Accoglienza? Per l’Europa parliamo di indifferenza

Mentre altre 5 vite (tra cui quelle di 4 bambini) vengono inghiottite dal mar Egeo al largo di Lesbo, si chiude un anno vissuto dall’Europa più all’insegna dell’indifferenza che dell’accoglienza, più della paura e dell’esclusione che dell’apertura ad una società davvero solidale.

Un’indifferenza che stride in modo lancinante con la condizione degradante in cui da mesi ormai versano migliaia di migranti “intrappolati” in Grecia, lungo la rotta balcanica. Una situazione drammatica di cui purtroppo, troppo spesso, si fanno complici quei media che accendono i riflettori sulla crisi migratoria solo all’indomani dell’ennesima tragedia.

Nel frattempo però, in virtù del più volte “sbandierato” accordo tra Ue e Turchia, per paura di non riuscire a riportarli indietro dalla terraferma, oltre 16 mila migranti sono bloccati sulle isole greche (tra Lesbo, Chios, Samos, Leros e Kos) costretti a vivere in condizioni disumane e di sovraffollamento in campi e strutture attrezzate per accoglierne appena 7.450. Sono uomini, donne e bambini esposti al freddo dell’inverno o alla xenofobia (come successo l’altro giorno a Chios), che dopo aver rischiato la vita attraverso il Mediterraneo, adesso la rischiano anche solo per riscaldarsi o farsi da mangiare dentro a una tenda.

In questo scenario l’Europa non solo resta a guardare, rifiutandosi di sostenere i paesi di primo arrivo come Italia e Grecia con un vero processo di relocation tra gli stati membri, ma rivendica con “orgoglio” quelle scelte che la stanno portando ad un sempre più evidente ripiegamento su stessa, a tradire i suoi valori fondanti.

Lo ha fatto con un video “spot” sulle politiche di respingimento in chiusura del Consiglio europeo del 15 dicembre, a cui MSF e Oxfam hanno risposto con un video di contro-narrativa. Lo sta compiendo nei fatti, negando percorsi di accesso sicuri verso l’Europa ai profughi in fuga da guerre, fame e persecuzioni.

Di fronte, una “invasione” tanto sbandierata quanto inesistente. Basta guardare ai numeri delle persone accolte in Italia. Ad oggi sono poco più di 170 mila ossia lo 0,2% della popolazione.

Un dato talmente eloquente da non lasciare spazio a fraintendimenti. Da qui l’appello alla società civile, alla politica italiana ed europea, a non arrendersi allo status quo. Pensare di gestire un fenomeno epocale, in un’ottica meramente securitaria, attraverso l’esternalizzazione nella gestione dei confini europei è infatti non solo irresponsabile, ma equivale ad alimentare forse uno degli aspetti più aberranti della crisi migratoria degli ultimi anni: il traffico di esseri umani che ha trasformato il Mediterraneo in un cimitero. La rotta più mortale di sempre.

Alessandro Bechini, Direttore dei programmi in Italia. Il testo del blog è stato pubblicato il 21 dicembre 2016 su Repubblica.it

Immigrazione: fortezza Europa schiaccia i più deboli

Alla vigilia del Consiglio europeo in programma a Bruxelles il 20 e 21 ottobre, abbiamo lanciato un appello attraverso il rapporto Fortezza Europa, l’inadeguatezza della risposta europea alla crisi migratoria. Un documento che rende conto delle condizioni di vita degradanti a cui sono costrette migliaia di uomini, donne e bambini, a cui oggi è negata anche la sola speranza di un futuro libero dalla paura.

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La risposta dell’Unione europea all’arrivo dei migranti sul proprio territorio sta provocando troppe sofferenze inutili alle migliaia di persone bloccate lungo la rotta balcanica o in fuga attraverso il Mediterraneo alla ricerca di un rifugio sicuro. Per questo motivo è prioritario che i leader europei cambino radicalmente il loro approccio alla gestione di questo fenomeno, sostituendo l’attuale modello incentrato sulla difesa della Fortezza Europa con una politica basata prima di tutto sul rispetto del diritto internazionale e dei diritti umani. Per questo è importante sostenere la nostra campagna Stand as one a fianco di chi fugge da guerra e violenza, DONA QUI

Vogliamo denunciare le condizioni di sfruttamento a cui sono esposti migliaia di persone lungo la “rotta balcanica”: oltre 5 mila persone bloccate in Serbia, viaggi moltiplicati attraverso “rotte illegali” e i casi di abusi sulle donne da parte dei trafficanti.

