G20 in Cina, serve ai più poveri del pianeta?

ll prossimo Summit del G20 dovrà dar prova di saper diradare i crescenti dubbi sulla sua efficacia, soprattutto per le persone più povere del pianeta.

Il G20 si terrà il 4 e 5 Settembre ad Hangzhou in Cina in un contesto in cui l’economia globale rimane fiacca e incerta, la crescente disuguaglianza mina qualsiasi efficace risultato raggiunto nella lotta alla povertà globale, e due tra le peggiori crisi umanitarie – la crisi dei rifugiati e i livelli record della crisi climatica – minacciano ulteriormente l’economia.

Il G20 di quest’anno focalizzerà la sua attenzione su uno sviluppo guidato dall’ “innovazione”.

“Si vogliono tenere separate le questioni economiche dalle preoccupazioni riguardo la sicurezza, ma sarà difficile” dichiara Elisa Bacciotti, Direttrice Dipartimento Campagne di Oxfam Italia “E sarà ancora più difficile far cooperare 20 paesi diversi in un momento in cui molti si stanno richiudendo in se stessi o addirittura perseguono politiche economiche che sono in contradizione l’una con l’altra”

Il tema della fiscalità rimarrà uno degli ambiti di discussione principali al tavolo del G20, come parte integrante delle riforme necessarie per rendere la governance economica più bilanciata, affidabile ed efficace.

“I paesi del G20 devono mettere in chiaro che lavoreranno insieme per smantellare i paradisi fiscali e mettere fine all’agguerrita concorrenza fiscale tra i Paesi. Senza regole fiscali eque e trasparenti, l’accaparramento della ricchezza da parte di pochi ricchi e potenti diventerà ancora più scandalosa e metterà in pericolo la prosperità futura di tutti” ha aggiunto Bacciotti.

Milioni di persone si aspettano dal G20 un forte pronunciamento riguardo al cambiamento climatico. La NASA ha dichiarato che ogni mese del 2016 fino ad oggi è stato il più caldo mai registrato da quando si sono iniziati a raccogliere i dati nel 1880. Oxfam lavora al fianco di persone che in tutto il mondo, e in particolare nelle comunità rurali, sono fortemente colpite dagli impatti del cambiamento climatico al punto da rischiare la fame e la rovina a causa dei cattivi raccolti.

Il mondo sta letteralmente bruciando, con crisi alimentari sempre più gravi e distruttive, come quelle causate da El Niňo” continua Bacciotti. “I Paesi del G20 sono responsabili del 74% delle emissioni di gas serra a livello mondiale e per questo devono muoversi molto più velocemente per trovare alternative energetiche pulite e fornire maggiori finanziamenti ai paesi più poveri per far fronte alle crisi causate dal cambiamento climatico”

Il G20 di quest’anno vuole anche favorire un maggior supporto alle banche multilaterali di sviluppo, soprattutto per investimenti industriali e infrastrutturali in Africa. Una strategia appoggiata con forza dal B20 – l’influente raggruppamento di rappresentanti della comunità del business dei paesi del G20.

“Oxfam guarderà con diffidenza a questo tema. Gli investimenti nello sviluppo hanno aiutato ad affrancare dalla povertà milioni di persone e per questo, ovviamente, sosteniamo questo genere di politiche, specialmente con la nascita della Banca Asiatica d’Investimento per le Infrastrutture – a guida cinese – del valore di 100 miliardi di dollari – ha aggiunto Bacciotti – Tuttavia l’anno scorso Oxfam ha smascherato, ad esempio, il Gruppo della Banca Mondiale per aver mancato di controllare i miliardi di dollari destinati a progetti di sviluppo e dati in prestito a terzi “a scatola chiusa” provocando così gravi abusi dei diritti umani e favorendo pericolose politiche di privatizzazione che vanno a minare gli stessi standard ambientali e sociali che la Banca si è data. Se il G20 vuole sostenere con più forza le banche multilaterali, deve allora esserci anche un impegno maggiore da parte di queste banche nell’assicurare che l’erogazione di questi prestiti non produca conseguenze dannose. Il G20 dovrebbe incoraggiare le nuove banche, come la AIIB e la BRICS New Development Bank, e dimostrare alla Banca Mondiale come un prestito profittevole possa essere anche un prestito sicuro per le persone al centro dei loro investimenti”

Oxfam sottolinea che il G20 non deve relegare la questione migratoria e dei rifugiati in coda al summit. “La crisi odierna porta con sé implicazioni economiche a lungo termine. E c’è l’urgenza di agire anche su soluzioni di breve termine. Oxfam ha già svelato come le sei nazioni più ricche del G20 non stanno accogliendo la quota che potrebbero di migranti e rifugiati. Questo Summit è una buona occasione per ravvedersi e avviare un nuovo corso in risposta a questa crisi.

Oxfam al G20: basta con carbone e petrolio, un clima migliore è possibile

In concomitanza col Vertice G20 di Antalya vogliamo denunciare l’investimento spropositato di questi paesi in combustibili fossili: 450 miliardi di dollari tra investimenti di stato e prestiti agevolati, 15 volte di più rispetto ai 4-5 miliardi di dollari investititi verso i paesi più poveri per permettere loro di adattarsi agli effetti del cambiamento climatico. Entro il 2030 servirebbero invece 150 miliardi di dollari l’anno per consentire l’adattamento.


Elisa Bacciotti, Direttrice del Dipartimento Campagne di Oxfam Italia commenta: “I leader dei paesi G20 devono smettere di concedere sussidi a chi inquina e assicurarsi invece che le comunità più povere abbiano i fondi di cui hanno bisogno per adattarsi al cambiamento climatico. I dati che abbiamo ci dicono che l’Italia ha investito 390 volte di più in combustibili rispetto ai programmi di adattamento al cambiamento climatico: una decisione scandalosa per un paese che vuole darsi la priorità di lottare contro il cambiamento climatico, e anche difficilmente comprensibile dato il nostro ruolo come importatore di fonti fossili. Non ci sono più scuse e non c’è più tempo – abbiamo bisogno di un accordo ambizioso alla COP 21 di Parigi a dicembre ed il G20 può essere un summit chiave per arrivare a quest’obiettivo e prevenire un catastrofico surriscaldamento del clima”.


E sul fronte dell’elusione fiscale?
Si nota un passo in avanti grazie a un insieme di misure elaborate dall’OCSE per limitare l’elusione fiscale da parte delle multinazionali, ma serve fare di più per restituire ai cittadini del mondo le risorse che servono per avere salute, istruzione, stato sociale. Se ci riferiamo all’Italia ad esempio l’erario nel solo 2012 ha perso 4,2 miliardi di dollori di imposte non versate da parte delle maggiori multinazionali statunitensi.


Vuoi saperne di più sulle fonti fossili? Clicca qui

Vuoi saperne di più sull’elusione fiscale? Clicca qui