Lavarsi le mani salva la vita

Acquistando una saponetta Il Gufo porterai acqua e igiene nelle emergenze

Lavarsi le mani salva la vita

Oggi in tutto il mondo si celebra un gesto semplice, che tutti noi compiamo quotidianamente ma che nel Sud del mondo non è così scontato – e che permette di salvare milioni di vite: lavarsi le mani! Acqua e sapone rappresentano una vera barriera contro germi e batteri, che ogni giorno costano la vita di 800 bambini, vittime di diarrea, polmonite e malattie causate dalla scarsa igiene.

748 milioni di persone nel mondo (1 su 8) vivono senza accesso all’acqua potabile e 2,5 miliardi sono prive di servizi igienico-sanitari a causa di guerre e catastrofi naturali. 

Acqua e sapone sono anche le nostre “armi” in ogni situazione di emergenza, dai campi per rifugiati in Giordania fino al Sud Sudan dove il colera è endemico.

Cosa puoi fare tu

Scegli i regali solidali

Sostieni il nostro lavoro nel porre fine alla povertà nel mondo.

Salva e ricostruisci insieme a noi la vita delle persone nelle emergenze. Aiuta le comunità a costruire il proprio futuro. Affrontiamo insieme le cause della povertà: disuguaglianza, discriminazione contro le donne e cambiamento climatico.

Biglietto Acqua e sapone per portare acqua e igiene nelle emergenze

Lavarsi le mani è il primo gesto per impedire la trasmissione di malattie potenzialmente mortali. Insieme al sapone, insegniamo a tutti come farlo, e perché è così importante.

Scegli questo regalo e porta acqua e servizi igienico sanitari nelle emergenze.

Dacci #20SECONDS

Oggi insieme con l’azienda Il Gufo lanciamo #20SECONDS: un’iniziativa che vuole sensibilizzare mamme e bambini su un gesto semplice, come lavarsi le mani insieme, che può aiutare a salvare delle vite in situazioni di emergenza.

Acquistando una saponetta Il Gufo porterai acqua e igiene nelle emergenze

Acquistando una saponetta – con una donazione responsabile di 10,00 Euro – in tutti i punti vendita Il Gufo e online sul sito oxfamitalia.it tutto il ricavato della vendita sarà devoluto a sostegno dei nostri progetti per impedire il diffondersi di epidemie e quindi l’aggravarsi di situazioni di emergenza nel mondo date da eventi climatici estremi, conflitti e malattie.

Aderiscono all’iniziativa i punti vendita di Milano, Roma, Treviso, Parigi e gli outlet di Marcianise, Noventa di Piave e Serravalle.

Il Gufo

Il Gufo è un marchio italiano di abbigliamento haut de gamme per bambini, specializzato nella produzione e distribuzione di collezioni da 0 a 14 anni.

Nata da una piccola realtà artigianale, oggi Il Gufo è un’azienda internazionale, con sede ad Asolo e con una distribuzione in oltre 45 paesi, che non ha mai perso di vista il proprio DNA espresso chiaramente nel payoff “Bambini vestiti da bambini”. Qualità dei materiali, costante ricerca tessile e attenzione ai minimi dettagli, sono i valori che ancora oggi sono alla base della filosofia del brand.

Richiedenti asilo in aiuto dei terremotati del Centro Italia

Oxfam per l’emergenza terremoto nel Centro Italia

David Abhuluimein, Emmanuel Kareem, Ibrahima Mendy, Muriba Traorè, accolti da Oxfam a Siena, arriveranno sabato a Norcia per portare aiuto alla popolazione colpita terribile sisma che ha devastato il Centro Italia lo scorso 30 ottobre, e che purtroppo ha mietuto altre vittime nei giorni scorsi. Sono arrivati in Italia, dopo essere fuggiti da guerra e povertà nel proprio paese e aver attraversato il Mediterraneo, affrontando lunghi e pericolosissimi “viaggi della speranza”.

Grazie alla collaborazione con l’associazione Pubblica Assistenza di Siena potranno lavorare a fianco dei tanti sfollati costretti ad affrontare l’inverno nelle strutture temporanee allestite dalla Protezione Civile a Norcia per far fronte all’emergenza.
Dalla preparazione di pasti caldi nelle mense allestite nella città umbra a tutte le diverse mansioni quotidiane necessarie a sostenere la popolazione, sono tante le attività in cui i quattro ragazzi arrivati in Italia da Mali, Nigeria e Senegal saranno coinvolti, come parte di un percorso di integrazione che già li ha visti prendere parte ad attività di volontariato e formazione linguistica e professionale.

“Oltre ad essere al lavoro nelle zone del Centro Italia colpite dal terremoto, siamo impegnati da anni in Toscana nel realizzare un modello di accoglienza diffusa, che coinvolge oltre 230 richiedenti asilo nelle province di Siena, Arezzo, Firenze e Livorno e che ha come obiettivo principale il pieno inserimento dei richiedenti asilo in Italia. – spiega Federico Saracini responsabile dell’accoglienza a Siena per Oxfam Italia  –  Questa iniziativa di portare alcuni dei richiedenti asilo, già impegnati ogni giorno a Siena in attività di volontariato, in aiuto di chi ha subito il dramma del terremoto rappresenta un ulteriore, fondamentale passo in avanti nella costruzione di un processo di integrazione concreto”.

