Se questa è Europa. La situazione dei migranti a Ventimiglia

La situazione dei migranti a Ventimiglia

A tre anni dal ripristino dei controlli alla frontiera da parte della Francia, la situazione dei migranti a Ventimiglia resta grave. A lungo donne, bambini e ragazzi soli si sono accampati sul greto del fiume, in condizioni durissime. I recenti sgomberi, disperdendo le persone sul territorio, le hanno rese ancora più vulnerabili.

La Francia continua i respingimenti di minori non accompagnati, in palese violazione del diritto europeo e interno. Minori non accompagnati anche di 12 anni continuano a essere vittime di abusi, detenzioni e respingimenti illegali.

Nei primi quattro mesi di quest’anno sono stati 4.231 i migranti (16.500 da agosto 2017 ad aprile di quest’anno), adulti e minorenni, passati da Ventimiglia, provenienti in maggioranza da Eritrea, Afghanistan e Sudan, in particolare dal Darfur. Un numero che con ogni probabilità è destinato a crescere con l’arrivo dell’estate. Al momento però l’unica struttura di accoglienza è presso il Campo Roja che ha disponibili 444 posti.

Il rapporto Se questa è Europa

Il nuovo rapporto Se questa è Europa, diffuso oggi da Oxfam, Diaconia Valdese e Asgi, che lavorano a Ventimiglia per prestare soccorso ai migranti bloccati in città, in condizioni di estrema vulnerabilità, lancia un allarme che parte dalle testimonianze dei tanti in fuga da guerra e persecuzioni, che ogni giorno cercano di attraversare la frontiera, a cui troppo spesso viene negata protezione e il diritto di chiedere asilo previsto dalle norme europee.

1 su 4 è un minore che cerca di ricongiungersi con familiari o conoscenti in Francia, Inghilterra, Svezia o Germania.

Sempre di più le donne sole, anche con figli piccoli, costrette a dormire all’aperto.

L’intervento, ormai di prassi, della polizia francese comporta, prima ancora del respingimento in Italia, in violazione delle norme europee e francesi:

  • il fermo dei minori, spesso la loro registrazione come maggiorenni
  • la falsificazione delle dichiarazioni sulla loro volontà di tornare indietro
  • la loro detenzione senza acqua, cibo o coperte, senza la possibilità di poter parlare con un tutore legale.

I ragazzi raccontano anche di essere stati vittime di riprovevoli abusi verbali o fisici: il taglio delle suole delle scarpe, il furto di carte SIM. In molti vengono costretti a tornare fino a Ventimiglia a piedi, lungo una strada priva di marciapiede, con qualunque condizione atmosferica: una giovanissima donna eritrea è stata costretta a farlo sotto il sole cocente, portando in braccio il suo bambino nato da soli 40 giorni.

In Italia, invece, permangono gravi disfunzioni nella tutela dei diritti dei minori all’interno dei centri di accoglienza: molti non vengono iscritti a scuola, come prevede la legge, o non ricevono informazioni sulle possibilità di richiedere asilo o ricongiungersi legalmente con la propria famiglia in altri paesi europei.

 

Rapporto in francese: NULLE PART OÙ ALLER. L’échec de la France et de l’Italie pour aider les réfugiées et autres migrantes échouées à la frontière vers Vintimille

Rapporto in inglese: NOWHERE BUT OUT. The failure of France and Italy to help refugees and other migrants stranded at the border in Ventimiglia

L’appello a Italia, Francia e Ue

Di fronte a quest’emergenza in continuo divenire, chiediamo alle autorità locali e al Governo italiano che vengano individuate rapidamente strutture adeguate per realizzare un centro per minori non accompagnati in transito e uno per donne sole con e senza figli, che garantisca una permanenza dignitosa e sicura dei soggetti più vulnerabili.

