Al G7 un grande nulla di fatto

Al G7 un grande nulla di fatto

I leader del G7 non hanno dimostrato la capacità e la volontà di affrontare, seriamente, le grandi questioni del nostro tempo.

L’attenzione ai temi della sicurezza e del terrorismo è certamente comprensibile dopo i recenti attacchi terroristici, ma questo non può essere l’unico argomento affrontato in profondità a discapito di altre questioni, come la fame e le sfide collegate alla gestione della crisi migratoria, altrettanto centrali per milioni di persone – afferma Roberto Barbieri, nostro Direttore Generale – Il Presidente Trump ha contribuito, più di qualsiasi altro leader, ad impedire un avanzamento positivo della discussione su molti di questi temi, ponendo più di un dubbio sulla rilevanza del Gruppo dei Sette e sul loro effettivo impegno nel perseguire gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile”.

Clima: 6 Leader contro 1 sull’Accordo di Parigi

Sei paesi del G7 hanno riaffermato con decisione il loro impegno ad attuare gli impegni presi nel quadro dell’Accordo di Parigi, nonostante gli Stati Uniti vogliano distanziarsi dalla comunità internazionale su questo tema. A loro chiediamo di continuare il dialogo con gli Stati Uniti in modo da favorire la loro permanenza negli Accordi di Parigi.

Lotta alla fame: il summit si dimentica di 30 milioni di persone sull’orlo della carestia

Per i 30 milioni di persone a rischio di essere colpite dalla carestia in Nigeria Somalia Sud Sudan e Yemen, il G7 ha fatto poco o nulla. Nessuno dei paesi membri ha fatto interamente la propria parte nello stanziare gli aiuti necessari – rispondendo all’appello delle Nazioni Unite che ha richiesto lo stanziamento di 6,3 miliardi di dollari –  per evitare quella che rischia di trasformarsi in una vera e propria catastrofe umanitaria.

Inoltre il G7, non aderendo alla proposta italiana di un’iniziativa straordinaria per la sicurezza alimentare in Africa Sub-Sahariana che prevedeva investimenti di lungo periodo sull’agricoltura di piccola scala, non ha compiuto quel passo avanti necessario per realizzare l’obiettivo di liberare dalla fame e dalla malnutrizione 500 milioni di persone entro il 2030. Nessun impegno finanziario è stato infatti annunciato dai paesi G7.

Crisi migratoria: la difesa delle frontiere prevale sulla tutela dei diritti dei migranti

Nonostante la scelta simbolica di Taormina come sede del summit, il G7 non ha voluto raggiungere un accordo in grado di definire strategie e misure concrete per proteggere i migranti più vulnerabili o per affrontare le cause profonde delle migrazioni: fame, povertà, conflitti. La proposta italiana di una visione più avanzata centrata sul tema della mobilità umana è stata bloccata dall’amministrazione USA e da alcuni altri paesi: ancora una volta il G7 guarda più alla difesa delle rispettive frontiere e degli interessi nazionali, nel fissare tetti e limiti invalicabili ai flussi migratori, che alla definizione di un approccio inclusivo e integrato in grado di gestire efficacemente e nel rispetto dei diritti umani un fenomeno epocale, ma anche naturale. Il tutto mentre, tragicamente, continuano i naufragi nel Mediterraneo che hanno causato oltre 1.300 vittime solo dall’inizio dell’anno.

Disuguaglianze: manca un piano d’azione

Accogliamo positivamente il riconoscimento da parte del G7 della disuguaglianza economica e sociale come problema globale su cui occorre lavorare, partendo dal favorire l’empowerment femminile, con l’adozione su questo di una specifica roadmap. Tuttavia, il G7 non ha ancora adottato misure concrete per affrontare questo problema, né internamente ai singoli stati né a livello internazionale. “Senza lo sviluppo di un piano d’azione inclusivo ed efficace e senza il riconoscimento del proprio ruolo nel promuovere le tante “corse al ribasso” che alimentano la disuguaglianza e scuotono le fondamenta della fiducia dei cittadini nei loro governi, è difficile che il G7 possa pensare di aiutare le persone più povere e promuovere l’eguaglianza di genere”, conclude Roberto Barbieri.

G7 TAORMINA: clima, cosa farà Trump?

I leader del G7 in marcia verso Parigi. Il Presidente USA Trump però non ha ancora deciso cosa fare, tra incertezze e cambi di rotta.

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Stunt da Taormina: i leader del G7 “banchettano” mentre 30 milioni di persone sono minacciate dalla fame

In attesa del G7 di Taormina

I leader del G7 non possono lasciare Taormina, senza aver prima definito soluzioni politiche chiare e stanziato gli aiuti necessari per evitare una catastrofe umanitaria senza precedenti

Stunt su migrazione nell’ultimo giorno G7

I leader G7 non ignorino le sofferenze di rifugiati e migranti

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Stunt su insicurezza alimentare dal G7 a Taormina

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G7 TAORMINA, a tavola mancano 30 milioni di persone

Stamani a un giorno dall’inizio del summit di Taormina il flash-mob con le “big heads” di Donald Trump, Paolo Gentiloni, Theresa May, Angela Merkel, Emmanuel Macron, Justin Trudeau e Shinzo Abe.

