Migrantour, un viaggio interculturale attraverso le nostre città!

La rete Migrantour

Insieme ad ACRA e Viaggi Solidali abbiamo promosso lo sviluppo della rete europea Migrantour, che oggi conta 15 città (tra cui Lisbona, Parigi, Roma, Napoli, Bruxelles, Firenze), per facilitare la scoperta i tanti piccoli e grandi segreti delle diverse città europee. 

Organizziamo passeggiate guidate da cittadini di origine straniera, per scoprire attraverso il loro sguardo e la loro voce i quartieri più multietnici delle nostre città.

Dal 2010 migliaia di persone hanno partecipato a queste passeggiate, in prevalenza alunni delle scuole secondarie, ma anche cittadini curiosi, turisti stranieri, residenti dei quartieri, gruppi e associazioni.

Firenze con occhi diversi!

Migrantour FirenzeMettersi sulle tracce dei tanti luoghi migranti a Firenze significa guardare la città da un’angolatura diversa e stimolante!

Ne sono testimonianza viva gli edifici di culto, quali la sinagoga, la chiesa russo – ortodossa, la chiesa evangelica, gli istituti di cultura, i luoghi di ritrovo e di scambio fino agli esercizi commerciali che si snodano in zone quali la stazione di Santa Maria Novella o il mercato di San Lorenzo.

Oxfam Italia propone quindi Migrantour Firenze, un percorso sulla Firenze dell’intercultura particolarmente adatto agli alunni di scuole primarie, secondarie, studenti stranieri e a chiunque voglia scoprire la città in termini di accoglienza e d’integrazione. L’iniziativa si incentra sulla dimensione dell’incontro e del dialogo interculturale, con l’idea che un itinerario urbano realizzato con accompagnatori qualificati possa rappresentare un modo innovativo e originale d’imparare a conoscere la città e riflettere sui temi del rapporto tra culture e persone nel mondo contemporaneo.

Per partecipare o per avere ulteriori informazioni: migrantour.firenze@oxfam.it

 
La rete europea Migrantour è supportata dal progetto “New Roots – Migrantour intercultural walks building bridges for newcomers active participation”, co-finanziato dall’Unione Europea (Fondo AMIF) e da Intesa San Paolo e dal progetto “Le nostre città invisibili. Incontri e nuove narrazioni del mondo in città”, con il co-finanziamento dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione e lo Sviluppo (A.I.C.S)

 

Accordo Italia-Libia: scacco ai diritti umani in 4 mosse

Morte nel Mediterraneo e violazioni dei diritti umaniA due anni dalla firma, l’accordo Italia-Libia sulle migrazioni, sostenuto dall’Unione europea, continua a produrre morti nel Mediterraneo e a favorire la detenzione nei centri libici di migliaia di uomini, donne e bambini in fuga da guerre e fame.  In due anni sono annegate 5.300 persone, di cui 4000 solo nella rotta del Mediterraneo centrale.

La strategia messa in atto dal governo italiano e dall’Ue – incurante dei vincoli del diritto internazionale – mostra tutta la sua inadeguatezza nella gestione di politiche di ingressi regolari nel nostro continente e di meccanismi di redistribuzione automatica dei migranti tra gli Stati membri.

Lo denunciamo con Accordo Italia-Libia: scacco ai diritti umani in 4 mosse, il nuovo rapporto che abbiamo diffuso oggi in collaborazione con Borderline Sicilia.

È necessaria un’inversione di rotta, verso l’attuazione di politiche di aiuto e cooperazione improntate al rispetto dei diritti umani e alla costruzione di un ambiente sicuro in Libia e in Europa.

Quali sono le quattro mosse con cui si compie un vero e proprio scacco ai diritti umani?

Mossa numero 1. Guardia Costiera libica, un attore illegittimo

Se la Libia non è un porto sicuro, come più volte ribadito anche a livello europeo, si può continuare a ritenerla attore legittimo di una zona di ricerca e soccorso con la sua Guardia costiera?

Secondo le stime, in questo momento serve solo a intrappolare migliaia di migranti, esponendoli a sistematiche e quotidiane violazioni, torture e abusi di ogni sorta, in campi di detenzione equiparabili a lager ufficiali e non ufficiali.

“[…] La prigione di Bani Walid era un hangar mentre a Sherif eravamo rinchiusi in un tunnel sotterraneo dove si viveva costantemente al buio. In tutto ho vissuto un anno e mezzo di detenzione in entrambe le prigioni, dove tutti vivevamo in condizioni terribili, con tantissime persone che si ammalavano – ha raccontato A.A. eritreo, 28 anni, rapito da una delle tante bande libiche, agli operatori di Oxfam e Borderline –  Le persone ammalate non ricevevano cure. In molti sono morti e sono stati sepolti come animali. Le donne invece venivano violentate di fronte a noi. Venivamo picchiati ogni giorno dalle guardie carcerarie, che ci hanno costretto a chiedere un riscatto alle nostre famiglie”.

