Una persona su nove soffre la fame

Oltre 113 milioni di persone nel mondo allo stremo nel 2018

Una persona su nove soffre la fameNel 2018 più di 113 milioni di persone in 53 paesi del mondo, colpite da gravissime crisi alimentari, sono state vittime di fame e malnutrizione acuta, e sono sopravvissute solo grazie alla distribuzione d’urgenza di cibo e generi di prima necessità.

È quanto emerge dai nuovi dati sulla fame nel mondo pubblicati oggi dal Food Security Information Network, nel nuovo Rapporto globale sulle crisi alimentari.

Viviamo in un mondo di abbondanza, eppure una persona su nove soffre la fame: si tratta di 821 milioni di persone, mentre 110 milioni di donne, uomini e bambini hanno immediato bisogno di assistenza umanitaria.

In poco più di dieci anni, le due crisi globali dei prezzi alimentari del 2007-2008 e 2010-2011 hanno spinto 44 milioni di persone al di sotto della soglia della povertà. Una crisi provocata dall’uomo: originata da guerre, dall’impatto dei cambiamenti climatici e da un sistema alimentare globale che non risponde efficacemente alle esigenze di tutti.

Un nuovo studio di Oxfam, Ten Years After the Global Food Price Crisis, Rural Women Still Bear the Brunt of Poverty and Hunger, mostra chiaramente che siamo di fronte a una crisi globale che parte da lontano e di cui ancora non si intravede la fine, perché le riforme e gli aiuti finanziari messi in campo non hanno raggiunto chi, pur producendo cibo nei paesi poveri, rimane la prima vittima della fame: agricoltori di piccola scala, in particolare donne.

Siamo di fronte a una crisi globale

Decenni di politiche sbilanciate hanno condotto a un’enorme concentrazione del potere di mercato nelle mani di pochi grandi attori dell’industria agro-alimentare. Questo modello non è in grado di garantire la sicurezza alimentare nel mondo e un reddito dignitoso ai produttori di piccola scala e ai lavoratori della filiera. Al contrario, è solo garanzia di rendimento certo per gli azionisti di questi colossi industriali.

I Governi dei paesi più colpiti hanno realizzato ben poco delle riforme strutturali annunciate, mentre le promesse di aiuto dei paesi donatori non si sono tradotte in investimenti di lungo periodo.

L’Italia e il tema della sicurezza alimentare

Per l’Italia, il tema della sicurezza alimentare è sempre stato, almeno nelle intenzioni, al centro dell’azione di cooperazione internazionale, ma ancora oggi l’ammontare di fondi destinato al settore non arriva al 6% dell’APS (Aiuto Pubblico allo Sviluppo).

Chiediamo anche all’Italia di confermare lo stanziamento dello 0,30% del Pil in aiuto pubblico allo sviluppo entro il 2020, aumentando di conseguenza le risorse destinate alla lotta alla fame.

Sostenere l’agricoltura di piccola scala, e in particolare il lavoro delle donne, è dimostrato essere da due a quattro volte più efficace nel ridurre la fame e la povertà.

 

Yemen: una vittima ogni 8 ore

Yemen: a quattro anni di guerra, lo spettro della carestia, il colera stanno riducendo un’intera popolazione alla fame. E i bambini sono i primi a pagare.

Chiediamo che tutte le parti coinvolte cessino immediatamente le ostilità, e che la comunità internazionale rafforzi il proprio impegno per l’avvio di un vero processo di pace. E facciamo appello alla generosità di ciascuno: aiutaci a proseguire il nostro lavoro a fianco dei bambini, delle donne, degli uomini dello Yemen.

