PepsiCo dichiara ‘tolleranza zero’ al land grabbing

Tolleranza zero al land grabbing

La campagna Scopri il Marchio convince l’azienda ad impegnarsi contro l’accaparramento delle terre nelle proprie filiere

Pepsi annuncia il proprio impegno


PepsiCo, la seconda più grande azienda di food & beverage al mondo ha annunciato oggi di volersi impegnare ad adottare un piano per fermare l’accaparramento di terre nella propria filiera produttiva.

L’annuncio arriva dopo che oltre 272.000 consumatori hanno firmato l’appello e preso parte a iniziative organizzate dalla campagna  Scopri il  marchio volta a convincere i colossi dell’alimentare a rispettare i diritti sulla terra delle comunità locali.


PepsiCo effettuerà valutazioni sociali e ambientali lungo tutta la filiera produttiva partendo dal Brasile entro la fine del 2014, per proseguire con Messico, Tailandia e Filippine. Il Brasile è il principale paese fornitore di zucchero dell’azienda. Per la prima volta la multinazionale ha svelato i suoi maggiori paesi fornitori di olio da palma, soia e canna da zucchero, tre materie prime al centro dei fenomeni di land grabbing o accaparramento della terra.

L’impegno di PepsiCo arriva dopo quello di Coca-Cola Company del novembre 2013. L’altra azienda target della campagna, Associated British Food (ABF) ha di recente adottato politiche che prescrivono la necessità di ottenere un consenso libero, preventivo e informato  delle comunità coinvolte in operazioni di compravendita  della terra. Oxfam è in costante contatto con ABF e la controllata Illovo (il più grande produttore di zucchero in Africa) per assicurarsi che queste politiche vengano attuate.

La seconda azienda alimentare al mondo, Pepsi Co, ha deciso oggi di usare tutta la propria influenza per dire basta al furto della terra lungo la propria filiera produttiva, e questo grazie al potere dei consumatori che si dimostra oggi ancora più grande. Nessuna azienda oggi può permettersi di non dare ascolto alle richieste dei propri clienti.– afferma Elisa Bacciotti, Direttrice Campagne di Oxfam Italia. – Senza il sostegno degli oltre 272.000 consumatori che hanno a gran voce richiesto a PepsiCo e alle altre multinazionali dell’alimentare di rispettare i diritti delle comunità che vivono nei territori da cui traggono materie prime, tutto questo non sarebbe stato possibile.

Dal lancio dell’iniziativa della campagna Scopri il Marchio sui diritti della terra, centinaia di migliaia di consumatori hanno chiesto a Coca-Cola Company, PepsiCo e ABF di modificare le proprie politiche sulla terra. Oxfam e altre organizzazioni della società civile hanno presentato una risoluzione all’assemblea degli azionisti di Pepsi nel novembre scorso: uno strumento di azionariato critico volto a chiedere a PepsiCo di prendere in seria considerazione il problema del land grabbing.


PepsiCo dichiara ‘tolleranza zero’ al land grabbingTra gli impegni che PepsiCo ha preso:

  1. L’adozione del principio del consenso libero, preventivo e informato nelle sue compravendite di terra;
  2. La pubblicazione dei principali paesi e fornitori di olio da palma, soia e canna da zucchero;
  3. La conduzione e la pubblicazione di valutazioni sociali e ambientali indipendenti nei 4 principali paesi da cui si rifornisce in America latina e Asia;
  4. La futura collaborazione con governi e enti internazionali per sostenere pratiche responsabili di gestione dei diritti fondiari;
  5. Il lavoro a fianco dei propri fornitori per risolvere i casi citati nel rapporto di Oxfam Zucchero Amaro, per venire incontro alle preoccupazioni delle comunità.

PepsiCo ha un immenso potere di influenza sui suoi fornitori e sull’intero settore – afferma Elisa Bacciotti – Le politiche che PepsiCo ha adottato influenzeranno anche il comportamento dei propri fornitori, che, se vorranno continuare a fornire a PepsiCo le proprie materie prime, devono dimostrare che la terra da cui si riforniscono è stata acquisita responsabilmente. I primi impegni presi sono un passo in avanti nella direzione di una maggiore trasparenza e di una valutazione lungo l’intera filiera produttiva. Soprattutto verranno adottate misure preventive per evitare quei conflitti che costringono i piccoli agricoltori a lasciare la loro terra e le loro case

Oxfam non smetterà di monitorare sull’azienda e dare conto delle azioni che intraprenderà per realizzare il suo piano di cambiamento. In particolare continueremo a fare pressione – attraverso i partner locali – affinché si trovino soluzioni giuste per le comunità in Brasile e Cambogia che lottano per riconquistare i loro diritti alla terra. Altre grandi aziende devono ora seguire l’esempio di PepsiCo e Coca-Cola per trasformare radicalmente l’attitudine del settore sul tema dei diritti della terra.”, conclude Bacciotti.