Un film dell’orrore che si interrompe, a quanto pare, solo durante le ispezioni delle Nazioni Unite nei campi di detenzione.

“Nei giorni in cui il personale delle Nazioni Unite è venuto dove eravamo detenuti ci hanno trattato bene, permesso di lavarci, vestirci, mangiare e fatto fare un check up medico – ricorda R.M. guineano, 26 anni, rapito da una delle bande di strada di Tripoli – Non appena però lo staff delle Nazioni Unite se ne è andato, le cose sono cambiate immediatamente. Ci hanno ripreso tutto quello che ci avevano dato: cibo, vestiti, sapone”.

Nel 2018, la guardia costiera libica ha intercettato 15.000 persone e le ha riportate indietro esponendole nuovamente a condizioni disumane. Attualmente, 6.400 persone sono intrappolate in luoghi di detenzione ufficiali in Libia, ma molte di loro sono detenute in “carceri non ufficiali”, alcune delle quali gestite direttamente da gruppi armati libici. Non solo: secondo l’ONU, anche i centri ufficiali in diversi casi sono gestiti dalle stesse persone che sono coinvolte nella tratta di esseri umani e nel traffico di persone – che proprio l’UE e l’Italia si sono impegnate a combattere.

Pertanto, riportare i migranti in Libia non fa che alimentare il traffico di esseri umani.

Mossa numero 2. Da Triton a Themis, meno approdi in Italia, ma più rischi per i migranti.

La principale novità introdotta su richiesta del governo italiano, prevede l’obbligo di sbarco dei migranti e dei naufraghi soccorsi, nel porto più vicino al punto in cui è stato effettuato il salvataggio in mare e non più automaticamente in un porto italiano come succedeva con la missione Triton. Inoltre la linea di pattugliamento delle unità navali coinvolte è stata posta al limite delle 24 miglia nautiche dalle coste italiane, riducendo la zona operativa (Triton arrivava alle 30 miglia). Solo per le persone soccorse all’interno del limite diviene automatico lo sbarco in un porto italiano. Una condizione che espone di conseguenza uomini, donne e bambini innocenti, e in fuga da atrocità, a ulteriori rischi, indipendentemente dalla propria storia, condizione di vulnerabilità o dal paese di provenienza. Il tutto, mentre la rotta del Mediterraneo centrale si conferma la più pericolosa al mondo, con 937 morti e dispersi tra giugno e dicembre 2018 su un totale di 1.311 nell’intero anno.

Mossa numero 3. La politica dei “porti chiusi” e dei pericoli aperti.

Il governo in carica, raccoglie l’impostazione del precedente e la porta all’estremo iniziando una lotta corpo a corpo sia con altri stati membri sia con le imbarcazioni che soccorrono naufraghi. Il caso dell’imbarcazione Lifeline, il secondo dopo quello dell’Aquarius costretta a dirigersi a Valencia dopo un tira e molla tra i vari governi europei, rappresenta il precedente che ha condotto il Consiglio europeo del giugno scorso a includere nelle sue Conclusioni la facoltà per gli Stati membri di subordinare lo sbarco a un accordo preventivo sulla redistribuzione dei migranti a bordo. Una misura che sancisce la rinuncia a cercare soluzioni strutturali e che inaugura una fase in cui le decisioni vengono prese caso per caso.

Oltre alle condizioni disperate a cui sono sottoposti i migranti, come nei ben noti casi Lifeline, Diciotti e SeaWatch, il braccio di ferro tra gli stati europei, partito dall’Italia, continua e continuerà a mettere in pericolo la vita di persone vulnerabili, violando allo stesso tempo la Convenzione europea per i diritti dell’uomo agli articoli 2 (diritto alla vita) e 3 (divieto di tortura e trattamenti inumani o degradanti). Questo però non sembra preoccupare l’attuale Governo italiano, che rifiutando l’autorizzazione allo sbarco sul proprio territorio a tutte le navi coinvolte in azioni di salvataggio in mare, non rispetta le norme del diritto interno e internazionale.

Mossa numero 4. Il nemico alle porte: le Organizzazioni Non Governative.

Tra il 2014 e il 2017, le navi delle ONG nel Mediterraneo hanno salvato la vita di 114.910 persone a fronte delle 611.414 soccorse, pari al 18,8% del totale. Nonostante questo la campagna di screditamento e criminalizzazione partita nel 2017 – che non ha generato alcuna condanna giudiziaria – ha determinato mancanza di soccorsi in mare; violazioni dei diritti umani ai danni dei migranti, perpetrati dalla Guardia costiera libica nel corso delle operazioni di salvataggio; ritardi nella segnalazione di naufragi, non denunciati anche per diversi giorni.