Cosa succede mentre i leader del G7 mangiano?

I leader sono comodamente seduti davanti ad abbondanti piatti di spaghetti al pomodoro, pronti per essere mangiati. Alle loro spalle però scorrono le immagini delle quattro gravissime carestie, dei conflitti, che in questo momento stanno minacciando la vita di 30 milioni di persone in Yemen, Nigeria, Somalia e Sud Sudan.

Cosa chiediamo loro di fare quando avranno finito?

Vogliamo che i leader del G7 rispondano all’appello urgente dell’ONU per lo stanziamento di 6,3 miliardi di dollari per garantire gli aiuti necessari a salvare la vita di 4,9 milioni di persone in Sud Sudan, 17 milioni in Yemen, quasi 3 milioni in Somalia, almeno 4,7 milioni nel nord-est della Nigeria. Uomini, donne e bambini che stanno rimanendo senza cibo, acqua pulita e in molti casi non hanno più una casa.

Dal G7 di Taormina

Ciao Nadia

Ricorderemo sempre Nadia, straordinaria e insostituibile compagna di viaggio, per l’entusiasmo e la professionalità con cui ci ha sempre sostenuto.

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La vita di milioni di persone è a rischio dove la carestia è già realtà

G7 di Taormina: un posto a tavola per 30 milioni di affamati

Il 26 e 27 maggio i leader del G7 si incontreranno a Taormina: emergenza fame in Africa, cambiamenti climatici, migrazioni e disuguaglianza saranno i temi trattati.

Emergenza carestia in Africa

Nel 2015, il G7 si è impegnato a far uscire dalla fame 500 milioni di persone. Ma oggi solo in Sud Sudan, Somalia, Yemen e Nigeria, circa 30 milioni di persone sono in una condizione di grave insicurezza alimentare, di cui 10 milioni colpiti da carestia.

Cosa chiediamo ai leader del G7

  • Il primo passo che chiediamo alla comunità internazionale è stanziare circa la metà – 2,9 miliardi di dollari – dei fondi richiesti dall’ONU per far fronte alle più gravi emergenze umanitarie che il mondo stia vivendo oggi. A oggi la comunità internazionale ha destinato solo il 30% dei 6,3 miliardi di dollari richiesti dalle Nazioni Unite per le carestie: ma se ogni governo del G7 facesse la sua parte, si potrebbe arrivare a coprire quasi la metà dei fondi necessari per portare cibo e aiuti fondamentali alla popolazione.
  • Accanto a una risposta umanitaria necessaria nel breve periodo, i leader del G7 devoo lavorare sin da ora per prevenire nuove crisi e investendo risorse volte a migliorare nel medio periodo la sicurezza alimentare e la capacità di resilienza dei piccoli agricoltori nei paesi poveri.
  • I leader del G7 dovrebbero inoltre adoperarsi per raggiungere immediatamente dei cessate il fuoco nei paesi in conflitto e avviare processi di pace inclusivi, garantendo alle organizzazioni umanitarie di raggiungere tutte quelle persone che, in grave stato di bisogno, vivono in aree del tutto inaccessibili.

I leader del G7 non possono lasciare Taormina, senza aver prima definito soluzioni politiche chiare e stanziato gli aiuti necessari per evitare una catastrofe umanitaria senza precedenti. La vita di milioni persone è a rischio dove la carestia è già realtà: se i leader G7 visitassero questi paesi potrebbero rendersi conto da soli di quante persone oggi muoiano per fame, guerra, malattie. Un fatto inaccettabile in un mondo di abbondanza come il nostro.” ha detto Winnie Byanyima, direttrice generale di Oxfam International

Cambiamenti climatici, migrazioni e disuguaglianze

  • Chiediamo ai Governi G7 di sviluppare, congiuntamente, politiche per proteggere e tutelare la dignità e il rispetto dei diritti umani delle persone migranti, e non solo la sicurezza dei propri confini”.
  • Chiediamo di ribadire, in maniera chiara e forte, l’impegno di rendere operativo l’Accordo di Parigi sul clima.
  • Invitiamo i leader del G7 a compiere un passo in avanti nella definizione di un vero e proprio piano d’azione che dettagli misure di politica domestica e internazionale volte a contrastare la disuguaglianza nei propri contesti nazionali. Un piano inclusivo e dotato di un sistema di monitoraggio sulla base del quale rendere conto ai propri cittadini, in linea con l’impegno di ridurre le disparità socio-economiche e di sradicare la povertà estrema entro il 2030, come definito dall’Agenda degli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite.

Dal G7 di Taormina

Ciao Nadia

Ricorderemo sempre Nadia, straordinaria e insostituibile compagna di viaggio, per l’entusiasmo e la professionalità con cui ci ha sempre sostenuto.

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