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Il diritto alla terra per gran parte dei popoli indigeni e le comunità di piccoli agricoltori è sempre più un miraggio.

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Oxfam manifesta contro land grabs

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Il mese scorso Oxfam ha lanciato una petizione chiedendo alla Banca Mondiale di sospendere per 6 mesi i suoi investimenti nelle compravendita di terreni di larga scala.

Data l’irresponsabile corsa alla terra condotta da banche e investitori privati nei paesi in via di sviluppo, Oxfam si è sentita costretta ad agire.

Dal momento che non ci sono adeguate misure di protezione, questa corsa porta troppo spesso le persone e le comunità locali a perdere le proprie case e la terra dove coltivano il proprio cibo.

Migliaia di persone nel mondo chiedono alla Banca Mondiale di assumere un ruolo guida in questo settore, e mentre la Banca sta ad ascoltare, non ha ancora deciso di cambiare le proprie politiche. Così, in una serie di blog, stiamo cercando di capire perché la Banca Mondiale ha rifiutato fino ad oggi le nostre richieste. Abbiamo già espresso nel dettaglio perché non accettiamo le obiezioni della Banca e abbiamo spiegato perché non accettiamo la posizione della Banca che sostiene di non essere il giusto bersaglio.

Un’altra ragione per cui la Banca Mondiale ha rifiutato la richiesta di Oxfam di sospendere gli investimenti è quella che chiameremo “gettare l’acqua sporca col bambino dentro”.

La Banca sostiene che una sospensione finirebbe per staccare la spina non solo ai progetti che hanno avuto conseguenze negative sulle persone, ma pure a quelli di cui beneficiano le persone che anche Oxfam cerca di aiutare. In particolare, la sospensione delle compravendite di terreni agricoli invocata da Oxfam andrebbe a svantaggio dei piccoli produttori, che rappresentano la categoria più povera al mondo.

Sviluppo Agricolo in India

Irrigazione supporta lo sviluppo agricolo

Per essere chiari, Oxfam non ha mai sostenuto (e mai lo farà) che la Banca Mondiale non debba investire in agricoltura, proprio perché Oxfam è impegnata ad aiutare le persone più vulnerabili nel mondo, come i piccoli produttori. Quello che vogliamo è assicurare che l’aumento degli investimenti della Banca Mondiale in agricoltura (che sono cresciuti da 2,5 miliardi di dollari nel 2002 a 6-8 miliardi di dollari nel 2012), sia accompagnato da un reale sostegno alle persone..

Non stiamo chiedendo alla Banca Mondiale di abbandonare il settore agricolo, ma solo di sospendere per un periodo di 6 mesi gli investimenti agricoli che coinvolgono compravendite di terra su larga scala.

Questo perché riconosciamo il valore dell’investimento in agricoltura, ma ci opponiamo ad un particolare tipo d’investimento, quello cioè che consiste nella perdita dei diritti sulla terra da parte dei contadini poveri e delle comunità, e che spesso genera conflitti e povertà.

Oxfam è favorevole agli investimenti agricoli – sia grandi che piccoli – che portano vantaggi alle comunità e benefici condivisi basati sulla consultazione e sul consenso. Per chi fosse paerticolarmente interessato all’argomento, abbiamo pubblicato di recente un documento che illustra modelli positivi d’investimento in agricoltura, e il Direttore di Oxfam GB Barbara Stocking ha recentemente ribadito il messaggio sul Financial Times.

Una sospensione creerebbe il tempo e lo spazio necessari per l’approvazione di una serie di regole per proteggere i produttori, e non si tratta di un metodo nuovo o mai sperimentato prima. La Banca Mondiale ha già impiegato questo metodo in passato, quando ha bloccato i prestiti al settore dell’olio di palma a seguito di una caso controverso in Indonesia, per assicurarsi che i propri investimenti non fossero responsabili di un impatto negativo sulla popolazione locale.

