Haiti: le donne conquistano la scena del teatro popolare

Una scena dello spettacolo

Samina, Berandette e Presline: tre giovani donne in scena per il futuro di Haiti.


Haiti: 10 nuove produzioni teatrali nel giro di un anno, 40 giovani attori e attrici coinvolti in un programma che stimola la produzione culturale di spettacoli sulla protezione dell’ambiente che ha già al suo attivo oltre 35 repliche. Si tratta di un programma ambizioso gestito dalla giovane artista Marilena Crosato, coordinatrice delle attività nell’ambito del progetto Oxfam “Intercomunalità e messa in rete delle Autorità locali e della società civile per una gestione condivisa del territorio comune nell’area del lago Azuei” cofinanziato dal’Unione Europea e dalla Regione Toscana. Una vera e propria sfida per Haiti, dove l’assenza di un circuito di teatri istituzionali si accompagna alla presenza capillare di un teatro popolare nel quale tradizionalmente gli uomini ricoprono tutti i ruoli. Sono molte, però, le ragazze che hanno integrato le 5 compagnie teatrali attive sul territorio grazie ad Oxfam, per creare nuovi spettacoli che stimolino il dialogo e la consapevolezza della popolazione rispetto alla situazione ambientale della zona.


Ci fermiamo a riflettere sul ruolo delle donne e sul valore del loro impegno insieme a Presline (23 anni, team leader di una delle 5 compagnie teatrali), Gerolda (20 anni) e Bernadette (28 anni). Ci chiediamo innanzitutto quali siano le ragioni dell’assenza delle donne sulla scena popolare haitiana…


Quello che le donne pensano, è semplice: non posso farlo perché la gente mi criticherà. È un lavoro da uomini…”  Gerolda ci spiega che il teatro popolare è generalmente comico, sboccato e ricco di sfumature misogine. Le donne se ne allontanano, “sentono” di non potersi appropriare della scena pubblica. Anche perché esporsi comporta per loro maggiori rischi. È più forte la pressione sociale, quello che una donna può o non può fare in pubblico, i limiti che non può oltrepassare per essere rispettata, per non compromettere la propria dignità.


“È la paura dell’esclusione, che nessuno ti frequenti più”, dice Presline.  “Ma ci sono delle ragazze che osano, come noi.”
Il teatro sociale, che integra la tradizione popolare con l’idea di poter comunicare dei messaggi di forte impatto sociale, è come una protezione per le ragazze. Questo è il loro teatro, quello che si sentono di modellare con la loro presenza, in scena come nella creazione delle pièce.


Delle ragazze timide, come Bernadette, decidono di impegnarsi perché credono in quello che fanno, perché la timidezza è una barriera che si può superare e lascia il posto a nuove emozioni. C’è, nelle parole delle ragazze, un profondo senso di riscatto, di autoaffermazione “Anche noi possiamo fare teatro, sognare, divertirci, perché abbiamo lo stesso valore. Non come donne contrapposte agli uomini ma come attori e attrici di un cambiamento nelle nostre comunità.”


“Quando recitiamo dobbiamo dimostrare alle altre donne che non è difficile!” , esclama Presline, perché alla fine di ogni performance nel il pubblico prevale l’ammirazione per queste ragazze coraggiose. Gerolda conclude raccontando perché, nonostante la sua timidezza, si sia avventurata in questo mondo:
“Io amo il teatro…dalla mia nascita! (ridendo) Amo il teatro perché valorizza ogni persona. C’è un potenziale di crescita per me, come per tutti quelli che assistono agli spettacoli. Quando ci presentiamo in giro è bellissimo: uno a casa propria è solo, nel teatro invece condividiamo. Se amo il teatro non è per diventare una grande artista, cantare o danzare nei grandi teatri, o recitare nei film. Noi abbiamo dei valori. Amo il teatro e il lavoro che facciamo nelle comunità perché mi permette di trasmettere dei messaggi, di parlare con la gente di ambiente, di gestione rifiuti, di deforestazione…con delle storie.”
E la comunità le ascolta…


Di Marilena Crosato

Esperienze di teatro ad Haiti

Un momento della performance

Asyet katon pouri lavi
Fare teatro a Haiti, un’azione urbana per parlare alle persone.


Asyet katon pouri lavi è una performance sui temi dell’ambiente e del riciclaggio. Una creazione collettiva diretta dalla regista italiana Marilena Crosato. Contro l’uso, l’abuso e la dispersione incontrollata dei rifiuti in plastica e polietilene. Per la diffusione capillare della legge che ne vieta l’uso e il commercio.


Un gruppo di personaggi inquietanti entra nel cortile dell’Institut Francais d’Haiti, emettendo suoni incomprensibili. Questo spazio immacolato, uno dei più belli di Port-au-Prince, verrà trasformato durante il breve tempo dello spettacolo in un tipico spaccato urbano, pieno di vita… e di rifiuti, ritrovando infine il suo fascino originario, arricchito di una nuova consapevolezza.


Immaginate di tradurre in immagini i contenuti di un progetto centrato sui processi di governance, ambiente e partecipazione della società civile nella gestione del territorio per le comunità coinvolte. Pensate alle persone, che ogni giorno nel loro piccolo contribuiscono inconsapevolmente a cambiare il territorio in cui vivono accelerando i processi di deterioramento dell’ambiente, in un quadro già allarmante.


Immaginate di voler dire qualcosa che le colpisca, che le porti a realizzare che insieme avrebbero la possibilità di invertire la rotta. Oxfam Italia ha scelto di usare il teatro per parlare alle persone, attraverso un’azione urbana capace di perturbare le coscienze e aprire gli occhi sulla situazione. Con una performance interattiva, che piace, funziona. A dire il vero, afferma uno spettatore, sono la nostra vita quotidiana e la situazione del paese che si vedono sulla scena. È la realtà del paese messa a nudo.


I piatti di carta, i sacchetti e gli altri rifiuti in plastica e polietilene costellano il panorama di Haiti, riempiono i suoi fiumi, sono onnipresenti in qualsiasi scenario, urbano o rurale, e stanno deteriorando la vita delle persone. Il problema è complesso: l’insufficienza della gestione dei rifiuti a livello nazionale e la scarsa presenza dello stato a livello periferico sono elementi che deresponsabilizzano l’individuo, abituato a buttare la bottiglietta di plastica nel momento in cui finisce di bere, perché tanto non troverebbe dove gettarla. Questo gesto elementare e diffuso, insieme all’Asyet Katon, la tipica vaschetta di plastica utilizzata per il pasto quotidiano, sono nel mirino della nostra azione di denuncia.


Immaginate infine cosa significhi per i ragazzi coinvolti nel progetto arrivare a recitare all’Institut Francais di Haiti, uno dei centri culturali più prestigiosi del paese. Alcuni di loro non ci avevano mai messo piede. E leggere, emozionati, le parole lasciate dal pubblico a fine spettacolo:
“Toccante, educativo, emozionante, ideale, impressionante, indimenticabile, piacevole, divertente, coraggioso, interessante, istruttivo…”
Uno spazio per fare sentire la loro voce, per portare la creazione artistica nata sul territorio periferico che affaccia sul lago Azuei nei centri di cultura nazionali, quasi un gesto di rottura rispetto al tradizionale elitarismo che li caratterizza.


Di Marilena Crosato