La vita a rischio di migliaia di migranti intrappolati in Grecia

bruxelles-1Migliaia di migranti e rifugiati intrappolati in Grecia e costretti a vivere in condizioni degradanti a causa dell’accordo Ue-Turchia rischiano la propria vita con l’arrivo dell’inverno e del freddo. E’ l’allarme lanciato oggi da 31 organizzazioni umanitarie impegnate in Grecia, tra cui noi, Save the Children, Amnesty International, Human Rights Watch e International Rescue Committee, che rivolgono un appello urgente ai leader europei, che si incontreranno domani a Bruxelles, per un’azione immediata in grado di affrontare l’emergenza.

In una dichiarazione congiunta , rivolta ai capi di stato e di governo europei, le organizzazioni denunciano le condizioni drammatiche in cui si trovano i migranti che avevano raggiunto le coste greche in cerca di sicurezza e dignità. Molti degli oltre 16 mila uomini, donne e bambini bloccati sulle isole continuano a vivere in condizioni disumane e di sovraffollamento tra Lesbo, Chios, Samos, Leros e Kos, in campi e strutture attrezzate per accoglierne appena 7.450: a loro viene di fatto impedito di trasferirsi sulla terraferma per la paura di non poterli facilmente riportare in Turchia, secondo l’accordo siglato a marzo.

“La situazione vergognosa in cui migliaia di persone sono costrette a vivere in Grecia mostra che l’Unione Europea sta totalmente sbagliando il proprio approccio al tema dell’accoglienza dei rifugiati. – ha detto Elisa Bacciotti, direttrice delle nostre campagne, –  Per affrontare l’emergenza è necessario sostenere la risposta di paesi in prima linea come Grecia e Italia, e soprattutto intervenire per garantire un’accoglienza dignitosa agli uomini, donne e bambini in fuga da guerra e persecuzioni”.

 “L’accordo tra Turchia e Unione europea rappresenta un palese fallimento nei confronti di persone arrivate in Europa in cerca di asilo. – ha aggiunto Iverna McGowan, direttrice dell’ufficio di Amnesty International presso le istituzioni europee – Questo trattato che ignora i diritti e – ancor peggio – causa sofferenza e non deve diventare un modello per altri”.

Soltanto tre settimane fa nell’hotspot di Moria a Lesbo, nonna e nipotino di sei anni hanno perso la vita in un incendio mentre si preparavano da mangiare dentro una tenda; un’intera famiglia si è dovuta trovare da sé una stufa, rimanendo gravemente intossicata per aver respirato monossido di carbonio.

Molti rifugiati e migranti, inclusi bambini e ragazzi, vengono arrestati ancor prima di poter fare richiesta d’asilo, in totale violazione dei loro diritti; tantissime famiglie vengono divise e solo in sporadici casi viene garantito il ricongiungimento; le procedure di richiesta d’asilo sono lente e ingiustificatamente complicate. Il tutto all’interno di un processo di ricollocamento lento e che esclude molte persone.

 “La crisi che investe i migranti intrappolati in Grecia può essere risolta. – conclude Imogen Sudbery, capo dell’ufficio di Bruxelles dell’International Rescue Committee –  I leader europei hanno molti strumenti a loro disposizione, a partire dal ricollocamento e dal ricongiungimento con parenti che già si trovano in altri paesi europei. C’è da chiedersi però se i governi Ue abbiano davvero il senso di solidarietà e la volontà comune di far funzionare questi strumenti”.

Le organizzazioni firmatarie chiedono ai leader europei di non concludere con i governi africani accordi simili a quello con la Turchia, avendo il solo scopo di tenere i migranti lontani dall’Europa. Nel corso del summit di domani i governi hanno l’opportunità di mettere mano alla disperata situazione dei migranti delle isole greche. Alcune decisioni e misure sembrano davvero non più rinviabili:

  • trasferimento delle persone dalle isole, che non garantiscono un’accoglienza dignitosa e sicura, alla terraferma in luoghi che garantiscano gli standard previsti dalle leggi europee. Intervento sulle autorità greche affinché non costringano le persone che si trovano sulle isole a sopravvivere in condizioni al di sotto degli standard minimi;
  • trasferimento dei richiedenti asilo dai paesi di primo arrivo, come la Grecia, favorendo il ricongiungimento familiare, la ricollocazione e lo status di rifugiato. In questa direzione è fondamentale perciò iniziare con i gruppi più vulnerabili, indipendentemente dalla loro nazionalità, offrendo alle persone informazioni migliori e sostegno nella scelta del paese di destinazione;
  • diritto alla protezione e a una procedura di richiesta d’asilo efficiente.

