Le municipalità in prima linea per sostenere migliaia di rifugiati siriani in Libano

Insediamento informale di rifugiati siriani in LIbano

Insediamento informale di rifugiati siriani in LIbano

Decine di municipalità libanesi si sono ritrovate in prima linea nel fornire servizi e aiuto alle migliaia di rifugiati siriani arrivati in Libano dallo scoppio del conflitto nel loro paese.

Il 15 marzo Oxfam e il Centro Libanese per gli Studi Politici (LCPS) hanno incontrato sindaci, rappresentanti del governo libanese e donatori internazionali per discutere sulle modalità di aiuto nei confronti delle autorità locali a fronteggiare la crisi.
La maggior parte delle municipalità in Libano sono piccole e deboli a livello amministrativo. Circa il 70% sono piccole e la popolazione registrata è inferiore a 4.000 persone. Per questa ragione, molte municipalità soffrono la mancanza di fondi necessari per assumere altri dipendenti. Difatti, solo il 13% delle municipalità ha più di 6 dipendenti e circa 400 municipalità hanno solo un dipendente. Per circa 600 municipalità, le entrate non superano i 30.000 dollari l’anno.

Da quando sono cominciati ad arrivare rifugiati in Libano, le municipalità hanno dovuto sopportare questo crescente onere, con il mandato di fornire servizi sia ai cittadini libanesi che ai rifugiati siriani. Ci si aspetta che la situazione attuale continui a porre ai libanesi sempre maggiori sfide nel prossimo futuro, il che vuol dire crescenti responsabilità che ricadranno sulle spalle delle autorità locali. Per questo Oxfam si sta focalizzando nel riunire i principali portatori di interesse a livello locale, nazionale e internazionale per discutere di soluzioni possibili e sostenibili”, afferma Fran Beytrison, direttore di Oxfam in Libano.
La tavola rotonda è stata incentrata su due questioni principali al cuore della situazione. Prima questione: le priorità principali e i vincoli affrontati dalle municipalità alla luce della crisi dei rifugiati e le soluzioni disponibili affinché il governo centrale possa fronteggiare questi ostacoli, in particolare quelli relativi a problematiche finanziarie e amministrative, e su come fornire servizi comunali ai cittadini e assicurare la corretta allocazione dei fondi, con un focus sulla pianificazione per il futuro.
Seconda questione: i donatori hanno mostrato un rinnovato interesse nel sostenere le autorità locali e questa potrebbe essere l’occasione per migliorare le prestazioni delle stesse autorità locali così come la qualità dei servizi che forniscono. I partecipanti, inclusi il Primo Consigliere del Primo Ministro libanese Dr. Shadi Karam e il Consigliere del Ministro dell’Interno e delle Municipalità, Dr. Khalil Gebara, ha illustrato le sfide che i leader locali devono affrontare nel trattare con i donatori e nello sfruttare l’aiuto che è stato loro promesso.

In questo contesto, Mr. Sami Atallah, direttore esecutivo del Centro Libanese per gli Studi Politici, ha detto che “alcuni ufficiali governativi hanno ben accolto l’ampio ruolo delle municipalità in questa crisi, dal momento che si considera che le municipalità siano adesso” uno strumento per lo sviluppo. “Nella misura in cui è vero, resta una domanda aperta: le municipalità hanno le capacità amministrative e le risorse finanziarie che permetteranno loro di affrontare queste sfide? Difatti, due elementi restringono la capacità delle municipalità di fronteggiare la crisi dei rifugiati: la debolezza dei corpi amministrativi che falliscono nel fornire servizi adeguati, e la mancanza di entrate delle municipalità”.
Mr. Sami Atallah ha poi aggiunto: “per fare in modo che le municipalità giochino un ruolo nello sviluppo e siano in grado di trarre maggiori benefici dall’assistenza dei donatori, è necessario fare riforme considerevoli a vari livelli. Se il governo centrale avesse aperto gli occhi per tenere finalmente conto che le municipalità sono lo strumento per lo sviluppo, avrebbe dovuto fare un passo in avanti e rendere le municipalità in grado di sopportare il peso dello sviluppo efficacemente”.
Nel suo discorso, il Dr. Shadi Karam ha evidenziato che i progetti di sviluppo delle infrastrutture sono cruciali per riattivare la macchina dell’economia in Libano ma anche per offrire lavoro ai siriani. Il Dr. Khalil Gebara ha sottolineato che “la Conferenza di Londra si è focalizzata su come sostenere le municipalità e le unioni di municipalità, riconoscendo anche un supporto finanziario per le municipalità al di fuori dei normali storni di bilancio, in termini di progetti infrastrutturali e di tutela dell’ambiente”.

