorrere la popolazione colpita dal devastante tsunami che si è abbattuto sullo stretto della Sonda tra Giava e Sumatra in Indonesia il 22 dicembre scorso, causando oltre 370 vittime e più di 1500 feriti.

Stando agli ultimi dati, anche se la tragica conta delle vittime continua a crescere ora dopo ora.

Le comunità che vivono sulla costa dello Stretto hanno subito gli effetti più devastanti dello tsunami, causato dalle frane sottomarine seguite a un’eruzione ad Anak Krakatau. Mentre sale l’allarme per la possibilità di un nuovo Tsunami.

Portiamo beni di prima necessità

Oxfam, che ha già soccorso dallo scorso ottobre 100 mila persone nell’isola di Sulawesi, è in queste ore sul terreno per portare agli sfollati, beni di prima necessità, soprattutto cibo, kit igienico-sanitari, acqua pulita e latrine, e valutare i danni complessivi in accordo con le autorità indonesiane.

In questo momento l’aiuto di ciascuno può fare la differenza.

In Congo 13 milioni di persone allo stremo

In Congo è emergenza

13 milioni di congolesi sono allo stremo, senza cibo e con quasi nessun accesso all’acqua pulita, dipendono dagli aiuti umanitari per la propria sopravvivenza. Oltre 4,5 milioni sono in fuga dalle proprie case, a causa di una guerra che alimenta la fame e la diffusione di epidemie: in questo quadro si stima che negli ultimi 20 anni abbiano perso la vita 6 milioni di persone. Mentre giorno dopo giorno la violenza minaccia i civili.

L’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo

Sono quasi 500 le persone contagiate finora e più di 280 le vittime dallo scorso agosto. Il numero di persone contagiate continua a crescere e nuovi casi stanno comparendo nelle grandi città. Dopo quella del 2014, è la più grave epidemia di Ebola che il mondo abbia mai visto.

Il più alto numero di sfollati dell’Africa

13 milioni di congolesi sono allo stremo, senza cibo e con quasi nessun accesso all’acqua pulitaLa sanguinosa guerra civile in corso nel Paese e il nuovo picco epidemico di Ebola hanno costretto oltre 4,5 milioni di uomini, donne e bambini a lasciare le proprie case per sfuggire alla violenza e al contagio nelle zone più colpite, nella Provincia di Nord-Kivu e dell’Ituri. Nel frattempo milioni di persone, senza più nulla, sono costrette a rifornirsi da fonti di acqua sporca, con il rischio di aumentare la diffusione del colera che già conta circa 26 mila casi.

In una situazione umanitaria ormai al limite del collasso, la Repubblica Democratica del Congo è diventata anche meta e rifugio per centinaia di migliaia di persone che scappano da guerra e violenza nei paesi vicini: si tratta di oltre 500 mila persone dai paesi vicini, di cui 100 mila dal Sud Sudan. Qui quasi la metà della popolazione, oltre 4 milioni di persone dipendono dagli aiuti umanitari per la propria sopravvivenza.

Cosa fa Oxfam nella Repubblica Democratica del Congo?

In questo momento stiamo soccorrendo 400 mila persone, per garantire al maggior numero possibile di sfollati l’accesso al cibo, all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari. I nostri operatori lavorano per purificare l’acqua, costruiscono latrine e installano cisterne, ma soprattutto fanno formazione sulle pratiche igieniche per impedire il diffondersi delle epidemie. Quest’ultimo è un lavoro cruciale, data la crescita del numero dei casi di Ebola, saliti dell’80% solo ad ottobre.

Anni di violenza prolungata, sfollamenti forzati e carestia hanno creato un clima di paura e sfiducia tra le comunità colpite. Molte persone sono ancora terrorizzate nell’andare nei centri di trattamento. Per questo stare a fianco delle comunità ogni giorno è cruciale.

 

Filippine, il super tifone Mangkhut minaccia oltre 4 milioni di persone

Paura per il passaggio del super tifone Mangkhut

Il super tifone Mangkhut (conosciuto anche con il nome Ompong), atteso come una potenziale catastrofe nelle Filippine già nelle prossime ore con raffiche di vento fino a 250 km orari potrebbe causare nella mattina di sabato frane a nord di Cagayan mentre sta accumulando forza e impattare in un’area dove vivono 4,3 milioni di persone.