Elisa Bacciotti, direttrice delle nostre campagne, afferma: “La chiusura dei confini europei di fronte alle migliaia di persone in fuga da guerre e persecuzioni, le costringe a percorrere le rotte più pericolose e spesso a cadere nelle mani dei trafficanti di esseri umani. L’Europa deve intervenire al più presto non solo per garantire vie sicure e legali, ma anche per costruire un sistema di asilo degno di questo nome”.

Con i nostri partner abbiamo raccolto sul campo testimonianze di abusi subiti dalle donne costrette a prostituirsi per sopravvivere o per ottenere riparo, cibo o la prosecuzione del viaggio. Una ragazza diciassettenne arrivata dalla Siria ha descritto così il trattamento riservato alle donne che viaggiavano con lei: “In Macedonia, abbiamo provato a entrare in contatto con dei trafficanti, ma non avevamo abbastanza denaro. Allora hanno proposto di portarci in Serbia in cambio di sesso con le donne del nostro gruppo. Eravamo terrorizzate, perché erano armati”.

balcan-route-3Le procedure d’asilo e di ricongiungimento familiare in Grecia sono spesso inefficienti e molto lente. Sono migliaia i richiedenti asilo che, senza indicazioni chiare sui passaggi da seguire, attendono per mesi di ricevere risposte riguardanti il loro status legale, trovandosi spesso costretti a sopravvivere in condizioni terribili. L’assistenza legale è pressoché inesistente, i ricongiungimenti familiari spesso impossibili anche se si hanno effettivamente parenti in altri paesi europei. Nei campi sempre più spesso scoppiano tensioni tra migranti bloccati a tempo indeterminato, che perdono la speranza di veder migliorare le proprie condizioni.  Da qui la necessità di intervenire quanto prima per garantire ai 60.000 profughi presenti nel paese (secondo le stime) assistenza sanitaria, istruzione per i minori e sostegno psicologico soprattutto verso le donne, più a rischio di violenze e abusi.

In Italia: 28 minori al giorno scompaiono dal sistema di accoglienza

Sono già 19.429 i bambini e i ragazzi non accompagnati arrivati in Europa attraverso l’Italia quest’anno, contro i 12.360 arrivati nel 2015. Un significativo aumento che trova però il sistema di accoglienza italiano inadeguato a rispondere ai loro bisogni, anche i più essenziali, e rispettare i loro diritti. Solo nei primi sei mesi del 2016, 5.222 minori non accompagnati sono stati dichiarati “scomparsi” dai centri di accoglienza: ragazzi che diventano così invisibili e conseguentemente ancor più vulnerabili a fenomeni di abuso, violenza e sfruttamento.

Attraverso gli accordi che si sono succeduti negli ultimi mesi (Conferenza de La Valletta che ha dato vita all’EU Trust Fund for Africa, accordo UE-Turchia, Partnership Framework, accordo UE-Afghanistan) è evidente che, con la promessa di stanziamenti di fondi, l’UE sta esternalizzando il controllo dei propri confini, di fatto attuando una politica estera il cui solo obiettivo è porre un freno ai flussi migratori e procedere con i rimpatri.

Per quanto riguarda le dinamiche interne all’Unione, la procedura di ricollocamento (relocation), messa a punto ufficialmente per condividere la responsabilità dell’accoglienza e alleggerire il peso dei paesi frontalieri, non è mai realmente partita. A settembre di quest’anno soltanto una minima parte dei ricollocamenti promessi sono stati attuati: su un totale di 66.400 persone da ricollocare, soltanto 4.455 persone dalla Grecia e 1.196 dall’Italia sono state trasferite verso altri paesi europei.

Per questo è importante il tuo aiuto,  sostieni la risposta di Oxfam a fianco di chi fugge da guerra e violenza, DONA ORA

 

Summit UE sull’immigrazione: i migranti non sono merce di scambio

La decisione di spostare sulla Turchia le responsabilità europee sui migranti significherebbe una messa in discussione dei valori comunitari e l’abbandono degli obblighi di legge fondamentali”.