Emergenza Siria: appello di Oxfam ai leader europei

Bambini profughi

“URGENTE UN AIUTO AI PAESI AL CONFINE CON LA SIRIA PER L’ACCOGLIENZA DEI PROFUGHI”.


Situazione al limite del collasso nei paesi di confine. Nonostante l’economia europea sia 400 volte quella libanese, il Libano da solo sta accogliendo un numero di rifugiati tre volte superiore a quanti sono arrivati in Europa nel 2015.

Alto il rischio di aggravamento della crisi umanitaria. Metà dei migranti arrivati in Europa nel 2015 sono siriani.


I leader europei devono assumere con la massima urgenza una nuova prospettiva che guardi, ad una diversa apertura nell’accoglienza dei profughi siriani in fuga da uno dei conflitti più atroci della storia recente, intervenendo il prima possibile in aiuto dei paesi al confine con la Siria, che con scarsissime risorse, stanno facendo fronte ad una pressione migratoria per loro sempre più insostenibile. E’ l’appello lanciato oggi da Oxfam.


L’Europa ha tutti i mezzi e le capacità per offrire un aiuto concreto alle centinaia di migliaia di uomini, donne e bambini siriani che stanno fuggendo da paura, guerra e violenza. La popolazione dell’Unione europea è almeno 100 volte più grande di quella del Libano, la sua economia produce una ricchezza che è 400 volte superiore a quella del piccolo paese affacciato sul Mediterraneo. Eppure, il Libano sta accogliendo un numero di rifugiati tre volte superiore a quanti sono arrivati in Europa nel 2015: la popolazione libanese è cresciuta di oltre il 25%.


L’Europa sta affrontando una crisi politica, non una crisi migratoria. afferma il direttore dei Programmi in Italia di Oxfam, Alessandro BechiniÈ chiaro che l’Europa ha i mezzi e le capacità per accogliere quanti stanno arrivando alle nostre frontiere. Chi davvero sta affrontando una crisi senza precedenti, di cui ancora non si riesce a intravedere la fine, sono i milioni di profughi che stanno scappando dalla violenza in Siria, e lottano ogni giorno per trovare un riparo, qualcosa da mangiare e una nuova vita”.


Oltre la metà delle oltre 440.000 persone che, secondo i dati dell’UNHCR, nel 2015 sono state costrette a fuggire da guerra, fame e povertà verso l’Europa, sono siriane. Intanto però la stragrande maggioranza degli oltre 4 milioni di rifugiati siriani sono costretti a vivere in accampamenti informali o in rifugi di fortuna nei paesi confinanti, come Giordania e Libano, dove le infrastrutture e i servizi sono ormai al limite del collasso.


Il senso di solidarietà dei cittadini europei nei confronti della situazione dei profughi nell’ultimo periodo, potrebbe rappresentare un primo punto di svolta. – continua Bechini – Auspichiamo che sotto la spinta dell’opinione pubblica e della società civile tutti i governi europei, dopo alcuni positivi passi avanti sul reinsediamento dei profughi, adesso intraprendano in maniera più coraggiosa le azioni necessarie per garantire un accoglienza dignitosa a chi fugge da guerre fame e persecuzioni. Per affrontare appieno l’emergenza migranti in corso, è infatti necessario garantire una maggior sicurezza, fornire vie legali di transito, aumentare l’entità degli aiuti e unire gli sforzi per fermare definitivamente la violenza che in Siria sta causando questa enorme catastrofe umanitaria”.