L’appello all’Italia e all’Europa

Chiediamo con forza all’Italia di revocare l’accordo con le autorità libiche, in accordo con l’Ue e altri Paesi europei. Per questo oggi assieme a 50 organizzazioni abbiamo inviato una lettera aperta  ai Governi degli stati membri, con la richiesta di impedire che i migranti salvati in mare vengano riportati nell’inferno della Libia.

Allo stesso tempo, facciamo appello all’Italia affinché interrompa la politica dei porti chiusi e al contrario si faccia promotrice a livello europeo di una nuova missione salvataggio nel Mediterraneo.

All’Unione Europea chiediamo di fare tutti gli sforzi diplomatici possibili, affinché gli stati membri approvino nel Consiglio Europeo la Riforma del trattato di Dublino come votata dal Parlamento Europeo, con la previsione di una redistribuzione automatica dei richiedenti asilo.

La campagna Welcoming Europe – Per un’Europa che accoglie

Oxfam sostiene la campagna Welcoming Europe – Per un’Europa che accoglie che ha l’obiettivo di raccogliere 1 milione di firme nei prossimi 12 mesi in almeno 7 paesi membri.

Firme che saranno consegnate alla Commissione europea con la richiesta di presentare un atto legislativo di riforma in materia di immigrazione, volto a superare le difficoltà dei Governi nazionali nella gestione dei flussi migratori.

DIMMI di Storie Migranti

Accoglienza e integrazione

Vogliamo contrastare le cause della xenofobia e dell’intolleranza con gli strumenti della cultura “dal basso”, favorendo percorsi formativi e informativi che contribuiscano alla crescita di cittadini “globali” per cui la “diversità” rappresenti una risorsa.

Vogliamo promuovere e supportare con strumenti adeguati alla popolazione una migliore conoscenza ed esperienza dei temi della migrazione, dell’accoglienza e dell’integrazione partendo dal racconto di sé come strumento di conoscenza ed incontro con l’Altro.

Sono alcuni degli obiettivi che si pone il progetto “DIMMI di Storie Migranti”, finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS), e implementato da Un Ponte Per… insieme a 46 organizzazioni partner su tutto il territorio italiano, in Iraq e in Libano.

Attività e destinatari

Il progetto si rivolgerà in modo particolare ad oltre 5.000 studentesse e studenti in Italia, delle scuole secondarie e delle università; ad oltre 450 insegnanti e docenti; ad oltre 400 persone migranti e alle comunità locali di Campania, Lazio, Lombardia, Toscana, Veneto, Sicilia.

Sono previste sia numerose attività laboratoriali dedicate ai migranti, che specifiche formazioni scolastiche e universitarie sui temi del contrasto alla xenofobia e tecniche di narrazione.

Verrà favorita a livello nazionale la raccolta, la conservazione e la valorizzazione di storie migranti che possano mostrare in modo diretto la complessità dei fenomeni migratori, dei percorsi di integrazione e di accoglienza in atto, attraverso lo sviluppo di canali e strumenti espressivi che valorizzino il racconto di storie personali delle persone migranti.

La collaborazione con realtà che si occupano di comunicazione e informazione permetterà la creazione di una piattaforma web narrativa sulla quale raccogliere e diffondere le storie raccolte.

Parallelamente saranno realizzate attività di sensibilizzazione e informazione verso la cittadinanza sui temi dell’accoglienza e della migrazione.

Grazie al contributo delle tante organizzazioni partner, verranno poi realizzati gemellaggi scolastici e universitari tra istituti in Italia e Centri di aggregazione o classi sia in Iraq che in Libano, dove Un Ponte Per… opera da anni.

Per saperne di più e per essere sempre aggiornati è anche possibile seguire la pagina Facebook del progetto DIMMI di Storie Migranti.

Concorso DIMMI 2019

Il racconto di sé come strumento d’incontro con l’altro: è questo il presupposto del Concorso Dimmi 2019, indetto in occasione della XXXV edizione del “Premio Pieve Saverio Tutino” organizzato dall’Archivio Diaristico Nazionale e aperto alle prime 150 storie che arriveranno entro il 30 aprile 2019.

 

Vulnerabili e abbandonati

Ammassati, esposti a violenza e senza accesso alle cure mediche

Denunciamo il dramma  di centinaia di donne incinte, minori non accompagnati, sopravvissuti a torture e a abusi, sono costretti nel pieno dell’inverno a vivere in condizioni “disumane” nei campi profughi delle isole greche nel nostro report “Vulnerabili e abbandonati” diffuso oggi.

Donne incinte, bambini soli sopravvissuti a torture e guerra costretti in condizioni “disumane”Abbiamo raccolto tante drammatiche testimonianze di migranti a cui viene negato il diritto a un’accoglienza dignitosa, come conseguenza del collasso del sistema di identificazione e di protezione.