“L’integrazione fra richiedenti asilo e comunità locali, da sempre obiettivo della Pubblica Assistenza, si arricchisce di un nuovo importante tassello. – dichiara il Presidente Vareno Cucini –  Dopo il lavoro di volontariato svolto con noi dai ragazzi accolti da Oxfam, questa partenza per partecipare al campo allestito dalla Protezione Civile è un risultato di grande valore concreto e simbolico. Nel campo si incontreranno esperienze e culture diverse che lavoreranno fianco a fianco con lo scopo di migliorare le difficilissime condizioni di vita delle popolazioni colpite dal terremoto, ed esposte ogni giorno  a nuove scosse, a nevicate e al freddo dell‘inverno”.

Per sostenere la risposta di Oxfam per l’emergenza terremoto nel Centro Italia:

DONA

Giornata Internazionale della Gioventù

4 persone su 10 oggi (il 42% della popolazione mondiale) hanno meno di 25 anni. Per la Giornata internazionale della…

Provide: gli operatori raccontano

Gli operatori legali raccolgono le memorie delle donne, dei minori e degli uomini che chiedono asilo al fine di supportarli nella loro richiesta di asilo.

Insieme per chiedere “Stop armi italiane in Yemen”

Flash mob per chiedere lo stop alle esportazioni di armi italiane utilizzate nel conflitto armato in Yemen Nel 29esimo anniversario…

Uragano Matthew ad Haiti: 3 mesi dopo

L’uragano Matthew colpisce Haiti

Dal 3 al 5 ottobre 2016, esattamente tre mesi fa, Haiti è stata colpita dall’uragano Matthew, che ha spazzato il paese con venti fino a 265 km orari. Matthew è considerata una delle più grandi tempeste mai registrate nella regione caraibica e ha avuto un impatto devastante sulla popolazione dell’isola, in particolar modo sulla parte sud orientale, su cui si è concentrato l’”occhio” dell’uragano che ha spazzato via coltivazioni e animali, principali fonti di sussistenza per l’80% degli abitanti di questa zona.

In un paese che non si è mai completamente ripreso dal devastante terremoto che la colpì esattamente sei anni fa, le cui macerie sono purtroppo ancora visibili nella capitale Port au Prince, Matthew ha lasciato 1.4 milioni di persone (il 12% della popolazione) bisognose di assistenza umanitaria.

L’uragano ha colpito direttamente più di mezzo milione di persone, provocando più di 500 vittime.
170.000 persone hanno trovato rifugio in 224 campi per sfollati, sono state almeno 300 le scuole danneggiate e ancora oggi 11.300 persone sono ospitate all’interno di edifici scolastici, con il risultato che 16.000 ragazzi non possono andare a scuola.

Dona Acqua Pulita

L’intervento di Oxfam ad Haiti dopo l’uragano Matthew

Al lavoro per prevenire la diffusione di malattie legate all’acqua sporca o contaminataIl personale di Oxfam presente nel paese è intervenuto già nelle prime 48 ore per prestare i primi soccorsi alle comunità colpite. Oltre alle cisterne, ai bucket e ai kit igienici già presenti nei magazzini di Port au Prince, non appena è stato possibile abbiamo spedito nuovi aiuti dai nostri magazzini in Spagna, aiuti che hanno raggiunto le comunità più colpite in barca, con gli elicotteri o grazie a interi giorni di cammino. Una delle principali sfide che abbiamo dovuto affrontare infatti è stata raggiungere le zone del Sud, in cui le infrastrutture, già scarse, sono state fortemente danneggiate, con intere comunità completamente isolate. Abbiamo quindi lavorato principalmente nei dipartimenti di Sud e Grande Anse, i più colpiti, ma anche a Cité-Soleil, uno slum di Port-Au-Prince, e Anse Rouge, nella parte nord occidentale del paese.

Durante questi tre mesi, il nostro staff ha lavorato incessantemente nelle regioni più colpite del paese, concentrandosi sul salvare vite e prevenire la diffusione di malattie legate all’acqua sporca o contaminata, aiutando 76.414 persone.

In particolare, abbiamo distribuito kit igienico sanitari a 11.320 persone, oltre a 855.000 metri cubi di pastiglie potabilizzanti, altrettanti di acqua potabile, 49.788 saponette antibatteriche, 4.494 kit igienici, 103 buckets, 30.520 sacchi di cibo (che includevano alimenti quali riso, lenticchie, olio) così come coperte, lampade solari, materassini. Sono state poi installate 9 latrine, e tre municipalità sono state incluse in uno speciale programma di cash transfer, prediligendo le famiglie indicate dai rappresentanti delle comunità stesse.