E’ la denuncia che viene lanciata da Oxfam insieme ad altre 18 organizzazioni internazionali che lavorano a stretto contatto in Europa con rifugiati e migranti, in una lettera congiunta, alla vigilia del Consiglio europeo che si apre oggi a Bruxelles. “Un accordo del genere, che i leader europei potrebbero siglare già questa settimana, creerebbe un pericoloso precedente, quello di togliere ogni valore alla normativa che tutela i diritti umani”, avvertono le organizzazioni, che chiedono ai leader dell’Unione di rispettare i diritti fondamentali dei rifugiati e di far tesoro della lezione dello scorso anno: “I muri portano solamente perdita di vite umane. Dal 2014, circa 7.500 persone sono morte in mare: molti di loro erano bambini”. L’appello evidenzia come la chiusura delle frontiere europee e le restrizioni ai confini hanno drammaticamente peggiorato la crisi umanitaria che vede migranti e rifugiati costretti a vivere in condizioni disperate in Grecia, Macedonia, Serbia e Sicilia.


La decisione di chiudere la cosiddetta ‘rotta balcanica’ è arrivata all’improvviso, – afferma Elisa Bacciotti, direttrice Campagne di Oxfam Italial’Unione Europea ha messo da parte i suoi valori per assecondare la politica interna dei diversi stati. Tutto ciò non servirà a niente, non risolverà alla radice il dramma delle persone in fuga che cercano di arrivare in Europa. L’Ue e la Turchia dovrebbero lavorare insieme, ma le recenti proposte hanno trasformato la questione migratoria in una sorta di mercato, con le persone che vengono utilizzate come merce di scambio. Donne e bambini stanno dormendo all’aperto, al freddo, fra l’umidità e il fango mentre stanno finendo le scorte di cibo e acqua potabile e le pessime condizioni di vita hanno portato allo sviluppo di malattie come l’Epatite A”.
“Ora chiediamo che nell’incontro in programma questo venerdì, i leader dell’Unione Europea e della Turchia mettano al primo posto i diritti e la sicurezza delle persone
” conclude Bacciotti.


La proposta di accordo con la Turchia, nella sua forma attuale, rischia di spingere le persone nelle mani di contrabbandieri e trafficanti su rotte sempre più pericolose – afferma Jane Waterman, direttrice dell’International Rescue Committee britannico mentre è ancora possibile controllare i confini senza trascurare i gli obblighi legali e morali di base. L’Unione Europea ha la capacità di gestire questa situazione in maniera umana ed efficace, ma deve dimostrare il necessario coraggio e volontà politica. E’ il momento di pensare a proteggere le persone, non a difendere i confini”.


Situazione in Grecia, Serbia, Macedonia e Sicilia
La chiusura dei confini nei Balcani ha costretto decine di migliaia di persone a spostarsi in accampamenti di fortuna, senza alcun accesso a beni essenziali come un riparo, cibo, assistenza medica e acqua. Per le organizzazioni umanitarie è sempre più difficile raggiungere velocemente queste aree. Secondo quanto riferito, la polizia di frontiera valuta il diritto ad ottenere la protezione internazionale con interviste di appena dieci minuti. In Sicilia, invece, le persone arrivate stanno ricevendo avvisi di espulsione senza aver avuto accesso ad alcuna informazione sui propri diritti.


Grecia

Nel paese sono bloccate già 45.000 persone, di cui migliaia sparse nei villaggi fra Atene e il confine macedone; fino a 3.000 persone giungono ogni giorno in Grecia dalla Turchia via mare. I centri di transito, gli alberghi gestiti dalle ong, gli spazi sicuri e i centri diurni di Atene sono tutti al completo, compreso l’ex aeroporto in disuso della città. Sebbene manchino adeguati servizi igienico sanitari e gli spazi riservati alle donne, il governo sta ora pensando di utilizzare per l’accoglienza vecchi stadi sportivi. Si pensa anche all’utilizzo di alcune ex basi militari. Dal momento che la polizia ha vietato alle compagnie di autobus di portare i rifugiati afghani alla frontiera, migliaia di persone sono ora sparse nella Grecia centrale, tra Atene e il confine settentrionale. Alcuni siriani sono stati allontanati dal confine con la Macedonia, dove circa 13.000 persone sono accampate nella speranza che la frontiera venga riaperta.

Serbia e Macedonia
Circa 1.500 rifugiati provenienti da Siria, Iraq e Afghanistan sono ferme da tre settimane al confine settentrionale della Macedonia: circa 400 tra siriani e iracheni sono accampati nel fango, in una terra di nessuno fra i due paesi. La polizia di frontiera valuta lo status di rifugiato con una procedura informale, sulla base di un colloquio di appena dieci minuti, negando l’accesso a tutti coloro che appaiono come “migranti economici”.


Sicilia
A centinaia di migranti provenienti da Burkina Faso, Mali, Gambia, Senegal, Nigeria, Costa d’Avorio e Guinea è stato di fatto impedito di accedere alla procedura di protezione internazionale e dunque a qualsiasi forma di sostegno offerta dallo Stato.