Nel dossier, le voci di madri che sono state mandate via dagli ospedali a soli quattro giorni da un parto cesareo e che si sono ritrovate a vivere in una tenda assieme ai figli appena nati. Abbiamo testimonianze di minori e donne sopravvissuti a violenze sessuali e ad altri traumi, che sopravvivono in campi profughi dove regolarmente avvengono risse. 

Nel campo di Moria, che contiene il doppio di persone che potrebbe accogliere, c’è un solo medico per quasi tutto il 2018, incaricato dalle autorità di Lesbo di provvedere all’identificazione e al primo soccorso delle circa 2.000 persone, che arrivavano ogni mese sull’isola.  

È inaccettabile trovarsi nella condizione di non poter identificare le persone che hanno immediato bisogno di aiuto. Identificare e assistere queste persone è un dovere fondamentale sia per la Grecia che per l’Europa. In base alle norme europee e greche, minori non accompagnati, donne incinte o con bambini piccoli, persone con disabilità e sopravvissuti a torture devono essere identificati come vulnerabili e quindi rientrare nel normale sistema di accoglienza per richiedenti asilo, anziché essere sottoposti a processi lampo con il solo obiettivo di rimandarli in Turchia.  

Sono inoltre moltissimi i casi di persone detenute ingiustamente nonostante siano giovanissime, soffrano di malattie psichiche e o disagi fisici dovuti ai traumi subiti. Una condizione in cui è molto difficile avere accesso a cure mediche e all’assistenza psicologica.

L’emergenza a Lesbo nel pieno dell’inverno

Donne incinte, bambini soli sopravvissuti a torture e guerra costretti in condizioni “disumane”L’inverno ha portato una pioggia incessante a Lesbo e la tendopoli è diventata una vera e propria palude di fango, con le temperature che nelle prossime settimane si abbasseranno ancora sotto lo zero portando la neve. In cerca di qualsiasi fonte di calore le persone stanno iniziando a bruciare tutto quello che trovano, inclusa la plastica. Portano stufe improvvisate e pericolose dentro alle tende, rischiando la vita solo per riscaldarsi.

Le autorità locali e le organizzazioni umanitarie stanno facendo il possibile per migliorare le condizioni di vita delle persone bloccate nei campi, ma tutti gli sforzi sono resi vani dalle politiche che continuano a bloccare le persone sull’isola per periodi di tempo indefiniti.

L’appello alla “Fortezza Europa”

Facciamo appello all’Unione europea, agli stati membri perché si trovi al più presto una soluzione all’emergenza che si sta consumando nelle isole greche; servono:

  • uno staff sanitario adeguato
  • un diverso sistema di identificazione dei più vulnerabili
  • trasferimenti regolari dei migranti sulla terraferma.

Assistiamo ad una chiusura di fatto delle frontiere europee, che tradisce i valori fondanti dell’Unione e il comune senso di umanità che dovrebbe guidarne l’azione. Alle frontiere di Croazia e Ungheria migliaia di uomini, donne e bambini in fuga da guerre e persecuzioni vengono respinti in Serbia dove sono costretti a vivere intrappolati, come in un limbo. Qui noi di Oxfam lavoriamo per assicurare pasti e ricovero nei centri predisposti dal Governo. Alla frontiera italiana, lungo la rotta del Mediterraneo centrale, dopo la chiusura dei porti decisa dal Governo la scorsa estate, da giorni interminabili assistiamo al dramma di 49 profughi bloccati in mare a rischio della vita.

Tutto questo è insensato e ingiusto. Ciascuno Stato deve fare la propria parte accogliendo una quota di migranti e agire perché si giunga prima possibile alla riforma del Trattato di Dublino, in linea con la posizione del Parlamento europeo.

La campagna Welcoming Europe – Per un’Europa che accoglie

Oxfam sostiene la campagna Welcoming Europe – Per un’Europa che accoglie che ha l’obiettivo di raccogliere 1 milione di firme nei prossimi 12 mesi in almeno 7 paesi membri per.

  • il cambiamento delle politiche europee sui migranti
  • la creazione di passaggi sicuri per i rifugiati
  • la protezione delle vittime di abusi, sfruttamento e violazioni dei diritti umani

Le firme saranno consegnate alla Commissione europea con la richiesta di presentare un atto legislativo di riforma in materia di immigrazione, volto a superare le difficoltà dei Governi nazionali nella gestione dei flussi migratori.

Concorso DIMMI 2019

Il racconto di sé come strumento d’incontro con l’altro: è questo il presupposto del Concorso Dimmi 2019, indetto in occasione della XXXV edizione del “Premio Pieve Saverio Tutino” organizzato dall’Archivio Diaristico Nazionale e aperto alle prime 150 storie che arriveranno entro il 30 aprile 2019.

