DISUGUITALIA

È in tema di reddito che in Italia si percepiscono le più forti disuguaglianze.

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Il sondaggio realizzato da Demopolis (Risultati sondaggio) rileva che il 76% degli intervistati è convinto della mancanza di equità nella distribuzione dei redditi. Oltre il 60% individua nella concentrazione dei patrimoni e nelle opportunità di accesso al mondo del lavoro altri due ambiti in cui le disuguaglianze in Italia si manifestano con maggiore risalto.

Il 61% ritiene che le disuguaglianze siano aumentate negli ultimi 5 anni. Il 67% considera l’accesso ai servizi pubblici di base, come istruzione e sanità, garantito solo in parte e con livelli di qualità differenti. Per l’82% quello in vigore è un sistema fiscale iniquo.

Accanto alle relazioni clientelari e alle politiche economiche, il 65% ritiene inoltre che ad amplificare la disuguaglianza siano evasione ed elusione fiscale: per ben 8 intervistati su 10 gli abusi fiscali sottraggono al bilancio dello Stato risorse fondamentali per l’erogazione dei servizi pubblici.

Scheda Pillole di giustizia fiscale 

I risultati dell’indagine sono stati illustrati oggi alla Camera dei Deputati in occasione dell’evento Le sfide poste dalla crescente disuguaglianza e il ruolo dell’Italia, al quale sono intervenuti per il Governo i Sottosegretari Pier Paolo Baretta e Sandro Gozi, l’Ambasciatore Pietro Sebastiani, e parlamentari di diversi schieramenti come Lia Quartapelle, Paolo Beni, Sergio Cofferati, Maria Edera Spadoni, Giulio Marcon, Giovanni Paglia, Alessio Mattia Villarosa.

 Il sondaggio si è spinto a indagare tra gli intervistati quale sia il grado di consenso verso alcune misure di giustizia fiscale. Rispetto alle pratiche elusive di multinazionali o di soggetti con grandi patrimoni personali che sfruttano, seppur in modo lecito, una tassazione bassa o nulla nei paradisi fiscali, l’85% dei cittadini richiede nette misure di contrasto, consapevoli del fatto che chi elude, sottrae ingenti risorse allo Stato e alla collettività.

Flash Mob – Basta Paradisi Fiscali

Altrettanto elevate le percentuali di consenso a una maggiore trasparenza fiscale. L’86% è a favore di misure che permettano la piena trasparenza dei beneficiari effettivi di società, fondazioni e trust; il 76% supporta la richiesta di trasparenza nei bilanci delle imprese multinazionali, rendendo pubbliche le informazioni sulle loro attività economiche, sui profitti realizzati e sulle tasse pagate in ciascun Paese dove un gruppo multinazionale opera.

demopolis-2“Oggi 62 paperoni possiedono la stessa ricchezza della metà più povera del mondo, vale a dire 3,6 miliardi di persone. In Italia, l’1% più ricco è in possesso del 23,4% della ricchezza nazionale netta. Si tratta di una disuguaglianza preoccupante e insana, sia da un punto di vista economico, che da uno animato da considerazioni più etiche. Dall’indagine realizzata con Demopolis, emerge la netta percezione della disuguaglianza e delle dispari opportunità. La classe politica non può più permettersi di ritardare l’adozione di rimedi ambiziosi in materia di giustizia fiscale, contrastando gli abusi fiscali in Italia e a livello internazionale che alimentano la grande disuguaglianza dei nostri tempi – dichiara Roberto Barbieri, direttore generale.

“Il momento politico, soprattutto in Europa, è particolarmente favorevole per estendere l’obbligo di rendicontazione pubblica paese per paese a tutte le multinazionali che operano nell’UE e arrivare a definire una blacklist europea di paradisi fiscali, sulla cui base adottare efficaci misure difensive e sanzionatorie verso quelle giurisdizioni e corporation che non rispettano gli standard europei di corretta governance fiscale. Vanno inoltre fatti passi avanti per l’introduzione di un efficace modello di tassazione unitaria in UE per le grandi corporation” ha concluso Barbieri.

“La crisi – spiega Pietro Vento, direttore dell’Istituto Demopolis – sembra aver determinato, nell’opinione pubblica italiana, una maggiore consapevolezza sull’importanza delle scelte in materia economica e fiscale. Per l’80% è oggi prioritaria e urgente l’attuazione di politiche volte a ridurre le crescenti disuguaglianze sociali ed economiche nel nostro Paese”.

L’evento di oggi in Parlamento ha rappresentato anche l’occasione per consegnare ai rappresentanti del Governo presenti le oltre 342.000 firme raccolte con la petizione Basta con i paradisi fiscali.

