Accordo UE Turchia, il fallimento dell’Europa

Denunciamo il fallimento delle politiche europee sui migranti intrappolati in Grecia

A un anno dalla sua adozione, l’accordo Unione Europea Turchia esemplifica il fallimento di politiche che calpestano i diritti dei rifugiati e dei richiedenti asilo costringendoli a sopravvivere in condizioni disumane, spesso in strutture sovraffollate nelle isole greche.

Cosa prevede l’accordo UE-Turchia

L’accordo UE-Turchia permette all’Europa di rimandare indietro i richiedenti asilo dalla Grecia alla Turchia, delegando a quest’ultima la responsabilità di garantirne la protezione e violandone i diritti fondamentali. Moltissimi richiedenti asilo di sei nazionalità sono direttamente messi in detenzione al loro arrivo sull’isola di Lesbo per espletare le procedure collegate alla loro richiesta, contrariamente alla legislazione europea sull’accoglienza.

L’Unione Europea ha indicato l’accordo UE-Turchia come un modello per nuovi accordi con altri paesi terzi per affrontare i flussi migratori verso l’Europa.

Qual è l’impatto dell’accordo?

Abbiamo intervistato migranti, i legali e altri operatori nelle isole greche di Chio, Lesbo e Samos – le tre isole nelle quali è arrivata la maggior parte dei richiedenti asilo.

Le persone più vulnerabili come donne e bambini (rispettivamente il 21% e il 28% degli arrivi dal marzo scorso), oltre al trauma della fuga da guerre e persecuzioni, negli ultimi 12 mesi hanno dovuto vivere in condizioni “disumane”.

Moltissimi hanno passato l’inverno sotto le tende, esposti al freddo e alle malattie, senza assistenza medica o sostegno psicologico.  Le procedure di richiesta d’asilo sono inoltre poco chiare, rese impossibili da infiniti ostacoli, di fatto la negazione del diritto a ricevere protezione.

Elisa Bacciotti, direttrice delle campagne in Italia: “Si tratta di un accordo che costituisce un precedente pericoloso perché – come sta già avvenendo – potrebbe portare altri paesi a sottrarsi dall’obbligo di garantire protezione internazionale e accoglienza a chi è in cerca di una vita dignitosa in Europa”.

Cosa chiediamo

Oxfam, International Rescue Commitee e Norwegian Refugee Council chiedono il rispetto dei diritti umani e il diritto di cercare protezione internazionale secondo la convenzione di Ginevra del 1951 che stabilisce chiaramente il diritto dei rifugiati a vedere esaminate le loro richieste d’asilo su base individuale, come misura essenziale per la loro protezione.

Accordo Italia-Libia: scacco ai diritti umani in 4 mosse

A due anni dalla firma, l’accordo Italia- Libia, sostenuto dall’Ue, continua a causare morte nel Mediterraneo e violazioni dei diritti umani

DIMMI di Storie Migranti

Partire dal racconto di sé come strumento di conoscenza ed incontro con l’Altro per capire i temi della migrazione, dell’accoglienza e dell’integrazione

Vulnerabili e abbandonati

Centinaia di donne incinte, minori non accompagnati, sopravvissuti alle torture e agli abusi sono costretti nel pieno dell’inverno a vivere in condizioni “disumane” nei campi profughi delle isole greche.

Immigrazione: fortezza Europa schiaccia i più deboli

Alla vigilia del Consiglio europeo in programma a Bruxelles il 20 e 21 ottobre, abbiamo lanciato un appello attraverso il rapporto Fortezza Europa, l’inadeguatezza della risposta europea alla crisi migratoria. Un documento che rende conto delle condizioni di vita degradanti a cui sono costrette migliaia di uomini, donne e bambini, a cui oggi è negata anche la sola speranza di un futuro libero dalla paura.