Siamo preoccupati per le comunità che stanno ancora facendo i conti con le conseguenze delle piogge monsoniche che hanno colpito l’area a luglio e agosto.

Le squadre di Oxfam pronte a intervenire

Oxfam invierà operatori sul campo per supportare i partner locali. Un team è partito oggi per Tuguegarao e un’altra squadra lo farà nei prossimi giorni per valutare i diversi bisogni della popolazione nelle aree più a rischio.

Siamo pronti assieme ai nostri partner – l’Humanitarian Response Consortium (HRC) e il Citizens ‘Disaster Response Center (CDRC) – a fornire, beni di prima necessità, acqua pulita, cibo e servizi igienico-sanitari.

In queste ore stiamo lavorando a stretto contatto con il Governo e le altre organizzazioni per mitigare il potenziale impatto sulla popolazione, con particolare attenzione alla tutela e alla protezione delle fasce più deboli, soprattutto donne e ragazze, verso cui stiamo predisponendo una risposta mirata nelle diverse fasi dell’emergenza.

 

Appello alla conferenza donatori crisi siriana

13 milioni di persone hanno urgente bisogno di aiuto in Siria

Campo profughi di Herjalleh a sud di Damasco_Oxfam al lavoro per portare acqua pulita a 14 mila sfollati della Ghouta orientale_credit Dania Kareh_Oxfam


Lo staff di Oxfam ha distribuito acqua potabile a 14.000 siriani a Ghouta.

13 milioni di persone hanno urgente bisogno di aiuto: all’indomani di uno dei peggiori anni dall’inizio della guerra in Siria, con altre sette organizzazioni che lavorano nel paese lanciamo un appello per sostenere la risposta umanitaria.

 Cosa sta accadendo in Siria

  • A oggi sono circa 7,3 milioni i siriani intrappolati in aree disseminate di esplosivi, esposti al rischio di attacchi e costretti a sopravvivere senza quasi nessun accesso ai servizi di base.
  • In sette anni vi sono state oltre 400 mila vittime e  quasi 12 milioni di persone hanno abbandonato le proprie case (6 milioni di sfollati interni e 5,6 milioni di rifugiati fuori dalla Siria).
  • Con l’intensificarsi della guerra portare soccorso alla popolazione è sempre più difficile e dalle parti in conflitto viene spesso negata alle organizzazioni umanitarie la possibilità di soccorrere i civili che rimangono coinvolti negli scontri. L’anno scorso sono stati autorizzati solo 47 su 172 convogli umanitari messi in campo dalle Nazioni Unite, mentre nel 2016 ne 117 su 258 (il 43%).

La Conferenza dei donatori

Il 24 e 25 aprile a Bruxelles, i donatori e i governi  si incontreranno in occasione della seconda conferenza sulla crisi siriana. Devono produrre un risultato concreto per alleviare le sofferenze di milioni di persone allo stremo. Ad oggi la risposta umanitaria ad una delle più gravi crisi degli ultimi decenni è finanziata per il 24%, mentre i bisogni della popolazione continuano ad aumentare in modo esponenziale, anche a causa dei continui attacchi a civili inermi e a infrastrutture chiave come scuole e ospedali.

In Siria oltre 13 milioni di persone hanno urgente bisogno di aiuti per poter sopravvivere.

Il nostro appello per salvare vite

Le organizzazioni che sostengono l’appello con noi sono:

CARE International, Christian Aid, Humanity and Inclusion, International Rescue Committee, Mercy Corps, Norwegian Refugee Council, Oxfam, Save the Children.

Le priorità per la comunità internazionale devono essere garantire la sicurezza dei civili e impegnarsi concretamente nello stanziamento degli aiuti; chiediamo anche un cessate il fuoco duraturo in Siria che dia  la possibilità per le organizzazioni umanitarie di lavorare in sicurezza e impedire la morte di altre persone.