Collage consegna firme "Basta con i paradisi fiscali" - evento alla Camera dei Depitati, 10 novembre 2016

Nota informativa e metodologica

Il sondaggio è stato condotto nel mese di ottobre 2016 dall’Istituto Demopolis, diretto da Pietro Vento, per Oxfam Italia su un campione di 3.000 intervistati, rappresentativo dell’universo della popolazione italiana maggiorenne, stratificato per genere, fascia d’età e area geografica di residenza. Coordinamento dell’indagine demoscopica a cura di Pietro Vento e di Maria Sabrina Titone, con la collaborazione di Giusy Montalbano e Marco E. Tabacchi. Per informazioni: info@demopolis.it. Metodologia completa ed approfondimenti su: www.demopolis.it

Flash-mob Basta con i paradisi fiscali

Flash mob per dire basta ai paradisi fiscali

Un’isola caraibica nel cuore di Firenze, popolata da elusori fiscali intenti a brindare al motto di “sole, spiagge e niente tasse”.

Intorno il “resto del mondo”, che armato di cartelli semplicemente dice “no”, a questo status quo.

E’ il flash-mob messo in scena stamani alla Biblioteca delle Oblate di Firenze da decine di nostri attivisti, arrivati da tutta Italia per l’evento nazionale dei volontari, per chiedere la fine dell’era dei paradisi fiscali che alimentano disuguaglianza e povertà, riducendo le risorse indispensabili ai governi per garantire, soprattutto nei paesi poveri, l’erogazione dei servizi pubblici essenziali.

Uno stunt realizzato a due anni dallo scandalo “Luxleaks”, per rilanciare la nostra petizione Basta con i paradisi fiscali, che ad oggi ha raccolto oltre 340 mila firme.

L’iniziativa è stata il momento centrale di una giornata, dedicata all’ex parlamentare inglese ed attivista di Oxfam Jo Cox uccisa lo scorso giugno, ricca di incontri che hanno coinvolto giornalisti, economisti ed esperti intorno ai temi dell’elusione fiscale e del ricorso ai paradisi fiscali, che ogni anno sottraggono solo nei paesi poveri oltre 100 miliardi di dollari alle casse degli stati.

A Firenze l’evento nazionale dei volontari dedicato a Jo Cox

Sabato 5 novembre dalle 9.00 alla Biblioteca delle Oblate (in via dell’Oriuolo 24) 

tanti volontari e volontari-1attivisti da tutta Italia, per una giornata di partecipazione sui temi della lotta alla disuguaglianza e della giustizia fiscale, dedicata a Jo Cox, parlamentare inglese e nostra attivista uccisa lo scorso giugno.

Un’intera giornata con i nostri volontari aperta al pubblico per conoscere le campagne e i progetti che l’organizzazione realizza nel mondo contro l’ingiustizia della povertà e della disuguaglianza che ancora oggi fa sì che l’1% del pianeta sia più ricco del restante 99%.

Alle 12.30 vi aspettiamo al Flash-mob con i nostri volontari nello spazio antistante la Biblioteca delle Oblate.

Per partecipare alla giornata

Elusione fiscale e ricorso ai paradisi fiscali saranno al centro degli incontri per ricordare quanto siano i paesi più poveri a esserne colpiti con una perdita in termini di gettito nelle casse dei governi pari a oltre 100 miliardi di dollari all’anno. Un contesto che ci ha portato a lanciare la petizione “Basta con i paradisi fiscali”, che in poco tempo ha raggiunto le 340 mila firme.

Da Firenze una riflessione su un fenomeno che riguarda tutti

volontari-oxfam-7Attraverso gli interventi di economisti, esperti e giornalisti, la giornata di sabato offrirà quindi a tutti i partecipanti un’occasione di riflessione sulla disuguaglianza e su ciò che la accresce, un tema che riguarda tutti. Anche in un contesto come quello italiano, dove l’1% più ricco oggi detiene il 23,4% della ricchezza nazionale netta, una quota che in valori assoluti è pari a 39 volte la ricchezza del 20% più povero dei nostri connazionali.

Dopo il benvenuto ai partecipanti, la giornata avrà infatti inizio alle 10.00 con l’intervento del direttore generale di Oxfam Italia Roberto Barbieri, che racconterà il lavoro e l’impegno di Oxfam nella lotta alla disuguaglianza e alla povertà in Italia e nel mondo.  Mattinata di lavoro in gruppi, invece, che permetterà ai tanti volontari di conoscere più da vicino le attività di Oxfam. Alle 12.30 saranno quindi protagonisti di un originale flash mob proprio sui temi della disuguaglianza e della giustizia fiscale nello spazio antistante la Biblioteca delle Oblate.

La giornata riprenderà poi dalle 14,30 con l’intervento della direttrice delle nostre campagne, Elisa Bacciotti, che riporterà al centro della riflessione l’esperienza di Jo Cox, parlamentare ed ex attivista di Oxfam, uccisa lo scorso giugno.  A seguire dalle 15.30, in programma la tavola rotonda moderata dal Presidente dell’Associazione Stampa Romana, Massimo Rocca, dal titolo Attivarsi per una nuova economia: promuovere la giustizia fiscale per contrastare la disuguaglianza”, durante cui si alterneranno gli interventi di Max Lawson, Head of Inequality Policy di Oxfam International; di Roberto Barbieri, Direttore Generale di Oxfam Italia; di Chinedu Emmanuel Bassey, Tax Justice Officer del Civil Society Legislative Advocacy Center e di Leonardo Becchetti, professore ordinario di Economia Politica dell’Università Tor Vergata.