Ci siamo concentrati particolarmente nel prestare aiuto alle donne, le prime vittime di un’emergenza di questo tipo, in modo che potessero ricevere la migliore assistenza possibile, ed essere protette dai pericoli – purtroppo numerosi nei campi per sfollati.

Una delle principali sfide che abbiamo dovuto affrontare è stata raggiungere le zone più colpite, in cui le infrastrutture, già scarse, sono state fortemente danneggiate: alcune di queste infatti erano accessibili solo in barca o con l’elicottero. Abbiamo quindi lavorato principalmente nei dipartimenti di Sud e Grande Anse, i più colpiti, ma anche a Cité-Soleil, uno slum di Port-Au-Prince, e Anse Rouge, nella parte nord occidentale del paese.

Le prossime sfide per aiutare la popolazione colpita

Dopo l'uragano Matthew c'è ancora bisogno di materiale per rifugi e di migliorare l’accesso all’acqua potabile.A oggi, c’è ancora bisogno di materiale per rifugi e di migliorare l’accesso all’acqua potabile. Dal passaggio dell’uragano sono stati riportati più di 5.800 sospetti casi di colera; un numero che, comunque, non rappresenta un aumento drammatico rispetto agli anni precedenti (il colera è purtroppo endemico nel paese) ma che necessita comunque di un’azione specifica, in particolar modo nel rivedere l’efficacia della campagna di vaccinazione messa a punto a novembre e le misure di prevenzione.

Il nostro obiettivo è di aiutare 150.000 persone entro dicembre 2017, principalmente attraverso attività volte a garantire accesso all’acqua potabile e ai servizi igienico sanitari, ripristinando la rete idrica e distribuendo acqua e kit igienici, a sostegno di attività generatrici di reddito, grazie a voucher, assistenza tecnica e cash transfer, e ad aumentare la resilienza in vista di future emergenze.

Il problema fame

Purtroppo, a fianco del problema sanitario, si è aggiunto un preoccupante aumento dei casi di malnutrizione acuta nel paese, che riguarda 890.000 persone. Centinaia di migliaia di donne, uomini e bambini rischieranno la fame se governi, donatori e organizzazioni umanitarie non prenderanno provvedimenti in questo senso. Il fondo delle Nazioni Unite, stanziato per aiutare la popolazione a riprendersi dall’uragano, è purtroppo scoperto per un 38%. Le comunità nei dipartimenti di Sud e Grande Anse, nella penisola sud del paese, sono particolarmente a rischio. Per gennaio e febbraio sono previsti raccolti particolarmente scarsi, dal momento che Matthew ha spazzato via l’80% dei raccolti, ucciso la maggior parte del bestiame e distrutto infrastrutture vitali, inclusi i granai e i depositi di semi. Questo laddove l’80% delle persone incentra la propria sopravvivenza sull’agricoltura, per sfamarsi e vivere.

Ancora prima di Matthew, le comunità rurali hanno dovuto lottare contro una grave siccità, causata da El Nino, che ha devastato i raccolti. Matthew le ha colpite proprio quando erano pronte a raccogliere quel poco che erano riusciti a produrre.

Damien Berrendorf, country director di Oxfam ad Haiti: “L’uragano Matthew ha attraversato Haiti in poche ore, ma ha creato una catastrofe di lungo termine, da cui il paese avrà bisogno di anni per riprendersi. Il governo haitiano, i donatori e gli attori umanitari devono intervenire tempestivamente dando priorità alla sicurezza alimentare nei prossimi tre – sei mesi, per impedirr alla gente di morire di fame”. 806.000 persone soffrono di insicurezza alimentare, e circa 750.000 non hanno acqua pulita per bere, cucinare e lavarsi.

Facciamo appello alla comunità internazionale, ai donatori e a ciascuno di voi per continuare ad aiutare la popolazione di Haiti, in modo che possa ricominciare a sperare.

Ad Aleppo per pianificare nuovi aiuti

Il 20 dicembre scorso una nostra squadra si è recata presso il distretto di Masaken Hanano, ad Aleppo, in cui si trovano oggi circa 19.000 persone, per valutare i bisogni idrici e igienici dei civili siriani, sfollati in questa zona che alla fine di Novembre è stata ripresa dall’esercito siriano e dai suoi alleati. La squadra, composta da 5 membri, ha effettuato un sopralluogo in 16 edifici su 150, quasi tutti gravemente danneggiati. La maggior parte delle cirsterne sono andate distrutte a causa dei combattimenti, e la maggior parte dei rubinetti negli appartamenti sono inutilizzabili.

Per venire incontro ai bisogni idrici più urgenti, la Croce Rossa arabo siriana ha installato 20 cisterne con capacità di 5.000 litri ciascuna, che riforniscono circa 6.600 persone, secondo fonti Unicef. Per gli altri civili della zona, rimangono le autobotti e i pozzi. Alcune organizzazioni locali hanno cominciato a distribuire aiuti, come pasti caldi, abiti, alimenti e denaro.