E’ inaccettabile che in questo scenario si verifichi un ulteriore riduzione degli aiuti per far fronte all’emergenza siriana. – aggiunge il responsabile emergenze umanitarie di Oxfam Italia, Riccardo SansoneDi fronte ad un futuro sempre più incerto in Libano, e sempre più tenui speranze per una rapida conclusione del conflitto, moltissimi rifugiati siriani non avranno altra scelta se non quella di prendere la via del Mediterraneo o dei Balcani rischiando così la propria vita. La risoluzione della crisi siriana deve diventare una priorità per la politica europea”.


A oltre quattro anni dall’inizio del conflitto, i rifugiati siriani non hanno più le risorse e gli strumenti per sopravvivere da soli e ormai sono quasi totalmente dipendenti dagli aiuti umanitari. Tuttavia, oltre il 60% dei fondi necessari per far fronte all’emergenza non è mai arrivato, con le agenzie umanitarie costrette a ridurre l’aiuto che sarebbero capaci di mettere in campo.


Guarda Qui il video di una scuola in un insediamento informale in Libano


Note:

  • Secondo la Banca Mondiale, il PIL dell’Unione Europea, che contra 500 milioni di abitanti, nel 2014 ha superato i 18 mila miliardi di dollari. Nello stesso anno, il PIL del Libano è stato di circa 45 miliardi di dollari su una popolazione di 4 milioni di persone.
  • Oxfam lavora in Giordania, Libano e Siria dal 2013, sostenendo i profughi siriani attraverso la fornitura di acqua, servizi igienico-sanitari, buoni pasto, cash vouchers e articoli invernali.
  • L’anno scorso Oxfam ha chiesto ai paesi ricchi di offrire reinsediamento o altre forme di accoglienza al 5% dei rifugiati accolti nei paesi vicini alla Siria entro la fine del 2015: si trattava di circa 200.000 persone, inserite all’interno di un impegno pluriennale. Secondo l’UNHCR, solo 27.000 profughi sono stati effettivamente reinsediati in Europa.

La campagna “You save lives” arriva a Expo

Campo profughi di Zaatari - credit Luigi Baldelli

Un weekend dedicato ai profughi del mondo.


#rendilivisibili


Oggi nel mondo 59,5 milioni di persone sono in fuga da guerre e conflitti, una popolazione quasi pari a quella italiana. Sono uomini, donne, anziani e bambini costretti a lasciarsi tutto alle spalle, a cui è necessario garantire acqua, cibo e un riparo sicuro. Feeding the Planet, Energy for Life significa anche questo: offrire accesso alle risorse fondamentali ai milioni di persone che a causa di violenza, persecuzioni e conflitti hanno perso ogni diritto a un presente e un futuro nel proprio paese.


Ecco perché in occasione di Expo Milano 2015, Commissione Europea e Oxfam, Civil Society Participant dell’Esposizione Universale, hanno deciso di presentare al pubblico del grande evento milanese You Save Lives, la campagna che si propone di sensibilizzare l’opinione pubblica europea e fare il punto sul dramma dei profughi nel mondo, attraverso le storie e le testimonianze di quanti sono stati costretti ad abbandonare tutto,  a causa delle tre principali crisi umanitarie del momento in Siria, Sud Sudan e Repubblica Centrafricana. Voci e storie che sono state raccolte in una piattaforma digitale (www.eusavelives.org), con l’obiettivo di restituire un volto e un nome a questo immenso esercito di invisibili.