“Se non riusciamo a porre un freno alla crescita della disuguaglianza sarà impossibile sconfiggere la povertà. –  

volontari-2 afferma il nostro responsabile dell’ufficio attivisti, Lorenzo Ridi Abbiamo un grande e ambizioso obiettivo: contribuire all’azzeramento della povertà estrema entro il 2030. Una sfida che non potremmo raccogliere senza la passione e la partecipazione dei nostri attivisti, che negli ultimi anni sono sempre di più a Firenze e in tutta Italia. Dedicare una giornata all’impegno che mostrano ogni giorno nel sostenere i nostri progetti e il nostro lavoro in Italia e nel mondo è il nostro modo per ringraziarli per il loro indispensabile contributo”. 

Ufficio stampa Oxfam Italia

David Mattesini: +39 349 4417723; david.mattesini@oxfam.it

Valentina Barresi: +39 346 2308590; valentina.barresi@oxfam.it

 

 

Armonizzazione Fiscale nella UE – perno della lotta all’elusione delle corporation

Ieri sera la Commissione Europea ha presentato un nuovo pacchetto di misure volte a rendere più efficace il contrasto all’elusione fiscale delle multinazionali che operano nella UE. Il punto centrale del pacchetto è la proposta di armonizzazione della base imponibile per l’imposta sulle società in un’ Europa con 28 diversi sistemi fiscali nazionali.

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La proposta di una base imponibile comune e consolidata europea o CCCTB ( Common Consolidated Corporate Tax Base), che adesso dovranno discutere gli stati membri, è pensata sia come una norma anti-abuso, sia come un freno all’agguerrita concorrenza fiscale fra gli stati dell’Ue. Concorrenza che si manifesta oggi con scelte al ribasso sulle aliquote fiscali per gli utili societari nonchè mediante diverse definizioni nei Paesi UE degli utili d’impresa soggetti a tassazione.

“La proposta di un modello di tassazione unitaria per le multinazionali, insieme a misure sulla trasparenza fiscale d’impresa – come la rendicontazione pubblica paese per paese, gli interventi contro le pratiche fiscali dannose e un processo efficace di blacklisting europeo dei paradisi fiscali, si colloca nel solco delle misure di giustizia fiscale su cui insistiamo da tempo, auspicate anche dagli oltre 340.000 cittadini firmatari della nostra Basta Con I Paradisi Fiscali. Per questo ne sosteniamo lo spirito e l’impianto generale. dichiara la direttrice delle nostre Campagne, Elisa Bacciotti Il prezzo dell’elusione fiscale in UE, stimato in oltre 150 miliardi di euro all’anno, viene oggi pagato da tutti noi: incide sui bilanci degli Stati e ostacola il rilancio di politiche a sostegno delle fasce più vulnerabili della popolazione nazionale ed europea’.

 “Questo modello, che considera le società di un gruppo multinazionale non più come entità separate ai fini fiscali – calcolandone invece gli utili complessivi europei e apporzionandoli tra gli Stati Membri a seconda di dove l’impresa conduce le sue attività e realizza valore economico – elimina la possibilità di eludere il fisco sfruttando disallineamenti fiscali fra i diversi Paesi UE e abusando dei prezzi di trasferimento per transazioni infragruppo. – aggiunge Bacciotti – Per questo chiediamo al governo italiano di mantenere il sostegno alla misura annunciato oltre un anno fa dal Ministro Padoan in occasione di una audizione pubblica al Parlamento Europeo”

Vai al video: Pagheresti 20 euro per un caffè?

 La proposta di armonizzazione della Commissione prefigura un approccio a due fasi con due direttive distinte – procedura che dovrebbe rendere più facile il raggiungimento di un consenso unanime fra gli Stati Membri, essenziale per l’adozione di un provvedimento in materia fiscale. A riguardo riteniamo che alcuni dettagli tecnici delle proposte nel pacchetto richiedano particolare attenzione. In particolare in merito alla prospettiva di prefigurare deduzioni per le imprese che si finanziano tramite nuove emissioni azionarie (ispirandosi verosimilmente al modello italiano sugli interessi nozionali) o di concedere deduzioni e super-deduzioni per le spese riconducibili a ricerca e sviluppo.

italia_image_922_full‘La proposta della Commissione va nella direzione della ricostruzione di un’Europa più politica, nella quale gli Stati Membri non si facciano concorrenza fiscale agguerrita per attrarre investimenti delle grandi corporation a discapito delle piccole e medie imprese nazionali che subiscono forti svantaggi competitivi, e dei cittadini contribuenti che pagano quotidianamente il prezzo degli abusi fiscali in termini di servizi pubblici sotto finanziati – conclude Bacciotti  – Questo è essenziale per combattere i mali del nostro tempo: l’assoluta povertà con numeri a rischio di aumento e l’estrema disuguaglianza che mette a repentaglio quanto finora fatto per ridare la speranza ai cittadini più poveri. L’ultima parola spetta, come sempre ai governi dei Paesi UE, che ci auguriamo agiscano nell’interesse collettivo dei cittadini europei’. 