Stiamo pianificando un intervento in 62 edifici, tra cui i 16 visitati durante il sopralluogo (ciascuno dei quali ha 5 piani, con 4 appartamenti per piano di 2 o 4 stanze). Questi palazzi ospitano 41 famiglie (200 bambini, 60 donne, 40 uomini). Dieci famiglie sono tornate dopo che il governo ha ripreso il controllo della zona, mentre gli altri sono sfollati da varie parti di Aleppo Est.

C’è un enorme bisogno di taniche per l’acqua, kit igienici, porte e finestre per le abitazioni, scaldabagni, anche in previsione ai mesi invernali più freddi che attendono gli sfollati di Aleppo.

Alaa, 10 anni, ha perso suo padre due anni fa, e vive con la madre e otto fratelli e sorelle. Si sono rifugiati qui a Masaken Hanano da poco, fuggendo da est Aleppo, assediata dall’esercito siriano e dai suoi alleati per mesi. Ricorda la sua vita a Est Aleppo come paura e povertà. Senza l’unica persona che potesse provvedere a loro, la famiglia ha lottato per sopravvivere. Hanno venduto le poche cose che erano loro rimaste, dal momento che il cibo che ricevevano di tanto in tanto non era mai sufficiente. Spesso, Alaa e la sua famiglia andavano a letto a stomaco vuoto. Ora a Masaken Hanano abitano in un appartamento vuoto senza acqua o mobili. Ogni giorno, Alaa deve fare più di un’ora di fila per riempire la sua tanica d’acqua. Subhi invece ha 55 anni, ed è uno dei proprietari degli appartamenti recentemente tornati a Masaken Hanano.

Anche Ahmad, 52 anni e quattro figli, è tornato da poco a Masaken Hanano. Per quattro anni si è spostato con la famiglia da un luogo a un altro. Nel 2012, ha lasciato la sua casa per la prima volta per andare in un’altra zona di Aleppo, dove però non riusciva a pagare l’affitto; si è quindi spostato in un residence universitario, dove l’intera famiglia viveva in una stanza garantitagli dall’ente per cui lavorava. Oggi è tornato in una casa quasi interamente distrutta, ma è felice di avere un tetto sulla testa finalmente suo.

 

#SAVINGLIVES – donare acqua salva la vita

Una persona su otto nel pianeta non ha accesso all’acqua potabile a causa di guerre e catastrofi naturali1 persona su 8 nel mondo non ha accesso all’acqua, il nostro nuovo report #SavingLives: emergenza acqua lo dice chiaramente.

Oltre alle 748 milioni di persone nel mondo (1 su 8) che vivono senza accesso all’acqua potabile, 2,5 miliardi sono prive di servizi igienico-sanitari a causa di guerre e catastrofi naturali.

Per poter aumentare la propria capacità di risposta nelle più gravi emergenze del momento, a Natale abbiamo lanciato la campagna #Savinglives.

#SavingLives – Salviamo vite in emergenza

“In queste aree di crisi dove siamo al lavoro ogni giorno, intervenire tempestivamente per garantire acqua pulita, servizi igienici e sanitari, o un riparo, può fare la differenza tra la vita e la morte per intere famiglie. – spiega Riccardo Sansone, nostro coordinatore umanitario – A oggi abbiamo raggiunto oltre 13,7 milioni di persone nelle più gravi emergenze del pianeta, ma dobbiamo e possiamo fare di più”.

Il quadro umanitario non sta migliorando: uomini, donne e bambini colpiti da guerre che devastano da anni paesi come la Siria, l’Iraq, lo Yemen, il Sud Sudan, o che hanno costretto altri 9 milioni di persone a cercare salvezza dagli attacchi di Boko Haram nell’area intorno al bacino del lago Ciad, tra Nigeria, Niger e Ciad. Guerre, spesso dimenticate, a cui si sommano gli effetti di catastrofi naturali che a causa dei cambiamenti climatici si stanno moltiplicando, abbattendosi su aree del pianeta già poverissime come Haiti o il Sudan.

savinglives_nigeriaIn un mondo in cui un terzo della popolazione più povera vive in paesi fragili e politicamente instabili, guerra e violenze possono avere implicazioni devastanti e spesso irreversibili per i civili.
Per questo il tuo aiuto è fondamentale e ti chiediamo di stare al nostro fianco nella lotta alla disuguaglianza! DONA ORA.

Report: #SavingLives – emergenza acqua

comunicato stampa

Alla campagna #Savinglives aderiscono importanti aziende che hanno scelto di diventare Emergency Partner di Oxfam per rafforzare la nostra capacità  di intervenire immediatamente in caso di crisi umanitarie e salvare più vite. Sostengono a oggi la campagna: HuaweiLavazzaMolino Rossetto, Profumerie Douglas, Yogaessential. Per informazioni sull’Emergency Network Oxfam: http://www.oxfamitalia.org/emergency-partner/.

 

Dear Sister – le lettere delle donne bloccate a confine

Dear Sisters….

 Le lettere delle donne migranti e rifugiate. La voce delle donne e delle ragazze dietro le chiusura delle frontiere.