Insieme a Diaconia Valdese e Asgi attraverso l’unità mobile del progetto Open Europe, da settembre del 2017 abbiamo soccorso circa 750 migranti, arrivati a Ventimiglia, di cui il 20% di minori stranieri non accompagnati:

  • attraverso la distribuzione di kit di prima necessità ai tanti costretti a vivere all’aperto lungo il greto del fiume Roja
  • identificando i casi di abuso soprattutto verso i soggetti più vulnerabili
  • fornendo, là dove necessario, assistenza legale per presentare ricorso verso il decreto di respingimento a supporto di un’eventuale richiesta di protezione internazionale
  • dando informazioni sui servizi presenti sul territorio e i rischi connessi all’attraversamento della frontiera italo-francese.

La campagna Welcoming Europe – Per un’Europa che accoglie

Oxfam sostiene la campagna Welcoming Europe – Per un’Europa che accoglie che ha l’obiettivo di raccogliere 1 milione di firme nei prossimi 12 mesi in almeno 7 paesi membri.

Firme che saranno consegnate alla Commissione europea con la richiesta di presentare un atto legislativo di riforma in materia di immigrazione, volto a superare le difficoltà dei Governi nazionali nella gestione dei flussi migratori.

Firma per avere energie davvero rinnovabili

Deforestazione in Chad

Chad. La deforestazione ha aggravato gli effetti della siccità nel paese, dove in milioni soffrono la fame. Credits: Eleanor Farmer/Oxfam

Firma la petizione ai membri del Parlamento Europeo perché si smetta di bruciare foreste e colture alimentari per ottenere energie rinnovabili.

Perché alcune bioenergie sono dannose?

  • Per produrre riscaldamento ed elettricità vengono bruciate intere foreste
  • Nel settore dei trasporti, la produzione di biocarburanti richiede l’utilizzo di materie prime agro-alimentari, come l’olio di palma o di colza.

Che danni provocano all’ambiente?

Rinnovabile non è sempre sinonimo di rispettosa dell’ambiente. Bruciare intere foreste e colture alimentari NON è una pratica rispettosa dell’ambiente e NON è sostenibile.

Gli incentivi europei all’utilizzo delle energie rinnovabili stanno fomentando la deforestazione e distruggendo aree ricche di vegetazione, come la foresta pluviale in Indonesia, capace di assorbire elevate quantità di anidride carbonica dall’atmosfera. Oltre ad aumentare le emissioni di Co2, la deforestazione sta mettendo a rischio la sopravvivenza delle specie animali nelle zone colpite.

E alle persone?

La deforestazione, oltre a diminuire le nostre riserve di ossigeno, distrugge intere comunità.

Come quelle indigene nella foresta Amazzonica in Perù, espropriate dalle loro terre e foreste ancestrali e costrette a vivere a ridosso delle coltivazioni di olio di palma. Proprio di recente infatti, il governo peruviano ha annunciato di voler destinare almeno un milione e mezzo di ettari di terra alla coltivazione di olio di palma, così da poter rispondere all’aumento della domanda a livello globale.

Quali bioenergie sono sicure?

Dobbiamo puntare sulle bioenergie veramente sostenibili e rinnovabili, come quelle prodotte da eolica e solare.

Cosa possiamo fare?

La prossima settimana, i Membri del Parlamento Europeo avranno l’opportunità unica di fermare la produzione di bioenergie non sostenibili ed incoraggiare unicamente quelle prodotte da vere fonti rinnovabili, come il sole e il vento.

Firmando questa petizione manderai un messaggio ai tuoi parlamentari, membri del Parlamento Europeo, per dire chiaramente che non vuoi che la tua benzina, il tuo riscaldamento e la tua elettricità siano prodotte da bioenergie non sostenibili.

Grazie per il tuo aiuto.

 

Crisi migratoria, serve un cambio di rotta

La condizione delle persone migranti che arrivano in Europa non sono migliorate

Crisi migratoria: serve un cambio di rotta

Alla vigilia del Consiglio Ue del 22 e 23 giugno, all’interno delle reti delle organizzazioni della società civile italiana di cui facciamo parte – al lavoro ogni giorno al fianco delle decine di migliaia di migranti arrivati nel nostro paese – lanciamo un appello congiunto alle istituzioni italiane ed europee indicando in una road map,  le misure indispensabili e urgenti per un cambio di rotta nella gestione dei flussi migratori in Italia e una nuova e più efficace Agenda Europea.

