I migranti al gelo di fronte al muro dell’Europa

Migranti al gelo in Serbia

In Serbia, stiamo distribuendo abiti e coperte a migliaia di migranti lasciati al freddo in condizioni disumane.

Mentre in Europa seguiamo le vicende dei rifugiati che attendono di conoscere il proprio destino per recarsi negli Stati Uniti, a seguito dell’ordine esecutivo del Presidente Trump, che vieta l’ingresso ai cittadini provenienti da sette paesi – ordine momentaneamente sospeso grazie all’intervento della Corte federale d’appello – in questa stessa Europa migliaia di persone subiscono la stessa sorte.

Cosa succede in Serbia?

Almeno duemila migranti e rifugiati rischiano la vita perché esposti al gelo e alle intemperie. Non ci sono abbastanza posti per chi, dopo viaggi lunghissimi e pericolosi, è arrivato fuggendo fame e violenza. Molti non li cercano neppure, perché hanno paura delle deportazioni da parte delle autorità serbe.

Anche qui, come in Sicilia, siamo al loro fianco, distribuendo abiti caldi e coperte, perché possano sopravvivere. Solo a Belgrado almeno 1.500 migranti, inclusi centinaia di bambini, vivono in condizioni disumane in baracche abbandonate vicino alla stazione centrale. Molte famiglie si sono accampate al confine con l’Ungheria, sperando di poter proseguire il viaggio verso nord.

“Non abbiamo nulla per scaldare l’acqua. Non abbiamo scarpe. Nevica sempre” racconta Farzin, 25 anni, iraniano.

Le temperature sono arrivate a venti gradi sotto zero: nelle baracche si dorme per terra, su un pezzo di cartone. Molti non hanno scarpe, coperte, vestiti pesanti. C’è una sola fonte per 1.200 persone. L’aria è appestata dal fumo, perché i migranti bruciano qualsiasi cosa per scaldarsi. Pidocchi e scabbia sono diffusissimi.

Per mesi il governo serbo ha proibito qualsiasi aiuto, con la giustificazione che avrebbe facilitato l’arrivo di più persone. Solo quando l’attenzione dei media si è fatta sentire in modo prepotente le autorità hanno permesso un intervento temporaneo.

Nelle ultime due settimane, insieme con il partner locale Miksalista, abbiamo distribuito abiti invernali, scarpe, coperte, materassi e sacchi a pelo ai migranti di Belgrado, un terzo dei quali ragazzi sotto i 18 anni. 

Facciamo inoltre pressione sul governo di Belgrado perché garantisca un’accoglienza dignitosa, e la possibilità di richiedere asilo, così come previsto dalla normative internazionale.

Firma la petizione Stand as one e aiutaci a garantire il rispetto dei diritti di chi fugge da violenza e fame.

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Nel gelo dell’inverno, il numero degli sfollati è più che triplicato nell’arco di una settimana. Insieme alle altre organizzazioni umanitarie siamo al lavoro per far fronte all’emergenza nei campi profughi per fornire acqua pulita, alloggi, prevenire le epidemie e che si tenga il passo con i nuovi arrivi.

Secondo l’Organizzazione Internazionale per la Migrazione (OIM), almeno 3.362 famiglie sono state costrette a scappare nell’ultima settimana e il numero degli sfollati dall’inizio dell’offensiva lo scorso 17 ottobre è arrivato a 42.000.

Tu puoi aiutarci. Sostieni la campagna #Savinglives, il tuo aiuto è fondamentale.

Una donna arrivata nel campo di Hassansham, 50 chilometri a est di Mosul, ha raccontato che il marito è stato ucciso e lei stessa è rimasta gravemente ustionata dopo che un attentatore suicida dell’Isis si è fatto esplodere fuori casa sua, nel sobborgo di Hai Samar. Anche la figlia di nove anni è rimasta ustionata in modo grave durante l’attacco, che secondo la donna ha ucciso i membri di altre quattro famiglie che avevano trovato rifugio nello stesso luogo.

“Veniamo dall’inferno – registriamo dalla testimonianza di una donna di 25 anni, appena giunta nel campo insieme alla figlia di dieci anni, descrivendo le condizioni di vita a Mosul – Tantissimi nostri vicini sono stati uccisi e non riusciamo a credere di essere ancora vivi”.

Convogli di autobus e camion carichi di famiglie arrivano ogni giorno al campo di Hassansham, gestito dalle Nazioni Unite. Arrivano soltanto con pochi averi, in fuga dai bombardamenti e dal fuoco dei cecchini. In questo contesto il campo di Hassansham, dove sono state allestite tende in grado di ospitare 1.950 famiglie, è quasi al completo, così come il vicino campo di Qayarrah.

mosul-inferni-3-nInsieme alle altre organizzazioni umanitarie sono al lavoro giorno e notte per allestire tende, garantire servizi igienico-sanitari e assistenza ai feriti. L’inverno è alle porte, di notte fa già molto freddo e l’aumento delle piogge e gli allagamenti potranno facilitare le malattie trasmissibili attraverso l’acqua sporca. Per questo motivo, stiamo installando cisterne per l’acqua potabile e si prepara a distribuire coperte, lampade a energia solare, kit igienici e altri aiuti di prima necessità.

“Le persone in fuga da Mosul si lasciano tutto alle spalle e arrivano in condizioni di assoluto bisogno. La sfida, adesso, è quella di fornire acqua pulita e un riparo dignitoso, al caldo, prima che l’inverno si faccia sentire.ha detto Riccardo Sansone, coordinatore umanitario –  con le altre organizzazioni lavoriamo senza sosta per garantire tutto quel che serve alla tante persone disperate che aumentano di giorno in giorno”.

Quasi una famiglia su cinque in fuga dalla città di Mosul e dalle aree circostanti si sta rifugiando infatti nelle zone riconquistate all’Isis, dove non c’è cibo, acqua, combustibile e medicine. Secondo il governo iracheno, l’offensiva su Mosul potrebbe causare fino a 700 mila profughi, nel contesto di un Paese come l’Iraq dove dall’inizio del conflitto si contano circa 3,4 milioni di sfollati e 10 milioni di persone che necessitano di assistenza umanitaria.

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Il tuo aiuto è fondamentale, sostieni la campagna #Savinglives. Dona adesso e dai speranza alle persone di Mosul.

 

 

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