 Note

La prima proposta di direttiva sulla CCCTB è stata presentata dalla Commissione UE nel 2011, ma non ha riscontrato consenso fra gli Stati membri, notoriamente sulla parte relativa al consolidamento fiscale europeo.

A fine Ottobre 2015 la Commissione Europea ha comunicato di ritirare de facto la direttiva del 2011 e di essere al lavoro per una nuova proposta legislativa relativa a una CCCTB vincolante da presentare nel 2016. Da inizio Ottobre 2016 a inizio Gennaio 2017 la Commissione ha tenuto aperta una consultazione pubblica (cui Oxfam ha partecipato) sulla prospettiva, tra l’altro, di un approccio a più fasi alla CCCTB.

Il pacchetto di misure presentato dalla Commissione il 25.10.2016 tiene conto dello stallo nelle discussioni sulla proposta del 2011 e definisce un cammino in due step (con due direttive ad hoc): nella prima fase si dovrebbe arrivare a un accordo sulla definizione di una CCTB (common corporate tax base) europea ovvero su un modo uniforme (per tutti i Paesi UE) di definire la base imponibile per l’imposta sulle società; nel secondo step  – che la Commissione vuol rendere vincolante per le multinazionali con fatturato annuo consolidato superiore ai 750 milioni di euro e che realizzano utili in più Stati membri dell’UE –  si passerebbe al consolidamento ovvero alla definizione di un’unica base imponibile europea apporzionata fra i Paesi UE interessati secondo una formula bilanciata che tenga conto della forza lavoro impiegata nonché del valore degli asset e delle vendite delle società nazionali di un gruppo che opera cross-border. Ogni Stato membro applicherebbe la propria aliquota fiscale nazionale alla porzione di base imponibile attribuitagli.

La proposta di una CCCTB europea gode da tempo del sostegno dell’ex Ministro dell’Economia e delle Finanze, il Prof. Vincenzo Visco, mentre la sua implementazione a due fasi ha ricevuto in data 22.09.2015 il supporto del Ministro Pier Carlo Padoan, in occasione di un’audizione pubblica alla commissione TAXE del Parlamento Europeo.

La CCCTB rappresenta un modello di tassazione unitaria delle multinazionali che si basa sul principio della single entity con le diverse società controllate di un gruppo multinazionale non più interpretate come entità separate ai fini fiscali. E’ una misura significativa contro il trasferimento artificiale infragruppo degli utili d’impresa, capace di depotenziare l’abuso del transfer pricing e il ricorso a regimi preferenziali da parte delle corporation.

La Commissione UE stima che la CCCTB porterebbe a una riduzione del profit shifiting in UE di circa il 70%. Le stime complessive sull’elusione in UE si attestano, secondo il recente studio Closing the European Tax Gap di R. Murphy realizzato per il gruppo S&D del Parlamento Europeo, intorno a 150 miliardi di euro all’anno. Il fenomeno BEPS (base erosion and profit shifting) delle corporation costa secondo l’OCSE agli erari di tutto il mondo fino a 240 miliardi di dollari all’anno di entrate erariali mancanti.

La proposta di CCCTB è sostenuta da oltre 340.000 cittadini, firmatari della petizione Basta con i paradisi fiscali di Oxfam, lanciata nel Gennaio 2016.

 Video “Pagheresti 20 euro per un caffè?”

L’Africa derubata di miliardi di dollari dalle offshore

500 miliardi di dollari sono depositati in paradisi fiscali, mentre i governi perdono 14 miliardi di tasse l’anno: quanto basta a salvare la vita di 4 milioni di bambini e 200.000 madri, permettendo ad ogni ragazzo africano di andare a scuola.

I nuovi Panama Papers pubblicati oggi rivelano come, attraverso società anonime offshore, l’Africa venga derubata di miliardi di dollari di gettito fiscale proveniente dalla gestione delle sue risorse naturali.

Quest’ultimo filone dello scandalo si concentra sulle risorse economiche che l’Africa perde ogni anno per il massiccio ricorso a società di comodo e a pratiche di abuso fiscale, come reso noto dal grande lavoro svolto dall’ICIJ. dichiara Winnie Byanyima, direttrice esecutiva di Oxfam InternationalI paradisi fiscali, cui fanno ricorso privati e aziende, procurano danni enormi alle comunità più povere del mondo. E’ un saccheggio che deve finire perché sottrae risorse essenziali per istruzione, sanità e lavoro. In Africa 1 bambino su 12 muore prima dei 5 anni di età, 34 milioni non vanno a scuola e 40 milioni di giovani sono senza lavoro”.