“Ho lasciato il mio paese ferito per incontrarmi con mio marito che è andato a salvare se stesso dalla guerra ed è stato ucciso. Sono rimasta con i miei figli, ma ho visto il peggio del mondo. Ho attraversato quel mare di fame che aveva sete dei corpi delle donne e dei bambini della Siria, solo per raggiungere la terra che era il regno della carestia, e un altro stato in cui la morte si nasconde ad ogni passo. Ho vissuto alla luce del sole, dove era freddo, e dove non avevo niente da riscaladare per i miei figli. Abbiamo aspettato più di tre mesi per  l’apertura dei confini, per raggiungere quel paese senza alcuna condizione di vita”.

Così recita la lettera aperta di Amira, dalla Siria, che ha viaggiato da sola con i suoi sei figli, pur avendo una gamba maciullata da una granata.

Negli ultimi 18 mesi più di un milione di rifugiati e altri migranti sono arrivati in Europa in cerca di rifugio. Migliaia di loro si muovevano lungo il percorso dei Balcani occidentali fra il  2015 e l’inizio del 2016. All’inizio del 2016 la maggior parte delle persone di questo viaggio erano donne e bambini. Donne e ragazze hanno subito abusi psicologici, rapine, ricatti, violenza sessuale e molestie lungo il percorso. Nel mese di Marzo i confini macedoni e serbi sono stati chiusi lasciando  le persone bloccate in un limbo e di fronte a un futuro incerto. Oggi ci sono ben 6000 rifugiati e migranti in Serbia, sia in attesa nei centri, in mezzo al verde a Belgrado, o nei campi al confine con l’Ungheria.

Una delle principali conseguenze della chiusura dei confini è l’ aumento delle persone nelle mani dei trafficanti. Mancando alternative sicure e regolari, le persone si sono rivolte alla rete di contrabbandieri. Le persone si trovano ad affrontare respingimenti violenti e ripetuti.

Amira, dalla Syria, ha una gamba maciullata da una granata, viaggia da sola con i suoi sei figli. il più piccolo, Iman, ha 3 anni.

Questa lettera è stata scritta da un gruppo di sei donne siriane che hanno viaggiato per mesi da sole con i loro bambini:

lettera-2“Siamo state nel campo Idomeni, in Grecia, con altri 14.000 rifugiati. Siamo fuggiti dalla sofferenza di Idomeni a causa dei problemi che abbiamo avuto con alcuni rifugiati del campo che hanno cercato di molestarci sessualmente. E ‘stata una situazione terribile.
Abbiamo lasciato il campo e camminato da sole fino a quando abbiamo raggiunto il confine con la Macedonia. Abbiamo camminato per 25 giorni, e durante quel tempo sulla strada siamo state fermate e derubate. La mafia ha preso tutto quello che avevamo, e hanno cercato di violentarci. E ‘stato terribile e molto difficile, soprattutto a causa dei nostri figli. Questo è il motivo per cui consigliamo a tutte le donne di andare avanti da sole su questo cammino, ma di essere sempre in gruppo. E ‘pericoloso, difficile e spaventoso. “


17 anni, Leila viene dalla Siria. Lei è in viaggio con la zia Hasan e lo zio Nur  verso la Germania, dove il fratello e il padre la stanno aspettando:

Questo viaggio è difficile e faticoso. La morte è ovunque. Ho avuto esperienze negative sulla strada. In un paese mi hanno schiaffeggiata perché ho chiesto uno zaino per mettere le mie cose e proseguire il viaggio. Noi non meritiamo questo. Ho lasciato il mio paese dove ho visto i miei amici essere torturati e uccisi.
In Macedonia, abbiamo cercato di entrare in contatto con i contrabbandieri, ma non avevamo abbastanza soldi, ci hanno detto che ci avrebbero portato in Serbia in cambio di sessocon le donne del nostro gruppetto. Eravamo terrorizzati, perché erano armati. “

Una donna, viaggiatrice solitaria in fuga dalla violenza e dalle minacce di morte, ha inviato questo forte messaggio alle altre donne che affrontano il viaggio:

lettera-1“Ciao care amiche,
Il sole splende, il tempo è bello … è una cosa buona. Almeno non peggiora il vostro umore, ti basta per farti sentire un po’ meglio. Ma, cos’è che vi rende tristi? Infelici? No, non sarà possibile rispondere alle mie domande, e non lo farò neanche, perché siete abituate a tacere e a nascondere le vostre preoccupazioni agli altri. Chi sono quegli altri? Queste sono le persone che vi circondano. Vivono conformandosi con le leggi del gruppo, sono quelli che hanno punti di vista comuni di investimento basato sulla cultura, le regole della famiglia, e così via. E, cosa farete se le vostre opinioni sono diverse dalle loro? L’unica cosa che devi fare è tacere, perché non vi capiranno.
Chi vi farà correre?
Che vi aiuterà?
Chi se ne fregherà abbastanza per aiutarvi?
A proposito, chi ti credi di essere per chiedere il loro aiuto?
Che vi aiuterà? La polizia? Andare alla polizia … dirgli la tua storia? Scriveranno le vostre preoccupazioni, i vostri problemi … su un pezzo di carta. Sarà la carta ad  aiutarvi? No … chi si prenderà cura di voi? Nessuno … Beh, resterete in silenzio, o saranno le vostre conclusioni che rimandano al’inizio di questa lettera: “Voi siete abituate a tacere e nascondere le vostre preoccupazioni agli altri” (familiari, parenti, amici)
Sei abbastanza coraggiosa per fare una mossa? Vediamo.
Fai una mossa. Basta un solo passo …
Prendi una decisione. Vai avanti.
Il problema è globale.
E tu sei sola con i tuoi pensieri? Senza amici con cui condividerli?
Senza una spalla su cui piangere? “