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La risposta dell’Unione europea all’arrivo dei migranti sul proprio territorio sta provocando troppe sofferenze inutili alle migliaia di persone bloccate lungo la rotta balcanica o in fuga attraverso il Mediterraneo alla ricerca di un rifugio sicuro. Per questo motivo è prioritario che i leader europei cambino radicalmente il loro approccio alla gestione di questo fenomeno, sostituendo l’attuale modello incentrato sulla difesa della Fortezza Europa con una politica basata prima di tutto sul rispetto del diritto internazionale e dei diritti umani. Per questo è importante sostenere la nostra campagna Stand as one a fianco di chi fugge da guerra e violenza, DONA QUI

Vogliamo denunciare le condizioni di sfruttamento a cui sono esposti migliaia di persone lungo la “rotta balcanica”: oltre 5 mila persone bloccate in Serbia, viaggi moltiplicati attraverso “rotte illegali” e i casi di abusi sulle donne da parte dei trafficanti.

Elisa Bacciotti, direttrice delle nostre campagne, afferma: “La chiusura dei confini europei di fronte alle migliaia di persone in fuga da guerre e persecuzioni, le costringe a percorrere le rotte più pericolose e spesso a cadere nelle mani dei trafficanti di esseri umani. L’Europa deve intervenire al più presto non solo per garantire vie sicure e legali, ma anche per costruire un sistema di asilo degno di questo nome”.

Con i nostri partner abbiamo raccolto sul campo testimonianze di abusi subiti dalle donne costrette a prostituirsi per sopravvivere o per ottenere riparo, cibo o la prosecuzione del viaggio. Una ragazza diciassettenne arrivata dalla Siria ha descritto così il trattamento riservato alle donne che viaggiavano con lei: “In Macedonia, abbiamo provato a entrare in contatto con dei trafficanti, ma non avevamo abbastanza denaro. Allora hanno proposto di portarci in Serbia in cambio di sesso con le donne del nostro gruppo. Eravamo terrorizzate, perché erano armati”.

balcan-route-3Le procedure d’asilo e di ricongiungimento familiare in Grecia sono spesso inefficienti e molto lente. Sono migliaia i richiedenti asilo che, senza indicazioni chiare sui passaggi da seguire, attendono per mesi di ricevere risposte riguardanti il loro status legale, trovandosi spesso costretti a sopravvivere in condizioni terribili. L’assistenza legale è pressoché inesistente, i ricongiungimenti familiari spesso impossibili anche se si hanno effettivamente parenti in altri paesi europei. Nei campi sempre più spesso scoppiano tensioni tra migranti bloccati a tempo indeterminato, che perdono la speranza di veder migliorare le proprie condizioni.  Da qui la necessità di intervenire quanto prima per garantire ai 60.000 profughi presenti nel paese (secondo le stime) assistenza sanitaria, istruzione per i minori e sostegno psicologico soprattutto verso le donne, più a rischio di violenze e abusi.

In Italia: 28 minori al giorno scompaiono dal sistema di accoglienza

Sono già 19.429 i bambini e i ragazzi non accompagnati arrivati in Europa attraverso l’Italia quest’anno, contro i 12.360 arrivati nel 2015. Un significativo aumento che trova però il sistema di accoglienza italiano inadeguato a rispondere ai loro bisogni, anche i più essenziali, e rispettare i loro diritti. Solo nei primi sei mesi del 2016, 5.222 minori non accompagnati sono stati dichiarati “scomparsi” dai centri di accoglienza: ragazzi che diventano così invisibili e conseguentemente ancor più vulnerabili a fenomeni di abuso, violenza e sfruttamento.

Attraverso gli accordi che si sono succeduti negli ultimi mesi (Conferenza de La Valletta che ha dato vita all’EU Trust Fund for Africa, accordo UE-Turchia, Partnership Framework, accordo UE-Afghanistan) è evidente che, con la promessa di stanziamenti di fondi, l’UE sta esternalizzando il controllo dei propri confini, di fatto attuando una politica estera il cui solo obiettivo è porre un freno ai flussi migratori e procedere con i rimpatri.

Per quanto riguarda le dinamiche interne all’Unione, la procedura di ricollocamento (relocation), messa a punto ufficialmente per condividere la responsabilità dell’accoglienza e alleggerire il peso dei paesi frontalieri, non è mai realmente partita. A settembre di quest’anno soltanto una minima parte dei ricollocamenti promessi sono stati attuati: su un totale di 66.400 persone da ricollocare, soltanto 4.455 persone dalla Grecia e 1.196 dall’Italia sono state trasferite verso altri paesi europei.