Guerra, carestia, colera

  • La guerra. Il conflitto in Yemen dura ormai da quattro anni, con bombardamenti pesantissimi dei quali fanno le spese soprattutto donne e bambini. 14 milioni di yemeniti sono sull’orlo della carestia. Solo nel 2018 sono stati uccisi o feriti circa 100 civili alla settimana. In questi tre anni di guerra oltre 3 milioni di persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case.
  • Il colera. Dall’inizio dell’epidemia di colera nel 2016, più di 3.000 persone sono morte e oltre 1,3 milioni sono state contagiate: si tratta della più grave epidemia del mondo, aggravata dal collasso del sistema sanitario e delle infrastrutture idriche. Nelle ultime settimane di marzo infatti sono state registrati 2.500 nuovi casi sospetti al giorno. Al momento oltre 38.000 delle 195.000 persone sospettate di aver contratto la malattia nelle ultime settimane, si trovano in aree sempre difficili da raggiungere per le organizzazioni umanitarie
  • L’inverno. Senza aiuti adeguati 75 mila famiglie hanno rischiato di non superare l’inverno. Le temperature infatti scendono spesso sotto lo zero nelle aree montuose dello Yemen e la pioggia portata dai venti sud-occidentali potrebbe gonfiare i torrenti, causando inondazioni.
  • La carestia. Per sopravvivere ormai più del 75% della popolazione del paese (22.2 milioni di persone) dipende dall’importazione di derrate alimentari. 8,4 milioni di persone sono a un passo dalla carestia. Dall’inizio del conflitto, il costo di molti alimenti primari per la sopravvivenza della popolazione è diventato insostenibile: il prezzo del riso è salito più del 300%, dei fagioli del 92%, dell’olio vegetale dell’86%, della farina per il pane del 54%. Oltre 14 milioni potrebbero morire di fame senza un cessate il fuoco duraturo.
  • L’isolamento. Le vite di 22 milioni di persone saranno in pericolo se non aumentano le importazioni di cibo, carburante, medicine: il blocco delle importazioni deve essere permanentemente eliminato. Anche il prezzo del petrolio è aumentato enormemente: il prezzo medio al litro è salito del 280% da quando il conflitto è iniziato.
  • L’infanzia negata. I bambini subiscono l’impatto peggiore del conflitto e, con il proseguire dei combattimenti, il loro futuro appare sempre più tetro. Più di 1.600 scuole sono state distrutte, e fame e debiti spingono molte bambine – anche sotto i 10 anni – verso i matrimoni precoci: nel Governatorato di Amran nel nord del Paese, ad esempio, tante famiglie stremate, rimaste senza cibo e senza una casa, arrivano al punto di dare in matrimonio figlie anche piccolissime, in un caso anche di tre anni, per poter comprare cibo e salvare il resto della famiglia.
  • Emergenza idrica e sanitaria. Quasi 18 milioni di persone non hanno accesso a fonti di acqua pulita e in 19.7 all’assistenza sanitaria di base, rimanendo così inevitabilmente esposte a epidemie mortali.
  • La situazione a Hodeidah. Oltre 80.000 persone sono state già costrette ad abbandonare la più grande città portuale dello Yemen, in completo assetto da guerra con truppe schierate, trincee e barricate. Le vittime tra i civili rimasti intrappolati in città continuano ad aumentare, e la popolazione non ha la minima possibilità di fuggire o ottenere assistenza medica. I danni alle infrastrutture idriche e sanitarie stanno lasciando migliaia di persone senz’acqua e assistenza medica, aumentando a dismisura il rischio di una nuova epidemia di colera.

Aiutaci a portare loro acqua, cibo, la speranza di sopravvivere

 

Gli SDGs di Maria in Darfur

Gli SDGs di Maria in Darfur nel 70° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani

Da qualche mese il programma delle Nazioni Unite per la distribuzione del cibo si è interrotto e Maria e la sua famiglia in Darfur si devono organizzare.Maria. Non so se si scrive così, me lo ha pronunciato in lingua locale. Il nome evoca qualcosa di speciale in prossimità del Natale. Lei di figli ne ha già 7 ed è in dolce attesa.