Chiediamo anche un impegno maggiore sul fronte dei reinsediamenti come di altre forme di protezione umanitaria dei più vulnerabili, pari al 10% della popolazione rifugiata siriana. Ad oggi malgrado il reinsediamento venga definito come prioritario da molti governi, meno del 3% di rifugiati è giunto nelle nazioni ricche.  Gli Usa, quest’anno, ne accoglieranno solo undici.”.

Nel 2017 per ogni rifugiato siriano tornato a casa tre sono stati sfollati nuovamente.

Cosa facciamo in risposta all’emergenza siriana

Siamo al lavoro per alleviare le sofferenze del popolo siriano dall’inizio della crisi. In Siria, Libano e Giordania abbiamo già soccorso oltre 2 milioni di siriani garantendo loro acqua pulita, cibo e servizi igienico-sanitari sicuri, e contribuito a garantire un accesso sicuro in Italia a oltre mille siriani dal Libano, portando aiuto ai tanti fuggiti lungo la rotta balcanica in Serbia e Macedonia o in Grecia.

Uragano Irma, migliaia di sfollati

Allagamenti nella zona di frontiera con Haiti

Gli effetti del passaggio dell’uragano Irma, crolli e allagamenti.

Uragano Irma, gravi danni ad Haiti e in Dominicana

Il passaggio dell’uragano Irma, il più intenso ad aver attraversato l’Atlantico negli ultimi dieci anni, ha provocato allagamenti e crolli nelle zone settentrionali di Haiti e della Repubblica Dominicana, danneggiando le abitazioni e provocando decine di migliaia di sfollati.

Il nostro staff è già al lavoro a fianco della popolazione per garantire rifugi, acqua e servizi igienici per scongiurare il diffondersi di malattie.

Appena un anno fa Haiti fu colpita dall’uragano Matthew, i cui danni sono visibili tutt’oggi; la nostra principale preoccupazione resta tuttavia la protezione delle vite umane:  “La nostra speranza è che il peggio sia passato e che le persone siano riuscite a scampare alla furia dell’uragano”, ha dichiarato durante la notte Gabriele Regio, responsabile degli interventi nella zona di frontiera tra Haiti e Repubblica Dominicana, dove stiamo portando avanti un importante programma di sostegno ai lavoratori informali.

I danni provocati dal passaggio di Irma

Forti piogge e inondazioni hanno colpito il distretto di Ouanaminthie e la città di Fort Liberte, al confine di Haiti con la Repubblica Dominicana. Inoltre, il ponte sul fiume Massacre che collega i due paesi è crollato. In Repubblica Dominicana sono migliaia le case danneggiate, mentre si contano decine di migliaia di sfollati anche ad Haiti.

La preoccupazione principale riguarda lo stato delle infrastrutture sanitarie e idriche colpite dalle piogge e inondazioni provocate da Irma, inondazioni che hanno raggiunto un metro di altezza nei quartieri più poveri.

Molte persone qui non hanno voluto evacuare le loro case, e viste le forti piogge, si trovano in situazione di pericolo.

L’accumulo di detriti nelle strade allagate di Cap-Haïtien aumenta il rischio di diffusione di colera e di altre malattie.

I due paesi sono inoltre sulla traiettoria di un secondo uragano, Josè, mentre un terzo uragano, Katia, sta per colpire l’area di Veracruz, in Messico.

Come puoi aiutare la popolazione colpita dall’uragano

Mai come in questo contesto la rapidità d’azione, accompagnata dall’efficienza, quantità e qualità dell’aiuto, fanno la differenza nel salvare vite umane.

Oltre a compiere una valutazione dei danni, le nostre squadre coordinano l’intervento di emergenza, d’accordo con i partner e le autorità locali.

La priorità è impedire il diffondersi di epidemie legate all’acqua sporca o contaminata: puoi aiutarci a portare kit igienico sanitari, materiale per rifugi e acqua potabile.