Una delle lettere proviene dalla Germania, da un gruppo di donne con figli che hanno continuato il loro viaggio dalla Serbia, dove avevano trascorso tre mesi dopo la chiusura delle frontiere. Riguardando la loro esperienza, Rima, 23 anni, ha inviato un messaggio alle donne in viaggio:

“Care sorelle, auguro a tutte coloro che cercano una vita in Europa, di arrivare ad un buon posto, dove le persone si preoccupano per voi, abbracciarli come una famiglia potrebbe determinare, se avranno cibo, acqua, vestiti caldi , riparo, conforto …
Avevamo paura, ma ora ci sentiamo bene.
Auguro a tutti voi di trovare asilo in Europa, perché questo è il modo per avere una vita migliore, un futuro, di trovare la sicurezza.
Abbiate pazienza. Non lasciatevi sconfiggere dalla stanchezza, e  perdete la speranza. Si cammina molto. Si soffre molto. Prendetevi cura dei vostri figli, tenetegli caldo, vegliare su di loro, teneteli vicino a voi sempre. Si tratta di un viaggio difficile, ma Dio vi aiuterà ad andare fino in fondo. Credete nell’ opera di Dio, ed Egli vi guiderà.
Ci sono persone buone in Serbia, molto meglio che in altri paesi che abbiamo attraversato. Non vi  pentirete  del loro incontro, che vi farà sentire bene e vi aiuterà il più possibile.
Auguro a tutte voi di ottenere asilo dove desiderate
Vi auguro tutto il meglio”.

 

 

Aleppo est sta collassando

La ripresa delle incualeppo-1rsioni aeree delle forze russe e siriane, potrebbe generare una catastrofe umanitaria ad Aleppo est. E’ l’allarme che abbiamo lanciato oggi con il Syrian American Medical Society e Big Heart Foundation.

Il quadro umanitario si fa sempre più drammatico con oltre 250 mila persone intrappolate nella città, che si apprestano ad affrontare l’inverno con scorte di cibo e acqua in esaurimento e strutture sanitarie ormai al collasso.

Il tuoi aiuto è fondamentale, sostieni la nostra risposta nelleemergenze umanitarie donando ora a  #Savinglives

Siamo riusciti ieri a installare un secondo generatore nella principale stazione idrica della città, Suleiman al-Halabi, garantendo così acqua pulita a tutta Aleppo. Un nuovo impianto che si aggiunge a quello già istallato a inizio anno.

“I rifornimenti di cibo e forniture mediche restano bloccati.ha detto Riccardo Sansone, nostro coordinatore umanitario  –  Fornire acqua pulita alla popolazione è essenziale, ma se non riusciamo a risolvere l’emergenza data dalla carenza di cibo, può diventare paradossalmente quasi secondario anche proteggere i civili dagli attacchi aerei indiscriminati che si stanno susseguendo”.

Dal lancio dell’offensiva militare russo-siriana, a fine luglio, nessun convoglio di aiuti ha potuto raggiungere Aleppo est. L’Onu, lo scorso 10 novembre, ha annunciato l’esaurimento imminente delle scorte di cibo.

“Dal primo ottobre, abbiamo distribuito razioni di cibo a 22.180 famiglie ad Aleppo est, che però dureranno solo sino alla fine del meseha detto Abd Alwahab Jessry, Senior Advocacy Officer della Big Heart Foundation Dobbiamo essere messi in condizione di portare più cibo e per questo lanciamo un appello per una cessazione completa delle ostilità, la fine delle incursioni aeree e la garanzia per i convogli umanitari di entrare in sicurezza”.

Con le strutture sanitarie nel mirino delle incursioni aeree e dei bombardamenti in corso, la situazione sanitaria ad Aleppo est è sull’orlo delcollasso.

Secondo la Syrian American Medical Society (SAMS), ci sono soltanto 29 medici nell’area e molti bambini di Aleppo est non vengono vaccinati.

“La situazione è disperata. Le scorte mediche non dureranno che poche settimane adesso che i bombardamenti sono ricominciati e la citta è sotto assedio. ha concluso Ahmad Tarakji, Presidente della SAMS ll personale sanitario rimasto ad Aleppo è esaustoaleppo-2..”