La gestione della crisi migratoria fino a oggi

L’impegno europeo nell’accoglienza è insufficiente: a fine 2016, secondo i dati dell’UNHCR in Europa erano presenti 3,5 milioni tra richiedenti asilo e rifugiati, ossia lo 0,68% della popolazione europea. I paesi dell’Unione Europea hanno accolto solo circa 5% dei rifugiati del mondo.

Le caratteristiche salienti della politica europea in questo senso sono:

  • La tendenza è quella di delegare la gestione dei migranti a paesi terzi, già sovraccaricati di responsabilità.
    L’accordo tra Ue e Turchia inoltre, ad oltre un anno dalla sua adozione, non solo non è riuscito a fermare davvero i flussi verso la Grecia, ma ha intrappolato nel paese decine di migliaia di persone costrette a sopravvivere in condizioni disumane, costringendone molte altre ad intraprendere rotte sempre più pericolose – ad esempio attraverso la Bulgaria – ed esponendole quindi a trattamenti inumani e degradanti. Sorte uguale toccherebbe ai migranti nei paesi di transito e origine africani, se l’accordo tra Italia e Libia – avvallato dall’Unione europea –  trovasse piena applicazione.
  • L’applicazione in modo illegittimo del sistema hot spot in Italia, che non è supportato da alcuna norma ed è affiancato dal mancato rispetto degli impegni sulla ricollocazione dei migranti a livello europeo: su 160.000 richiedenti asilo da ricollocare da Grecia e Italia verso altri stati membri, ne sono stati ricollocati solo 21.313 al 15 giugno 2017.

I numeri della crisi migratoria in Italia

Nel 2016 abbiamo avuto circa 180 mila arrivi via mare e circa 174.000 persone sono state inserite nel sistema di accoglienza, pari allo 0,2% della popolazione italiana.  Allo stesso tempo i minori stranieri non accompagnati censiti ad aprile di quest’anno erano 15.939 mentre quelli semplicemente scomparsi dal sistema di accoglienza nel 2016 sono stati 27.995 (un +27,94% rispetto al 2015).

Cosa chiediamo per gestire l’accoglienza

Per correggere l’attuale approccio definito dall’Agenda Europea per le Migrazioni e i provvedimenti assunti dal Governo italiano, le organizzazioni firmatarie chiedono quindi che:

  • Si favoriscano politiche di sviluppo umano sostenibile nei paesi di origine e di transito dei flussi migratori
  • L’Unione Europea e gli Stati membri effettuino operazioni di ricerca e salvataggio con il solo scopo di salvare vite umane
  • L’Unione Europea e i suoi Stati membri garantiscano alle persone che si trovano ai loro confini l’accesso ad un equo ed effettivo diritto di richiedere asilo
  • I richiedenti protezione internazionale in Europa abbiano il diritto a una procedura giusta ed efficace
  • Chiunque richieda la protezione internazionale in Europa, inclusi tutti quelli in attesa di pronunciamento o già respinti e in attesa di rimpatrio, abbia diritto ad un’accoglienza dignitosa e ad accedere a servizi adeguati
  • Gli stati membri rivolgano particolare attenzione alle esigenze specifiche delle donne, dei bambini e delle persone vulnerabili, indipendentemente dalla nazionalità o dalla concessione del diritto asilo
  • I migranti non vengano considerati come detenuti in centri di accoglienza al solo fine di essere identificati
  • Gli Stati Membri contribuiscano per la loro parte alla risposta globale sul forced displacement
  • Gli Stati membri sviluppino canali sicuri e regolari per rifugiati e migranti
  • Il reinsediamento, i visti umanitari e altri programmi di condivisione delle responsabilità, tra gli Stati membri dell’Unione Europea, vengano gestiti in modo trasparente dando priorità alle persone più vulnerabili e non discriminando sulla base della nazionalità, della religione, del genere o dell’etnia
  • L’Unione Europea e gli stati membri facciano ritornare le persone nei loro paesi di origine solo attraverso procedure fondate sul rispetto dei diritti umani, e mai a condizioni che li possano mettere in pericolo
  • Gli schemi e le procedure di ricongiungimento familiare per rifugiati e richiedenti asilo siano facili da praticare e garantiscano che le famiglie siano in grado di riunirsi nel minor tempo possibile.