 

 

L’uragano Irma devasta i Caraibi, attesa e paura ad Haiti, Repubblica Dominicana e Cuba

L'uragano Irma devasta i Caraibi e si dirige verso la Florida

L’uragano Irma devasta i Caraibi

Irma è un uragano di categoria 5, il livello più alto possibile, ed è tra le perturbazioni più forti degli ultimi anni sull’Atlantico.
Al momento minaccia di colpire Haiti, Repubblica Dominicana e Cuba, dopo aver già impattato sui Caraibi, ma non è però chiaro quale potrà essere l’evoluzione: c’è l’eventualità che nei prossimi giorni s’indebolisca e diventi tempesta tropicale prima di raggiungere gli Stati Uniti.

Il presidente Donald Trump ha dichiarato lo stato di emergenza in Florida, Porto Rico e le Isole Vergini.

L’intervento di Oxfam per l’uragano Irma

Squadre di Oxfam sono già al lavoro per prepararsi ad intervenire per soccorrere la popolazione, nelle zone maggiormente colpite ad Haiti, Repubblica Dominicana e Cuba dal passaggio di Irma – che minaccia di essere una delle più gravi tempeste degli ultimi anni nell’Atlantico – e stanno inoltre monitorando attentamente la tempesta tropicale Jose, che si sta sviluppando nel sud dei Caraibi.

Nel nord di Haiti, in particolare, Oxfam ha una squadra pronta a Cap-Haitien a intervenire nelle ore immediatamente successive al passaggio di Irma.

Kit igienico sanitari, acqua pulita e beni di prima necessità sono pronti per la distribuzione.

Allo stesso tempo Repubblica Dominicana, Haiti e Cuba hanno già attivato piani di emergenza in coordinamento con le organizzazioni partner e le agenzie statali.

Emergenza, Gaza senza luce e acqua

Distribuzione di acqua a Gaza

Lanciamo la campagna #LightsOnGaza per chiedere l’immediato ripristino della fornitura di elettricità nella Striscia, dove è in corso una gravissima emergenza umanitaria e una crisi energetica più grave di quella subita durante la guerra del 2014. Nella Striscia sono garantite solo 2 ore di elettricità al giorno, e due milioni di persone hanno minimo accesso all’acqua e ai servizi igienici.

Cosa sta succedendo a Gaza?

Le tensioni con Israele, iniziate quattro mesi fa, hanno portato al taglio del 40% dell’erogazione di elettricità sulla Striscia, su richiesta della stessa Autorità Nazionale Palestinese. Una situazione che sommata alla crisi del carburante, alla crisi sanitaria e salariale sta rendendo insostenibile la vita della popolazione di Gaza.  Il tutto nel contesto di una delle aree più densamente popolate del pianeta, dove si registra il più alto tasso disoccupazione al mondo: oltre il 43%.

  • Ad agosto del 2014, 900 mila persone necessitavano di acqua e servizi igienici, oggi questo numero è salito a 2 milioni.
  • Dopo l’ultima guerra, l’80 per cento della popolazione viveva solo con 4 ore di elettricità al giorno, oggi la maggioranza della popolazione solo con 2.
  • 2,3 milioni di uomini, donne e bambini dipendono ormai dagli aiuti umanitari per sopravvivere e 1,6 milioni non hanno cibo a sufficienza.

Quali sono le conseguenze principali della mancanza di energia elettrica?

I costi economici e umanitari di questa crisi sono altissimi. I nostri progetti sono tutti condizionati dalla crisi energetica. Senza elettricità i progetti di ristrutturazione delle centrali di desalinizzazione sono stati interrotti, i pescatori non possono immagazzinare la propria merce e gli agricoltori non possono irrigare le loro colture. Chi è impegnato in progetti informatici non può lavorare e le aziende sono costrette a licenziare.

Cosa puoi fare? #LightsOnGaza

  • Chiediamo che tutte le parti coinvolte in questa crisi garantiscano agli abitanti il ripristino del normale approvvigionamento di elettricità e carburante.
  • Chiediamo che popolazione non venga usata come merce di contrattazione per le dispute politiche anche tra i partiti e le fazioni palestinesi.

 

Partecipa all’azione di Facebook #LightsOnGaza

Tsunami in Indonesia

Siamo al lavoro per portare agli sfollati, beni di prima necessità, soprattutto cibo, kit igienico-sanitari, acqua pulita e latrine. Ogni aiuto è prezioso.