Le organizzazioni firmatarie:
Association Vasa prava BiH – Legal Aid Network
Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione (ASGI).
Croatian Law Network
Danish Refugee Council
Doctors of the World UK.
Group 484
International Rescue Committee UK
Legal-Informational Centre for NGOs in Slovenia
Local Democracy Foundation
Macedonian Young Lawyers Association
Magna
Medici per i Diritti Umani Onlus
Medicines du Monde – Greece
Norwegian Refugee Council
Oxfam International
People in Peril Association
Save the Children International
Solidarity Now
World Vision

Torna il Balkan Florence Express!

Balkan Florence Express 2016Si apre a Firenze una finestra sulla cultura dei Balcani occidentali. Dal 25 al 27 febbraio, torna allo Spazio Alfieri (in via dell’Ulivo, 6), la quarta edizione del Balkan Florence Express, il festival di cinema balcanico che promuoviamo nell’ambito della campagna Adesso Basta! I migranti non sono invasori, in collaborazione con Quelli della Compagnia.


Ospiti d’eccezione della rassegna, le attrici toscane Giusi Merli (interprete de La grande bellezza) e Daniela Morozzi, che venerdì 26 febbraio alle 19.30, saranno protagoniste di un suggestivo reading, di brani tratti del libro di Svetlana Broz, I giusti nel tempo del Male: tanti racconti in cui si intrecciano le straordinarie storie vere di chi, durante le guerre tra Croazia, Bosnia Erzegovina, Kosovo e Macedonia, ha avuto semplicemente il coraggio di dire no alla violenza contro il proprio vicino, per tendergli invece una mano.


Da quattro anni Oxfam Italia con altri partner nazionali e internazionali vuole dedicare questo momento alla realtà dei Balcani Occidentali “come non si sono mai visti, con l’obiettivo di far conoscere agli amanti del cinema del nostro territorio la ricca cultura di questa parte dell’Europa.- afferma la direttrice delle Campagne di Oxfam Italia, Elisa Bacciotti –  Questa edizione del Balkan Florence Express si svolge però in un momento particolare, in cui questa regione è di nuovo sotto l’attenzione di tutto il mondo, a causa del passaggio quotidiano di migliaia di persone, di moltissime famiglie che scappano da guerre, abusi e distruzione, per cercare un futuro migliore in Europa. Oxfam è al loro fianco, con programmi che in Serbia e Macedonia sono mirati a proteggere queste persone e a tutelare i loro diritti. Riteniamo quindi necessario ribadire con forza che queste persone stanno fuggendo da guerra e distruzione, non sono invasori. Per questo motivo, Oxfam chiede all’Italia e all’Unione Europea di fare tutto il possibile per assicurare loro una vita migliore”.


I documentari di recente produzione – afferma l’Assessore alla Cultura della Regione Toscana, Monica Barni raccontano in modo sempre più significativo il dramma dei migranti, come ha dimostrato la programmazione di tanti film di qualità proiettati nel corso dell’ultima edizione della 50 Giorni, dedicata simbolicamente al tema “Esseri Umani”. La Cultura può e deve contribuire a creare nelle coscienze dei cittadini una nuova coscienza civile, un nuovo Umanesimo, che porti alla comprensione e condivisione dei drammi delle popolazioni del mondo. Essere partner, grazie al lavoro di Quelli della Compagnia, di una manifestazione organizzata da Oxfam, da sempre in prima linea nell’aiuto e solidarietà nei confronti dei migranti, non può che essere fonte di soddisfazione per la Regione Toscana, da sempre all’avanguardia nell’attuazione di politiche di accoglienza e integrazione“.


Tanti i temi al centro della rassegna, tra attualità e storia recente: dall’emergenza migratoria lungo la rotta balcanica, al lato oscuro del regime di Tito, passando per storie familiari e individuali che ci parlano di disabilità, di passato che ritorna, di cadute e di riscatto. Un viaggio insomma, lungo diverse tracce, per raccontare al pubblico fiorentino le molte anime della cultura balcanica.
A partire dall’emergenza migratoria su cui Oxfam è al lavoro lungo la rotta balcanica. Una crisi di oggi e di ieri, che sarà raccontata sabato 27 febbraio.  Ad aprire la serata sarà infatti Loogbook_Serbistan, l’ultimo film di Želimir Žilnik, regista Orso d’Oro al Festival di Berlino nel ’69 (per il film Opere giovanili), che si racconterà in un incontro/aperitivo con il pubblico dalle 19.30, prima della proiezione delle 20.30. Nel film, il dramma delle migliaia di profughi in fuga da guerre e povertà, provenienti dal Nord-Africa e Medioriente, che transitano proprio dai Balcani per raggiungere l’Europa.