FIRMATARI DELL’APPELLO

Tavolo Asilo*
AOI
CINI
Concord Italia
Coonger
COP
Focsiv
Link 2007
Marche solidali

*Per il Tavolo Asilo: A BUON DIRITTO, ACLI, ARCI, ASGI, CENTRO ASTALLI, CNCA, FCEI, FOCUS-CASA DEI DIRITTI SOCIALI, MEDU, OXFAM

Accoglienza? Per l’Europa parliamo di indifferenza

Mentre altre 5 vite (tra cui quelle di 4 bambini) vengono inghiottite dal mar Egeo al largo di Lesbo, si chiude un anno vissuto dall’Europa più all’insegna dell’indifferenza che dell’accoglienza, più della paura e dell’esclusione che dell’apertura ad una società davvero solidale.

Un’indifferenza che stride in modo lancinante con la condizione degradante in cui da mesi ormai versano migliaia di migranti “intrappolati” in Grecia, lungo la rotta balcanica. Una situazione drammatica di cui purtroppo, troppo spesso, si fanno complici quei media che accendono i riflettori sulla crisi migratoria solo all’indomani dell’ennesima tragedia.

Nel frattempo però, in virtù del più volte “sbandierato” accordo tra Ue e Turchia, per paura di non riuscire a riportarli indietro dalla terraferma, oltre 16 mila migranti sono bloccati sulle isole greche (tra Lesbo, Chios, Samos, Leros e Kos) costretti a vivere in condizioni disumane e di sovraffollamento in campi e strutture attrezzate per accoglierne appena 7.450. Sono uomini, donne e bambini esposti al freddo dell’inverno o alla xenofobia (come successo l’altro giorno a Chios), che dopo aver rischiato la vita attraverso il Mediterraneo, adesso la rischiano anche solo per riscaldarsi o farsi da mangiare dentro a una tenda.

In questo scenario l’Europa non solo resta a guardare, rifiutandosi di sostenere i paesi di primo arrivo come Italia e Grecia con un vero processo di relocation tra gli stati membri, ma rivendica con “orgoglio” quelle scelte che la stanno portando ad un sempre più evidente ripiegamento su stessa, a tradire i suoi valori fondanti.

Lo ha fatto con un video “spot” sulle politiche di respingimento in chiusura del Consiglio europeo del 15 dicembre, a cui MSF e Oxfam hanno risposto con un video di contro-narrativa. Lo sta compiendo nei fatti, negando percorsi di accesso sicuri verso l’Europa ai profughi in fuga da guerre, fame e persecuzioni.

Di fronte, una “invasione” tanto sbandierata quanto inesistente. Basta guardare ai numeri delle persone accolte in Italia. Ad oggi sono poco più di 170 mila ossia lo 0,2% della popolazione.

Un dato talmente eloquente da non lasciare spazio a fraintendimenti. Da qui l’appello alla società civile, alla politica italiana ed europea, a non arrendersi allo status quo. Pensare di gestire un fenomeno epocale, in un’ottica meramente securitaria, attraverso l’esternalizzazione nella gestione dei confini europei è infatti non solo irresponsabile, ma equivale ad alimentare forse uno degli aspetti più aberranti della crisi migratoria degli ultimi anni: il traffico di esseri umani che ha trasformato il Mediterraneo in un cimitero. La rotta più mortale di sempre.