Non siamo scoraggiati dalla reazione iniziale della Banca Mondiale alla nostra campagna. Nonostante la presa di posizione ufficiale, le azioni di migliaia di persone l’hanno costretta a fermarsi ad ascoltarci. Quando la Banca Mondiale ha chiesto su Twitter “cosa si potrebbe fare (#whatwillittake) per meter fine alla povertà”, l’avete sommersa di tweet e commenti su Facebook, chiedendola di contribuire a fermare il land grabbing. Il risultato è che il mese scorso, durante il metteing annuale della Banca Mondiale, il Vice Presidente Responsabile per lo Sviluppo Sostenibile Rachel Kyte ha trovato il tempo per incontrarsi con i rappresentatnti di Oxfam per un colloquio di persona.

È fantastico che la Banca Mondiale intragisca pubblicamente con la campagna, attraverso i blog e i social media. Ha riconosciuto che gli abusi esistono e condivide la nostra preoccupazione sul problema del land grabbing . È impegnata anche nel dialogo con Oxfam su questo tema e siamo convinti che ci sia ancora un ampio margine d’influenza sulla Banca e sul suo Presidente Jim Kim.

La Banca Mondiale può fare la differenza per le comunità più povere di tutto il mondo

Crediamo che la Banca Mondiale, in qualità di soggetto multimiliardario nella compravendita di terre, consulente per le politiche dei paesi in via di sviluppo e con un ruolo chiave nella definizione di standard a livello mondiale, sia in una posizione privilegiata per innescare un cambiamento positivo e possa fare la differenza per le comunità povere di tutto il mondo.

Traduzione a cura di Chiara Novaglio

Basta land grab

Basta land grab

Le nostre ricerche sul land grabbing ci mostrano che, per colpa di alcuni grandi accordi di compravendita di terreni, molte famiglie sono costrette a lasciare le loro case, il loro lavoro e la loro fonte di reddito.

L’aumento dei prezzi del cibo e della domanda di biocarburanti ha determinato una vera e propria corsa all’oro verde: la terra. Ogni secondo, un’area di terra grande come un campo da calcio viene venduta, da parte di paesi poveri, a banche e investitori privati.

Questi accordi di compravendita lasciano moltissime comunità distrutte, con le persone affamate e sfollate.

L’acquisto di terra su larga scala è un grande affare per alcuni, ma un pessimo affare per molte famiglie povere, che spesso vengono sfrattate senza un’equo compenso, perdendo la terra da cui dipendono per coltivare cibo.

Land grabbing e Banca Mondiale

Le compravendite di terra su larga scala stanno distruggendo intere comunità, lasciando le persone senza cibo e senza casa. Si tratta di grandi affari a un grande costo. La Banca Mondiale finanzia molte compravendite di terra e ha un grande potere nell’influenzare il modo in cui la terra è comprata e venduta in tutto il mondo. Ha quindi il potere di cambiare le cose, e per questo da ottobre 2012 ad aprile 2013 abbiamo raccolto 50.000 firme da tutto il mondo per chiedere alla Banca di agire.

La Banca non ha accettato di sospendere temporaneamente i suoi investimenti sulla terra, ma ora ha riconosciuto di poter svolgere un ruolo fondamentale nella lotta al land grabbing e si è impegnata a migliorare i suoi standard.

Grandi accordi sulla terra: i numeri

Clicca sulle nostre infografiche per avere qualche dato sulle grandi compravendite di terra nei Paesi in Via di Sviluppo.

Il land grab distrugge intere comunità lasciando le persone senza cibo e senza casa
Il land grab distrugge intere comunità lasciando le persone senza cibo e senza casa
Il land grab distrugge intere comunità lasciando le persone senza cibo e senza casa

Domande e aggiornamenti per capire il land grabbing

Scopri la campagna per combattere il land grabbing passo dopo passo:

 

Il bersaglio sbagliato nella lotta al land grabbing?

Fuori anche i buoni investimenti?

Land grabbing nelle Filippine

A metà strada – verso lo STOP al land grabbing

Di Basta al land grabbing

Dì BASTA AL LAND GRABBING!

Stunt contro il land grabbing a Roma

Le compravendite di terra su larga scala stanno distruggendo intere comunità, lasciando le persone senza cibo e senza casa. Si tratta di grandi affari a un grande costo. Ma la Banca Mondiale ha il potere di cambiare le cose: con il tuo aiuto, può proteggere i diritti delle persone più povere al mondo.