Ci ha accolto nella sua casa, dove vive dal 2013, quando insieme a suo marito ed allo zio anziano, rimasto solo dopo aver perso tutta la famiglia, in una delle tante operazioni della guerra civile che tormenta il Darfur da tanti, troppi anni. Lo zio, ora molto malato, instabile sulle sue esili gambe ci dice di accomodarci, vuole offrirci un tè, dei datteri secchi.

Cacciati da un villaggio poco lontano da Shagra, così come oltre due milioni di sfollati in tutto il Darfur, a causa di quella che in origine è stata anche chiamata la guerra delle Toyota. Appena arrivati qui, il villaggio che li ha accolti ha dato loro in uso un lembo di terra, dove costruire la loro casa, un recinto di ramoscelli intrecciati a paglia e foglie secche di miglio (anche per la casa hanno usato gli stessi materiali, e poggia sulla sabbia, che ci circonda a perdita d’occhio). Gli abitanti del villaggio, hanno case di poco più solide, loro stessi sono beneficiari di aiuti umanitari; non hanno esitato un attimo ad offrire la terra a quelli che erano in quel momento più bisognosi di loro. La solidarietà è molto diffusa tra i poveri, molto meno tra quelli hanno avuto la fortuna di trovarsi in altre parti del mondo al momento giusto.

Da qualche mese il programma delle Nazioni Unite per la distribuzione del cibo si è interrotto e Maria e la sua famiglia si devono organizzare. Non hanno perso tempo, sono in 10 e devono mangiare. Hanno acquistato tabacco fresco a 500 SDGs e lo stanno essiccando perché sperano di venderlo tra qualche settimana al mercato al doppio del prezzo. Ho pensato che oggi cade il 70° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e che per SDGs la comunità internazionale intende i Sustainable Development Goals, gli obiettivi che propone di raggiungere entro il 2030 in termini di lotta alla povertà di tutela dell’ambiente, ecc… Visto che il programma delle Nazioni Unite per Maria è stato interrotto, lei e la sua famiglia sperano nella moltiplicazione degli SDGs (le sterline sudanesi) dati dalla vendita del tabacco secco e in quegli SDGs che suo marito ed alcuni dei figli possono guadagnare lavorando duramente nei campi di altri.

Fiero di lavorare per Oxfam, che ha supportato moltissimi rifugiati giunti qui e che ora sostiene il villaggio ed i suoi abitanti (8000 in origine) che ha accolto Maria e le altre 10.000 persone arrivate con lei in quegli anni terribili.
Prima ha fornito sistemi di approvvigionamento e fatto distribuzione di acqua, costruito latrine, distribuiti kit sanitari e di prima emergenza. Ora Oxfam fa formazione e sostiene le donne della comunità per creare gruppi di risparmio utili a supportare le attività economiche delle persone del villaggio, quelle originarie e quelle arrivate con la crisi. Gruppi di donne formate per combattere la malnutrizione dei figli. Gruppi di donne e uomini per la gestione della risorsa più preziosa qui: l’acqua.

Sorinel Ghetau, Direttore Programmi Internazionali

In Etiopia la siccità brucia la vita

La fame nel mondo è in aumento

Emergenza fame in Etiopia

In Etiopia, a causa della estrema siccità causata da El Niño, sono più di 8 milioni gli uomini, le donne, i bambini che soffrono la fame per la perdita della loro unica fonte di reddito: il bestiame.

Le fonti d’acqua sono sempre più scarse, le piante seccano, gli animali muoiono, le persone rischiano la vita. Sono pastori da sempre e non sanno cosa altro fare. Molti decidono di emigrare per raggiungere l’Europa.

Donne come Mako sopravvivono solo grazie agli aiuti umanitari

La storia di Mako

Mako, 25 anni e una figlia di 3 mesi, non è andata a scuola, ha sempre lavorato.

Lei e suo marito Mahamud sono pastori e vivono nella regione Somali dell’Etiopia.