COMUNICATO STAMPA

 

 

#SAVINGLIVES – donare acqua salva la vita

Una persona su otto nel pianeta non ha accesso all’acqua potabile a causa di guerre e catastrofi naturali1 persona su 8 nel mondo non ha accesso all’acqua, il nostro nuovo report #SavingLives: emergenza acqua lo dice chiaramente.

Oltre alle 748 milioni di persone nel mondo (1 su 8) che vivono senza accesso all’acqua potabile, 2,5 miliardi sono prive di servizi igienico-sanitari a causa di guerre e catastrofi naturali.

Per poter aumentare la propria capacità di risposta nelle più gravi emergenze del momento, a Natale abbiamo lanciato la campagna #Savinglives.

#SavingLives – Salviamo vite in emergenza

“In queste aree di crisi dove siamo al lavoro ogni giorno, intervenire tempestivamente per garantire acqua pulita, servizi igienici e sanitari, o un riparo, può fare la differenza tra la vita e la morte per intere famiglie. – spiega Riccardo Sansone, nostro coordinatore umanitario – A oggi abbiamo raggiunto oltre 13,7 milioni di persone nelle più gravi emergenze del pianeta, ma dobbiamo e possiamo fare di più”.

Il quadro umanitario non sta migliorando: uomini, donne e bambini colpiti da guerre che devastano da anni paesi come la Siria, l’Iraq, lo Yemen, il Sud Sudan, o che hanno costretto altri 9 milioni di persone a cercare salvezza dagli attacchi di Boko Haram nell’area intorno al bacino del lago Ciad, tra Nigeria, Niger e Ciad. Guerre, spesso dimenticate, a cui si sommano gli effetti di catastrofi naturali che a causa dei cambiamenti climatici si stanno moltiplicando, abbattendosi su aree del pianeta già poverissime come Haiti o il Sudan.

savinglives_nigeriaIn un mondo in cui un terzo della popolazione più povera vive in paesi fragili e politicamente instabili, guerra e violenze possono avere implicazioni devastanti e spesso irreversibili per i civili.
Per questo il tuo aiuto è fondamentale e ti chiediamo di stare al nostro fianco nella lotta alla disuguaglianza! DONA ORA.

Report: #SavingLives – emergenza acqua

comunicato stampa

Alla campagna #Savinglives aderiscono importanti aziende che hanno scelto di diventare Emergency Partner di Oxfam per rafforzare la nostra capacità  di intervenire immediatamente in caso di crisi umanitarie e salvare più vite. Sostengono a oggi la campagna: HuaweiLavazzaMolino Rossetto, Profumerie Douglas, Yogaessential. Per informazioni sull’Emergency Network Oxfam: http://www.oxfamitalia.org/emergency-partner/.

 

Cooperazione Italia – il minidossier sull’aiuto pubblico dell’Italia e del mondo

Il nuovo minidossier “Cooperazione Italia” realizzato in collaborazione con Openpolis è stato pubblicato in occasione della seconda conferenza internazionale sulla partnership globale per l’efficacia dello sviluppo che si terrà oggi a Nairobi. Il focus e i dati riflettono la situazione italiana e internazionale in merito all’aiuto pubblico allo sviluppo, mettendo a confronto le priorità, quelli che sono stati gli impegni presi, la realtà dei fatti e in ultimo compone un quadro su l’uso degli aiuti rispetto ai flussi migratori.