Molti altri i film e gli eventi in programma.
Qui il programma completo.

Passi indietro sull'immigrazione al Consiglio Europeo

Profughi sulla rotta balcanica; credit Pablo Tosco

Contenimento dei flussi, protezione delle frontiere esterne, salvaguardia dello spazio Schengen, riduzione delle migrazioni irregolari: così si possono riassumere gli obiettivi che il Consiglio Europeo di ieri si è posto in tema di migrazioni. Una posizione che mette al primo posto la protezione dei confini, rinviando a data da destinarsi gli aiuti alle popolazioni in fuga. La “fortezza Europa” si chiude sempre più.


Mentre si sta consumando l’ennesima tragedia al largo delle coste siciliane, l’Unione Europea continua a non esprimere una posizione adeguata a rispondere alle complessità del fenomeno migratorio – afferma Elisa Bacciotti, direttrice Campagne di Oxfam Italiatuttavia oggi il quadro sta ulteriormente peggiorando: l’Unione Europea parla apertamente di protezione delle frontiere esterne da flussi di migranti irregolari verso i quali deve cessare l’atteggiamento permissivo finora adottato e di respingimenti ai confini. I leader europei sembrano essersi completamente dimenticati che stiamo parlando di persone e famiglie in fuga da guerre, abusi, fame e povertà: sono loro che dovrebbero essere protetti, non i confini europei.


Il riferimento al piano d’azione UE-Turchia per la gestione dei flussi migratori sottolinea nuovamente come la principale preoccupazione dell’UE sia bloccare queste persone fuori dai propri confini, ignorando le disumane condizioni di vita in cui si trovano e i pericoli del viaggio che hanno dovuto affrontare.


Il Consiglio UE parla di ripristino del normale funzionamento del codice Schengenconclude Bacciottima nel frattempo gli stati membri continuano a chiudere la frontiere, senza preoccuparsi delle conseguenze. La chiusura del Brennero e degli altri valichi con l’Austria rischia di dare luogo alla creazione di veri e propri accampamenti di migranti per strada in condizioni precarie, che attendono di trovare un modo per attraversare il confine. Una situazione che abbiamo già visto a Ventimiglia e che non è dignitosa per le persone che la vivono, e per gli Stati europei che la determinano con le loro politiche.


Le conclusioni del vertice non fanno nessun cenno alla possibilità di incentivare forme di migrazione legale, l’unica soluzione possibile a nostro avviso, di fronte a un fenomeno migratorio dalle cause profonde e destinato a durare nel tempo.


Adesso basta, non possiamo trattarli come invasori, non possiamo lasciarli morire.

Chiedi insieme a noi a Governi e Istituzioni Europee di rispondere all’emergenza e affrontare le cause.

Firma adesso!

“Un tempo nuovo”, 5° Rapporto sull'immigrazione ad Arezzo

Presenza straniera ad Arezzo

Il “Quinto Rapporto sull’immigrazione e i processi di inclusione in Provincia di Arezzo: Un tempo nuovo”, realizzato da Oxfam Italia e Provincia di Arezzo, fotografa un quadro in rapida evoluzione, che sarà presentato giovedì 17 dicembre dalle 9 alla Casa delle Culture (Piazza Fanfani, Arezzo).


Negli ultimi 15 anni la popolazione straniera nella Provincia di Arezzo è più che triplicata –  passando da 11.626 stranieri nel 2000 a 37.786 nel 2015 – con la presenza di ben 134 differenti nazionalità. Una presenza che si attesta intorno all’11% della popolazione e che conferma le comunità rumena e albanese come maggioritarie.


Nonostante la crisi, cresce inoltre l’impatto economico degli stranieri. In provincia di Arezzo il 13,2% delle aziende individuali sono a titolarità straniera. Tra i settori dove si registra una maggiore presenza le costruzioni, il manifatturiero, la ristorazione e il commercio.
In netto aumento anche il valore delle rimesse, ovvero il risparmio che i cittadini stranieri inviano ai familiari nel paese di origine. A livello regionale, Arezzo si colloca nella fascia medio-alta tra le province toscane considerando che nel 2014 le rimesse hanno raggiunto i 34,3 milioni di euro, (con un aumento del 5,6% rispetto al 2013) superata da Firenze, con 207,4 milioni di euro, Prato con 162,1 milioni di euro, e Pisa con 47,5 milioni di euro di rimesse.  