Per questo è importante il tuo aiuto,  sostieni la risposta di Oxfam a fianco di chi fugge da guerra e violenza, DONA ORA

 

Grecia: stop alle deportazioni da chi fugge da guerre e abusi

Isola di Lesbo, Grecia - credit Pablo Tosco

Isola di Lesbo, Grecia – credit Pablo Tosco

Le deportazioni delle persone arrivate in Grecia in fuga da guerre e abusi devono aver fine: chi vuole chiedere asilo deve essere accolto degnamente, non trattenuto in centri di detenzione. L’appello arriva oggi da Oxfam, Norwegian Refugee Council e Solidarity Now, alla vigilia della visita di Papa Francesco e del Patriarca Bartolomeo prevista domani nell’isola di Lesbo.

Dal 20 marzo – data dell’accordo tra UE e Turchia sull’emergenza migranti – circa 6.300 persone sono arrivate nelle isole greche, e sono trattenute, in modo del tutto arbitrario, in veri e propri centri di detenzione. La maggioranza di loro ha fatto richiesta di asilo: tuttavia la Commissione Europea, nonostante l’impegno dello scorso 4 aprile a inviare nelle isole 1.500 funzionari e poliziotti per esaminare le richieste, non ha assicurato ancora il sostegno necessario al Greek Asylum Service, che può contare a Lesbo su appena una manciata di funzionari e operatori.

Dopo 7 giorni di pausa, la scorsa settimana sono ricominciati i rientri forzati dei migranti in Turchia.  Ad aggravare la situazione ci sono poi le “misure di emergenza” adottate dal governo greco lo scorso 3 aprile, come le interviste rapide per determinare l’ammissibilità della richiesta di asilo. Secondo queste nuove procedure, in un solo giorno si potrà decidere il futuro di una persona o stabilire se la Turchia è un paese sicuro o meno.

“Per come stanno le cose oggi, abbiamo fondati timori che molte persone – oggi trattenute in quelli che sono diventati veri e propri centri di detenzione nelle isole greche – possano essere rinviate in Turchia senza essere state informate pienamente sui loro diritti e quindi senza avere avuto nemmeno l’opportunità di chiedere asilo in Europa”, afferma Elisa Bacciotti, direttrice Campagne di Oxfam Italia “Non può essere questo il nuovo volto dell’Europa, che mette al primo posto la sicurezza delle frontiere a prezzo della deportazione di esseri umani. Ci auguriamo che Papa Francesco e il Patriarca Bartolomeo, come leader spirituali e morali, possano contribuire a richiamare l’Unione europea al rispetto dei suoi valori fondanti: il rispetto della dignità e dei diritti umani.”

“E’ scioccante vedere in che modo l’Europa stia trattando questi uomini, donne e bambini che fuggono verso il nostro continente alla ricerca di una vita migliore, lontano da guerra e persecuzioni. – afferma Jan Egeland, Secretary General del Norwegian Refugee CouncilTrattenuti in centri di detenzione sovraffollati, privati di ogni dignità e dei più elementari diritti umani, queste persone vivono in condizioni deprecabili. I leader europei hanno in mano le chiavi di questa crisi: devono immediatamente aprire i campi”.

Sbarco a Lesbo, Grecia - credit Pablo Tosco

Sbarco a Lesbo, Grecia – credit Pablo Tosco

Le associazioni umanitarie denunciano che le condizioni di vita nei centri di detenzione si stanno rapidamente deteriorando, con molte persone costrette a dormire all’aperto o in spazi angusti; non ci sono procedure di identificazione per i soggetti più vulnerabili, e rimangono in stato di detenzione  bambini, donne incinte, persone con disabilità. A Lesbo e Chio alcuni pakistani che hanno ricevuto un trattamento discriminatorio hanno minacciato di suicidarsi. Si sono già verificati episodi di violenza di notte e le donne sono particolarmente a rischio.

“L’Europa non può continuare a ignorare questa situazione disumana. – afferma Epaminondas Farmakis, Managing Director di Solidarity NowDobbiamo assicurare che queste persone possano vivere in posti aperti e sicuri per tutto il tempo che resteranno nel paese. E ancora più importante è che immediatamente si ponga fine le deportazioni verso la Turchia. A chi fugge da guerre e abusi bisogna dare la possibilità di esercitare i propri diritti, fra cui quello di asilo”.