Nonostante l’annuncio di ben due cessate il fuoco da parte dell’esercito russo e l’apertura di corridoi umanitari, gli aiuti che hanno raggiunto Aleppo est sono stati del tutto insufficienti e nessuna evacuazione medica è stata sinora possibile. La Russia inoltre ha respinto le richieste dell’ONU di pause più lunghe con il risultato che le incursioni aeree sono ricominciate dopo un’interruzione durata nemmeno un mese.

In questo quadro le tre organizzazioni lanciano perciò un appello urgente per una completa cessazione del conflitto, la fine delle incursioni aeree e dei bombardamenti indiscriminati, la revoca dell’assedio su Aleppo est per consentire ai civili di trasferirsi in sicurezza e agli aiuti di poter entrare.

#Savinglives è una campagn per assicurare le risorse necessarie a intervenire rapidamente per salvare vite umane. Ogni giorno, il nostro staff risponde a circa 30 emergenze nel mondo. Il tuo aiuto è fondamentale!

Dona ora.

 

 

 

Le famiglie in fuga da Mosul: “veniamo dall’ inferno”

Nella fuga dal conflitto di Mosul, i traumi e le ferite riportate dalle famiglie sono atroci. 

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Nel gelo dell’inverno, il numero degli sfollati è più che triplicato nell’arco di una settimana. Insieme alle altre organizzazioni umanitarie siamo al lavoro per far fronte all’emergenza nei campi profughi per fornire acqua pulita, alloggi, prevenire le epidemie e che si tenga il passo con i nuovi arrivi.

Secondo l’Organizzazione Internazionale per la Migrazione (OIM), almeno 3.362 famiglie sono state costrette a scappare nell’ultima settimana e il numero degli sfollati dall’inizio dell’offensiva lo scorso 17 ottobre è arrivato a 42.000.

Tu puoi aiutarci. Sostieni la campagna #Savinglives, il tuo aiuto è fondamentale.

Una donna arrivata nel campo di Hassansham, 50 chilometri a est di Mosul, ha raccontato che il marito è stato ucciso e lei stessa è rimasta gravemente ustionata dopo che un attentatore suicida dell’Isis si è fatto esplodere fuori casa sua, nel sobborgo di Hai Samar. Anche la figlia di nove anni è rimasta ustionata in modo grave durante l’attacco, che secondo la donna ha ucciso i membri di altre quattro famiglie che avevano trovato rifugio nello stesso luogo.

“Veniamo dall’inferno – registriamo dalla testimonianza di una donna di 25 anni, appena giunta nel campo insieme alla figlia di dieci anni, descrivendo le condizioni di vita a Mosul – Tantissimi nostri vicini sono stati uccisi e non riusciamo a credere di essere ancora vivi”.

Convogli di autobus e camion carichi di famiglie arrivano ogni giorno al campo di Hassansham, gestito dalle Nazioni Unite. Arrivano soltanto con pochi averi, in fuga dai bombardamenti e dal fuoco dei cecchini. In questo contesto il campo di Hassansham, dove sono state allestite tende in grado di ospitare 1.950 famiglie, è quasi al completo, così come il vicino campo di Qayarrah.

mosul-inferni-3-nInsieme alle altre organizzazioni umanitarie sono al lavoro giorno e notte per allestire tende, garantire servizi igienico-sanitari e assistenza ai feriti. L’inverno è alle porte, di notte fa già molto freddo e l’aumento delle piogge e gli allagamenti potranno facilitare le malattie trasmissibili attraverso l’acqua sporca. Per questo motivo, stiamo installando cisterne per l’acqua potabile e si prepara a distribuire coperte, lampade a energia solare, kit igienici e altri aiuti di prima necessità.

“Le persone in fuga da Mosul si lasciano tutto alle spalle e arrivano in condizioni di assoluto bisogno. La sfida, adesso, è quella di fornire acqua pulita e un riparo dignitoso, al caldo, prima che l’inverno si faccia sentire.ha detto Riccardo Sansone, coordinatore umanitario –  con le altre organizzazioni lavoriamo senza sosta per garantire tutto quel che serve alla tante persone disperate che aumentano di giorno in giorno”.

Quasi una famiglia su cinque in fuga dalla città di Mosul e dalle aree circostanti si sta rifugiando infatti nelle zone riconquistate all’Isis, dove non c’è cibo, acqua, combustibile e medicine. Secondo il governo iracheno, l’offensiva su Mosul potrebbe causare fino a 700 mila profughi, nel contesto di un Paese come l’Iraq dove dall’inizio del conflitto si contano circa 3,4 milioni di sfollati e 10 milioni di persone che necessitano di assistenza umanitaria.

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Il tuo aiuto è fondamentale, sostieni la campagna #Savinglives. Dona adesso e dai speranza alle persone di Mosul.