Siamo particolarmente contenti di poter presentare alla cittadinanza e alle istituzioni i risultati di un’analisi così ricca e dettagliata. L’ambito della ricerca rappresenta per Oxfam un ponte tra le attività di studio da una parte, e i decisori politici, gli operatori ai vari livelli e l’opinione pubblica, dall’altra. – afferma il direttore dei Programmi in Italia di Oxfam, Alessandro Bechini Oxfam è al lavoro in Toscana per l’accoglienza di oltre 130 migranti nelle province di Arezzo e Firenze, cercando di promuovere un modello di accoglienza diffuso, in cui chi scappa da guerre, fame e persecuzioni possa essere accompagnato nel miglior modo possibile nel percorso di integrazione. Un elemento che riteniamo centrale per la creazione di un buon sistema di accoglienza”.


I dati dell’osservatorio politiche sociali della Provincia rappresentano anche un esempio di buone pratiche a livello regionale, come sottolinea la Vice Presidente della Provincia Eleonora Ducci:
Arezzo e Prato sono le uniche realtà della Toscana che hanno, all’interno dell’osservatorio politiche sociali, una sezione dedicata all’immigrazione. Questo contributo di conoscenza è stato fondamentale in questi anni per orientare al meglio le scelte di programmazione di politiche e servizi su questa materia e auspico quindi che questa esperienza, nel passaggio alla Regione delle competenze dal primo gennaio 2016, possa rappresentare un punto di riferimento per un’area più vasta quale l’intera Toscana Sud”.


Il convegno sarà coordinato dal Direttore dei Programmi in Italia di Oxfam, Alessandro Bechini e si incentrerà sull’evoluzione del fenomeno migratorio in Italia e sulle prospettive di sviluppo della Sezione Immigrazione dell’Osservatorio Politiche Sociali della Provincia di Arezzo.
Due temi sui cui interverranno il professor Maurizio Ambrosini dell’Università Statale di Milano e Alessandro Salvi della Regione Toscana.
A ripercorrere i 15 anni di studi condotti dalla Sezione Immigrazione, saranno invece Marco La Mastra dell’Osservatorio Politiche sociali della Provincia di Arezzo e Lorenzo Luatti di Oxfam Italia, coautori del rapporto.
Nel corso del convegno – che si aprirà con i saluti della senatrice Donella Mattesini, del Prefetto di Arezzo, Alessandra Guidi, della Vice Presidente della Provincia di Arezzo, Eleonora Ducci e dell’Assessore all’integrazione del Comune di Arezzo Barbara Magi – sarà inoltre illustrata un’analisi del sistema di accoglienza dei rifugiati e richiedenti asilo. Giovanna Tizzi di Oxfam Italia, Luca Raffini dell’Università di Genova e Fabio Berti dell’Università di Siena esporranno infatti i risultati di un’analisi condotta su tre diversi sistemi di accoglienza per richiedenti asilo realizzati in diverse aree della nostra penisola.


Clicca qui per il programma della giornata
Leggi qui il rapporto in sintesi

Il nostro lavoro a fianco dei richiedenti asilo in Italia

Richiedenti asilo a Lampedusa

La situazione a cui siamo di fronte, che spinge migliaia di disperati a lasciare le proprie case e i propri affetti in cerca di un futuro e di speranza non è solo un “problema europeo”, ma è conseguenza di una vera e propria tragedia umanitaria che coinvolge più paesi e più zone del mondo. Le persone che continuano a sbarcare sulle nostre coste o che percorrono la rotta balcanica sono le stesse che Oxfam aiuta intervenendo in Siria, in Libano come in Sud Sudan. Persone che hanno bisogno del nostro aiuto. Ovunque si trovino.

La nostra risposta non si concentra unicamente nel provvedere ai bisogni essenziali delle vittime, ma ha l’obiettivo di garantire quei cambiamenti strutturali che permettano di risolvere alla radice le cause delle crisi.