Hanno perso quasi tutto il bestiame a causa della siccità: quando piove ormai piove troppo poco, e non basta. Per trovare l’acqua Mahamud deve andare lontano per lunghi periodi con il bestiame e Mako rimane sola con la bambina senza nulla da mangiare e circondata da mille pericoli. Anche solo per andare a prendere l’acqua per loro due, deve camminare quattro ore e, senza gli aiuti umanitari che talvolta ricevono, non potrebbe sopravvivere.

 

Sud Sudan sull’orlo della carestia

In Sud Sudan milioni di persone rischiano di morire letteralmente di fame

In Sud Sudan 1 persona su 2 è senza cibo

Credit: Pablo Tosco / Oxfam

Dopo quattro anni di brutale guerra civile le scorte alimentari in Sud Sudan sono esaurite e metà della popolazione, circa 5,7 milioni di persone, sta rimanendo letteralmente senza cibo.

In alcune aree del Paese 1 famiglia su 5 è già colpita dalla carestia.

Oltre 1 milione di bambini sotto i 5 anni in tutto il paese sono colpiti da malnutrizione acuta.

Un’emergenza ancor più drammatica nella parte orientale del Paese, devastato dal conflitto. Nella città di Pibor, nello stato di Boma, l’intensificarsi degli scontri e l’impatto delle alluvioni e dei parassiti hanno devastato i raccolti, facendo crollare la disponibilità di cibo.

Nonostante lo sforzo profuso dalla comunità internazionale e dalle organizzazioni umanitarie nell’ultimo anno per salvare vite, l’impatto di una guerra di cui non si intravede la fine e la scarsità degli ultimi raccolti hanno esaurito le scorte alimentari e il prossimo raccolto non ci sarà prima di luglio. Le persone ci hanno raccontato di essere costrette a mangiare erbacce per poter sopravvivere.

Non possiamo aspettare una formale dichiarazione dello stato di carestia per intensificare l’intervento in soccorso della popolazione, perché le persone stanno morendo adesso.

Al momento a causa dell’intensificarsi del conflitto si contano oltre 1,7 milioni di sfollati interni e quasi 2,5 milioni di uomini, donne e bambini costrette a fuggire dal paese in cerca di salvezza.

Oxfam lavora a Pibor e in altre aree del Sud Sudan con la distribuzione di cibo, acqua pulita e servizi igienici alla popolazione, per prevenire la diffusione di malattie come il colera.

Questo Natale aiuta chi ha fame

Aggiungi un posto a tavola

Siccità, guerra, carestia: ancora oggi 815 milioni di persone soffrono la fame. 200 milioni sono bambini. Questo Natale ti diamo la possibilità di aiutarli: quanto è grande la tua tavola?

La fame aumenta. E si eredita.

Quest’anno si chiude con una pessima notizia. Per la prima volta in dieci anni, il numero di persone che soffrono la fame nel mondo è in aumento: 38 milioni di persone in più rispetto al 2016.
815 milioni di persone (l’11% della popolazione mondiale) non hanno cibo a sufficienza per sfamarsi né un reddito adeguato per mantenere le proprie famiglie.
1 su 4 di loro non ha ancora compiuto 5 anni, bimbi nati in moltissimi casi da madri denutrite: un’eredità drammatica, per cui una madre sottopeso a causa di un’alimentazione inadeguata ha più probabilità di dare alla luce un bambino sottopeso, rispetto ad una madre ben nutrita.
Le donne sono più colpite degli uomini dalla denutrizione e/o malnutrizione: è aumentata la percentuale di donne al mondo che soffre di anemia in età riproduttiva (la media è del 30% a livello globale).

Le cause della fame

Conflitti, violenze, cambiamenti climatici hanno ridotto allo stremo decine di milioni di persone in Africa orientale, a partire dall’Etiopia, in Yemen e nel nord – est della Nigeria.