L’idea è quella di promuovere una conoscenza più approfondita rispetto ai temi della migrazione, partendo dai ‘Diari Multimediali Migranti’ ovvero racconti in prima persona dai migranti (o dalle persone migranti sul nostro territorio) dei migranti con l’obiettivo di costruire una nuova narrazione, superare gli stereotipi e le semplificazioni, contribuire alla crescita di una cittadinanza globale.

Un’idea nata nel 2012 grazie al sostegno di Regione Toscana e che ha già portato – grazie alle prime tre edizioni del concorso – alla raccolta di oltre 220 narrazioni migranti.

Il concorso 2019 s’inserisce nell’ambito di “DIMMI di Storie Migranti“, un progetto più ampio, finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS), guidato dalla Ong Un Ponte Per… e che vede la collaborazione di 47 partner tra organizzazioni non governative, associazioni, Comuni e Regioni.

Un Comitato Scientifico, composto da rappresentanti di diverse organizzazioni, si occuperà di valutare e ammettere al Concorso le prime 150 opere pervenute entro la data del 30 aprile 2019. I racconti potranno essere in forma scritta o servirsi di fotografie, immagini, e-mail, lettere e disegni, cartoline, video o musica, purché inediti e strettamente autobiografici, cioè riferiti a se stessi. Dovrà essere mantenuta la forma originaria della narrazione e l’autenticità del linguaggio (non verrà dato peso ad eventuali incertezze linguistiche e grammaticali). Non saranno accolte invece opere romanzate, bensì solo racconti veritieri che abbiano per tema la propria esistenza. Al concorso sono ammessi racconti di sé redatti anche non in lingua italiana. In tal caso è obbligatorio consegnare il testo (o video/audio) originale con allegata una traduzione in lingua italiana e qualsiasi altro materiale che permetta di valutare l’autenticità della narrazione.

Il Comitato selezionerà poi una o più opere per assegnare una menzione speciale per ciascuna delle due seguenti categorie: autori e autrici che non abbiano compiuto il 21esimo anno d’età al momento della consegna della narrazione; autori e autrici che abbiano superato i 21 anni di età.

Le opere scelte per la menzione speciale saranno premiate con la pubblicazione presso un editore di livello nazionale.

L’annuncio delle opere vincitrici sarà dato in occasione della XXXV edizione del “Premio Pieve Saverio Tutino” che si svolgerà a Pieve Santo Stefano, Arezzo, dal 13 al 15 settembre 2019.

Per conoscere i dettagli del concorso, i criteri di ammissione e non ammissione delle testimonianze, basta scaricare il regolamento.

Per partecipare, è necessario scaricare e compilare il modulo di partecipazione e inviarlo, insieme all’opera, a uno dei recapiti indicati sul regolamento.

Per saperne di più e per essere sempre aggiornati è anche possibile seguire la pagina Facebook del progetto DIMMI di Storie Migranti.

Nuove norme su immigrazione senza umanità

In occasione della Giornata internazionale dei diritti dei migranti abbiamo pubblicato il report I sommersi e i salvati della protezione umanitaria, in cui analizziamo le conseguenze della riforma del sistema di accoglienza per 120 mila migranti vulnerabili nei prossimi 2 anni, attraverso le testimonianze di chi da un giorno all’altro si sta vedendo negare il diritto all’accoglienza e all’integrazione.

Le conseguenze della riforma del sistema di accoglienza

“Quando sono arrivato in Libia sono stato rapito e portato in prigione. Lì le persone ogni giorno vengono picchiate e molti sono stati uccisi davanti ai miei occhi solo perché chiedevano di essere pagati per il lavoro che avevano svolto. Così Ibrahim Salifu, richiedente asilo accolto da Oxfam in un Centro di accoglienza straordinaria (CAS), ricorda gli abusi subiti per 7 anni nell’inferno libico.

Per i traumi e gli abusi fisici e psicologici di cui è stato vittima, a Ibrahim è stata da poco riconosciuta la protezione umanitaria. Sta studiando l’italiano, imparando e cercando un lavoro, ma dato che la protezione umanitaria gli è stata concessa dopo il 5 ottobre –  ossia dopo l’entrata in vigore del Decreto immigrazione e sicurezza, da poco convertito in legge – rischia nel prossimo futuro di ritrovarsi per strada, perché non potrà più entrare in un Centro di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR), dove avrebbe dovuto concludere il suo percorso di integrazione.

Secondo le stime, questa sorte dovrebbe riguardare oltre 12 mila migranti vulnerabili, in regola con il permesso di soggiorno, mentre nei prossimi 2 anni circa 120 mila persone sono destinate a scivolare nell’irregolarità, tra permessi per motivi umanitari non rinnovati (circa 32.750), non rilasciati (27.300), e pratiche arretrate che saranno esaminate dalle Commissioni Territoriali secondo le nuove disposizioni di legge (70 mila).