In Congo 13 milioni di persone allo stremo

Stiamo soccorrendo 400 mila persone, per garantire al maggior numero possibile di sfollati l’accesso al cibo, all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari.

Filippine, il super tifone Mangkhut minaccia oltre 4 milioni di persone

Siamo pronti a intervenire assieme ai nostri partner per fornire, beni di prima necessità, acqua pulita, cibo e servizi igienico-sanitari

In Sudan si muore di diarrea

Promotrice di salute distribuisce sapone

L’epidemia di diarrea acuta che ha colpito numerose regioni del Sudan a inizio maggio è oggi il principale problema sanitario del paese.

Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità tra la metà di agosto del 2016 e il 9 giugno 2017 ci sono stati circa 16.600 casi di diarrea, che ha causato 317 morti. Alla fine del 2016 l’epidemia era in declino, ma è insorta di nuovo a maggio di quest’anno. Le zone colpite sono quelle del Nilo Blu, il Darfur, Khartoum, il Nilo Bianco, Gaddarif, il Sud di Gordofan e gli stati di Gazira.

Perché la diarrea è pericolosa?

La diarrea, comune in tutto il mondo, rappresenta un grave problema di salute specialmente nei paesi in via di sviluppo, dove le condizioni di scarsa igiene e l’uso di acqua sporca o contaminata contribuiscono alla sua diffusione. Ogni anno colpisce circa 1,5 miliardi di persone ed è responsabile del 21% di tutte le morti nei bambini in età inferiore ai 5 anni, che corrispondono a circa 2,5 milioni di morti nello stesso gruppo di età.

La diarrea è infatti particolarmente grave nei neonati e nelle persone già debilitate, come malati o anziani. Una delle conseguenze più gravi nei neonati è la disidratazione: in casi di diarrea grave o prolungata, anche se si assume acqua, questa non viene assorbita dal corpo. Inoltre la diarrea può portare a uno sbilanciamento negli elettroliti, che può causare aritmia e convulsioni.

Come si cura la diarrea?

Uno dei principali miglioramenti nella riduzione della mortalità è stata l’introduzione da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità delle soluzioni reidratanti per bocca; la prevenzione resta comunque il principale mezzo per contrastarla. Questo vuol dire garantire accesso all’acqua potabile e ai servizi igienico sanitari.

Lavarsi le mani e bere acqua pulita sono il primo passo per combattere la diarrea, il colera e altre malattie trasmesse attraverso l’acqua.

Cosa facciamo per prevenire la diarrea e salvare vite?

Lavoriamo per garantire a tutti acqua pulita e igiene. In Sudan, il nostro staff sta lavorando per pianificare un intervento nella zona del Darfur che copra il periodo almeno fino a settembre.

  • In particolare nel Sud Darfur, dove secondo i dati del Ministero della salute vi sono stati 376 casi e 27 morti, vogliamo aumentare le analisi dei campioni dell’acqua, anche a livello familiare. Sarà quindi necessario pulire le cisterne e i container, e disinfettare i pozzi. Vogliamo anche sostituire 200 latrine contaminate, e disinfettare quelle delle scuole e delle famiglie nella zona di Kalma, monitorandone pulizia e igiene. Con l’aiuto di promotori di salute appositamente formati organizzeremo sessioni informative per sensibilizzare la popolazione sull’importanza delle pratiche igieniche di prevenzione, distribuendo sapone e kit igienici.
  • Nel Nord Darfur lavoriamo nei campi per sfollati di El Salam e Abu Shouk, dove i promotori di igiene si sono recati presso le famiglie raggiungendo circa 5.000 persone tra donne, uomini e bambini, disseminando pratiche di prevenzione. Nella città di Kebkabiya sono state disinfettate 18 cisterne e 6 pozzi, e organizzata una campagna di pulizia.
  • A partire da metà luglio abbiamo iniziato inoltre a lavorare nel Darfur orientale, formando 28 promotori di salute che si recano quotidianamente nelle abitazioni del campo di El Nimir per coinvolgere le famiglie in attività di informazione e prevenzione.
Aiutaci a combattere la diarrea

Il dramma delle persone in fuga dall’ISIS

Aiutamo i civili esausti e traumatizzati, in fuga da Tal Afar e dal’ISIS, distribuendo loro alimenti salvavita e acqua. Tutti hanno urgentemente bisogno di acqua, cibo e riparo.