Una situazione che sta ampliando sempre di più la forbice tra ricchi e poveri in Africa, privando i governi di risorse essenziali per garantire i servizi di base alla popolazione. Secondo le stime di Gabriel Zucman circa un terzo del patrimonio degli africani più ricchi, ossia 500 miliardi di dollari sono depositati in paradisi fiscali. Nel frattempo il numero dei miliardari è pressoché raddoppiato dal 2010, fino al punto in cui le 10 persone più ricche del continente hanno accumulato una ricchezza personale equivalente al Pil di un paese come il Kenya. Una situazione che genera una perdita di 14 miliardi di tasse l’anno in mancate entrate fiscali (da singoli individui): quanto sufficiente a salvare la vita di 4 milioni di bambini e 200 mila madri, permettendo ad ogni ragazzo africano di andare a scuola.

Nonostante tutta la retorica e le buone intenzioni i governi semplicemente non stanno facendo abbastanza per fermare i flussi illeciti, l’evasione e l’elusione fiscale. – conclude Byanyima –  I governi devono smettere di cercare rimedi alle falle del sistema fiscale internazionale e concentrarsi su una sua radicale riforma. Un primo passo potrebbe essere quello di porre fine alla segretezza finanziaria che consente ai ricchi del pianeta e alle multinazionali di non pagare la loro giusta quota di tasse, ponendo nel contempo fine alla dannosa corsa al ribasso nella tassazione societaria”.

La petizione “Basta con i paradisi fiscali”

Affinché si metta fine al più presto all’era dei paradisi fiscali Oxfam, nell’ambito della campagna Sfida l’Ingiustizia, ha lanciato la petizione Basta Con I Paradisi Fiscali, che ha già raggiunto in pochi mesi quasi 285 mila firmatari.

Chiedi a Matteo Renzi e ai leader mondiali di dire basta ai paradisi fiscali: firma la petizione.

Summit Anticorruzione di Londra: “I paradisi fiscali danneggiano l’economia”

dissapear_facebook_ITAlla vigilia del Summit Anticorruzione, che il 12 maggio riunirà a Londra i rappresentanti di 40 Paesi, della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale, oltre 300 economisti di 30 paesi lanciano un appello attraverso una lettera rivolta ai leader mondiali affinché si metta la parola fine alla segretezza delle operazioni finanziarie realizzate offshore. Un appello che parte da un dato sostanziale: ad oggi non c’è alcuna reale ragione economica che possa ancora giustificare l’esistenza dei paradisi fiscali.

Tra i firmatari alcuni degli economisti più influenti degli ultimi anni a livello internazionale: da Thomas Piketty, autore del best-seller internazionale “Il Capitale nel XXI secolo”, ad Angus Deaton, Premio Nobel per l’Economia nel 2015, a Jeffrey Sachs, direttore dell’Earth Institute presso la Columbia University e consigliere del Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon.  Un appello sposato anche dall’ambiente accademico italiano. Assieme ai docenti delle più prestigiose università del mondo come Harvard, Oxford, Sorbona, infatti tra i firmatari ci sono oltre 100 economisti dei più importanti atenei italiani: da La Sapienza, alla Bocconi, da Tor Vergata all’Università di Bologna e molte altre ancora. Tutti concordi su un punto: i paradisi fiscali compromettono le capacità degli Stati di raccogliere gettito fiscale e a rimetterci sono soprattutto i Paesi poveri. Nonostante tra i firmatari vi siano differenti opinioni su quale sia il livello di tassazione ottimale, vi è però un’ampia convergenza nel considerare i paradisi fiscali distorsivi del corretto funzionamento dell’economia mondiale.

In un’economia globale sostenibile la gigantesca elusione fiscale dei nostri giorni deve diventare un ricordo del passato­.dichiara Leonardo Becchetti, Professore Ordinario di Economia Politica all’Università Tor Vergata di Roma, tra i firmatari della lettera – L’alibi dei super-ricchi per le disuguaglianze crescenti è sempre stato quello che alla fine il denaro sarebbe sgocciolato verso il basso. Ma neppure questo accade se i soldi vengono portati nei paradisi fiscali. Abbiamo grande fiducia che il cambiamento atteso accadrà perché i cittadini hanno detto basta a questa continua erosione di risorse che altera persino le statistiche sulla produzione, portandole verso i paradisi e riduce la torta a disposizione per salute, istruzione ed altri beni pubblici”.

L’ADESIONE DI OXFAM ALL’APPELLO

L’appello diffuso oggi dai 300 economisti è stato coordinato da Oxfam che con la petizione Basta con i paradisi fiscali ha raccolto in pochi mesi l’adesione di quasi 280 mila cittadini da tutto il mondo.