Alessandro Bechini, Direttore dei programmi in Italia. Il testo del blog è stato pubblicato il 21 dicembre 2016 su Repubblica.it

Immigrazione: fortezza Europa schiaccia i più deboli

Alla vigilia del Consiglio europeo in programma a Bruxelles il 20 e 21 ottobre, abbiamo lanciato un appello attraverso il rapporto Fortezza Europa, l’inadeguatezza della risposta europea alla crisi migratoria. Un documento che rende conto delle condizioni di vita degradanti a cui sono costrette migliaia di uomini, donne e bambini, a cui oggi è negata anche la sola speranza di un futuro libero dalla paura.

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La risposta dell’Unione europea all’arrivo dei migranti sul proprio territorio sta provocando troppe sofferenze inutili alle migliaia di persone bloccate lungo la rotta balcanica o in fuga attraverso il Mediterraneo alla ricerca di un rifugio sicuro. Per questo motivo è prioritario che i leader europei cambino radicalmente il loro approccio alla gestione di questo fenomeno, sostituendo l’attuale modello incentrato sulla difesa della Fortezza Europa con una politica basata prima di tutto sul rispetto del diritto internazionale e dei diritti umani. Per questo è importante sostenere la nostra campagna Stand as one a fianco di chi fugge da guerra e violenza, DONA QUI

Vogliamo denunciare le condizioni di sfruttamento a cui sono esposti migliaia di persone lungo la “rotta balcanica”: oltre 5 mila persone bloccate in Serbia, viaggi moltiplicati attraverso “rotte illegali” e i casi di abusi sulle donne da parte dei trafficanti.

Elisa Bacciotti, direttrice delle nostre campagne, afferma: “La chiusura dei confini europei di fronte alle migliaia di persone in fuga da guerre e persecuzioni, le costringe a percorrere le rotte più pericolose e spesso a cadere nelle mani dei trafficanti di esseri umani. L’Europa deve intervenire al più presto non solo per garantire vie sicure e legali, ma anche per costruire un sistema di asilo degno di questo nome”.

Con i nostri partner abbiamo raccolto sul campo testimonianze di abusi subiti dalle donne costrette a prostituirsi per sopravvivere o per ottenere riparo, cibo o la prosecuzione del viaggio. Una ragazza diciassettenne arrivata dalla Siria ha descritto così il trattamento riservato alle donne che viaggiavano con lei: “In Macedonia, abbiamo provato a entrare in contatto con dei trafficanti, ma non avevamo abbastanza denaro. Allora hanno proposto di portarci in Serbia in cambio di sesso con le donne del nostro gruppo. Eravamo terrorizzate, perché erano armati”.

balcan-route-3Le procedure d’asilo e di ricongiungimento familiare in Grecia sono spesso inefficienti e molto lente. Sono migliaia i richiedenti asilo che, senza indicazioni chiare sui passaggi da seguire, attendono per mesi di ricevere risposte riguardanti il loro status legale, trovandosi spesso costretti a sopravvivere in condizioni terribili. L’assistenza legale è pressoché inesistente, i ricongiungimenti familiari spesso impossibili anche se si hanno effettivamente parenti in altri paesi europei. Nei campi sempre più spesso scoppiano tensioni tra migranti bloccati a tempo indeterminato, che perdono la speranza di veder migliorare le proprie condizioni.  Da qui la necessità di intervenire quanto prima per garantire ai 60.000 profughi presenti nel paese (secondo le stime) assistenza sanitaria, istruzione per i minori e sostegno psicologico soprattutto verso le donne, più a rischio di violenze e abusi.