Un milione di sud sudanesi trova rifugio in Uganda

Oggi la politica di accoglienza dell’Uganda offre rifugio a un milione di rifugiati. Eppure, tra i paesi ospitanti, è tra quelli che ricevono meno fondi

Yemen, il colera è il colpo finale

Sono già salite a più di 1300 le vittime del colera che ha colpito la popolazione yemenita, già gravemente debilitata dalla fame e dalle ferite della guerra.

Richiedenti asilo in aiuto dei terremotati del Centro Italia

Oxfam per l’emergenza terremoto nel Centro Italia

David Abhuluimein, Emmanuel Kareem, Ibrahima Mendy, Muriba Traorè, accolti da Oxfam a Siena, arriveranno sabato a Norcia per portare aiuto alla popolazione colpita terribile sisma che ha devastato il Centro Italia lo scorso 30 ottobre, e che purtroppo ha mietuto altre vittime nei giorni scorsi. Sono arrivati in Italia, dopo essere fuggiti da guerra e povertà nel proprio paese e aver attraversato il Mediterraneo, affrontando lunghi e pericolosissimi “viaggi della speranza”.

Grazie alla collaborazione con l’associazione Pubblica Assistenza di Siena potranno lavorare a fianco dei tanti sfollati costretti ad affrontare l’inverno nelle strutture temporanee allestite dalla Protezione Civile a Norcia per far fronte all’emergenza.
Dalla preparazione di pasti caldi nelle mense allestite nella città umbra a tutte le diverse mansioni quotidiane necessarie a sostenere la popolazione, sono tante le attività in cui i quattro ragazzi arrivati in Italia da Mali, Nigeria e Senegal saranno coinvolti, come parte di un percorso di integrazione che già li ha visti prendere parte ad attività di volontariato e formazione linguistica e professionale.

“Oltre ad essere al lavoro nelle zone del Centro Italia colpite dal terremoto, siamo impegnati da anni in Toscana nel realizzare un modello di accoglienza diffusa, che coinvolge oltre 230 richiedenti asilo nelle province di Siena, Arezzo, Firenze e Livorno e che ha come obiettivo principale il pieno inserimento dei richiedenti asilo in Italia. – spiega Federico Saracini responsabile dell’accoglienza a Siena per Oxfam Italia  –  Questa iniziativa di portare alcuni dei richiedenti asilo, già impegnati ogni giorno a Siena in attività di volontariato, in aiuto di chi ha subito il dramma del terremoto rappresenta un ulteriore, fondamentale passo in avanti nella costruzione di un processo di integrazione concreto”.

“L’integrazione fra richiedenti asilo e comunità locali, da sempre obiettivo della Pubblica Assistenza, si arricchisce di un nuovo importante tassello. – dichiara il Presidente Vareno Cucini –  Dopo il lavoro di volontariato svolto con noi dai ragazzi accolti da Oxfam, questa partenza per partecipare al campo allestito dalla Protezione Civile è un risultato di grande valore concreto e simbolico. Nel campo si incontreranno esperienze e culture diverse che lavoreranno fianco a fianco con lo scopo di migliorare le difficilissime condizioni di vita delle popolazioni colpite dal terremoto, ed esposte ogni giorno  a nuove scosse, a nevicate e al freddo dell‘inverno”.

Per sostenere la risposta di Oxfam per l’emergenza terremoto nel Centro Italia:

DONA

Giornata Internazionale della Gioventù

4 persone su 10 oggi (il 42% della popolazione mondiale) hanno meno di 25 anni. Per la Giornata internazionale della…

Provide: gli operatori raccontano

Gli operatori legali raccolgono le memorie delle donne, dei minori e degli uomini che chiedono asilo al fine di supportarli nella loro richiesta di asilo.

Insieme per chiedere “Stop armi italiane in Yemen”

Flash mob per chiedere lo stop alle esportazioni di armi italiane utilizzate nel conflitto armato in Yemen Nel 29esimo anniversario…