“L’autorevolezza di questo appello rafforza l’operato di Oxfam, che ne ha coordinato l’azione, nell’ambito della campagna Sfida l’Ingiustizia in cui si chiede ai leader mondiali di porre fine all’era dei paradisi fiscali a livello globale. – aggiunge Roberto Barbieri, Direttore Generale di Oxfam Italia.  L’attuale sistema fiscale permette ai più ricchi e potenti di nascondere tesori offshore, privando i Paesi di risorse essenziali per servizi pubblici di base come sanità e istruzione. Oxfam, da sempre impegnata con le comunità più vulnerabili in oltre 90 paesi, affinché sia data a tutti la possibilità di uscire dalla povertà, avverte che finché i paradisi fiscali continueranno ad esistere milioni di persone sono destinate a restare povere”.

LE RICHIESTE AI LEADER MONDIALI

Per contrastare le diffuse pratiche di abuso fiscale, i firmatari dell’appello chiedono quindi ai Governi di definire nuove regole globali, al fine di obbligare le grandi corporation a rendicontare pubblicamente le loro attività in ciascun Paese in cui operano e assicurare la creazione di registri pubblici dei beneficiari effettivi di beni e società.

LA GRAN BRETAGNA AL CENTRO DELL’ELUSIONE MONDIALE

L’appello degli economisti mette in luce inoltre come la Gran Bretagna sia in una posizione di primo piano per porre fine all’era della segretezza offshore: attraverso i Territori Britannici d’Oltremare, la Gran Bretagna ha infatti sovranità su oltre un terzo dei paradisi fiscali di tutto il mondo. Più della metà delle società create da Mossack Fonseca, lo studio legale al centro del recente scandalo Panama Papers, sono state costituite infatti nei Territori Britannici d’Oltremare come le Isole Vergini.

Scarica qui la lettera integrale

Consulta qui la lista completa degli economisti firmatari dell’appello

Oxfam: inefficace operazione della Commissione UE su trasparenza fiscale delle multinazionali

Stunt Oxfam a Bruxelles

Stunt Oxfam a Bruxelles

Appello al Parlamento europeo e ai Governi per correggere la proposta di direttiva della Commissione affinché possa realmente promuovere maggiore giustizia fiscale

Stamani stunt di Oxfam a Bruxelles per dire Basta con i Paradisi Fiscali

 

Oggi la Commissione Europea ha perso l’opportunità di contribuire efficacemente a porre fine all’era dei paradisi fiscali. La proposta presentata dal Commissario Hill in materia di maggiore trasparenza fiscale per le imprese multinazionali operanti nell’Unione europea ha una portata limitata che non permette di contrastare efficacemente il fenomeno dell’elusione fiscale di cui i recenti scandali Panama Papers e LuxLeaks hanno dato chiara evidenza.

“La Commissione Europea ha finalmente riconosciuto la trasparenza fiscale come elemento cardine per contrastare l’elusione fiscale – afferma la direttrice delle campagne di Oxfam Italia, Elisa Bacciotti – Tuttavia, la proposta che è stata presentata non introduce un’efficace rendicontazione pubblica paese per paese”.

I limiti della proposta sono così sintetizzabili:

  • Non vi è piena trasparenza dell’operato delle multinazionali quando operano al di fuori dei confini UE. L’obbligo per le multinazionali di rendicontazione finanziaria con un’analisi di dettaglio paese per paese, viene proposto solo per i paesi UE e per le attività condotte nei paradisi fiscali (i cui criteri di definizione saranno però oggetto di discussione tra gli Stati Membri con evidenti implicazioni politiche che possono fortemente compromettere una definizione obiettiva, esaustiva ed operativa di paradisi fiscali UE). Per tutti gli altri paesi extra-UE si richiede solo la presentazione di un unico dato aggregato.
  • La soglia di fatturato per l’applicazione dell’obbligo di rendicontazione pubblica paese per paese è troppo alta. Il reporting è obbligatorio esclusivamente per le compagnie con un fatturato consolidato annuo superiore ai 750 milioni di euro. Secondo le stime OCSE questa soglia escluderebbe dall’obbligo di reporting l’85-90% delle multinazionali. Va ricordato che nella Direttiva Contabile europea la soglia del fatturato per le grandi imprese si attesta invece a 40 milioni di euro.
  • Le informazioni richieste alle multinazionali nella rendicontazione non sono esaustive. La proposta della Commissione predispone un insieme limitato di reporting information, lasciando fuori dal perimetro di rendicontazione elementi chiave come la lista delle sussidiarie, le vendite, gli asset e i sussidi pubblici ricevuti dalle compagnie. Informazioni indispensabili per stabilire con certezza il livello effettivo di tassazione delle imprese e accertare se le imposte vengono pagate laddove gli utili sono a tutti gli effetti generati.