Solo in Yemen, a causa dell’atroce conflitto in corso, oltre 17 milioni di persone – tra cui circa 400 mila bambini – soffrono di malnutrizione. Stessa sorte tocca a metà della popolazione colpita dalla guerra in Sud Sudan e a circa 5 milioni di persone nella Nigeria, infestata dal conflitto con Boko Haram.

Oltre la guerra tra le cause ci sono anche i cambiamenti climatici, che hanno provocato lunghe e durissime siccità in paesi come l’Etiopia – dove interi raccolti sono andati persi e molti allevamenti sono stati decimati – e dove ora 12,5 milioni di persone stanno rimanendo senza cibo.

Vuoi saperne di più?

Trovi dati e analisi nel nostro rapporto Lo scempio della fame, che fa il punto sulle più gravi crisi alimentari in corso oggi nel mondo, che riducono centinaia di migliaia di famiglie ad avere poco o niente di cui vivere.

Vuoi fare qualcosa?

Una piccola donazione. Una ecard. Un regalo solidale.

Cliccando sulla pagina del nostro sito dedicata alla campagna oppure contattando il numero verde 800.991399, sarà possibile donare per garantire a tante famiglie in difficoltà i mezzi per sfamare e crescere i propri figli. Ad esempio 13 euro bastano per assicurare ad una famiglia la farina necessaria per la preparazione di pane per due mesi, mentre con 55 euro è possibile contribuire all’installazione di un impianto idrico necessario a coltivare un orto.

E ancora, nella sezione del nostro sito dedicata alle e-card solidali di Natale, si potranno acquistare cartoline virtuali, da regalare a persone speciali. Un gesto semplice, simbolico e al tempo stesso concreto, perché il ricavato sarà impiegato per aiutare chi ne ha più bisogno, trasformandosi in cibo, acqua, formazione e diritti.

Aumenta la fame nel mondo, un vergognoso passo indietro

Centinaia di milioni di persone al mondo soffrono la fame

Per la prima volta dopo più di dieci anni, le Nazioni Unite annunciano un chiaro aumento del numero delle persone che nel mondo soffrono la fame.

La fame non è frutto di una mancanza di cibo

Questa situazione è il frutto di un vergognoso fallimento dei leader e delle istituzioni internazionali.

Il rapporto delle Nazioni Unite “Stato della Sicurezza Alimentare e della Nutrizione nel Mondo” attribuisce gran parte di questo aumento al “proliferare di violenti conflitti e di shock climatici”, ponendo in risalto anche il ruolo giocato dalla carestia in Sud Sudan e le conseguenze che questa potrebbe avere in paesi ad alto rischio come Nigeria, Somalia e Yemen.

L’Africa Orientale, lo Yemen e la Nigeria nordorientale sono strette nella morsa di una crisi alimentare senza precedenti. In Sud Sudan è stata dichiarata la carestia, che ha colpito anche parti della Nigeria: per Yemen e Somalia, se non si interviene in modo massiccio, sarà solo questione di tempo.

Dobbiamo trovare soluzioni reali e definitive:

  • fare pressione per la risoluzione pacifica dei conflitti
  • tagliare drasticamente le emissioni di CO2
  • aiutare le comunità ad adattarsi ad un clima che cambia
  • investire nelle donne, che più degli uomini corrono il rischio di cadere nella morsa della fame

L’Italia e la lotta alla fame

Per l’Italia la lotta alla fame nel mondo è da molti anni uno dei capisaldi dell’azione di Cooperazione internazionale allo sviluppo. Una priorità riconfermata anche nell’agenda di Presidenza del G7, in cui l’Italia ambiva a lanciare una nuova iniziativa congiunta dei G7 per promuovere la sicurezza alimentare in Africa Sub-Sahariana.