In Italia: 28 minori al giorno scompaiono dal sistema di accoglienza

Sono già 19.429 i bambini e i ragazzi non accompagnati arrivati in Europa attraverso l’Italia quest’anno, contro i 12.360 arrivati nel 2015. Un significativo aumento che trova però il sistema di accoglienza italiano inadeguato a rispondere ai loro bisogni, anche i più essenziali, e rispettare i loro diritti. Solo nei primi sei mesi del 2016, 5.222 minori non accompagnati sono stati dichiarati “scomparsi” dai centri di accoglienza: ragazzi che diventano così invisibili e conseguentemente ancor più vulnerabili a fenomeni di abuso, violenza e sfruttamento.

Attraverso gli accordi che si sono succeduti negli ultimi mesi (Conferenza de La Valletta che ha dato vita all’EU Trust Fund for Africa, accordo UE-Turchia, Partnership Framework, accordo UE-Afghanistan) è evidente che, con la promessa di stanziamenti di fondi, l’UE sta esternalizzando il controllo dei propri confini, di fatto attuando una politica estera il cui solo obiettivo è porre un freno ai flussi migratori e procedere con i rimpatri.

Per quanto riguarda le dinamiche interne all’Unione, la procedura di ricollocamento (relocation), messa a punto ufficialmente per condividere la responsabilità dell’accoglienza e alleggerire il peso dei paesi frontalieri, non è mai realmente partita. A settembre di quest’anno soltanto una minima parte dei ricollocamenti promessi sono stati attuati: su un totale di 66.400 persone da ricollocare, soltanto 4.455 persone dalla Grecia e 1.196 dall’Italia sono state trasferite verso altri paesi europei.

Per questo è importante il tuo aiuto,  sostieni la risposta di Oxfam a fianco di chi fugge da guerra e violenza, DONA ORA

 

Il nostro lavoro a fianco dei richiedenti asilo in Italia

Richiedenti asilo a Lampedusa

La situazione a cui siamo di fronte, che spinge migliaia di disperati a lasciare le proprie case e i propri affetti in cerca di un futuro e di speranza non è solo un “problema europeo”, ma è conseguenza di una vera e propria tragedia umanitaria che coinvolge più paesi e più zone del mondo. Le persone che continuano a sbarcare sulle nostre coste o che percorrono la rotta balcanica sono le stesse che Oxfam aiuta intervenendo in Siria, in Libano come in Sud Sudan. Persone che hanno bisogno del nostro aiuto. Ovunque si trovino.

La nostra risposta non si concentra unicamente nel provvedere ai bisogni essenziali delle vittime, ma ha l’obiettivo di garantire quei cambiamenti strutturali che permettano di risolvere alla radice le cause delle crisi.

I programmi in Italia

Oxfam provvede a garantire assistenza e alloggio direttamente a richiedenti asilo e rifugiati in Toscana dal 2011, quando il Governo Italiano ha dichiarato lo stato di emergenza a causa di massicci afflussi di persone provenienti dai Paesi del Nord Africa a seguito di una serie di manifestazioni e proteste. Fin dall’inizio della sua attività, Oxfam ha lavorato con circa 450 persone, provenienti da vari paesi.
La maggior parte di loro sono uomini. Nel corso degli ultimi mesi, Oxfam Italia ha iniziato ad accogliere, in unità indipendenti, anche donne che viaggiano sole e minori non accompagnati.
A settembre 2015, ospitiamo 142 richiedenti asilo di varie nazionalità.
Le strutture Oxfam, che rientrano nel quadro nazionale dei “Centri di Accoglienza Straordinaria” (CAS) finanziati dal Ministero degli Interni tramite le Prefetture territoriali, si trovano in Toscana (Arezzo, Firenze, San Casciano, Vicchio). I richiedenti asilo sono alloggiati in appartamenti (2/4/6 persone) e in un edificio più grande (un ex hotel), che ospita 35 persone in camere doppie.