Due giorni di eventi con la partecipazione di Christos Stylianides, Commissario europeo agli aiuti umanitari e gestione delle crisi e Winnie Byanyima, Direttrice esecutiva di Oxfam International per parlare di crisi troppo spesso “dimenticate”, dove Oxfam e Ue sono al lavoro da anni a fianco di milioni di persone che divengono inevitabilmente le prime vittime dell’insicurezza alimentare che la guerra genera. L’ONU stima che solo in Siria 12,2 milioni di persone abbiano bisogno di assistenza umanitaria, tra questi 9,8 milioni necessitano di assistenza alimentare. Lo stesso vale per circa 4,6 milioni di persone in Sud Sudan e circa 1,5 milioni in Repubblica Centrafricana, che hanno gravi difficoltà di accesso al cibo. Milioni di persone in tutto il mondo sopravvivono solo grazie al cibo e agli aiuti umanitari forniti da donatori, organizzazioni internazionali e ONG.

Sud Sudan - credit Luigi Baldelli


I cittadini dell’Unione europea sono la fonte principale degli aiuti impiegati per prestare soccorso ai rifugiati. – ha detto Christos Stylianides, Commissario europeo per gli aiuti umanitari – Promuovere la campagna “You Save Lives” significa informare i cittadini e dar loro conto di come vengono spesi i fondi che sono stati stanziati. Nel 2014 la Commissione europea ha stanziato 854 milioni di euro per aiutare le popolazioni sfollate in 33 diversi paesi. Questi fondi ci permettono di alleviare le sofferenze e ridare una speranza a coloro che hanno perso tutto”.


Oxfam lavora da sempre per aiutare le popolazioni che hanno visto la propria vita devastata da guerre e crisi umanitarie. – ha aggiunto Winnie Byanyima, Direttrice esecutiva di Oxfam International. – Oggi più che mai, è necessario puntare i riflettori sui bisogni, le speranze e i sogni di quanti sono stati costretti a lasciarsi tutto alle spalle”.


Tre gli eventi in programma:


  • L’anteprima internazionale di District Zero, un documentario che racconta la vita dei rifugiati siriani nel campo profughi di Zaatari in Giordania, attraverso i ricordi custoditi nei loro smartphone. Maamun è il protagonista di “District Zero”, il documentario prodotto da Unione Europea e Oxfam, realizzato da Arena Comunicatiòn e Txalap.art, e diretto da Jorge Fernandez Mayoral, Pablo Tosco e Pablo Iraburu, che sarà presentato il 6 settembre alle 17,00 presso l’auditorium di Cascina Triulza, dal Commissario europeo per gli aiuti umanitari Christos Stylianides, dalla Direttrice esecutiva di Oxfam International, Winnie Byanyima e dal regista Pablo Iraburu.  District Zero perché ferme a un “punto zero” sono le vite dei profughi siriani che, a più di quattro anni dallo scoppio della guerra, hanno varcato i confini per cercare un miraggio di pace e tranquillità in un paese straniero. Il documentario verrà presentato al San Sebastian International Film Festival a fine settembre.Clicca qui per vedere il trailer
  • La mostra fotografica “Rendili visibili” di Luigi Baldelli al Padiglione dell’Unione Europea fino al 13 settembre con foto scattate in Libano, Giordania, Sud Sudan e Repubblica Centrafricana. Volti, e ritratti di vita quotidiana tra tende e rifugi di fortuna, per mostrare al pubblico dell’Esposizione Universale cosa significa essere un rifugiato e vivere in un’attesa che sembra non avere mai fine. Un viaggio nei Paesi dove la disperazione di uomini, donne e bambini non nasce tanto dal dover dormire in una tenda, quanto dalla consapevolezza che quella tenda per molto tempo sarà l’unica scelta possibile.
  • La street performance gli “Invisibili” della compagnia teatrale Teatribù, il gruppo d’improvvisazione protagonista dell’ultima edizione di Italia’s Got Talent, domenica 6 settembre alle 15 sul Decumano di EXPO Milano 2015 (all’ingresso di Cascina Triulza) per portare il pubblico ad immedesimarsi nella condizione di quanti sono stati costretti ad abbandonare i propri affetti più cari e adesso non riescono più ad immaginarsi presente e futuro.

