Questo Natale aiuta chi ha fame

Aggiungi un posto a tavola

Siccità, guerra, carestia: ancora oggi 815 milioni di persone soffrono la fame. 200 milioni sono bambini. Questo Natale ti diamo la possibilità di aiutarli: quanto è grande la tua tavola?

La fame aumenta. E si eredita.

Quest’anno si chiude con una pessima notizia. Per la prima volta in dieci anni, il numero di persone che soffrono la fame nel mondo è in aumento: 38 milioni di persone in più rispetto al 2016.
815 milioni di persone (l’11% della popolazione mondiale) non hanno cibo a sufficienza per sfamarsi né un reddito adeguato per mantenere le proprie famiglie.
1 su 4 di loro non ha ancora compiuto 5 anni, bimbi nati in moltissimi casi da madri denutrite: un’eredità drammatica, per cui una madre sottopeso a causa di un’alimentazione inadeguata ha più probabilità di dare alla luce un bambino sottopeso, rispetto ad una madre ben nutrita.
Le donne sono più colpite degli uomini dalla denutrizione e/o malnutrizione: è aumentata la percentuale di donne al mondo che soffre di anemia in età riproduttiva (la media è del 30% a livello globale).

Le cause della fame

Conflitti, violenze, cambiamenti climatici hanno ridotto allo stremo decine di milioni di persone in Africa orientale, a partire dall’Etiopia, in Yemen e nel nord – est della Nigeria.

Solo in Yemen, a causa dell’atroce conflitto in corso, oltre 17 milioni di persone – tra cui circa 400 mila bambini – soffrono di malnutrizione. Stessa sorte tocca a metà della popolazione colpita dalla guerra in Sud Sudan e a circa 5 milioni di persone nella Nigeria, infestata dal conflitto con Boko Haram.

Oltre la guerra tra le cause ci sono anche i cambiamenti climatici, che hanno provocato lunghe e durissime siccità in paesi come l’Etiopia – dove interi raccolti sono andati persi e molti allevamenti sono stati decimati – e dove ora 12,5 milioni di persone stanno rimanendo senza cibo.

Vuoi saperne di più?

Trovi dati e analisi nel nostro rapporto Lo scempio della fame, che fa il punto sulle più gravi crisi alimentari in corso oggi nel mondo, che riducono centinaia di migliaia di famiglie ad avere poco o niente di cui vivere.

Vuoi fare qualcosa?

Una piccola donazione. Una ecard. Un regalo solidale.

Cliccando sulla pagina del nostro sito dedicata alla campagna oppure contattando il numero verde 800.991399, sarà possibile donare per garantire a tante famiglie in difficoltà i mezzi per sfamare e crescere i propri figli. Ad esempio 13 euro bastano per assicurare ad una famiglia la farina necessaria per la preparazione di pane per due mesi, mentre con 55 euro è possibile contribuire all’installazione di un impianto idrico necessario a coltivare un orto.

E ancora, nella sezione del nostro sito dedicata alle e-card solidali di Natale, si potranno acquistare cartoline virtuali, da regalare a persone speciali. Un gesto semplice, simbolico e al tempo stesso concreto, perché il ricavato sarà impiegato per aiutare chi ne ha più bisogno, trasformandosi in cibo, acqua, formazione e diritti.

Le famiglie in fuga da Mosul: “veniamo dall’ inferno”

Nella fuga dal conflitto di Mosul, i traumi e le ferite riportate dalle famiglie sono atroci. 

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Nel gelo dell’inverno, il numero degli sfollati è più che triplicato nell’arco di una settimana. Insieme alle altre organizzazioni umanitarie siamo al lavoro per far fronte all’emergenza nei campi profughi per fornire acqua pulita, alloggi, prevenire le epidemie e che si tenga il passo con i nuovi arrivi.

Secondo l’Organizzazione Internazionale per la Migrazione (OIM), almeno 3.362 famiglie sono state costrette a scappare nell’ultima settimana e il numero degli sfollati dall’inizio dell’offensiva lo scorso 17 ottobre è arrivato a 42.000.

Tu puoi aiutarci. Sostieni la campagna #Savinglives, il tuo aiuto è fondamentale.

Una donna arrivata nel campo di Hassansham, 50 chilometri a est di Mosul, ha raccontato che il marito è stato ucciso e lei stessa è rimasta gravemente ustionata dopo che un attentatore suicida dell’Isis si è fatto esplodere fuori casa sua, nel sobborgo di Hai Samar. Anche la figlia di nove anni è rimasta ustionata in modo grave durante l’attacco, che secondo la donna ha ucciso i membri di altre quattro famiglie che avevano trovato rifugio nello stesso luogo.

“Veniamo dall’inferno – registriamo dalla testimonianza di una donna di 25 anni, appena giunta nel campo insieme alla figlia di dieci anni, descrivendo le condizioni di vita a Mosul – Tantissimi nostri vicini sono stati uccisi e non riusciamo a credere di essere ancora vivi”.

Convogli di autobus e camion carichi di famiglie arrivano ogni giorno al campo di Hassansham, gestito dalle Nazioni Unite. Arrivano soltanto con pochi averi, in fuga dai bombardamenti e dal fuoco dei cecchini. In questo contesto il campo di Hassansham, dove sono state allestite tende in grado di ospitare 1.950 famiglie, è quasi al completo, così come il vicino campo di Qayarrah.

mosul-inferni-3-nInsieme alle altre organizzazioni umanitarie sono al lavoro giorno e notte per allestire tende, garantire servizi igienico-sanitari e assistenza ai feriti. L’inverno è alle porte, di notte fa già molto freddo e l’aumento delle piogge e gli allagamenti potranno facilitare le malattie trasmissibili attraverso l’acqua sporca. Per questo motivo, stiamo installando cisterne per l’acqua potabile e si prepara a distribuire coperte, lampade a energia solare, kit igienici e altri aiuti di prima necessità.

“Le persone in fuga da Mosul si lasciano tutto alle spalle e arrivano in condizioni di assoluto bisogno. La sfida, adesso, è quella di fornire acqua pulita e un riparo dignitoso, al caldo, prima che l’inverno si faccia sentire.ha detto Riccardo Sansone, coordinatore umanitario –  con le altre organizzazioni lavoriamo senza sosta per garantire tutto quel che serve alla tante persone disperate che aumentano di giorno in giorno”.

Quasi una famiglia su cinque in fuga dalla città di Mosul e dalle aree circostanti si sta rifugiando infatti nelle zone riconquistate all’Isis, dove non c’è cibo, acqua, combustibile e medicine. Secondo il governo iracheno, l’offensiva su Mosul potrebbe causare fino a 700 mila profughi, nel contesto di un Paese come l’Iraq dove dall’inizio del conflitto si contano circa 3,4 milioni di sfollati e 10 milioni di persone che necessitano di assistenza umanitaria.

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Il tuo aiuto è fondamentale, sostieni la campagna #Savinglives. Dona adesso e dai speranza alle persone di Mosul.

 

 

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