I programmi in Italia

Oxfam provvede a garantire assistenza e alloggio direttamente a richiedenti asilo e rifugiati in Toscana dal 2011, quando il Governo Italiano ha dichiarato lo stato di emergenza a causa di massicci afflussi di persone provenienti dai Paesi del Nord Africa a seguito di una serie di manifestazioni e proteste. Fin dall’inizio della sua attività, Oxfam ha lavorato con circa 450 persone, provenienti da vari paesi.
La maggior parte di loro sono uomini. Nel corso degli ultimi mesi, Oxfam Italia ha iniziato ad accogliere, in unità indipendenti, anche donne che viaggiano sole e minori non accompagnati.
A settembre 2015, ospitiamo 142 richiedenti asilo di varie nazionalità.
Le strutture Oxfam, che rientrano nel quadro nazionale dei “Centri di Accoglienza Straordinaria” (CAS) finanziati dal Ministero degli Interni tramite le Prefetture territoriali, si trovano in Toscana (Arezzo, Firenze, San Casciano, Vicchio). I richiedenti asilo sono alloggiati in appartamenti (2/4/6 persone) e in un edificio più grande (un ex hotel), che ospita 35 persone in camere doppie.

Oxfam garantisce servizi di prima accoglienza (Ricevimento delle persone al punto di incontro – generalmente caselli autostradali dove i richiedenti asilo sono condotti dai rappresentanti delle forze dell’ordine subito dopo averli intercettati ai punti di sbarco, fornitura di cibo, vestiti, scarpe, kit per l’igiene personale, condivisione delle regole abitative, raccolta dati anagrafici); supporto amministrativo (inoltro della domanda di asilo, registrazione al servizio sanitario nazionale); supporto legale (Preparazione del colloquio con la Commissione del Ministero dell’Interno, raccolta di informazioni rilevanti al fine di chiedere la protezione internazionale); corsi di lingua; orientamento ai servizi sociali – sanitari; formazione professionale in casi specifici; attività di integrazione e dialogo con le comunità di accoglienza; attività per il tempo libero; volontariato.

Dal 1 settembre Oxfam lavora sulle coste della Sicilia orientale in collaborazione con partner e organizzazioni locali selezionati, per rafforzare le loro capacità di risposta all’emergenza e potenziare le attività in corso. Il programma finanziato ha due obiettivi principali:
– Fornire assistenza legale e psicologica ai richiedenti asilo ospitati nei CAS
– Ampliare un’esperienza innovativa – già sperimentata in Toscana nelle scuole – di tutoraggio dei minori non accompagnati ospitati in centri per minori, per dar loro assistenza legale nella richiesta di asilo e un riferimento psicologico.

Oxfam fa inoltre pressione sui responsabili delle istituzioni e ai Ministri Europei di agire per salvare le vite, condividendo questa responsabilità su basi eque tra tutti gli stati membri, dimostrando la stessa solidarietà che i cittadini italiani ed europei stanno dimostrando non solo in queste ultime settimane.

COSA POTREMMO FARE CON MAGGIORI FONDI A DISPOSIZIONE?

C’è assoluto bisogno di incrementare le attività di accoglienza e integrazione a livello regionale e nazionale, per rispondere alle esigenze e ai bisogni dei richiedenti asilo e allo stesso tempo della comunità ospitante nei confronti di futuri nuovi cittadini, affiancando ad esempio servizi di assistenza psicologica dedicata o specifica per certe categorie. In particolare, in Sicilia maggiori fondi permetterebbero di ampliare l’assistenza nei CAS, fornendo assistenza sanitaria e psicologica attraverso partner specializzati; essere presenti nei porti di sbarco (come Lampedusa) per fare distribuzione di coperte, kit igienici, vestiti e materiale di prima necessità; rispondere ai bisogni primari di coloro i quali chiedono asilo già dall’azione di salvataggio in mare.

L’appello lanciato da Winnie Byanyima, direttrice esecutiva di Oxfam International (La Stampa):

“Alla fine del 2014, secondo l’Onu, 59,9 milioni di persone sono fuggite dalle loro case, il più alto numero dalla Seconda Guerra Mondiale. Lavorando in 9 dei 10 Paesi dai quali i profughi provengono, Oxfam conosce i loro punti di partenza e di arrivo, ne segue le rotte. Ci rende testimoni diretti di queste terribili tragedie umane che ogni giorno spingono le persone all’esilio. La priorità delle politiche migratorie in UE deve essere quella di salvare e proteggere vite umane, non importa da dove arrivino e perché. Crediamo che l’Europa debba assicurare i bisogni umanitari e il rispetto dei diritti dei rifugiati, come quelli di tutti i migranti. Ora c’è bisogno di solidarietà e per questo rivolgiamo un appello alle società civili di tutto il mondo, affinché sia restituita umanità e dignità ai migranti. Dobbiamo condividere le loro storie, promuovere campagne, rimanere saldi nella convinzione che il valore e la difesa della vita umana vengono prima di tutto”.