IO DONNA E OXFAM PRESENTANO: “DONNE CHE FANNO BENE”

Lo speciale di IO donna dedicato ai nostri progetti umanitari.


Sabato 15 agosto è in edicola con Corriere della Sera

"DONNE CHE FANNO BENE" sabato 15 in edicola con IO DONNA

e online su iodonna.it “Donne che fanno bene”, un importante speciale di 50 pagine, con cover interna, che IO donna dedica ai nostri progetti, con una particolare attenzione alla difesa dei diritti delle donne.


Dopo il successo dello speciale “Sei scrittrici, mille voci”, pubblicato da IO donna nell’agosto 2014, che ha visto impegnate sei tra le più importanti scrittrici italiane, Silvia Avallone, Camilla Baresani, Beatrice Masini, Candida Morvillo, Valeria Parrella e Pulsatilla, il settimanale femminile del Corriere della Sera, torna a darci sostegno raccontando alcuni dei nostri programmi di sviluppo.


Protagoniste dei diari di viaggio di “Donne che fanno bene”, cinque imprenditrici e manager italiane: Camilla Lunelli (Cantine Ferrari), Alessandra Argiolas (Argiolas Formaggi), Marina Piccinini (Ressolar), Chiara Rossetto (Molino Rossetto) e Gemma Fiorentino (Avanade), che hanno messo il loro sapere in fatto di filiera del vino e del latte, energie rinnovabili, produzione di farine e piattaforme digitali a disposizione delle donne sostenute da Oxfam, rispettivamente in Libano, Palestina, Albania, Ecuador e Haiti.


“Anche quest’anno IO donna ha fortemente voluto essere a fianco di Oxfam con la pubblicazione di “Donne che fanno bene”. Uno speciale per raccontare, attraverso le imprenditrici protagoniste, queste storie di speranza e solidarietà.” – spiega Diamante d’Alessio, direttore di IO donna – “Storie di donne che aiutano altre donne, che vivono in contesti più remoti e più poveri, attraverso uno scambio di conoscenze che proseguirà anche dopo il viaggio e che nel contempo diventa occasione per rendere più visibile e rispettato il ruolo di queste donne nei loro Paesi.”


“Oxfam è al fianco di donne che, in paesi in cui la povertà è ancora la realtà quotidiana, reagiscono con l’orgoglio delle proprie tradizioni e, attraverso la valorizzazione delle risorse del proprio territorio, risultano i veri motori di cambiamento per far uscire dalla povertà la propria comunità.” – aggiunge Maurizia Iachino, presidente di Oxfam Italia – “Nel mondo infatti ancora oggi una persona su nove soffre la fame, sono 795 milioni di persone e per la maggior parte donne. Se le donne avessero stessi diritti e opportunità degli uomini, nel mondo soffrirebbero la fame 150 milioni di persone in meno! Nelle pagine del nuovo numero di IO donna, risuonano le voci chiare e forti di donne che reagiscono ogni giorno alla povertà, alle guerre e agli effetti dei cambiamenti climatici, superando ciò che sembrerebbe impossibile superare. Creare l’incontro tra imprenditrici e manager italiane, e le donne al cui fianco Oxfam lavora ogni giorno, ha generato una reazione virtuosa di reciproca conoscenza, portando loro nuove competenze assieme a soluzioni semplici e innovative di lotta alla povertà”.


Nel numero in uscita i racconti di queste esperienze. Parte del ricavato delle vendite sarà devoluto alla nostra organizzazione per contribuire a finanziare i nostri programmi di sviluppo.

Emergenza Siria: superati i 4 milioni di profughi secondo l’UNHCR

Emergenza Siria: rifugiati in un campo profughi

Oxfam: “Negli ultimi 10 mesi un nuovo profugo ogni 27 secondi, urgenti maggiori aiuti per i paesi ospitanti ormai al collasso”.