“In un quadro di aiuti che aumentano, come nel caso italiano, non è ammissibile che l’incremento sia “gonfiato” dalle crescenti risorse destinate ad assorbire i costi dell’accoglienza – afferma Elisa Bacciotti, direttrice delle nostre Campagne – Pur riconoscendo il ruolo fondamentale svolto dall’Italia e da pochi altri paesi positivamente impegnati in prima linea nelle attività di soccorso e accoglienza dei migranti, questa pratica di contabilizzazione rischia di deviare importanti risorse destinate alla lotta alla povertà e alle cause che sono alla radice dei fenomeni di migrazione nei paesi più poveri di origine dei flussi migratori. Questi costi, che è doveroso sostenere, dovrebbero essere al contrario coperti da altri capitoli di spesa, per questo è fondamentale che l’Italia, in seno al comitato per lo sviluppo dell’Ocse, sostenga una revisione delle regole di eleggibilità delle spese in cui ammettere come aiuto pubblico allo sviluppo solo quelle strettamente associabili all’aiuto umanitario e di prima emergenza”

Vai al minidossier completo Cooperazione Italia

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Closed Borders – le donne intrappolate sulla rotta dei Balcani

Bloccate alle porte dell’Europa, a un passo dalla Germania e dagli altri paesi del nord verso il quale sono dirette. Ora che l’attenzione dei governi europei si è spostata verso nuovi fronti e guerre, le voci di molte donne, in viaggio da sole coi loro bambini lungo la rotta balcanica, non ci raggiungono più e restano escluse alle porte di un’Europa che ha scelto di chiudere le proprie frontiere. Leggi il nostro report  Closed_Borders,  le conseguenze della chiusura delle frontiere sui flussi migratori, con un focus su donne e bambini in Serbia e Macedonia.

Con la chiusura “ufficiale” del corridoio umanitario nei Balcani Occidentali, migliaia di persone in fuga da guerre e povertà sono rimaste intrappolate in Serbia, con l’unica speranza di raggiungere l’Europa attraverso le reti dei trafficanti.
A Belgrado abbiamo incontrato molte di queste donne migranti, ospitate nei centri di accoglienza e centri diurni sostenuti da noi e dai partner in Serbia. Con loro abbiamo organizzato attività ricreative, per ricreare una sorta di normalità in una situazione di transito, ma anche per condividere paure e speranze per un futuro molto incerto.
E i racconti sono diventati lettere, indirizzate ad altre donne e sorelle, anch’esse in viaggio o in procinto di partire, per affrontare il viaggio con coraggio e fiducia. Perché indietro non c’è più un posto sicuro dove vivere, si può solo andare avanti.

Vai all’articolo Dear Sister  leggi le lettere e le testimonianze delle donne rifugiate che hanno attraversato la Serbia e la Macedonia.

Aleppo est sta collassando

La ripresa delle incualeppo-1rsioni aeree delle forze russe e siriane, potrebbe generare una catastrofe umanitaria ad Aleppo est. E’ l’allarme che abbiamo lanciato oggi con il Syrian American Medical Society e Big Heart Foundation.

Il quadro umanitario si fa sempre più drammatico con oltre 250 mila persone intrappolate nella città, che si apprestano ad affrontare l’inverno con scorte di cibo e acqua in esaurimento e strutture sanitarie ormai al collasso.

Il tuoi aiuto è fondamentale, sostieni la nostra risposta nelleemergenze umanitarie donando ora a  #Savinglives

Siamo riusciti ieri a installare un secondo generatore nella principale stazione idrica della città, Suleiman al-Halabi, garantendo così acqua pulita a tutta Aleppo. Un nuovo impianto che si aggiunge a quello già istallato a inizio anno.

“I rifornimenti di cibo e forniture mediche restano bloccati.ha detto Riccardo Sansone, nostro coordinatore umanitario  –  Fornire acqua pulita alla popolazione è essenziale, ma se non riusciamo a risolvere l’emergenza data dalla carenza di cibo, può diventare paradossalmente quasi secondario anche proteggere i civili dagli attacchi aerei indiscriminati che si stanno susseguendo”.