Le Prefetture di tutta Italia nei giorni scorsi hanno inviato agli enti gestori dei Centri di Accoglienza Straordinaria disposizioni per la cessazione immediata dell’accoglienza dei titolari di protezione umanitaria. Migranti vulnerabili sono stati semplicemente gettati in strada, in pieno inverno, senza nessun riguardo per la loro condizione e in totale assenza di soluzioni alternative.

Una situazione incredibile da tutti i punti di vista. Ne è riprova la notizia, di queste ore, di una parziale e frettolosa retromarcia del Governo che ha dato “indicazioni verbali” ai Prefetti di sospendere momentaneamente le revoche dell’accoglienza e di attendere una circolare ministeriale in proposito.

Le vittime della riforma

A subire le conseguenze più gravi sono neo-maggiorenni, madri con bimbi piccoli, persone in fuga dall’orrore di guerre, persecuzioni e torture che saranno semplicemente tagliate fuori dal sistema di accoglienza.

Con un futuro di fronte che, nella migliore delle ipotesi, si presenta pieno di incognite e un percorso di integrazione lasciato a metà. Vittime quasi sempre due volte della disumanità delle politiche migratorie adottate dall’Italia e dall’Europa: prima con l’accordo Italia – Libia e adesso con le politiche introdotte dal Governo.

Non mi aspettavo di sopravvivere, né che la mia bambina si salvasse. Per questo l’ho chiamata Miracle…che vuole dire miracolo”. Così Beauty Isimhenmhen, mamma di 25 anni costretta a fuggire dalle persecuzioni in Nigeria mentre era incinta, ricorda la paura di non farcela, durante il suo viaggio verso l’Italia e l’Europa. La tragedia del suo passaggio obbligato in Libia, durante cui ha perso il marito ed è rimasta sola. Arrivata in Italia al nono mese di gravidanza è riuscita a salvare sua figlia appena in tempo. Oggi sta imparando un lavoro, la lingua, ma famiglie come la sua hanno ancora la possibilità di essere accolte nei centri SPRAR, solo perché hanno ottenuto il trasferimento dal CAS in cui si trovavano prima del 5 ottobre, data in cui è entrato in vigore il Decreto immigrazione e sicurezza.

Non si tiene più conto della condizione dei richiedenti asilo, del loro percorso di integrazione. Ci sono capitati casi di persone in grande difficoltà – famiglie con bambini piccoli, vittime di torture, ragazzi e ragazze appena maggiorenni – a cui dopo il riconoscimento dello stato di protezione umanitaria è stata revocata la possibilità di entrare nei centri SPRAR, il giorno stesso dell’entrata in vigore del Decreto.

Un enorme costo sociale, l’appello al Governo

Mentre abbiamo assistito ad una riduzione dell’’80% degli sbarchi in Italia, comunque non si stanno interrompendo gli arrivi nel nostro Paese, anche in inverno: oltre 2 mila da inizio ottobre ad oggi. Persone che, in un sistema di accoglienza che privilegia la gestione puramente emergenziale, andranno ad aggravare la situazione.

Buttando in strada migliaia di persone si pongono le basi per un drammatico incremento del conflitto sociale, della marginalità, del risentimento, della povertà.

Si darà nuova linfa al lavoro nero e alla criminalità organizzata, che avrà gioco facile nel reclutare i più disperati. Allo stesso tempo l’aumento del disagio avrà un enorme impatto sui bilanci comunali, stimato da ANCI in ben 280 milioni euro annui.

Ebbene di fronte a tutto questo chiediamo con forza di riconsiderare l’approccio definito nella riforma, che di fatto nega i diritti delle persone più deboli, tradendo lo spirito della nostra Costituzione, della Dichiarazione universale dei diritti umani, per la quale si sono accese migliaia di fiaccole in tutta Italia solo qualche giorno fa.

La campagna Welcoming Europe – Per un’Europa che accoglie

Oxfam sostiene la campagna Welcoming Europe – Per un’Europa che accoglie che ha l’obiettivo di raccogliere 1 milione di firme nei prossimi 12 mesi in almeno 7 paesi membri.

Firme che saranno consegnate alla Commissione europea con la richiesta di presentare un atto legislativo di riforma in materia di immigrazione, volto a superare le difficoltà dei Governi nazionali nella gestione dei flussi migratori.

Palermo: conferenza sulla Libia

Pochi passi avanti per processo di riconciliazione

Condividiamo ogni tentativo da parte del Governo italiano di lavorare per la stabilizzazione della Libia ed un vero e pacifico percorso di riconciliazione, partendo dalla definizione di elezioni democratiche, non può che essere condivisibile.

