Storie in fuga

Qasm ha 4 anni. Ha trovato rifugio nel campo per sfollati nel villaggio di Tinah, a Sud di Mosul.

Storie di chi è costretto a fuggire

Oltre 65 milioni di persone sono costretti ad abbandonare le proprie case a causa di guerre, catastrofi naturali, fame e povertà. Queste sono le storie di alcuni di loro.

Dalla Siria all’Italia

Khalil e Fatem sono fuggiti dalla loro città natale, Raqqa, in Siria, nel 2013, quando il loro figlio Mohamed era appena nato.

Khalil e Fatem sono fuggiti dalla loro città natale, Raqqa, in Siria, nel 2013, quando il loro figlio Mohamed era appena nato. Hanno raggiunto il Libano, dove è nato Ahmad e dove hanno vissuto condividendo una sola stanza senza riscaldamento. I bambini si ammalavano spesso e Khalil non riusciva a trovare lavoro, per cui era costretto a elemosinare cibo o denaro dai vicini. Una volta saputo che questi erano stati selezionati per partecipare al programma dei corridoi umanitari e accolti in Italia, Khalil ha deciso di provare a chiedere lo stesso per la sua famiglia.

Dopo due interviste, è arrivata la bella notizia: non avrebbero mai immaginato che il destino li avrebbe portati nel nostro paese, dove vogliono imparare al più presto la lingua e lavorare per far studiare i loro figli, dando loro un futuro migliore.

La famiglia di Kahlil è stata accolta in Italia grazie al programma dei Corridoi umanitari, che gestiamo in collaborazione con la Chiesa Valdese, che garantirà a 500 rifugiati, tra l’altro, assistenza legale, mediazione linguistico culturale, corsi di lingua italiana.

Iraq

Qasm ha 4 anni. Ha trovato rifugio con la sua famiglia nel campo per sfollati nel villaggio di Tinah, circa 70 km a Sud di Mosul. Abitavano poco lontano, nel villaggio di Imam Gharbi, quando questo è stato occupato dalle milizie dell’ISIS. L’esercito iracheno ha ripreso possesso della zona, ma le operazioni militari nel corridoio di Mosul hanno spinto centinaia di migliaia di civili ad abbandonare le proprie case. Abbiamo aiutato la famiglia di Qasm e tante altre come la sua distribuendo acqua, cibo, coperte e generi di prima necessità per permettere loro di sopravvivere.

Qasm ha 4 anni. Ha trovato rifugio nel campo per sfollati nel villaggio di Tinah, a Sud di Mosul.

Più di 10 milioni di persone – di cui la metà bambini – hanno bisogno di assistenza umanitaria in Iraq, e 3.4 milioni sono gli sfollati a causa della guerra.

Sud Sudan

In seguito alle violenze nel loro villaggio, Nyandiew e Nyachak sono riuscite a fuggire in canoa con i figli.

In seguito alle violenze nel loro villaggio, Nyandiew e  Nyachak sono riuscite a fuggire in canoa con i figli. I mariti purtroppo sono rimasti indietro, e di loro non si sa nulla. Nyandiew e  Nyachak si  sono rifugiate nelle paludi, dove hanno più possibilità di trovare cibo e sopravvivere. Non hanno una casa dove tornare: tutto quello che avevano è andato perduto. A causa del conflitto e della siccità, il Sud Sudan è vittima di una drammatica carestia che ha spinto milioni di persone alla fame.

Per aiutare le famiglie come quella di Nyandiew e Nyachak abbiamo retribuito le persone perché conducano le canoe e consegnino gli aiuti a chi ha bisogno. Abbiamo inoltre installato pompe, pozzi e latrine, in modo da garantire acqua e potabile e prevenire la diffusione del colera e di altre malattie potenzialmente mortali.

Nigeria

Quando le milizie di Boko Haram sono arrivate nel suo villaggio, Fatimata è fuggita e ha cercato rifugio nel campo di Muna Garage; ora, con molte donne come lei, attende di essere intervistata per essere accolta. Il campo ospita più di 30mila sfollati. E’ una crisi di proporzioni drammatiche quella che interessa i paesi del bacino del lago Chad. Il conflitto che è iniziato in Nigeria otto anni fa tra Boko Haram e i militari che gli si sono opposti si è diffuso in Niger, Chad e Camerun.