Dal lancio dell’offensiva militare russo-siriana, a fine luglio, nessun convoglio di aiuti ha potuto raggiungere Aleppo est. L’Onu, lo scorso 10 novembre, ha annunciato l’esaurimento imminente delle scorte di cibo.

“Dal primo ottobre, abbiamo distribuito razioni di cibo a 22.180 famiglie ad Aleppo est, che però dureranno solo sino alla fine del meseha detto Abd Alwahab Jessry, Senior Advocacy Officer della Big Heart Foundation Dobbiamo essere messi in condizione di portare più cibo e per questo lanciamo un appello per una cessazione completa delle ostilità, la fine delle incursioni aeree e la garanzia per i convogli umanitari di entrare in sicurezza”.

Con le strutture sanitarie nel mirino delle incursioni aeree e dei bombardamenti in corso, la situazione sanitaria ad Aleppo est è sull’orlo delcollasso.

Secondo la Syrian American Medical Society (SAMS), ci sono soltanto 29 medici nell’area e molti bambini di Aleppo est non vengono vaccinati.

“La situazione è disperata. Le scorte mediche non dureranno che poche settimane adesso che i bombardamenti sono ricominciati e la citta è sotto assedio. ha concluso Ahmad Tarakji, Presidente della SAMS ll personale sanitario rimasto ad Aleppo è esaustoaleppo-2..”

Nonostante l’annuncio di ben due cessate il fuoco da parte dell’esercito russo e l’apertura di corridoi umanitari, gli aiuti che hanno raggiunto Aleppo est sono stati del tutto insufficienti e nessuna evacuazione medica è stata sinora possibile. La Russia inoltre ha respinto le richieste dell’ONU di pause più lunghe con il risultato che le incursioni aeree sono ricominciate dopo un’interruzione durata nemmeno un mese.

In questo quadro le tre organizzazioni lanciano perciò un appello urgente per una completa cessazione del conflitto, la fine delle incursioni aeree e dei bombardamenti indiscriminati, la revoca dell’assedio su Aleppo est per consentire ai civili di trasferirsi in sicurezza e agli aiuti di poter entrare.

#Savinglives è una campagn per assicurare le risorse necessarie a intervenire rapidamente per salvare vite umane. Ogni giorno, il nostro staff risponde a circa 30 emergenze nel mondo. Il tuo aiuto è fondamentale!

Dona ora.

 

 

 

Il triangolo virtuoso contro lo sfruttamento del lavoro dei migranti

firma-accordo-1Un innovativo accordo, primo nel suo genere in Italia, per offrire a giovani migranti richiedenti asilo, un percorso di accesso, regolare e trasparente, al mercato del lavoro italiano, sconfiggendo sfruttamento e concorrenza sleale.

E’ il risultato dell’intesa, sottoscritta stamani tra la nostra organizzazione, Cisl Firenze-Prato e le agenzie per il lavoro del territorio Adecco Italia, Ali-Spa, GI-Group, LavoroPiù e Synergie Italia.  Ultimo step di un percorso iniziato già nei mesi scorsi che dalla formazione si pone adesso l’obiettivo di passare all’inserimento lavorativo, consentendo ai migranti di proporsi sul mercato del lavoro attraverso canali legali, come alternativa alle reti parallele di lavoro nero nelle quali spesso rischiano di finire.

Dall’orientamento alla ricerca di lavoro regolare

In virtù dell’intesa sottoscritta nei mesi scorsi tra noi e Cisl, un primo gruppo di 16 giovani migranti accolti  in Toscana, ha avuto infatti l’occasione di partecipare l’8 e il 9 novembre scorsi, ad un corso di orientamento attivo al lavoro presso la Cisl di Firenze (che verrà replicato ed esteso) dedicato alla formazione sull’impostazione del curriculum vitae, alla profilazione e alle informazioni sulle varie tipologie contrattuali. Un’occasione di formazione che adesso aprirà nuove occasioni lavorative ai giovani migranti.

Nell’accordo sottoscritto stamani infatti le agenzie firmatarie “si rendono disponibili ad individuare percorsi specifici” previo colloqui con ogni singolo migrante, “che possano valorizzare le competenze maturande o maturate delle persone coinvolte, al fine di un loro inserimento lavorativo”.