Ma ancora una volta nel corso del summit di Palermo, si è deciso di girare la testa dall’altra parte, non assumendo nessun impegno concreto per il rispetto dei diritti umani di migliaia di migranti, uomini, donne e bambini, che ogni giorno sono vittime delle più orrende torture e di abusi nei centri di detenzione libici. 

Al contrario l’agenda della Conferenza si è concentrata essenzialmente sulla formazione delle forze di sicurezza regolari libiche e sull’unificazione di alcune istituzioni economiche e finanziarie interne al Paese.

Migliaia di migranti sono ancora vittime di torture, rapimenti e schiavitù in Libia

Dal via libera all’accordo tra Italia e Libia che ha portato una riduzione degli sbarchi lungo la rotta del Mediterraneo centrale di quasi l’80%, Oxfam ha documentato gli abusi e le violenze subite dai migranti passati in Libia.

Ad agosto 2017 in un rapporto basato su testimonianze dirette (158 interviste), Oxfam e i suoi partner Borderline e MEDU, hanno denunciato che l’84% delle migranti intervistati aveva subito trattamenti disumani, violenze e tortura in Libia.

Serve un vero impegno da parte dell’Italia e di tutta la comunità internazionale, affinché sul tavolo dei futuri negoziati il tema della tutela dei diritti umani venga assunto come prima priorità.

Lavorando su questa strada facciamo inoltre appello al Ministro degli Esteri Moavero e alla vice Ministro Del Re a considerare la possibilità di coinvolgere sin da subito un’ampia rappresentanza della società civile e delle organizzazioni umanitarie italiane in un incontro con la società civile libica.

Migranti, i centri proposti dalla Ue saranno nuovi campi di detenzione

Chiediamo la riforma del sistema di asilo a livello europeo e la riapertura dei porti italiani

La Commissione Europea ha proposto la realizzazione di nuovi “centri controllati” di sbarco per migranti e rifugiati all’interno dell’Unione Europea e tramite accordi ad hoc nei paesi extra-Ue.

Una proposta preoccupante, dal momento che questi centri controllati potrebbero diventare dei veri e propri campi di detenzione. Impostazione già fallita in Grecia, dove le persone si trovano a dover sopravvivere in condizioni disumane. (altro…)

Per la riforma del Trattato di Dublino e del sistema di asilo europeo

Chiediamo la riforma del Trattato di Dublino e del sistema di asilo europeo

Chiediamo ai leader europei che si riuniranno domani e venerdì per il Consiglio europeo in programma a Bruxelles una riforma del sistema di asilo europeo in grado di garantire:

  • la condivisione di responsabilità tra tutti gli Stati membri
  • la tutela dei diritti di chi fugge da guerre e persecuzioni.

In questo momento le persone che cercano riparo in Europa si stanno scontrando con frontiere chiuse, porti chiusi, respingimenti effettuati anche illegalmente come nel caso dei minori a Ventimiglia.

A preoccupare inoltre l’atteggiamento assunto dal Governo italiano nelle ultime settimane rispetto alle operazioni di salvataggio in mare.

Al largo delle coste italiane, intere famiglie oggi sono intercettate e riportate in Libia per ritrovarsi nuovamente vittime degli abusi e delle torture da cui sono scappate, in Grecia restano invece intrappolate in campi sovraffollati con servizi di base del tutto insufficienti.

Vogliamo una prospettiva europea condivisa e solidale e che l’Italia sciolga qualsiasi ambiguità sulla riforma del Trattato di Dublino.

Per questo chiediamo che l’Italia riapra i propri porti alle navi, anche a quelle delle ONG, cariche di persone in fuga dalla Libia. 

European Solidarity

Sosteniamo l’iniziativa di mobilitazione #EuropeanSolidarity, lanciata in tante piazze europee e italiane e sui social network di cittadini e organizzazioni della società civile per chiedere un’Europa più accogliente e solidale.

Oxfam Italia sarà presente alle 18 a Firenze con molte altre organizzazioni nel quadro della manifestazione #Insiemecontroilrazzismo, oltre che a Roma e in altre città italiane.

La campagna Welcoming Europe – Per un’Europa che accoglie

Oxfam sostiene la campagna Welcoming Europe – Per un’Europa che accoglie che ha l’obiettivo di raccogliere 1 milione di firme nei prossimi 12 mesi in almeno 7 paesi membri per.

  • il cambiamento delle politiche europee sui migranti
  • la creazione di passaggi sicuri per i rifugiati
  • la protezione delle vittime di abusi, sfruttamento e violazioni dei diritti umani

Le firme saranno consegnate alla Commissione europea con la richiesta di presentare un atto legislativo di riforma in materia di immigrazione, volto a superare le difficoltà dei Governi nazionali nella gestione dei flussi migratori.