Quando le milizie di Boko Haram sono arrivate nel suo villaggio, Fatimata è fuggita e ha cercato rifugio nel campo di Muna Garage

Più di 2.6 milioni di persone, di cui 1.5 milioni di bambini, sono fuggiti per salvarsi e quasi 11 milioni hanno urgente bisogno di aiuto. Quasi 7 milioni soffrono la fame e 500.000 bambini sono malnutriti.

Lavoriamo in Nigeria, Niger e Chad aiutando sfollati, rifugiati e comunità locali distribuendo cibo, acqua potabile, installando servizi igienici e facendo pressione su governi e istituzioni perché soccorrano e proteggano i civili.

Il cuore viola con i bambini in fuga

La solidarietà scende in campo allo Stadio Artemio Franchi al fianco di Oxfam Italia, in occasione di Fiorentina-Milan, per raccogliere…

Nel mondo muore 1 persona ogni 80 minuti lungo le rotte migratorie

Dal ritrovamento del corpo del piccolo Alan Kurdi, i decessi delle persone in fuga dai loro paesi aumentati di oltre 1/5

Insieme alle persone in fuga

Oggi, in piena estate, migliaia di persone sono ancora in attesa di conoscere il proprio destino.

Giornata mondiale del rifugiato 2017

Più di 65 milioni di persone sono in fuga dai loro paesi

Giornata mondiale del rifugiato: 65.6 milioni in fuga

Rifugiati e sfollati, secondo i dati diffusi oggi dall’UNHCR, sono saliti a 65,6 milioni. Un quadro che sta divenendo sempre più complesso di anno in anno, anche a causa della scelta di molti paesi di chiudere le frontiere a uomini donne e bambini costretti a fuggire da guerre, persecuzioni, disastri naturali e povertà.

Una delle situazioni più drammatiche è in Siria, un paese devastato da oltre 6 anni di guerra che ha prodotto oltre 2 milioni di vittime e feriti e più di 12 milioni di sfollati alla fine del 2016.

Cosa chiediamo

Chiediamo alla comunità internazionale di fornire immediatamente alternative sicure a chi è costretto a fuggire, lavorando insieme per affrontare le cause principali di quella che è una delle questioni centrali della nostra epoca.

I membri della comunità internazionale dovrebbero imparare dall’esempio offerto da altri paesi che, seppur poveri, sono disposti ad aprire le proprie porte, per offrire quel poco che hanno a chi ha più bisogno. Come l’Uganda, che ha accolto centinaia di migliaia di rifugiati.

Cosa facciamo nel mondo per aiutare chi fugge

Nell’ultimo anno, Oxfam ha lavorato ogni giorno per aiutare oltre 6,7 milioni di persone in paesi colpiti da conflitti. Famiglie vulnerabili costrette a separarsi, donne e bambini vittime di politiche che negano i loro stessi diritti.

Cosa facciamo in Italia chi fugge

Sono ancora moltissimi i migranti giunti sulle nostre coste a cui vengono negati i diritti più essenziali. Sono oltre 6.200 i minori sbarcati sulle nostre coste solo nel 2017, secondo i dati del Ministero degli Interni.

Le persone respinte non possono quindi che andare a ingrossare le fila degli irregolari, costretti in alloggi di fortuna, senza nessuna prospettiva. Non possiamo abbandonarli, non possiamo permettere che i minori semplicemente scompaiano dal sistema di accoglienza.

Per questo un anno fa abbiamo dato via al progetto Open Europe – nato con l’obiettivo di fornire assistenza legale, sanitaria e di prima accoglienza ai migranti esclusi dal sistema per richiedenti asilo in 6 province siciliane.

Dallo scorso aprile abbiamo aderito al progetto “Corridoi umanitari” con l’obiettivo di garantire accoglienza e un accesso sicuro a 500 siriani entro l’anno da paesi di transito come Libano, Marocco e Etiopia. Un progetto realizzato assieme alla Comunità di Sant’Egidio, alla Diaconia Valdese e alla Federazione delle Chiese evangeliche, che rappresenta per adesso l’unica risposta concreta di accesso sicuro in un’Europa che ha adottato politiche di chiusura delle frontiere come unico strumento di gestione dei flussi migratori.