Con questa intesa si passa dalle parole ai fatti. – ha detto il segretario generale della Cisl di Firenze e Prato, Roberto Pistonina – In una società spaccata tra quanti vedono l’immigrazione solo come un problema e quanti invece se ne fanno carico in termini di integrazione e opportunità, la Cisl di Firenze e Prato ha pensato e reso operativo, grazie alla collaborazione di Oxfam e la disponibilità di 5 agenzie interinali, un progetto concreto. Abbiamo creato un circuito positivo che è esempio di cosa possiamo fare lavorando insieme.”

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Alessandro Bechini, nostro direttore dei programmi, dichiara:Per i giovani che hanno preso parte al corso di orientamento al lavoro appena conclusosi potrebbero aprirsi adesso prospettive concrete di inserimento lavorativo: obiettivo primario per noi infatti è aiutarli nella ricerca attiva di un impiego, sottraendoli al caporalato e al lavoro nero, che oltre a costituire un pericolo per loro, rappresentano anche un danno per le tante imprese che operano correttamente sul mercato del lavoro”.

 

DISUGUITALIA

È in tema di reddito che in Italia si percepiscono le più forti disuguaglianze.

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Il sondaggio realizzato da Demopolis (Risultati sondaggio) rileva che il 76% degli intervistati è convinto della mancanza di equità nella distribuzione dei redditi. Oltre il 60% individua nella concentrazione dei patrimoni e nelle opportunità di accesso al mondo del lavoro altri due ambiti in cui le disuguaglianze in Italia si manifestano con maggiore risalto.

Il 61% ritiene che le disuguaglianze siano aumentate negli ultimi 5 anni. Il 67% considera l’accesso ai servizi pubblici di base, come istruzione e sanità, garantito solo in parte e con livelli di qualità differenti. Per l’82% quello in vigore è un sistema fiscale iniquo.

Accanto alle relazioni clientelari e alle politiche economiche, il 65% ritiene inoltre che ad amplificare la disuguaglianza siano evasione ed elusione fiscale: per ben 8 intervistati su 10 gli abusi fiscali sottraggono al bilancio dello Stato risorse fondamentali per l’erogazione dei servizi pubblici.

Scheda Pillole di giustizia fiscale 

I risultati dell’indagine sono stati illustrati oggi alla Camera dei Deputati in occasione dell’evento Le sfide poste dalla crescente disuguaglianza e il ruolo dell’Italia, al quale sono intervenuti per il Governo i Sottosegretari Pier Paolo Baretta e Sandro Gozi, l’Ambasciatore Pietro Sebastiani, e parlamentari di diversi schieramenti come Lia Quartapelle, Paolo Beni, Sergio Cofferati, Maria Edera Spadoni, Giulio Marcon, Giovanni Paglia, Alessio Mattia Villarosa.

 Il sondaggio si è spinto a indagare tra gli intervistati quale sia il grado di consenso verso alcune misure di giustizia fiscale. Rispetto alle pratiche elusive di multinazionali o di soggetti con grandi patrimoni personali che sfruttano, seppur in modo lecito, una tassazione bassa o nulla nei paradisi fiscali, l’85% dei cittadini richiede nette misure di contrasto, consapevoli del fatto che chi elude, sottrae ingenti risorse allo Stato e alla collettività.

Flash Mob – Basta Paradisi Fiscali

Altrettanto elevate le percentuali di consenso a una maggiore trasparenza fiscale. L’86% è a favore di misure che permettano la piena trasparenza dei beneficiari effettivi di società, fondazioni e trust; il 76% supporta la richiesta di trasparenza nei bilanci delle imprese multinazionali, rendendo pubbliche le informazioni sulle loro attività economiche, sui profitti realizzati e sulle tasse pagate in ciascun Paese dove un gruppo multinazionale opera.