Giornata mondiale del rifugiato 2017

Più di 65 milioni di persone sono in fuga dai loro paesi

Giornata mondiale del rifugiato: 65.6 milioni in fuga

Rifugiati e sfollati, secondo i dati diffusi oggi dall’UNHCR, sono saliti a 65,6 milioni. Un quadro che sta divenendo sempre più complesso di anno in anno, anche a causa della scelta di molti paesi di chiudere le frontiere a uomini donne e bambini costretti a fuggire da guerre, persecuzioni, disastri naturali e povertà.

Una delle situazioni più drammatiche è in Siria, un paese devastato da oltre 6 anni di guerra che ha prodotto oltre 2 milioni di vittime e feriti e più di 12 milioni di sfollati alla fine del 2016.

Cosa chiediamo

Chiediamo alla comunità internazionale di fornire immediatamente alternative sicure a chi è costretto a fuggire, lavorando insieme per affrontare le cause principali di quella che è una delle questioni centrali della nostra epoca.

I membri della comunità internazionale dovrebbero imparare dall’esempio offerto da altri paesi che, seppur poveri, sono disposti ad aprire le proprie porte, per offrire quel poco che hanno a chi ha più bisogno. Come l’Uganda, che ha accolto centinaia di migliaia di rifugiati.

Cosa facciamo nel mondo per aiutare chi fugge

Nell’ultimo anno, Oxfam ha lavorato ogni giorno per aiutare oltre 6,7 milioni di persone in paesi colpiti da conflitti. Famiglie vulnerabili costrette a separarsi, donne e bambini vittime di politiche che negano i loro stessi diritti.

Cosa facciamo in Italia chi fugge

Sono ancora moltissimi i migranti giunti sulle nostre coste a cui vengono negati i diritti più essenziali. Sono oltre 6.200 i minori sbarcati sulle nostre coste solo nel 2017, secondo i dati del Ministero degli Interni.

Le persone respinte non possono quindi che andare a ingrossare le fila degli irregolari, costretti in alloggi di fortuna, senza nessuna prospettiva. Non possiamo abbandonarli, non possiamo permettere che i minori semplicemente scompaiano dal sistema di accoglienza.

Per questo un anno fa abbiamo dato via al progetto Open Europe – nato con l’obiettivo di fornire assistenza legale, sanitaria e di prima accoglienza ai migranti esclusi dal sistema per richiedenti asilo in 6 province siciliane.

Dallo scorso aprile abbiamo aderito al progetto “Corridoi umanitari” con l’obiettivo di garantire accoglienza e un accesso sicuro a 500 siriani entro l’anno da paesi di transito come Libano, Marocco e Etiopia. Un progetto realizzato assieme alla Comunità di Sant’Egidio, alla Diaconia Valdese e alla Federazione delle Chiese evangeliche, che rappresenta per adesso l’unica risposta concreta di accesso sicuro in un’Europa che ha adottato politiche di chiusura delle frontiere come unico strumento di gestione dei flussi migratori.

Chiediamo al governo di affrontare ora e nel modo più inclusivo possibile, quella che resta una vera e propria emergenza sociale, dando il prima possibile piena applicazione alla legge Zampa.

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Stunt su insicurezza alimentare dal G7 a Taormina

I leader del G7 “banchettano” mentre 30 milioni di persone sono minacciate dalla fame

G7 TAORMINA, a tavola mancano 30 milioni di persone

Stamani a un giorno dall’inizio del summit di Taormina il flash-mob con le “big heads” di Donald Trump, Paolo Gentiloni, Theresa May, Angela Merkel, Emmanuel Macron, Justin Trudeau e Shinzo Abe.

Cosa succede mentre i leader del G7 mangiano?

I leader sono comodamente seduti davanti ad abbondanti piatti di spaghetti al pomodoro, pronti per essere mangiati. Alle loro spalle però scorrono le immagini delle quattro gravissime carestie, dei conflitti, che in questo momento stanno minacciando la vita di 30 milioni di persone in Yemen, Nigeria, Somalia e Sud Sudan.