La proposta di fatto si applica soltanto al 10-15% delle multinazionali operanti nella UE, lasciando tutte le altre in una zona d’ombra. – continua Bacciotti – I dati vengono disaggregati soltanto per le attività svolte nei paesi UE e nei paesi classificabili come paradisi fiscali: peccato che non esista ancora una lista condivisa di paradisi fiscali tra i membri dell’UE, e che la sua definizione comporterà ritardi e opposizioni da parte degli Stati Membri. Persino Panama, attualmente sotto i riflettori per la recente fuga di documenti non è un paradiso fiscale per molti paesi UE, tra cui l’Italia. Quello che noi chiediamo è semplice ed immediato: che tutte le multinazionali rendicontino pubblicamente le loro operazioni, in qualsiasi paese vengano effettuate”.

L’introduzione di una rendicontazione pubblica paese per paese è infatti tra le richieste della petizione di Oxfam Basta con i Paradisi Fiscali che ha già raccolto 218.000 firme. Nella consultazione lanciata proprio dalla Commissione Europea pochi mesi fa, in vista della stesura della proposta di direttiva presentata oggi, il 66% dei contributi ricevuti si è espresso a favore di un’ambiziosa proposta di trasparenza fiscale per le multinazionali.

In questi giorni – conclude Bacciotti – sono moltissimi i cittadini delusi e indignati dagli scandali e dalle pratiche di elusione fiscale perpetrate da individui e soggetti corporate: a questi cittadini Parlamento e Governi Europei devono dare un segnale di svolta, lavorando per correggere la proposta di direttiva della Commissione e farla diventare una misura per promuovere politiche di crescita equa, inclusiva e di lungo termine, capace di contrastare la disuguaglianza”.

 

Il più grande scandalo di sempre sull’elusione fiscale

Attivisti di Oxfam

Attivisti di Oxfam

OXFAM:LA MEGATRUFFA DEI PANAMA PAPERS! INDEROGABILI LE RIFORME PER UNA TRASPARENZA TOTALE”

Mentre il mondo viene scosso dalle rivelazioni dell’ICIJ (International Consortium of Investigative Journalists) sulla presunta elusione fiscale perpetrata da nomi illustri del mondo della politica,  bancario, finanziario, imprenditoriale, dello sport e dello spettacolo, sia a livello internazionale  che italiano, Oxfam rilancia l’appello ai leader e alle istituzioni mondiali ed europee affinché si arrivi il prima possibile alla definizione di regole stringenti, che impediscano la sottrazione di risorse alla collettività, attraverso il ricorso a sofisticati meccanismi di elusione fiscale.

A rimetterci sono i cittadini di tutto il mondo, Italia inclusa. Anche se il conto più salato, alla fine, lo pagano i paesi più poveri: ogni anno, secondo le stime, perdono 170 miliardi di dollari in mancate entrate fiscali. Così, mentre ricchi individui e grandi corporation nascondono i propri “tesori” nei paradisi fiscali (sottraendo alla collettività la loro giusta quota di tasse), vi sono nel mondo ancora oggi almeno 400 milioni di persone che non hanno accesso a servizi sanitari pubblici di base. Un fenomeno, quello del ricorso ai paradisi fiscali, ormai diffuso ovunque: basti pensare che circa il 30 per cento del patrimonio dei super-ricchi del continente africano è detenuta offshore, con un costo per la collettività di 14 miliardi di dollari all’anno: una cifra che da sola consentirebbe di assumere abbastanza insegnanti per mandare a scuola ogni ragazzo africano e di coprire la spesa sanitaria di 4 milioni di bambini.

“Dopo gli scandali Luxleaks e Swissleaks, l’inchiesta Panama Papers di ICIJ, che sta coinvolgendo trasversalmente nomi eccellenti del mondo della politica, bancario, finanziario, imprenditoriale, dello sport e dello spettacolo, getta nuova luce su subdole pratiche elusive e sulla pervasività degli abusi fiscali a livello globale e nel nostro Paese. – afferma la direttrice delle campagne di Oxfam Italia, Elisa Bacciotti –  E il vero scandalo è che molti dei casi scoperti dall’ICIJ sono moralmente deplorevoli ma non illegali. In questo senso l’elusione fiscale è davvero spietata e dannosa. Colpisce trasversalmente i contribuenti onesti, crea svantaggi competitivi per le piccole e medie imprese nazionali e priva le casse degli Stati di risorse essenziali per l’erogazione di servizi di base per i cittadini. Per risanare la situazione i governi stanno al momento facendo però ancora troppo poco”.

Per arginare il fenomeno elusivo, nell’ambito della campagna Sfida L’Ingiustizia Oxfam chiede perciò al Governo italiano e ai leader europei e mondiali di adottare con urgenza misure efficaci di giustizia fiscale. E lo sta facendo con un appello, cui hanno aderito in appena due mesi oltre 190 mila cittadini da tutto il mondo, attraverso la petizione Basta con i paradisi fiscali.

