Grecia: stop alle deportazioni da chi fugge da guerre e abusi

Isola di Lesbo, Grecia - credit Pablo Tosco

Isola di Lesbo, Grecia – credit Pablo Tosco

Le deportazioni delle persone arrivate in Grecia in fuga da guerre e abusi devono aver fine: chi vuole chiedere asilo deve essere accolto degnamente, non trattenuto in centri di detenzione. L’appello arriva oggi da Oxfam, Norwegian Refugee Council e Solidarity Now, alla vigilia della visita di Papa Francesco e del Patriarca Bartolomeo prevista domani nell’isola di Lesbo.

Dal 20 marzo – data dell’accordo tra UE e Turchia sull’emergenza migranti – circa 6.300 persone sono arrivate nelle isole greche, e sono trattenute, in modo del tutto arbitrario, in veri e propri centri di detenzione. La maggioranza di loro ha fatto richiesta di asilo: tuttavia la Commissione Europea, nonostante l’impegno dello scorso 4 aprile a inviare nelle isole 1.500 funzionari e poliziotti per esaminare le richieste, non ha assicurato ancora il sostegno necessario al Greek Asylum Service, che può contare a Lesbo su appena una manciata di funzionari e operatori.

Dopo 7 giorni di pausa, la scorsa settimana sono ricominciati i rientri forzati dei migranti in Turchia.  Ad aggravare la situazione ci sono poi le “misure di emergenza” adottate dal governo greco lo scorso 3 aprile, come le interviste rapide per determinare l’ammissibilità della richiesta di asilo. Secondo queste nuove procedure, in un solo giorno si potrà decidere il futuro di una persona o stabilire se la Turchia è un paese sicuro o meno.

“Per come stanno le cose oggi, abbiamo fondati timori che molte persone – oggi trattenute in quelli che sono diventati veri e propri centri di detenzione nelle isole greche – possano essere rinviate in Turchia senza essere state informate pienamente sui loro diritti e quindi senza avere avuto nemmeno l’opportunità di chiedere asilo in Europa”, afferma Elisa Bacciotti, direttrice Campagne di Oxfam Italia “Non può essere questo il nuovo volto dell’Europa, che mette al primo posto la sicurezza delle frontiere a prezzo della deportazione di esseri umani. Ci auguriamo che Papa Francesco e il Patriarca Bartolomeo, come leader spirituali e morali, possano contribuire a richiamare l’Unione europea al rispetto dei suoi valori fondanti: il rispetto della dignità e dei diritti umani.”

“E’ scioccante vedere in che modo l’Europa stia trattando questi uomini, donne e bambini che fuggono verso il nostro continente alla ricerca di una vita migliore, lontano da guerra e persecuzioni. – afferma Jan Egeland, Secretary General del Norwegian Refugee CouncilTrattenuti in centri di detenzione sovraffollati, privati di ogni dignità e dei più elementari diritti umani, queste persone vivono in condizioni deprecabili. I leader europei hanno in mano le chiavi di questa crisi: devono immediatamente aprire i campi”.

Sbarco a Lesbo, Grecia - credit Pablo Tosco

Sbarco a Lesbo, Grecia – credit Pablo Tosco

Le associazioni umanitarie denunciano che le condizioni di vita nei centri di detenzione si stanno rapidamente deteriorando, con molte persone costrette a dormire all’aperto o in spazi angusti; non ci sono procedure di identificazione per i soggetti più vulnerabili, e rimangono in stato di detenzione  bambini, donne incinte, persone con disabilità. A Lesbo e Chio alcuni pakistani che hanno ricevuto un trattamento discriminatorio hanno minacciato di suicidarsi. Si sono già verificati episodi di violenza di notte e le donne sono particolarmente a rischio.

“L’Europa non può continuare a ignorare questa situazione disumana. – afferma Epaminondas Farmakis, Managing Director di Solidarity NowDobbiamo assicurare che queste persone possano vivere in posti aperti e sicuri per tutto il tempo che resteranno nel paese. E ancora più importante è che immediatamente si ponga fine le deportazioni verso la Turchia. A chi fugge da guerre e abusi bisogna dare la possibilità di esercitare i propri diritti, fra cui quello di asilo”.

Oxfam, Norwegian Refugee Council e Solidarity Now chiedono all’Unione europea di:

  • sospendere immediatamente i rientri forzati dalla Grecia alla Turchia;
  • aprire tutti i campi dove le persone hanno espresso l’intenzione di chiedere asilo;
  • garantire l’integrità delle procedure per la richiesta d’asilo, assicurando che le persone abbiano rapidamente accesso all’assistenza legale;
  • incrementare lo staff del Greek Asylum Service nelle isole per visionare le richieste di asilo e assicurare che le persone possano presentare la documentazione prima di qualsiasi ordine di deportazione;
  • mettere fine ad arresti e detenzioni arbitrari. La preoccupazione maggiore riguarda il crescente uso della detenzione per ingresso irregolare come strumento per limitare la libertà di movimento dei richiedenti asilo

Papa Francesco chiede di agire per tutelare il nostro pianeta

Winnie Byanyima Direttrice Esecutiva di Oxfam InternationalOxfam plaude al richiamo senza precedenti di Papa Francesco ad agire per contrastare il cambiamento climatico


La protezione dell’ambiente è al cuore all’agenda del Vaticano, come testimonia l’Enciclica “Laudato si’” di Papa Francesco, pubblicata oggi dalla Santa Sede, che per la prima volta si concentra sul tema del cambiamento climatico.
Nel testo il Santo Padre sottolinea la necessità di modificare i nostri stili di vita per prevenire le catastrofiche conseguenze dei cambiamenti del clima e per rimuovere le cause dei crescenti livelli di disuguaglianza.


Winnie Byanyima, Direttrice esecutiva di Oxfam International ha dichiarato:
“L’appello del Santo Padre, Sua Santità Papa Francesco, ci ricorda che il cambiamento climatico riguarda innanzitutto le persone; che ad esso è dovuto l’aggravarsi dell’evidente e crescente disuguaglianza tra ricchi e poveri. Le emissioni prodotte dai paesi ricchi hanno impatti catastrofici che colpiscono in misura maggiore i più poveri.


Soltanto quando i leader mondiali daranno ascolto all’autorità morale del Papa sulle questioni cruciali della disuguaglianza e del cambiamento climatico, le nostre società potranno essere più sicure, più prospere e più uguali.