Cosa chiediamo loro di fare quando avranno finito?

Vogliamo che i leader del G7 rispondano all’appello urgente dell’ONU per lo stanziamento di 6,3 miliardi di dollari per garantire gli aiuti necessari a salvare la vita di 4,9 milioni di persone in Sud Sudan, 17 milioni in Yemen, quasi 3 milioni in Somalia, almeno 4,7 milioni nel nord-est della Nigeria. Uomini, donne e bambini che stanno rimanendo senza cibo, acqua pulita e in molti casi non hanno più una casa.

Dal G7 di Taormina

Contro le disuguaglianze occorre passare dalle parole ai fatti

Il contrasto alle disuguaglianze figura tra gli ambiti prioritari di lavoro del G7 di Biarritz, ma rischia di rimanere confinato a mere dichiarazioni di intenti

Ciao Nadia

Ricorderemo sempre Nadia, straordinaria e insostituibile compagna di viaggio, per l’entusiasmo e la professionalità con cui ci ha sempre sostenuto.

Giornata Internazionale della Gioventù

4 persone su 10 oggi (il 42% della popolazione mondiale) hanno meno di 25 anni. Per la Giornata internazionale della…

#SAVINGLIVES – donare acqua salva la vita

Una persona su otto nel pianeta non ha accesso all’acqua potabile a causa di guerre e catastrofi naturali1 persona su 8 nel mondo non ha accesso all’acqua, il nostro nuovo report #SavingLives: emergenza acqua lo dice chiaramente.

Oltre alle 748 milioni di persone nel mondo (1 su 8) che vivono senza accesso all’acqua potabile, 2,5 miliardi sono prive di servizi igienico-sanitari a causa di guerre e catastrofi naturali.

Per poter aumentare la propria capacità di risposta nelle più gravi emergenze del momento, a Natale abbiamo lanciato la campagna #Savinglives.

#SavingLives – Salviamo vite in emergenza

“In queste aree di crisi dove siamo al lavoro ogni giorno, intervenire tempestivamente per garantire acqua pulita, servizi igienici e sanitari, o un riparo, può fare la differenza tra la vita e la morte per intere famiglie. – spiega Riccardo Sansone, nostro coordinatore umanitario – A oggi abbiamo raggiunto oltre 13,7 milioni di persone nelle più gravi emergenze del pianeta, ma dobbiamo e possiamo fare di più”.

Il quadro umanitario non sta migliorando: uomini, donne e bambini colpiti da guerre che devastano da anni paesi come la Siria, l’Iraq, lo Yemen, il Sud Sudan, o che hanno costretto altri 9 milioni di persone a cercare salvezza dagli attacchi di Boko Haram nell’area intorno al bacino del lago Ciad, tra Nigeria, Niger e Ciad. Guerre, spesso dimenticate, a cui si sommano gli effetti di catastrofi naturali che a causa dei cambiamenti climatici si stanno moltiplicando, abbattendosi su aree del pianeta già poverissime come Haiti o il Sudan.

savinglives_nigeriaIn un mondo in cui un terzo della popolazione più povera vive in paesi fragili e politicamente instabili, guerra e violenze possono avere implicazioni devastanti e spesso irreversibili per i civili.
Per questo il tuo aiuto è fondamentale e ti chiediamo di stare al nostro fianco nella lotta alla disuguaglianza! DONA ORA.

Report: #SavingLives – emergenza acqua

comunicato stampa

Alla campagna #Savinglives aderiscono importanti aziende che hanno scelto di diventare Emergency Partner di Oxfam per rafforzare la nostra capacità  di intervenire immediatamente in caso di crisi umanitarie e salvare più vite. Sostengono a oggi la campagna: HuaweiLavazzaMolino Rossetto, Profumerie Douglas, Yogaessential. Per informazioni sull’Emergency Network Oxfam: http://www.oxfamitalia.org/emergency-partner/.