Oxfam garantisce servizi di prima accoglienza (Ricevimento delle persone al punto di incontro – generalmente caselli autostradali dove i richiedenti asilo sono condotti dai rappresentanti delle forze dell’ordine subito dopo averli intercettati ai punti di sbarco, fornitura di cibo, vestiti, scarpe, kit per l’igiene personale, condivisione delle regole abitative, raccolta dati anagrafici); supporto amministrativo (inoltro della domanda di asilo, registrazione al servizio sanitario nazionale); supporto legale (Preparazione del colloquio con la Commissione del Ministero dell’Interno, raccolta di informazioni rilevanti al fine di chiedere la protezione internazionale); corsi di lingua; orientamento ai servizi sociali – sanitari; formazione professionale in casi specifici; attività di integrazione e dialogo con le comunità di accoglienza; attività per il tempo libero; volontariato.

Dal 1 settembre Oxfam lavora sulle coste della Sicilia orientale in collaborazione con partner e organizzazioni locali selezionati, per rafforzare le loro capacità di risposta all’emergenza e potenziare le attività in corso. Il programma finanziato ha due obiettivi principali:
– Fornire assistenza legale e psicologica ai richiedenti asilo ospitati nei CAS
– Ampliare un’esperienza innovativa – già sperimentata in Toscana nelle scuole – di tutoraggio dei minori non accompagnati ospitati in centri per minori, per dar loro assistenza legale nella richiesta di asilo e un riferimento psicologico.

Oxfam fa inoltre pressione sui responsabili delle istituzioni e ai Ministri Europei di agire per salvare le vite, condividendo questa responsabilità su basi eque tra tutti gli stati membri, dimostrando la stessa solidarietà che i cittadini italiani ed europei stanno dimostrando non solo in queste ultime settimane.

COSA POTREMMO FARE CON MAGGIORI FONDI A DISPOSIZIONE?

C’è assoluto bisogno di incrementare le attività di accoglienza e integrazione a livello regionale e nazionale, per rispondere alle esigenze e ai bisogni dei richiedenti asilo e allo stesso tempo della comunità ospitante nei confronti di futuri nuovi cittadini, affiancando ad esempio servizi di assistenza psicologica dedicata o specifica per certe categorie. In particolare, in Sicilia maggiori fondi permetterebbero di ampliare l’assistenza nei CAS, fornendo assistenza sanitaria e psicologica attraverso partner specializzati; essere presenti nei porti di sbarco (come Lampedusa) per fare distribuzione di coperte, kit igienici, vestiti e materiale di prima necessità; rispondere ai bisogni primari di coloro i quali chiedono asilo già dall’azione di salvataggio in mare.

L’appello lanciato da Winnie Byanyima, direttrice esecutiva di Oxfam International (La Stampa):

“Alla fine del 2014, secondo l’Onu, 59,9 milioni di persone sono fuggite dalle loro case, il più alto numero dalla Seconda Guerra Mondiale. Lavorando in 9 dei 10 Paesi dai quali i profughi provengono, Oxfam conosce i loro punti di partenza e di arrivo, ne segue le rotte. Ci rende testimoni diretti di queste terribili tragedie umane che ogni giorno spingono le persone all’esilio. La priorità delle politiche migratorie in UE deve essere quella di salvare e proteggere vite umane, non importa da dove arrivino e perché. Crediamo che l’Europa debba assicurare i bisogni umanitari e il rispetto dei diritti dei rifugiati, come quelli di tutti i migranti. Ora c’è bisogno di solidarietà e per questo rivolgiamo un appello alle società civili di tutto il mondo, affinché sia restituita umanità e dignità ai migranti. Dobbiamo condividere le loro storie, promuovere campagne, rimanere saldi nella convinzione che il valore e la difesa della vita umana vengono prima di tutto”.


DONA ORA


OXFAM NEWS la sezione del nostro sito costantemente aggiornata sull’argomento, che ospita i contributi di UMBERTO DE GIOVANNANGELI


I LUOGHI COMUNI DA SFATARE QUANDO PARLIAMO DI IMMIGRAZIONE – di UMBERTO DE GIOVANNANGELI esperto di temi internazionali, consulente Oxfam


Interviste ai richiedenti asilo ospitati in Toscana – Demba

Video con testimonianze di alcuni dei richiedenti asilo in Italia e all’estero