demopolis-2“Oggi 62 paperoni possiedono la stessa ricchezza della metà più povera del mondo, vale a dire 3,6 miliardi di persone. In Italia, l’1% più ricco è in possesso del 23,4% della ricchezza nazionale netta. Si tratta di una disuguaglianza preoccupante e insana, sia da un punto di vista economico, che da uno animato da considerazioni più etiche. Dall’indagine realizzata con Demopolis, emerge la netta percezione della disuguaglianza e delle dispari opportunità. La classe politica non può più permettersi di ritardare l’adozione di rimedi ambiziosi in materia di giustizia fiscale, contrastando gli abusi fiscali in Italia e a livello internazionale che alimentano la grande disuguaglianza dei nostri tempi – dichiara Roberto Barbieri, direttore generale.

“Il momento politico, soprattutto in Europa, è particolarmente favorevole per estendere l’obbligo di rendicontazione pubblica paese per paese a tutte le multinazionali che operano nell’UE e arrivare a definire una blacklist europea di paradisi fiscali, sulla cui base adottare efficaci misure difensive e sanzionatorie verso quelle giurisdizioni e corporation che non rispettano gli standard europei di corretta governance fiscale. Vanno inoltre fatti passi avanti per l’introduzione di un efficace modello di tassazione unitaria in UE per le grandi corporation” ha concluso Barbieri.

“La crisi – spiega Pietro Vento, direttore dell’Istituto Demopolis – sembra aver determinato, nell’opinione pubblica italiana, una maggiore consapevolezza sull’importanza delle scelte in materia economica e fiscale. Per l’80% è oggi prioritaria e urgente l’attuazione di politiche volte a ridurre le crescenti disuguaglianze sociali ed economiche nel nostro Paese”.

L’evento di oggi in Parlamento ha rappresentato anche l’occasione per consegnare ai rappresentanti del Governo presenti le oltre 342.000 firme raccolte con la petizione Basta con i paradisi fiscali.

Collage consegna firme "Basta con i paradisi fiscali" - evento alla Camera dei Depitati, 10 novembre 2016

Nota informativa e metodologica

Il sondaggio è stato condotto nel mese di ottobre 2016 dall’Istituto Demopolis, diretto da Pietro Vento, per Oxfam Italia su un campione di 3.000 intervistati, rappresentativo dell’universo della popolazione italiana maggiorenne, stratificato per genere, fascia d’età e area geografica di residenza. Coordinamento dell’indagine demoscopica a cura di Pietro Vento e di Maria Sabrina Titone, con la collaborazione di Giusy Montalbano e Marco E. Tabacchi. Per informazioni: info@demopolis.it. Metodologia completa ed approfondimenti su: www.demopolis.it

Flash-mob Basta con i paradisi fiscali

Le sfide poste dalla crescente disuguaglianza e il ruolo dell’Italia

Roma, 10 Novembre 2016, ore 10.00, Sala Aldo Moro – Camera dei Deputati

La disuguaglianza estrema rende più difficile l’uscita dalla povertà di milioni di persone nel mondo, ostacolando lo sviluppo economico e rallentando la mobilità sociale. La povertà e la disuguaglianza non sono né inevitabili né casuali: sono piuttosto la conseguenza di precise scelte politiche. Una battuta d’arresto alla crisi della disuguaglianza può e deve essere impressa

Dalla presentazione dei risultati di un sondaggio che abbiamo commissionato a Demopolis sulla percezione della disuguaglianza tra gli italiani e sul consenso pubblico a misure di giustizia fiscale, l’evento vuole essere occasione per un confronto con i decisori politici sull’azione politica necessaria per invertire la rotta alla luce dell’impegno preso da tutti i leader del mondo sulla riduzione delle disuguaglianze nell’ambito dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile.

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Programma dell’ evento

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Oxfam interviene in Centro Italia

Il terribile terremoto del 24 agosto che ha fatto tremare la terra nel Centro Italia lascia un devastante bilancio ufficiale di 294 vittime, 238 persone estratte vive dalle macerie, 388 feriti e 4.013 sfollati, già ospitati nelle strutture allestite in Umbria, Marche, Lazio e Abruzzo, oltre a enormi danni alle infrastrutture, alle strutture pubbliche, alle vie di comunicazione e al patrimonio culturale.