Oxfam, Norwegian Refugee Council e Solidarity Now chiedono all’Unione europea di:

  • sospendere immediatamente i rientri forzati dalla Grecia alla Turchia;
  • aprire tutti i campi dove le persone hanno espresso l’intenzione di chiedere asilo;
  • garantire l’integrità delle procedure per la richiesta d’asilo, assicurando che le persone abbiano rapidamente accesso all’assistenza legale;
  • incrementare lo staff del Greek Asylum Service nelle isole per visionare le richieste di asilo e assicurare che le persone possano presentare la documentazione prima di qualsiasi ordine di deportazione;
  • mettere fine ad arresti e detenzioni arbitrari. La preoccupazione maggiore riguarda il crescente uso della detenzione per ingresso irregolare come strumento per limitare la libertà di movimento dei richiedenti asilo

OXFAM: “Via dall’hotspot di Moria: un luogo disumano”

A seguito del recente accordo sui migranti tra Unione Europea e Turchia, l’hotspot di Moria, nell’isola greca di Lesbo, è stato trasformato in un centro di detenzione: Oxfam ha pertanto deciso oggi di sospendere tutte le sue attività sul posto.

A fronte del vertiginoso aumento degli arrivi a Moria negli ultimi giorni, le autorità greche stanno trasformando le strutture di accoglienza in centri dove le persone sono di fatto detenute e dove, secondo quanto previsto dall’accordo della scorsa settimana, resteranno in attesa fino al loro ritorno in massa in Turchia.
La libertà di movimento a Moria non è garantita
: il campo è ora sotto l’autorità del Ministero dell’Interno.

Oxfam è da sempre impegnata nell’assistenza umanitaria alle persone che si trovano in grave stato di bisogno. Oxfam non può tuttavia essere complice di un sistema iniquo e disumano in cui è richiesto di lavorare in centri chiusi, dove il rispetto dei diritti fondamentali non può essere garantito. L’assistenza umanitaria dovrebbe essere fornita in un ambiente neutro, dove i rifugiati possano godere della libertà di muoversi.
L’Europa ha di fatto sospeso il diritto di queste persone a chiedere protezione in Grecia. E tutto ciò è incomprensibile. – afferma Elisa Bacciotti, direttrice del Dipartimento Campagne di Oxfam ItaliaLa detenzione di persone che non hanno commesso alcun crimine e che hanno rischiato la vita per una maggiore sicurezza e un futuro migliore, è un offesa a quei valori che l’Europa ha difeso in passato con forza”.

L’Europa ha di fatto sospeso il diritto di queste persone a chiedere protezione in Grecia. E tutto ciò è incomprensibile. – afferma Elisa Bacciotti, direttrice del Dipartimento Campagne di Oxfam ItaliaLa detenzione di persone che non hanno commesso alcun crimine e che hanno rischiato la vita per una maggiore sicurezza e un futuro migliore, è un offesa a quei valori che l’Europa ha difeso in passato con forza”.
Oxfam ha iniziato le attività in Grecia nel settembre 2015, quando la situazione delle persone in arrivo dalla Turchia è peggiorata rapidamente, fornendo cibo e acqua potabile, oltre che beni essenziali per i rifugiati e i migranti. Nel campo di Moria, in particolare, le condizioni igieniche e sanitarie sono assai precarie. Oxfam ha, a tal proposito, commissionato la realizzazione di una serie di servizi igienici. Un lavoro che, nonostante la sospensione delle attività, sarà completato.

Il nostro ritiro da Moria è il tragico risultato di come la crisi migratoria si stia gradualmente trasformando in una crisi morale dell’Europa. – conclude Giovanni Riccardi Candiani, responsabile di Oxfam in GreciaSe neppure i leader europei non sono più in grado o non vogliono difendere i diritti fondamentali delle persone, chi altro lo farà?
Oxfam continuerà a monitorare gli ulteriori sviluppi e a dialogare con le autorità in Grecia e Europa, portando davanti alle istituzioni le preoccupazioni dei migranti e dei rifugiati che sono ancora in cerca di sicurezza e dignità. L’assistenza umanitaria di Oxfam proseguirà nel campo di Kara Tepe, che è gestito dalla municipalità di Lesbo, dove i migranti godono ancora della libertà di movimento.