Chiediamo al governo di affrontare ora e nel modo più inclusivo possibile, quella che resta una vera e propria emergenza sociale, dando il prima possibile piena applicazione alla legge Zampa.

FIRMA LA PETIZIONE STAND AS ONE

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Insieme alle persone in fuga

Oggi, in piena estate, migliaia di persone sono ancora in attesa di conoscere il proprio destino.

Sud Sudan, metà della popolazione dipende dagli aiuti umanitari

Quasi 5 milioni le persone senza cibo, 2,5 milioni gli sfollati. Prioritario il rispetto del cessate il fuoco.

Insieme alle persone in fuga

Migliaia di persone sono ancora in attesa di conoscere il proprio destino.

Tra di loro, 11.797 minori, soli, sono sbarcati in Italia dall’inizio dell’anno a oggi. Purtroppo il nostro sistema di accoglienza è inadeguato: non ci sono infatti abbastanza posti adatti alle loro esigenze, per cui restano mesi bloccati in strutture di prima accoglienza in condizioni inaccettabili, mentre la nomina dei tutori legali è troppo lenta, per cui l’avvio delle procedure di protezione ritarda enormemente.

Oxfam lavora in Sicilia garantendo accoglienza ai richiedenti asilo e sostenendo i migranti respionti dagli hotspot, tra cui molti minori.

I minori incontrati da Oxfam sono:
• Minori trattenuti illegalmente nei centri in cui è attivo l’approccio hotspot
• Minori accolti in comunità inadempienti agli obblighi nei loro confronti
• Minori in fuga da comunità o direttamente dai centri in cui è attivo l’approccio hotspot

Si tratta di adolescenti di età normalmente compresa tra 14 e 17 anni, ma non mancano i più piccoli. Sia che siano trattenuti negli hotspot che si trovino in comunità per minori, raccontano di avere ricevuto un solo cambio di vestiti e di biancheria (anche quando si trovano nello stesso centro da diverse settimane), di mangiare solo pasta e riso e soprattutto di non poter telefonare ai propri parenti perché non vengono distribuite tessere telefoniche. Alcuni ragazzi, sbarcati da settimane, non sono ancora riusciti ad avvisare genitori e fratelli di essere arrivati sani e salvi, e sono angosciati per questo. Non hanno ricevuto informativa sui loro diritti, non gli è chiaro se e come presentare domanda di asilo. Spesso i fratelli vengono separati, mandati in centri diversi, e senza un intervento esterno per loro è impossibile ritrovarsi.

Un caso a parte è rappresentato dai minori eritrei, che non vogliono a nessun costo fermarsi in Italia e che lasciano immediatamente le comunità a cui sono destinati, per fermarsi qualche giorno nelle stazioni siciliane in attesa di ricevere, tramite intermediari, soldi dai genitori, e potersi comprare i biglietti degli autobus che li porteranno, come prima tappa, a Roma o Milano.

Un’altra categoria particolarmente vulnerabile riguarda i neo-maggiorenni, allontanati dalle comunità al compimento del 18° anno di età in seguito al blocco dei finanziamenti da parte del Ministero, che corrisponde la quota giornaliera solo per i minorenni, lasciando agli Enti Locali l’onere successivo (i ragazzi dovrebbero poter stare in comunità almeno altri due anni, per garantire un reale inserimento nel territorio). Gli Enti Locali lamentano mancanza di fondi e lasciano alle comunità il mantenimento dei ragazzi. Che nella maggior parte dei casi finiscono per strada.

Con la petizione #StandAsOne – Insieme alle persone in fuga, vogliamo cambiare le cose. Ogni giorno, noi lavoriamo per questo. Per aiutare ragazzi come Amadou, 16 anni, arrivato in Italia dalla Costa d’Avorio e ospitato presso la Casa delle Culture di Scicli, in Sicilia, una struttura protetta che accoglie minori non accompagnati e donne vulnerabili. Clicca qui e leggi la sua storia