 

 

Ufficio stampa Oxfam Italia:

Mariateresa Alvino: +39 348 9803541; mariateresa.alvino@oxfam.it

David Mattesini: +39 349 4417723david.mattesini@oxfam.it

Valentina Barresi: +39 346 2308590; valentina.barresi@oxfam.it

 

Mosul: la corsa per salvare la vita a 1,2 milioni di civili

Mentre la comunità internazionale si riunisce oggi a Parigi per discutere del futuro politico di Mosul, dopo l’offensiva lanciata il 17 ottobre, il destino di 1,2 milioni di persone – di cui 600.000 bambini –  intrappolate incittà, rimane appeso a un filo.    mosul-2

Uomini, donne e bambini di fronte a una scelta impossibile: restare a Mosul significa rischiare di essere uccisi negli scontri o essere usati come scudi umani dall’ISIS, finire nel mirino dei cecchini o saltare in aria su mine antiuomo; andarsene non implica, purtroppo, trovare protezione e un luogo sicuro perché le agenzie umanitarie sono impegnate in una corsa contro il tempo per assicurare il supporto cruciale che serve.

Le forze in campo – irachene e appartenenti alla coalizione – devono fare tutto il possibile per salvare la vita dei civili.

“Bisogna affiancare il governo iracheno per garantire vie di fuga sicure, impedire l’uso di esplosivi in aree densamente popolate e rafforzare la risposta umanitaria.ha detto Riccardo Sansone, responsabile del nostro Ufficio umanitario La comunità internazionale, riunita oggi a Parigi, deve lavorare per una riconciliazione e soluzioni a lungo termine per tutti i civili intrappolati nel conflitto. Se ciò non avverrà, le conseguenze per i bambini di Mosul e le loro famiglie saranno catastrofiche, il futuro dell’Iraq sempre più incerto.”

Uragano Matthew, la pianificazione dell’intervento

L’uragano Matthew è arrivato, e ha colpito duramente le comunità della costa di Haiti e Repubblica Dominicana. Il nostro staff sta lavorando per valutare i danni e i possibili interventi. Alcune testimonianze confermano che nel Sud di Haiti vi sono stati gravi danni.

Siamo al lavoro per rispondere tempestivamente ai bisogni più urgenti.

Nella capitale di Haiti, Port-au-Prince, case e ponti hanno subito gravi danni ma è la punta meridionale del paese, Grande Anse, Nippes, Sud e i dipartimenti del Sudest, a subire le conseguenze dell’alluvione.
Jean Claude Fignolé, direttore della campagna di Oxfam ad Haiti ha dichiarato: “La nostra prima risposta si concentrerà su come salvare vite fornendo kit igienico sanitari per evitare la diffusione del colera. In questo momento ci sono almeno 10.000 persone sfollate e in cerca di un rifugio sicuro, acqua e cibo. “

Nella Repubblica Dominicana, quasi 22.000 persone sono state costrette a lasciare le proprie case. Da sabato, quattro sono le vittime. La parte meridionale del paese è la più colpita, comprese le province di San Cristobal, Azua, Barahona, Bahoruco e Pedernales.

Il nostro staff, insieme con i partner locali, ha iniziato la valutazione dei bisogni prioritari, soprattutto nella zona vicino al confine con Haiti.

Carlos Arenas, direttore umanitario di Oxfam in Repubblica Dominicana, ha dichiarato: “Stimiamo che ci sarà un bisogno immediato di acqua potabile e rifugi, ma il problema principale sarà l’impatto sulle persone più vulnerabili. Il paese si trova ad affrontare condizioni meteorologiche estreme e imprevedibili – abbiamo appena vissuto una grave siccità che ha danneggiato il raccolto, e ora subiamo l’estrema inondazione provocata dall’uragano.” Oxfam oltre a fornire kit d’emergenza per l’acqua potabile e igiene ai più bisognosi, si sta attivando per riparare reti idriche e fognarie per prevenire la diffusione di infezioni e malattie trasmesse dalle zanzare come Zika, Chikungunya e la malaria.
L’uragano Matthew rimane una calamità di categoria 4 con prossimo obbiettivo Cuba. Oxfam è già pronta a intervenire con una squadra per questa zona che è considerata altamente vulnerabile, ed è pronta a coordinare con il governo cubano una prima risposta di emergenza e un piano di ricostruzione.

“Ci stiamo concentrando prioritariamente sulla distribuzione di acqua potabile e kit igienico-sanitari per prevenire la diffusione di epidemie come il colera tra la popolazione – afferma Camilla Stecca, dell’ufficio emergenze umanitarie di Oxfam Italia –  In questo momento ci sono almeno 10 mila sfollati, che necessitano di ricoveri sicuri, acqua e cibo”.

“Secondo le prime stime, nell’immediato ci sarà bisogno di acqua pulita e di riparo per gli sfollati. – continua Gabriele Regio, responsabile degli interventi di Oxfam Italia tra Haiti e Repubblica Dominicana – Sarà inoltre prioritaria la valutazione dell’impatto che l’uragano Matthew ha avuto sui mezzi di sostentamento delle comunità più vulnerabili, che devono all’agricoltura la propria sussistenza. Nella regione si stanno alternando condizioni climatiche estreme ed imprevedibili, con un rapido passaggio dalla grave siccità che ha danneggiato nell’ultimo periodo i raccolti, alle alluvioni adesso causate dall’uragano Matthew”.