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OXFAM NEWS la sezione del nostro sito costantemente aggiornata sull’argomento, che ospita i contributi di UMBERTO DE GIOVANNANGELI


I LUOGHI COMUNI DA SFATARE QUANDO PARLIAMO DI IMMIGRAZIONE – di UMBERTO DE GIOVANNANGELI esperto di temi internazionali, consulente Oxfam


Interviste ai richiedenti asilo ospitati in Toscana – Demba

Video con testimonianze di alcuni dei richiedenti asilo in Italia e all’estero

Consiglio UE su immigrazione. Oxfam: “Un’Europa piccola piccola”

Un barcone di migranti

Forte preoccupazione sul tema dei rimpatri dei migranti “illegali”, del tutto insufficiente la ricollocazione di soli 40.000 migranti in due anni da Italia e Grecia.


Destano forti perplessità le conclusioni emerse dal Consiglio Europeo dei capi di Stato che a Bruxelles sembra più aver rinviato che affrontato i punti nodali intorno all’emergenza immigrazione verso l’Italia e l’Europa. A denunciarlo è Oxfam, a partire da due punti cruciali all’ordine del giorno del dibattito europeo: il rimpatrio dei migranti ritenuti illegali e la ridistribuzione di 40 mila migranti accolti in Italia e Grecia.


“Dal summit è emersa ancora una volta un visione generale “securitaria” nella gestione dell’emergenza immigrazione, più che rivolta ad un concreto miglioramento del sistema di accoglienza a livello europeo. – afferma il direttore dei programmi in Italia di Oxfam,  Alessandro Bechini – Seppur rappresenti un primo timido passo in avanti, appare del tutto insufficiente la redistribuzione in due anni, di soli 40.000 migranti da Italia e Grecia  con una procedura per consenso tra gli Stati, e il reinsediamento di 20.000 rifugiati ospitati in Paesi terzi. Più che una breccia sul muro del Regolamento di Dublino, si tratta di una fessura attraverso cui si intravede un’Europa piccola piccola”.


Secondo Oxfam infatti la sostanziale mancanza di vie di accesso legali all’Europa per i migranti, non può che avere come risultato quello di attivare canali illegali che mettono in pericolo la vita dei migranti. Colpisce al contrario come le conclusioni del vertice non facciano nessun cenno alla possibilità di incentivare forme di migrazione legale.


“L’Europa e il mondo dovranno sempre più confrontarsi, in futuro, con flussi migratori misti,- continua Bechini –  in cui le cause delle migrazioni saranno molteplici e sempre più complesse. Pensare di affrontare questa complessità con la logica semplicistica che considera un migrante a cui non venga riconosciuto lo status di rifugiato, come illegale, appare infatti totalmente miope. E’ impensabile che una maggiore severità nei rimpatri possa scoraggiare nuove partenze”.


Per prevenire le cause delle migrazioni, secondo Oxfam, è al contrario necessario un rafforzamento dei progetti di cooperazione con i Paesi di origine e di transito dei migranti: una sorta di “piano Marshall” per lo sviluppo economico e sociale dell’Africa che potrà essere possibile soltanto con il contributo della comunità internazionale e dell’Unione Europea. In quest’ottica, rimane di fondamentale importanza la lotta ai motivi che spingono decine di migliaia di persone a intraprendere pericolosissimi viaggi della speranza per raggiungere su imbarcazioni improvvisate le coste italiane. Combattere l’ineguaglianza, frenare il cambiamento climatico, trovare una soluzione di lunga durata ai conflitti in corso e garantire a tutti pari diritti e opportunità di sviluppo: sono questi, secondo Oxfam, gli obiettivi che l’Unione Europea dovrebbe cercare di raggiungere se vuole davvero porre fine al fenomeno migratorio. Per contro, Oxfam rileva come al momento in Europa prevalga una visione anche in questo caso securitaria del suo intervento nei paesi africani.


“La lotta ai trafficanti di esseri umani e il supporto alle diverse autorità nazionali sono solamente dei rimedi temporanei, – conclude Bechini – che in nessun modo potranno offrire una soluzione di lungo periodo al fenomeno migratorio. Le decisioni emerse dal Consiglio europeo sono un passo indietro rispetto alle proposte della Commissione. Pur con alcuni modesti elementi positivi, resta la chiara percezione che, in tema di immigrazione, i primi nemici dell’UE sono gli stessi Governi europei”.