Abbiamo scelto di intervenire e sostenere il partner GUS – Gruppo Umana Solidarietà “Guido Puletti”, organizzazione attiva dal 1993 nell’ambito dell’accoglienza e del sostegno a coloro che fuggono da guerre e persecuzioni o che vivono disagi sociali quotidiani sul nostro territorio, e con un’esperienza riconosciuta sul campo nell’ambito delle emergenze causate dai terremoti in Centro Italia, a partire dal sisma del 1997 in Marche e Umbria fino al terremoto de L’Aquila nel 2009.

Immediatamente dopo il terremoto, il GUS si è subito mobilitato e ha inviato gli operatori sui luoghi del terremoto, mettendo base ad Arquata del Tronto, per dare supporto alla popolazione. Il centro di ascolto attivato dal GUS in collaborazione con l’ASUR (Azienda Sanitaria Unica Regionale), che vede impegnati equipe di psicologi e operatori, risponde proprio a questo bisogno.

Sono già attive 2 postazioni fisse e 4 mobili in provincia di Ascoli Piceno e Macerata. Più in dettaglio, una tenda come postazione fissa si trova ad Arquata del Tronto e due postazioni mobili (camper) sono a disposizione degli operatori per raggiungere le frazioni colpite; mentre in provincia di Macerata una tenda come postazione fissa si trova a Castel Sant’Angelo sul Nera e due postazioni mobili servono per raggiungere Visso e Ussita.

Vogliamo sostenere l’intervento di prevenzione realizzato con i centri d’ascolto mettendo a disposizione la nostra expertise nell’ambito delle emergenze in tutto il mondo e nell’ambito dell’accoglienza e del sostegno materiale e psicologico ai richiedenti asilo in Italia.

In particolare l’intervento che sosteniamo prevede:

  1. attivazione dei centri d’ascolto con personale volontario formato e professionisti;
  2. azioni di prevenzione con i centri d’ascolto mobili e fissi nelle comunità colpite dal sisma, riunioni assembleari nei campi allestiti e nelle frazioni con le autorità locali, con la sanità pubblica, con il tessuto sociale;

Oltre ai costi per il sostegno logistico ai centri di ascolto, si prevede l’acquisto di generi alimentari (o altri beni non alimentari come indumenti specifici per persone anziane, kit igienici, …) da servire alla popolazione durante il servizio di ascolto.

DONA ORA

La risposta di Oxfam all’emergenza terremoto centro Italia

  • A seguito del terremoto che ha colpito il centro Italia la notte tra martedì 23 e mercoledì 24 agosto, Oxfam Italia si è immediatamente attivata con il proprio protocollo di emergenza per valutare come contribuire in questo contesto portando un proprio valore aggiunto.
  • Oxfam non è intervenuta nell’immediato con le funzioni che notoriamente svolge in situazioni di prima emergenza simili all’estero, cioè garantire alle popolazioni colpite accesso al cibo e all’acqua, poiché in Italia sono assicurate dalla Protezione Civile e non è emerso un bisogno in quest’area di intervento.
  • Oxfam si è attivata nei giorni immediatamente successivi al sisma per organizzare un assessment sul campo e contattare le organizzazioni attive sul territorio per valutare i bisogni prioritari incolmati, in linea con la propria missione e visione.
  • Oxfam ha deciso di impegnarsi con un partner locale, il GUS (Gruppo Umana Solidarietà) in un progetto specifico che vuole proteggere le persone colpite dal disastro (popolazione e soccorritori) offrendo, per i prossimi mesi, centri di ascolto fissi e mobili sul territorio con esperti in grado di valutare e segnalare specifiche esigenze di assistenza e sostegno psicologico per un più efficace e veloce ritorno alla normalità in una situazione di grande vulnerabilità.
  • Oxfam ha già sperimentato con successo questo modello di risposta nella crisi dei rifugiati in Sicilia e nei Balcani, con operatori dedicati e formati per l’ascolto e organizzati in unità mobili.