L’associazione umanitaria lancia un appello alla comunità internazionale per lo stanziamento di 8,4 miliardi di dollari per far fronte all’emergenza, investendo nella fornitura di servizi sanitari e scolastici per i rifugiati siriani


“Un destino peggiore della morte”. Ecco come alcuni dei 4 milioni di rifugiati siriani, accolti nei paesi vicini, descrivono il dramma che hanno vissuto nel veder crollare la propria casa sotto i colpi di mortaio e delle barrel bomb che stanno insanguinando la Siria da ormai oltre 4 anni. Un conflitto che solo negli ultimi 8 mesi ha costretto ogni 27 secondi un siriano a lasciarsi tutto alle spalle, abbandonando un’intera vita andata letteralmente in pezzi. Dalla fine dello scorso agosto sono stati registrati infatti oltre 3.100 nuovi profughi ogni giorno: uomini vecchi, donne e bambini che non hanno più niente. Persone in fuga da atrocità e violenza che, ad esempio, hanno portato la popolazione di Libano e Giordania e a crescere rispettivamente del 25 e del 10 per cento dal 2011.


In seguito all’annuncio odierno dell’UNHCR sul superamento della quota di 4 milioni di profughi siriani, Oxfam lancia un appello alla comunità internazionale perché si faccia fronte al più presto  ai bisogni crescenti di un “intero popolo” in fuga dal conflitto data soprattutto la pressione demografica che sta portando al collasso i paesi ospitanti.


E’ necessario che la comunità internazionale porti a 8,4 miliardi di dollari gli stanziamenti per soccorrere i profughi. – afferma il responsabile emergenze umanitarie di Oxfam Italia, Riccardo Sansone –  E’ di fatto la misura minima d’intervento per garantire l’erogazione di servizi sanitari e scolastici nei paesi vicini alla Siria, che si stanno accollando gran parte dell’accoglienza degli oltre quattro milioni di rifugiati. Un impegno inferiore significherebbe abbandonare al suo destino il popolo siriano e le comunità, spesso molto povere, che accolgono i rifugiati “.


Di fronte un quadro umanitario in continuo peggioramento denunciato da Oxfam, insieme alle organizzazioni umanitarie che sostengono la campagna #WithSyria, in occasione del quarto anniversario dall’inizio del confitto, lo scorso marzo. Una crisi che appare sempre più fuori controllo e che, solo nell’ultimo anno, ha provocato decine di migliaia di vittime. Intanto, chi non è riuscito a fuggire dalla Siria, sta rischiando la vita ogni giorno: sono sempre di più le persone che attualmente vivono in zone e città sotto assedio all’interno del paese. Sullo sfondo, tantissimi abitanti stanno rimanendo senza cibo e acqua, a causa dei gravissimi danni causati dalla guerra ad un terzo delle infrastrutture idriche, con una conseguente riduzione della fornitura d’acqua del 50% rispetto al 2011. A questo drammatico quadro generale si aggiungono i casi di abuso, rapimenti e violenza su donne e minori, che sono diventati una vera e propria arma di guerra. A causa del conflitto in corso, solo nel 2014, si sono verificati all’interno della Siria 12.000 casi documentati di gravi violazioni dei diritti umani nei confronti dei bambini, con un quarto delle scuole, oltre 4 mila, che sono state distrutte dagli attacchi o destinate ad altri scopi.


Il numero dei profughi in fuga da quella che il segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon ha definito la peggiore crisi umanitaria dei nostri tempi, è aumentato esponenzialmente davanti ai nostri occhi. – aggiunge Sansone – La maggior parte di loro è fuggita portando con se solo vestiti che aveva indosso, mentre milioni di persone sono ancora intrappolate in zone di guerra, dal momento che i paesi vicini hanno posto restrizioni ai propri confini a causa della drammatica escalation della crisi. Dal canto suo, la comunità internazionale ha risposto con aiuti inadeguati, limitando le disponibilità per l’accoglienza dei profughi più vulnerabili e non impegnandosi in maniera decisa a portare le parti in conflitto al tavolo dei negoziati. Se vogliamo evitare che altri milioni di siriani siano costretti ad abbandonare la propria casa, restituendo la speranza ad un’intera generazione di giovani siriani, tutto questo deve cambiare adesso”.