Viviamo nell’epoca dell’abbondanza e al tempo stesso della grande disuguaglianza. – continua Bacciotti –  Mentre i super-ricchi occultano risorse nei paradisi fiscali, potenti multinazionali trasferiscono artificialmente e esentasse gli utili prodotti altrove, verso paesi a fiscalità agevolata. I cittadini e i governi vengono così privati ogni anno di miliardi di dollari. Una situazione resa possibile dall’iniquità del sistema fiscale internazionale, dall’agguerrita concorrenza fiscale tra i Paesi e dall’opacità del sistema. Solo quando trapelano informazioni riservate grazie a gole profonde e al lavoro di giornalisti d’inchiesta, si fa temporaneamente luce sulle falle strutturali del sistema. Servono invece regole che garantiscano maggiore trasparenza: permettere, ad esempio, a tutti i cittadini l’accesso ad alcune informazioni societarie e fiscali è fondamentale per disincentivare pratiche elusive”.

Tra le proprie richieste Oxfam pone infatti un forte accento sull’urgenza di introdurre misure di trasparenza finanziaria e fiscale chiedendo:

  • di istituire registri pubblici centralizzati dei beneficiari effettivi di beni e società, con l’obiettivo di ostacolare il trasferimento in forma anonima dei proventi dell’evasione ed elusione fiscale individuale
  • di introdurre l’obbligo di rendicontazione pubblica paese per paese per tutte le multinazionali, rendendo così visibile il livello effettivo di imposte versate nei diversi paesi in cui le corporation operano tramite proprie sussidiarie.

Basta con i paradisi fiscali: più di 100.000 firme in una settimana

Morgan, 5 anni, credit: Oxfam

La scorsa settimana Oxfam ha rivelato che 62 super-ricchi possiedono la stessa ricchezza dei 3,6 miliardi di più poveri del pianeta. E i paradisi fiscali alimentano fortemente questa enorme e insana disuguaglianza. È questo il motivo per cui diciamo basta ai paradisi fiscali e per cui nel 2016 faremo tutto il possibile per metterne fine.


I paradisi fiscali hanno a che fare con la povertà. I paradisi fiscali evocano immagini di barche a vela in isole tropicali, e normalmente non li associamo a coloro che vivono in condizioni di povertà, ma sono parte integrante del problema. Quando miliardari e multinazionali nascondono la loro ricchezza nei paradisi fiscali, eludono il pagamento delle tasse nei paesi dove operano e dove si arricchiscono. In questo modo sottraggono ai governi risorse essenziali che potrebbero essere spese per servizi pubblici gratuiti e infrastrutture come scuole, ospedali e strade.


Ecco giusto un po’ di dati:

  • I paesi in via di sviluppo perdono tra i 100 e i 200 miliardi di dollari all’anno a causa dell’elusione fiscale delle multinazionali.
  • Quasi un terzo della ricchezza africana – un totale di 500 miliardi di dollari – è nascosto offshore nei paradisi fiscali. È stato stimato che questo costa ai paesi africani 14 miliardi di dollari all’anno di entrate fiscali perse, una cifra sufficiente a pagare abbastanza insegnanti per garantire la scuola a ogni bambino africano.

Ma cosa significano questi numeri allarmanti per la vita delle persone?

  • Morgan (nella foto in alto) ha 5 anni e vive nelle favelas di Nairobi. Sua madre si guadagna da vivere smistando rifiuti in una discarica. Anche se l’economia del Kenya è quella che sta crescendo più velocemente in Africa, troppe poche persone ne stanno beneficiando. Morgan non può andare a scuola perché la sua famiglia non se lo può permettere.
  • Kyohairene (in foto sotto), è una coltivatrice di caffè del Kenya. Paga le tasse, ma c’è nessuna strada in condizioni decenti che lei possa percorrere per trasportare e vendere il suo caffè.

Kyohairene, credit: Oxfam

I paradisi fiscali fanno sì che i soldi che potrebbero essere spesi in servizi pubblici essenziali per combattere la povertà e la disuguaglianza siano portati via dai paesi e dalle comunità dove sarebbero più necessari.
I paradisi fiscali potrebbero sembrare una cosa difficile da contrastare. Vengono creati e tenuti in vita da quelli che hanno più soldi e potere.


Cosa possiamo fare noi allora? Possiamo lavorare insieme: i paradisi fiscali sono stati creati dalle persone, e questo significa che sempre le persone possono metterne fine. Mentre scriviamo, più di 120.000 di queste persone hanno aderito alla petizione per dire basta ai paradisi fiscali. 120.000 persone sono molte di più dei 62 miliardari. Se si tratta di dare voce alle richieste delle persone e al loro potere, è già da solo un risultato importantissimo. Ma c’è ancora molto da fare…


Ecco qui alcune cose che puoi fare per rendere le nostre richieste ancora più forti:




Chiedi a Matteo Renzi e ai leader mondiali di dire basta ai paradisi fiscali: firma la petizione.


Scopri di più sulla disuguaglianza che aumenta con la nostra campagna “Sfida l’ingiustizia”.