Se questa è Europa. La situazione dei migranti a Ventimiglia

La situazione dei migranti a Ventimiglia

A tre anni dal ripristino dei controlli alla frontiera da parte della Francia, la situazione dei migranti a Ventimiglia resta grave. A lungo donne, bambini e ragazzi soli si sono accampati sul greto del fiume, in condizioni durissime. I recenti sgomberi, disperdendo le persone sul territorio, le hanno rese ancora più vulnerabili.

La Francia continua i respingimenti di minori non accompagnati, in palese violazione del diritto europeo e interno. Minori non accompagnati anche di 12 anni continuano a essere vittime di abusi, detenzioni e respingimenti illegali.

Nei primi quattro mesi di quest’anno sono stati 4.231 i migranti (16.500 da agosto 2017 ad aprile di quest’anno), adulti e minorenni, passati da Ventimiglia, provenienti in maggioranza da Eritrea, Afghanistan e Sudan, in particolare dal Darfur. Un numero che con ogni probabilità è destinato a crescere con l’arrivo dell’estate. Al momento però l’unica struttura di accoglienza è presso il Campo Roja che ha disponibili 444 posti.

Il rapporto Se questa è Europa

Il nuovo rapporto Se questa è Europa, diffuso oggi da Oxfam, Diaconia Valdese e Asgi, che lavorano a Ventimiglia per prestare soccorso ai migranti bloccati in città, in condizioni di estrema vulnerabilità, lancia un allarme che parte dalle testimonianze dei tanti in fuga da guerra e persecuzioni, che ogni giorno cercano di attraversare la frontiera, a cui troppo spesso viene negata protezione e il diritto di chiedere asilo previsto dalle norme europee.

1 su 4 è un minore che cerca di ricongiungersi con familiari o conoscenti in Francia, Inghilterra, Svezia o Germania.

Sempre di più le donne sole, anche con figli piccoli, costrette a dormire all’aperto.

L’intervento, ormai di prassi, della polizia francese comporta, prima ancora del respingimento in Italia, in violazione delle norme europee e francesi:

  • il fermo dei minori, spesso la loro registrazione come maggiorenni
  • la falsificazione delle dichiarazioni sulla loro volontà di tornare indietro
  • la loro detenzione senza acqua, cibo o coperte, senza la possibilità di poter parlare con un tutore legale.

I ragazzi raccontano anche di essere stati vittime di riprovevoli abusi verbali o fisici: il taglio delle suole delle scarpe, il furto di carte SIM. In molti vengono costretti a tornare fino a Ventimiglia a piedi, lungo una strada priva di marciapiede, con qualunque condizione atmosferica: una giovanissima donna eritrea è stata costretta a farlo sotto il sole cocente, portando in braccio il suo bambino nato da soli 40 giorni.

In Italia, invece, permangono gravi disfunzioni nella tutela dei diritti dei minori all’interno dei centri di accoglienza: molti non vengono iscritti a scuola, come prevede la legge, o non ricevono informazioni sulle possibilità di richiedere asilo o ricongiungersi legalmente con la propria famiglia in altri paesi europei.

 

Rapporto in francese: NULLE PART OÙ ALLER. L’échec de la France et de l’Italie pour aider les réfugiées et autres migrantes échouées à la frontière vers Vintimille

Rapporto in inglese: NOWHERE BUT OUT. The failure of France and Italy to help refugees and other migrants stranded at the border in Ventimiglia

L’appello a Italia, Francia e Ue

Di fronte a quest’emergenza in continuo divenire, chiediamo alle autorità locali e al Governo italiano che vengano individuate rapidamente strutture adeguate per realizzare un centro per minori non accompagnati in transito e uno per donne sole con e senza figli, che garantisca una permanenza dignitosa e sicura dei soggetti più vulnerabili.

Insieme a Diaconia Valdese e Asgi attraverso l’unità mobile del progetto Open Europe, da settembre del 2017 abbiamo soccorso circa 750 migranti, arrivati a Ventimiglia, di cui il 20% di minori stranieri non accompagnati:

  • attraverso la distribuzione di kit di prima necessità ai tanti costretti a vivere all’aperto lungo il greto del fiume Roja
  • identificando i casi di abuso soprattutto verso i soggetti più vulnerabili
  • fornendo, là dove necessario, assistenza legale per presentare ricorso verso il decreto di respingimento a supporto di un’eventuale richiesta di protezione internazionale
  • dando informazioni sui servizi presenti sul territorio e i rischi connessi all’attraversamento della frontiera italo-francese.

La campagna Welcoming Europe – Per un’Europa che accoglie

Oxfam sostiene la campagna Welcoming Europe – Per un’Europa che accoglie che ha l’obiettivo di raccogliere 1 milione di firme nei prossimi 12 mesi in almeno 7 paesi membri.

Firme che saranno consegnate alla Commissione europea con la richiesta di presentare un atto legislativo di riforma in materia di immigrazione, volto a superare le difficoltà dei Governi nazionali nella gestione dei flussi migratori.