  • Fattori come l’aumento dei prezzi e la domanda di nuove forme d’energia hanno causato una corsa sfrenata alla terra.
  • Ogni secondo queste compravendite riguardano un’area di terra grande quanto un campo da calcio.
  • Le famiglie povere perdono la terra da cui dipendono per coltivare cibo, molto spesso cacciate senza un trattamento equo né un compenso.

La Banca Mondiale finanzia molte compravendite di terra e ha un grande potere nell’influenzare il modo in cui la terra è comprata e venduta in tutto il mondo. Non ha accettato di sospendere temporaneamente i suoi investimenti sulla terra, ma ora ha riconosciuto di poter svolgere un ruolo fondamentale nella lotta al land grabbing e si è impegnata a migliorare i suoi standard. Adesso, proprio prima dei suoi meeting primaverili, chiedi alla Banca Mondiale di mantenere la parola data, e di fare anche di più. Falle sapere che tutto il mondo la sta osservando.

Firma la petizione rivolta al Presidente della Banca Mondiale Jim Young Kim.

Le grandi compravendite di terra stanno costringendo moltissime persone povere a lasciare le loro case, il loro lavoro e il loro cibo. Questa ingiustizia deve finire subito, prima che altre vite vengano rovinate. Chiedo alla Banca Mondiale di mantenere la parola data e di fare di più per combattere il land grabbing.

Fermiamo il land grab

Fermiamo il land grab!

Il fenomeno del land grabbing spinge migliaia di persone nella povertà

Uganda. Lokuda, 60 anni, 8 figli, sostiene che la sua terra è stata presa violentemente dalla NFC. Credits: Oxfam

Sono migliaia le persone, tra le più povere al mondo, che stanno perdendo le proprie case e i propri beni a causa di una nuova ondata di land grabbing (accaparramento delle terre).

Nel caso dell’Uganda, almeno 22.500 persone hanno perso le proprie case e le proprie terre per lasciare il posto a una società britannica del legname, la New Forest Company (NFC).

Gli abitanti del villaggio hanno denunciato a Oxfam sfratti coatti, distruzione delle proprietà, delle colture e del bestiame. Molti sono stati lasciati nell’indigenza, privi di cibo e soldi per mandare i propri figli a scuola. Nessuno ha dato loro ricompense o terre alternative. Tuttavia, la compagnia NFC nega di essere  responsabile degli sfratti.

Inoltre, la NFC riceve finanziamenti da parte di istituzioni internazionali, come  la Banca mondiale e la Banca europea per gli investimenti, che, nonostante ciò, hanno la pretesa di mantenere un livello alto di norme ambientali e sociali.  Come se non bastasse, HSBC, che si vanta di essere una banca etica, detiene il 20% di NFC e dispone di uno dei sei posti nel consiglio di NFC.

AGGIORNAMENTO – Caso di land grabbing in Uganda

Per fortuna il caso di land grabbing in Uganda si è risolto per il meglio avviandosi sulla strada per la giustizia.

Leggi l’esito della campagna e i risultati raggiunti nel processo di mediazione.

Uganda. Bambini ricordano le case dove sono stati cacciati con le proprie famiglie dalla NFC che nega l'accaduto. Credits: Oxfam

Secondo le ricerche sul land grabbing, circa 227 milioni di ettari di terra sono stati venduti, affittati o concessi in licenza dal 2001, per lo più ad opera di investitori internazionali. Questo attuale modo di vendere le terre destina il cibo prodotto alle popolazioni d’oltreoceano, danneggiando i terreni per coltivare idrocarburi e favorisce la speculazione. Purtroppo sono molti i casi di “land grabbing”, dove i diritti e i bisogni delle persone che vivono su quelle terre sono ignorati. Nonostante esistano garanzie internazionali per proteggere i poveri, queste, durante la “corsa alla terra” sono violate. E sono soprattutto le donne le più vulnerabili.

Vogliamo che gli investitori, i governi e le organizzazioni internazionali pongano fine al land grabbing; rafforzino e sostengano le leggi e le norme per proteggere le persone; smantellino gli incentivi per i biocarburanti che favoriscono la “corsa alla terra”.

Uganda. I resti delle case di 20.000 persone nei 9383 ettari presi da NFC per piantarvi pini. Credits: Oxfam

Puoi aiutare ad accendere i riflettori sulla preoccupante pratica del land grabbing. Leggi il rapporto La nuova corsa all’oro (sommario del rapporto “La nuova corsa all’oro” e versione completa del rapporto “La nuova corsa all’oro”) di Oxfam sul land grabbing e condividilo con i tuoi amici.