Il lavoro di Oxfam Italia per le vittime della crisi siriana
Dall’inizio della crisi siriana, Oxfam ha prestato soccorso fino ad oggi a oltre 1.3 milioni di persone. Solo nell’ultimo anno tra i territori della Giordania e del Libano, i paesi che stanno accogliendo il maggior numero di rifugiati siriani, sono state raggiunte circa 500.000 persone fornendo loro acqua pulita, buoni spesa, contributi per l’affitto e forniture di generi di conforto utili per il freddo come coperte e stufe o kit igienici in estate. Sono state inoltre costruite docce e bagni nei campi profughi, negli insediamenti informali, nel deserto lungo le via di fuga ed infine riparati o costruiti nuovi servizi igienici nelle zone delle città dove i rifugiati hanno trovato alloggio. L’azione di Oxfam si è inoltre spinta all’interno del territorio siriano, dove un milione di persone hanno avuto accesso all’acqua grazie agli interventi svolti ed in corso di riparazione degli acquedotti e di pozzi e ripristino del sistema idrico. Oxfam inoltre fa pressione perché si arrivi al cessate il fuoco, perché vi sia la possibilità di ingresso in sicurezza di operatori umanitari sul territorio siriano e il blocco delle forniture di armi verso le parti in conflitto.

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Oxfam in Libano

Oxfam in Libano

OL’attenzione è rivolta soprattutto alle categorie più deboli quali donne, bambini, anziani e portatori di handicapxfam lavora in Libano dagli anni della Guerra civile, 1975, con interventi di emergenza che si sono intensificati a seguito del conflitto con Israele nel 2006.

L’aiuto umanitario, sempre sviluppato attraverso l’aiuto di Ong o associazioni locali, si è concentrato ai bisogni imminenti della popolazione:

  • accesso all’acqua
  • accesso alle cure primarie e ai beni di prima necessità e, ancora, riabilitazioni
  • attività agricole e ricreative seguendo un approccio quanto più integrato per rispondere ai bisogni a 360°.

Dona Acqua Pulita

La crisi che interessa il Libano oggi è diversa dalle precedenti, non si tratta solo di ricostruire, ma di assistere un flusso di famiglie che abbandona casa, lavoro, affetti scappando dalla guerra e che arriva in un paese il cui strato socio economico non è in grado di integrarli ed assisterli

Data quindi la peculiarità del fenomeno, Oxfam sta rispondendo alla crisi siriana attraverso tre sue affiliate presenti sul campo: Oxfam Italia, Oxfam Great Britain e Oxfam Novib.

Le tre Oxfam presenti hanno istituito un team umanitario di risposta rapida che comprende esperti umanitari generalisti e di settore, in particolare per quando riguarda fornitura di acqua, cibo e protezione ai diritti (WASH, EFSVL e Protection).

(Per approfondire, leggi l’articolo di Paola Gennari su Marie Claire sui profughi siriani in Libano).

Le azioni riguardano principalmente la distribuzione di vouchers per acquisto di cibo, beni di prima necessità ma fornitura di acqua, serbatoi, latrine e sostegno economico ai casi più disagiati per il pagamento dell’affitto.

La componente di protezione è trasversale in tutti gli interventi e mira in particolare a garantire la tutela di bambini  e donne, i cui bisogni vengono spesso trascurati in casi di crisi.

L’attenzione alle categorie più deboli quali donne, bambini, anziani e portatori di handicap è stata ed è ancora oggi uno dei principi fondamentali dell’invento di Oxfam.